Euro e Acqua

I danni dell’euro e del liberismo si vedono sugli aumenti dei costi dell’acqua +95% in 10 anni, in attesa di una nuova stangata.

 

euro e acqua_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

Diciamo subito che l’acqua è il bene di tutti e il più prezioso per eccellenza, di gran lunga superiore al petrolio.

Nonostante il referendum (questo per i suoi sostenitori), vinto dalla maggioranza degli italiani, la gestione dell’acqua è finita nelle mani di aziende private italiane e estere.

I danni enormi dell’euro e del liberismo, sono molti, ma l’acqua è l’esempio più lampante e tangibile, negli ultimi 10 anni gli aumenti tariffari dell’acqua, come di altri servizi fondamentali per le famiglie e le aziende, sono lievitate in maniera esponenziale, + 95% in 10 anni, che accoppiate alla svalutazione salariale e al blocco di rivalutazione degli stipendi, risulta un mix esplosivo e insostenibile, per famiglie e aziende, e si prepara una nuova stancata, ma di contro comporta l’arricchimento di pochi eletti, come sempre la medaglia a due facce, ecco perchè si sostiene l’euro.

Qualcuno leggendo sta già pensando ma cosa centra l’euro con l’acqua?

Leggendo già sopra si dovrebbe già capire, ma per quelli che non vogliono capire, le spiegazioni non sono mai abbastanza e allora e allora dobbiamo fornire come sempre, una miriade di considerazioni e testimonianze, che faremmo volentieri senza.

Pensate che si sono comuni italiani che non hanno nessun potere sulla gestione dell’acqua e la sua erogazione, se l’azienda privata decide di chiudere i rubinetti per mille motivi o per avvantaggiare un comune amico, la popolazione subisce i danni, come capita spesso in italia, nel silenzio di tutti, con costi di apparati dirigenziali che poi si ripercuotono, sugli aumenti, oltre che sul principio che l’acqua non è di proprietà di nessuno e quindi non si dovrebbe pagare, altrimenti una tassazione al 65% non non ha alcun senso logico.

Gli aumenti dei costi, i tagli subiti e quelli che verranno, la svalutazione salariale e la cancellazione dello stato sociale, sono stati necessari a causa degli squilibri macroeconomici causati proprio dall’euro in modo particolare a danno dei paesi del sud europa, quelli più svantaggiati strutturalmente e politicamente.

Questo non è stato un “errore” come sostiene qualche servo del sistema, ma è stato un “orrore”, perchè l’errore presume la buona fede, su ciò che non si conosce, e non è il caso dell’euro.

Quindi per qualche commentatore “non udente”, come abbiamo scritto ieri, con la presunzione di sapere rivendicando una sua opinione, noi ribattiamo che non sono nostre opinioni, ma fatti dettati e dimostrati dalla letteratura scientifica e dalla storia economica e politica, che noi ci limitiamo ad abbeverarci e trasferirvi nella speranza che la vostra saccente…, lasci il posto all’umiltà e alla voglia di capire come dovere oltre che per necessità.

Gli squilibri che avrebbe causato l’euro, li elencava Nicholas Kaldor 30 anni prima che si decidesse di fare l’euro, ma i saccenti convinti delle loro fisime mentali indotte, se ne sono fregati prima, ecco che cade la teoria dell’errore, e continuano imperterriti a fregarsene oggi come se già quello che abbiamo visto e che paghiamo tutti ogni giorno non fosse mai accaduto, ed ecco che prevale la nostra teoria della mala fede, cioè dell’Orrore con dolo.

A volte ci sembra di essere noi i marziani, ma è talmente logico e di buonsenso quello che facciamo e diciamo noi, che è disarmante e sconvolgente allo stesso tempo.

Sapevamo che ci voleva tanta pazienza, ma difronte alla mala fede non possiamo usare il fioretto, siamo costretti ad usare la sciabola, a costo di risultare arroganti e presuntuosi, è ora che i contestatori e complici del sistema paghino anche loro e si vergognino, nella speranza che i sensi di colpa, l’inducano alla riflessione profonda.

Vi ripropongo quello che diceva il noto economista Kaldor 30 anni prima della costruzione della moneta unica, senza considerare quello che dicono i nobel di oggi tutti, che già sapete, tranne i saccenti.

Questo testo è stato scritto dall’economista post Keynesiano Nicholas Kaldor nel1971 (quando la moneta unica europea era solo un progetto sulla carta che si sarebbe realizzato circa 30 anni dopo) in “Effetti Dinamici del Mercato Comune” pubblicato inizialmente su New Statesman il 12 marzo 1971 e ristampato anche (come capitolo 12, pp 187 – 220) in “Altri Saggi di Economia Applicata” – volume 6 della Raccolta di saggi economici di Nicholas Kaldor. Abbiamo evidenziato in grassetto alcuni passaggi. E’ particolarmente significativo che Kaldor abbia precisamente previsto le cause della crisi dell’euro: lo squilibrio commerciale e della bilancia dei pagamenti a causa di un regime di cambi fissi in assenza di regole sui salari, un fisco centralizzato e riequilibratori automatici. Trent’anni prima che l’euro nascesse era perfettamente chiaro perché non avrebbe funzionato. 

…Un giorno le nazioni d’Europa saranno pronte ad unire le loro identità nazionali e a creare una nuova Unione Europea – gli Stati Uniti d’Europa. Se e quando lo faranno, ci sarà un Governo Europeo che assumerà tutte le funzioni che fanno capo al Governo Federale degli Stati Uniti d’America, o del Canada o dell’Australia. Questo implicherà la creazione di una “piena unione economica e monetaria”. Ma si commette un errore pericoloso nel credere che l’unione politica e monetaria possa precedere l’unione politica o che opererà (come si legge nelle parole del rapporto Werner) “un agente di fermentazione per la creazione di una unione politica della quale nel lungo non sarà in ogni caso in grado di fare a meno”. Poiché se la creazione di una unione monetaria e il controllo della Comunità sui bilanci nazionali saranno tali da generare pressioni che conducono ad una rottura dell’intero sistema, è chiaro che lo sviluppo dell’unione politica sarà ostacolato e non promosso.

Altri estratti dal capitolo:

pag. 202

Gli eventi degli ultimi anni – in cui si evidenziava la necessità di una rivalutazione del marco tedesco e di una svalutazione del franco francese – hanno dimostrato l’insufficienza della Comunità stante l’attuale grado di integrazione economica. Il sistema presuppone piena convertibilità delle valute e cambi fissi tra gli stati membri, lasciando la politica monetaria e fiscale alla discrezione dei singoli stati. Sotto questo sistema, come gli eventi hanno dimostrato, alcuni paesi tenderanno ad acquisire crescenti (ed indesiderati) surplus commerciali nei confronti dei loro partner commerciali, mentre altri accumulano crescenti deficit. Ciò porta con sé due effetti indesiderati. Trasmette pressioni inflazionistiche da alcuni membri ad altri; e mette i paesi in surplus nelle condizioni di fornire finanziamenti in automatico ai paesi in deficit in scala crescente.

Pag. 205

…. Questo è un altro modo per dire che l’obiettivo di una piena unione monetaria ed economica non si può ottenere senza una unione politica; e la seconda presuppone integrazione fiscale e non mera armonizzazione fiscale. Essa richiede la creazione di un Governo e Parlamento della Comunità che si assumano la responsabilità almeno della maggior parte della spesa attualmente finanziata dai governi nazionali e la finanzi attraverso tasse equamente ripartite tra i membri comunitari. Con un sistema integrato di questo tipo le aree più ricche finanziano in automatico quelle più povere, e le aree che sperimentano un declino delle esportazioni sono automaticamente alleggerite pagando meno e ricevendo di più dalla Fisco centrale. La tendenze cumulative all’aumento e alla diminuzione sono così tenute sotto controllo da uno stabilizzatore fiscale costruito all’interno del sistema che consente alle aree in surplus di fornire automaticamente aiuto a quelle in deficit.

Pag. 206

…quel che il Rapporto sbaglia nel riconoscere è che l’esistenza di un sistema centrale di tassazione e spesa è uno strumento per l’erogazione di “aiuti regionali” molto più potente di qualunque cosa che l’“intervento speciale” per lo sviluppo delle regioni sia capace di fornire.
D’altra parte l’attuale piano della Comunità è come quella casa che “divisa contro se stessa non riesce a stare”. L’Unione monetaria e il controllo della Comunità sui bilanci impedirà ad ogni singolo stato membro di perseguire autonome politiche di piena occupazione – di intervenire per compensare le cadute del livello della produzione e dell’occupazione – eccetto che non beneficiando dell’appoggio di un forte Governo comunitario in grado di preservare i suoi cittadini dalle conseguenze peggiori.

Pag. 192

Myrdal coniò la locuzione “causazione circolare e cumulativa” per spiegare perché il tasso di sviluppo economico delle diverse aree del mondo non tende ad uno stato di equilibrio uniforme ma, al contrario, tende a cristallizzarsi in un numero limitato di aree ad elevata crescita il cui successo ha l’effetto di inibire lo sviluppo di altre aree. Questa tendenza non potrebbe operare se le variazioni dei salari monetari fossero sempre tali da compensare la differenza nei tassi di incremento della produttività. Tuttavia non è questo il caso che si verifica: per ragioni forse non pienamente comprese, la dispersione nei tassi di aumento dei salari tra le diverse aree tende sempre ad essere considerevolmente più piccola di quella relativa alle variazioni della produttività. E’ per questa ragione che in un’area valutaria comune, o in un sistema di valute convertibili con cambi fissi, le aree che crescono di più tendono ad acquisire un vantaggio competitivo cumulativo rispetto alle aree che crescono a tassi inferiori. I “salari efficienti” (calcolati come rapporto tra salari monetari e produttività) tenderanno, nel corso naturale degli eventi, a diminuire nel primo gruppo di paesi rispetto al secondo – anche nella situazione in cui nei due gruppi i salari monetari tendono contemporaneamente a crescere in termini assoluti. Proprio in ragione degli incrementi dei differenziali di produttività, i costi comparati di produzione nelle aree a maggior crescita tendono a diminuire nel tempo rispetto a quelli delle aree a minor crescita ed aumentano di conseguenza il vantaggio competitivo delle prime.

fonte: http://www.concertedaction.com/2012/08/16/nicholas-kaldor-on-the-common-market/

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