Di Maio e Salvini

Di Maio e Salvini hanno paura a schierarsi senza balbettare per l’uscita dell’italia dall’euro.

 

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di Vittorio Boschelli

Come mi capita spesso da anni devo fare sempre il guasta illusioni, ma non per colpa mia, ma per colpa degli interlocutori politici, dove considerano la coerenza, la chiarezza e la determinazione un optional dimenticato, si pensa una cosa e poi si dice al popolo l’esatto contrario, oppure al popolo si fa capire una cosa e poi nelle stanze del potere non si ha il coraggio di dire la stessa cosa, tanto per accontentare tutti per arrivare ad una poltrona, ma non certamente per risolvere i problemi del popolo che ha fiducia e speranza, nel “nuovo” che avanza.

Noi siamo stati sempre critici con il M5S da anni, ma avevamo fiducia in Salvini, se non altro perchè si era chiamato a corte Claudio Borghi e Alberto Bagnai, ma più passa il tempo e più ci convinciamo, che le intelligenti mosse di Salvini, siano solo mero oppurtunismo politico, e come avevamo scritto su facebook in un articolo precedente contro Salvini prendendo le distanze in modo lapidario, non ci convince e non ci fidiamo.

Sono proprio Di Maio e Salvini a sgombrare qualsiasi dubbio, infatti i due video successivi confermano che quello che pensavamo, il M5S è un prodotto del sistema sinistra in previsione di una estinzione dei partiti tradizionali ritenuti colpevoli del disastro attuale, e Salvini è un prodotto della destra per lo stesso motivo.

In questo modo si complicano le cose per noi movimenti nuovi che dell’uscita immediata dall’Euro e dall’UE ne abbiamo fatto motivo di vita o di morte e si ridà speranza ad un popolo che non si muoverà e starà buono, perchè ha la speranza che i due siano diversi da Renzi o da Berlusconi.

Oggi vi posto due video, uno di Di Maio e uno di Salvini, poi sarete voi a giudicare, so già che non piacerà la nostra posizione agli amici di “destra” che credono in Salvini, ma siamo disposti ad essere impopolari, non ci fa paura, noi a differenza di tanti perseguiamo la verità dei fatti e non delle ideologie da tifoso, e ci sentiamo il dovere di mettervi in guardia, sapendo che non ci sono più possibilità di sbagliare ancora o scegliere il meno peggio.

Altrimenti rimangono solo le armi dopo la certa delusione…quindi è conveniente capire e non sbagliare in modo indolore.

Ecco i video…a voi le dovute considerazioni…le nostre sono quelle che nè il M5S, nè la Lega sono la soluzione per L’Italia e il Popolo, come non lo sono tutti i politicanti mercenari e opportunisti che sono in parlamento.

 

Le Pen: QE e Svalutazione Dell’Euro

Marine Le Pen parla dell’inutilità del QE di Draghi per l’economia reale e della svalutazione dell’euro che farà male ai Tedeschi.

 

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di Vittorio Boschelli

Dell’ultima cartuccia di Draghi, il famoso e “miracoloso” (per le banche) QE, abbiamo già parlato, come abbiamo parlato degli effetti della svalutazione dell’euro, che aiuta un po noi (non nella misura che vi dicono) ma penalizza i Tedeschi che già si lamentavano, figuriamoci tra qualche mese.

Prima di pubblicarvi una conferenza stampa di Marine Le Pen in merito…che poi è la spiegazione del perchè Marine ha successo (mica siamo in italia…), semplicemente perchè afferma quello che affermano ormai tutti i nobel dell’economia del mondo, sulla crisi dell’euro e dell’unione europea, tutto il resto della ciurma politica e non solo, hanno preferito mentire, semplice no?

Quindi chi ha detto la verità viene premiato (tranne che in italia), chi ha mentito viene punito, non fa una piega…il buonsenso non è in dono a tutti…tenetevi chi vi mente, forse è quello che meritate e forse hanno ragione loro quando affermano che la colpa del disastro italiano è vostra che non valete una…bip…fiumi di parole per Tosi e Landini i due EURISTI DOC, quelli “…a noi dell’euro non frega nulla…anzi sono a favore è solo che oggi è di moda essere contro…” spero di essermi spiegato con qualche amico “de destra” e “de sinistra”, quindi non rompetemi più le scatole con discorsi inutili che dimostrano quello che avete capito…cioè…NULLA, NULLA, NULLA…

Preferisco consolarmi con i Francesi, in fondo sono loro che capiscono sempre prima di noi e ci regalano storicamente certe soddisfazioni, in quando le teste di chi affama deliberatamente il popolo le hanno sempre tagliate, noi in italia continuiamo a parlarne, continuando a fare le stesse scelte, ignorando il significato della parola CAMBIARE, prima la testa e a quello ci penseranno i Francesi…e poi noi stessi, se realmente siamo diversi… ma i fatti non dicono questo, altrimenti raccontavamo altre cose e non quelle che siamo costretti a ripetere ogni giorno, da anni, senza essere capiti in buona o cattiva fede.

Noi del Fronte abbiamo le idee chiare e sono sempre le stesse da anni, (altri hanno cambiato) perchè il problema è lo stesso e non perchè dobbiamo entrare nelle grazie altrui, che poi sono le stesse di quelle del FN, se voi ancora non avete capito nonostante anni di crisi dell’euro e un vostro problema e non dite che Vittorio Boschelli vuole imporre le sue idee, perchè non sono le mie e mi attribuite meriti che non ho, (sarei contento se mi venissero attribuiti un terzo di quelli che ho), ma della storia politica ed economica, basta solo LEGGERE e AVER VISSUTO in modo consapevole e non come pecore in caccia di notorietà, un posto al sole o peggio, un tozzo di pane.

Quindi prima di contattarmi o di propormi qualsiasi cosa leggete il nostro programma e quello che abbiamo scritto in questi anni NON CAMBIEREMO UNA SOLA VIRGOLA specialmente sulla lotta AL PROBLEMA PRINCIPALE CHIAMATO EURO e alla DITTATURA LIBERISTA, per nessuna ragione al mondo…per nessuna ragione al mondo…per nessuna ragione al mondo…anche questo non entra, dovuta alla vecchia abitudine di fare politica, quella delle campagne elettorali e non quella che dovrebbe essere.

Ecco il video di Marine e la relativa traduzione in italiano, altrimenti chi ha capito mi sgrida perchè non sa il francese, ma approva ugualmente sulla fiducia…bella parola antica che era alla base di una società sana…dimenticata…

 

 

Marine Le Pen, conferenza a Bruxelles, 22 gennaio 2015,

Il sipario si apre sul 2015 in un clima in cui si combinano insieme rischi terroristici, rischi geopolitici e soprattutto grandi trasformazioni macroeconomiche per l’area dell’euro, delle quali vorrei parlare con voi.

Vi ringrazio quindi per la vostra presenza a questa conferenza stampa in risposta alla significativa riunione di politica monetaria della Banca centrale europea tenutasi oggi, giorno in cui il presidente Mario Draghi ha annunciato un evento senza precedenti e di notevole significato politico per il futuro dell’euro, ossia l’operazione di “quantitative easing” (QE).

Per la cronaca, questo gergo finanziario sta a significare un programma di massiccio riacquisto di titoli del debito pubblico dei paesi dell’area dell’euro.

Ciò corrisponde semplicemente alla creazione di moneta ex nihilo della BCE, che dovrebbe stimolare l’economia attraverso iniezioni di liquidità da parte della banca centrale.

Questo è il nome moderno per la stampa di moneta, con la differenza che non si tratta di un intervento direttamente produttivo per l’economia reale.

Il QE dovrebbe essere l’ultima ratio per promuovere la crescita economica nell’area dell’euro e invertire la serie allarmante di statistiche negative sull’occupazione, gli investimenti e soprattutto l’inflazione.

Il mio scopo non è quello di fare qui una rassegna esaustiva degli argomenti tecnici sostenuti dalla BCE, che Draghi del resto non ha pienamente rivelato, ma di mettere in prospettiva da un punto di vista politico le conseguenze pratiche di questo intervento di politica monetaria non convenzionale, per l’interesse economico della Francia.

Si deve anzitutto rilevare che questo QE sovrano è l’ultima cartuccia di un arsenale di misure analoghe.

Negli ultimi anni, la BCE ha gradualmente abbassato i suoi tassi di riferimento a livelli storicamente bassi. Senza raggiungere il suo obiettivo: stimolare l’economia attraverso il credito bancario.

Ha lanciato in parallelo diverse operazioni di politica monetaria non convenzionale, come il SMP e l’OMT, riacquisti di attività cartolarizzate, o l’ABS, i “covered bond”, prestiti a lungo termine alle banche a tassi preferenziali, il tutto per delle somme colossali: rispettivamente 1.000 miliardi di € rimborsati nel 2012 e ancora 1000 € miliardi annunciati nel 2014 solo per le operazioni LTRO e TLTRO. L’obiettivo non dichiarato della BCE è quello di allentare la crisi interbancaria nata nel 2008 e legata al rischio dei debiti sovrani.

Il QE annunciato oggi è il risultato di questo insieme di misure, il cui obiettivo è sempre lo stesso: cercare di rilanciare una crescita economica che sta morendo ed evitare l’esplosione dell’eurozona a causa della crisi dei debiti pubblici.

Per giustificare tali misure, Draghi ci ha venduto l’idea che le aspettative di inflazione, in relazione al target del 2%, sarebbero preoccupanti, con un rischio di un ciclo deflazionistico, vale a dire un calo generale dei prezzi nell’area dell’euro, cioè dei salari e della crescita.

Le famiglie hanno potuto constatare un calo dei prezzi nel loro carrello al supermercato?

Sicuramente no. E il prezzo del barile di petrolio è dovuto scendere di più della metà in 6 mesi, per vedere una diminuzione del prezzo alla pompa di pochi centesimi.

In realtà, Draghi sta cercando di far passare ai nostri occhi un rischio di recessione economica strutturale come un fenomeno esclusivamente monetario, la deflazione, per venderci la necessità che la BCE intervenga con un QE su larga scala.

Circa gli elementi del programma annunciato questo pomeriggio da Mario Draghi, rilevo alcuni punti importanti:

– In primo luogo, l’ammontare del QE, cioè 60 miliardi di € al mese, il che equivale a 1.100 miliardi di € fino a settembre 2016, sarà distribuito in proporzione al capitale degli Stati nella BCE, per la Francia circa 200 miliardi di euro

– In secondo luogo, riguarderà sia i debiti pubblici che quelli privati

– Infine, il rischio sarà ben poco condiviso. L’80% sarà a carico delle banche centrali nazionali, il 20% della BCE. In altre parole, solo il 20% dei titoli acquistati potranno generare delle perdite assunte collettivamente dagli Stati membri della zona euro.

In definitiva, si tratta di una doppia vittoria per la Germania. In primo luogo per il criterio della distribuzione in base alla quota del capitale della BCE, che ha chiaramente scelto di privilegiare solo la prima classe della zona euro invece di salvare i paesi membri in difficoltà, come i greci.

In particolare, la Germania con la sua Bundesbank beneficerà del 25% della dotazione del QE, circa 270 miliardi di €, mentre è il paese che ne avrebbe meno bisogno. Simbolicamente, del resto, Angela Merkel ha annunciato le misure della BCE contemporaneamente a Mario Draghi da Davos!

In attesa delle modalità pratiche di attuazione, ricordo che si pone la questione di legittimità in relazione all’articolo 123 del Trattato di Lisbona, che vieta alla BCE di acquistare direttamente dagli Stati membri i loro titoli di debito.

La scorsa settimana, l’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea ha approvato la tecnica dell’OMT, lanciata dalla BCE nel settembre 2012 con un meccanismo simile.

Ma con un limite: il QE è accettabile solo se si tratta di uno strumento eccezionale che consente alla BCE di raggiungere il suo obiettivo del 2% di inflazione o di salvare l’euro, ma non per far girare la stampante e finanziare in maniera permanente i disavanzi pubblici.

Il QE è già stato sperimentato all’estero, soprattutto negli Stati Uniti o in Gran Bretagna, ma senza il vincolo dell’art. 123, in quanto queste due potenze economiche mondiali hanno la loro moneta nazionale e la loro banca centrale per monetizzare il deficit, senza alcun limite reale.

Al costo di un aumento colossale del suo bilancio, la Federal Reserve è riuscita a rilanciare l’economia degli Stati Uniti dopo la crisi del 2008. Che cosa succederà al bilancio della BCE, se implementerà davvero il suo QE fino a 1.100 miliardi €, come annunciato? Intenderà aumentare il proprio capitale? E quale sarà il contributo della Francia?

In attesa di una risposta, esaminiamo ora la portata e il significato di questa operazione di QE, per vedere quali lezioni se ne possono trarre.

Se il QE funziona, tenderà a far crescere i mercati finanziari e abbassare il valore dell’euro. Ma il vero obiettivo, la ripresa della domanda interna, quindi dell’attività economica, della crescita e dell’inflazione, dipende dall’impiego della liquidità nell’economia reale.

Ebbene, non c’è niente di meno sicuro. L’afflusso di denaro va spesso a beneficio dei mercati dei capitali e favorisce le bolle.

Nello specifico, c’è da temere che il QE incoraggi i banchieri ad intensificare la loro attività sul mercato e la speculazione sulle attività ad alto rischio con la cartolarizzazione, i CDS o altri strumenti alla base della crisi dei “subprime”, piuttosto che a fare prestiti a imprese e famiglie.

Si noti che questi prodotti sono ancora più redditizi in quanto è la BCE, in ultima analisi, a sopportarne il rischio. Questo è il principio della privatizzazione dei profitti e della socializzazione delle perdite!

Per quanto riguarda i cambi, i mercati hanno già gradualmente scontato nei prezzi questa operazione di QE sin dal giugno 2014. Infatti, l’euro ha perso oltre il 18% rispetto al dollaro.

Questo deprezzamento è di primo acchito una buona notizia per la nostra competitività, ma di gran lunga insufficiente per raddrizzare la nostra economia reale e la nostra occupazione, perché il credito non riparte.

L’euro sopravvalutato è un ostacolo per le nostre esportazioni, in quanto i prodotti o servizi che vendiamo al di fuori della zona euro sono relativamente troppo costosi. La nostra bilancia commerciale ne è la prova, estremamente deficitaria da 12 anni, per un ammontare di 70 miliardi di € / anno in media per 3 anni, e 55 previsti nel 2014, nonostante il calo del greggio.

Quando il tasso di cambio scende, questo ci rende relativamente più competitivi nel prezzo. Le nostre imprese possono vendere di più, aumentare i loro margini e quindi in teoria assumere e aumentare i salari. Ciò vale in particolare per il lusso, l’aerospaziale, la chimica e il settore automobilistico.

Dobbiamo essere consapevoli del fatto che il calo dell’euro del 18% di oggi rappresenta un guadagno di competitività pari a 4 volte quello previsto dal Patto di responsabilità per la Francia (stimata al 4%) e senza svalutazione dei salari francesi.

Questo dimostra che la svalutazione competitiva di una moneta è l’arma principale del protezionismo intelligente, del resto ampiamente utilizzata dalle potenze economiche mondiali (Stati Uniti, Cina, Giappone, Regno Unito …).

Ma c’è ancora molta strada da fare, che noi del Fronte Nazionale valutiamo all’incirca dal 5 al 10% in più, per rilanciare davvero la nostra economia nazionale.

Ma ancora, questo guadagno di competitività di prezzo gioca solo nei confronti dei paesi non appartenenti all’area dell’euro.

Tuttavia, il 50% del commercio estero francese avviene proprio con il resto della zona euro. Oltre alla Cina, i nostri principali concorrenti e partner sono la Germania (da sola equivale al 17% dei nostri scambi), il Belgio, i Paesi Bassi e infine l’Italia.

Ciò significa che il calo dell’euro non ha alcun impatto su tutti gli scambi della Francia con i paesi che hanno la stessa moneta. Solo l’uscita dall’euro permetterebbe di far valere in pieno l’effetto di una svalutazione.

Per la Germania, un euro più debole è un problema perché il loro modello economico si basa interamente su un Euromarco forte che consenta alla loro previdenza e ai loro fondi pensione di acquistare a buon mercato del debito pubblico turco, cinese o indiano i cui interessi finanzino in modo conveniente i loro pensionati grazie al differenziale dei tassi di cambio.

Questo punto è molto importante da comprendere, perché dopo un anno di QE, rischiano di apparire i primi deficit, e dopo due anni potrebbero essere proprio i tedeschi a chiedere di uscire dall’euro.

Sul piano puramente economico e politico, è importante notare che il lancio di questo programma di QE segna soprattutto il fallimento dell’unione economica e monetaria, delle politiche economiche ultra-liberiste dell’Unione, e dell’euro, che non sono stati in grado di creare quell’occupazione e quella prosperità cui avrebbero dovuto portare dopo il trattato di Maastricht.

Sull’analisi della situazione, siamo almeno d’accordo con Draghi nel dire che l’Europa è l’area del mondo che stenta di più a riprendersi dalla crisi del 2008:

  • Il PIL della zona euro nel 2013 ha mostrato, per il secondo anno consecutivo, una crescita negativa. Nel 2014, ci si accontenterebbe di una crescita dello 0,8%.
  • La disoccupazione si attesta all’11,3% di fine 2012 e all’ 11,9% di fine 2013, e rimarrà ad un livello paragonabile o addirittura superiore nel 2014.
  • La disoccupazione di lunga durata e la disoccupazione giovanile rimangono estremamente preoccupanti, con picchi del 25% sino addirittura al 40% in Spagna o in Grecia.

La crescita lenta e la disoccupazione di massa, sono un fatto che le nostre commissioni al Parlamento europeo constatano tutte le settimane. E’ anche la constatazione dolorosa e impotente dei leader politici francesi dell’UMP, mentre l’economia degli Stati Uniti, per esempio, a fine 2014 è tornata a generare occupazione e un tasso di crescita del PIL vicino al 5%, e l’economia britannica è quasi al 3%.

La propaganda dei partiti di sistema ci ammannisce ancora continuamente la stessa favola: più Europa federale ci sarà, più saremo forti e avremo prosperità!

La realtà è esattamente il contrario …

Inoltre, l’area dell’euro è sottoposta ad una situazione di stress, con due nuove prove da superare in questo mese di gennaio:

– L’abbandono improvviso la scorsa settimana dell’aggancio all’Euro da parte del franco svizzero, deciso dalla Banca nazionale svizzera

– E le elezioni parlamentari in Grecia di domenica prossima, che dovrebbero vedere la vittoria del partito di “Syriza”.

Queste sono ulteriori prove che per gli operatori del mercato la credibilità della moneta unica è notevolmente compromessa e che non dovremmo escludere un’esplosione della zona euro, tenuto conto delle differenze strutturali tra le nazioni dei tassi di crescita economica, dei tassi di interesse nominali, del tasso di disoccupazione e del tasso di inflazione.

Che rapporto c’è oggi tra la Germania, il cui bilancio pubblico è in equilibrio e la bilancia commerciale molto in avanzo, e paesi come l’Italia o la Francia?

Qual è il rapporto tra il Lussemburgo col suo 25% di debito pubblico e la Grecia col suo 175%?

Il processo del “semestre europeo”, che dovrebbe organizzare la convergenza delle economie, è un fallimento: solo il 9% delle raccomandazioni sono attuate e per il 45% di esse non vi è nemmeno un principio di esecuzione.

Questa operazione di QE è dunque una ammissione di totale fallimento dell’unione monetaria che del resto non è mai stata un’area valutaria ottimale, fin dall’inizio. Se così fosse, i tedeschi, in nome della solidarietà europea, avrebbero effettuato dei trasferimenti finanziari dei loro surplus commerciali verso i paesi in disavanzo. Non è così!

Oltre agli indicatori macroeconomici, la migliore prova della eterogeneità dell’unione monetaria è la messa in atto dal 2011 in ogni Stato della zona di molteplici politiche monetarie, tramite iniezioni di liquidità finanziaria permanenti (tipo ELA, LTRO, TLTRO, ecc ..), da parte delle banche centrali nazionali e non della BCE.

Questa trasformazione fondamentale della zona euro, non prevista dal trattato di Lisbona, è un abbandono de facto di una politica monetaria unica da parte della BCE e la messa in discussione dei cosiddetti principi di Tinbergen, compreso il fatto che non ci potrebbe essere un’utilizzazione della politica monetaria per uno scopo diverso da quello della stabilità dei prezzi.

Inoltre, non dimentichiamo che Cipro è già tecnicamente fuori dalla zona euro (secondo la definizione del premio Nobel per l’economia Robert Mundell) dal momento in cui è stata costretta a istituire un controllo dei cambi e dei capitali dopo la crisi bancaria di aprile 2013.

Tutte queste ragioni confermano ancora una volta che su questo argomento economico, come su molti altri, la diagnosi del Fronte Nazionale era corretta.

La conclusione è chiara: le condizioni per una moneta unica non sono soddisfatte.

Quali soluzioni alternative possiamo quindi considerare?

Di fronte a questi fallimenti e al costo di queste misure inefficaci, non dobbiamo cambiare lo strumento, ma il modello economico, e confidare di nuovo sulle nazioni.

La Francia dovrebbe disporre, come le altre grandi potenze, della sua moneta, della sua banca centrale, dei suoi confini, della sua sovranità di bilancio, bancaria e legislativa. Dovrebbe quindi uscire dal torpore in cui l’ha sprofondata l’Unione europea, prendere le distanze, e rinegoziare le condizioni della sua partecipazione.

Dal 1973, lo Stato francese si finanzia sui mercati finanziari e, per questo, deve pagare degli interessi sul debito, che nel 2014 ammontavano a circa 45 miliardi di euro.

Non solo, se si cumulano gli interessi finanziari che la Francia ha pagato per 40 anni ai suoi creditori privati, dal momento che non si finanzia più dalla Banca di Francia, si arriverebbe a quasi 1.600 miliardi, circa l’80% dello stock di debito pubblico attuale

In qualche modo, questa operazione di QE decentrata presso le banche centrali nazionali è la fase finale dei piani di smantellamento dell’euro, che precede il nostro piano di transizione alle nuove monete nazionali, per essere finalmente padroni del nostro destino.

Pertanto, dato che c’è più una valuta unica, allora io propongo a Hollande di risparmiare tempo e sofferenza sociale, negoziando l’attuazione di un piano B: il passaggio al nuovo franco francese , in parità ( 1 FF = 1 ECU o 1 €) con l’euro, moneta comune, che avrebbe corso legale nella zona monetaria europea per il commercio internazionale;

Il passaggio al nuovo franco francese chiuderebbe la parentesi dell’euro e ci ridarebbe due vantaggi decisivi:

  1. La capacità di autofinanziamento diretto, senza passare per i mercati finanziari, per le esigenze dello Stato e delle pubbliche amministrazioni
  2. E un certo controllo sul livello di cambio della nostra moneta con i nostri partner commerciali, per dare alle nostre imprese la competitività di prezzo che l’euro forte nega loro.

Il finanziamento dello Stato direttamente dalla Banca di Francia riporterebbe in vigore il meccanismo che ha permesso la ricostruzione e l’espansione economica dei Trenta Gloriosi.

Questa politica monetaria e del cambio patriottica permetterà alla Francia di porre fine alla spirale di austerità grazie al ritorno naturale della sua competitività.

La monetizzazione ragionevole del debito a livello nazionale permetterà di fare ciò che non è più stato fatto da 40 anni: finanziare l’economia produttiva nazionale, la transizione energetica, avviare la reindustrializzazione del debito e anche la riduzione del debito pubblico in maniera graduale.

Questa riconquista della nostra sovranità monetaria dovrà essere accompagnata da una razionalizzazione della nostra spesa pubblica, al fine di porre fine agli infiniti deficit che accumulano il nostro debito e dare allo stato un certo margine di manovra per le sue vere priorità.

Priorità nazionale per alcune politiche sociali, semplificando l’organizzazione amministrativa dello Stato e delle comunità locali, caccia alle duplicazioni, alla spesa clientelare, alla frode sociale, all’evasione fiscale ecc. Il cantiere è enorme.

Infine, la riconquista della sovranità deve essere accompagnata da uno sforzo particolare nella redistribuzione della ricchezza. Non attraverso una tassazione di confisca, ma attraverso una legittima distribuzione dei frutti della crescita ai salari, alla classe media e ai più poveri, non a beneficio esclusivo dei capitali e di una superclasse sempre più ricca.

Voi conoscete le soluzioni del mio modello di “patriottismo economico”, e voglio ricordare i miei due obiettivi politici: la piena occupazione e la prosperità nazionale per i francesi. È possibile!

Grazie. Il mio collega Bernard Monot e io siamo a disposizione per rispondere alle vostre domande.

 

 

 

 

Le Verità Di Bagnai e Granville…Grexit

Le Verità Di Bagnai e Granville, le nostre anticipazioni e il conto della storia che dovranno pagare i piddini de sinistra…Grexit.

 

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di Vittorio Boschelli

Alberto Bagnai e Brigitte Granville intervistati dalla radio Britannica Share Radio, prendendo spunto dal possibile Grexit, affermano alcune verità anticipate da noi del Fronte, alcune anche nell’articolo precedente.

Una su tutte la condanna a morte già sentenziata, politicamente parlando se tutto va bene, dei piddini di sinistra europei e italiani, perchè hanno mentito sull’euro e ancora continuano imperterriti, la storia è li che li attende per pagare il conto.

Un altro lettore (presumo de sinistra) ieri commenta l’articolo precedente “ancora con queste stronzate…ma vi rendete conto che le scrivete solo voi…ti dovresti porre qualche domanda…c’è e come la differenza tra destra e sinistra”.

La mia risposta è stata semplicemente… che il lettore non ha letto tutto l’articolo ma solo le prime dieci righe, come spesso accade a chi non vuole capire, guarda il caso le nostre stesse “stronzate” le dicono Bagnai e Granville, a questo punto forse qualche domanda era d’obbligo porsele per il lettore  “de sinistra” e non noi essendo in folte e autorevole compagnia o no?

Avete presente la rana in pentola? Voi piddini siete la stessa cosa, nel 2015 l’acqua inizierà a bollire e anche voi capirete, chè prima l’acqua era fredda e gradevole, mentre adesso inizia a bruciare, e la pattumiera della storia vi attende a braccia aperta già da tempo, come affermiamo noi e molti più autorevoli di noi, nonostante la vostra arroganza, presunzione e mala fede, mentre in Inghilterra come altrove in europa il dibattito sull’euro è avanti e molto più serio che in italia…indovinate il perchè?

Vi auguro buona lettura cari piddini…in attesa…

 

A. Bagnai e B. Granville intervistati da Share Radio, 03 marzo 2015

In tutti i dibattiti, le discussioni, i titoli che si fanno sulle trattative per il bailout greco, il ruolo del Fondo Monetario Internazionale viene alquanto sottovalutato. Qui si sostiene che il coinvolgimento iniziale del FMI non fosse orientato a riportare la Grecia verso la prosperità, ma a salvare l’eurozona. Ma forse l’esito migliore, per l’Europa, potrebbe essere un default greco e un’uscita dall’euro, per lo stesso bene della Grecia e dell’Europa.
Ecco, questo è il succo di un recente articolo di Alberto Bagnai, professore di Politica Economica all’Università Gabriele D’Annunzio di Pescara. Con noi in studio c’è anche Brigitte Granville, che insegna Economia Internazionale e Politica Economica alla Queen Mary University a Londra, ed è co-autrice dell’articolo “Le Conseguenze Economiche della Grecia“. La ringrazio molto per averci raggiunti in studio. Sono lieto di avervi qui a Share Radio.

La Grecia si è impegnata a ripagare il suo debito verso il FMI e mi pare ci sia una parte di quel debito che è in scadenza molto a breve e si dice che nessun paese abbia mai fatto default sui pagamenti dovuti all’FMI.

Bagnai: Con alcune eccezioni…

Con alcune eccezioni. Ma loro sono determinati a pagare. Voglio dire, nel corso dei prossimi quattro mesi, di fatto forse anche prima, dovranno pagare del denaro. In altre parole, il dibattito greco e la posizione della Grecia, per quanto sia stata concordata un’estensione dei prestiti per quattro mesi, è tuttora tremendamente urgente, no?

Bagnai: Sì certo, lo è. Lo è tuttora. E il governo greco essenzialmente ha solo acquistato tempo, ma la situazione non cambierà molto nei prossimi quattro mesi, principalmente perché, se non si affronta la radice del problema, che sta nel fatto che la Grecia ha una moneta fortemente sopravvalutata che deprime la crescita della sua economia, è impossibile, e lo sanno tutti, che l’economia greca possa mai essere in grado di produrre sufficienti profitti per ripagare il debito. E la lezione economica… e anche la lezione politica, della situazione greca ora è duplice. La lezione economica è che, come ora tutti sanno, la cura dell’austerità ha effettivamente aggravato la malattia, e così il debito è esploso in conseguenza del tentativo di ridurlo attraverso tagli della spesa pubblica. La lezione politica è che i governi eletti nella periferia dell’eurozona hanno possibilità d’azione molto ristrette. Inoltre è molto difficile per i politici risolvere il problema di riportare i loro paesi a crescere, se non fanno i conti col fatto che l’euro è un grosso ostacolo alla ripresa delle loro economie.

Be’, tu dici “come tutti sanno”. [Risate.] Immaginavi che avrei ripreso questo punto! I tedeschi non sembrano saperlo. Sembrano essere la principale opposizione, e io penso tuttora che credano, a me pare così, ma ditemi la vostra, che le misure e le riforme che sono state introdotte insieme ai pacchetti di salvataggio avrebbero funzionato, se solo fossero state implementate correttamente.

Granville: Penso ci sia un’incomprensione di fondo tra i greci e i tedeschi, e c’è anche un’incomprensione di fondo riguardo il nuovo governo greco che è appena salito al potere.

Già, infatti.

Granville: Fondamentalmente, il nuovo governo crede fortemente di poter cambiare le regole del gioco e contemporaneamente stare nell’euro. Crede di poter fare dei cambiamenti senza che ci siano problemi, senza dover passare di nuovo attraverso l’austerità, ma allo stesso tempo vogliono restare nell’euro. I tedeschi hanno una visione diversa – i tedeschi, quando c’è un gioco, e ci sono delle regole… la loro visione è “ci si attiene alle regole”.

Mhh… Ci potrebbe anche essere un problema nel modo di presentarsi. Un uomo come Yanis Varoufakis, il modo in cui si pone, quasi oltraggia culturalmente i tedeschi, per come la vedo.

Granville: Certamente.

La loro reazione è stata in parte… non solo dovuta al fatto che lui non rispetta le regole, ma anche al fatto che risulta un po’ oltraggioso.

Granville: Sì. Ma questa è stata fonte di, guardate… non voglio offendere i miei concittadini, ma guardate per esempio alle incomprensioni che ci possono essere tra i britannici e i francesi.

Oh sì, profonde!

Granville: Be’, i britannici, certo noi vi deridiamo… vi deridiamo sempre…

Ma ci vogliamo tanto bene!

Granville: Certo! Vi deridiamo sempre per i contratti e per tutto, ma una volta che i britannici hanno firmato un contratto, lo rispettano. E i francesi, di nuovo, non voglio offendere nessuno, non hanno intenzione di negoziare per sempre, e firmano piuttosto in fretta, ma poi ci sono delle condizioni da rispettare…

Come interpretate le riforme che i greci hanno presentato? Si è parlato dell’espressione inglese di “constructive ambiguity” non so se avete una traduzione diretta in francese o in italiano… Sembra che vogliano di proposito offuscare le loro riforme, come se volessero ottenere qualcosa, o forse solo guadagnare del tempo per fare i compiti a casa, se preferite, in un modo che apparentemente si adatta ai fatti, ma in realtà no, se li guardate da vicino.

Bagnai: Mi piace questa espressione: “constructive ambiguity”, che in italiano sarebbe “ambiguità costruttiva”, per i miei ascoltatori italiani. Questo è stato un grosso problema nella costruzione dell’Europa fin dall’inizio, perché abbiamo una sorta di ambiguità che mina l’intera costruzione, che è l’ambiguità di definire regole che sono molto rigide ma che hanno un’applicazione al contempo lieve e casuale. La stessa cosa è successa con le regole di Maastricht: lì avevamo regole molto rigide e chiare, e parametri per così dire magici: il 3, il 60, lo zero, ma non c’era volontà politica di attenersi realmente ad esse. E così, se torniamo al problema del rispetto delle regole, dobbiamo riconoscere che, fin dall’inizio, nessuno, né i paesi forti né tantomeno quelli deboli, si sono attenuti alle regole, perché erano, innanzitutto, regole irrazionali.

Granville: I primi a violarle sono stati i tedeschi, comunque.

Bagnai: I primi a violarle sono stati i tedeschi, e dobbiamo anche riconoscere che nella gestione della crisi, non solo lo spirito, il che è evidente, ma anche la lettera dei trattati è stata tradita, più e più volte. Una cosa che abbiamo scritto nell’articolo che ha attratto la tua attenzione penso l’abbia scritta Brigitte o qualcun altro, ma tutti ne abbiamo condiviso il significato è che “una volta che hai preso delle misure politiche che sono così apertamente contrarie alla prosperità della popolazione di un paese membro, hai violato sia lo spirito che la lettera dei trattati“. Considerate un’altra cosa. Guardate per esempio a quello che sta succedendo nella gestione del tasso di inflazione. Ora siamo in deflazione, che è ciò che Paul Krugman aveva previsto fin dal 1998; la BCE non sta obbedendo al proprio mandato. La BCE ha preso molte decisioni politiche interferendo direttamente con la vita politica di paesi come l’Italia. Io l’ho vissuto, in Italia. Ha preso la decisione giusta al momento sbagliato da un punto di vista economico, lasciando il sospetto, negli elettorati e nelle popolazioni, che quelle decisioni fosse influenzate non dalla razionalità economica, ma dalla volontà politica di effettuare delle riforme, che forse erano necessarie, ma che non avrebbero mai dovuto essere imposte da organi non eletti, e non durante una crisi. Questo ha, come dire, aperto una ferita nell’Europa, e questa ferita sta sanguinando.

Granville: Ma per rispondere alla domanda sulle proposte della Grecia, il fatto è che, se guardiamo alla cronologia degli eventi, non hanno molte possibilità di scelta, perché Draghi ha subito detto “chiuderemo i rubinetti, non ci sarà più liquidità”.

Ti riferisci all’ELA, per aiutare le banche.

Granville: Già. E così il governo greco ha subito dovuto presentarsi con qualche cosa che gli garantisse, perché questo è il problema principale, che gli garantisse assolutamente che avrebbero avuto la liquidità necessaria.

Già. Mhh… Nell’articolo voi parlate anche di… del fatto che forse la migliore strada da percorrere per la Grecia è uscire dall’euro. Ma è una possibilità realistica? Perché non c’è un regolamento per chiedere ad un paese di uscire, né c’è un regolamento che un paese possa usare se vuole uscire; si assume che l’euro sia per sempre, o no?

Granville: Si assume questo… Ma voglio dire, il modo in cui… Dobbiamo guardare in faccia le cose – è stato un progetto politico, fatto essenzialmente da due persone, che alla fine erano Mitterand e Kohl. Quindi c’era un progetto politico, e poi si sono rivolti a dei tecnocrati e gli hanno detto: “bene, voi lo implementerete”. Ma non avevano assolutamente idea, e certamente non avevano mai previsto che avrebbero dovuto affrontare una crisi profonda come quella del 2007-2008, e non era stato progettato alcun genere di meccanismo, non c’era un prestatore di ultima istanza, niente che li mettesse nelle condizioni di affrontare tali problemi.

E la reazione della BCE fu alquanto inadeguata allora.

Granville: Certo, all’inizio sì. Ma la cosa che Trichet avrebbe dovuto dire a quel tempo, è esattamente ciò che ha detto Draghi dopo: faremo “whatever it takes”. Ma è arrivato troppo tardi, e il danno era già stato fatto.

Parole meravigliose. Voglio dire, Mario Draghi ha giocato in modo davvero astuto, ha…

Granville: Dipende da quale parte stai!

[Ride.] Dico da un punto di vista puramente oggettivo, come uno che è del tutto estraneo alla cosa.

Granville: Sì certo.

Bagnai: Buon per te!

[Ride.] Noi abbiamo avuto esperienza dell’ERM, però, e l’uscita da quello.

Granville: Anche gli italiani in effetti.

Già. Perché Mario Draghi si trova con la Bundesbank appresso, che lo controlla, in ogni momento.

Bagnai: Sì quello è il problema, e dimostra un vizio fondamentale nel modo in cui l’euro è stato architettato, perché, se pensiamo agli anni ’90 dobbiamo ricordare che  be’, dal punto di vista italiano è abbastanza chiaro dove sta il vizio, dato che abbiamo avuto il dibattito tra il premio Nobel Franco Modigliani, che afferma che i problemi che avevamo avuto nei due decenni precedenti, cioè negli anni ’70 e ’80, dipendevano essenzialmente dal fatto che nel Sistema Monetario Europeo comandava la Bundesbank, e le altre banche erano costrette a seguire ciò che la Bundesbank decideva in termini di tassi di interesse. Voglio dire, quando c’è stata la riunificazione della Germania, i suoi tassi d’interesse sono cresciuti, e le altre Banche Centrali hanno dovuto alzare anche loro i tassi d’interesse, altrimenti ci sarebbe stata una fuga di capitali verso la Germania, e questo sistema era in un certo senso asimmetrico, perché vedeva la Bundesbank come leader, e tutti gli altri a seguirla. La grande illusione è stata che creando una Banca Centrale a livello europeo, tale Banca Centrale si sarebbe comportata in modo collegiale, cioè avrebbe preso le sue decisioni collettivamente – ma evidentemente riuscivano a vedere ciò che è evidente ora, e cioè che c’è una maggioranza, o comunque un blocco di paesi forti del nord Germania, Austria, Finlandia, Danimarca, Belgio, Olanda, qualche volta la Francia, e via che avrebbe di fatto comandato la BCE, che alla fine è una Bundesbank 2.0 e niente di più, con l’aggiunta che, per noi italiani, dato che hanno scelto un italiano alla presidenza la BCE, ci vengono a dire che le politiche monetarie europee si stanno facendo nei nostri interessi  ma vedi, il problema è che non è possibile fare una politica a livello sovranazionale che sia davvero nell’interesse di alcuno dei paesi membri. Abbiamo esattamente la stessa situazione in Italia. L’Italia è un esperimento naturale molto interessante, perché è costituita da diverse “nazioni”: c’è Firenze, dove sono nato io, e poi c’è una serie di altri paesi meno sviluppati… Si è deciso di unirci assieme e costituire l’Italia. Non ha mai funzionato. Dopo centosessanta anni che voglio dire, dopo centosessanta anni con una Banca Centrale italiana, le politiche monetarie in Italia non sono mai riuscite a colmare il divario tra il nord e il sud, il che significa che…

Granville: Ed è costato una fortuna, oltretutto…

Bagnai: Ed è costato una fortuna. Voglio dire, Mario Draghi è astuto, Mario Draghi è un economista brillante, un economista ad orologeria, ma non voglio…

Definisci il concetto: suona molto svizzero.

Bagnai: [Ride.] Ma… la politica monetaria ad un livello sovranazionale di per sé non può fare nulla per risolvere i massicci squilibri tra i paesi membri, e dobbiamo affrontare questo problema, perché ciò che occorre, ad un livello monetario, per colmare tali squilibri, è flessibilità nominale tra le valute nazionali, o altrimenti, in alternativa, i trasferimenti fiscali. Ma non si può essere contrari ad entrambe le cose.

Intendi degli agganci valutari mobili?

Bagnai: Agganci valutari mobili, o un qualche genere di… una perfetta flessibilità non è mai esistita, però è importante sapere una cosa, perché non è molto nota: se da un lato non abbiamo mai avuto dei regimi di tassi di cambio perfettamente flessibili, dall’altro non abbiamo nemmeno mai avuto un regime di tassi di cambio così rigido com’è l’euro, perché perfino nel gold standard c’era molta flessibilità nei tassi di cambio nominali tra il centro, i paesi core, e la periferia, e questa flessibilità dipendeva da diverse cose, ad esempio dal fatto che la periferia aveva un regime valutario basato sull’argento anziché sull’oro, e quindi c’erano degli aggiustamenti che dipendevano dai prezzi relativi di questi due metalli, e c’erano molte altre cose. Ora è la prima volta nella storia dell’umanità che…

Granville: Seenza trasferimenti fiscali. Se la Germania volesse trasferire, non so, il 50% del suo PIL agli altri paesi, allora non ci sarebbe alcun problema.

Intendo… al centro della questione c’è questa idea di cedere sovranità. Ma quando le cose si mettono male nell’eurozona, o si mettono male nell’Unione Europea, allora vediamo una ricaduta verso gli interessi nazionali, no? E alla fine sentiremo sempre il richiamo di quelli.

Bagnai: Ma gli interessi nazionali di per sé non sono una cattiva idea, voglio dire, si dovrebbe… Ora io sono a Londra, e sono molto felice di essere qui. Sto cercando di parlare inglese e non so se riuscite a capire quello che dico…

Ogni singola parola!

Bagnai: Grazie, grazie. Questo è un buon inizio. Ma pensate cosa significa, in pratica, trasferire il potere politico ad un livello sovranazionale. Significa che la gente, gli italiani, quelli che non parlano inglese, non potranno mai avere alcuna voce in capitolo nel processo politico. E questa è un’altra cosa che i politici italiani ci hanno detto: Mario Monti è stato molto chiaro su questo; durante un’intervista sull’Italia in Europa ha detto all’elettorato italiano che il progetto europeo è un progetto nel quale si tolgono certe decisioni dal livello nazionale per portarle al livello europeo, perché il livello europeo è “al riparo dal processo elettorale”. E il vero problema che stiamo affrontando adesso, in Europa, non è tanto quello apparente, cioè quello economico. È piuttosto quello politico. È il fatto che dobbiamo cedere sovranità, il che significa cedere democrazia, in cambio di… che cosa? Non è del tutto chiaro in cambio di che cosa dovremmo cedere democrazia.

Mhh… vero! Sto guardando l’orologio e vedo che ci restano solo pochi minuti. Allora, una domanda per entrambi, assieme o uno alla volta, è: quali sono le prospettive? Siamo semplicemente condannati a ciò che nel nostro caso, ma per voi nell’esperienza diretta, è una crisi senza fine nell’eurozona, dato che ha dei vizi di fondo, e questi vizi di fondo porteranno alla fine all’uscita della Grecia?

Granville: Sì!

[Risata.]

Granville: [Ride.]

Abbiamo ancora spazio per una risposta dettagliata!

Bagnai: La mia risposta è la stessa: Sì, certo.

Granville: Sì. Il sistema, così com’è stato concepito, è assolutamente insostenibile. Adesso abbiamo questo governo democratico in Grecia, ed è schiacciato perché da una parte la popolazione vuole restare nell’euro, ma senza l’austerità: questo non potrà funzionare.

E così un’Europa progettata per la pace potrebbe portare a maggiori conflitti?

Granville: Esattanebte.

Bagnai: Devo anche dire che… e non è una cosa molto popolare in Italia ma… ci stanno dicendo che abbiamo avuto 50 anni di pace grazie all’euro, ma l’euro c’è da meno di 20 anni, e se abbiamo avuto mezzo secolo di pace è perché ci sono gli Stati Uniti che hanno governato per mezzo di…

Sì, più la NATO direi, o no?

Bagnai: Sì, l’alleanza atlantica, la NATO, è quella che ci ha effettivamente garantito un po’ di anni di pace. Dobbiamo guardare in faccia la realtà. Considerate nuovamente l’Italia come esempio di unione monetaria. Siamo riusciti ad avere una coesistenza più o meno pacifica tra diverse nazioni: la Repubblica Veneta, il Regno di Napoli, e così via, per mezzo di massicci trasferimenti fiscali, ma i trasferimenti fiscali non sono stati la soluzione, e non hanno portato alcuna prosperità al sud, che è invece affondato sempre di più nella depressione.

Granville: E tuttora c’è disoccupazione.

Bagnai: E tuttora c’è disoccupazione, peraltro sta soffrendo le conseguenze della crisi molto di più rispetto al nord in questo momento. Dobbiamo apprendere da quell’esperienza, e la migliore soluzione, la migliore opzione in questo momento per i politici europei, se veramente vogliono fare il loro mestiere, sarebbe di prendere in mano la situazione e optare per uno smantellamento concertato e controllato del…

Granville: Un “forse basta così” .

Bagnai: Un dire “basta“, sì: dire che è stato abbastanza, e optare per uno smantellamento concertato dell’eurozona.

Purtroppo è “basta”, è abbastanza. Nel miglior modo possibile. Ho apprezzato molto questa conversazione, ma ora il tempo è contro di noi.

 

Nè Destra, Nè Sinistra…Verità

Nè destra Nè sinistra, ma verità e patrioti.

 

marine le pen patrioti e mondialisti_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

Io imparo molto da chi mi scrive o da chi mi parla, amo molto il contatto con la gente “normale” come me, che spesso mi fornisce spunti interessanti che poi mi permettono di scrivere, quindi ringrazio molto… anche chi non la pensa come noi.

Infatti un lettore mi scrive sotto un articolo pubblicato su facebook “ancora con questa destra e sinistra, nord e sud, bianchi o neri…”

Diciamo subito che che tutto sommato al netto di alcune fondamentali precisazioni, concordiamo noi del Fronte Popolare con il lettore, ma dissentiamo nel modo più assoluto, sul tentativo del pensiero unico intrinseco alla frase e dissentiamo sul tentativo dell’unificazione delle colpe, annullando le differenze che oltre le etichette destra e sinistra, ci sono in realtà nei popoli e di conseguenza in politica per contenuti e non per etichetta.

Quindi aboliamo le etichette ma non le differenze che esistono tra Verità e Menzogna, Patriottismo e Mondialismo, Pro Euro e Anti Euro, Pro Europa e Anti Europa, Nor e Sud Mondiale, Europeo e D’Italia, guai a commettere questo errore, voluto dal sistema.

Le differenze che passano tra Tsypras, Podemos, Grillo e Marine Lepen, Salvini e Meloni è inutile affrontarle, ne abbiamo parlato a volontà, sono enormi e sostanziali, come quelle tra Menzogna e Verità che casualmente ci portano alle etichette tra sinistra e destra, naturalmente non quelle che c’erano, ma quelle che ci sono oggi sullo scenario europeo e italiano, compresi piccoli movimenti come il nostro, dicasi la stessa cosa per Mondialisti e Patrioti Pro e Anti Euro, che casualamente ci portano alle stesse etichette.

Certamente la sinistra oggi in italia non è Renzi e il PD e la destra non è Berlusconi e FI esattamente come in Grecia, Spagna, Francia, Inghilterra, ecc.

Poi ci sono le differenze europee tra pesi CORE e PIGS, praticamente tra Nord e Sud, esattamente come ci sono in Italia, addirittura tra regioni e province.

Detto questo che credo sia inconfutabile, anche noi crediamo che per vincere questa guerra abbiamo bisogno di combatterla a fianco di chi non è proprio come noi e addirittura non è senza colpe, altrimenti non abbiamo speranze di vincerla con il minor danno possibile e nel più breve tempo possibile, fondamentale fattore tempo in rapporto ai sacrifici postumi per i popoli europei, però dobbiamo scegliere da che parte stare, altrimenti si concede tempo prezioso al sistema.

Per capirci esistono due scuole di pensiero che per identificarle dobbiamo usare per forza le parole “Destra e Sinistra”, ma giusto per capirci, quelli a destra compreso noi, sosteniamo che l’euro è causa e non effetto e solo abbattendolo in fretta si salva la pace non solo sociale in europa, dall’altra parte quelli a sinistra, si sostiene di essere contro l’austerità ma non contro l’euro, e che si possa cambiare questa europa con degli accorgimenti.

 

 

Questa è una differenza enorme ed è la chiave magica che hanno i popoli europei per poter capire, chi afferma la Verità e chi invece Mente, nonostante le facce nuove o simboli nuovi, creati ad arte dal sistema stesso come una semplice operazione di marketing qualunque, ecco il perchè si tendono ad annullare le differenze o denigrare volutamente un falso profeta creato da loro stessi, perchè ci sia l’associazione per i popoli “noi siamo quelli colpevoli del vostro sacrificio, lui è contro di noi perchè… quando in realtà dice le stesse cose usando tecniche di comunicazione e linguaggio diversi”.

Quindi occhio alla penna, le differenze in periodi di “eccezionalità” bisogna superarle tra persone che hanno a cuore la Verità e la Patria o che hanno a cuore prima di tutto gli interessi del popolo e della nazione (ne conosco tanti a sinistra che affermano le stesse cose nostre e ne conosco tanti a destra che dicono l’opposto) e chi non si è schierato o si schieri contro l’euro in maniera netta non può chiedere nessun superamento perchè è nostro nemico, uso la parola nemico e non avversario volutamente, perchè dovrà finire sotto processo per averci mentito, come stanno facendo con il Popolo Greco, che grazie ai mentitori di regime, non ha capito quale sia la cosa giusta votando Tsypras, come non l’ha capito il popolo italiano votando Renzi.

Oggi vi dicono che c’è la ripresa che al popolo greco gli danno i soldi, che Draghi è un genio “italiano”, che i PIL schizzeranno con il segno PIU’ a due cifre e non a zero virgola e il petrolio assieme all’euro sono a buon mercato e ci rimarranno (l’euro certamente ancora meno), improvvisamente in europa è ripartito tutto, immobiliare, lavoro, consumi, assunzioni, e che la crisi è ormai un brutto ricordo, noi del Fronte siamo di parere opposto chiaramente, non per principio, ma perchè conosciamo la Verità politica ed economica assieme a quella della storia.

Sappiamo che l’iniezione di Draghi è stata fatta VOLUTAMENTE nel periodo sbagliato CONTRO NOI ITALIANI e quindi non risolverà nulla e ha anche finito tutti gli strumenti a disposizione della BCE, sappiamo che dimezzare il prezzo del  petrolio nell’anno in corso significa un aumento nell’anno successivo del PIL pari allo 0,89%, questo richiderebbe un aumento dei tassi d’interesse per accompagnare il periodo favorevole ma NON SI PUO’ FARE, perchè rafforzerebbe TROPPO il prezzo del Dollaro.

CAPITO CHE L’EURO E’ LA CAUSA cari piddini? Conoscete il Capolinea? O Solo i Proclami?

Capito perchè Fassina ha iniziato il suo pentimento? Pensavate che è pentito realmente? Sbagliato!

Il pentimento dei piddini alla Fassina dipende solo dalla Vertà che noi sappiamo, ma che il popolo specialmente di sinistra non vuole capire nonostante le confessioni, ma che Fassina sa perfettamente e quindi al contrario di nuove leve a sinistra come i fans di Tsyriza o Podemos, tenta di salvare se stesso e la sinistra dalla fine ANNUNCIATA DA NOI qualche anno fa, che partirà proprio da quel popolo glorioso come quello greco che impiccherà Tsypras in piazza, naturalmente ci auguriamo di no, ma conoscendo la terapia del massacro che dovrà sopportare il popolo e cosa gli aveva fatto credere in campagna elettorale non lo escludo, cosa che avrà ripercussioni anche in italia , e i fans sinistri come lo erano per Hollande a suo tempo, spariranno tutti, assieme all’armata PIDDINA e al buffone che la guida chiaramente, semplicemente perchè hanno mentito e ancora continuano.

Di soluzioni c’è solo quella indicata da noi Anti Euro, non fatevi ingannare da falsi profeti, che siano di destra o di sinistra, di sopra o di sotto, perchè domani potreste sentirvi in colpa per non aver capito per tempo e per non avere fatto nulla per evitare il peggio, questo è il nostro consiglio gratis, poi la storia chiederà il conto e sarà salato, e non accetteremo mugugni di sorta DOPO…meglio essere chiari, per la vita si lotta quando una persona è in vita e non dopo morto, non serve a nulla e il rimorso è una brutta bestia.

A voi la libera scelta… Verità o Menzogna, Patrioti o Mondialisti, Anti Euro o Prò.