Ultimo Vertice Europeo…Che Soddisfazione…!

All’ultimo Vertice Europeo ci siamo ripresi una soddisfazione che attendevamo da tempo… da troppi anni… La Merkel toglie ogni Illusione ai Piddini…

 

merkel-nazista_identità nazionale

[di Vittorio Boschelli]

Dopo aver letto l’articolo di Sapir sul recente vertice europeo non vi nascondo una certa soddisfazione… direi il più bel regalo per questo Natale… dopo la notizia confortante di una parziale guarigione di mio Figlio.

Qualche sprovveduto tempo fa mi diceva che non si vive solo di soddisfazioni, “perchè non si mangiano”… di certo le soddisfazioni non nutrono… ma spesso, a volte, confortano più del cibo e ritemprano anche di più… per chi vive “oltre la materia”… e questo è uno di quei casi…

Il tempo è galantuomo in egual misura alla VERITA’ che affiora sempre alla luce… così come + altrettanto vero che gli stronzi affiorano sempre a galla… E difatti… anche questa volte… come spesso è successo negli ultimi tempi gli stronzi Piddini sono affiorati a galla… “quelli che cambieremo dall’interno”… quelli “dell’Europa federale”… quelli “dell’unione politica”… quelli che… “dobbiamo essere bravi come i tedeschi”… quelli che… “non si torna più in dietro”… quelli che “il sogno europeo”… e chi più ne ha più ne metta…

Eccovi serviti tutti… “Piddini” di Sinistra e “Piddini” di Destra… assieme ai tanti “neutrini”… ai belanti Grillini del buffone d’Italia e del massone Casaleggio…(quello di Gaia)

Adesso che la Merkel vi ha imboccato con il cucchiaino quello che noi avevamo intuito da anni ovvero che… “presto o tardi senza la coesione necessaria la moneta esploderà”… tradotto in parole semplici ma altrettanto esplicite… “nulla sarà rimesso a nessuno”… e, pertanto, da bravi sudditi del Cancelliere del IV Reich saremo Noi a dover firmare “condizioni” contrattuali  FOLLIfirmate con il sangue degli italiani…

Mi auguro che questo sia sufficiente a comprendere che siete fuori dal tempo e dalla storia… e da ogni logica di ripresa della Nostra Italia… avete solo mentito al popolo italiano… Qualora accederete belanti a simili condizioni di aperto ricatto del Cancelliere tedesco… come pecore quali siete… finirete con l’affossare definitivamente il popolo italiano… Vi consiglio, vivamente, in virtù di ciò, di cambiare Nazione perchè il popolo si accorgerà della vostra truffa da sudditanza per i vostri sporchi interessi di potere…

Purtroppo per voi… LE MENZOGNE NON PAGANO…alla lunga…

La Signora Merkel e i Suoi Contratti

Jacques Sapir  il 25-12-2013

È caratteristico, anzi a dire il vero sintomatico, che la signora Merkel, cancelliera ora alla testa di un governo cosiddetto di “grande coalizione” in Germania, lo scorso 19 dicembre abbia potuto dichiarare, senza provocare particolare scandalo nella stampa che si occupa di euro, che “Presto o tardi, senza la coesione necessaria, la moneta esploderà [1]”.
Di primo acchito, questa dichiarazione è assolutamente corretta. Senza “coesione”, sarebbe a dire senza un sistema di trasferimenti fiscali di notevole peso, l’euro è impraticabile. Lo sappiamo, e il calcolo di quanto si dovrebbe spendere per il funzionamento di un sistema federale è già stato fatto da diversi autori. Per parte mia ho stimato che la Germania dovrebbe fornire una cifra tra l’8 e il 10% del suo PIL [2].
È perfettamente chiaro che la Germania non lo può fare senza distruggere il suo “modello” economico e, da questo punto di vista, pretendere che la Germania dimostri una “solidarietà” verso i paesi dell’Europa del sud per un ammontare tra i 220 e i 232 miliardi di euro all’anno (a prezzi del 2010) equivale a domandarle di suicidarsi [3].

 

Ma la cosa veramente interessante è il seguito di questa dichiarazione. La signora Merkel, perfettamente consapevole che i paesi dell’Eurozona sono riluttanti ad ulteriori cessioni della sovranità, propone dunque dei “contratti” tra questi ultimi e la Germania. A conti fatti ciò porterà a costruire, al fianco delle esistenti istituzioni europee, un altro sistema istituzionale i cui contratti avranno valore legale per i tedeschi, e i vari paesi saranno legati alla Germania in modo vincolante. Capiamo bene l’interesse dietro una tale formula. La signora Merkel non si culla in alcuna illusione su un presunto “popolo europeo”.

Sa benissimo ciò che pensa la Corte Costituzionale Tedesca a Karlsruhe, che a tal proposito è stata molto chiara nella sua sentenza del 30 giugno 2009 [4]. È fondamentale capire che, per la corte di Karlsruhe, l’UE resta un’organizzazione internazionale entro gli scopi per cui è stata creata, per cui gli Stati rimangono i padroni dei trattati [5]. Da questo punto di vista è chiaro che la Germania non condivide affatto, e continuerà a non condividere nel prossimo futuro, le fumose visioni di un “federalismo” europeo.

Per i leader tedeschi, mancando un “popolo” europeo – il che è ovvio data l’idea germanica di cosa sia un “popolo” – non può esistere uno Stato sovranazionale.

Per contro, l’Unione Europea e l’Eurozona possono esercitare un potere derivato. Ma da questo punto di vista la Germania stessa lo può fare altrettanto bene. Ed è questo il senso dei “contratti” proposti dalla signora Merkel ai suoi partner. In cambio di una garanzia di sovranità – poiché voi avrete “liberamente” accettato i “contratti” – v’impegnate a rispettare certe regole vincolanti entro una struttura di contratti che vi lega alla Germania.

La questione dell’unione bancaria, appena annunciata con gran squilli di tromba, conferma tale approccio. Nell’autunno del 2012 i paesi del sud dell’Eurozona, insieme alla Francia, avevano ottenuto che il principio della “unione bancaria” dovesse essere allo stesso tempo quello di un meccanismo di sorveglianza e regolazione delle banche dell’Eurozona, ma anche quello di un meccanismo che garantisse la gestione concertata delle crisi bancarie. L’inchiostro ha fatto appena in tempo a seccarsi sul contratto che la Germania ha fatto di tutto per svuotarlo di ogni sostanza. E, non c’è bisogno di dirlo, ha raggiunto il suo scopo. L’accordo, che è stato firmato nella notte tra il 18 e il 19 dicembre 2013, e che è stato salutato da alcuni come “un passo decisivo per l’Euro” [6], non ha stabilito essenzialmente nulla [7]. Il meccanismo di supervisione riguarda solamente 128 delle 6000 banche che si contano nell’Eurozona. Quanto al fondo per la risoluzione delle crisi, non raggiungerà la somma di 60 miliardi, somma già ridicolmente piccola, che nel… 2026!
Cosa possiamo concludere da tutto ciò?
In primo luogo, è del tutto vano continuare a riporre una qualsiasi speranza in una Europa “realmente” federale, ed è profondamente fuorviante ostinarsi a presentare questa possibilità come un’alternativa al funzionamento attuale dell’UE. Si tratta solo di discorsi profondamente menzogneri, che non possono fare altro che contribuire a spingerci ancora più a fondo in questo disastro. Non ci sarà nessuna Europa federale perché in realtà nessuno la vuole davvero e nessuno è disposto a farla. Quindi contrapporre una “prospettiva federale” – che è puramente ipotetica, e per dirla tutta è meno probabile dello sbarco dei marziani – alla situazione attuale non ha più alcun senso, se non quello di ingannare la gente e fargli prendere lucciole per lanterne! Il sogno federalista si è rivelato un incubo. Conviene svegliarsi.
In secondo luogo, la Germania è perfettamente consapevole che una prospettiva federale è indispensabile per la sopravvivenza dell’euro, ma essa stessa non vuole – e la possiamo perfettamente capire – pagarne il costo. Quindi tutto ciò che propone ai suoi partner sono dei “contratti” che li portano a sostenere la totalità dei costi d’aggiustamento necessari per la sopravvivenza dell’euro, mentre essa sola trarrà profitti dalla moneta unica. Ma tali “contratti” non faranno altro che spingere l’Europa del sud e la Francia verso una recessione storica dalla quale questi paesi usciranno socialmente e industrialmente triturati. Accettare questi contratti significherebbe una morte rapida per la Francia e per i paesi dell’Europa del sud. Laurent Faibis e Olivier Passet hanno appena pubblicato su Les Échos un articolo che tutti farebbero bene a leggere con attenzione [8]. L’articolo spiega perché dall’euro non può beneficiare che un solo paese, che si è stabilito alla cima della catena industriale, e perché invece di mettere l’euro al servizio dell’economia si sta sacrificando l’economia per l’euro. Questa situazione diventerebbe cronica se per disgrazia dovessimo avere un governo che accetta di passare sotto le forche caudine dei “contratti” della signora Merkel.
Terza cosa, dobbiamo capire il “non detto”, ciò che è implicito nelle dichiarazioni della signora Merkel. Dal momento che un’Europa federale non è possibile, e non è nemmeno concepibile dal punto di vista tedesco, se non nel senso di un “allineamento” che significa solo accettare la totalità delle condizioni tedesche, allora vuol dire che la Germania è  di fatto già pronta ad elaborare il lutto dell’euro. La signora Merkel vorrebbe fare di questa alternativa una minaccia per costringerci ad accettare l’idea dei “contratti”. Al contrario, noi la dobbiamo prendere in parola e proporre quanto prima lo smantellamento dell’Eurozona. Ma, per fare questo, ci vorrà un altro governo, un altro Primo Ministro, rispetto a quelli che abbiamo.
Le dichiarazioni della signora Merkel sono per certi versi inaudite. Per la prima volta forse dal 1945, un leader tedesco espone così crudamente il progetto di dominazione dell’Europa da parte della Germania. Ma queste stesse dichiarazioni hanno tuttavia l’immenso pregio di gettare una vivida luce sulla nostra situazione. Non dobbiamo obbedire alla signora Merkel, ma prenderla in parola e dire che, del suo euro, non ne vogliamo più sapere!

Le Bolle Immobiliari Travolgeranno L’Euro

Deflazione e Bolle Immobiliari assieme alla Disoccupazione Travolgeranno Hollande e L’euro, come la Storia Insegna.

 

bolla immobiliare in francia_fronte popolare

Vittorio Boschelli

Facendo un bilancio della lunga triste e mesta storia dell’Euro… non possiamo non azzardare qualche previsione come siamo abituati a fare da alcuni anni, con un discreto successo, nonostante i guru della “ripresa” Italiani (mentitori di regime) continuino a blaterare di ripresa in un valzer di menzogne.

Di fatto e paurosamente c’è un pericolo all’orizzonte… un pericolo che si chiama DEFLAZIONE. Cerchiamo di capire cosa è questa “parolaccia” e perchè è un pericolo.

Gli squilibri causati DALL’EURO, dalle DIFFERENZE STRUTTURALI tra stati e da VOLONTA’ POLITICHE ben precise di despoti (Germania) e servi (tutti i parlamenti degli stati del sud europa) sono ormai incolmabili con conseguenze disastrose per i Popoli Europei… ma come è sempre successo in passato la STORIA chiederà il CONTO agli aguzzini.

Gli squilibri della Bilancia dei Pagamenti (differenza tra importazioni e esportazioni) hanno indotto i paesi del nord ad interrompere i flussi di capitali dal nord e dal Centro Europa verso le periferie europea (Italia, Spagna, Irlanda, Portogallo, Grecia) cioè verso tutti quei paesi a forte rischio di insolvibilità.

Questo ha creato difficoltà e conseguenze sotto gli occhi di tutti… chiusura delle aziende, altissimi tassi di disoccupazione (elemento storico da tenere ben presente) abbassamento dei tassi d’interesse vicini allo zero e la DEFLAZIONE alle porte nonostante l’aumento dell’iva e delle bollette energetiche. Come l’inflazione NON PUO’ essere automaticamente controllata a piacimento anche l’opposta deflazione NON PUO’ essere controllata, nonostante i guru dell’economia sostengono che tutto è automatico, non tenendo in considerazione la MULTIFATTORIETA’ dell’economia.

La Deflazione è la diminuzione dei prezzi di beni e servizi nel tempo. Quindi siamo in Deflazione quando il tasso d’inflazione scende sotto lo zero per cento. Avviene che in presenza d’inflazione il valore reale del denaro scende, in presenza di deflazione, di contro, il valore del denaro si alza. Ciò potrebbe apparentemente sembrare positivo ma in realtà non è così. In presenza di INFLAZIONE un euro non mi basta più per comprare 10 Kg di patate rispetto all’anno precedente, in presenza di DEFLAZIONE con lo stesso euro compro 10 Kg di patate in più rispetto all’anno prima. La deflazione è molto più pericolosa dell’inflazione per i paesi con un debito PRIVATO (pubblico) perchè va ad incidere sul PIL (abbassandolo) e blocca paradossalmente gli investimenti ed i consumi di famiglie ed imprese, perchè si aspetta che i prezzi calino ulteriormente, innescando una spirale dove il rapporto Debito/Pil risulterà INSOSTENIBILE.

In pratica è questo quello che accadrà in Italia e nella stessa Francia del “buon” Hollande (l’uomo che ci regalerà il miracolo del tracollo). E’ vero che in deflazione i prezzi calano e quindi ciò ci appare come positivo ovvero come un bene ma in realtà non è così… in quanto calano anche i prezzi dei servizi (ad es. i trasporti) oltre a quello dei beni e di conseguenza CALANO SALARI, STIPENDI e PENSIONI, facendo però rimanere stabili gli INTERESSI sui DEBITI e questo è un problema.

Quando il PIL non cresce può accadere un’altra cosa a paesi con un altissimo debito pubblico come l’Italia: il rapporto debito/PIL è formato da un numeratore, il valore del debito, e un denominatore, il PIL. Più è alta l’inflazione più il denominatore sale, anche in assenza di crescita “reale”, per il solo fatto che i prezzi aumentano. Nella stessa situazione, con il PIL reale fermo o in crescita molto bassa, se non c’è inflazione, o addirittura con deflazione, il PIL nominale cala, rendendo il rapporto debito/PIL sempre più elevato e potenzialmente ingestibile.

Riassumendo se i prezzi calano, cala anche il PIL, calano anche gli stipendi ma non gli INTERESSI, quindi sarà nel tempo INSOSTENIBILE pagare gli Interessi sul debito sia per lo Stato che per i Privati. Esattamente quello che accadrà in Italia e in buona parte dei paesi dell’eurozona e specificamente in quei paesi con il Debito più alto. Ritengo che la Francia di Hollande aprirà le danze addirittura prima di noi Italiani, avendo dato uno sguardo ai dati e tenendo in considerazione la Bolla Immobiliare e la Stampante momentanea che gli ha concesso la Merkel che alimenterà la Bolla stessa fino all’esplosione, la stessa Germania ha iniziato ad alimentarla al suo interno (visto che i loro soldi non sono più sicuri altrove) bolla che in Italia non c’è, vista la chiusura dei rubinetti del flusso dei capitali.

I dati INSEE per il terzo trimestre per la Francia mostrano una diminuzione dell’inflazione, scesa ai livelli più bassi da novembre 2009: a ottobre, l’indice dei prezzi ha registrato un aumento su base annua dello 0,6 per cento, un ulteriore calo rispetto allo 0,9 per cento di settembre. Ci sono stati i tagli dei tassi della BCE successivamente eppure la situazione è ancora statica. In questa situazione, molte critiche sono arrivate al governo francese e alle sue politiche. Venerdì 8 novembre Standard & Poor’s ha deciso di abbassare il rating del debito sovrano della Francia da AA+ ad AA, motivandolo con l’alta disoccupazione e le politiche del presidente Hollande e del suo governo in materia fiscale, i prossimi saranno i Tedeschi.

Hollande un record l’ha battuto, quello del presidente in carica con il peggiore indice di gradimento della storia Francese, (già questo ci fa ben sperare…) inferiore al 20%, noi in tempi non sospetti avevamo avvisato che era un BIDONE servo dei tedeschi, esattamente come i cugini d’oltre alpe e fortunatamente Marine Le Pen – la nuova Giovanna d’Arco dei Francesi – ringrazia.

Con una certa soddisfazione personale, Nouriel Roubini affermava il 12 novembre 2011 che “L’euro è Spacciato”… spero che si creda alle parole dell’unico serio economista che aveva previsto l’inizio della “Crisi” attuale, e spero che si ostacoli meno chi in questi anni affermava e divulgava quello che Roubini profetizzava.

Il comportamento di molti Italiani ancora oggi è “curioso” e merita una riflessione… In ogni dittatura c’è un capo che controlla Tutto e dispone Tutto, in ogni democrazia non c’è bisogno di un capo e di chi controlla, perchè i Popoli si controllano e ostacolano da soli, chi dice qualche cosa fuori dal BELATO COMUNE sarà fermato proprio dalle persone prossime a lui. Vi invito a questa riflessione… che un giorno – quello che invoco della reale presa di coscienza del “popolo bue” mi auguro di approfondire.

Ma torniamo a Roubini e vi riporto le quattro soluzioni possibili che si potrebbero adottare ma solo la seconda, secondo Lui e secondo noi è POLITICAMENTE PERCORRIBILE.

1. La soluzione migliore per far ripartire la crescita, dice Roubini, passa per una politica monetaria più libera da parte della Banca Centrale Europea, che deve garantire prestiti illimitati ai paesi che non hanno problemi gravi di liquidità (come l’Italia e il suo enorme mercato di titoli di stato, che sostanzialmente è ancora in grado di pagare) e un forte deprezzamento dell’euro, che possa aiutare le esportazioni dei paesi periferici ma che ha effetto anche nei paesi centrali.

2. La Germania e la Banca Centrale Europea si oppongono però a questa soluzione, temendo un aumento dell’inflazione nei paesi “centrali” dell’euro. La loro ricetta per uscire dalla crisi è una “medicina amara”, dice Roubini, che ha effetto solo nei paesi periferici: il pacchetto di misure di austerità, riforme strutturali e riduzione del costo del lavoro già imposto alla Grecia e fortemente suggerito, diciamo così, anche all’Italia. La ricetta ha diversi lati negativi, dice Roubini, perché nel breve periodo porta a licenziamenti e a misure depressive come l’aumento delle tasse: la gente ha meno soldi da spendere, i consumi non decollano, e la crisi si aggrava, in un circolo vizioso da cui è difficile uscire.

3. Se la situazione continua a peggiorare, i paesi periferici potrebbero essere tentati dalla terza opzione: un parziale default e l’uscita dall’euro, una mossa che avrebbe conseguenze pesantissime a livello mondiale (i creditori dei paesi in difficoltà perderebbero un sacco di soldi) ma che darebbe la possibilità, diciamo così, di ricominciare. Con politiche monetarie più autonome e libere, i paesi usciti dall’euro potranno svalutare le loro valute nazionali e favorire la crescita e le esportazioni.

4. Per evitare le conseguenze pesanti di un abbandono dell’euro, i paesi “centrali” potrebbero alla fine scegliere la quarta opzione: continuare a “corrompere” i paesi periferici per lasciarli poco competitivi sui mercati internazionali e in una situazione di bassa crescita, come sono ora. Le obiezioni a questa quarta opzione sono principalmente politiche, dice Roubini: un meccanismo simile è possibile in uno stato nazionale, con un flusso di denaro unidirezionale che compensa perdite pesanti (come in Italia tra nord e sud o in Germania dopo l’unificazione), ma i contribuenti tedeschi hanno già mostrato di non essere disposti a farsi carico delle perdite dei PIIGS.

Dato che la quarta strada non è percorribile e la terza ha conseguenze pesanti, l’Unione Europea sembra intenzionata a continuare lungo la seconda, ma questa, dice Roubini, non fa che ritardare il disastro:

A meno che (la Germania e la BCE) non abbandonino le correzioni asimmetriche (deflazione recessiva) che concentrano tutto il peso nella periferia, in favore di un approccio più simmetrico (austerità e riforme strutturali nella periferia, insieme a una politica monetaria di stimolo a livello europeo), il lento naufragio dell’unione monetaria si accelererà mano a mano che i paesi periferici dichiarano fallimento ed escono.

Chi ancora non comprende che L’Euro vada abbattuto prima che muoia da solo (certamente) e ostacola chi lo ha compreso già da anni è UN SERVO DEL SISTEMA senza nessun dubbio, oggi posso affermarlo con certezza e rabbia, perchè potevamo limitare i danni e ridurli quasi a zero se agivamo prima e se avevamo la forza per farlo, invece di ostacolarci in ogni modo, infondo volevamo salvare solo il Nostro/Vostro Paese, infondo volevamo solo che non CI/VI prendessero per i fondelli, in fondo volevamo salvare il NOSTRO/VOSTRO Lavoro, in fondo volevamo salvare la NOSTRA/VOSTRA Identità Nazionale, in fondo volevamo solo salvare la NOSTRA/VOSTRA Coscienza, in fondo volevamo solo salvare la NOSTRA/VOSTRA Dignità, in fondo volevamo e vogliamo riprenderci la NOSTRA/VOSTRA LIBERTA’. Nell’Augurarvi un Buon 2014 non possiamo non dirvi che i Partiti Politici Italiani hanno di fronte una scelta obbligata fare le elezioni politiche prima delle elezioni Europee, questo per LIMITARE i danni in termini di consenso (purtroppo ancora li votano) questo però ha un prezzo ALTISSIMO per NOI/VOI, se questo non accadrà, alle Europee succederà un terremoto POLITICO chiaramente a favore di chi si è schierato CONTRO L’EURO con credibilità ed in tempi non sospetti.

Quindi in ogni caso il 2014 sarà l’anno della svolta, certamente non quella di Letta ma quella di Marine Le Pen in Francia e la Nostra in Italia se il fato ci aiuterà.

Noi restiamo fiduciosi… Buon Anno a Tutti Voi e alle Vostre Famiglie, da parte di ogni Militante di del Fronte.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In Europa Gli Stessi Errori del 1930

Intervista a Paul De Grauwe “In Europa commessi gli stessi errori degli anni ’30”

 

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Vittorio Boschelli

Questo articolo intervista di De Grauwe dimostra se mai ce ne fosse ancora bisogno quello che abbiamo sostenuto in questi anni a proposito del VERO PROBLEMA che abbiamo noi Italiani e Europei e il perchè si sono creati gli squilibri tra Nazioni DIVERSE, altro che “corrrrzzzzziiiiioooonnneeee”, “tagli alla spesa PUBBLICA” (risparmio delle famiglia) e “abbiamo vissuto altre le nostre possibilità” e “colpa nostra” oppure “l’euro è irreversibile” e di castroneria in castroneria.

Si continua a ripetere sovente CRISI Economica, quando il problema è di SCELTE POLITICHE come affermiamo da anni (quelle che abbiamo fatto noi) e come lo stesso De Grauwe sostiene ed è in buona compagnia oggi.

Ecco L’Intervista…buona lettura…!

di Alessandro Bianchi

- In un suo studio recente, Design Failures in the Eurozone: Can they be fixed?, ha dimostrato come l’Unione monetaria europea non sia riuscita ad uniformare le cosiddette dinamiche di espansione e arresto – “boom and busts” – anzi la sua presenza ha di fatto amplificato gli effetti negativi per i singoli paesi membri. Ci può spiegare meglio le ragioni?

Ripeto spesso come la zona euro, al momento della sua creazione, appariva come una bella villa in cui tutti gli europei volevano entrare. Ma era una villa che non aveva un tetto. Quindi, fino a quando il tempo è stato buono, abbiamo continuato a voler restare tutti al suo interno, ma ora che il tempo è pessimo cresce la voglia di scappare.
In quello studio, in particolare, prendevo a riferimento uno dei fallimenti di progettazione, riguardante le dinamiche endogene interne all’Unione delle espansioni – “boom” – ed arresti – “busts” – dimostrando come la partecipazione alla zona euro abbia“spogliato” gli Stati delle vecchie protezioni lasciandoli in balia di effetti molto più ampi dei normali cicli tipici di tutti i sistemi capitalistici.

Nella zona euro le politiche monetarie sono centralizzate, ma il resto delle misure macroeconomiche rimangono nelle mani dei governi nazionali, producendo dinamiche peculiari e senza costrizioni per l’esistenza di una moneta unica. Come risultato, la dinamica dei “booms and bust” non può convergere a livello della zona euro, ma, al contrario, l’esistenza di un’unione monetaria ne amplifica l’ampiezza a livello nazionale, perché il tasso d’interesse è uguale per tutti i paesi membri. Ed è un tasso troppo basso per i paesi che registrano l’espansione e troppo alto per i paesi in recessione: quando Spagna, Irlanda e Grecia hanno incominciato a registrare alti tassi di crescita, anche l’inflazione ha chiaramente seguito il passo. Tuttavia, restando lo stesso il tasso d’interesse nominale deciso dalla Bce, il tasso d’interesse reale era, per quei paesi, eccessivamente basso, aggravando l’arresto e le conseguenze dell’esplosione della bolla creditizia alimentata dall’afflusso dei capitali dal nord Europa. L’opposto è accaduto per i paesi con bassa crescita o in recessione. L’Unione monetaria ed un solo tasso d’interesse, quindi, amplificano questi effetti distorsivi per le economie nazionali.

 

- Professore in diversi suoi scritti  lei aveva anticipato come l’austerità imposta ad i paesi europei avrebbe peggiorato e non certo migliorato l’andamento del rapporto debito/Pil. Esattamente quello che è successo. Ed ora la zona euro è anche molto vicina ad entrare in una pericolosissima spirale deflattiva. Si può dire che le autorità siano riuscite nell’impresa di commettere esattamente gli stessi errori degli anni ’30?

Dobbiamo essere molto precisi in proposito e differenziare la situazione americana da quella europea. Negli anni ’30, gli errori erano stati commessi sia dalle autorità governative che hanno applicato politiche di austerità in una fase depressiva in cui era necessario dare stimolo alla domanda interna; ed anche da quelle monetarie, che hanno frenato l’accesso al credito dell’economia reale, producendo un drammatico circolo vizioso deflattivo. Oggi, abbiamo governi che nella fase recessiva o di ripresa stagnante hanno deciso di commettere lo stesso errore con politiche di austerità, ma la Fed, ben conscia degli insegnamenti della Grande Depressione, negli Stati Uniti ha agito con misure straordinarie, efficaci nel ridare ossigeno all’economia e porre un freno a quegli stessi rischi di deflazione.

Al contrario, la Banca centrale europea continua a non rifornire l’economia del credito necessario. La Bce dovrebbe intervenire pesantemente per comprare i titoli governativi a rischio e gli asset tossici in mano alle banche per alleviare la situazione deflattiva ormai presente nei paesi del sud. Ma non lo sta facendo e quindisi, per l’Europa, possiamo affermare che tutte le autorità, governative e monetarie, stanno commettendo gli stessi errori che sono stati fatti negli anni ’30.
- Dopo aver sbagliato tutte le previsioni negli ultimi cinque anni, quelli che Paul Krugman definisce gli “austerici”, continuano a guidare il dibattito economico e le loro scelte, come è il caso del ministro dell’economia italiano Saccomanni, continuano ad influire sulla vita di milioni di cittadini. Come lo ritiene possibile? 
Anche io me lo domando spesso e non riesco proprio a comprendere come, ancora oggi, la voce degli “austerici” continui ad essere così forte nel dibattito. Individuo due ragioni principali che penso possano aiutare a costruire una risposta: da un lato c’è l’idea molto radicata in un gran numero di persone che tutto ciò che è collegabile all’azione di governo sia cattivo per definizione, in particolar modo per quel che riguarda il debito: nessun paese, secondo questa visione, dovrebbe averne uno e tutti dovrebbero impegnarsi ad eliminarlo il prima possibile. Per chi conosce e studia l’economia si tratta chiaramente di un’impostazione molto stravagante, ma è l’opinione di un numero ampio di politici, dalle cui scelte dipendono la vita di milioni di cittadini.
In secondo luogo, vi è l’atteggiamento delle nazioni creditrici, in particolare nell’Europa settentrionale, che hanno chiarito che rivogliono indietro i loro soldi dalle banche dei paesi dell’Europa meridionale, dove hanno massicciamente investito, nel minor tempo possibile. Questi paesi, la Germania in primis, hanno il potere politico dalla loro, e hanno imposto il modello economico dell’austerità e si stanno battendo per la sua prosecuzione.

- Il suo libro sulla politica monetaria europea è tra i più studiati nelle università di tutto il mondo e nessuno più di Lei ci può aiutare a capire meglio l’azione attuale della Bce nel contesto della crisi. Giudica, in particolare, il programma Omt sufficiente ad arginare il rischio di implosione della zona euro e ritiene corrette le argomentazioni di coloro che chiedono l’avvio immediato di misure straordinarie come il Quantitative Easing?

 

Penso che la decisione del programma OMT dello scorso anno- con cui la Bce si è impegnata all’acquisto dei titoli obbligazionari a rischio e si è di fatto trasformata in prestatore di ultima istanza – sia stata corretta, perché ha eliminato la paura esistente nei mercati ed ha impedito il collasso dell’euro, allora possibile. L’OMT ha aiutato a ricreare la stabilità nei mercati, che avevano iniziato a scommettere pesantemente sul fallimento di alcuni paesi dell’area euro ed ha permesso di abbassare lo spread, anche in Italia. Una buona scelta, ma, il semplice annuncio del programma è un risultato non sufficiente, considerando soprattutto anche la serie di vincoli non necessari imposti al suo interno, con i beneficiari che vengono obbligati ad un impegno all’austerità. Questi paesi stanno già applicando tagli deleteri e la Bce dovrebbe intervenire nei mercati senza alcuna condizione, proprio per compensare le misure fiscali restrittive imposte dalla Germania.
La Bce dovrebbe applicare certamente misure straordinarie come l’acquisto incondizionato dei titoli del debito pubblico a rischio e degli asset tossici in mano alle banche per alleviare la situazione della crisi. Se non ora quando. La decisione del Governatore della Banca centrale della Svezia, al contrario, di alzare i tassi d’interesse per prevenire immaginifiche spirali inflattive è un non senso economico in un periodo a rischio deflattivo per l’Europa, ma purtroppo rappresenta un punta di vista molto forte anche nel board della Bce.

- Quindi politiche fiscali e monetarie sbagliate all’interno di un’architettura complessiva che amplifica a livello nazionale le distorsioni. Il risultato è una situazione, soprattutto per quel che riguarda i paesi del sud, socialmente esplosiva. Si può far ancora cambiare il punto di vista a Berlino o la situazione è secondo Lei irrimediabilmente compromessa?

 
Le possibilità di intervento esistono, ma il tempo si sta esaurendo e dobbiamo smettere questo inutile esercizio di moralità. Le responsabilità per il disastro attuale sono esattamente le stesse: per ogni debitore in difficoltà, infatti, c’è dietro un creditore imprudente.


Se ci pensiamo bene, non è così difficile far cambiare atteggiamento a Berlino. Basterebbe che i paesi dell’Europa meridionale con l’Irlanda, quindi la maggioranza nelle votazioni nei vari consessi decisionali, formassero un’alleanza politica e dicessero chiaramente che non sono in grado di proseguire con queste misure di politica economica. Dovrebbero poi chiarire che non sono disposti a seguire più il Diktat del Nord Europa. Hanno i voti per rendere efficaci le loro indicazioni ed urgenze. Si può fermare l’austerità oggi stesso ed isolare la Germania, ma solo se tutti questi paesi decidono di agire insieme ed in modo coordinato. Fino ad ora però questo non è accaduto.

 

- Prendiamo a riferimento il caso specifico dell’Italia. Qual è secondo Lei la migliore strategia di politica economica percorribile oggi per il nostro paese?

 

Non è una risposta facile perché l’Italia è un caso particolare all’interno della zona euro: a differenza della Spagna e dell’Irlanda, ad esempio, non ha registrato un boom dal lato del credito, ma è entrata in crisi nel momento in cui è crollata la fiducia dei mercati sul suo alto debito pubblico. Di fronte ad una Germania ed agli altri paesi del nord che impediscono politiche monetarie e fiscali espansive in grado di rilanciare le prospettive di crescita del paese, l’Italia dovrebbe in primis cercare un’alleanza con i paesi dell’Europa meridionale, ma, da subito, deve chiarire che non è più disposta a proseguire con l’austerità e non può accettare di entrare in deflazione.

Al contrario, il tema dominante resta quello delle riforme strutturali. Può essere un aspetto vero, ma bisogna sempre ricordarsi come le riforme strutturali possono aumentare la produttività di un paese e quindi influire positivamente sulla crescita solo nel lungo periodo. Al contrario, non aiutano in nessun modo a risolvere i problemi drammatici che l’Italia deve affrontare nel breve periodo, in particolare il crescente tasso di disoccupazione.

 

- A parte l’austerità e le scelte della Bce, è chiaro oggi come le distorsioni macroeconomiche create per la partecipazione ad un’unica moneta non siano più, soprattutto per l’Europa meridionale, sostenibili. Giudica l’euro “irreversibile” come ha recentemente dichiarato Draghi o ritiene possibile la sua fine nel breve periodo? 

Non è mai facile parlare del futuro e fare previsioni. Ogni cosa è certamente sempre possibile ed anche la fine della zona euro è uno scenario da tenere sempre in considerazione. La mia opinione personale è che oggi non siano alte le probabilità di un collasso della zona euro, ma è assolutamente imprudente dire che la moneta unica sia irreversibile. Tutti gli scenari devono essere considerati e studiati per essere poi pronti alle conseguenze. Il maggiore rischio oggi per la sopravvivenza della zona euro è lo smantellamento del Welfare – figlio dell’austerità e della spirale deflattiva – che produrrà  proteste sociali sempre maggiori in grado di destabilizzare politicamente un numero crescente di paesi.

Mentre la Bce con il programma Omt, agendo come prestatore di ultima istanza, ha ridotto la possibilità di un’implosione finanziaria della moneta unica, questo rischio è stato sostituto da uno nuovo: un’implosione politica. Senza un cambiamento di rotta immediato e deciso in grado di dare una risposta concreta soprattutto al livello insostenibile di disoccupazione, le possibilità di una dissoluzione potrebbero aumentare rapidamente.

I Limiti Culturali e Sociali

I Limiti Culturali e Sociali del Popolo Italiano e Gli Intellettuali da Salotto.

 

la devastazione sociale e culturale_identità nazionale

 

Vittorio Boschelli

Le proteste dei giorni scorsi dei “forconi” che Noi non abbiamo accettato di buon grado, meritano una analisi più approfondita… al fine di sgombrare il campo da equivoci. In linea di principio non siamo di certo contrari alla protesta contro un sistema politico e capitalistico-finanziario… così come a tutte le proteste che il Popolo ritiene dover fare in questo particolare momento storico avendone tutte le ragioni… ma a patto che tutte le proteste e la loro forma siano condotte in maniera seria e intelligente… NOI Popolo contro LORO politicanti mercenari. Etichettare come “forconi” tutte le persone che hanno protestato in questi giorni in vari modi è errato, come è errato ridurre a folcloristico un malessere dilagante di un Popolo… purtroppo a questo i Forconi di Ferro hanno contribuito attraverso molti errori politici e di erronee valutazione nei rapporti interpersonali.

Noi non eravamo d’accordo sui TEMPI, sui MODI e sugli UOMINI di questa protesta, ma non siamo contrari a protestare… Di contro sosteniamo l’esatto contrario ovvero – meravigliandoci – di come ad oggi il Popolo Italiano sia rimasto apatico… impassibile… mostrando una quasi codarda e vigliacca rassegnazione…

Gli Intellettuali, in modo particolare quelli di sinistra, hanno etichettato il Movimento dei Forconi (mescolando capre e cavoli) come eversivi e filofascisti. Non c’è dubbio che nella protesta definita impropriamente dei “forconi” che in vero non ne avevano affatto “l’esclusiva” ci siano varie anime e non c’è dubbio alcuno sulla inconsistenza politica, l’ingenuità e l’ambiguità di alcune di loro.

Vorrei solo ricordare ad Intellettuali vari, asserviti e salottieri, che unicamente la RIBELLIONE POPOLARE può risolvere e spazzare via TUTTA la melma che c’è in Parlamento… e anche e soprattutto fuori dal Parlamento non siamo messi di certo bene… Occorrerebbe tener conto che le RIBELLIONI hanno un prezzo a volte molto alto… di rivoluzioni democratiche gestite nei salotti non ho memoria…

Due, infatti, sono gli aspetti da tenere sempre presenti… aspetti che sovente gli intellettuali di ogni donde da destra a sinistra dimenticano ovvero rimuovono per paura…

Il primo… tutti i politicanti Italiani e tutta la classe dirigente (nessuno escluso) hanno permesso la devastazione della nostra NAZIONE… hanno permesso la distruzione di una civiltà identitaria… facendola piombare in un degrado sociale ed economico senza precedenti nella storia, in nome di un Mondialismo, di una Unione Europea e di una Moneta Unica di nome Euro.

Il secondo… gli intellettuali hanno rimosso (de sinistra) che proprio a sinistra sono le colpe maggiori di questo degrado sociale e culturale (non ha caso gli intellettuali sono per la maggiore de sinistra), gli altri non sono di certo santi, ma almeno hanno il buon gusto di non ergersi a paladini delle fasce più deboli.

Se i due aspetti appena menzionati sono reali, non esiste nessuna soluzione CONVENZIONALE in grado di spazzare via TUTTA la classe dirigente di quello che ne è rimasto della nostra Nazione, l’unica speranza di salvezza che abbiamo NOI Popolo Italiano per riconquistare la libertà, i nostri diritti, la dignità delle nostre vite è la PROTESTA DI MASSA di un Popolo Identitario e Nazionalista. Il degrado politico e culturale in cui versiamo da molti decenni non potrà mai partorire delle VERE soluzioni “DEMOCRATICHE” convenzionali (voto), infatti il deserto da sinistra a destra passando per il sopra M5S è talmente arido che nessuno in questi anni si è contrapposto SERIAMENTE sciolinando i VERI problemi del Popolo a difesa della nostra Nazione, è conseguenziale come ogni GUERRA che si rispetti che le prime linee siano sgangherate e sacrificate, ma prima o poi arriveranno le seconde linee a dare il colpo di grazia a questi traditori della Patria, muovendosi con strategia ed esperienza, al tempo giusto, con metodo e Uomini credibili.

La “sinistra” è arrivata al capolinea con Renzi ( “l’articolo 18 è una questione ideologica”), la “destra” ci manca poco e il pseudo sopra del m5s approva il patto di stabilità assieme a quel SISTEMA che in piazza dicono di avversare ma in parlamento sostengono, figli del Mondialismo e del Liberal Capitalismo Democratico.

Presto la Guerra invisibile che combattiamo da anni sarà visibile ai più e si manifesterà in tutta la sua drammaticità (nonostante l’ottimismo di Letta) , solo allora il Popolo sarà cosciente e se siamo stati capaci di offrirgli tutti gli strumenti necessari, saprà fare la cosa giusta, questa è la nostra scommessa e solo per questo NOI di Identità Nazionale viviamo e ci nutriamo ogni giorno in trincea, abbeverandoci alla fonte della sofferenza di un Popolo, assetati come siamo di LIBERTA’.

Chi è convinto che ci possano essere altre soluzioni non conosce la storia e vive anni luce distante dalla vita reale, in un mondo parallelo che non è certamente quello in cui vive il 98% del Popolo Italiano.