Imprenditori Leoni o Coglioni?

Gli imprenditori italiani possono essere leoni o coglioni…dipende solo da loro la rinascita o la morte.

 

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di Vittorio Boschelli

Sono stato invitato alla terza convention di piccoli e medi imprenditori, artigiani e commercianti, dove hanno dato vita ad un unione di sinergie attraverso la costituzione di una nuova associazione denominata Partite Iva Unite-PIU, con l’intento di fare qualche cosa di concreto per la piccola e media impresa e per la loro Italia.

Il Presidente e imprenditore Gaetano Balsamo mi ha gentilmente invitato a Prato, dove si è svolta la convention e ho avuto modo di esprimere alcuni concetti che ho sempre sostenuto in questi anni, le sorti dell’italia e del cambio di paradigma economico e politico è sempre stato in mano agli imprenditori, ma ancora oggi purtroppo molti di loro non l’ho hanno capito, i movimenti nuovi e piccoli come il nostro è altri ancora più meritevoli di noi, potevano diventare grandi magari unendosi, solo grazie al loro supporto economico e non solo, cosa che non poteva fare un disoccupato o una casalinga per ovvi motivi.

Certamente questo aveva un costo e ha un costo ancora oggi, ma la libertà e la sopravvivenza delle loro aziende, non si conquista con un pasto gratis, come dice lo stesso Gaetano Balsamo che ha capito, “senza i soldi non si può fare nulla”.

Purtroppo ancora molti imprenditori, al posto di correre in massa ad aderire a PIU, preferiscono ancora sperare nei politicanti elitari di regime e non avvertono il minimo dovere di difendere loro stessi e la propria Patria dalla finanza internazionale, dalle banche e dai politicanti che li vogliono morti, non ha caso hanno distrutto la domanda interna italiana in nome di una moneta, ma questo ancora non si capisce del tutto, si crede che sia colpa del latrocinio dei politicanti che hanno creato il debito pubblico, ecco il perchè si continua a sperare nell’impossibile, cioè basta cambiare politicanti.

In questi anni ho pubblicato alcune lettere e osservazioni di imprenditori che hanno fatto ad altri o al sottoscritto dove ho sempre evidenziato, l’ignoranza, la paura di avversare l’elite e una certo egoismo atto a coltivare la propria azienda, affermando due cose semplici:

1) Imprenditori e Operai erano facce della stessa medaglia.

2) Tutti gli imprenditori piccoli, artigiani, commercianti  che non esportavano all’estero e che la loro linfa era la domanda interna, sarebbero deragliati con certezza matematica, era solo una questione di tempo.

Come dimostra questa nuova associazione, molti imprenditori stanno prendendo coscienza di ciò, ma ancora non basta, c’è bisogno di una unione e partecipazione più massiccia, più motivata, più consapevole a difesa del bene comune e contro i propri carnefici e non di speranza rimanendo ancora alla finestra, perchè non c’è più tempo e Gaetano Balsamo lo dice in modo palese, “cosa aspettate? la guerra civile?”, non c’è più tempo, basta guardarsi attorno, oggi si dovrebbe capire meglio rispetto a qualche anno fa quando eravamo noi a dirlo.

Confindustria attraverso il suo presidente Squinzi oggi si accorge che il Jobs Act non serve ad una mazza, dopo averlo osannato, assieme al venditore di pentole bucate Renzi, ma per chi ci segue non è una novità, sapevamo già.

Come non serve ad una mazza il QE “dell’italiano” Draghi, anche questo detto a suo tempo.

Quindi cari imprenditori piccoli e medi, commercianti o artigiani con i vostri dipendenti, unitevi e lottate, altrimenti il vostro destino è segnato da tempo, andrete a sbattere contro il muro che vi ha preparato l’euro e il mondialismo per mano de i vostri politicanti, se non capite ancora che è un vostro dovere verso voi stessi e gli altri, non ci sarà nessuna possibilità di salvezza per nessuno.

Quindi a voi la scelta, quella di essere leoni o quella di essere coglioni, per poi quando sarà tardi, ripetersi potevo fare o potevo ascoltare quel coglione di Boschelli che per anni ci ha rotto le scatole con l’euro e il liberismo mondialista causa dei nostri mali e con la sovranità nazionale come unica salvezza.

Ringrazio come italiano che lotta, tutte le Partite IVA Unite che hanno capito la situazione attuale e hanno ritenuto doveroso unirsi nella lotta per la sopravvivenza delle proprie aziende e dell’italia come Patria, per la libertà, il lavoro, la dignità, la costituzione e la prosperità propria e di tutto il popolo italiano, dove il profitto è solo una parte della missione sociale e etica d’impresa.

Onore a PIU e al suo presidente Gaetano Balsamo che ha avuto il coraggio e la lungimiranza di questa impresa del fare da protagonista e non da spettatore.

Riporto una piccola considerazione di chi è più titolato del sottoscritto, del solito Bagnai…buona riflessione a tutti gli imprenditori che ancora pensano di stare a guardare o sperare nei propri aguzzini.

“L’unico modo di ovviare a una crisi di domanda con politiche dal lato dell’offerta è distruggere sufficiente offerta. Questo lo ricordo, con tanti auguri e un sorriso affettuoso, agli imprenditori che difendono l’euro. Quando schianterete (perché schianterete) sulla vostra tomba non ci sarà il mio fiore, ve lo dico subito: io nel mercato ho fiducia, quindi non contesto le sue decisioni. Se schianterete, vorrà dire che ve lo meritavate, e io il perché lo so. Perché mediamente vi credevate leoni, e invece eravate qualcos’altro: quello che pensavate fossero i tanti vostri colleghi che avete visto schiantare senza esprimere un minimo non dico di solidarietà, ma di preoccupazione.

Allo Stato dovreste chiedere di pagarvi “stampando moneta”, come dite voi. Invece gli chiedete di scomparire. Ottima scelta: siete pesci piccoli, tolto di mezzo lo Stato i pesci grossi vi mangeranno”.

Parigi Chiama Roma

Parigi vittima sacrificale come Roma del Mondialismo Criminale.

 

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di Vittorio Boschelli

Il Fronte Popolare ha già espresso tuttala la solidarietà al popolo Francese per l’infame e vigliacca carneficina ai loro danni.

Ieri ho già fatto un post sui social, dopo avere appreso della strage di Parigi per mano delle bestie dell’isis (solo quella materiale) dove ribadivo alcuni concetti espressi già in passato, senza purtroppo essere serviti, io come altri in italia e nel mondo.

Non è la giornata delle polemiche, ma quella della riflessione e della preghiera individuale e soggettiva, quindi riflettiamo ancora una volta cercando di unire i vari pezzi di un mosaico, poi lascio ad ognuno di voi le vostre riflessioni e la preghiera.

“Je Suis Popolo Francese” e “Je Suis Marine Le Pen” ha una spiegazione doverosa la prima, logica e doverosa la seconda, ma non ideologica o di parte, come hanno sempre pensato in molti.

Quello che è successo in Francia, come quello che succederà in Italia, mi dispiace ribadirlo ma era tutto previsto e prevedibile, come ha cercato di far capire Marine Le Pen in Francia e noi del Fronte in Italia.

E nel mondo si era scomodata anche la Madonna per bocca dei veggenti, che magari a molti farà sorridere, ma purtroppo i fatti non credo che fanno lo stesso effetto e siccome sono quelli che contano, vale la pena riflettere.

 

1-08-2015
Luz del Maria: “Veniamo allertati: la Madonna mi ha confidato che ad un certo punto la Francia sarà attaccata e questi stranieri giungeranno fino a Parigi, questo a causa della cattiva condotta dell’uomo.
La stessa cosa succederà all’Italia, a causa delle sue decisioni sbagliate ed anche per le offese a Cristo, Re dell’Universo. Gli accadimenti saranno continui, e ci sarà chi si chiederà con sorpresa: Chi sta attaccando Roma? E dovremo dire: quelli che si definivano loro amici, non quelli che si definivano loro nemici…”

 

Come abbiamo scritto più volte in questi anni, (non senza difficoltà) non c’era bisogno di scomodare la Vergine e non c’èra bisogno di essere veggenti per capire che eravamo nel pieno della TERZA GUERRA MONDIALE iniziata nel 2007 e che se non si lottava in prima persona ci avrebbe condotto alla QUARTA….ecco spiegato il nostro impegno.

Vorrei farvi riflettere sull’ultima frase chiave che ha riportato la veggente: E dovremo dire: quelli che si definivano loro amici, non quelli che si definivano loro nemici…”

Questa frase racchiude tutti i pezzi del mosaico che avete tutti sotto i vostri occhi, ma non vedete perchè la disinformazione tramite il potere (che non è l’isis), ha interesse a non farvi vedere.

E’ di dominio pubblico ormai chi gestisce e finanzia l’ISIS e per quali motivi e meno di dominio pubblico a cosa serve una strage come quella Francese, su chi ci rimette credo non ci siano dubbi, su chi ci guadagna, anche se orribile e ci fa vergognare di essere persone umane, ci sarebbe tanto da dire, cerchiamo di fare un minimo di ordine nel mosaico.

1) Il Tempo: Perchè proprio adesso si decide di fare una strage in Francia? Perchè la TV vi ha detto che L’ISIS si voleva vendicare sull’interventismo di Hollande in Siria?

La risposta è assolutamente NO è esattamente il contrario, proprio per ottenere più interventismo da parte Francese contro Assad.

 

2) La Paura: Perchè proprio adesso hanno bisogno della vostra paura e del mostro e nemico ISIS? Vi ricordate le scelte politiche europee dopo la prima strage al giornale Francese? E cosa invocavano?

Hanno bisogno della vostra paura perchè con la paura si accettano SCELTE POLITICHE INACCETTABILI in condizioni di normalità, come l’entrata in guerra, la limitazione della vostra libertà e la limitazione della vostra sovranità, a favore del vincolo esterno.

 

3) La Reazione: Provando paura per un nemico comune come l’ISIS cosa si ottiene? E qual’è la vostra reazione?

Provando paura e convergendo tutti verso il nemico comune come in questo caso l’ISIS, si accetta passivamente la superiorità del più violento, del più forte e vi fa sentire inermi e impotenti verso alcune decisioni più grandi di voi in apparenza, nello stesso tempo si permette di darvi un motivo in più per indignarvi con chi è prossimo al vostro livello, chi è facilmente raggiungibile e facilmente individuabile, come lo straniero della porta accanto.

La formula è sempre la solita, non vi fate ingannare dal sistema, non fanno nulla a caso e non commettete l’errore di pensare che sono incapaci, come sento ancora oggi da molti.

PRPBLEMA (o falso problema) – REAZIONE (o non reazione) – SOLUZIONE (o falsa soluzione).

Questa formuletta che sapete ormai tutti, viene alimentata dalla parola magica solita, la PAURA. La strage mi sembra un ottimo mezzo.

Il Mosaico è questo, hanno bisogno di una guerra ormai inevitabile e se è di religioni molto meglio, sarà l’unico modo per nascondere il fallimento dell’euro e della fantomatica UE, solo così possono salvarsi e uscire dal mirino dei popoli europei, come scrivevo nel lontano 2009.

Devono combattere l’ISIS ma in realtà vogliono annientare l’unico stato sovrano che c’è in quella area, che è la Siria di Assad, democraticamente eletto, vogliono creare paura e caos in Europa, dicono di volere Putin e l’Iran contro il mostro ISIS, ma gli rinnovano gli embarghi, vogliono la libera circolazione dei capitali, merci, persone e servizi, e poi chiudono le frontiere dopo che si sono fatti invadere, oggi vi dicono gli stessi Bocconiani di Monti oltre al Times Americano che l’euro è già nato morto e fallito e sarebbe meglio uscirne (noi eravamo ignoranti e terroristi), quando vi dicevano che era il vostro bene, panacea di tutti i mali e irreversibile.

Credo che c’è tanto materiale per riflettere, non voglio aggiungerne altro tranne una cosa, l’ISIS è un problema reale e non finto, ma non cadete nella trappola del sistema che lo guida e lo alimenta per scopi contrari a quelli che vi fanno credere….il crimine si combatte alla radice, cioè i mandanti e non a valle, gli esecutori.

Ci uniamo al cordoglio Francese e preghiamo per tutti i popoli Europei, ne abbiamo tutti bisogno….nessuno escluso.

 

 

 

Lo Stato Ha Il Dovere…Emiliano Fittipaldi

Lo Stato Italiano ha il dovere di difendere un cittadino Italiano come il giornalista Emiliano Fittipaldi.

 

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di Vittorio Boschelli

Mi ha colpito molto la vicenda del giornalista Emiliano Fittipaldi, l’ho sentito parlare e ho avuto modo di guardarlo negli occhi, di seguire i suoi movimenti e la sua espressione, sono convito che ha fatto il suo mestiere da giornalista attraverso l’inchiesta sul Vaticano, cosa molto rara di questi tempi e sono convinto che abbia scritto il suo libro con onestà e deontologia professionale come il mestiere e il dovere d’informare richiede.

Per queste ragioni, chiediamo al presidente del consiglio Renzi e al Governo Italiano di difendere con ogni mezzo la libertà di stampa, un cittadino italiano che ha fatto solo il suo mestiere senza scrivere il falso, ma si è limitato a scrivere solo la realtà dei fatti.

Il Vaticano non ha nessun diritto di accusare e condannare un giornalista italiano che svolge il proprio mestiere, solo perchè pubblica documenti riservati, la libertà di stampa non ha nessun limite se non quello della verità dei fatti.

In questo paese strano, quando uno giornalista scrive il vero (cosa rara) rischia da 2 a 8 anni di galera, questo uno stato degno non deve permetterlo, non facciamo la stessa infamia che abbiamo fatto con i nostri Marò, non deve accadere nel modo più assoluto e se il Pontefice vuole fare pulizia la faccia in casa propria (non bastano due pontificati) e non condannando un giornalista italiano.

Faccio un appello a tutti i politici del parlamento italiano, tirate fuori gli attributi e difendete il cittadino italiano e poi giornalista Emiliano Fittipaldi è un vostro dovere ancora di più lo è per lo Stato Italiano non si mette in galera uno che fa il proprio mestiere da giornalista, questo succede nelle migliori DITTATURE.

Il Fronte Popolare può solo offrire solidarietà ad Emiliano Fittipaldi e difendere la libertà di stampa, non vedo cartelli e particolare indignazione come per la strage nel giornale satirico in Francia da parte dei colleghi giornalisti Italiani, ma vedo sottomissione, timore reverenziale e sarcasmo, eppure sempre della stessa libertà di stampa si tratta.

 

Così è nato il libro 
sul Vaticano

Tutto parte dalle inchieste pubblicate su “l’Espresso”. Poi gli incontri con le fonti. Le carte segrete. Le verifiche incrociate. Un materiale esplosivo. Il risultato è il volume che fa tremare la Santa Sede

DI EMILIANO FITTIPALDI

Fonte: Espresso

La leggo spesso su “l’Espresso”, caro Fittipaldi. Leggo le sue inchieste sui politici e sui corrotti. Leggo che scrive anche di Vaticano, ogni tanto. Bello il pezzo sugli scontri nello Ior. Ma un po’ impreciso, secondo me. Ora io vorrei aiutarla, voglio raccontarle segreti inconfessabili. Se la sente di scrivere della Santa Sede di cose che nessuno ha mai scritto prima?». Ecco. La storia del mio libro, “Avarizia”, comincia così. Nel giugno del 2014, quando un giovane sacerdote che avevo conosciuto qualche anno prima e che aveva fatto carriera sotto il Cupolone disse che qualcuno «molto in alto» voleva conoscermi.

L’incontro si fa, dopo una settimana. Non sotto un ponte della Tangenziale Est, come nei film. Né dietro una pompa di benzina in qualche viuzza della periferia romana, a notte fonda. Ma in un ristorante dei Parioli. Il monsignore è alto e magro, vestito in abiti borghesi, e comincia a parlare subito dopo che il cameriere ha servito carpaccio di tonno e battuto di gamberi rossi, innaffiati con un Sacrisassi delle Due Terre. «Francesco vuole cambiare tutto, vuole rovesciare la Chiesa come un calzino. La vuole povera e per i poveri. Tu non sai quanti sono i cardinali che sono terrorizzati dall’idea di perdere tutto quello che hanno sempre avuto. Privilegi, potere, ricchezze. Per bloccare Bergoglio faranno di tutto. Ora, tu sai bene che la Chiesa da duemila anni è abituata a lavare i panni sporchi dietro le mura d’Oltretevere. È arrivato il momento di raccontare davvero che c’è dentro il Vaticano, i suoi possedimenti immobiliari e finanziari, i suoi investimenti all’estero, gli sprechi della curia, gli affari e i business. Ora o mai più».

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Pubblichiamo alcuni brani del capitolo sulla banca vaticana dal volume di Emiliano Fittipaldi dal titolo “Avarizia” (Feltrinelli, 214 pagine, 14 euro)

Quella sera il prelato mi consegna alcune carte riservate. Vengono dall’Apsa, l’ente che amministra gran parte del patrimonio della Santa Sede, dallo Ior e dalla Cosea, la commissione pontificia voluta dal papa per fare luce sulle finanze vaticane. Tornato al giornale comincio il lavoro d’inchiesta per scrivere un pezzo sul mio settimanale. I dati sono “freddi”, senz’anima, e vanno capiti, contestualizzati. Bisogna in primis verificare se sono reali, o contraffatti. Se si tratta di una polpetta avvelenata, o di notizie vere. Contatto altre fonti ecclesiastiche, partendo da quei numeri finanziari. Non è facile, nessuno vuole parlare con i giornalisti di notizie riservate.

Dopo qualche giorno convinco un vecchio dipendente dell’Apsa a darmi spiegazioni sulle carte: mi dice che i loro appartamenti valgono miliardi, e che l’oro conservato nella cassaforte dell’ente è di appena 30,8 milioni di euro «perché in gran parte è stato venduto ai tempi del cardinale Castillo-Lara, che ha dovuto risanare i buchi economici creatisi negli anni ’80 dopo il crac del Banco Ambrosiano».

Alla fine aggiunge che le perdite in bilancio, a causa dei costi fuori controllo dei dicasteri e dei monsignori, solo nel 2013 costano all’Apsa 77,9 milioni di euro. Ecco da dove arrivano gli appelli di Bergoglio contro gli sprechi e i lussi delle porpore.

Spiego alla nuova fonte che vorrei fare una copertina, e che mi servono più informazioni. Dice che lui non si mette nei pasticci per me, ma che conosce qualcuno che potrebbe avere accesso ad altre notizie: se una gola profonda si fida del giornalista, non è affatto raro che te ne presenti un’altra. È così che mi arrivano nuovi documenti riservati, alcuni non subito verificabili, che metto da parte senza pubblicarli.

Il 18 luglio 2014 “l’Espresso” esce con la cover intitolata “Un Vaticano da 10 miliardi”. Da quanto scrivono in queste ore i giornalisti che si stanno occupando dell’inchiesta sugli arresti dei due presunti corvi, monsignor Lucio Vallejo Balda e Francesca Chaouqui, è allora che la Gendarmeria vaticana apre per la prima volta un faro sulla fuga di notizie.

Un mese dopo la pubblicazione mi contatta un’altra fonte. Il numero è “privato”, e la voce maschile sconosciuta. Prima di andare all’appuntamento mi dice il suo nome, in modo che possa fare le verifiche sulla sua identità. Poi mi spedisce una sua foto usando WhatsApp in modo che lo possa riconoscere tra la folla. L’appuntamento è a Villa Borghese, un grande parco al centro di Roma, vicino alla Casina Valadier. Arrivo puntuale. Prima ancora di presentarsi mi chiede di levare la batteria dal cellulare «per evitare di essere intercettati». Roba da paranoici, penso.

Cominciamo a passeggiare, e mi spiega che all’ospedale pediatrico Bambin Gesù i revisori americani di PriceWaterhouse hanno lavorato ai conti per settimane, e che hanno scoperto di tutto. «In Vaticano tutti sanno dello scandalo, ma nessuno dice nulla. Alla faccia della trasparenza». Mi fa vedere alcune fatture da oltre 200 mila euro che la fondazione del nosocomio ha pagato a una ditta di Genova per fare alcuni lavori di ristrutturazione.

«Ti darò altri documenti che provano che si tratta del famoso nuovo attico di Bertone. Oggi ti consegno il report che evidenzia come il cardinale abbia viaggiato su un elicottero da Roma a Potenza spendendo 24 mila euro. Poi, se ti interessa, ti farò vedere le consulenze e i contratti tra Vaticano e Qatar, un accordo che avrebbe dovuto creare un nuovo business sanitario in Sardegna. Ti interessa?».

Mi interessa, ovviamente. In questi giorni i colleghi mi chiedono in continuazione se io possa essere stato «utilizzato» da qualcuno per qualche suo oscuro e privato interesse. Una domanda maligna: i giornalisti, tutti nessuno escluso, se arrivano ad ottenere una notizia d’interesse pubblico prima la verificano. Se non viola la deontologia professionale, la pubblicano. È un loro dovere, prima ancora che un diritto della stampa libera. Quella sera capisco che il materiale è troppo ampio, articolato e complesso per poter essere raccontato nello spazio ristretto delle colonne di un articolo. E che il modo migliore per raccontare gli scandali finanziari e segreti della Chiesa che Francesco sta tentando a fatica di cambiare è quello di fare un libro. Chiamo la Feltrinelli il giorno dopo e propongo l’idea. Passano tre giorni e il mio editor dà il via libera. «Hai un anno di tempo, non di più».

Mi butto su “Avarizia”, e invito di nuovo a cena il monsignore del ristorante dei Parioli. Stavolta cambiamo location, si va in una taverna a Trastevere. È l’inizio del 2015 e fa un freddo cane, ordiniamo spaghetti all’Amatriciana e abbacchio. Gli chiedo se anche a lui risultano le storie sul Bambin Gesù. «Chi te le ha raccontate? Sì, confermo tutto. E devi sapere pure che l’ospedale ha accumulato su conti dello Ior e dell’Apsa beni per quasi mezzo miliardo di euro, soldi che sono stati investiti persino su azioni di società petrolifere e chimiche, come la Exxon e la Dow Chemical. Abbiamo comprato anche titoli della Pepsi-Cola. Ma concentrati anche sullo Ior: t’assicuro che di pulizia ne è stata fatta, ma molto meno di quanto si racconta». Mi promette nuovi documenti che possano agevolare il lavoro d’inchiesta.

Invece scompare, senza rispondere più a messaggi e telefonate. Mentre aspetto un suo segno di vita comincio a darmi da fare su documenti “aperti” della Commissione europea MoneyVal (che evidenziano – senza dare cifre che troverò in altri report segreti – come la beneficenza dell’Obolo di San Pietro viene usata principalmente non per le necessità degli ultimi ma per «spese ordinarie e straordinarie dei dicasteri e delle istituzioni della curia romana»). Martello un’altra fonte in modo da convincerla a raccontarmi (e darmi le prove) dell’assurdo funzionamento della fabbrica dei santi, dove una canonizzazione può costare anche centinaia di migliaia di euro. E soprattutto, comincio a indagare sulla banca vaticana.

Fonti investigative italiane mi confermano che la trasparenza promessa dai nuovi dirigenti dell’Istituto è una favoletta che il Vaticano sta vendendo alla stampa mondiale, che l’accesso alla white list è di là da venire, e che i laici “abusivi” effettivamente cacciati dalla banca sono stati allontanati senza che lasciassero tracce: di fatto, almeno fino alla pubblicazione del libro, l’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia non ha mai avuto la lista dei presunti evasori fiscali allontanati dal Vaticano. Non solo: altre fonti mi confermano che alcuni imprenditori italiani indagati dalle procure nascondono ancora i propri averi all’interno dello Ior. Uno è Angelo Proietti, storico fornitore del Vaticano, il costruttore che ristrutturò gratis la casa in cui abitò Giulio Tremonti.

A marzo, finalmente, il giovane sacerdote che conosco da anni mi contatta. Mi spiega che il monsignore mi vuole rivedere, e mi dà appuntamento lo stesso pomeriggio in un altro ristorante al centro di Roma. «Non è meglio in un luogo meno in vista?», gli domando. Nemmeno risponde. «Ha poco tempo, mangiamo solo un boccone al volo. Però non venire in motorino, porta la macchina».

Quando i due aprono il cofano del portabagagli della berlina bianca capisco subito che il consiglio era buono: ci sono enormi e pesanti faldoni pieni di documenti segreti dell’Apsa, dello Ior, dei dicasteri, delle società di revisione che hanno lavorato per la Cosea.

«Te li do perché Francesco deve sapere. Deve sapere che il Vaticano possiede a Roma case che valgono 4 miliardi e che dentro non ci sono rifugiati ma un sacco di vip e raccomandati che pagano affitti ridicoli. Deve sapere che le fondazioni dedicate a Ratzinger e a Wojtyla hanno incassato talmente tanti soldi che ormai conservano in banca oltre 15 milioni. Deve sapere che ci sono un mucchio di cardinali che vivono in appartamenti da 400, 500, anche 600 metri quadri. Più attico e terrazzo panoramico. Deve sapere un sacco di cose. Cose che non sa, perché nessuno gliele dice».

Torno a casa e sfogliando lentamente i documenti capisco che c’è molto lavoro da fare, ma che il materiale è esplosivo. E che “Avarizia”, quando uscirà, farà davvero tremare il Vaticano.