Quelli che Hanno Capito Tutto…Svalutazione

Quelli che hanno capito tutto, dell’Euro e della Svalutazione, come Casaleggio e Piddini.

 

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di Vittorio Boschelli

Dedico questo articolo a Lucio….dopo il successo dell’articolo precedente dove asserivo che il M5S non è mai stato contro l’euro, che ha fatto piombare i grllini sulla nostra pagina facebook, a replicare di ogni, nel tentativo di difesa, ma senza successo, la verità è una brutta bestia, capisco il vostro nervosismo, ma prima o poi dovrete ammettere di essere stati manovrati, dai vostri capi Setta, noi non abbiamo fretta, sappiamo aspettare e siamo tranquilli.

Certo il vostro guru non vi aiuta infatti dichiara: “Dopo l’uscita dall’euro la nuova moneta varrebbe zero”, ditemi voi come si può difendere l’indifendibile, eppure un grillino mi scrive: “Fronte popolare fatti meno canne”, oppure, “Ma quando crescete?” il più sensato Luca…afferma: “I ragazzi in parlamento lo contraddicono spesso….e io sono un 5 stelle….e non me ne pento”, in questi anni ho dovuto sopportare questo e molto altro, immaginatevi nel 2009 cosa potevano dire, ma oggi siamo in tanti a quanto pare, se non mi sono avvilito allora, figuriamoci oggi, lavoreremo anche per voi, non avete colpe, e noi abbiamo il cuore grande.

Pochi minuti fa, arriva il commento di Lucio…” Ma andate a lavorare un po’ ,invece di dire le solite stupidaggini, se non fossimo nell’euro, altro ke Africa saremmo”, non aggiungo altro, la mia risposta è nell’articolo del solito Alberto Bagnai pubblicato su Goofynomics, quando posso evito di offendere anche se…buona lettura, cari grillini e piddini.

I cialtroni della svalutazione, o la stabilità dell’euro

Mentre su Twitter imperversa il dibattito fra espertoni a colpi di LTRO, CDO, OMT, e altre sigle molto esoteriche, che assolvono alla duplice funzione di mettere vino vecchio in bottiglie nuove (come ci ricorda sempre Guerani) e di aumentare l’autostima di chi le snocciola (come sottolineava con garbata ma feroce ironia Keynes), io, qui, umile servo nella vigna del Signore, vorrei richiamare la vostra attenzione su una delle idiozie più evidenti nel discorso a difesa dell’euro. È un’idiozia talmente evidente che, pur avendovene sempre parlato, non vi ho mai prodotto i dati per smontarla, poiché davo per scontato che essi vi fossero noti, non essendo particolarmente segreti.Vedo invece che perfino molti miei “colleghi” insistono nell’argomentare che l’euro ci avrebbe dato stabilità, e che questo sarebbe il suo principale vantaggio, e che se abbandonassimo l’euro saremmo travolti dall’inflazione, e inoltre non avremmo benefici in termini reali.

A me non risulta, e purtroppo non risulta nemmeno al FMI.

Cerchiamo allora di far vedere alcuni banali (ripeto: banali) fatti stilizzati sull’evoluzione del tasso di cambio italiano negli ultimi venti anni. Quando dico “banali” intendo proprio “banali”, cose delle quali non varrebbe la pena nemmeno di parlare, se non per rimarcare che se un mio collega nega i fatti che vi mostrerò o è un porco collaborazionista (cosa da segnare su un taccuino), o è un cialtrone integrale (più adatto a studiare in una classe differenziale che a insegnare in un’aula universitaria).

Ma io son sicuro che nessuno dei miei colleghi negherà l’evidenza dei fatti, no? Mica sarò collega di cialtroni e/o collaborazionisti!? Comunque, non lo riterrei un argomento per cambiare mestiere.

Bene, cominciamo dalla stabilità.

Come vi ho detto più volte, nei primi due anni di vita (1999-2000) l’eurone si è svalutato contro il dollaro più o meno quanto la liretta fece nel dall’agosto 1992 in poi. Il grafico è qui:

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e riporta il tasso di cambio fra valuta nazionale italiana (lira nel 1992, euro nel 1999) e dollaro, fatto 100 il primo mese del periodo considerato (agosto 1992 per la serie USD92, gennaio 1999 per USD99). I dati vengono da questo utile sito.

La stabilità dell’euro la vedete! Nei suoi primi due anni di vita esso si svalutò di circa il 25% contro il dollaro, mentre la liretta aveva perso, due anni dopo lo sganciamento dallo Sme, circa il 30%. Non mi sembra una differenza particolarmente rilevante. Va da sé che il profilo temporale delle due svalutazioni è molto diverso: quella del 1992 fu più brusca (la linea blu scende prima), quella del 1999 più graduale (la linea rossa scende progressivamente), ma l’entità nel medio periodo fu praticamente identica. Tra l’altro, visto che vi piacciono gli aneddoti, vi posso dire che in quel periodo curavo gli interessi di una fondazione i cui advisor finanziari avevano suggerito di investire una parte consistente del patrimonio in euro. Ricordo ancora le allegre riunioni a fine 1999, quando la discesa dell’euro durava ormai da un anno, e non se ne vedeva la fine, e la proprietaria dei fondi cercava di capire dagli espertoni come mai stesse perdendo così tanto in conto capitale per investire in attività che comunque le davano così poco in conto interessi.

Tanto per chiarire il punto, io a un pranzo di lavoro nel 1998 ovviamente avevo detto al commerciale della grande società finanziaria di turno: “Ma insomma, amico, parliamone! C’è il CAPM, Black e Scholes, il lemma di Ito, equazioni differenziali stocastiche, tutto quest’armamentario, e poi la soluzione qual è? Metti il 60% in euro e il 40% in dollari? Ma questo gliel’avrei detto anch’io gratis a Wdhrtabwdef  [NdC: ho tradotto in venusiano il nome del miliardario di turno], anche se magari avrei messo il 60% in dollari…”.

Lui si fece un risolino prima, e io una risatona dopo (cose che capitano), quando il miliardario di turno se lo inc…, pardon, gli fece sommessamente notare che c’era qualcosa che non tornava.

Aaaaaah!

I piddini ovviamente vi diranno che nel 1999 l’euro non c’era, perché per il piddino (o per l’ortottero, o per l’utile tsipriota, o per…) l’euro è “solo una moneta”, cioè solo un dischetto di metallo che ha in tasca, e che gli evita di dover usare le tabelline quando scende dall’aereo a Parigi per raggiungere il suo attichetto a Place Vendôme.

Ma il fatto è che le tre funzioni della moneta che si studiano a Econ102 sono:

1) unità di conto (metro del valore);
2) intermediario delle transazioni;
3) riserva di valore

e sappiamo anche che storicamente (anzi, antropologicamente) la prima ad affermarsi è stata la prima fra le funzioni elencate. Non c’è scritto “dischetto di metallo”: omissione imperdonabile alla quale i piddini rimedierebbero se potessero riscrivere la storia a loro immagine e somiglianza! Nel 1999 l’euro, che non era ancora circolante (cioè che non era ancora “dischetto di metallo” in tasca a noi), e che quindi non usavamo nelle nostre transazioni interne, era però già l’unità di conto delle transazioni internazionali, il che significa che la svalutazione del 25% contro dollaro comportò che il petrolio ci costasse oltre il 30% in più rispetto a quello che si sarebbe verificato se l’euro fosse veramente stato stabile sul dollaro (perché non il 25%? Chiedetelo agli espertoni che vogliono insegnarci il funzionamento delle percentuali…).

Inutile dire che non vedemmo fra 1999 e 2000 un’esplosione del 30% dell’inflazione, come non la vedemmo nel 1992 (come su questo blog abbiamo più e più volte ricordato da anni: Alberto Barsi ci segnalò nel 2011, nel secondo articolo di questo blog – nel secondo articolo di questo blog – l’intervista a Monti della quale vi ho più volte parlato e che Claudio ha così ammirevolmentecollocato nel contesto a Torino, quella nella quale Monti ammette che fra 1992 e 1993 l’inflazione era scesa e la svalutazione ci aveva fatto bene).

Quindi: l’euro non ci ha dato la stabilità di per sé, perché all’occorrenza gli è capitato di sgretolarsi come la lira.

Allora qualcuno dirà: “Be’, d’accordo, questo è incontestabile: l’euro non è sempre stato forte, e la sua performance nei primi due anni non è stata poi così dissimile da quella della liretta nel suo periodo di maggiore debolezza. Ma proprio questo chiarisce che l’euro non è il problema! Infatti, come ci ha più volte detto, nel 1992 il saldo estero andò rapidamente in terreno positivo e la crescita ripartì, mentre nel 1999 non successe nulla di simile, il che dimostra che l’euro è solo una moneta e che il problema è la corruzione/la Cina/la spesapubblicaimproduttiva [barrare una o più caselle a scelta]”.

Eh no, caro piddino, le cose non stanno così, ovviamente. Madre Natura ti ha dato troppa faringe e poco cervello, e purtroppo, se è possibile rimediare al primo problema con un bisturi, per il secondo c’è poco da fare.

Allora, vediamo i cambi lira contro marco, costruiti nello stesso modo, e riferiti agli stessi periodi:

 

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Oooops! Eh già! Nel 1992 la lira aveva ceduto anche rispetto al marco, ma nel 1999, ovviamente, no, perché eravamo nell’euro, chiaro, bestia piddina? Eravamo nell’euro, chiaro, utile tsipriota? Eravamo nell’euro, chiaro, pentaballista? E quindi, anche se nel 1999 il dischetto di metallo in tasca si chiamava ancora la lira, i cambi intraeurozona erano irrevocabilmente fissi, e in sostanza eravamo già nell’euro.

Ora, vediamo se ti entra in testa (tranquillo: a te mi interessa solo farlo entrare in testa). Riporto gli stessi dati, questa volta non confrontando quello che è successo alla stessa valuta in due tempi diversi, ma quello che è successo nello stesso tempo a due valute diverse, cominciando dal 1992 e poi mostrando il 1999.

Nel 1992 la lira cedette (in proporzioni diverse), rispetto sia al dollaro che al marco:

 

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Notate: cedette più rispetto al dollaro che rispetto al marco. Ora, cosa sarebbe dovuto succedere, nella vostra fottuta mitologia di seguaci di Giannino? Avremmo sì avuto un vantaggio competitivo sulla Germania, quello lo ammettete anche voi – e infatti lo abbiamo avuto, raggiungendo un surplus verso l’estero confrontabile a quello che la Germania aveva avuto negli anni ’80; ma, sempre secondo voi, avremmo dovuto avere un enormissimo scoppio di inflazione – e infatti non lo abbiamo avuto, perché nessun articolo scientifico dice che a una grande svalutazione segua una grande inflazione, dal momento che in effetti una cosa del genere non succede mai per motivi che se voi aveste meno faringe e più cervello potreste studiare qui.

Da quando siamo nell’euro invece può succedere solo questo:

 

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Possiamo riallineare il cambio solo extraeurozona, e dato che il Nord dell’Eurozona rappresenta quasi la metà del nostro commercio, è evidente che il mancato riallineamento (cioè il fatto che la Germania si sia opportunamente scelta un sistema che le permette di non rivalutare) ci danneggia, mentre rispetto ai mercati delle materie prime siamo sempre in balia delle decisioni altrui (ma questo, come abbiamo visto, è meno importante, perché due episodi di svalutazione superiori al 20%, quelli che vi ho mostrato in questo post, non hanno portato a un aumento del 20% del prezzo della benzina alla pompa, come vi ho spiegato non tecnicamente qui, e come vi spiegherò tecnicamente il 12 aprile a Roma). Peraltro, questo fa capire che chi ci dice che il problema è il cambio dell’euro sul dollaroappartiene necessariamente a una delle due categorie sopra menzionate. Il problema è ed era il cambio fra Italia e Germania, cioè il fatto che la Germania non rivaluta, anche se i suoi beni sono molto domandati, sono in eccesso di domanda. Il problema è che l’euro impedisce al mercato europeo di funzionare. Come si ponga rispetto ai mercati terzi è un problema di ordine inferiore, stante il fatto che l’Europa è il più grande mercato dei paesi europei.

Bene.

Dopo tanti post tristi (e qualcuno esilarante), finalmente un post utile. Questo post vi permette:

  1. di riconoscere un cialtrone (o un collaborazionista) quando ne incontrate uno (laddove non crediate, come me, all’inesorabile veridicità della fisiognomica);
  2. di stare tranquilli: qualsiasi cosa succeda al cambio della nuova lira dopo l’euro… è già successo, e siamo ancora vivi!

Il riallineamento che ci aspetta questa volta, però, non sarebbe del tipo “cornuti e mazziati”, come quello del 1999 (cioè con un aumento del costo delle materie prime, a causa della svalutazione verso dollaro, ma uguale competitività verso i mercati di sbocco, a causa dell’esistenza dell’euro). Sarebbe invece del tipo “arrivederci e grazie“, cioè con un incremento del prezzo delle materie prime in dollari simile a quello sperimentato nel 1992, compensato però – come nel 1992, e come in Veneto e nelle Marche ricordano bene – da un uguale o superiore incremento della competitività sui nostri mercati di sbocco.

Prima è, meglio è.

E questo ormai cominciano a capirlo anche gli imprenditori.

La Cittadinanza Secondo Grasso

La Cittadinanza agli Stranieri per il Presidente Grasso è Urgente, più dei Problemi degli Italiani.

 

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di Vittorio Boschelli

Ho trovato un articolo su Grasso che trovate Qui, dal titolo “Cittadinanza: Grasso apre le porte a nuova legge”, naturalmente tutte belle parole, loro sono i “Buoni” e noi i “Cattivi”.

E’ strano come una salita vista dalla parte opposta sembra una discesa, infatti scrive il giornalista: “L’altra faccia della medaglia. Se è vero che spesso in Italia si finisce per cadere nelle ragnatele dei preconcetti, è altrettanto vero che la nostra nazione vive costantemente il fenomeno dell’integrazione e un gran numero di aziende italiane finisce per ritenere persone di nazionalità straniera punti fondamentali dell’attività commerciale”.

Faccio prima un osservazione e anche io affermo, è strano che con tutti i problemi che hanno i paesi europei in simultanea proprio nel periodo di maggiore difficoltà economica, tutti i governi (guada caso de sinistra) ritengono prioritario dare la cittadinanza agli immigrati, o i matrimoni omosessuali, forse per il voto perso dagli Italiani, ecc? Chiudo la parentesi.

Grasso afferma che noi (“razzisti”, “fascisti”, “xenofobi”, “estrema destra” ecc.”), siamo guidati da preconcetti, rispetto all’integrazione razziale europea, e non da dati di fatto inconfutabili, e senza IPOCRISIA, tipico di un falso buonismo de “sinistra”.

Grasso e la “sinistra”, non solo italiana non dicono che, La Libera Circolazione Di Persone, come quella delle Merci e dei Capitali, fanno parte dello stesso disegno INFAME chiamato LIBERISMO e MONDIALISMO che attraverso L’EURO e UNIONE EUROPEA, hanno portato alla FAME e al SUICIDIO milioni di persone in tutta europa, no, questo non si deve dire, perchè loro sono i “buoni” e noi i “cattivi”.

Caro Grasso tanti anni fa, ho fatto il piantone di giorno e di notte d’avanti casa tua a Palermo per 20 giorni, e TU giravi con la scorta, io servivo la Patria nei Bersaglieri, c’èrano allora i Vespri Siciliani, il problema dell’immigrazione non ti ha mai toccato, come tutti i politicanti e gli industrialotti da strapazzo (senza euro è impensabile), mica abitavi allo Zen o alla Vucciria.

Tentare di raccattare i voti di questi poveri immigrati dopo averli sfruttati e sottopagati per anni, facendogli credere che L’Italia era il paese di Alice, per favorire la loro invasione, che serviva a SVALUTARE DIRITTI E SALARI dei lavoratori, dato che non potevate SVALUTARE UNA MONETA di nome EURO, non vi fa onore, agli occhi di molti sembrate i “buoni”, io la chiamo IPOCRISIA e Cattiva Fede.

Abbiamo il problema del sovraffollamento delle carceri, che è in esplosione, dove il 70% dei detenuti sono stranieri (non trovando lavoro è scontato), abbiamo un tasso di disoccupazione al 14% e al 42% tra i giovani, abbiamo milioni di famiglie Italiane che vivono grazie alle Caritas, le città sono diventate invivibili per qualità della vita (sicurezza) e per l’inquinamento dovuto al sovraffollamento, abbiamo un problema di liquidità che transita verso l’estero, AVREMMO IN FUTURO IL SISTEMA PENSIONISTICO CHE ESPLODERA’ A CAUSA DEI LAVORATORI IMMIGRATI, (quello che volete per metterci le mani private) perchè le pensioni saranno devolute nei loro paesi, quindi la ricchezza si trasferirà altrove, ma viene detto l’esatto contrario, che grazie agli immigrati si pagano le pensioni, non c’è cosa più falsa e meschina.

Non sono razzista, senza però, non lo sono e basta!

Non si tratta di soffrire il “diverso”, ma solo di analizzare i fatti, non hanno colpe le persone, sono disperati e illusi proprio come noi, quello che ho sempre contestato è il PROGETTO MALEFICO di cui fa parte il “buono” Grasso (grillini anche voi), una integrazione IMPOSSIBILE, ancora di più in questo lungo periodo storico, che se non fermata, porterà a conseguenze inimmaginabili, quando io Italiano ho fame divento intollerante, questo non è giustificabile, ma è nella natura umana, nell’istinto alla sopravvivenza, natura manipolata e influenzata dall’ipocrisia.

Un buon padre di famiglia pensa prima ai suoi figli e poi agli amici dei figli, questo è naturale, lo STATO invece pensa prima agli altri e poi agli Italiani, questo è vergognoso e avrà un prezzo, guardare Hollande per credere, e siamo solo all’inizio.

Mi ero già espresso in merito, qualche anno fa e anche pochi mesi fasulla contrarietà del Fronte allo Lus Soli, ma vedo che si continua a mentire al popolo, ma molto presto anche il popolo italiano (il 58% a già capito), capirà il DISEGNO CRIMINALE del MONDIALISMO e saranno dolori, poi non dite che noi “cattivi” non vi avevamo avvisati, noi volevamo e vogliamo evitare il peggio, dato che siamo “cattivi”, voi che siete “buoni” invece fate di tutto per causarlo, questa è la differenza, saranno gli Italiani a giudicare quando sarà ora.

La storia mi ha insegnato che ingannare e sfruttare un popolo, attraverso la menzogna e la tirannia, per molto tempo, FINISCE SEMPRE MALE IL TIRANNO, ma questo non si riesce a comprendere, eppure la storia dovrebbe servire a questo, ma evidentemente gli “Interessi” economici sono più autorevoli della storia.

Imprenditori Criminalizzati

Imprenditori uguale evasori, ma state attenti a non farvi ingannare, dai killer dell’informazione.

 

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di Vittorio Boschelli

Leggo questo articolo dal titolo “Fisco: Imprenditori più “poveri” dei dipendenti” che vi pubblicherò in seguito.

Che esiste in Italia e non solo, un problema di evasione fiscale, non ci piove ed è vecchio come il cucco, ma vedo troppo spesso titoli che criminalizzano gli Imprenditori senza distinzione, e già questo non è onesto, tra un Salumiere e Montezemolo, c’è una bella differenza.

Detto questo, passiamo al principio per il quale questo messaggio Imprenditore=Evasore, non deve passare, e non fatevi prendere dalla sindrome del dipendente che paga fino all’ultimo centesimo, dimenticate l’ingiustizia e il problema che esiste e va risolto, ma NON IN QUESTO MOMENTO STORICO, ho spiegato in mille occasioni che l’intendo della propaganda non è quello di fare giustizia, perchè tutti paghino, ma è la lotta tra poveri “facce della stessa medaglia”.

La criminalizzazione dell’imprenditore e la falsa lotta all’evasione, serve come alibi per sferrare il colpo finale ai Piccoli e Medi Imprenditori, agli Artigiani, ai Commercianti alle tante partite IVA “costrette” per portare a casa un tozzo di pane, in modo da legittimare il rastrellamento degli EURO per consegnarli alla Finanza Privata Internazionale che reclama i lucrosi interessi più i capitali e vuole IMPOVERIRCI, distruggendo il nostro tessuto manifatturiero, infondo l’euro a cosa serve se non a questo, mica è stato fatto per voi.

Questo è il fine ultimo, prendere due piccioni con una fava, EURO e Imprese, anche se l’evasione esiste, come esistono gli sprechi (non solo in Italia), IN TEMPO DI “CRISI” PROFONDA come quella attuale NON VA TOCCATO NULLA, ripeto NULLA, questo dice l’economia e la storia, chi continua a fare demagogia e mistificazione è COMPLICE DEL SISTEMA, questo ho sempre sostenuto da inizio crisi e questo sostengo oggi.

Capisco che molti non capiranno ed è più popolare affermare il contrario, (altri movimenti hanno fatto la loro fortuna su questo) ma ho fatto una scelta tanti anni fa, schierandomi contro l’euro e unione, quando ci contavamo in poche mani in Italia, e non mi sono preoccupato dell’impopolarità del momento, ho fatto la stessa cosa con i Tagli, le “Riforme” e L’Evasione Fiscale, il compito della Nuova Politica è dire la Verità alla Gente, attraverso SCELTE sensate e UTILI per tutti, nell’interesse di TUTTI e non contro noi stessi, gli slogan o i luoghi comuni li lasciamo ai vecchi politicanti e ai nuovi che non conoscono la storia e la politica, l’economia può anche passare.

Quindi in guardia e non fatevi ingannare, imparate a ragionare come ragionano loro che non divulgano cose a caso e all’unisono, se lo fanno e magari in apparenza può essere anche giusto, come il problema dell’evasione, c’è sempre uno scopo a vostro danno e un vantaggio per POCHI ELETTI, quelli non li toccheranno mai.

Ecco l’articolo e giudicate voi come al solito…ah..dimenticavo, ha ragione la Ciga di Mestre, ma una cosa balza agli occhi ed è grossa, sempre per il futuro “i tagli o le regole si fanno in periodi di vacche grasse”, risulta dall’articolo che soli 29.000 Italiani dichiarano un reddito complessivo superiore a 300.000 Euro e risulta secondo l’articolo che 113.000 contribuenti hanno dichiarato immobili all’estero, in futuro inizieremo da loro se avremo il privilegio di decidere e non dal salumiere.

(AGI) – Roma, 26 mar. – Gli imprenditori sono ‘piu’ poveri’ dei dipendenti e quasi un quarto della ricchezza e’ nelle mani del 5% dei contribuenti con i redditi piu’ alti.

E’ questa la fotografia che emerge dalle statistiche sulle dichiarazioni ai fini Irpef relative all’anno di imposta 2012 diffuse dal ministero dell’Economia. Il reddito medio dichiarato dagli imprenditori risulta infatti pari a 17.470 euro mentre quello dei lavoratori dipendenti e’ in media di 20.280 euro. Il Mef ricorda pero’ che, nelle dichiarazioni Irpef, per ‘imprenditori’ si intendono i titolari di ditte individuali, e non chi esercita attivita’ economica in forma societaria, e precisa che la definizione non puo’ essere sinonimo di ‘datori di lavoro’ in quanto sono compresi coloro che non hanno personale alle loro dipendenze.

La Cgia di Mestre non ci sta e parla di “un’interpretazione distorta e tendenziosa dei dati, finalizzata a dimostrare che gli imprenditori guadagnerebbero meno dei lavoratori dipendenti”. Mentre il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, attacca: “Il fatto che spesso i dipendenti paghino piu’ tasse dei loro datori di lavoro e’ una vecchia denuncia di tutto il sindacato. Purtroppo in questo paese i delinquenti sono quelli che vogliono combattere l’evasione fiscale”. Sulla stessa linea la Uil: “Il Governo, come promesso dal suo Presidente, combatta l’evasione fiscale.

I dati confermano drammaticamente che in Italia a pagare le tasse sono quasi esclusivamente i lavoratori dipendenti e i pensionati”. In generale, in base alle dichiarazioni Irpef 2012, i ‘piu’ ricchi’ risultano i lavoratori autonomi con un reddito medio pari a 36.070 euro e i ‘piu’ poveri’ sono i pensionati (15.780 euro). Ma la crisi si e’ fatta sentire un po’ per tutti. In quattro anni il reddito medio dei dipendenti e’ calato del 4,6%, quello degli autonomi si e’ abbassato del 14,3% e quello degli imprenditori dell’11%. E’ aumentato invece del 4,6% il reddito medio da pensione.

A livello nazionale la ricchezza totale dichiarata e’ di 800 miliardi di euro mentre il reddito medio e’ pari a 19.750 euro (+0,5% rispetto all’anno precedente). La meta’ dei contribuenti non supera i 15.654 euro mentre il 5% dei soggetti piu’ ricchi detiene il 22,7% del reddito complessivo. Sono solo 29.000 i contribuenti che dichiarano un reddito complessivo maggiore di 300.000 euro mentre il 90% dei soggetti dichiara fino a 35.819 euro. Tra le regioni in testa c’e’ la Lombardia (23.320 euro), seguita dal Lazio (22.100 euro), mentre la Calabria ha il reddito medio piu’ basso con 14.170 euro. Se si guarda poi al peso dell’Irpef, piu’ di 10 milioni di soggetti hanno un’imposta netta pari a zero: si tratta per lo piu’ di contribuenti che rientrano nelle soglie di esenzione.

L’imposta netta Irpef in media vale 4.880 euro ed e’ dichiarata da circa 31,2 milioni di soggetti (il 75% del totale dei contribuenti) mentre l’imposta netta totale dichiarata e’ pari a 152,3 miliardi di euro ed e’ sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente. I contribuenti con redditi fino a 35.000 euro (86% del totale contribuenti con imposta netta) dichiarano il 48% dell’imposta netta totale, mentre il restante 52% dell’imposta netta totale e’ dichiarata dai contribuenti con redditi superiori a 35.000 euro (14% del totale dei contribuenti).

Dalle dichiarazioni 2012 emerge inoltre che sono oltre 113.000 i contribuenti che hanno dichiarato immobili situati all’estero per un valore di circa 23 miliardi di euro, mentre i soggetti che risultano aver dichiarato attivita’ finanziarie detenute all’estero sono circa 130.000 per un ammontare di 28 miliardi di euro. (AGI) .

 

Il 58,1% Degli Italiani è Anti-Euro

Secondo Datamedia il 58,1% Degli Italiani è Anti-Euro…Noi Abbiamo già Vinto.

 

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di Vittorio Boschelli

Siamo sempre abbastanza critici sull’onestà nel diffondere i sondaggi in modo imparziale sulle cifre, quindi prendete tutto con le pinze, quando si tratta di sondaggi.

Detto questo analizziamo a nostro modo il sondaggio fatto da Datamedia per il quotidiano Il Tempo, dove si afferma che il 58,1% degli Italiani è Anti-Euro, questo è un dato importante, percentuale in più o in meno è sempre un successo, se consideriamo la situazione di qualche mese fa, quindi Noi Anti-Euro, abbiamo già vinto, come ho scritto nel post precedente.

L’articolo commette una serie di errori, dal nostro punto di vista, assieme a cose giuste, può anche essere che alla fine ci sbaglieremo noi, ma su una cosa non ci sbagliamo di certo, perchè è un fatto, il M5S NON è MAI STATO ANTI-EURO, ma si ostinano a chiamarlo anti.

La Lega è l’unica forza politica in parlamento che sembra aver cambiato idea sull’euro in modo credibile, attraverso la divulgazione del pensiero economico Anti-Euro degli unici due Economisti Italiani degni di questo nome e credibili, vasta la loro posizione in tempo utile contro l’euro e unione, come abbiamo fatto noi del Fronte, quindi secondo il mio modesto pensiero credo che Salvini sia stato il più intelligente di tutti, e raccoglierà i frutti, avremmo voluto raccoglierli noi naturalmente, ma non è stato possibile, almeno per il momento, domani forse sarà diverso, quindi secondo me la Lega è sottostimata, la sua percentuale sarà tra il 6-8%, questo pensavo qualche mese fa e penso oggi.

La percentuale del PD al contrario è sopravvalutata, sempre secondo me, si deve baciare i gomiti Renzi, se arriverà oltre il 25%.

La percentuale di Forza Italia è sottostimata, varcherà tranquillamente il 25%

La percentuale dei Fratelli D’Italia sarà oltre il 4% abbondante

L’a percentuale del M5S è sovrastimata non andrà oltre il 20%

Poi ci saranno movimenti e partiti di estrema destra che non vengono citati, ma che secondo me riserveranno delle sorprese.

L’Astensionismo sarà il primo partito indiscusso con una percentuale tra il 35-40%, segno della non credibilità degli attori in campo.

Quindi il vento dell’Anti-Euro ha iniziato a spirare forte in tutta Europa, ma in Italia la gente ha capito come dimostra quel 58% e gli attori politicanti vecchi e nuovi, ancora no, non è eclatante quel 58 Anti-Euro ma è eclatante quel 42 che ancora non lo è…!

Naturalmente un po di vento lo prenderà tutto il centrodestra, a non come si poteva prendere, rispetto alla portata Francese, spero che un giorno si capiranno gli errori fatti e spero che noi del Fronte e Movimenti a noi vicini, saremo li a prenderci il vento che meritiamo per quello che abbiamo fatto in questi anni.

L’Articolo sul Tempo scrive: Il 58,1% dei cittadini italiani è convinto che uscire dall’Euro sia un «fatto positivo». È questo il dato più eclatante che emerge dall’ultimo sondaggio di Datamedia Ricerche per Il Tempo. Un dato rafforzato dal distacco abissale (+22%) che separa questa maggioranza di «euroscettici» da chi dichiara di non voler rinunciare alla moneta unica (35,8%).

Le ragioni della prolungata crisi economica che ha colpito il nostro paese (e non solo) sono molte e vengono da lontano. Ma ormai la percezione diffusa tra gli italiani – che fino a qualche anno fa erano uno dei popoli più europeisti del Vecchio Continente – è che una delle cause principali di questo malessere sia proprio l’Euro. Questo dato di fatto, che si è consolidato nel tempo, acquista una rilevanza particolare con l’avvicinarsi delle elezioni europee del 25 maggio.

Nel sondaggio di questa settimana, l’istituto di ricerca diretto da Natascia Turato ci offre per la prima volta il quadro delle intenzioni di voto per le Europee. Uno scenario diverso da quello, basato sulle coalizioni, a cui siamo abituati. Alle Europee si vota con un sistema proporzionale «puro» e i partiti si presentano generalmente da soli.

La grande sfida, se si escludono le formazioni maggiori, è quella di superare la soglia di sbarramento del 4%. Se si votasse oggi, per Datamedia soltanto quattro partiti riuscirebbero ad ottenere seggi al Parlamento europeo.

Il Partito democratico, che si conferma primo partito italiano, otterrebbe il 30,5% (ma una settimana fa, nelle intenzioni di voto per le Politiche, il Pd era al 32,2%). Alle sue spalle – spinto dalla sua netta presa di posizione anti-Euro, appunto – avanza prepotentemente il Movimento Cinque Stelle, che arriva al 24%, vicinissimo allo straordinario risultato (25,5%) ottenuto nel febbraio dello scorso anno. Continua il trend negativo per Forza Italia, che si ferma al 20,5%.

E scavalcherebbe la fatidica asticella anche la Lega Nord (non a caso un altro movimento «euroscettico»), che raggiunge il 5% dopo aver stentato, per molti mesi, a superare il 4%. Tutti gli altri, secondo il sondaggio di Datamedia, oggi non otterrebbero alcun seggio. Qualcuno è molto lontano dall’obiettivo, come La Destra (1%), il Psi (1%) e l’Alleanza Liberaldemocratica tra «Fare per fermare il declino» e il Centro democratico di Tabacci (2%).

Qualcun altro può ancora nutrire qualche speranza. Possono farcela, per esempio, due movimenti lontanissimi tra loro, ma accomunati da una critica radicale al modello Ue, come i Fratelli d’Italia (3% ma trend positivo) e la Lista Tsipras (3,8%). Altri, infine, come il Nuovo Centrodestra (3,5%) e i Popolari per l’Italia di Casini e Mauro (1,8%) potrebbero unire le forze per superare lo sbarramento. Una cosa sola è certa. In questa bagarre pre-elettorale, il vento soffia alle spalle degli euroscettici.