Cercasi Italiani Degni

Cercasi Italiani Degni e non Assoldati dal Sistema…Draghi e Renzi

 

la leva del cambio_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

Cerchiamo italiani degni che non sono assoldati dal sistema, per una rinascita dalle ceneri che l’asceranno gli indegni alle leve di comando.

Mentre scrivo ascolto la pattumiera della TV e sento che Renzi dichiara, approposito dell’inutile dibattito sull’articolo 18 (ricordo il ministro di Berlusconi, Monti, Letta e oggi Renzi, qualcuno ancora crede che ci sia differenza tra di loro, poveri noi) “le aziende devono poter licenziare” e tutti a battere le mani al “Bugiardo”, Marchionne in prima fila, (mai nessuno aveva osato così tanto come Renzi, noi vi avevamo avvisati cari amice “de sinistra” “il colore del sangue del popolo stona meno sul grembiulino rosso”, ma non ci credevate, peccato per voi), ma vi dirà tra qualche giorno che i “poteri forti gli hanno impedito di fare le “riforme”, come se fossero UTILI per voi e non per i “poteri forti” amici suoi.

Abbiamo sempre sostenuto che l’articolo 18 NON SERVE ALLE AZIENDE ITALIANE, (fatto da piccole e medie imprese), ma a quelle estere (tedesche, ecc), che dopo averci comprato (l’euro doveva proteggerci), possono licenziarvi e schiavizzarvi, portando gli UTILI nei loro paesi, ma a molti imprenditori non entra ancora in testa.

Poi noi abbiamo bisogno di crescere, tutti i giorni da anni vi bombardano, con questa parolina magica, ed è vero, abbiamo una disoccupazione a dir poco allarmante (creata ad arte), se questo è vero a cosa serve il POTER LICENZIARE ANCORA? Forse ci perdiamo qualche cosa che voi fans renzini o berlusconini, non vi siete persi…ma…sarà…?

La natura è stata matrigna con tanti italiani, che ancora venerano i propri aguzzini, cosa ci volete fare non è colpa vostra.

Chiusa parentesi articolo 18, (doverosa), passiamo al VERO PROBLEMA, quello di esserci privati dall’unico strumento che ha uno stato (assieme alla leva fiscale), per poter superare squilibri strutturali e “CRISI”, senza i quali c’è la RISTRUTTURAZIONE DEL DEBITO o FALLIMENTO se preferite, per quelli di bocca buona.

Altro che “castacorrruuuuzzzzziiiooonnnee”, “debitopubblicobrutto” “svalutazionechecirendecechi” “andremoafarelaspesaconlacariola” “saràunbagnodisangueconlasvalutazionedel50%” “dobbiamodiventarecomeibravitedeschilorohannogliocchiblù” “abbiamovissutooltrelenostrepossibilitàecolpanostradelfollettoedimagomerlino”,  tutti luoghicomuni(sti) per la maggiore, (a “destra” non hanno fatto di meno), che abbiamo sfatato e smentito puntualmente ogni giorno con FATTI e DATI, ma non è bastato, visto i danni celebrali causati in 50 anni, sottoposti alla “macchina delle cozze” TV e Quotidiani.

L’italiano Governatore Draghi e L’Incantatore si serpenti Renzi (ne conosco almeno altri quattro al suo livello), sanno benissimo cosa fanno, anche perchè anno un certo ascendente (diciamo così per evitare querele) verso i paesi CREDITORI, è il popolo che non ha capito un fico secco, e non per colpa loro.

Vi lascio all’articolo, sui VERI COSTI DELLA POLITICA CHE SONO LE SCELTE, come quella che ha fatto la germania (svalutazione salariale e debito pubblico) tradendo trattati e il significato di UNIONE, certo sono stati “bravi” a nostre spese, e non potevano esserlo senza “l’ascendente” dei nostri mercenari politicanti, imprenditori, giornalisti, sindacati, ecco perchè il PIU’ EUROPA è solo uno specchietto per le allodole che non servirà a nulla, come non servirà a nulla batterei pugni (che non si hanno), se tutto questo vi piace continuate pure è nostro dovere civico informarvi, ammesso che serva a farvi riflettere, visto che se siamo noi a dirlo, serve a poco.

 

Su Pieria, Robin Fransman riassume il principale problema dell’eurozona

 

Quattro anni di crisi dell’eurozona, e finalmente i suoi veri difetti vengono affrontati. Tranne uno.

 
Draghi ne ha nominati un paio nel suo discorso al Jackson’s hole, la mancanza di un bilancio a livello UE e la mancanza di un prestatore di ultima istanza. Ma il suo discorso, per quanto incoraggiante, è viziato da una lampante omissione: la totale asimmetria del coordinamento economico europeo, la cosiddetta “Excessive Imbalance Procedure” o EIP, che ormai fa parte del Patto di Stabilità e di Crescita.
 

L’EIP consente alla Commissione Europea di fare raccomandazioni vincolanti agli stati membri quando la loro economia entra in uno stato di squilibrio rispetto a una serie di indicatori. In linea di principio questo è uno strumento utilissimo in una zona valutaria che manca di un meccanismo formale di trasferimenti fiscali.

Purtroppo, la maniera in cui tale strumento è calibrato non risolve gli squilibri, li esaspera. Nella migliore delle ipotesi, li trasforma da squilibri interni all’eurozona a squilibri su scala globale.

 
Utilizzando l’EIP, la Commissione può costringere all’austerità i paesi quando i deficit e i debit pubblici sono troppo alti, ma non può imporre stimoli o diminuzioni di tassazione quando sono alti i surplus. Essa può costringere gli stati alla moderazione salariale e al declino dei salari reali quando il costo del lavoro unitario sale troppo rapidamente, ma non può nulla quando i salari crescono troppo lentamente. L’EIP entra in azione quando un paese ha una posizione patrimoniale sull’estero negativa oltre il -35%, ma una posizione fortemente positiva non viene nemmeno notata.  La procedura entra in gioco quando l’inflazione è troppo alta, ma non fa nulla quando l’inflazione è troppo bassa. Tutti gli indicatori della EIP sono condizionati in questo senso. L’unico indicatore che abbia un minimo di equità è l’indicatore delle partite correnti: un deficit superiore al -4% suona un campanello di allarme, così come lo suona un surplus superiore al 6%. Ma anche in questo caso c’è semplicemente un’asimmetria evidente. (E in ogni caso la Germania se ne infischia e sfora il 6% a suo piacimento senza alcuna sanzione, NdVdE).
 
Questo sistema non tende a un equilibrio desiderabile. Questa non è una Procedura di Squilibrio Eccessivo (in inglese “Excessive Imbalance Procedure”, ndVdE). E’ un generatore di deflazione. Spinge l’economia a un perenne surplus delle partite correnti e deprime la domanda interna (ve lo ricordate “abbiamo distrutto la domanda interna” di Monti, vero? NdVdE), facendo in modo che l’export sia l’unica possibile fonte di crescita, mettendo il tasso di cambio dell’Euro in costante pressione al rialzo.
 
Per un’economia grande come quella dell’eurozona questo non può essere un modello sostenibile. Il valore aggiunto dell’exportammonta a circa il 15% del PIL dell’eurozona. Una crescita dell’export dell’eurozona  in linea con la crescita del commercio internazionale e dell’economia mondiale contribuisce solo dello 0,5% alla crescita del PIL. E questo senza considerare gli effetti sugli investimenti, ossia una parte importante della domanda interna. In un regime di politiche economiche esclusivamente orientate all’export, i settori che intercettano la domanda interna hanno pochi incentivi ad investire. Senza prospettive di crescita, senza crescita dei salari reali, le società pensano a massimizzare iflussi di cassa e limitano i loro investimenti a pure sostituzioni delle attrezzature. Senza un aumento del costo del lavoro, gli investimenti per aumentare la produttività e minimizzare il lavoro diventano controproducenti. Significa che l’85% dell’economia non investe perché il mercato e la domanda interna non crescono. Questo è quello a cui si riferiva Patrick Polman, CEO di Unilever, quando ha dichiarato in agosto che senza un aumento dei salari reali, Unilever non aveva altra scelta che tagliare ulteriormente i costi e ridurre gli investimenti.
 
Perfino in paesi che dovrebbero essere “molto competitivi” e hanno ottimi punteggi EIP, come la Germania e l’Olanda, gli investimenti delle società sono bassi e sono in discesa. Ora è il settore delle grandi compagnie che è in modalità “risparmio al massimo”, i loro profitti non vengono reinvestiti, o vengono reinvestiti altrove. Nel solo ultimo anno, le società europee hanno aggiunto altri 50 miliardi alla loro montagna di liquidità di 1000 miliardi. Sono i surplus delle società che sostengono la maggior parte delle partite correnti europee, che sono in continua crescita. Con un’inflazione bassa, sacche di deflazione e nessuna crescita, la liquidità diventa il migliore investimento.
 
L’EIP non è una buona politica economica, ma uno strumento moralizzatore. I debiti e i deficit sono brutti,  i crediti finanziari e i surplus sono belli. I salari alti sono brutti, i salari da fame sono belli. La moneta forte è bella, una moneta che svaluta è brutta. Questo strumento non riconosce che debiti e crediti, surplus e deficit sono gemelli, sono due facce della stessa medaglia. Non riconosce che un surplus o un deficit non è solo il risultato di differenti competitività, ma anche il risultato di diversi percorsi di risparmio e investimento. Considerata da una prospettiva economica, si tratta semplicemente di un’assurdità. Poiché le economie devono trovare un loro equilibrio, non esiste un livello dei prezzi intrinsecamente “bello” o “brutto”: al contrario, esiste un livello ottimale che può essere alto o basso, in crescita o in diminuzione. Senza l’euro, le valute nazionali fluttuanti sarebbero determinanti nel riportare l’equilibrio, e questo significherebbe SEMPRE sia una crescita che una diminuzione dei prezzi relativi tra diversi paesi. All’interno dell’eurozona, il raggiungimento di un equilibrio deve seguire lo stesso percorso, o essa alla fine salterà per aria. Con livelli di debito alti e crescenti, essere intrappolata in un generatore di deflazione la ucciderà, prima o poi.  Otterremmo così finalmente il nostro meccanismo di trasferimenti all’interno dell’eurozona,attraverso vari default e il conseguente ritorno alle monete nazionali, ma sarà molto, molto doloroso.
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L’EIP è il nuovo Gold Standard. Costringe gli stati membri a periodici tagli salariali competitivi. E’ l’attuazione del mercantilismo attraverso la svalutazione dei salari anziché la svalutazione delle valute.
 
Mr. Draghi, la preghiamo di prestare attenzione ai commenti del suo collega Jens Weidmann della Bundesbank quando ha richiesto aumenti salariali in Germania nel luglio 2014. Un fondo di investimenti a livello europeo non rilancerà la crescita, non riporterà l’inflazione al livello desiderato. Solo aumenti salariali nominali di almeno il 2,25% annuo per l’eurozona nel suo complesso riporteranno l’inflazione dove dovrebbe essere. E solo una crescita dei salari reali ci riporterà a una crescita sostenibile. Se possiamo costringere i paesi ad abbassare i salari, come abbiamo fatto con successo in Spagna, Portogallo, Irlanda e Grecia, di certo possiamo trovare una maniera di aumentarli nei paesi del centro.
 
Cambiate l’EIP ora. Riportate simmetria. Senza di essa, nessun buon equilibrio può essere raggiunto.

Bollettino Di Guerra Dal Fronte

Bollettino di guerra dal fronte, italiani vergogna…!

 

la guerra dell'euro_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

E’ imbarazzante essere italiani oggi, in italia e all’estero, è imbarazzante leggere i sondaggi, è imbarazzante l’ipnosi di massa, è imbarazzante vedere l’indifferenza verso i propri simili e verso la propria nazione, è lottare per gente che non merita nulla, è imbarazzante il sostegno verso i vostri aguzzini, è non solo imbarazzante ma provo vergogna ad essere italiano, non sono come voi, non mi so spiegare il perchè, forse per me è semplice vedere quello che voi non vedete, non voglio credere che accettate la guerra verso voi stessi e sostenete il nemico, solo per una possibile o illusoria convenienza personale del momento, incurante del DOPO per i vostri figli o nipoti e per la nazione di cui fate parte, quella che vi ha partorito, forgiato, che ha permesso ai vostri padri di costruire il vostro passato e il vostro presente.

Come al solito, consiglio una riflessione, non è mai troppo tardi per redimersi, vi prego di abbandonare la mentalità vecchia se domani vorrete guardare in faccia voi stessi e i vostri figli…vi prego, la guerra dell’euro che stiamo subendo è inaccettabile per qualsiasi essere umano, è inaccettabile come italiani, almeno lo è per me e per noi del Fronte, mi chiedo e ci chiediamo ogni giorno, com’è possibile accettare questo per voi sostenendo i vostri aguzzini del partito unico dell’euro che si trova in parlamento? Come?

Vittime Della “Crisi”

  • Mestre: Troppi debiti, ristoratore 43enne si suicida impiccandosi nella sua pizzeria

  • San Lazzaro: Imprenditore 50enne si suicida gettandosi dalla finestra. Lascia moglie e 2 figli

  • Pisa: Disoccupato 57enne si suicida bevendo una bottiglia di grappa

Perdita Posti Di Lavoro

  • Manfredonia: Solage spa, confermato il licenziamento per 55 lavoratori -Video

  • Roma: L’Ance lancia l’allarme, un’impresa su 3 taglia posti di lavoro

  • Ascoli Piceno: Dati choc, Cna lancia l’allarme, persi 6.000 posti ​di lavoro in un anno

Manifestazioni e Proteste

  • Alessandria: Amag chiude i rubinetti del Gas ai cittadini che non ce la fanno a pagare regolarmente.

  • Napoli: Astir spa, i lavoratori chiedono 7 mesi di stipendi arretrati, presidio a oltranza

  • Genova: Protesta dei lavoratori edili in Liguria, invaso il Consiglio regionale -Video

Degrado Sociale

  • Belluno: Equitalia gli pignora l’auto, 55enne minaccia i dipendenti. Condannato a 4 mesi di reclusione

  • Bargagli: 49enne disoccupato tenta il suicidio cospargendosi di alcol all’interno di un ufficio postale

  • Camposampiero: Debiti e problemi di lavoro, 52enne tenta il suicidio gettandosi dal 2° piano

Malaffare e Disservizi 

  • Bologna: Autovelox irregolari, quattro indagati nella Polizia municipale di Terre d’Acqua

  • Udine: Buco da un miliardo e mezzo nella spesa farmaceutica ospedaliera del Friuli Venezia Giulia

  • Vietri sul Mare: Marea di furti, ma la provincia sfratta i Carabinieri

Sfratti e Problema Casa

  • Roma: Famiglia sfrattata con bimbo malato occupa il residence di Francesco Totti

  • Leonessa: Banca sfratta due anziani, il sindaco convoca il consiglio comunale in casa loro

  • Roma: Banche, +12,3% pignoramenti case, per strada 105mila famiglie. A Milano il record

Credito, Tasse e Usura

  • Roma: Adusbef e Federconsumatori diffidano 13 banche, «togliete quelle clausole vessatorie»

  • Padova: Stangata Tasi, arrivano i bollettini con il “preventivo” da centinaia di euro inviato a campione

  • Roncade: Equitalia, cartella da 426mila euro, pizzaiolo finisce sotto choc

 

Fonte Crisitaly

Standard & Poor’s Straordinario Alert Eurozona

Standard & Poor’s lancia uno straordinario credit alert sull’eurozona a causa della continua ascesa di noi anti euro, specialmente quelli tedeschi.

 

antieuro tedeschi_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

La crescente ascesa di noi euroscettici, in particolare quelli tedeschi (ma non era un paradiso?) ha costretto l’agenzia Standard & Poor’s a emettere un Credit Alert Straordinario per l’eurozona, per motivi abbastanza logici, se in Germania i sondaggi hanno ragione, gli amici Anti €uro costringeranno la Merkel ad anticipare quel famoso “Taglio della corda dove sono appesi tutti i fessi” che noi abbiamo previsto, la cosa naturalmente preoccupa S&P e il Sistema, al contrario NOI l’aspettiamo a braccia aperte.

Gli euroscettici tedeschi si opporranno al tanto atteso allargamento delle maglie dell’austerity, auspicato da chi ancora crede o si illude che risolverà il problema, ma NON RISOLVERA’ NULLA, (per i motivi che sappiamo, vedi bilancia dei pagamenti) ma è vitale per i paesi già alla canna del gas, come l’italia, pena FALLIMENTO ANTICIPATO (tanto se non è prima sarà poi, il risultato non cambia).

Quindi questa volta S&P merita tutta l’attenzione del caso, anche perchè in Italia tira una “brutta” aria per il governo di Palla Palla Renzi, a quando sembra il vento in poppa ha iniziato a soffiare meno (come era previsto), i compagni di merenda si stanno defilando nel tentativo di salvarsi e non essere travolti assieme a Palla Palla Renzi, confesso che mi fanno una certa pena, tentare di far sopravvivere un partito piddino“CHE MORIRA’ CON L’EURO” (come avevamo previsto) non è cosa facile, il verdetto della pattumiera storica vi attende con ansia, buon lavoro traditori della patria (in folta compagnia).

Molti sorridevano e sorridono ancora oggi (beati loro, vivranno a lungo…), ma si inizia a parlare di baionette, non siamo noi del Fronte a dirlo, qualche espertone potrebbe sorridere…ma smetterà presto…prima di quello che si crede.

Ecco l’alert straordinario di S&P trattato su Telegraph
 

Ambrose Evans Pritchard, 23 Settembre – Standard & Poor’s ha emesso uno straordinario credit alert sull’eurozona, che merita una particolare attenzione.
 
Avverte che la crescita del partito anti-euro tedesco AFD mette in discussione il meccanismo di salvataggio dell’euro e mette sotto esame qualsiasi forma di QE, stimolo che è già stato scontato in anticipo dai mercati.

 

Questo costringerà Angela Merkel ad adottare una linea più dura nei confronti dell’Europa, e complicherà ulteriormente la gestione della (già disfunzionale) unione monetaria.

 

L’agenzia di rating ha detto che d’ora in poi monitorerà qualsiasi segnale di rigidità della Germania sulle questioni della UEM volta a scongiurare questa crescente minaccia politica. Il report è stato scritto da Moritz Kraemer, responsabile dei rating sovrani in Europa. Un tedesco. Non è una analisi anglosassone.

 

Alternative für Deutschland sta imperversando in tutta la Germania come un tornado. Una settimana fa il partito ha ottenuto il 12.6pcdei voti nel Brandeburgo e il 10.6pc in Turingia, dopo il successo in Sassonia. E ha fatto irruzione in tre parlamenti regionali. Il FDP è stato sistematicamente distrutto. E ora l’AFD sta anche lacerando la base di sinistra del Partito Die Linke.

 

Hanno conquistato sette seggi al Parlamento europeo. Ieri ne abbiamo visto i potenti effetti quando il capo del partito Bernd Lucke ha messo sotto pressione il governatore della BCE Mario Draghi durante la sessione della commissione sugli affari economici e monetari.

 

  Lucke ha attaccato in particolare i piani della BCE per gli acquisti di asset, insistendo sul fatto che nel sistema finanziario vi è già una liquidità più che sufficiente a scongiurare la deflazione. Egli ha dichiarato che il QE-lite è semplicemente un modo per spostare il rischio di credito dagli stati ad alto debito verso il centro dei creditori (una politica quasi fiscale che aggira le prerogative sovrane del Bundestag), e comunque non funzionerà: “Lei sta sellando il cavallo sbagliato perché non ne ha un altro nella stalla”.

 

Mr. Lucke è professore di economia all’Università di Amburgo, specialista del real business cycle model. Il suo braccio destro è Hans-Olaf Henkel, ex capo della Federazione dell’industria tedesca e giornalista finanziario di Handelsblatt. Sono persone serie. I tentativi di etichettarli come romantici estremisti, e ultimamente come agitatori di estrema destra, è improbabile che possano funzionare. AFD per la prima volta ha dato ai tedeschi scontenti un modo per protestare senza correre il rischio di venire stigmatizzati.

 

  Ecco alcuni stralci del rapporto di S & P:

 

“Come più grande governo dell’area dell’euro e sicuro punto di riferimento per gli investitori, il ruolo della Germania nella gestione della crisi è stato fondamentale. La posizione relativamente forte in politica interna del governo federale tedesco ha facilitato il necessario compromesso.

 


Fino a poco tempo fa, nessun partito dichiaratamente euroscettico in Germania era in grado di galvanizzare gli oppositori dei “salvataggi” europei e della assunzione di potenziali rischi finanziari da parte dei contribuenti tedeschi. Ma questa comoda situazione ora sembra essere arrivata alla fine.

 


AFD ha presentato un programma, sembra godere di una leadership disciplinata, ed è un partito ben finanziato che fa appello in generale ai conservatori,anche oltre le sue fondamentali radici eurofobiche. La maggior parte degli analisti politici concordano sul fatto che l’ascesa di AFD è improbabile che sia un fenomeno di breve durata. E potrebbe anche avere ripercussioni al di là della politica tedesca.

 


Questo cambiamento nel panorama dei partiti potrebbe avere implicazioni sulle politiche dell’area dell’euro,limitando lo spazio di manovra del governo tedesco. Il cancelliere Angela Merkel e il suo partito conservatore CDU hanno a lungo beneficiato della mancanza di una valida opposizione di destra. Cosa che ha permesso loro di spostarsi verso il centro dello spettro politico.
Se la popolarità di AFD nei sondaggi dovesse persistere, ci si può aspettare che il CDU tenterà di rioccupare lo spazio politico precedentemente abbandonato. Di conseguenza, dovremmo considerare la forte probabilità che l’orientamento politico del CDU (e quindi della Germania) sarà di un irrigidimento verso i compromessi nell’area dell’euro. Questo potrebbe comportare una minore flessibilità nel ritmo di risanamento dei conti pubblici degli altri paesi europei,o una certa resistenza verso il piano coordinato pan-europeo di investimenti verso il quale stanno puntando alcuni governi. Potrebbe anche portare ad una retorica più apertamente critica contro le politiche della BCE, che complicherebbe ulteriormente la politica monetaria non convenzionale.
 
Niente di tutto questo avrebbe importanza se potessimo considerare che la crisi dell’euro è ormai dietro le spalle. Tuttavia, è improbabile che sia così. La produzione in Eurozona è ancora a livelli inferiori al 2007 e nel 2014 la debole ripresa ha subito una battuta d’arresto in gran parte della zona euro. La disoccupazione rimane pericolosamente alta e le pressioni di disinflazione sono in crescita. Gli oneri del debito pubblico continuano a crescere in tutti i grandi Paesi dell’area dell’euro tranne la Germania.

 

Terremo sotto monitoraggio ogni eventuale segno di irrigidimento della Germania. Un tale cambiamento potrebbe ridurre la fiducia degli investitori nella solidità del sostegno multilaterale nei confronti di qualsiasi paese sovrano dell’eurozona in caso di necessità. Un tale cambiamento nel “sentiment” potrebbe contribuire a delle condizioni di finanziamento meno favorevoli per i paesi a basso rating dell’area dell’euro, rispetto ai tassi di interesse storicamente bassi sui titoli sovrani che oggi osserviamo.

 


S & P ha anche avvertito che anche la prossima sentenza della Corte europea sul piano di sostegno della BCE per l’Italia e la Spagna (OMT) potrebbe mandare all’aria il progetto.

 

La Corte Costituzionale federale tedesca ha già dichiarato che l’OMT “vìola manifestamente” i trattati UE ed è probabilmente “Ultra Vires”, il che significa che la Bundesbank non può legalmente prendervi parte. La Corte europea non può ignorarlo, se tiene alla propria sopravvivenza. (Giusto per chiarire, la corte tedesca non rinvia alla Corte di giustizia come a un tribunale superiore. Si riserva il diritto sovrano di respingere qualsiasi cosa le istituzioni europee facciano, e i suoi zelanti funzionari acutamente ricordano che i Paesi membri sono i “Maestri dei trattati” e non il contrario). 

 


David Marsh dal forum monetario OMFIF – e autore diun libro sulla sulla Bundesbank e l’euro – dice che non ci può essere alcun serio QE in queste circostanze. “Il QE non è sul tavolo. Si tratta di una falsa pista” ha detto.”

 

Sono interamente d’accordo con l’analisi di S & P, e noto anche una forte divergenza nella percezione del mercato tra gli esperti tedeschi (o quelli che leggono tedesco e seguono da vicino la Germania) e la confraternita globale anglo-sassone. Gli americani, in particolare, sembrano considerare la BCE come la controparte della Federal Reserve, che risponde ai normali segnali dell’economia. Non è nulla del genere. La BCE è un animale politico. Non può discostarsi molto dal consenso politico tedesco, o almeno non può farlo in modo sicuro.
 
E’ già chiaro che la Germania la tirerà per le lunghe per mesi sul piano della BCE di acquisti di obbligazioni private (ABS, RMBS, covered bond). L’asse Berlino/Francoforte cercherà di garantire che non si arrivi a molto – almeno fino a quando non sarà la Germania stessa ad averne bisogno.

 

  Questa settimana il governatore della Bundesbank Jens Weidmann ha detto che il piano di acquisto titoli della BCE sposta il rischio dalle banche ai contribuenti. In ogni caso, ha detto, è”dubbio” se ci siano degli asset di alta qualità disponibili a sufficienza per fare la differenza.
Sì, Weidmann era stato messo in minoranza sull’OMT nell’agosto 2012, ma quello era un episodio completamente diverso. Non era stata messa in minoranza la Germania. Il ministro delle finanze tedesco aveva contribuito a creare l’OMT, come male minore in un momento in cui l’Italia e la Spagna stavano andando fuori controllo.

 

Questa volta Berlino è più vicina alla Bundesbank. Il ministro delle finanze Wolfgang Schäuble ha respinto ogni proposta di reflazione,lanciando l’allarme al G20 sul fatto che si stanno già formando delle bolle nei mercati azionari e immobiliari.

 

Siamo tornati al problema centrale che ha tormentato la zona euro nelle sue tre esperienze pre-morte – a Maggio 2012, novembre 2011 e luglio 2012 – che è fino a che punto il corpo politico tedesco è disposto a spingersi per sostenere l’unione monetaria quando si arriva al dunque.

 

Questo problema non è mai stato risolto. In ogni fase la Germania ha accettato di fare solo quel tanto che bastava per mantenere in vita l’UEM, sempre all’ultimo minuto, senza mai andare abbastanza lontano da mettere l’unione monetaria su un sentiero sostenibile(molto difficile a mio avviso, anche se questo non impedirà ai leader UE di continuare così fino a che le vittime non prenderanno in mano la situazione).

 

Qualunque spazio esistesse quando Angela Merkel non doveva fronteggiare nessuna opposizione euroscettica coerente, ormai è passato in maniera irreversibile. Se e quando la prossima crisicolpirà, Prof. Lucke dell’AFD le sbarrerà la strada con le baionette, non con i forconi.

De Bortoli Scarica Renzi

De Bortoli scarica Renzi, quando la casa brucia i topi scappano, le spillette iniziano a volare, la fine è vicina.

 

de bortoli scarica renzi_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

La voce del “Padrone” scarica l’enfant prodige Renzi, l’attacco di De Bortoli a Renzi può essere interpetrato in tanti modi, dalla mia esperienza politica, posso esprimere una personale convinzione che è la seguente;

“Quando la casa brucia i topi scappano”, (dopo Zingales e Giannino) quelli che erano gli sponsor, come De Bortoli, ora contestano, dicendo le cose che affermiamo noi da sempre, il perchè di questo cambio di rotta non è certo, le spiegazioni possono essere molteplici, perchè molteplici sono gli interessi (loro), ma se devo dare una personale opinione, propendo per l’nizio della fine di Renzi, sanno che ha esaurito o che esaurirà presto il suo appil tra la gente, (viste le porcherie che ha già fatto e che deve ancora fare a danno del popolo), allora è meglio salvarsi prima che la casa bruci, come hanno sempre fatto i topi.

Ecco l’articolo di De Bortoli dal titolo “Il Nemico allo Specchio”, praticamente il messaggio è questo: dipende solo da Renzi e il sicuro FALLIMENTO è solo colpa sua, come se De Bortoli e i suoi Padroni con il resto della ciurma parlamentare hanno un pensiero diverso da quello di Renzi o come se sia arrivato alla presidenza del consiglio per caso, loro non centrano nulla, prima unico salvatore e poi unico responsabile.

Troppo facile caro De Bortoli, siete TUTTI responsabili e Renzi è solo un nome, un pupazzo messo li da VOI, con lo stesso compito dei predecessori, lo stesso pensiero e lo stesso credo, ma aveva un linguaggio e un modo di fare che al popolo piaceva e per questo è stato messo li, vi ha permesso di guadagnare tempo prezioso, adesso dopo le chiacchiere c’è da fare le scelte dolorose a danno del popolo, e questo avrà delle conseguenze, rimane poco spazio per le chiacchiere, ve lo chiede la Merkel come è sempre successo, ma questa volta la matematica è impietosa, servono 24 Miliardi di Euro e sapete già chi pagherà, come sapete già che molti capiranno e si arrabbieranno e questo farà cadere le quotazioni di palla palla Renzi, e questo è un grosso problema per voi (altro che non può fallire…è già fallito), allora meglio buttare le mani in avanti, avete famiglia…!

Caro Ferruccio siete talmente scontati e vigliacchi da fare pena…

Ecco la perla di De Bortoli e de Corsera...buon divertimento.

Devo essere sincero: Renzi non mi convince. Non tanto per le idee e il coraggio: apprezzabili, specie in materia di lavoro. Quanto per come gestisce il potere. Se vorrà veramente cambiare verso a questo Paese dovrà guardarsi dal più temibile dei suoi nemici: se stesso. Una personalità egocentrica è irrinunciabile per un leader. Quella del presidente del Consiglio è ipertrofica. Ora, avendo un uomo solo al comando del Paese (e del principale partito), senza veri rivali, la cosa non è irrilevante.

Renzi ha energia leonina, tuttavia non può pensare di far tutto da solo. La sua squadra di governo è in qualche caso di una debolezza disarmante. Si faranno, si dice. Il sospetto diffuso è che alcuni ministri siano stati scelti per non far ombra al premier. La competenza appare un criterio secondario. L’esperienza un intralcio, non una necessità. Persino il ruolo del ministro dell’Economia, l’ottimo Padoan, è svilito dai troppi consulenti di Palazzo Chigi. Il dissenso (Delrio?) è guardato con sospetto. L’irruenza può essere una virtù, scuote la palude, ma non sempre è preferibile alla saggezza negoziale. La muscolarità tradisce a volte la debolezza delle idee, la superficialità degli slogan. Un profluvio di tweet non annulla la fatica di scrivere un buon decreto. Circondarsi di forze giovanili è un grande merito. Lo è meno se la fedeltà (diversa dalla lealtà) fa premio sulla preparazione, sulla conoscenza dei dossier. E se addirittura a prevalere è la toscanità, il dubbio è fondato.

 

 

L’oratoria del premier è straordinaria, nondimeno il fascino che emana stinge facilmente nel fastidio se la comunicazione, pur brillante, è fine a se stessa. Il marketing della politica se è sostanza è utile, se è solo cosmesi è dannoso. In Europa, meno inclini di noi a scambiare la simpatia e la parlantina per strumenti di governo, se ne sono già accorti. Le controfigure renziane abbondano anche nella nuova segreteria del Pd, quasi un partito personale, simile a quello del suo antico rivale, l’ex Cavaliere. E qui sorge l’interrogativo più spinoso. Il patto del Nazareno finirà per eleggere anche il nuovo presidente della Repubblica, forse a inizio 2015. Sarebbe opportuno conoscerne tutti i reali contenuti. Liberandolo da vari sospetti (riguarda anche la Rai?) e, non ultimo, dallo stantio odore di massoneria.

Auguriamo a Renzi di farcela e di correggere in corsa i propri errori. Non può fallire perché falliremmo anche noi. Un consiglio: quando si specchia al mattino, indossando una camicia bianca, pensi che dietro di lui c’è un Paese che non vuol rischiare di alzare nessuna bandiera straniera (leggi troika). E tantomeno quella bianca. Buon lavoro, di squadra.