Monti confessa nel 1993 che Svalutare non è Peccato

Monti Confessa nel 1993 che Svalutazione=Inflazione è Falso

03-10-12
Vittorio Boschelli

Oggi vi propongo una vera chicca che risale all’Ottobre 1993 in un Articolo su Repubblica che intervista LUI, il sor. MONTI. Il titolo già dice tutto, lo ammette MONTI stesso che il demonio della svalutazione NON HA PRODOTTO INFLAZIONE, anzi si è abbassata dal 5% al 4%, non cè solo questa ammissione, ma diverse ammissioni SUL PROGETTOEURO, e chi lo ha INIZIATO, come ho sempre scritto, e perchè NOI non dovevamo ENTRARCI e di chi è stata la colpa, e quali Politiche si dovevano adottare per entrarci e rimanerci, tante care alla Sinistra Italiana. Questo articolo lo dedico a chi ha rimosso il PECCATO e il SUICIDIO della SINISTRA, e IL PREZZO CHE DOVEVA PAGARE IL POPOLO LO SAPEVANO TUTTI, tranne il POPOLO, specialmente quello del CETO MEDIO -BASSO, convinti di essere TUTELATI dalla SINISTRA.

Come ho sempre detto le menzogne e l’ipocrisia, con il tempo vengono sempre alla luce, infatti il tempo è amico di chi sa aspettare, e NOI del FRONTE sappiamo aspettare come molti di Voi sanno. Ad onor del vero devo anche ricordare con l’oggettività che mi contraddistingue e come ho più volte scritto, la SINISTRA si è SUICIDATA asumendosi la Paternità del Progetto Criminale dell’EURO e UNIONE EUROPEA, ma la DESTRA non è senza colpe, anzi, LUNGIMIRANZA ZERO, poi prima delle elezioni sfoderano le parole “Comunisti” e la Sinistra “Fascisti”, per prendere per il culo il Popolo e nascondere le colpe del presente e del futuro, spostando l’attenzione sullo spettro Ideoogico del Passato, e il Popolo ci casca sempre, ma chi è di DESTRA, deve ammettere che è stata proprio la DESTRA stessa COLPEVOLE di non aver seppellito definitivamente la SINISTRA, rispetto al loro Suicidio attraverso l’Euro, la Destra non doveva fare altro che DIRE ANTI-EURO e ANTI-Unione Europea, avrebbe demolito la SINISTRA ITALIANA, invece da buoni SIMILI e AMICI si sono tenuti in vita, perchè l’EURO faceva comodo ai CAPITALISTI di DESTRA. Questo IO ho sempre rimproverato alla Destra Italiana, e questo è il motivo perchè IO non ho mai VOTATO CENTRODESTRA e MAI AVRANNO IL SOSTEGNO DEL FRONTE, quando arriverà il giorno di una DESTRA MODERNA, NUOVA, LUNGIMIRANTE, e FATTA DI MILITANTI DEL POPOLO CHE DECIDONO E NON DA NOMECLATURE Partitiche PIRAMIDALI E VERTICISTICHE, allora sarà arrivato il Momento del FRONTE ITALIANO DESTRA POPOLARE.
Noi sappiamo Aspettare, e lo spettro dei “Comunisti” agitato per unire TUTTO e TUTTI per una poltrona e perchè NULLA CAMBI, con NOI non funziona, perchè NOI PENSIAMO IN GRANDE E GUARDIAMO OLTRE, dove le Aquile non arrivano, e dove il Popolo annaspa. Leggete l’articolo, Piddini in modo Particolare e anche i Berluscones, e capirete che non siete Tanto Diversi come vi fanno credere, ma siete SIMILI, uniti in nome del NEO-LIBERISMO.

Repubblica: Intervista a Monti, Ottobre 1993

‘ LA SVALUTAZIONE CI HA FATTO BENE’

Domenica 13 settembre 1992. Il presidente del Consiglio, Giuliano Amato, annuncia in tv la svalutazione della lira. Dopo un’ intera estate di tensioni e dopo una estenuante, costosa battaglia per difendere il cambio, la moneta italiana perde il 7 per cento del suo valore, frutto di una svalutazione del 3,5 per cento e di una rivalutazione di egual misura di tutte le altre monete europee. Manca una settimana al referendum francese sul Trattato di Maastricht per l’ Europa del futuro. Ne mancano tre alla presentazione in Parlamento della Legge Finanziaria. Sono passati poco più di due mesi dalla nascita del governo. Amato spiega agli italiani la complessa operazione: dice e non dice, non pronuncia mai la parola svalutazione. Ma così è. La roccaforte della lira si frantuma sotto i colpi della speculazione e quel giorno, ormai un anno fa, diventa una data storica. La lira svaluta, dopo che l’ integrazione con il resto d’ Europa era andata avanti, dopo che aveva conquistato fiducia con l’ ingresso nella cosiddetta “banda stretta” dello Sme, dove siedono le valute forti. Perde il 7% del suo valore ma negozia con i partners, fino a strappare ai tedeschi la promessa di un ribasso dei tassi. L’ indomani la Bundesbank agisce. Ma sui mercati le tensioni non si placano. Tre giorni più tardi, un vertice notturno convocato d’ urgenza a Bruxelles cerca di trovare i rimedi per riportare ordine nei cambi. E’ una seduta drammatica: la sterlina esce dallo Sme; la lira deve autosospendersi. La decisione è annunciata come “temporanea”, ma ancora oggi, a un anno di distanza, la moneta italiana è lì, il disegno europeo sempre più simile a un sogno. Rientrerà? Quando? E in quale Sme visto che il vecchio meccanismo, nel frattempo, è radicalmente cambiato? ROMA – Un anno dalla svalutazione: parla il rettore della Bocconi, Mario Monti. Professore, provi a fare un bilancio e a individuare cosa può accadere. “Il 13 settembre 1992, quando Amato annunciò la svalutazione in Tv, sembrava un fatto essenzialmente italiano mentre in effetti è stato di portata più generale. Questo può arrecare consolazione. Potremmo dire: “non siamo stati gli unici a saltare, ma anzi siamo stati i primi a vedere la strada da seguire”. Però può anche portare a considerazioni più preoccupate su come altri paesi stanno cercando di reagire alla crisi dello Sme e come noi stiamo cercando di reagire”. In che senso? “Nel senso che vi è una tendenza in Italia a considerare la svalutazione come uno degli elementi positivi del nuovo panorama, anche da parte di coloro che fino al 13 settembre scorso si erano pronunciati a favore del mantenimento del cambio. Io sono tra questi e perciò mi sono chiesto ogni tanto in che cosa fosse giusta e in che sbagliata la posizione che poi è stata smentita dai fatti”. E che risposte si è dato? “Un punto dove certamente ho visto male riguarda le conseguenze inflazionistiche”. Perché l’ inflazione è bassa…. “Sì, per ora non ci sono stati effetti”. C’ entra anche la recessione…. “C’ entra la recessione, c’ entra l’ accordo sul costo del lavoro, c’ entra un’ abitudine a calcolare meglio da parte di tutti gli acquirenti sia imprese sia consumatori. Chiunque venda qualcosa fa più fatica di prima a far salire il prezzo di ciò che vende. Ma non possiamo ancora escludere che, alla lunga, un effetto inflazionistico ci possa essere”. L’ inflazione, come prima considerazione. E poi? “La seconda considerazione su cui dobbiamo interrogarci è quella del rapporto tra cambio e finanza pubblica. L’ avere tenuto il tasso di cambio così fisso dall’ 87 al 92 ha sicuramente accresciuto gli sforzi delle imprese per la razionalizzazione, la ricerca di concorrenzialità. Siccome però questa fissità del cambio si accompagnava, almeno fino al 1990, alle restrizioni sui movimenti di capitale, significava concentrare tutte le pressioni al risanamento sul settore produttivo, mantenendo uno schermo di protezione sul comparto pubblico”. Conclusioni? “Lo specifico timore che nel settembre del 1992 mi portava a dire “teniamo duro sul cambio” era che lasciandolo andare, si potesse trovare nella svalutazione la illusoria soluzione dei problemi, senza continuare a risanare la finanza pubblica. E questo è accaduto? “No. Anzi, pochi giorni dopo, il 17 settembre, il governo Amato ha approvato quel famoso pacchetto di 93 mila miliardi. Allora mi sono chiesto se era contradditorio non volere la svalutazione perché avrebbe disincentivato il risanamento della finanza pubblica, mentre dovevo constatare che a svalutazione avvenuta il risanamento è stato praticato anche in dosi maggiori di prima” Risposta? “No, non era contradditorio. Perché quello che è successo non è stata una svalutazione ma una fragorosa caduta in tre stadi. Il primo, quella domenica 13 settembre, con la svalutazione del 7% e la nuova parità. Il secondo, con la decisione del 16 settembre di sospendere per la lira l’ accordo di cambio fino al 22 settembre. Il terzo quando si è stabilito di proseguire la sospensione a tempo indeterminato. Questo ha esposto la lira ad una caduta che, per l’ apprensione che ha generato nei mercati, nella classe politica, nell’ opinione pubblica, ha determinato molto consenso sulla necessità di quella terapia d’ urto da 93 mila miliardi. Va detto, a distanza di un anno, che la libertà di fluttuazione della lira forse finirà per avere un costo in termini di minore stimolo all’ intensificazione del risanamento”. Perché? “Perché c’ è l’ assuefazione. Ben diverso è l’ effetto psicologico che produceva un cambio che, per la prima volta, era tra le 950 e le 1000 lire per marco, rispetto alle quotazioni di oggi. Può darsi che a lungo andare, la mancanza di vincolo esterno al risanamento pesi. Ciampi e il risanamento: che ne pensa? “Non nego che il governo si stia intensamente adoperando a questo scopo. Tuttavia è noto che i suoi obiettivi di risanamento, come presentati in luglio nel documento di programmazione economica e finanziaria, segnano una temporanea attenuazione in termini complessivi e quantitativi, rispetto al sentiero di rientro. Direi un temporaneo addolcimento”. Adesso c’ è la nuova manovra: basta? “Mi pare che sia la precisa traduzione in provvedimenti e proposte di provvedimenti per il 94 del quadro quantititativo prospettato a luglio, nel documento che si riferiva al triennio 94-96″. Ma basta o no? “Certamente è costata molto impegno e fatica al governo, ma è da considerare minimale. Adesso naturalmente diventa cruciale il pieno e tempestivo passaggio in Parlamento: è importante che non venga perso per strada nessun pezzo”. Minimale nell’ entità dei tagli o cosa? “Nell’ aspetto quantitativo. Dobbiamo apprezzare quel che c’ è di riforma della pubblica amministrazione e anche il fatto che si è agito più dal lato della spesa che delle imposte. Ma questa manovra si iscrive in una traiettoria che porta a stabilizzare il rapporto debito/pil solo nel 1996 e a quota 123,2%, ben lontano dal 60% previsto dal Trattato di Maastricht. Morale? “Apprezzamento per lo sforzo grandissimo del governo, ma consapevolezza che è ancora insufficiente”. Ma l’ Italia può ancora farcela ad agganciare l’ Europa? “Siamo certamente abbastanza indietro, anche se in un anno sono aumentate sia la consapevolezza di ciò che occorre fare che l’ azione del governo”. Pensa che la lira possa rientrare nello Sme? “Questa è una valutazione che sinceramente non sono in grado di dare. Certamente, rispetto al settembre 1992, sono successe molte cose anche nello Sme, che ha cambiato natura e ha avuto la sua crisi strutturale. Quindi mi sembra ragionevole la posizione italiana, così come io la percepisco almeno, di voler prima vedere che faccia prende il nuovo Sme. Sono comunque tra coloro che pensano che la crisi non segni la fine della costruzione di Maastricht: oggi c’ è un europessimismo esagerato. Anzi, da un certo punto di vista, la logica del trattato esce rafforzatata”. Perché? “Perché fino al 1992 si era diffusa la convinzione che si potesse andare tranquillamente verso la convergenza e l’ unione economico-monetaria. Gli eventi successivi hanno dimostrato che sono andati in crisi valutaria quei paesi che avevano condizioni interne di finanza pubblica e inflazione divergenti, in peggio, rispetto alla media degli altri. Allora è vero che l’ unione monetaria non è un patto gratis. E la logica del Trattato, che aveva individuato come precondizione la convergenza, era fondata”. Ma per l’ Italia c’ è ancora speranza? “Certamente. Credo che l’ Italia miri a far parte dell’ unione monetaria come dipinta da Maastricht. Solo che prima di decidere un rientro della lira nello Sme, anche solo nella banda larga del 15%, le autorità vogliono vedere cosa si deciderà a livello europeo. C’ é poi una seconda questione: non è detto che riusciamo ad entrare nel nocciolo duro dei paesi che per primi faranno l’ unità. Benissimo, inutile fare drammi: si farà l’ Europa a una o più velocità. Secondo lei, in prospettiva, lo Sme dovrebbe cambiare? “Non so dare una risposta: c’ è un dibattito tra varie posizioni. Di sicuro, fino a che non siano davvero acquisite condizioni solide di convergenza va contemplata la possibilità di revisioni delle parità di tanto in tanto”. Prima della svalutazione, insieme all’ attuale ministro Spaventa, lei aveva fatto una sorta di “manifesto” chiedendo ai partiti di sforzarsi per rimuovere le cause d’ inferiorità del nostro sistema rispetto a quello degli altri paesi. Cosa è stato fatto? “Beh, nei termini che allora a noi importavano, ovvero “forzare” i vari partiti prima delle elezioni a dare la loro visione della politica economica, ben poco. Ma le cose che prospettavamo come necessarie sono state in buona parte iniziate. Pensiamo alla sanità, alla previdenza…”. Governo Amato, governo Ciampi: chi promuove? “Entrambe segnano un passo avanti importante nella politica economica italiana. Dovessi spingermi ad una valutazione comparata direi che il governo Ciampi batte quello di Amato per prestigio, indipendenza e competenza del presidente del Consiglio e dei ministri. Ma Amato ha mostrato una incisività d’ intervento maggiore: dalla sua, paradossalmente, aveva la grave emergenza in cui operava. Dal governo Ciampi credo sia legittimo aspettarsi moltissimo proprio in termini di svolta radicale nel modo di condurre il paese.