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Renzi Batte Amato Bail-In

Renzi batte Amato cento ad uno con il bail-in

 

bail-in_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

Avevamo già scritto su FB sulla scelta politica criminale avvenuta per decreto, da parte del governo Renzi, di adottare il Bail-In in italia e nell’eurozona, ma un interessante articolo del solito Bagnai, mi ha ispirato a ritornare sull’argomento, facendo un paio di puntualizzazioni, ricordando quello che avevamo scritto in passato sul prelievo forzoso, tra scherni e sorrisi di alcuni idioti.

La vendetta è un piatto che si serve sempre freddo…capito cari piddini? Vi piace l’euro? PAGATE…noi abbiamo già dato ed essendo consapevoli non ci facciamo fregare i nostri soldi, per chi li ha, per chi vi scrive non ha questo problema i cazzi sono i vostri, come sono stati del nostro fegato per 8 lunghi anni nel tentativo di rendervi meno idioti…inutilmente.

Adesso siccome non capirete neppure pagando un bel prezzo (questo è solo l’inizio), vi incazzerete con Renzi e come fa chi non ha capito, esattamente come i mercati nel mondo dell’euro, vi dirigerete dalla parte sbagliata, direzione 5 STELLE…della serie…idiozia al quadrato esattamente come il Più Europa.

Nel lasciarvi alla lettura dell’articolo di Bagnai, ho bisogno di ricordarvi quello che avevamo scritto in passato noi del Fronte Popolare che trovate QUI per il 2013 e QUI per il 2014, vi evito quelli scritti ancora prima e vorrei sottolineare due cose.

Alcuni giorni fa un intermediario finanziario, chiede: “chi di voi sa cos’è il Bail-in?” io mi sono stato muto, avevo già capito dove volesse andare a parare, infatti dopo una serie di risposte di altri amici presenti, lui esordisce così:

“il Bail-In è una grossa opportunità e io sono d’accordo”

Ho mugugliato e chi era seduto vicino a me ha sentito, mi sono dovuto violentare per non rovinare la festa agli altri presenti, per una questione di rispetto verso chi mi aveva invitato.

Questo fa capire il cinismo e i danni che possono causare alcune dottrine finanziarie e una certa mentalità liberista…non aggiungo altro…solo una cosa, chi mi ha ascoltato anni fa, non ha perso e non perderà nulla…almeno in soldi…la libertà è già andata.

Mentre gente come noi e questa lettrice di Gofynomics per anni non solo ha dovuto ascoltare scemenze ciniche come questa e anche peggiori, ma ci siamo dovuti avvelenare il fegato rimettendoci la salute che non ci ripagherà nessuno, e vi riporto il suo commento che deve far riflettere.

Yliana Kelevra ha lasciato un nuovo commento sul tuo post “La proxima salida del euro“:

La conoscenza è potere! Ma cosa può questo potere di fronte all’ aria di sufficienza con cui gente impreparata ti guarda, mentre tu cerchi di spiegargli la verità? Non può molto purtroppo. Io l’ho provato. La gente ostenta superiorità quando spiego cosa sia in realtà l’ euro. Persone che non hanno una minima conoscenza in campo economico si elevano a giudici di ciò che è giusto o sbagliato. Perché lo fanno? Perché rifiutarsi di ascoltare perlomeno? Forse sarà per via della mia giovane età, ma quel che resta alla fine è solo una profonda amarezza e senso di frustrazione. Da qui il mio triste sfogo.
Postato da Yliana Kelevra in Goofynomics alle 29 novembre 2015 18:07

Buona lettura a tutti i Piddini, vi avevo avvisati in tempi non sospetti, le cose si capiscono solo quando si pagherà un prezzo salato, anche se Renzi vi ha già preso 100 volte di più di quello che vi aveva preso Giuliano Amato per salvare lo SME, l’antenato dell’euro, nello scandalo di allora e nel silenzio quasi totale di oggi per Renzi, non finisce mica qui…buon sonno a tutti.

Confiteor (2): se vuoi l’euro vuoi il bail-in.

…scusate però!

Io sono vicino a Claudio nel suo tentativo di portare all’attenzione generale il tema dell’iniquo bail-in che ha spiantato nel giro di un fine settimana migliaia di risparmiatori italiani. Ci eravamo lamentati del furto di Amato dai nostri conti correnti, nel tentativo di salvare lo SME che poi sarebbe comunque saltato due mesi dopo, ma in quel caso l’entità, lo ricordo per chi si fosse messo in ascolto in questo momento, fu a spanna di circa 6 miliardi di euro, divisi però su tutti i conti correnti bancari accesi all’epoca. Diciamo che oggi ci sono circa 30 milioni di conti correnti (a spanna, uno ogni due abitanti). Se anche all’epoca ce ne fosse stato uno ogni tre, avrebbe fatto 300 euro a conto in media. Cifre che non cambiavano una vita, anche tenendo conto del fatto che all’epoca 300 euro in realtà erano quasi 600000 lire (e la differenza la sa chi ci è passato). Io un conto lo avevo, ma avevo, già allora, l’insigne privilegio di essere povero, e nemmeno me ne accorsi. In questo caso si parla di 728 milioni di euro sottratti a 5000 persone (ma non sono così certo che il fenomeno sia tanto circoscritto, per cui se avete dati più attendibili vi sarò grato se vorrete condividerli), il che comunque significa circa 150000 euro a cranio (145600 per la precisione).

In questo caso stiamo parlando di cifre che cambiano una vita, ovviamente in peggio: la differenza fra l’agiatezza e la povertà, per alcuni.

Sono anche d’accordo sul fatto che le modalità sono particolarmente odiose, che a quanto emerge chi ha sottoscritto quei titoli non avrebbe potuto essere informato del reale rischio nemmeno se chi era tenuto a farlo avesse voluto farlo (perché il governo, a quanto capisco, ha cambiato le carte in tavola per decreto); che fa quindi prudere le mani il tentativo degli influencer minori libberisti di far passare il pensionato di Macerata per un George Soros, cioè per una persona che è giusto sostenga il rischio delle attività speculative che ha intrapreso con spregiudicatezza (laddove il pensionato non pensava minimamente di star speculando, anzi! Stava mettendo i soldi nella “sua” banca); che l’indignazione non può che essere amplificata dal fatto che ancora una volta si applicano due pesi e due misure, perché alla Germania, come vi dico da sempre, fu permesso (perché, come sempre, lo permise lei a se stessa) di salvare le sue banche con cifre spaventose (140 miliardi solo per la Hypo Real Estate), mentre adesso da noi cifre pari a un centesimo di quelle ci verrebbero rinfacciate come aiuto di Stato; che l’ira potrebbe legittimamente impossessarsi di chi pensi a come il nostro governo di cialtroni mentecatti ha negoziato l’Unione bancaria e in particolare il meccanismo di risoluzione unico,essendo del tutto evidente che per mere considerazioni di equità non si poteva pensare a un meccanismo unico in un contesto nel quale i paesi più furbi, i simpatici kiagnundfottendel Nord, avevano messo in sicurezza le proprie banche con secchiate di miliardi (fottendosene che fossero o meno aiuti di Stato, in omaggio a una consolidata tradizione di slealtà) e si erano per soprammercato disegnati delle regole di supervisione tali dalasciare fuori dal mirino della Bce la loro merda; e, soprattutto, che lascia sbigottiti la certezza, e quando dico certezza intendo certezza, che il sacrificio di tante vite umane al Moloch dell’euro non servirà a un beneamato nulla, perché così fu del sacrificio compiuto nel 1992.

Mi sta tutto bene: indigniamoci, solleviamo il problema, portiamolo all’attenzione di chi non ha capito che tanto poi toccherà a lui…

Ma…

Ma…

Ma, appunto, scusate, fermiamoci un attimo, volete? Perché che questa è una guerra l’abbiamo capito, no? E io sto sudando sangue, quindi devo essere una specie di generale, almeno a sentir Gadda. E allora forse bisognerà pure che vi faccia un discorsetto, volete?

Bè, anche se non volete, sapete che c’è? Come ho detto ieri alle Frattocchie nere: “Voi credete di essere fascisti, ma qui il più fascista sono io, perché sono l’unico che se ne frega veramente”. Del resto, se “I care” era lo slogan di un noto cialtrone “de sinistra”, “I don’t care” non può che diventare lo slogan della resistenza alla sinistra lompo (Lameduck santa subito dopo), subalterna al grande capitale finanziario e disposta a passare su qualsiasi cadavere pur di tutelarne gli interessi.

Quindi, I don’t care se quello che sto per dirvi vi interesserà o vi piacerà, ma ve lo dico, e prima vi faccio rileggere una lettera, quella di un nostro amico (o amica):

Yliana Kelevra ha lasciato un nuovo commento sul tuo post “La proxima salida del euro“:

La conoscenza è potere! Ma cosa può questo potere di fronte all’ aria di sufficienza con cui gente impreparata ti guarda, mentre tu cerchi di spiegargli la verità? Non può molto purtroppo. Io l’ho provato. La gente ostenta superiorità quando spiego cosa sia in realtà l’ euro. Persone che non hanno una minima conoscenza in campo economico si elevano a giudici di ciò che è giusto o sbagliato. Perché lo fanno? Perché rifiutarsi di ascoltare perlomeno? Forse sarà per via della mia giovane età, ma quel che resta alla fine è solo una profonda amarezza e senso di frustrazione. Da qui il mio triste sfogo.
Postato da Yliana Kelevra in Goofynomics alle 29 novembre 2015 18:07

Ecco, vi propongo un piccolo esperimento concettuale.

Nel terzo post di questo blog (il primo Quod erat demonstrandum) abbiamo detto chiaramente da dove sarebbe venuta la botta: dalle sofferenze bancarie. Questo, naturalmente, dopo aver spiegato per filo e per segno che queste sofferenze erano causate da una generale sofferenza dell’economia italiana determinata dall’euro, che soffocava le imprese e quindi le famiglie, impedendo loro di ripagare i debiti contratti col sistema bancario. E per tutta la durata di questo nostro percorso ci siamo detti che ilredde rationem sarebbe arrivato quando ci si sarebbe trovati di fronte alla necessità di ricapitalizzare le banche in euro, sottomettendoci alla troika, o in lire, recuperando sovranità monetaria. Ma già due anni or sono ci era apparso subito chiaro che esisteva uno step intermedio, che siamo stati fra i primi a intuire: quello di ricapitalizzare le banche in euro coi soldi di chi ce li aveva messi. Il bail-in, appunto, la cui ineluttabilità ci era apparsa chiara quando abbiamo visto che per proporlo si usava il metodo Juncker.

Quindi, noi, qui, che quello che è successo sarebbe successo lo sappiamo da quattro anni, e come sarebbe successo lo sappiamo da due anni, e sappiamo anche il perché: per i motivi che da due anni ci descrive la Bce e da due mesi il Centre for European qualcosa: gli squilibri finanziari causati dall’euro.

Bene.

Ora proiettatevi a Macerata (città a me peraltro cara) all’ora dell’aperitivo, in un bar della piazza, e immaginatevi Yliana (quella della lettera qua sopra) che spiega al pensionato piddino oggi sul lastrico che potrebbe esserci un problema, e che c’è un tizio che da quattro anni suda sangue e si rovina la salute per evitare che succeda qualcosa di molto brutto.

Secondo voi, il pensionato piddino (dove, ribadisco, la piddinitas non è intesa in senso politico, ma antropologico: la spocchiosa supponenza dell’Untermensch mentecatto che sa di sapere semplicemente perché non si rende conto di defecare gli escrementi che i media controllati da chi ha i soldi per farlo gli hanno fatto ingollare la sera prima), il pensionato piddino, dicevo, avrebbe risposto in un modo diverso da quello descritto da Yliana? Avrebbe manifestato qualcosa di diverso da chiusura, diniego, rifiuto?

Siete sicuri di non sapere la risposta? Non credo. Siete sicuri di saperla, e avete ragione, perché la risposta sappiamo tutti qual è, ed è purtroppo quella giusta, ed è un sonoro:

no

Il pensionato piddino di Macerata, o di Chieti, o di Firenze, o di quel che l’è, certo, non è il George Soros che gli influencer minori dipingono.

Ma non è nemmeno mai stato dalla nostra parte.

Tutt’altro.

È stato l’archetipo, il paradigma, il campione di tutti i difensori senza se e senza ma dell’euro. In altre parole, carissimi, per quanto urticanti queste parole possano essere, per quanto fuori luogo oggi, per quanta compassione umana possiamo e dobbiamo provare per il nostro prossimo, cerchiamo però di non perdere di vista un dato.

Il dato è che i risparmiatori che hanno perso in questo modo iniquo il loro patrimonio sono nostri nemici.

Hanno voluto l’euro? Se lo godano! Ci sono stati a sentire mentre cercavamo di spiegar loro i rischi? Crepino! Hanno sostenuto il blocco di potere politico che sta svendendo l’Italia al capitale estero? Ed è giusto che questo capitale estero li stermini e ne sperda il seme per settantasette volte sette generazioni!

Se fosse successo a noi, questi, che ci hanno irriso mentre cercavamo di farli ragionare, avrebbero pianto? E quando ci succederà, dopo che è successo a loro, e quindi sanno cos’è, proveranno solidarietà? E se gli interessi all’8% se li fossero messi in tasca, poi ci avrebbero invitato a cena?

Noi abbiamo ragionato, e questo ci è costato molto: a me, ma anche a voi. Abbiamo anche cercato di far ragionare, ci è costato ancora di più, a voi, ma anche a me. Ma è stato inutile. E, aggiungo, lo sarà  anche ora che la crisi li ha morsi, e che quindi, finalmente, la corazza del loro gretto egoismo è stata infranta da un colpo cui avrebbero potuto sottrarsi. Piuttosto che ragionare, voteranno 5 stelle, cioè il piano B della finanza statunitense (dopo che il piano A se li è magnati e ricacati, come a Roma plasticamente dicono).

Quindi, carissimi, guardate il bicchiere mezzo pieno, ogni tanto: siamo arrivati ad un momento particolarmente interessante della battaglia. Quello in cui i nostri nemici si sparano addosso fra loro. Mi perdonate se il mio ciglio per il momento resta asciutto? Oggi quello che potevo piangere l’ho pianto nel post precedente. Chi è rimasto vittima della propria idiozia ha una possibilità di riscatto: unirsi a noi.

Ma se l’avesse veramente avuta, questa possibilità, non sarebbe rimasto vittima della propria idiozia.

Noi non abbiamo nulla da rimproverarci. Abbiamo fatto fin troppo.

Natura è matrigna: non piangiamo ogni anguilla mangiata da una spigola, e quindi non possiamo piangere ogni renziano stritolato da Renzi.

Ricordate? Come un ladro nella notte!

Anche Renzi, come Woody Allen, a qualcuno deve pur ispirarsi.

(qualora non si fosse capito, ho lasciato purtroppo senza tappo la damigiana della giustizia, che ha preso d’aceto, ed è diventata vendetta. Io naturalmente sono non violento, non solo per motivi etici, e per pigrizia, ma anche perché è inutile: Dio non è con loro, perché anche lui odia gli imbecilli… Lasciamolo lavorare, lasciamo che i nemici si accoppino a vicenda, teniamo i nervi saldi, e uniamo i puntini per salvare i nostri soldini…)

 

Parigi Chiama Roma

Parigi vittima sacrificale come Roma del Mondialismo Criminale.

 

parigi vittima sacrificale come roma_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

Il Fronte Popolare ha già espresso tuttala la solidarietà al popolo Francese per l’infame e vigliacca carneficina ai loro danni.

Ieri ho già fatto un post sui social, dopo avere appreso della strage di Parigi per mano delle bestie dell’isis (solo quella materiale) dove ribadivo alcuni concetti espressi già in passato, senza purtroppo essere serviti, io come altri in italia e nel mondo.

Non è la giornata delle polemiche, ma quella della riflessione e della preghiera individuale e soggettiva, quindi riflettiamo ancora una volta cercando di unire i vari pezzi di un mosaico, poi lascio ad ognuno di voi le vostre riflessioni e la preghiera.

“Je Suis Popolo Francese” e “Je Suis Marine Le Pen” ha una spiegazione doverosa la prima, logica e doverosa la seconda, ma non ideologica o di parte, come hanno sempre pensato in molti.

Quello che è successo in Francia, come quello che succederà in Italia, mi dispiace ribadirlo ma era tutto previsto e prevedibile, come ha cercato di far capire Marine Le Pen in Francia e noi del Fronte in Italia.

E nel mondo si era scomodata anche la Madonna per bocca dei veggenti, che magari a molti farà sorridere, ma purtroppo i fatti non credo che fanno lo stesso effetto e siccome sono quelli che contano, vale la pena riflettere.

 

1-08-2015
Luz del Maria: “Veniamo allertati: la Madonna mi ha confidato che ad un certo punto la Francia sarà attaccata e questi stranieri giungeranno fino a Parigi, questo a causa della cattiva condotta dell’uomo.
La stessa cosa succederà all’Italia, a causa delle sue decisioni sbagliate ed anche per le offese a Cristo, Re dell’Universo. Gli accadimenti saranno continui, e ci sarà chi si chiederà con sorpresa: Chi sta attaccando Roma? E dovremo dire: quelli che si definivano loro amici, non quelli che si definivano loro nemici…”

 

Come abbiamo scritto più volte in questi anni, (non senza difficoltà) non c’era bisogno di scomodare la Vergine e non c’èra bisogno di essere veggenti per capire che eravamo nel pieno della TERZA GUERRA MONDIALE iniziata nel 2007 e che se non si lottava in prima persona ci avrebbe condotto alla QUARTA….ecco spiegato il nostro impegno.

Vorrei farvi riflettere sull’ultima frase chiave che ha riportato la veggente: E dovremo dire: quelli che si definivano loro amici, non quelli che si definivano loro nemici…”

Questa frase racchiude tutti i pezzi del mosaico che avete tutti sotto i vostri occhi, ma non vedete perchè la disinformazione tramite il potere (che non è l’isis), ha interesse a non farvi vedere.

E’ di dominio pubblico ormai chi gestisce e finanzia l’ISIS e per quali motivi e meno di dominio pubblico a cosa serve una strage come quella Francese, su chi ci rimette credo non ci siano dubbi, su chi ci guadagna, anche se orribile e ci fa vergognare di essere persone umane, ci sarebbe tanto da dire, cerchiamo di fare un minimo di ordine nel mosaico.

1) Il Tempo: Perchè proprio adesso si decide di fare una strage in Francia? Perchè la TV vi ha detto che L’ISIS si voleva vendicare sull’interventismo di Hollande in Siria?

La risposta è assolutamente NO è esattamente il contrario, proprio per ottenere più interventismo da parte Francese contro Assad.

 

2) La Paura: Perchè proprio adesso hanno bisogno della vostra paura e del mostro e nemico ISIS? Vi ricordate le scelte politiche europee dopo la prima strage al giornale Francese? E cosa invocavano?

Hanno bisogno della vostra paura perchè con la paura si accettano SCELTE POLITICHE INACCETTABILI in condizioni di normalità, come l’entrata in guerra, la limitazione della vostra libertà e la limitazione della vostra sovranità, a favore del vincolo esterno.

 

3) La Reazione: Provando paura per un nemico comune come l’ISIS cosa si ottiene? E qual’è la vostra reazione?

Provando paura e convergendo tutti verso il nemico comune come in questo caso l’ISIS, si accetta passivamente la superiorità del più violento, del più forte e vi fa sentire inermi e impotenti verso alcune decisioni più grandi di voi in apparenza, nello stesso tempo si permette di darvi un motivo in più per indignarvi con chi è prossimo al vostro livello, chi è facilmente raggiungibile e facilmente individuabile, come lo straniero della porta accanto.

La formula è sempre la solita, non vi fate ingannare dal sistema, non fanno nulla a caso e non commettete l’errore di pensare che sono incapaci, come sento ancora oggi da molti.

PRPBLEMA (o falso problema) – REAZIONE (o non reazione) – SOLUZIONE (o falsa soluzione).

Questa formuletta che sapete ormai tutti, viene alimentata dalla parola magica solita, la PAURA. La strage mi sembra un ottimo mezzo.

Il Mosaico è questo, hanno bisogno di una guerra ormai inevitabile e se è di religioni molto meglio, sarà l’unico modo per nascondere il fallimento dell’euro e della fantomatica UE, solo così possono salvarsi e uscire dal mirino dei popoli europei, come scrivevo nel lontano 2009.

Devono combattere l’ISIS ma in realtà vogliono annientare l’unico stato sovrano che c’è in quella area, che è la Siria di Assad, democraticamente eletto, vogliono creare paura e caos in Europa, dicono di volere Putin e l’Iran contro il mostro ISIS, ma gli rinnovano gli embarghi, vogliono la libera circolazione dei capitali, merci, persone e servizi, e poi chiudono le frontiere dopo che si sono fatti invadere, oggi vi dicono gli stessi Bocconiani di Monti oltre al Times Americano che l’euro è già nato morto e fallito e sarebbe meglio uscirne (noi eravamo ignoranti e terroristi), quando vi dicevano che era il vostro bene, panacea di tutti i mali e irreversibile.

Credo che c’è tanto materiale per riflettere, non voglio aggiungerne altro tranne una cosa, l’ISIS è un problema reale e non finto, ma non cadete nella trappola del sistema che lo guida e lo alimenta per scopi contrari a quelli che vi fanno credere….il crimine si combatte alla radice, cioè i mandanti e non a valle, gli esecutori.

Ci uniamo al cordoglio Francese e preghiamo per tutti i popoli Europei, ne abbiamo tutti bisogno….nessuno escluso.

 

 

 

Il Reddito di Cittadinanza e i Paraculi del M5S

Il Reddito di cittadinanza e i paraculi Grillo e Casaleggio.

 

reddito di cittadinanza_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

Vi giuro che oggi non volevo infierire contro il M5S e i grillini, ma l’amico Mario…. (che ringrazio) mi ha postato un link che non conoscevo sula proposta di reddito di cittadinanza grillina.

Ci eravamo già espressi sul reddito di cittadinanza in abbondanza, come sul finanziamento pubblico ai partiti, come recita il nostro programma, assolutamente contrari nell’uso e nei modi come si elargiva prima, ma necessario per una buona politica e una democrazia sostanziale, accessibile e patrimonio di tutti, il modello privatistico americano e solo riservato al privilegio di ricconi fare politica,  non è certamente il nostro modello di democrazia.

Vedete la differenza tra noi e gli altri? Noi abbiamo avuto il coraggio di sostenere queste cose anche se impopolari già anni fa, il M5S che ha sempre sostenuto il contrario, leggete cosa infila assieme al reddito della Gleba.

Questa viene chiamata “onesta” e “coerenza”….mi chiedo cosa sia il contrario.

I paraculi e le menzogne hanno vita breve…ma ancora non viene recepito da molti grillini.

Dopo il casino credo che verrà corretta, dicendovi che è stata una svista (e voi ci crederete), ma se tutti stavamo muti, non credo…ecco la consapevolezza a cosa serve al contrario della cecità.

 

Tratto dal sito carmelodurante.com

Incredibile Scandalo a 5 Stelle: Leggi Cosa è Successo

 

Qualcuno mi dica che mi sto sbagliando, perché se così non fosse, saremmo davanti al più grande imbroglio ai danni del popolo italiano!!!

In questi giorni, avendo espresso numerose perplessità sulle parole di Luigi Di Maio sugli enti inutili, sono stato invitato a dare un parere sulla proposta di legge relativa al Reddito di Cittadinanza. Ho deciso così di spendere un paio di giorni per studiare la proposta. Salto – per ora – le considerazioni sui vari punti iniziali, che meritano di essere trattate a parte, e veniamo subito al sodo: l’articolo 20 relativo alle coperture.

All’inizio non riuscivo a crederci, ma ho cercato di leggere bene tutto fino in fondo e sembra proprio che con la scusa di destinare circa 60 milioni di euro una tantum alla manovra sul Reddito di Cittadinanza – che invece ha un costo stimato di 19 miliardi di euro l’anno – abbiano infilato furbescamente una riforma sul finanziamento pubblico ai partiti.

Così, come nel più sporco dei giochetti della vecchia politica, con quei trucchetti che hanno sempre criticato, prendono una legge che ha presa sui cittadini e dentro ci infilano qualcosa che conviene a loro.

Se andate all’articolo in questione, leggerete una introduzione in cui viene proposto di togliere i finanziamenti per l’esercizio attuale a tutti i partiti e movimenti politici. Intento nobile, ma è anche vero che “sono tutti generosi con i soldi degli altri“: infatti il M5S non aveva i requisiti per ottenere i 42mln che erano stati stanziati per il partito di Grillo e non ha presentato richiesta (spacciandola per “rinuncia”, ma questo è un altro discorso). E comunque la misura è una tantum, cioè vale per l’esercizio in corso ma non ha carattere definitivo. Quindi, se ipotizziamo di far partire il RdC ora, parliamo di circa 60 milioni di euro per i restanti tre anni di legislatura a fronte di una spesa di 60 miliardi, un assai misero un per mille, che diventerebbe zero nelle future legislature.

Ma il bello deve ancora arrivare, ed è nei successivi punti “a”, “b” e “c” del comma in questione. Vengono presentati come una accozzaglia di correzioni e abrogazioni che potrebbero far pensare che siano finalizzate a finanziare il Reddito di Cittadinanza, ma non è così. Riguardando tutti gli articoli citati e le correzioni o abrogazioni richieste, sapete quale riforma ha infilato il M5S dentro il Reddito di Cittadinanza?

Roba da non crederci, le richieste sono:

– abolizione del finanziamento pubblico ai partiti ma solo a livello regionale ed europeo. Resta in vigore il finanziamento pubblico e in particolare aumenta la percentuale dell’importo che deve essere destinato al partito, passando dal 90% al 95%.
– modifica della legge sul finanziamento pubblico ai partiti in modo tale da rimuovere il concetto di “aventi diritto“.

Cosa vuol dire tutto questo? Semplice: la legge prevede il finanziamento per tutte quelle formazioni a carattere politico – partiti e movimenti – che siano caratterizzate da uno statuto democratico. Il M5S non ha uno statuto democratico, ma ha un proprietario e pertanto non ha i requisiti per ottenere il finanziamento. Con queste modifiche, dunque, il M5S potrà ottenere la propria quota di finanziamento pubblico ai partiti senza dover modificare il proprio statuto, cioè senza che sia data la possibilità alla base di rimuovere il “padron Grillo” o di modificare lo Statuto.

Non solo: il finanziamento sarà attivo solo a livello nazionale e l’importo dovrà essere versato praticamente tutto nelle casse del partito – che, ricordiamolo, è gestito come proprietà privata e non come formazione democratica – quindi a Grillo e Casaleggio che potranno disporne a proprio piacimento. Questo a livello nazionale, mentre a livello regionale o a livello europeo, dove le numeriche molto più esigue che in Parlamento sono più difficili da gestire rispetto alla logica del branco, non ci sarà un solo centesimo se non lo vorranno Grillo e Casaleggio, perseguendo così un pieno controllo sia a livello politico che delle singole amministrazioni.

Si fa presto a gridare al “Colpo di Stato“, agli altri…

RIFERIMENTI E ANALISI TECNICA
Proposta di legge sul Reddito di Cittadinanza (versione attualmente depositata in Senato)
Proposta di legge sul Reddito di Cittadinanza (versione OpenPolis)

Le due versioni differiscono tra loro; quella di OpenPolis appare più vecchia, in quanto fa riferimento ad articoli e comma già abrogati negli ultimi due anni. L’analisi dei due testi, a meno di alcune differenze, converge allo stesso risultato.

La versione di OpenPolis dice:

I partiti e i movimenti politici ai quali, alla data di entrata in vigore del presente decreto, è riconosciuto il finanziamento pubblico ai sensi della legge 6 luglio 2012, n. 96, e della legge 3 giugno 1999, n. 157, in relazione alle elezioni svoltesi anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto, il cui termine di erogazione non è ancora scaduto alla data medesima, cessano dal diritto ad usufruirne a decorrere dall’esercizio finanziario in corso.

Sono abrogati:

a) gli articoli 1 e 3, commi dal secondo al sesto, della legge 18 novembre 1981, n. 659;
b) l’articolo 1 della legge 8 agosto 1985, n. 413;
c) gli articoli 9 e 9-bis, nonché l’articolo 12, comma 3, limitatamente alle parole: «dagli aventi diritto», l’articolo 15, commi 13, 14, limitatamente alle parole: «che non abbiano diritto ad usufruire del contributo per le spese elettorali», e 16, limitatamente al secondo periodo, e l’articolo 16 della legge 10 dicembre 1993, n. 515;
d) l’articolo 6 della legge 23 febbraio 1995, n. 43;
e) l’articolo 1, commi 1, 1-bis, 2, 3, 5, 5-bis, 6, con esclusione del secondo periodo, 7, 8, 9, 10, e gli articoli 2 e 3 della legge 3 giugno 1999, n. 157;
f) gli articoli 1, 2, 3, 4, 5, 6, 9, commi da 8 a 21, e 10 della legge 6 luglio 2012, n. 96.

La cui analisi porta ai risultati indicati nel testo, in particolare per quanto riguarda il comma 10 della legge 3 giugno 1999, n. 157, che in base al principio giuridico “ubi lex voluit dixit, ubi noluit tacuit” e unitamente al punto “c”, di fatto esplicita la volontà del legislatore al mantenimento in vita dei finanziamenti pubblici.

La versione depositata al Senato invece dice:
s) al decreto-legge 28 dicembre 2013, n. 149, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 13, sono apportare le seguenti modificazioni:
1) l’articolo 12 è abrogato;
2) all’articolo 14, il comma 1 è sostituito dal seguente:
«1. Ai partiti e ai movimenti politici ai quali, alla data di entrata in vigore del presente decreto, è riconosciuto il finanziamento pubblico ai sensi della legge 6 luglio 2012, n. 96, e della legge 3 giugno 1999, n. 157, in relazione alle elezioni svoltesi anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto, il cui termine di erogazione non è ancora scaduto alla data medesima, continuano ad usufruirne nell’esercizio finanziario in corso e nell’esercizio finanziario 2015 nella misura del 25 per cento.»;
3) all’articolo 14, i commi 2 e 3 sono abrogati;

In pratica, si chiede che per l’esercizio corrente venga effettuato un taglio al 25% dei finanziamenti pubblici – cioè gli altri partiti perdono soldi di cui credevano di poter disporre, una sorta di “dispetto politico” – mentre vengono abrogati la facoltà di destinare il 2 per mille ai partiti e, udite udite, il comma “2” che cancella il finanziamento pubblico! Cioè, mantiene in vita il finanziamento pubblico. Anche perchè, sempre per il principio giuridico “ubi lex voluit dixit, ubi noluit tacuit“, se nella precedente legge (2013 n° 149) il legislatore ha inteso chiedere l’annullamento del finanziamento pubblico esplicitando il comma 2., l’unica spiegazione ammissibile è che il comma 1. nella “voluntas legislatoris” non intendeva annullare il finanziamento. Dunque, chiedendo l’abrogazione del comma 2., l’unica lettura ammissibile è la richiesta di annullare quella specifica e precisa volontà, e quindi si intendere non far cessare i finanziamenti pubblici!!!

Ma non finisce qui: lasciano vivo il comma 4, che indovinate cosa dice? Tutte le cose riportate dalla versione di OpenPolis che sono già legge!!! Compresa la rimozione del termine “aventi diritto” per i rimborsi.

RIFERIMENTI NORMATIVI
Legge 2 maggio 1974, n. 195
Legge 18 giugno 1981, n. 659
Legge 8 agosto 1985, n. 413
Legge 10 dicembre 1993, n. 515
23 febbraio 1995, n. 43
Legge 3 giugno 1999, n. 157
6 luglio 2012, n. 96
28 dicembre 2013, n. 149
21 febbraio 2014, n. 13

Fonte: carmelodurante.com

Perchè…TTIP e Guerra

Perchè nessun partito italiano si oppone seriamente al TTIP e alla Guerra che serve agli Stati Uniti.

 

ttip e guerra_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

Abbiamo spiegato più volte il perchè della Guerra in Ucraina cioè in Europa, Medio Oriente, e perchè la forze politiche al posto di parlare di corruzione dovevano opporsi al TTIP come dovevano opporsi all’euro e costringere il Governo Renzi a non firmare quel trattato che è peggio dell’euro stesso, praticamente l’uscita dall’euro è ininfluente, l’europa diventa colonia degli Stati Uniti, così hanno deciso i nostri leader europei e i nostri politicanti mezze calzette…ecco perchè non risparmiamo nessuno.

Il commento di un amico mi ha fatto riflettere e i commenti pro e contro Putin mi hanno fatto capire che non si è capito da che parte stare e perchè…quindi è necessario ribadire alcune cose.

Diciamo da subito che il popolo italiano ancora si schiera a difesa dei politicanti criminali a seconda della fazione di appartenenza, non avendo capito che vi stanno facendo, ci sarebbe da stare in milioni sotto al parlamento ad oltranza fino a quando non si dimettono tutti i massa, altro che fate ancora il tifo per questa gente.

Purtroppo i mantra sono onestà e corruzione, destra e sinistra, mentre il sistema tutto, procede verso il punto di non ritorno che pagherete sulla vostra pelle con la svalutazione del lavoro infinita e una guerra, ma questo ancora oggi non si riesce a comprendere.

Perchè gli Stati Uniti hanno bisogno di una guerra in europa e hanno bisogno vitale del TTIP?

I dati sulla bilancia dei pagamenti (importazioni/esportazioni) degli Stati Uniti avrebbero fatto fallire qualunque stato “normale” perchè insostenibile il debito accumulato, a differenza gli di altri stati, loro riescono a sostenere questo squilibrio grazie al SIGNORAGGIO DEL DOLLARO SUI MERCATI MONDIALI COME MONETA DI RIFERIMENTO PER OGNI SCAMBIO (ecco perchè ci fa ridere chi parla dell’altro signoraggio).

Chi minaccia il signoraggio del dollaro?

Cina e Russia, ecco perchè si deve indebolire Mosca e Pechino, ed ecco perchè gli USA si devono accaparrarsi L’Europa come mercato di sbocco a loro servizio, perchè prima o poi il signoraggio del dollaro finirà e senza, gli Stati Uniti falliscono il secondo giorno, perdendo la leadership di potenza dominante, i cinesi ormai consumano più materie prime degli americani e hanno già iniziato a sostituire il dollaro in alcuni scambi, esempio con la Germania e con la Russia, quindi la conquista della colonia europa è vitale, come è vitale una guerra ed è vitale il TTIP, senza il quale il piano fallisce, ecco perchè i vostri politicanti vi parlano d’altro, semplicemente perchè non dovete capire per tempo, come con l’euro.

Perchè la Guerra a Putin e all’Europa?

Putin si oppone al TTIP rivendica la Sovranità di ogni Nazione, compresa la sua, infatti la Russia non ha mai voluto L’Euro (a differenza di quello che crede qualche stolto), perchè sapeva che era l’anticamera di guerra e di conquista dell’europa da parte degli Stati Uniti, esattamente come lo sapevamo noi, ed è il motivo del nostro accanimento contro l’euro e il TTIP, ma questo ancora oggi non si vuole capire da un popolo ipnotizzato, al posto di sostenerci e combattere loro, si combatte noi, mettendo una seria ipoteca al suicidio.

Quindi la guerra in medio oriente e quella in ucraina servono ad indebolire e destabilizzare attraverso l’invasione migratoria e militare l’Europa e la Russia con riflesso Cina, (capito cari buonisti…) un europa dilaniata dalla “crisi” economica e poi successivamente dal crollo dell’euro ha bisogno necessariamente dei dollari americani perchè non si radi al suolo e scoppi una guerra civile, ecco perchè l’euro è stato fatto per crollare dopo il TTIP, perchè anche senza euro gli stati europei saranno legati mani e piedi alle multinazionali americane, perdendo ogni sovranità è democrazia, decideranno loro la vostra economia e non più i vostri politicanti o il vostro stato, il mantra del TTIP è identico a quello dell’euro, LA STABILITIA’ DEI PREZZI quindi la SVALUTAZIONE DEL LAVORO e DEI DIRITTI, ergo destinati ad essere colonia diventando i cinesi d’europa, dopo che le multinazionali americane avranno preso il bottino del SISTEMA PENSIONISTICO E DELLA SANITA’ ITALIANA, proprio come negli stati uniti, tutto nelle loro mani private.

Non a caso tutti i Nobel dell’economia del mondo compreso Stigliz che non è certo un post-keinesiano, ha lanciato l’intimazione agli stati europei di non firmare il TTIP, “SAREBBE UN GRAVE ERRORE” poi i politicanti e la gente dirà che gli economisti non hanno detto nulla, quando in realtà nessuno li ascolta, come nessuno (o pochi) ascolta noi, dove si leggono le bufale e non si leggono le cose importanti, che condizioneranno la vostra vita futura e anche quella presente, leggere e sforzarsi di capire costa fatica, meglio seguire i politicanti di turno.

Quindi mentre altri “salvatori” vi mentono ogni giorno e voi abboccate come le carpe, tenendovi occupati su problemi EFFETTO e non CAUSA, o addirittura su cose inutili come ONESTA’ e CORRUZIONE, credendo che sia CAUSA quando è EFFETTO, avallando l’avanzare del progetto criminale, nascondendo le cause, che avanza inesorabile con l’accordo di tutti, prima Euro e oggi TTIP, domani il governo unico mondiale nelle mani dei vincitori, noi siamo impegnati assieme ad altri ad offrirvi la conoscenza, che se di massa, impedirà il successo del sistema e la vostra schiavitù, se noi falliremo difronte alla vostra cecità, perderemo come voi e la causa sarete voi stessi e la vostra narcosi che vi hanno trasmesso attraverso il lavaggio mediatico per decenni.

Troppa gente non ha ancora capito, e il tempo a nostra disposizione è quasi finito, non possiamo più cambiare la storia, dobbiamo solo sperare in un crollo finanziario negli Stati Uniti nei prossimi giorni che bloccherà il TTIP e farà crollare l’euro, questa è l’ultima speranza rimasta, i popoli non si uniranno e non capiranno mai per tempo, in modo da impedire questo processo, purtroppo sono ipnotizzati dai “salvatori” di turno che il sistema gli offre e gli impedisce di capire l’intero progetto criminale e le sue CAUSE.

Chiedete ai vostri politicanti di riferimento di portarvi d’avanti il parlamento ad OLTRANZA fino a quando non si dimettano tutti e chiedete loro di fare battaglia feroce contro il TTIP oltre che contro l’Euro e UE, per il ripristino della nostra COSTITUZIONE e i DIRITTI sanciti in essa, solo così potrete capire chi fa sul serio e chi vi usa per concedere al sistema il tempo necessario di portare a termine il piano criminale (faremo il referendum….cambieremo i trattati….).

Spero che questa volta sia più chiaro e spero di leggere altri commenti…..meno da tifosi e meno demenziali, vi offro un pezzo di articolo di Orizzonte48, per quelli più tecnici che vogliono approfondire.

  1. Un paradigma da rigettare 

Quante volte abbiamo udito levarsi lamentazioni e lagnanze sulla presunta inattualità dello “Stato imprenditore”, ricettacolo di corruzione e malaffare ; non c’è settore della vita pubblica  (pensioni, sanità, utenze domestiche, security, ecc.) nel quale la furia iconoclasta delle avanguardie mediatiche delle corporations non si sia abbattuta, e tutto per avvalorare l’idea che una “delega in bianco” a multinazionali e rentiers sia per noi vantaggiosa a prescinderein termini diefficienza e “moralità”eliminando sprechi e corruzione che inibiscono potenzialità inespresse e, in ultima analisi, provocano l’aumento delle tariffe e del debito pubblico in generale.

Risulta allora di difficile comprensione – sia detto in termini puramente retorici, va da sé –  il declino irreversibile del modello economico americano, dove la privatizzazione pressoché totale della società non ha – come abbiamo visto –“mantenuto le promesse” di efficienza, moralità e costi contenuti decantate dai suoi apologeti mentre, viceversa, ha portato alla creazione di oligopoli sempre più grandi e potenti, dove scandali, corruzione e aumento ingiustificato di costi e tariffe (in assenza di investimenti apprezzabili) hanno punteggiato le cronache di questi ultimi anni, dalle quali i cittadini emergono – more solito –  sempre “cornuti e mazziati”.

  1. Se le città falliscono: il caso di Detroit

Pensiamo soltanto alla vicenda di Detroit patria della General Motors - la cuibancarotta del luglio 2013 è la palese espressione della crisi e della decadenza del capitalismo americano, una  metropoli ridimensionata ed immiserita, dove un terzo degli edifici e della superficie metropolitana è abbandonata e in decadimento, catalogata come “food desert”, ovvero uno di quei luoghi dove la popolazione ha scarso accesso ad alimenti freschi; come sono lontani i bei tempi di William Crapo Durant e Pierre du Pont, quando la città del Michigan si avviava a diventare il simbolo dell’industria automobilistica e della potenza economica americane, segnata in seguito da anni di delocalizzazioni che hanno portato – poco a poco – allo smantellamento del tessuto industriale, arrivato all’acme con la firma delNAFTA (North American Free Trade Agreement): tra il 1972 e il 2007, Detroit ha perso l’80% della sua produzione e decine di migliaia di posti di lavoro.

“Counterpunch”  riporta gli sviluppi post-fallimento e le “nuove idee” dell’”Emergency Manager” Kevyn Orr, colui a cui spetta il compito di gestire la fase intermedia che si è aperta dopo l’adesione al “Chapter 9″, la parte della legge fallimentare statunitense che permette alle amministrazioni pubbliche di ristrutturare il loro debito quando si trovano in dissesto finanziario.

La grande pensata del “liquidatore metropolitano” è fare cassa svendendo leutilities cittadine – quelle che danno profitti certi a rischio zero – alla consueta torma di grassatori in giacca e cravatta: la vendita potenziale del “Detroit Water and Sewerage Department” (DWSD) è un altro sviluppo dell’idea che l’acqua, come per qualsiasi merce, esiste per produrre un profitto privato piuttosto che per essere una necessità pubblica.

Nonostante Detroit sia oggi una delle città più povere degli Stati Uniti, le tariffe del “carbone bianco” sono più che raddoppiate negli ultimi dieci anni – come riporta il “Left Labor Reporter” – e nel giugno dello scorso anno sono state ritoccate di un ulteriore +8,7%, giungendo a doppiare i costi rispetto al resto del paese, fino a 150-200 dollari a famiglia.

  1. L‘acqua  è un bene comune, non una merce

L’escalation delle tariffe è iniziata nel 2013, quando l’amministrazione comunale ha dichiarato bancarotta ed ha aperto il vaso di Pandora dei processi di privatizzazione e svendita di tutto il patrimonio pubblico, arrivando –  tra marzo e giugno 2014 – a sospendere il servizio a circa 12.500 utenze che non riuscivano a pagare le bollette, una strategia di recupero crediti che il DWSD ha lanciato per presentare la società in una veste più attraente agli occhi degli investitori privati, rendendo però impossibile alla metà degli utenti la regolarità nei pagamenti; attualmente, circa 17.000 abitanti di Detroit non fruiscono più di acqua corrente (i residenti possono vedersi privati dell’erogazione anche per non più di 150 dollari di debito), una scelta disparitaria poiché ha risparmiato i grandiutenti aziendali, responsabili di circa la metà delle morosità, dove solo 40 trasgressori hanno – secondo il Dipartimento – conti scaduti che vanno da circa 35.000 a più di 430.000 dollari.

 

L’evidente insostenibilità della situazione ha spinto la popolazione – supportata dagli attivisti locali della “Detroit People’s Water Bord” e dalle organizzazioni americane e canadesi “Food and Water Watch” e “Blue Planet Project”  – a richiedere l’intervento delle Nazioni Unite; la risposta della Special Rapporteur per il diritto all’acqua, Catarina de Albuquerque, non si è fatta attendere: in un comunicato, la Albuquerque ha dichiarato che “i distacchi dovuti a mancati pagamenti per mancanza di risorse economiche costituiscono una violazione del diritto umano all’acqua. Essi sono infatti ammissibili solo se può essere dimostrata la solvibilità dell’utente. In altre parole se l’impossibilità di pagare è oggettiva il distacco costituisce una violazione dei diritti umani.”

 

Il DWSD fornisce circa 600 milioni di galloni di acqua al giorno a Detroit e a 127 comunità suburbane in 7 contee, fatturando circa 1 miliardo di dollari all’anno con un favorevole rapporto costi-ricavi ; se il sistema idrico fosse privatizzato, il bilancio della città di Detroit riceverebbe un piccolo sollievo temporaneo ma rinuncerebbe ai futuri ricavi, perdendo altresì il controllo di un bene pubblico costruito con denaro pubblico, ed è appena il caso di ricordare che la cessione dei servizi idrici – a domanda anelastica, gestiti necessariamente in regime di monopolio naturale – alle multinazionali dell’acqua reca sempre in dote aumenti considerevoli nelle tariffe, come hanno recentemente sperimentato 5 città della Pennsylvania, dove le bollette sono arrivate a più che triplicarsi.

 

  1. Derivati alla deriva

Una delle concause nella caduta di Detroit è da ricondursi anche alla sottoscrizionedi complicati strumenti finanziari come i derivati legati alle obbligazioni municipali, e vi è il fondato sospetto che il DWSD abbia pagato alle banche 537 milioni di dollari in penali per uscire dai suoi “interest-rate default swaps”;  invece di limitarsi a vendere obbligazioni “plain vanilla” – corrispondendo ai detentori un importo stabilito e pianificato nel tempo  – Detroit  (come molte altre amministrazioni) si è impelagata in questi contratti, ritenendoli una forma di assicurazione a copertura del rialzo dei tassi di interesse: la loro prevedibile discesa  – per effetto della politica monetaria della banca centrale, tipica in una recessione – ha invece lasciato l’amministrazione scoperta per grandi somme di denaro, e il “Financial Times”  riporta che ciò costerà a Detroit 2,7 miliardi di dollari per ripagare 1,4 miliardi di dollari di prestiti ricevuti, inclusi 502 milioni di dollari in pagamenti di interessi e 770 milioni di dollari come costo sui derivati: tra l’altro, i 537 milioni di dollari versati dal DWSD alle banche, per cessare i pagamenti extra a copertura degli swaps, sono più di quattro volte l’intera bolletta dell’acqua scaduta, sia residenziale che commerciale.

  1. Anche Chicago è in difficoltà

Negli ultimi anni diverse città americane hanno dichiarato fallimento, molte inCaliforniaStockton, San Bernardino, Vallejo, per citarne solo alcune  –  mentre altre sembrano sul punto di aggiungersi al club e, tra queste, Chicago sembra quella messa peggio; lo scorso febbraio, Moody’s  ne ha declassato il rating a Baa2 - a due passi sopra il livello “spazzatura” – e ciò potrebbe innescare la cessazione immediata di quattro accordi di “interest-rate swaps”  (ancora loro) – un onere di circa 58 milioni di dollari – avvertendo che il giudizio potrebbe peggiorare ulteriormente, e portare a costi più elevati in futuro, se le banche decidessero di interrompere altre operazioni di copertura sui tassi di interesse contro le fluttuazioni degli stessi.

Tali “pizzini” sono del tutto conformi alla consolidata prassi che vede i banchieri diWall Street  “dettare la linea” sulle opzioni di spesa delle amministrazioni pubbliche; l’oggetto del contendere è qui rappresentato dai fondi pensione – troppo generosi, a loro dire – e pertanto si minaccia un declassamento “a cascata” – cheesporrebbe Chicago a dei  pagamenti immediati e a sensibili variazioni nei tassi di interesse (e alla probabile insolvenza) – se il vulnus non verrà sanato: Chicago detiene contratti swap relativi a 2,67 miliardi dollari di debiti, e l’articolo di “Reuters” illustra diversi scenari in proposito, tutti estremamente sfavorevoli, che dimostrano come le grandi banche d’affari e le agenzie di rating (che sono, in effetti, entità sovrapponibili) tengano in pugno la metropoli dell’Illinois: la stessa Standard & Poor’s  ha paventato un possibile downgrade multiplo se quest’anno la città non presenterà un piano sostenibile per far fronte ai propri crescenti contributi pensionistici.

  1. La fabbrica del consenso reloaded: numeri in allegria

Quanto fin qui esposto dovrebbe rendere abbastanza evidente che l’economia americana non è affatto – e non può essere – quella “locomotiva mondiale”  di cui si favoleggia nella “catena di montaggio” della “fabbrica del consenso”, e gli stessi dati (e successive revisioni) del PIL,  che dovrebbero suffragare tale asserzione, scontano una certa qual dose di aleatorietà   derivante da numeri aggiustati e adattati, aggregati e disaggregati alla bisogna, da farli ritenere poco attendibili; una pratica che ricorda la stessa maestria e disinvoltura di un sarto nell’atto di confezionare un abito per un cliente fisicamente poco proporzionato.
Aveva fatto gridare al miracolo la revisione del “Bureau of Economic Analysis”,secondo il quale la crescita del 3° trimestre 2014 era arrivata a toccare addirittura il 5% , ma “Zero Hedge”  ha scoperto cose assai interessanti sul “taglia e cuci” dei sarti della “maison Obama”: analizzando – a fine giugno – la revisione definitiva del 1° trimestre 2014 (Q1), Tyler Durden si è accorto che il BEA aveva rimosso i pagamenti diObamaCare dai risultati già deludenti di quel trimestre, un fattore sospetto che lo aveva portato a scommettere sulla loro riutilizzazione in uno dei trimestri successivi.

Questo è esattamente quello che è successo nel Q3, dove i 2/3 della “spinta” del consumo personale provengono dallo stesso ObamaCare che inizialmente avrebbe dovuto incrementare proprio il PIL del Q1, fino a quando i pessimi numeri di quest’ultimo hanno “suggerito” al BEA di estrarre i circa 40 miliardi di dollari in PCE(Personal Consumption Expenditures) da quel trimestre oramai compromesso e riutilizzarli in un altro, nella fattispecie il 3°: del resto, sarebbe bastato dare un’occhiata alla rilevazione dello stesso periodo dell’anno precedente (2,7%) per rendersi conto che la situazione economica generale non poteva giustificare un simile miglioramento nell’arco di 12 mesi.

E infatti il successivo Q4 del 2014  secondo l’ultima (?) revisione di qualche giorno fa – è ritornato ad attestarsi intorno al 2,2%, ben sotto il trimestre precedente e le aspettative degli stessi analisti; e non va meglio con le previsioni del 1° trimestre del 2015: la FED di Atlanta ha rivisto le proiezioni già diverse volte, passando dal quasi 2,5% di febbraio fino allo 0,2% di fine marzo.

  1. Vendite al dettaglio in affanno 

I dati che arrivano dall’economia reale lasciano poco spazio per voli pindarici; le vendite al dettaglio collassano, e focalizzando la nostra attenzione solo nel recente passato abbiamo il flop del “Thanksgiving Day” e del “BlackFriday” -  ilweekend lungo del Giorno del  Ringraziamento, dedicato tradizionalmente alloshopping - con un calo dell’11% (negozi e web) , e la serie negativa (dicembre: – 09% ;gennaio: – 0,8% ; febbraio: – 0,6%) più lunga dal crash Lehman.

E che dire del simbolo per antonomasia del consumismo americano, lo shopping mall?

In tutta l’America, grandi centri commerciali un tempo rutilanti ed affollati sono ora in fase declinante e in disfacimento; famose catene di negozi ad alto richiamo come Sears e JCPenney stanno chiudendo i loro punti vendita e i proprietari dei centri commerciali stanno avendo difficoltà nel trovare dei rivenditori abbastanza grandi per sostituirli; con una nuova ondata di chiusure all’orizzonte, circa il 15% dei centri commerciali statunitensi fallirà o sarà trasformato in spazio non-retail entro i prossimi 10 anni.
Dal 2010, più di due dozzine di grandi spazi commerciali sono stati chiusi mentre altri 60 sono in bilico, e con la disuguaglianza di reddito che continua ad allargarsi solo gli shopping malls di fascia alta riescono a mantenere un accettabile livello di vendite, a differenza di quelli frequentati dalla middle class e dal proletariato.

 

  1. Nuvole nere all’orizzonte

L’indice PMI (Purchasing Managers Index) della “Kansas City Fed” – che monitora la salute economica del settore manifatturiero riferito a: nuovi ordini, livelli di magazzino, produzione, consegne dei fornitori e ambiente di lavoro – è precipitato di un - 4 a marzo (contro le aspettative di + 1), un livello toccato nel febbraio 2013; l’indice ha ormai perso  6 punti degli ultimi 8 mesi e il rapporto è un disastro su tutta la linea: i nuovi ordini sono crollati a - 20 (2° registrazione più bassa dal crash Lehman), portafoglio ordini inevasi imploso, la settimana lavorativa media è crollata a-17 (valore più basso post Lehman), e le aspettative future del capex (investimenti in conto capitale per l’acquisto di beni durevoli, come ad esempio i macchinari) sonoscese al minimo da cinque anni
Uno degli intervistati ha osservato:  non vediamo l’economia forte come viene dipinta nei rapporti dei media nazionali”.

 

E come se non bastasse, c’è il crollo del settore dello scisto – le cui conseguenze stanno appena emergendo – a far vacillare anche “Lady Liberty”; il 13 gennaio, la FEDdi Dallas prevedeva che nel solo Texas 140.000 posti di lavoro potrebbero essere eliminati e la Schlumberger”  – prima società di servizi petroliferi del mondo – taglierà 9.000 posti di lavoro, dopo che l’utile netto del quarto trimestre 2014 è sprofondato dell’81% a causa di svalutazioni da 1,6 miliardi di dollari delle attività produttive in Texas.

Come scrive William Engdahl “[…] il boom del petrolio di scisto negli Stati Uniti era una bolla di Wall Street, come già abbiamo notato, alimentato dalla Federal Reserve con tassi di interesse a zero e banche di Wall Street alla disperata ricerca di prestiti dopo il crollo della bolla immobiliare nel 2008. Hanno fatto grassi profitti sottoscrivendo ‘junk bonds’ per le compagnie petrolifere dello scisto, molte delle quali di piccole e medie dimensioni che ora scompariranno (…) fino a quando i tassi d’interesse negli Stati Uniti erano bassi, negli ultimi sei anni, e il prezzo del petrolio era oltre i 100 dollari al barile, le compagnie petrolifere potevano accollarsi il rischio e le banche prestare con liberalità. Ora avviene una brusca frenata mentre i proventi del petrolio crollano del 40-50%, negli ultimi sette mesi. Fintanto che i prezzi erano alti, le compagnie petrolifere dello scisto potevano avere prestiti come se non ci fosse un domani […]”.

 

  1. Una volta  Francis Fukuyama mi disse che…

L’élite finanziaria americana e i suoi “political puppets” sono sicuramente coscienti della  insostenibilità economica e sociale interna, e di quanto l’accelerazione del declino del dollaro – ad opera, soprattutto, di Russia e Cina – come valuta di riserva e strumento internazionale di pagamento, ponga lorodei problemi quasi insolubili ; gli Stati Uniti, venendo meno il loro diritto di signoraggio, sarebbero ora obbligati a compiere drastici aggiustamenti strutturali, poiché non potrebbero più permettersi di aprire un passivo della bilancia commerciale in condizioni di totale impunità.

Invece di prendere atto dell’inevitabilità del crepuscolo, rassegnandosi alla fine della“fine della storia”  e adoperandosi per una gestione multipolare e più equilibrata della politica mondiale – convocando, ad esempio, una sorta di Bretton Wood  IIper definire un nuovo assetto monetario mondialeWashington, come al solito, pensa di risolvere i suoi problemi scaricandoli sui presunti “preziosi alleati”.
E’ da vedersi in quest’ottica la fretta con cui Wall Street e Corporate America vogliono arrivare alla firma di trattati come TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) e TTP  (Trans-Pacific Partnership), due cavalli di Troia attraverso i quali le corporations d’oltreoceano mirano a rafforzare, in maniera definitiva, il controllo economico su due macroaree strategiche a ridosso di Russia e Cina nel tentativo di impedirne lo sviluppo e che, nel caso del TTIP  arriverebbero nel Vecchio Continente  “[…] per riversarsi sui pochi settori industriali ancora in vita e sul vecchio e, specialmente, nuovo settore dei servizi; quest’ultimo verrà creatoprivatizzando pensioni e sanità, da devolvere a soggetti finanziari stranieri cui si aprirebbe un ghiotto mercato in Europa […]”, dove le eventuali controversie tra stati e multinazionali verrebbero definite “[…] mediante diritto internazionale autoapplicativo, enforced da arbitri privati pagati dalle multinazionali […]”,come scrive il giurista Luciano Barra Caracciolo.

 

  1. “Gli Stati Uniti hanno bisogno di una guerra”

Diversi commentatori e politologi, come ad esempio Paul Craig Roberts, ritengono che   Washington stia cercando uno scontro armato – magari anche una “guerra per procura”, con gli europei nel ruolo degli “utili idioti” – per risolvere tutti i propri problemi economici, avendo bene in mente che i semi della destabilizzazione in Medio Oriente e soprattutto i venti di guerra che spirano ai confini della Russia, dove USA e NATO stanno ammassando truppe e armamenti pesanti,  sono due facce della stessa medaglia; Sergei Glaziev, economista e consigliere di Putin, ha sviluppato un’analisi molto lucida degli odierni accadimenti, come capita ormai raramente di ascoltare, specie in Italia : 
“[…] Ora gli Stati Uniti vogliono ancora mantenere la loro leadership a spese dell’Europa. 

Questo processo è minacciato da una Cina in rapida espansione. Il mondo oggi sta slittando su un altro ciclo, questa volta politico. Questi cicli hanno una durata di secoli e sono associati con le istituzioni globali che regolano l’economia. Oggi stiamo passando dal ciclo americano dell’accumulo del capitale a un ciclo asiatico. 

Questa è un’altra crisi che sta sfidando l’egemonia americana. Gli americani, per mantenere la loro posizione di egemonia di fronte alla competizione con la Cina e con altre nazioni asiatiche emergenti, stanno iniziando una guerra in Europa. Vogliono indebolire l’Europa, spezzare la Russia e soggiogare l’intero continente europeo. E così, invece della zona di sviluppo da Lisbona a Vladivostok offerta dal presidente Putin, gli Stati Uniti vogliono iniziare una guerra caotica su questo territorio, coinvolgere l’Europa in questa guerra, svalutare il capitale europeo, cancellare il proprio debito pubblico, sotto il cui fardello gli Stati Uniti stanno già cominciando a crollare, annullare i debiti che hanno con la Russia e con l’Europa, soggiogare i nostri spazi economici e stabilire il controllo sulle risorse del gigantesco territorio eurasiatico. Credono che questa sia la loro unica maniera per mantenere l’egemonia nel mondo e superare la Cina […]”.

11.Requiem

In conclusione, tanto per ricordare chi comanda negli Stati Uniti, è sintomatico il modo con il quale le banche di Wall Street continuano a giocare al“Casino Royalesenza alcun ritegno, ben sapendo che – in caso di necessità –  i contribuenti saranno nuovamente forzati a salvare loro i glutei; lo scorso dicembre, durante le discussioni e le votazioni al Congresso sul nuovo piano di spesa del governo, è accaduto che Citigroup (e JPMorgan Chase) sia riuscita a farinserire furtivamente la sua legislazione di deregolamentazione sui derivati nel “Cromnibus”, il piano di spesa da 1.1 trilioni di dollari che vincolerà il budget governativo fino al prossimo settembre  (si chiama Cromnibusperché è la “Continuing Resolution” (CR) del piano di spesa omnibus).
Citigroup, con la partecipazione volontaria del Congresso e di Obama, ha impostato il paese verso il prossimo crollo finanziario in cui appare destinata a giocare un altro ruolo da protagonista, visto che la legislazione appena approvata dal Congressopermette a Citigroup e ad altre banche di Wall Street di mantenere i loroassets più rischiosiinterest rate swap e altri derivati - nell’unità bancaria che è supportata dall’assicurazione federale sui depositi FDIC (Federal Deposit Insurance Corp.), che è – a sua volta – supportata dai contribuenti americani, assicurandosi così un altro piano di salvataggio se il bubbone dei derivati dovesse scoppiare ancora una volta.
Secondo i dati di Bloomberg, negli ultimi cinque anni – quando si supponeva che la riforma finanziaria Dodd-Frank avrebbe reso più sicure queste mega banche -Citigroup ha aumentato il valore nozionale dei derivati nei propri libri contabili del 69%: lo scorso giugno, secondo Bloomberg, Citigroup aveva 62 trilioni di dollari in contratti aperti, contro i 37 trilioni di dollari del giugno 2009.

La “Sabbia del Tempo” nella clessidra è ormai agli sgoccioli…

“Prima o poi verrà un crollo, e sarà forse terribile”.   (Roger Babson, settembre 1929)