I Valori Perduti e i Marò Traditi

Non Basta Cambiare Politicanti per Salvarci, ma bisogna riappropriarci della nostra Anima e dei Nostri Valori, la Vergognosa Vicenda dei Nostri Marò è Emblematica.

 

Marò Innocenti_Fronte Destra Popolare

 

Vittorio Boschelli

Tempo fa, in occasione del rimpatrio dei Marò dopo il voto in Italia, scrivevo da queste pagine, che “mi vergognavo di essere Italiano”, condiviso su Facebook il mio pensiero, ho letto alcuni commenti non proprio lusinghieri, ricordo che ho risposto ad una ragazza che commentava così: “ma non pensi alle famiglie di quei poveri pescatori”, la ragazza dava per scontato che i Marò erano Colpevoli, io ero convinto dell’ONORE dei Marò che si professavano Innocenti e non ero condizionato dai MEDIA DI REGIME DI MASSA, ma capivo senza condividerlo quel commento della ragazza, perchè come sempre in Italia la colpa non era sua, ma della mancanza di Libertà nel nostro Paese e della conseguente perdita di Valori, Principi e Anima che questo SISTEMA UNITO sotto il nome di  PUE ha depredato e svuotato da ogni corpo fatto di materia e ha colmato quel vuoto con altra materia attraverso il consumismo oltre alla manipolazione mentale attraverso i media di regime.

Oggi ho avuto modo di vedere alcuni documenti scritti e un filmato già visto che erano in possesso dei Ministri precedenti e di quelli Attuali nella persona della Bonino e le mie convinzioni sono diventate certezze inconfutabili anche per chi era scettico sull’innocenza dei Marò ecco i fatti cosa dicono:

  • I Marò si sono dichiarati sempre Innocenti 
  • Il Documento Visionato oggi afferma che il Mercantile Italiano ha comunicato alle autorità alle ore 16:00 ora Indiana, che ha subito un attacco da pirati e i Marò hanno sparato in acqua.
  • Il Documento Video fatto appena i pescatori sono giunti sulla costa il suo comandate della barca dichiara “abbiamo subito l’aggressione alle ore 21:30″
  • Un altro Mercantile con bandiera Greca ha comunicato alle autorità alle ore 22:30, (quindi il fatto è successo prima), che ha subito un attacco da parte di pirati che poi hanno desistito.
  • La Barca dei pescatori è stata analizzata senza le autorità Italiane e poi restituita ai pescatori che hanno pensato bene di farla sparire.

Quindi i Fatti parlano chiaro e senza dubbio, i Marò hanno sparato in acqua e non hanno ucciso i pescatori, in quanto l’episodio si è verificato alle ore 16:00 il comandante ha affermato che i pescatori sono stati uccisi alle 21:30 ergo che la nave Greca che ha comunicato alle 22:30 l’accaduto era da esaminare e verosimilmente indiziata.

La domanda è perchè hanno puntato il dito su quella Italiana?

Perchè il Governo Italiano non ha opposto nessuna resistenza e ha ammesso la colpevolezza dei Marò risarcendo i familiari dei pescatori?

La risposta è sempre la stessa, giochi di poteri e interessi economici, del governo Indiano con Sonia Ghandi che era in piena competizione elettorale e gli veniva contestato dalle opposizioni di essere filo Italiana, del governo Italiano, quello di Monti e quello di Letta (e naturalmente quelli precedenti dagli anni 70 in poi), incapaci di agire per mancanza di ONORE ITALIANO, assoggettati e prigionieri del volere SOVRANAZIONALE, responsabili di avere distrutto lo STATO ITALIANO, la sua SOVRANITA’ privandolo dell’unico mezzo che ha un Popolo in difesa del territorio, della giustizia e dell’identità, la sua COSTITUZIONE a carattere NAZIONALE.

Quindi la signora Bonino agisca al posto di affermare scemenze e al posto di pensare all’Europa pensi prima a difendere la sua Nazione e i servitori dello Stato, come i Marò che Onorano la Patria per tanto di meno e con la Dignità che TUTTO il Parlamento Italiano dovrebbe avere, senza farci VERGOGNARE di ESSERE ITALIANI prima di Tutto.

Molti anni fa in una certa regione D’Italia i Politici venivano definiti “Uomini senza Onore” oggi si possono tranquillamente definire “Senza Patria e senza Onore”, di Onore non ne hanno mai avuto, la Patria l’hanno SVENDUTA, peggio di così non potevamo finire, eppure le bandiere ancora sventolano al vento tenute in mano da tanti Italiani, io al loro posto mi farei qualche domanda e dopo un attenta analisi, forse sarebbe ora di non scaricare tutta la colpa sui Politicanti mezze calzette, forse sarebbe ora di ammettere i propri errori e cambiare radicalmente la propria mentalità e il proprio essere se si vuole un reale cambiamento, altrimenti possiamo cambiare tutto il Parlamento Italiano e questo non servirà a nulla, senza riscoprire L’Orgoglio di essere Italiani.

I Nostri Marò Hanno il diritto di tornare a casa non perchè Italiani e difesi a prescindere, ma perchè sono INNOCENTI, e i nostri Parlamentari ne sono consapevoli i Killer dell’Informazione anche, quindi si sono comportati TUTTI ignobilmente, tradendo due UOMINI INNOCENTI e le loro Famiglie. VERGOGNA…!

Sfatato un altro Mito

Come Volevasi Dimostrare i “Bravi” Tedeschi non sono così “Bravi” come vi hanno detto in questi anni e gli altri non sono così “Cattivi”

 

Crollano Gli Investimenti in Germania_Fronte Anti Euro

Vittorio Boschelli

In questi anni abbiamo sempre sostenuto, al costo di essere impopolari, che i Tedeschi non erano così “Bravi” come i mistificatori dei DATI (quelli del PUE) sostenevano in Italia e i Greci non erano così “Cattivi”, spreconi e corrotti, proprio come NOI Italiani, infatti in economia non esistono “Bravi” e “Cattivi” e in condizioni di Moneta Unica come L’Euro determinate SCELTE POLITICHE e ECONOMICHE hanno riflessi in positivo o in negativo verso gli altri Paesi dell’Unione (se io Germania guadagno 10 significa che un altro Paese perde 10), quindi i “Bravi” per definizione NON ESISTONO e i Mentitori di Regime ne erano al corrente in Italia come in Germania, ma i Popoli venivano sistematicamente presi per i fondelli dai Killer dell’informazione, altrimenti potevano capire il “Gioco” al massacro condotto dalla grande Finanza e dalla Politica in nome di una Moneta Unica FRATICIDA.

Affermavamo, perchè i DATI lo affermavano, che la Germania nonostante i Surplus accumulati a discapito di NOI “Cattivi”, stava comprimendo la domanda interna e presto avrebbe pagato DAZIO, come l’economia vuole e non come i luoghicomunisti affannosamente idolatravano e mitizzavano “il modello Tedesco” “noi dobbiamo diventare come i Tedeschi” “ci meritiamo questo perchè corrotti e evasori” “c’è la Cina” e di scemenza in scemenza, a chi la spara più grossa, tutto è stato detto tranne la VERITA’ OGGETTIVA DEI FATTI e il vero problema che si chiama EURO, Libera Circolazione dei Capitali, Mondialismo.

Oggi c’è la corsa all’Anti-Euro al Sovranismo, al “io l’avevo detto che l’euro…” questo non può che farci piacere, in fondo avevamo previsto che “le spillette attaccate al petto sarebbero cadute presto” avevamo previsto che “peccato e menzogna non restano nascosti a lungo” naturalmente avremmo preferito SBAGLIARE e che tutto si poteva risolvere come un brutto sogno collettivo che svaniva al risveglio, in fondo bastava prendere atto della Realtà dei Fatti e dire la Verità Pagando il Prezzo Politico con Onore e amor di Patria, come il buon senso imponeva per il BENE DI TUTTO IL POPOLO e non per interessi di parrocchia e personali frutto di baratto e vigliaccheria.

La Germania quindi ha soffocato la domanda interna privilegiando quella esterna riducendo gli investimenti e svalutando i salari, dalla nascita dell’euro rispettivamente ha ridotto gli investimenti dal 17% al 6% e svalutato i salari del 10%, questo dicevano i DATI e non noi, bastava solo leggere e avere il coraggio di dirlo, e non essere meschini “la crisi è colpa dei Greci e di Babbo Natale” infatti oggi i promotori della PRODUTTIVITA’ (la Germania è più pruduttiva perchè investe di più) sono in crisi, proprio come lo sono i Tedeschi, la demagogia, le posizioni ideologiche e semplicistiche, prima o poi affiorano alla luce e quando questo accade sono dolori non solo per il “Popolino” infatti ecco la conferma dei FATTI e di quello che noi abbiamo sempre sostenuto, attirandoci le critiche di qualche sprovveduto EURODROGATO e ESTEROFILO, leggete con i vostri occhi se ancora avete dubbi e se avete la Libertà per poter giudicare i FATTI e non le Ideologie o i Luoghicomuni.

Gli stessi centri di studio e di ricerca prestigiosi TEDESCHI affermano sullo Spiegel e niente meno il DIW quello che noi affermavamo da anni, voglio proprio vedere ora cosa affermano quelli della “i Tedeschi sono più produttivi perchè investono di più” se questo è smentito dai DATI LORO, forse e sottolineo FORSE i motivi sono altri, LEGATI A SCELTE FRATICIDE POLITICHE o NO?

Quindi l’insegnamento è il seguente, le balle hanno le gambe corte, i politici Tedeschi sono causa del FALLIMENTO macroeconomico, proprio come quelli Italiani e gli elettori prima o poi gli chiederanno il conto e sarà SALATO, perchè il PREZZO DI UNA MENZOGNA COME L’EURO INSOSTENIBILE, ha causato e causerà un DISASTRO EPOCALE per Generazioni, nonostante la loro soluzione, quella dei “Bravi” Politici Tedeschi che diranno al Popolo quello che hanno sempre detto :”la colpa del fallimento della loro miopia e della sete di conquista è di Noi Italiani, dei Greci, Spagnoli, ecc, perchè siamo sfaticati e corrotti”

Proprio come i nostri Politicanti mezze calzette hanno sempre affermato, convincendo il Popolo italiano della colpevolezza e che l’Austerity era il prezzo da pagare che ci avrebbe fatto diventare “Bravi” come i Tedeschi.

Secondo voi quale menzogna vincerà? E quali conseguenze? La nostra Idea è arcinota, non a caso siamo ANTI-EURO e ritenevamo sensato USCIRE UNILATERLMENTE e GESTIRE, piuttosto che SUBIRE IL BOTTO provocando MAGGIORI COSTI ECONOMICI e UMANI dovuti al CAOS, ma questo è difficile da capire per molti ancora oggi.

La Storia darà il verdetto prima di quello che si crede.

 

 

Le Parole Scomparse…!

Le Parole Scomparse, Cameratismo e Socialismo e la Buona Volontà degli Uomini.

 

libro-aperto

 

Sandro Emanuelli

Nel corso degli anni alcune parole, una volta usate frequentemente, sono scomparse dal lessico comune, sia casualmente per disuso, sostituite da altre dello stesso significato ma più moderne, sia volutamente perché erano assurte ad un significato politico che trascendeva il loro significato etimologico.
Una di queste parole è “cameratismo”. Di provenienza greca “kamàra” (volta) e latina “camèra” (soffitto a volta), ha dato vita a diverse parole come “camerata” (locale che serve da dormitorio) oppure (compagno di studio, di lavoro, di partito), poi cameratismo, cameretta, camerino, incamerare ed altre.

La parola “camerata” era in uso in Italia dagli aderenti al Partito Nazionale Fascista e nel 1926 nello Statuto del PNF vennero sostituite le parole “soci” e “iscritti” con “camerati” e “fascisti”.
In Germania durante l’epoca nazionalsocialista, gli aderenti al NSDAP si chiamavano tra loro kameraden.
Nel resto del mondo la parola non era di uso esclusivo della destra: era usata anche dai comunisti, dai neo-bolscevici e dalla sinistra radicale, tanto che in Unione Sovietica il capo della nazione veniva chiamato con l’appellativo di “Camerata Stalin”, però i solerti giornalisti comunisti lo traducevano in “Compagno Stalin”.
Anche la parola “compagno” è di origine molto antica (la parola latina “Companio” appare nella “Lex Salica” del VI° secolo d.C.) e venne importata dai soldati mercenari dell’esercito romano. Alla fine dell‘800, venne usata tra coloro che che decisero di combattere il capitalismo, in seguito il termine si diffuse tra partiti, movimenti e organizzazioni di origine marxista.
Nella cultura socialista, comunista, anarchica e in generale di sinistra (in Italia anche nell’ambito del Radicalismo, ovvero la sinistra liberale e laica) il compagno è un soggetto, un individuo come gli altri, ma un individuo che cerca di superare la propria individualità e cerca la propria realizzazione attraverso un progetto comune di tipo solidale e collettivistico.
Il filosofo Jean-Paul Sartre ha parlato nel 1960 del cosiddetto gruppo-in-fusione che mira ad una finalità-progetto. Per Sartre, si è compagni solo se si ha un progetto comune da compiere insieme.
Secondo Vittorio Messori, giornalista e scrittore, l’abitudine di chiamarsi “compagno” risale ai Gesuiti di Ignazio di Loyola. La parola etimologica “compagno” risale al latino “cum-panis”, che indica colui che spezza il pane, con chiaro riferimento eucaristico.
Il “saluto romano”, braccio teso ad angolo di 135°, venne adottato dal Regime fascista e da quello nazista.
La sinistra, per distinguersi, adottò il braccio teso con pugno chiuso….

Un’altra parola di cui si è perso l’uso è “socialismo”.

Un’altra parola con radici antiche, dal latino “socialis” (della società, degli alleati) assume il significato moderno di “sociale” come “proprio delle società umane”, con il “Contract social” di J.J.Rousseau (1761); mentre le parole “socialismo” e “socialista” acquistano un significato ideologico simile a quello attuale nel decennio 1820 – 1830 per opera dell’inglese R.Owen e dei francesi Ch.Fourier e H.de Saint-Simon.
Nel corso degli anni e con lo svilupparsi di varie forme di pensiero politico, sempre con radice socializzante, nascono altri termini come: “socialcomunismo”, “socialdemocrazia”, “socializzare” e anche il “nazionalsocialismo” in Germania, che si trasformò nel Partito Nazista.
Dal socialismo nasce il comunismo che riesce a soppiantare anche ideologicamente lo stato sociale.

Il Blog “il Pane e le rose” in un articolo del 17 Gennaio 2005, ne dà una chiara spiegazione sull’evolversi dei concetti, che riporto:

“Socialismo e Comunismo”
Logomachìe dei giorni nostri
(17 Gennaio 2005)
Quando si discute usando gli stessi termini ma in sensi differenti, si ha una logomachìa. Una delle maggiori, e peggiori, logomachie politiche è quando si parla di “socialismo” e di “comunismo”. Credo che pochi termini siano (stati) usati così a sproposito, sia da parte di chi si schiera contro, sia da parte di chi ne fa una bandiera.

Pertanto, per prima cosa ci tocca definire, cioè riassumere col minor numero di parole il senso dei termini che sono stati usati milioni, forse miliardi di volte, ma con significati mutevoli a seconda di chi li ha usati. Il “socialismo” indica la transizione rivoluzionaria dal capitalismo al comunismo, cioè una società in cui, socializzati i grandi mezzi di produzione e attuata la piena occupazione (“chi non lavora, non mangia”), vige il principio “a ciascuno secondo il suo lavoro”. Il “comunismo” è la fase successiva al socialismo, nella quale, soppresse ormai le classi sociali e scomparso il contrasto di lavoro intellettuale e fisico, lo Stato si estingue e il principio regolatore diventa: “da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni”. Il socialismo si caratterizza, pertanto, quale società rivoluzionaria e transitoria, non confinabile – pena soffocamento – entro i confini di un paese. Il comunismo, a maggior ragione, è (meglio sarà, si spera) un modo di produzione mondiale. Prima implicazione logico-storica di queste precisazioni. Tutte le esperienze storiche che si richiamano alla mente quando si pronunciano i termini “socialismo” e “comunismo”, in realtà possono riferirsi solo ed esclusivamente al primo di essi, al socialismo. Seconda implicazione. Le “migliori” di queste esperienze possono al massimo essere considerate tentativi di costruzione del socialismo. Per esempio, la Comune di Parigi del 1871 è stato il primo di questi tentativi, abortito sul nascere da una contro-rivoluzione immediata e spietata. La rivoluzione russa è stato il tentativo più prolungato nel tempo (1917-1924), conclusosi col sopravvento, all’interno del partito bolscevico, delle forze dell’accumulazione capitalistica (Stalin) su quelle rivoluzionarie (Trotzki, Bucharin, ecc.; Lenin morirà nel 1924), giustificata dalla teoria del “socialismo in un solo paese”. Nella stragrande maggioranza delle discussioni, anzi logomachìe, in cui vengono usati i predetti termini , gli interlocutori non solo non si accordano preventivamente sul loro significato, ma neppure si premurano di controllare di cosa stiano effettivamente discutendo. Pertanto, assistiamo, anche da parte di eminenti professori e conoscitori del marxismo libresco, a continui cerimoniali funebri del “comunismo”: cioè di una società che sarebbe morta senza neppure essere mai venuta alla luce! Una “civiltà sepolta” … prima (ancora) di essere mai esistita! Come si è già precisato, si può parlare, finora, solo di tentativi storici di costruzione del socialismo. Ma appare chiaro, per chi conosce un minimo di storia e di attualità, visto che non sono le parole che contano bensì i fatti, che gli unici due esempi storici in tal senso sono i due prima citati (Comune di Parigi, rivoluzione d’ottobre). Lo “stalinismo”, la Russia dell’industrializzazione forzata, dello sterminio di milioni di contadini, della stessa vecchia guardia bolscevica, dei gulag, ecc. non è la tomba nè del socialismo nè tanto meno del comunismo; ma rappresentano il sopravvento della contro-rivoluzione e del capitalismo di Stato sull’esperimento più radicale e coraggioso di instaurazione del socialismo, in un paese arretrato e rimasto, purtroppo, isolato. La caduta del muro di Berlino del 1989, il crollo dell’impero russo, costituiscono la premessa indispensabile per una ripresa della marcia mondiale della rivoluzione socialista. E la Cina di Mao, allora? Anche qui bisogna conoscere un minimo di storia, per non parlare a vanvera. I veri tentativi rivoluzionari e socialisti ci sono stati in varie città cinesi negli anni tra il 1925 e il 1927, tutti stroncati sul nascere nel sangue. Il movimento contadino, capeggiato da Mao Tse Tung, prese avvio nel 1928, partendo appunto dalle campagne, come movimento di lotta nazionale contro l’invasore giapponese. Attraverso epiche vicende (ma non solo), tra cui la leggendaria “lunga marcia” (1934-35), riuscì a cacciare i giapponesi, profittando anche della loro sconfitta nella II guerra mondiale. Nel 1949 si costituì la Repubblica popolare cinese, basata su una “democrazia di tipo nuovo” e sul blocco delle quattro classi (contadini, operai, industriali, commercianti). Come si palesa dal nome stesso (“popolare”), non si è mai trattato di una repubblica socialista, nonostante lo sfoggio da parte di Mao e dei suoi seguaci di una fraseologia pseudo-rivoluzionaria. La storia successiva reitera, sotto altre forme, le vicende drammatiche dell’accumulazione capitalistica russa, col corredo di milioni di morti nelle campagne e di epurazioni continue ai vertici del partito e dello Stato, ma senza essere mai passati, neppure per un giorno, per l’anticamera del socialismo. La Cina di oggi si presenta, sul mercato interno, con le note “aperture” alla proprietà privata (che non è mai stata abolita) e al liberismo economico (leggi: super-sfruttamento inaudito della manodopera); e sul piano esterno, come il concorrente imperialista più temibile per l’egemonia calante degli Usa. Come si spiega, per inciso, il passaggio alle “regole del mercato” sia in Russia sia in Cina, dopo decenni di ferreo “dirigismo” statale? In entrambe i casi, fatte le debite distinzioni, il capitalismo di Stato, una volta esauriti i suoi compiti di leva dell’ accumulazione originaria e favorito il decollo industriale, con il conseguente sviluppo monopolistico dell’economia, doveva far posto al capitalismo monopolistico di Stato, cioè allo Stato della socializzazione dei costi e della privatizzazione dei profitti che cominciavano a sgorgare imponenti (petrolio russo e acciaio cinese). Questa è la vera natura del passaggio dal “dirigismo” al “liberismo”. Quindi, nulla a che vedere coi problemi del socialismo, bensì con quelli di modi di produzione capitalistici simili a quelli occidentali, sui quali si erano erette formazioni sociali con tratti peculiari e, tra loro, con destini divergenti: mentre la Russia retrocedeva, a causa dell’autonomizzazione dei centri di accumulazione periferici del suo impero; la Cina avanzava impetuosamente, avendo mantenuto intatta l’unità economica nazionale, grazie al più colossale meccanismo di sfruttamento della forza-lavoro (e di estrazione di plusvalore assoluto) mai visto finora nella storia del capitalismo (al cui cospetto gli orrori della “rivoluzione industriale” inglese impallidiscono). Per gli altri, residui, casi di “socialismo mal invocato” (Cuba, Corea del nord, ecc.), lasciamo ai lettori lo sforzo di studiarsi semplicemente la storia e la realtà economico-sociale di questi paesi e di verificare le enunciazioni verbali dei loro leader alla luce dei principi del socialismo riassunti in premessa. A meno che (ci si passi la battuta pesante) non si voglia confondere il socialismo (delle donne?) col turismo sessuale … Fermo restando che, ovviamente, ciò chiarito, saremo sempre dalla parte di Cuba e di ogni altro paese oppresso nei confronti degli Usa e di ogni altro imperialismo. Per concludere. Il socialismo, come prima tappa per il comunismo, per due volte si è provato sul serio ad attuarlo (prescindendo dalle rivoluzioni stroncate sul nascere); altre volte lo si è contrabbandato per invogliare le masse a ingoiare la pillola amara di colossali e tragiche accumulazioni originarie sotto l’egida di capitalismi di Stato. La storia delle rivoluzioni non è di certo finita. Anzi, si può dire che il “bello” deve ancora cominciare: è finita l’epoca del socialismo tradito e pugnalato. Si è aperta l’epoca della rivoluzione socialista mondiale, come movimento reale verso il comunismo. “

Come giustamente cita questo lavoro, non c’è stata ancora una scomparsa totale della parola “socialismo”, c’è una evoluzione in corso che deve ancora essere definita.
Il significato delle parole varia col l’evoluzione o involuzione dei tempi, a volte è la parola che esprime un concetto politico, a volte è un concetto politico che si esprime con una parola.
Come sempre, tutto è lasciato alle menti degli uomini e alla loro buona volontà.

L’euro non ha funzionato come previsto, parola di Nobel

L’Euro Non Ha Funzionato Come Previsto, frase come al solito non nostra, ma del Nobel Mirrlees.

 

 Monti e i Partiti di GovernoBeppe Grillo il Demagogo-BIR Popolo Sovrano

 

Vittorio Boschelli

Caro Direttore Mario Giordano, siamo lieti che il suo giornale “Libero” ci abbia illuminato qualche giorno fa, sull’Euro e Unione Europea, devo dire che il suo articolo è quasi perfetto.

Le spiego il perchè del “quasi” e mi perdoni, come io ho perdonato Lei e tutti i Killer Dell’Informazione in Italia negli ultimi 50 anni, compresi naturalmente i vostri Padroni e i Politicanti da 4 denari.

Inizio con il contestarle una ridicola sua affermazione “noi di libero abbiamo rotto il tabù dell’euro” questo caro Direttore con tutto il rispetto, mi sembra troppo, che oggi Lei parli di EURO non può che farmi piacere, se non altro posso dire noi del BIR avevamo ragione, ma al mio paese la ragione è dei fessi, almeno così recita un vecchio proverbio Popolare, mi scusi, forse ho sbagliato, si dice Populista, perdoni la mia ignoranza.

Caro Direttore, come affermavamo noi Populisti alcuni anni fa e come Lei stesso cita oggi (altro che pionieri) riportando il virgolettato del Nobel Mirrlees “L’Euro non ha funzionato come previsto”, se questo è VERO (come noi confermiamo), la domanda sorge spontanea, come mai Lei è il suo giornale non avete  preso posizione PRIMA che i buoi scappassero dalla stalla, o almeno dire a chi avrebbe portato enormi benefici l’euro, a quel 2% della popolazione Mondiale, di certo non al restante 98% dei Popoli visti i costi insostenibili (quali benefici?), anticipati dal BIR quando voi avevate ancora le spillette ben salde al petto.

Caro Direttore, bastava fare il lavoro che ogni mezzo d’informazione di massa dovrebbe fare in “Democrazia”, riportare le notizie, bastava riportare la Pseudo relazione degli Pseudo Economisti non nostri, ma quelli pagati dall’Unione e BCE per dimostrare la “bontà” di una moneta unica in europa, dove scrivevano questo “il caso di shock vista la non omogenea natura dei singoli Paesi, essi potrebbero reagire in maniera diametralmente opposta e imprevedibile” infatti nelle ultime 8 righe dello “studio” dopo che già avevano fatto la Moneta (e questo è singolare) loro l’ho hanno scritto, ma come al solito in Italia nessuno ha riportato questo, noi l’abbiamo fatto perchè è l’unica cosa vera che hanno affermato, infatti non c’è stata nessuna convergenza e nessun allineamento, per non parlare di compensazione degli squilibri. Oggi Lei stesso dice e ammette il FALLIMENTO ma si meraviglia che era ANNUNCIATO e si rende conto, che il Nobel l’ho ha detto in modo chiaro, quindi il tabù andava sfatato e affrontato prima di distruggere il tessuto economico e produttivo e prima che la disoccupazione giovanile e non solo, arrivasse al 40%, proprio come accadeva prima della Seconda Guerra Mondiale.

Caro Direttore se Voi Oggi vi arrogate il merito di aver rotto il tabù dell’Euro, cosa deve dire Alberto Bagnai, Claudio Borghi, Roubini, Krugman, ecc. chi ha vinto un Nobel nel 1961, cosa dobbiamo dire noi del BIR che questo tabù l’ho abbiamo rotto nel novembre 2008, certamente mai finiti alla vostra attenzione, se oggi Lei dice di aver rotto un tabù, quindi conferma che esiste una VENERAZIONE Eurista, non fa tanta fatica ad immaginare cosa ha voluto dire per noi essere Anti-Euro e Unione Europea nel 2008, abbiamo avuto tanto coraggio e pazienza perchè gli apprezzamenti al contrario di oggi, non erano lusinghieri, da quelli che oggi si ergono a paladini, come Lei e tanti altri che cancellavano i miei articoli o quelli di persone molto più autorevoli, puntualmente IGNORATI.

Oggi Berlusconi si erge a Euroscettico come ha scritto il suo giornale, per poi affermare il giorno dopo: Berlusconi: “Non sono un nemico dell’euro” per citare sempre un titolo del suo giornale, un gioco già adottato da molti, per citarne un altro il Sig. Grillo abituato allo stesso modo, il centrosinistra meglio non parlare, moriranno con l’euro nella tomba.

Prima di Postare il Suo Editoriali dalle “Lievi Imprecisioni” appena citate, posso dirle che oggi è facile parlare di EURO e affermare che NON CI E’ MAI CONVENUTO e che TUTTI SAPEVANO CHE ERA NATO MORTO, ma vede Direttore DOVEVATE DIRLO PRIMA CHE MORISSE, AL POPOLO ITALIANO che sfortunatamente vi segue, dovevate dire loro COSTI e BENEFICI (ammesso che ce ne siano, noi non ne abbiamo mai visti) noi nel nostro piccolo l’abbiamo spiegato in questi anni con insistenza e determinazione, magari anche Voi avreste fatto uguale, oggi raccontavamo un altro Paese meno dilaniato e avremmo già un Italia e un Popolo FORTE, SERENO, SOVRANO e LIBERO, è molti nostri connazionali sarebbero ancora PRESENTI tra di NOI, altri avrebbero ancora una Dignità, una Famiglia, un Azienda, un Lavoro, uno STATO, una Democrazia, la LIBERTA’.

Prima di Postare il Suo Articolo Caro Direttore, voglio dirle che non abbiamo bisogno di Anti-Euro alle Vongole, ma abbiamo bisogno di Anti-Euro NETTI, Anti- Neoliberismo NETTI, ANTI-Libera Circolazione Dei Capitali, Anti-Unione Bancaria, Anti-Moneta Mondiale, Anti-Libera Circolazione delle Merci, Anti-Sistema Finanziario, Anti-Libera Circolazione di Persone, Anti-Sistema Maggioritario, Anti-Partito Unico Dell’Euro, Anti-Presidenzialismo, Anti-Trattati Internazionali, quindi caro Direttore la esordo a non illudere ancora il Popolo, perchè senza TUTTE queste cose NON ABBIAMO SPERANZE noi che facciamo parte di quel 98% di “Sfigati” o “Bamboccioni” o “Disoccupati” o “Cassintegrati” o “Esodati” o “Pensionati” o “Piccoli e Medi Imprenditori” o “Giovani” o Anziani” o “Malati” o “Emigrati” o “Bambini” questa è la VERITA’ e questo DOVETE DIRE non è mai tardi per Redimersi in modo Totale e Sincero, se questo può evitare il PEGGIO, ma non cancellerà le COLPE da ESPIARE per aver MENTITO.

Ecco L’Articolo Di Libero, buona lettura, e siate Orgogliosi di far parte del Fronte Popolare, perchè i FATTI e il Tempo ci offre motivo per esserlo.

Combattere l’euro non è populismo ma una battaglia di civiltà

I santoni della valuta unica liquidano così chi presenta i benefici dell’uscita. Ma i vincoli monetari rischiano di soffocare la persona umana

08-06-2013

E smettetela con questo ritornello del populismo. Uscire dall’euro è un’opzione che non può essere liquidata con la solita formula del mastrospazzolone lavatutto vileda, per cui si scarica via il pensiero come se fosse acqua sporca: “populista”, e via, “populista” e tanto basta, “populista” e non se ne parla più. Puff, un lampo: basta una passata a suon di “populismo” e le idee svaporano come le macchie di sporco nelle pubblicità. Libero ha avuto il merito di aprire il dibattito su un tema molto sentito. Ha colto lo spirito del tempo e ha posto una domanda. Si può rispondere in un modo o nell’altro, si può essere pro o contro, si può avere qualsiasi opinione. Ma non si può liquidare tutto con la scorciatoia del “populismo”. Prima di tutto perché questo è un dibattito che sta circolando in ogni parte Europa, e sarebbe una follia cercare di stare in Europa in tutto e farsi escludere proprio dalla discussione che riguarda il nostro futuro. E poi, in secondo luogo, perché l’opzione “via dall’euro” ha tutti i fondamenti economici ed etici per poter (oserei dire: per dover) essere presa sul serio.

Ragioni economiche - Cominciamo dai fondamenti economici. Come se non bastassero le numerose prese di posizione pubblicate in settimana da Libero, ieri contemporaneamente su due organi di informazione distanti l’uno dall’altro (Il Foglio e Linkiesta) sono apparse due interviste importanti con un premio Nobel e un quasi premio Nobel che ipotizzano proprio l’uscita dall’euro. “Uscire dall’euro è un’opzione reale, fattibile, non impossibile. L’Italia dovrebbe farlo”, dice al Foglio Roger Bootle,  fondatore e direttore di Capital Economics e vincitore del Wolfson Prize, considerato il secondo premio del mondo per gli economisti dopo il Nobel. E su Linkiesta il premio Nobel James Mirrlees gli fa eco: “Se la situazione continuasse così, con un quadro sociale esplosivo di disoccupazione e austerity, ai paesi mediterranei (fra cui ovviamente l’Italia, ndr) converrebbe uscire dall’euro”.

Mi ha colpito molto, fra l’altro, la cruda semplicità dell’analisi del premio Nobel Mirrlees: “L’euro non ha funzionato come previsto”, dice. “L’Italia non ne ha tratto nessun beneficio né per crescita né per riduzione del debito”. E dunque: perché tenerselo? Un’analisi laica e schietta che stride con tanta fideistica venerazione che si osserva in giro. E che fa quasi far venire il dubbio che l’euro, più che uno strumento, sia diventato un totem: abbiamo paura ad abbatterlo, ma è una paura irrazionale, non basata su dati di fatto quanto su tabù. Anche il tentativo di evitare la discussione ricorrendo alle formule magiche (“Populisti! Populisti!”) è sintomo dell’atteggiamento sacrale che si ha nei confronti della moneta: non si combatte con argomenti, ma al massimo facendo la danza dell’europioggia. Peccato però che, per quel finto totem sacrale, si sacrifichino reali vite umane, esistenze, attività, interi pezzi della nostra società. Ecco allora che la discussione sull’euro acquista, come dicevamo, anche una dimensione etica, oltre che economica. Non a caso è stato lo stesso cardinal Bertone ieri, davanti al Papa e a Napolitano, a sollevare il tema, sottolineando come «la salvaguardia dei comuni vincoli di natura finanziaria e monetaria» non deve essere «disgiunta da un profondo spirito di solidarietà tra le varie generazioni e i differenti popoli». Come a dire: attenti, amici, perché ci sono alcuni valori e beni che vengono prima anche dell’unità monetaria, per quanto difficile possa sembrare sotto il regno del Kaiser Merkel. E dunque: sarà mica diventato populista anche il cardinal Bertone?

La gente lo chiede - No, non è populista lui e non sono populisti i premi Nobel. Stanno, semplicemente, cogliendo un tema d’attualità, che per altro è molto popolare. Ecco, forse bisognerebbe spiegare a chi è troppo impegnato nella torre Bce per ascoltare quel che si dice sul tram, la differenza che passa tra ciò che è popolare e ciò che è populista. Bisognerebbe spiegargli che se la gente sta peggio, se si accorge alla bancarella del mercato ancor prima che nei convegni teorici  che quest’euro senza Europa non funziona, se la gente non vede sbocco di uscita da una situazione di austerità che sta diventando un’opera di sterminio economico, ebbene forse sarebbe il caso di ascoltare quella voce popolare senza liquidarla in fretta come “populista”. Del resto da sempre hanno bollato come “populista” anche la richiesta di tagliare i costi della politica. Ricordate? Abolire il finanziamento pubblico dei partiti? “Populismo”. Risparmiare su voli di Stato e auto blu? “Populismo”. Eliminare vitalizi e doppi stipendi dei ministri? “Populismo”. Ora si sono forse resi conto dell’errore e cercando affannosamente (e con qualche inganno) di fare in modo che l’ex populismo si trasformi in programma di governo. Forse è tardi, però. Si potrebbe, per favore, evitare di ripetere lo stesso errore con l’euro?

Mario Giordano