I Lupi e La Pecora Che sa Parlare…!

I Lupi e la Pecora che sa parlare al resto del Gregge…Fare è cosa diversa.

 

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di Vittorio Boschelli

Il Lupo Merkel e il Lupacchiotto Hollande, hanno sempre usato due pesi e due misure, nei confronti dell’Italia, alla faccia di chi crede ancora che esiste L’Unione Europea, la pecora Renzi, degno dei suoi predecessori, con una differenza SA PARLARE ALLE ALTRE PECORE, come pochi, in Italia piace chi sa parlare e non chi sa FARE, siamo un Popolo di burloni con il cuore grande, non è colpa nostra ma di madre natura.

Mi avete sentito parlare in diversi articoli della “stampante che la Merkel ha prestato a Hollande” e non a NOI ITALIANI, sottolineando che non avrebbe salvato Hollande ma che avrebbe penalizzato noi, e in una Unione non era ACCETTABILE, ma i nostri “simpatici” politicanti alla Letta e ora Renzi (l’ultimo più simpatico), giocano a fare i burloni, facendo promesse e slogan, puntualmente smentiti dai fatti, senza mai affrontare i problemi di questa fantomatica Unione Europea, e qua il saper parlare non basta più, da pecora dovresti trasformarti in lupo, e per questo serve un MIRACOLO che solo DIO può fare e non certamente Renzi.

Dopo la simpatica premessa (mi concedo qualche burla anche io ogni tanto), passiamo ai fatti seri, e vi chiedo uno sforzo, è importante capire.

Notizia di ieri, dopo la lettera del ministro Padoan inviata all’Unione Europea dove CHIEDE di sforare come i Francesi, Renzi confessa (come noi avevamo anticipato da tempo), che il pareggio di bilancio non si otterrà nel 2014, neppure nel 2015, ma forse nel 2016.

In allegato alla lettera c’è il DEF e il Piano Nazionale di quelle che chiamano “Riforme”, sapete già cosa si cela dietro questa parola tanto di moda.

Dalla lettera si evince un dato sulla crescita, buttato li con tanta parsimonia, ma è un passaggio importante da cogliere che riportiamo fedelmente: “…Poi conferma la fiducia del Governo che l’insieme delle riforme e delle misure strutturali avranno «un impatto permanente importante sulla capacità di crescita del paese», stimata «prudenzialmente» in una crescita del Pil dello 0,3% già nel 2014. Stima «che potrebbe raggiungere gradualmente nel 2018 2,25 punti percentuali in più». «Possono sembrare numeri modesti – ammette – ma non lo sono se si pensa all’eseguità dei valori di crescita dell’Italia negli ultimi decenni». Poi una nota di ottimismo: «non sarei sorpreso se i risultati fossero migliori di quanto previsto adesso», ricordando che la stima del Def é dello 0,8%, più bassa della stima precedente del Governo Letta“.

Quindi il DEF è praticamente SMENTITO da loro stessi.

La crescita a 0,8 per il 2014 è un dato attualmente irrealistico e il dato previsionale, cioè affermabile come “prudenzialmente” attendibile è invece un ben minore: 0,3. Il che equivale all’asserzione che il DEF non è prudenziale ma inattendibile.
Le conseguenze di una crescita allo 0,3 non sono indifferenti; significa minor base imponibile per le stime sulle entrate e, per inevitabile conseguenza, anche uno scostamento del deficit.
Ciò significa che viene dato per scontato, da Padoan, un insieme di misure tributarie e di taglio della spesa pubblica che avranno un effetto depressivo maggiore di quello stimato sicuramente dal governo Letta e in ogni modo nello stesso DEF.
Quindi preparatevi a lacrime (se ne avete ancora) e sangue, dopo le elezioni europee, altro che la mancetta degli 80 Euro per raccattare qualche voto, fatto dall’incatatore di serpenti Renzi, come se non bastava Grillo come incantatore, la crescita si rivelerà la solita per il 2014 e non quello che affermano i MENTITORI, ma anche se fosse +0,3, non cambia nulla.
La conclusione implicita che si può trarre da questa ammissione di Padoan è che, applicando un realistico moltiplicatore, la crescita si potrebbe rivelare la solita presa per i fondelli per lo stesso 2014 ed anche a +0,3.
Prendiamo per buona questa fantomatica crescita nel 2014, il pareggio di bilancio non è legittimo, secondo quello quanto ratificato nella nostra costituzione dagli scienziati politicanti in parlamento.
Infatti secondo l’articolo 81 (che abbiamo già trattato) della Costituzione, si afferma l’esatto contrario di quello che vi viene inculcato dai Killer dell’informazione, infatti secondo l’articolo non sarebbe CONSENTITO L’INDEBITAMENTO per il 2015, perchè non ci sono i requisiti di ECCEZIONALITA’.
Si richiama infatti, allegramente, solo il primo comma dello stesso art.81 (Lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico), parlandosi solo del concetto di “equilibrio” come non equivalente a “pareggio”, ma si dimentica il secondo comma:   
“Il ricorso all’indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali.”
Poichè, infatti, nel 2014 tornerebbe la crescita, secondo loro, non sarebbero invocabili più “eventi eccezionali” e “effetti del ciclo economico” negativi, e quindi l’indebitamento nel 2015 sarebbe vietato: perchè questa è l’altra faccia del dire, in Costituzione, che “è consentito solo al fine...”, cioè a precise condizioni che non sarebbero, secondo le affermazioni dello stesso DEF (e della lettera di Padoan)  più invocabili.
In Francia è accaduto questo, attraverso la “stampante in prestito” come avevamo riportato a suo tempo, rimanendo inascoltati da chi credeva al “Fogno” Europeo:
Su Financial Times del 15 aprile  Hugh Carnegy ci racconta del deficit francese. Il neo-primo ministro Valls, richiamata la inevitabile “credibilità di cui nessuno può dubitare“, aggiunge “stiamo costruendo la nostra strategia di bilancio per il 2015 sulla base del 3%“. Capite il 3% fatidico e non certo sul pareggio di bilancio!
E questo, quando la Francia sa benissimo di aver aderito anch’essa al fiscal compact, naturalmente non costituzionalizzando il pareggio di bilancio: e la Francia non può vantare certo nè il rispetto del limite del 3% negli ultimi anni nè, tantomeno, risulta essere giunta alla chiusura della procedura per debito eccessivo.
In realtà avrebbero dovuto essere una sequenza di procedure (usando il metro adottato per l’Italia). Ma la Commissione, su basi risibili, ha stabilito quanto segue:
La Commissione raccomanda di prorogare di due anni il termine per la Francia, per consentire al paese di porre fine alla situazione di disavanzo eccessivo entro il 2015. La Francia deve arrivare a un disavanzo nominale del 3,9% del PIL nel 2013, del 3,6% nel 2014 e del 2,8% nel 2015, coerentemente con un miglioramento del saldo strutturale dell’1,3% del PIL nel 2013, dello 0,8% nel 2014 e dello 0,8% nel 2015, in base alle previsioni di primavera 2013 dei servizi della Commissione (estese al 2015).”
Nè la Francia potrebbe invocare la clausola dell’art.3 del fiscal compact: rilevato che il suo debito pubblico su PIL risulta essere abbondantemente al di sopra del 60%, essendo ora oltre il 93%, non solo si ha una inspiegabile indulgenza nell’applicazione dei criteri europei sul rispetto del limite del 3%, ma addirittura il pareggio di bilancio risulta immotivatamente disapplicato, in anticipo, nei suoi confronti. E questo con la sola concessione di una proroga che ne vanifica ogni seria applicazione paritaria visti i criteri utilizzati con l’Italia.

Quindi il Fiscal Compact è già barzelletta da tempo per i Francesi, tanto che il Financial Times afferma: Rimangono forti dubbi sulla capacità del governo francese di rispettare il target…Il deficit era l’anno scorso al 4,3 del PIL, al di sopra delle proiezioni della Commissione al 4,2. Bruxelles prevede per il 2015 un deficit della Francia al 3,9%“. Anzichè del 2,8, come da concessione proroga messa nero su bianco.

Capite bene che qui i conti non tornano, anche un bambino ci riesce: il fiscal compact è dimenticato già in sede di misteriosa applicazione dei suoi criteri nel concedere una moratoria addirittura per il vecchio limite del 3%; non soddisfatti di ciò, gli stessi euroburocrati constatano che la Francia non rispetterà neppure la moratoria stessa.

Un bambino ci riesce i nostri Governanti NO! Avrebbero tanti motivi per “battere i pugni” ma sono come le pecore. Continua il giornale: La previsione francese per il 2015 è di un deficit al 2,8%, ma dovrà essere rivista la prossima settimana, quando Parigi pubblicherà i suoi piani di bilancio per i prossimi tre anni. La proiezione è posta in dubbio in ragione di sgravi fiscali privi di copertura promessi da Valls all’atto dell’insediamento“.

Un modo elegante per dire che tutto è possibile in negativo, ovviamente e che il Fiscal Compact per i Francesi non è un problema come per noi Italiani, naturalmente alla Cancelliera, non farà mica cambiare idea la pecora Renzi, lui è bravo solo a sparare slogan e parlare al GREGGE, per la Cancelliera ci vuole un Lupo molto simile a Questo.

Come siamo bravi noi Italiani, dopo le elezioni europee, ci accorgeremo quanto siamo stati bravi ancora di più (licenziamenti, tagli, tasse, prelievi, ingiunzioni, ecc), il primo partito guidato da una Pecora Eurodrogata, come tutti i suoi predecessori, il secondo movimento guidato da un incantatore di serpenti che gli ha permesso di salire al trono, Eurista e Mondialista, ancora più pericoloso.

Abbiamo solo una fortuna in tante sfortune, CHE NON DIPENDERA’ DA NOI ITALIANI E NEPPURE DA LORO POLITICANTI, ma ci penseranno altri a fare quello che dovevamo fare noi Italiani, essendo il BERSAGLIO PREDILETTO, da Tedeschi e Francesi, saranno proprio loro a spiattellarci in faccia il verdetto della STORIA ECONOMICA che sarà IMPLACABILE.

Il Silenzio e La Menzogna…Grecia.

Il Silenzio e La Menzogna Uccide Il Popolo Greco e Tutti I Popoli Del Sud Europa.

 

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di Vittorio Boschelli

Il silenzio e la menzogna stanno uccidendo il popolo Greco come quello Italiano e tutti i popoli europei, in particolare quelli del sud Europa.

Ricordo ancora quando il bocconiano Monti (il curatore fallimentare), pronunciò la famosa frase: “il successo dell’euro e la Grecia”, io dissi che era “l’unica cosa vera detta dal professore in tante menzogne”, sembrava paradossale, ma in realtà Monti ci diceva che QUELLO CHE SI ERA FATTO IN GRECIA SI DOVEVA FARE ANCHE IN ITALIA, ricordo ancora tanti nasi che si storcevano, a distanza di qualche anno, forse le cose sono più chiare per molti benpensanti dai nasi storti, di Piddina memoria, dove si ostinano ancora a porre dubbi, creati ad arte in PALESE MALAFEDE.

Il nostro programma parla chiaro (gli economisti e la storia, pure), eppure ancora devo assistere a dibattiti penosi, se uscire oppure no, pur sapendo che NON SAREMO NOI ITALIANI A DECIDERLO, ma i “Bravi” Tedeschi, accentrare il dibattito su COSA FACCIAMO DOPO, come abbiamo fatto noi nel nostro programma è cosa difficile per il Piddino Fassina e tanti Piddini nostro malgrado anche di “Destra”.

Il Popolo non deve avere certezze, infatti sparano cazz…a raffica e sono ancora li a mentire, guadagnando danaro e tempo prezioso, per portare a termine la “missione”.

L’Euro e L’Unione è L’ANTI-DEMOCRAZIA per eccellenza, per come sono stati creati e per come sono stati IMPOSTI, se questo non è sufficiente per COMBATTERLI ancora oggi in maniera NETTA, senza se e senza ma, non sappiamo cosa altro dire o fare, viviamo mondi diversi e abbiamo scale di VALORI diverse.

Questo video postato nell’articolo precedente è di grande aiuto, che trovate Qui.

Sui media di regime, si affannano per convincervi, che l’austerità Europea in Grecia ha funzionato, adesso sono tornati sui mercati e le aste dei titoli sono andate a gonfie vele, vi dicono che cresceranno più di noi ed è per questo che noi DOBBIAMO fare le “riforme” come in Grecia, dove il primo pensiero del Popolo Greco OGNI MATTINA è COSA Mangiare e COME facciamo a Curarci.

Capirete che non c’è spazio per occuparsi di Politica, Economia, Democrazia, Stato, Libertà, Dignità, Patria, Costituzione, ecc. Infatti ci penseranno i politicanti Greci e la Troika, proprio come in Italia, Spagna, Portogallo, ecc.

Un Popolo portato allo stremo lentamente, attraverso FALSE SPERANZE e PAURA, non avrà lucidità e forza, questo è l’obiettivo del partito unico dell’euro e di chi mente, come il pupazzo Renzi, gregario dei poteri forti, a capo del PROGETTO CRIMINALE di nome EURO.

Vi sottopongo un articolo interessante apparso su THE TELEGRAPH, in questi giorni, a proposito di Grecia.

L’Europa Ha Sottoposto il Popolo Greco a un Esperimento Crudele

La vendita trionfante delle obbligazioni Greche a cinque anni a fondi internazionali (1/3) e investitori globali – metà dei quali con sede a Londra – ci dice molto sullo stato mentale ed emotivo degli investitori.

Ci dice invece molto poco sullo stato dell’economia greca o della società greca. Non è certamente la prova che la Grecia sia tranquillamente fuori dai guai. Ed è ancor meno una conferma delle politiche della Troika UE/FMI, un fallimento epico che verrà studiato nelle scuole negli anni a venire.
In genere, quando un paese emerge dal trauma di un regime di austerità del FMI ha almeno un livello tollerabile di debito  e, se necessario, una moneta svalutata per rispristinare la sua competitività. Dure riforme accompagnate da un adeguato sollievo. Il paese viene posto su un percorso praticabile verso la ripresa.
Ma questo in Grecia non è avvenuto. Il debito pubblico è ancora al 178% del PIL, nonostante un default parziale verso i creditori privati intorno al 70% in termini effettivi e nonostante (o proprio a causa di) una serie di pacchetti di prestiti UE-FMI – i “prestiti per l’occupazione”, come vengono chiamati in Grecia. Questo livello rimane insostenibile per un paese senza una banca centrale sovrana e una propria moneta.

 

I mercati lo sanno. Si stanno accaparrando le obbligazioni greche con rendimenti del 4,75% perché siamo tornati alla frenesia pre-Lehman, quando compravano qualsiasi cosa, e questo è tutto quel che c’è rimasto. Essi scommettono che le autorità europee manterranno in piedi la Grecia per i prossimi 5 anni, allungando le scadenze dei prestiti e offrendo interessi all’osso. Scommettono anche sul fatto che la situazione politica greca non salterà in aria.

 

Themistoklis Fiotakis di Goldman Sachs dice che i vari trucchi utilizzati hanno ridotto i rendimenti degli interessi sul debito greco al 4-4,5% del PIL, allo stesso livello pre-crisi, quindi il livello teorico di debito è (al momento) irrilevante. Più dell’80% del debito greco sarà nelle mani della EU/BCE e di creditori ufficiali entro il 2016. Il rischio di default è “basso”.
Tutto vero, anche se il tasso sui bond greci a 10 anni ieri è balzato di 32 punti base, quindi i compratori di ieri devono già assorbire una certa perdita.
Che poi gli investitori abbiano davvero un’idea attendibile della politica greca – o meglio della politica europea – è un’altra questione. La coalizione di Antonis Samaras ha ormai un margine di un solo voto nel Parlamento greco. Il movimento radicale Syriza si rifiuta di sparire. Secondo gli ultimi sondaggi, è in testa. Il partito neo-fascista Alba Dorata è ancora a doppia cifra.
Se pensate che siamo nelle prime fasi di un ciclo di liquidità globale e di una nuova espansione, allora una ripresa della crescita può essere sufficiente a portare la Grecia e i paesi mediterranei  fuori dalle secche. Una cosa è se si ritiene che la stretta monetaria G2 di Cina e Stati Uniti suggerisca che potremmo essere più vicini alla fine di un ciclo ormai lungo cinque anni, altra cosa se si concorda con la teoria di Larry Summers della “secular stagnation” – un altro modo per dire che il risparmio globale è troppo alto e i consumi troppo bassi, come negli anni trenta.
Il professor Charles Wyplosz dell’Università di Ginevra dice che i leader dell’UEM hanno semplicemente nascosto sotto il tappeto la crisi del debito sovrano. I rapporti di debito sono cresciuti mentre prende piede una dinamica deflazionistica. Gli attuali livelli di debito in Grecia, Italia e Portogallo sono una “ricetta per il disastro” quando la prossima crisi colpirà, ha detto.

I fondi internazionali che detengono il debito greco pensano di essere abbastanza svegli per prevedere un’eventuale tempesta in arrivo ed essere quindi in grado di scaricare in tempo le loro nuove obbligazioni sui sonnolenti fondi pensione (il mio e il vostro). Senza dubbio hanno ragione.
L’economia greca ha riguadagnato un po’ di competitività con il doloroso metodo della “svalutazione interna”, che è quello di rompere la resistenza dei lavoratori ai tagli salariali facendo  aumentare la disoccupazione a livelli criminali.
Il FMI ha detto nel suo quarto “Review” dell’anno scorso che il disavanzo delle partite correnti è stato in gran parte eliminato grazie alla “compressione delle importazioni”, non con l’aumento delle esportazioni. C’è ancora un “disavanzo strutturale delle partite correnti a circa il 6% del PIL” che implica una sopravvalutazione della moneta di circa il 10%.
In altre parole, la Grecia potrà anche essere vicina al pareggio della bilancia commerciale oggi (anche se ha ancora un deficit di partite correnti), ma lo ha ottenuto dopo sei anni di depressione. Ci vuole un tasso di disoccupazione del 27,5%, e uno giovanile del 58,3% , per raggiungere questo obiettivo. La conseguenza è che il deficit esploderà nuovamente se mai la Grecia dovesse avere una vera ripresa.
L’economia ha toccato il fondo dopo una caduta del 26% del PIL. Ma come si può vedere da questo grafico del FMI, gli investimenti sono crollati, così come le importazioni di beni strumentali necessari per ricostruire l’industria sconvolta del paese:

 

Come si può vedere, la depressione e la deflazione del debito hanno avuto un impatto devastante sui debiti delle famiglie.

 

La Grecia è stata sacrificata per la causa dell’euro, come i 300 spartani, Tebani e Tespiani tagliati a pezzi alle Termopili per salvare l’alleanza greca.
All’inizio gli è stata negata  la ristrutturazione del debito – che è quello che voleva gran parte del consiglio del FMI, secondo le minute trapelate dei verbali delle riunioni  – perché questo avrebbe violato la santità dell’Unione monetaria.
Gli è stato imposto un insieme di politiche (con la collusione dei loro leader) che hanno violato le stesse regole di prestito del FMI e che non hanno un senso economico. Principalmente l’obiettivo era quello di guadagnar tempo perché l’Eurozona potesse approntare le difese da altre parti e scongiurare il contagio. (Anche questo è stato ammesso dal FMI). I cinici direbbero anche che hanno guadagnato tempo perché le banche del nord riuscissero ad svincolarsi con destrezza e a scaricare il loro carico tossico sui contribuenti dell’UEM.
Tutte le stime originarie sui costi dall’austerità erano nettamente sbagliate. Le autorità dell’UE hanno sottostimato il moltiplicatore fiscale di un’ordine di grandezza importante. Non era 0,5 come previsto, ma vicino a  2,0.
Hanno continuamente incolpato i greci di mancare gli obiettivi di deficit, quando la causa principale di queste violazioni era la stessa ferocia della stretta fiscale: bruciante, pro-ciclica e controproducente (imposta senza prevedere un anestetico di tipo monetario), che ha causato il crollo delle entrate fiscali.
Hanno accusato le autorità greche di non riuscire a privatizzare abbastanza velocemente quando era in realtà impossibile vendere qualunque cosa mentre il mercato di  asset e proprietà era in pieno crollo, soprattutto in un momento in cui i politici in Olanda, Finlandia, Austria e Germania parlavano apertamente di espellere la Grecia dall’euro, aggiungendo quindi il rischio valutario a tutto il resto.
Penso che la Grecia avrebbe recuperato molto più rapidamente, con meno danni economici e senza rovinare la metà di una generazione, se avesse lasciato l’euro immediatamente e adottato un classico pacchetto di misure del FMI. Ma non è possibile provarlo. Non lo sapremo mai.
Sarebbe un miracolo se la saga squallida e crudele non lasciasse un sapore molto amaro nella bocca del popolo greco, o se si concludesse alle condizioni politiche imposte dal blocco creditore UME nei prossimi cinque anni.
La Grecia è sopravvissuta al suo calvario senza rivoluzioni o guerre civili. Se questo è sufficiente a considerarla una rivincita della strategia europea per la crisi del debito e per l’intero progetto europeo, ci si accontenta proprio di poco.

 

Euro e il Condizionamento Mentale

Euro, il Pensiero Unico attraverso il Condizionamento dei Popoli e la Paura che Governa il Mondo.

 

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di Vittorio Boschelli

Sabato 12 appena trascorso, ho partecipato alla presentazione del Governo Ombra dell’On. Gianfranco Rotondi e Giampiero Catone, in qualità di responsabile politico del Fronte Popolare, manifestazione che si è svolta nella mia Regione, la Calabria.

L’Evento è stato partecipato e riportato da varie TV e Giornali, il TG3 della Calabria, manda l’evento nel TG delle 14:00, e forse per uno strano caso del destino, il video con il mio intervento di apertura, introduttivo e nulla di più, subito dopo è scomparso dalla testata, ho per essere più preciso, io non sono stato in grado di reperirlo per darvi l’opportunità di visionarlo, se ci riesce qualcuno di voi meno imbranato di me a reperirlo, gli farò un regalo, (nulla di particolare, non fatevi illusioni), nel frattempo vi anticipo l’unica parola “compromettente” che ho pronunciato, SENZA PAURA o timore reverenziale, ANTI-EURO, evidentemente al TG3 non sono abituati a sentirla di frequente, al loro pubblico non piace o forse è meglio non correre il pericolo che gli possa piacere.

 

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Accontentatevi per il momento di questa foto, poi per il video ci affidiamo alla Provvidenza.

Vi posto un altro video, certamente molto più interessante del mio, dove alcuni “criminali” come noi del Fronte, vi dicono molte cose che gìà avete letto in questo Blog, nonostante le avversità e i tanti limiti, vi ho sempre parlato di Pensiero Unico Mondiale, di Paura, di Cambio Fisso, di TAGLIO DELLA CORDA DAL FRONTE TEDESCO, di Dittatura Democratica, di Svalutazione Salariale, di Scala Mobile, di Fame, di Guerra, di Colonia, di MANIPOLAZIONE DELLE MENTI, di DEBITO PRIVATO ESTERO, Mastrict, Lisbona, Fiscal Compact, Basilea, Memorandum, Nazionalizzazione, MES, Troika, Libera Circolazione di Capitali, Merci e Persone, USCITA PROGRAMMATA DALL’EURO e UNIONE PER EVITARE IL CAOS, ATTRAVERSO IL CORAGGIO DELLA VERITA’ DETTA AI POPOLI EUROPEI, PAGANDO IL GIUSTO PREZZO POLITICO DI UNA MENZOGNA PERPETRATA PER DECENNI.

Buona Visione…il video è lungo, ma fate uno sforzo anche se schifati dalla politica (con ragione) perchè impegnati a mettere assieme il pranzo con la cena, non vi riempirà la pancia, ma vi aiuterà a capire il meccanismo del SISTEMA CRIMINALE che vuole proprio il vostro NON INTERESSE, per continuare a RUBARE IL FUTURO DEI VOSTRI FIGLI.

 

Crolla il Potere D’Acquisto del 9%

Crolla il potere d’acquisto delle Famiglie del 9% in 4 Anni, ecco la svalutazione dell’euro già fatta.

 

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di Vittorio Boschelli

Oggi vi posto un articolo apparso su TGCOM24 che non piacerà molto ai Terroristi della Svalutazione, quelli che “senza euro sarà un bagno di sangue” e la nostra Liretta si svaluterebbe del 60%, dato ovviamente falso e terroristico.

L’articolo dimostra attraverso i dati che solo negli ultimi 4 anni la SVALUTAZIONE DELL’EURO è STATA DEL 9% a causa della perdita di potere d’acquisto delle Famiglie, quindi la tanto odiata svalutazione c’è già stata senza bagni di sangue, con la differenza enorme che ha subirla sono stati i più deboli (salari, stipendi, pensioni, disoccupati, piccole e medie imprese), invece svalutando la moneta LIRETTA, avrebbero pagato i Capitalisti Finanziari che hanno interessi esteri, colpevoli assieme ai politicanti del disastro appena iniziato, nonostante i giochi di prestigio di Renzi.

Capito perchè sono amanti del Terrorismo della Svalutazione della Liretta e non vi parlano della svalutazione che già avete subito con l’Euro dei miracoli?

Spero che oggi sia più chiaro e evidente ad una platea più ampia e che questi mentitori la smettano di fare terrorismo, tanto presto la storia presenterà il conto, nonostante le loro menzogne.

Vedere Francia e Ungheria per capire…! Cose sempre dette da noi del Fronte.

Con una certa soddisfazione personale (non si vive di solo pane) vi riporto un messaggio che mi è stato inviato da un cittadino Italiano che non conosco personalmente, ma che segue me e il Fronte da tempo, direi che nonostante i millantatori la gente non è stupida e saprà individuare chi lotta per loro e chi invece è alla ricerca di interessi personali, come si fa ha ostacolare in tutti i modi possibili chi ha lottato in questi anni RIMETTENDOCI su tutti i fronti, se non si è complici del SISTEMA?

Scrive Ivano…..“Grazie mandami pure tutto , siete stati i Primi, ora tutti copiano le vostre idee . Non dimentico . Buona serata.”

Caro Ivano Ti ringrazio e Ti Ringraziano tutti gli Amici che sono al mio fianco, non solo del Fronte, ma di Movimenti e Associazioni che in questi anni hanno instaurato con noi un rapporto di fiducia, rispetto e stima, la Tua frase è quella che abbiamo sempre sognato in questi anni di sentire, ci hai regalato la frase più bella in assoluto e la realizzazione di un sogno, benvenuto tra noi, oggi il Fronte è anche Tuo.

Inps: crolla il potere d’acquisto
Per le famiglie giù del 9% in 4 anni

Il bilancio sociale dell’istituto previdenziale calcola una caduta del 4,9% solo nell’arco degli ultimi dodici mesi. Il reddito disponibile ha perso in media l’1,8% all’anno nel periodo della crisi, cioè dal 2008 in poi.

Pensionati, quasi uno su due sotto i mille euro – E molto bassa risulta, secondo i dati Inps, anche la disponibilità finanziaria dei pensionati: quasi la metà di loro (il 45,2%) ha un reddito inferiore ai mille euro al mese secondo il bilancio 2012 dell’istituto di previdenza. A rimanere sotto la soglia sono 7,2 milioni di persone, tra le quali 2,26 milioni (il 14,3% del totale) non arrivano a 500 euro. Possono invece contare su oltre 3mila euro al mese poco più di 650mila pensionati.

Resta forte lo squilibrio legato al sesso, dal momento che il 55,3% delle pensionate può contare su meno di mille euro al mese a fronte del 33,6% degli uomini. Nella classe di importo più bassa (fino a 500 euro) ci sono il 17,4% delle donne (1,479 milioni di persone) e appena il 10,7% degli uomini (786mila). Nelle classi di reddito da pensione pari o superiore ai 1.500 euro invece ci sono il 20% delle donne contro il 41% degli uomini.

Guardando invece la mappa geografica della distribuzione dei redditi da pensione, il 48% del totale (7,7 milioni) è al Nord con un reddito pensionistico medio di 1.337 euro al mese. Nel Mezzogiorno risiede il 32% dei pensionati (5 milioni di persone) e la media arriva a 1.105 euro mentre nel Centro c’è il 20% dei pensionati (3,2 milioni) che arrivano in media a 1.362 euro.

Pensionati, i pubblici più ricchi dei privati – Un altro divario nel reddito da pensione è tra i pensionati pubblici e quelli privati: i primi nel 2012 arrivavano in media a 1.948 euro al mese, oltre 700 euro in più rispetto ai 1.223 euro guadagnati da coloro che hanno lavorato come dipendenti nel settore privato. I dati sono sempre quelli del bilancio sociale Inps e si riferisce a chi beneficia di un solo trattamento pensionistico. La differenza dipende anche dal numero di anni lavorati e si allarga tra le donne, con 826 euro medi di pensione a quelle del fondo lavoratori dipendenti e 1.613 per quelle del settore pubblico. Per artigiani e commercianti il reddito da pensione rimane in media sotto i mille euro.

Inps: spesa ammortizzatori a +19% – Nel 2012 la spesa per gli ammortizzatori sociali è cresciuta del 19% rispetto al 2011, superando i 22,7 miliardi. L’Istituto sottolinea che la spesa principale è quella per la disoccupazione con 13,8 miliardi (+18,2%), oltre due miliardi in più rispetto agli 11,684 spesi nel 2011.

A utilizzare questi soldi sono state oltre quattro milioni di persone. Circa 1,6 milioni hanno usufruito di cig e mobilità, contro gli 1.250.000 lavoratori del 2011 (+28,5%) con una permanenza media pro capite in cassa di di due mesi e due giorni lavorativi. Nel complesso hanno ricevuto il sussidio di disoccupazione (ordinaria, agricola e trattamenti a requisiti ridotti) 2,5 milioni di persone a fronte dei 2,26 dell’anno precedente.

L’Inps sottolinea poi che i 22,7 miliardi (3,6 in più nel confronto sul 2011) si sono suddivisi in 12,6 di prestazioni e 10,1 di contributi figurativi. La parte principale ha riguardato la disoccupazione (13,8 con un +18,2%), mentre per la cassa integrazione sono stati spesi 6,138 miliardi (con una crescita di oltre un miliaro, pari al 21,8%) e 2,824 per la mobilità (+17,3%).

Il peso maggiore degli ammortizzatori è a carico dello Stato con 14,237 miliardi a fronte degli 8,536 miliardi di contributi da imprese e lavoratori. Il finanziamento della cassa integrazione viene coperto dallo Stato per il 37,8%, quello della disoccupazione per il 70,1% e quello per la mobilità per il 79%.

Dipendenti pubblici, 130mila in meno -E ancora, nel 2012 c’è stata una vera e propria emorragia di dipendenti pubblici, molto diminuiti a causa del blocco del turnover. Nel 2012 le entrate contributive dell’ex Inpdap sono scese di 4,78 miliardi (-8,2%). I contribuenti del fondo pubblici statali sono diminuiti di 107.012 unità (da 1.780.000 a 1.672.988 con un -6%) mentre quelli del fondo pubblici enti locali sono scesi di 25.070 unità (da 1.305.542 a 1.280.472 e un -1,9%). Cresce invece di 1.870 unità il fondo pubblici sanitari e il fondo pubblici ufficiali giudiziari (+721).

Le entrate contributive dell’ex Inpdap, dice ancora il bilancio sociale Inps, si sono ridotte di 4.781 milioni di euro, dato legato al blocco del turn-over nel pubblico impiego e al rallentamento della dinamica retributiva del settore.

Nel 2012 quasi tutte le categorie di lavoratori mostrano una diminuzione. I lavoratori dipendenti del settore privato si riducono di 48.888 unità (-0,4%); i lavoratori pubblici di 129.515 unità (-4%); i lavoratori autonomi di 13.817 unità (-0,3%) e i parasubordinati di 22.167 unità (-2%).

Il blocco del turnover ha accentuato nel pubblico la tendenza che c’è anche nel privato di diminuzione dei dipendenti con meno di 30 anni (-20,1% nel pubblico, -8,7% nel privato) e di progressivo invecchiamento dei lavoratori. Le variazioni per classe d’età, infatti, sono negativi fino ai 50 anni con una riduzione media del 9,3%. Si rilevano invece incrementi dell’1,4% per i dipendenti tra i 50 e i 60 anni e del 5,9% per quelli oltre i 60 anni.

Il potere d’acquisto delle famiglie è crollato del 9,4% tra il 2008 e il 2012. Lo si legge nel bilancio sociale Inps, secondo il quale, solo tra il 2011 e il 2012, il calo è stato del 4,9%. Nel complesso nei quattro anni considerati il reddito disponibile delle famiglie ha perso in media l’1,8% (-2% tra il 2011 e il 2012).