Grecia E Il Mio Amico Piddino

Il mio amico piddino vuole che diventiamo Grecia, un successo secondo loro.

grecia e italia_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

Dopo le elezioni regionali in Calabria e fino a ieri sera, baldanzoso e spavaldo un mio amico piddino (diventato ex già prima del voto), blaterava nel bar del paese, con frasi tipo questa “abbiamo vinto e per 5 anni in regione ci siamo noi e per 20 guideremo l’italia con Renzi”.

L’esponente piddino in questione come tutti i piddini che rivestono cariche e responsabilità a vario titolo a sinistra come a destra, sopra o sotto, non conoscendo la storia e abituati nel mondo di alice, non può certo capire il periodo storico attuale e quali danni può provocare una colossale menzogna a danno della sua Nazione e di se stesso, figuriamoci se può capire che il suo partito a il destino già segnato da anni (il giorno dell’entrata nell’euro) compreso il loro capetto e venditore di ghiaccio agli eschimesi.

Caro piddino, tu non capisci e questo è assodato, il popolo presto ti farà capire e la tua spavalderia scomparirà lasciando il posto alla vergogna, come ha capito quel popolo greco che portavi all’occhiello assieme a quello spagnolo, come il successo dell’austerità eurista, quellichehannofattoleriformestrutturali, oggi abbiamo visto tutti come è ridotto (come sostenevo io), ne hanno parlato anche i servi a vostro libro paga.

Poi si lamentano quando dico hanno un solo neurone, la colpa non è mia, ma VOSTRA, capisco che vi irrita anche dopo una vittoria di pirro, ma da gioire vi rimane ben poco, tranne il vostro conto in banca, certamente brillante più del mio (non ci vuole molto), meglio poveri che traditori della patria, costretti a leccare i vostri padroni fino a quando il popolo non vi prenderà a calci nel sedere…e vi ho trattato bene…meritate di peggio.

Non ci vogliono 5 anni e neppure 20, ma si tratta di mesi e poi saremo come gli amici greci, quindi ti è andata male, se non ci credi chiedilo alla Merkel, puoi sempre ritentare tra un trentennio…almeno.

Ho sentito un tuo collega su Ballarò, dire le stesse cose che sostieni tu, “con la legge di stabilità creiamo posti di lavoro”, come si fa a mentire così spudoratamente di fronte a milioni di famiglie che cadranno in povertà e miseria a causa delle vostre scelte scellerate? E come dire che la ghigliottina fa bene…a voi forse si.

Ti consiglio questo articolo del solito Prof. Bagnai scritto sul suo Gofynomics, dice tante cose che ti ho già detto io…buona lettura, a te la battaglia a noi la guerra.

Grecia: un esempio vale più di mille parole.

Il 08/12/2014 21:32, Federico ha scritto:

Ciao Alberto, permettimi di darti del tu. Sto leggendo la versione completa del paper, l’ho scaricata dal sito di asimmetrie. Sono arrivato a pagina 8 del paper. Mi sto segnando i miei commenti e le miei opinioni. Pero volevo sapere fino a quando hai intenzione di aspettare prima di ritocarre il paper alla luce dei commenti dei lettori? Se mi dai tutta la settimana credo che potro’ mandarti un pdf con le annotazioni. Gia’ che ci sono ti scrivo altre due righe per raccontarti qualcosa. Ti ricordi l’intervista che facesti circa 2 o 3 anni fa ad una televisione regionale greca? L’avevi fatta per skype con una giornalista Greca chiamata Kally”. Era (‘e ancora) una mia conoscenza, mi aveva chiesto il nome di qualche professore italiano da intervistare, e io le avevo mandato la tua email. Se hai visto l’intervista quando tu raccontavi la drammatica situazione greca le facce degli ospiti in studio erano di complete stupor, perche’ degli economisti intervistati eri l’unico a dirgli come di li a poco la loro situazione sarebbe peggiorata. Nessuno ti credeva. Ma anche la mia amica giornalista con cui avevo parlato un ora o due in skype credeva io fossi mezzo pazzo. Io in fondo le raccontavo quello che leggevo sul tuo blog, niente farina del mio sacco. Un poco lei ridacchiava, perche gli sembravo troppo apocalittico. Tempo fa l’ho risentita, disoccupata e adesso con una figlia. La cosa mi e’ molto dispiaciuta ovviamente. Pero quello che piu’ mi ha stupito ‘e che per tutto quello che e’ successo in Grecia lei non aveva ancora una spiegazione. Ovvero non capiva che diavolo stesse succedendo al suo paese perche’ la situazione andasse di male in peggio. In nessun momento ho ricordato la chiaccherata che ci facemmo perche’ sarebbe stato come infierire. Pero dal suo discorso in nessun momento vedevo la cognizione delle ragioni della crisi in grecia, ovvero l’euro. Mi ha stupito perche’ sto parlando di una persona che reputo abbastanza intelligente, colta e preparata. L’ altra cosa che mi ha colpito ‘e il fatto che dicesse che ormai iniziasse ad avere paura del futuro, diceva di essere spaventata per quello che ancora poteva succedere. Ecco, in Grecia sono in schock Economy completa, la gente sembra cosi spaventata che manco ha la forza di pensare. Solo te lo volevo raccontare e fartelo sapere.

 

Un saluto Federico

 

Certo che me la ricordo l’intervista. Era nel 2012, prima della mia prima apparizione televisiva in Italia. E già che ci siamo, vi passo anche la mia risposta:

From: Alberto Bagnai [[email protected]]

Sent: Monday, December 08, 2014 9:02 PM

To: Federico Subject: Re: Il modello di a/simmetrie è online Hai fatto male, avresti dovuto ricordarglielo, non per lei, ma per sua figlia.

Le persone colte sono le nostre nemiche. La tua lettera è molto interessante. Posso pubblicarla (anonima)? A.
Questo scambio si lega a due threads nei commenti ai post precedenti: la simpatica baruffa fra Nat (va scusata, è tanto una brava seguacia) e sbordinese, e il commento di Luca Cellai sul fatto che “non ci sarebbe la rivoluzione”.

Certo che no!

Le rivoluzioni non ci sono se qualcuno capisce, ma se qualcuno paga.

(cosa che in Illinois non capirebbero mai, nemmeno se venissero pagati per capire, anziché per non far capire…)

D’altra parte, come la lettera di Federico chiarisce, capire è difficile, difficilissimo, soprattutto per i piddini, i quali, lo ricordo per chi si fosse connesso adesso al blog, non sono gli iscritti al PD (vi prego di consultare i glossario). Per essere “piddino” è indispensabile essere “colto”, in quel senso esornativo e fattizio che si usa dare oggi al termine. “Colto” in quanto consumatore di cultura, non in quanto produttore o utilizzatore di cultura. La  “cultura” del piddino come repertorio di nozioni odiate e appiccicate lì per dovere (Prost, pardon, Proust è proprio necessario? Be’, vabbè, se devo esse còrto me tocca de leggelo, famo sta fatica…). Questo tipo di cultura non serve a capire. Serve a riconoscersi, a darsi un’appartenenza. Serve a illudersi di essere dalla parte della ragione.

Quello che vi ha tenuto qui non è il fatto che io avessi letto Proust (o suonato Bach) ma il fatto che li avessi vissuti, che li avessi utilizzati per leggere il mondo in ogni singolo istante della mia vita (perché a questo servono, non ad altro), e che me ne servissi per spiegarvi qualcosa che in fondo non interessa né a me né a voi, ma la cui comprensione ci è stata resa necessaria dalla violenza dei fatti.

E qui, mi dispiace, sono d’accordo con sbordinese e depreco il raro, ma purtroppo decisivo, accesso di beatitudine di Nat. Me ne dolgo, ma in questo caso ha ragione il maschietto. Noi avremmo il diritto di sbattercene dell’economia, come della medicina, o della botanica. In una democrazia normalmente costituita dovrebbero essere i politici a doverla capire, l’economia, per indirizzare il paese secondo il mandato politico ricevuto dagli elettori. Non starebbe agli elettori farsi carico di conoscere tutto lo scibile, la Repubblica dei filosofi non esiste perché non può esistere, la funzione alta della politica dovrebbe proprio essere questa, questo tipo di mediazione culturale. Notate che vi sto facendo un discorso esattamente opposto a quelli che dicono “sentiamotutteleopinionipoidecidiamoconlanostratestadacasaconunabellavotazioneonline”. Ve ne eravate accorti?

Sì, naturalmente, si può ragionare su quanto possa o debba essere ampio il concetto di cultura “generale”. Ma quanto di noi sanno veramente perché i loro piedi aderiscono al suolo? Io no. Poi c’è una vasta fascia di piddini che crede di saperlo. Poi si arriva agli alti livelli, e lì si confessa di non saperlo. Però camminiamo e chi vuole vivere non si butta dalla finestra, perché anche se la gravità rimane oscura a chi non sa e a chi sa sul serio (e chiarissima a chi sa di sapere), rimane il fatto che la decisione di uscire da una finestra è una decisione politica che possiamo prendere senza particolari mediazioni culturali, perché il quadro di riferimento è abbastanza chiaro. Nessun piddino infatti lo farebbe mai, salvo che Berlusconi prima, o Alemanno oggi, dicessero che la forza di gravità esiste. In quel caso, per il piddino non esiterebbe, e spiccherebbe garrulo il volo verso il selciato.

C’è qualcuno che pensa che ognuno dovrebbe avere una laurea in medicina? O che si dovrebbe decidere con la propria testa come curarsi?

Ma queste sono patologie.

Patologie diffuse, però.

Quindi stupirsi che le persone “colte” non capiscono è veramente da beata, direi quasi da santa! Nat santa subito!

Ma come? Razzoli per la borghesia cattocomunistabuonistalternativameneghina e non mi hai ancora capito a cosa serve la cultura? Ai piddini serve esattamente allo stesso scopo al quale ai cani serve annusarsi i genitali. Non te n’eri mai accorta? Eh, allora Proust lo devi rileggere, perché la prima cosa che spiega è proprio questa (be’, onestamente non è nelle prime 400 pagine, però c’è!).

E allora, cara Nat, non te la prendere con le persone “colte” se non capiscono. Per me è “colto” chi sa quando si pota la vite, ed è colto chi sa come si accorda un clavicembalo, ed è colto chi sa scrivere una pagine che attragga il lettore. Non è colto chi sa quale annata di un vino è buona perché l’ha letto su Repubblica, chi sa quale CD comprare perché l’ha letto su Repubblica, chi sa quale libro comprare perché l’ha letto su Repubblica, anche se a monte c’è una qualche laurea, e magari a latere una qualche competenza vagamente “culturale”.

Se deflazioni per Repubblica i colti che conosci tu (come quelli che conosco io) ti resterà un mucchietto di escrementi. E gli escrementi, utilissimi come fonti di azoto, non lo sono però come strumento di comprensione della realtà (fatto salvo il caso del sangue occulto, ma nnon divaghiamo).

E la sintesi qual è?

Che in fondo a me la povera Kally stava anche simpatica, ma non riesco, perché non ci riesco, ed è un mio limite che vorrei superare, ad avere pietà di chi così profondamente non ha capito un cazzo. Sotto sotto, l’idea un po’ “diveramente snella” che se capisci così poco quello che succede te lo meriti spunta. Ma se lo pensassi sarei in contraddizione con la mia difesa del diritto di non capire, del diritto di non essere per forza uno scienziato. La contraddizione però si risolve quando vedi che gli umili hanno capito, e i “colti” secondo la definizione di Nat, cioè le simpatiche cornacchie che si rivestono di letture maldigerite, non capiranno mai.

Sono questi colti i nostri veri nemici. Questa è la prima cosa che mi disse Brigitte Granville quando la incontrai a Parigi, dopo nemmeno due minuti che parlavamo, e mi colpì molto che una persona che avevo incontrato per caso e da poco arrivasse così dritta al punto al quale anche noi eravamo arrivati costruendo in questo blog la fenomenologia del piddino quotidiano, della persona “colta” europeista.

Ho rinunciato a rivolgermi a loro. Saranno i loro capi a dirgli che noi abbiamo ragione. Per adesso, godiamoci lo spettacolo delle loro facce sbigottite quando dopo decenni direductio ad Berlusconem Renzi ha fatto per prima cosa il patto del Nazareno. Loro vogliono la Grecia per noi. Noi sappiamo cosa volere per loro. Tanto basta. L’editor del libro, porello, mi continuava a dire “Ma così il lettore non lo convinci”. E alla fine gliel’ho dovuto dire: “Posto che di questo libro se ne venderanno sufficienti copie comunque, sappi che a me di convincere il lettore non me ne fotte niente…”.

Sì, di chi pensa di aver capito tutto non me ne fotte niente, so che il suo sangue scorrerà, come sta accadendo in Grecia, e non riesco a provare compassione. Vorrei trovare il modo di tutelare chi pensa di non doversi interessare delle cose che non gli interessano (a cominciare da me), ma anche questo pare essere un compito al di là della mia portata.

Domani rileggo quello che ho scritto, così vedo se lo capisco.

E voi l’avete capito?

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