Imprenditori Leoni o Coglioni?

Gli imprenditori italiani possono essere leoni o coglioni…dipende solo da loro la rinascita o la morte.

 

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di Vittorio Boschelli

Sono stato invitato alla terza convention di piccoli e medi imprenditori, artigiani e commercianti, dove hanno dato vita ad un unione di sinergie attraverso la costituzione di una nuova associazione denominata Partite Iva Unite-PIU, con l’intento di fare qualche cosa di concreto per la piccola e media impresa e per la loro Italia.

Il Presidente e imprenditore Gaetano Balsamo mi ha gentilmente invitato a Prato, dove si è svolta la convention e ho avuto modo di esprimere alcuni concetti che ho sempre sostenuto in questi anni, le sorti dell’italia e del cambio di paradigma economico e politico è sempre stato in mano agli imprenditori, ma ancora oggi purtroppo molti di loro non l’ho hanno capito, i movimenti nuovi e piccoli come il nostro è altri ancora più meritevoli di noi, potevano diventare grandi magari unendosi, solo grazie al loro supporto economico e non solo, cosa che non poteva fare un disoccupato o una casalinga per ovvi motivi.

Certamente questo aveva un costo e ha un costo ancora oggi, ma la libertà e la sopravvivenza delle loro aziende, non si conquista con un pasto gratis, come dice lo stesso Gaetano Balsamo che ha capito, “senza i soldi non si può fare nulla”.

Purtroppo ancora molti imprenditori, al posto di correre in massa ad aderire a PIU, preferiscono ancora sperare nei politicanti elitari di regime e non avvertono il minimo dovere di difendere loro stessi e la propria Patria dalla finanza internazionale, dalle banche e dai politicanti che li vogliono morti, non ha caso hanno distrutto la domanda interna italiana in nome di una moneta, ma questo ancora non si capisce del tutto, si crede che sia colpa del latrocinio dei politicanti che hanno creato il debito pubblico, ecco il perchè si continua a sperare nell’impossibile, cioè basta cambiare politicanti.

In questi anni ho pubblicato alcune lettere e osservazioni di imprenditori che hanno fatto ad altri o al sottoscritto dove ho sempre evidenziato, l’ignoranza, la paura di avversare l’elite e una certo egoismo atto a coltivare la propria azienda, affermando due cose semplici:

1) Imprenditori e Operai erano facce della stessa medaglia.

2) Tutti gli imprenditori piccoli, artigiani, commercianti  che non esportavano all’estero e che la loro linfa era la domanda interna, sarebbero deragliati con certezza matematica, era solo una questione di tempo.

Come dimostra questa nuova associazione, molti imprenditori stanno prendendo coscienza di ciò, ma ancora non basta, c’è bisogno di una unione e partecipazione più massiccia, più motivata, più consapevole a difesa del bene comune e contro i propri carnefici e non di speranza rimanendo ancora alla finestra, perchè non c’è più tempo e Gaetano Balsamo lo dice in modo palese, “cosa aspettate? la guerra civile?”, non c’è più tempo, basta guardarsi attorno, oggi si dovrebbe capire meglio rispetto a qualche anno fa quando eravamo noi a dirlo.

Confindustria attraverso il suo presidente Squinzi oggi si accorge che il Jobs Act non serve ad una mazza, dopo averlo osannato, assieme al venditore di pentole bucate Renzi, ma per chi ci segue non è una novità, sapevamo già.

Come non serve ad una mazza il QE “dell’italiano” Draghi, anche questo detto a suo tempo.

Quindi cari imprenditori piccoli e medi, commercianti o artigiani con i vostri dipendenti, unitevi e lottate, altrimenti il vostro destino è segnato da tempo, andrete a sbattere contro il muro che vi ha preparato l’euro e il mondialismo per mano de i vostri politicanti, se non capite ancora che è un vostro dovere verso voi stessi e gli altri, non ci sarà nessuna possibilità di salvezza per nessuno.

Quindi a voi la scelta, quella di essere leoni o quella di essere coglioni, per poi quando sarà tardi, ripetersi potevo fare o potevo ascoltare quel coglione di Boschelli che per anni ci ha rotto le scatole con l’euro e il liberismo mondialista causa dei nostri mali e con la sovranità nazionale come unica salvezza.

Ringrazio come italiano che lotta, tutte le Partite IVA Unite che hanno capito la situazione attuale e hanno ritenuto doveroso unirsi nella lotta per la sopravvivenza delle proprie aziende e dell’italia come Patria, per la libertà, il lavoro, la dignità, la costituzione e la prosperità propria e di tutto il popolo italiano, dove il profitto è solo una parte della missione sociale e etica d’impresa.

Onore a PIU e al suo presidente Gaetano Balsamo che ha avuto il coraggio e la lungimiranza di questa impresa del fare da protagonista e non da spettatore.

Riporto una piccola considerazione di chi è più titolato del sottoscritto, del solito Bagnai…buona riflessione a tutti gli imprenditori che ancora pensano di stare a guardare o sperare nei propri aguzzini.

“L’unico modo di ovviare a una crisi di domanda con politiche dal lato dell’offerta è distruggere sufficiente offerta. Questo lo ricordo, con tanti auguri e un sorriso affettuoso, agli imprenditori che difendono l’euro. Quando schianterete (perché schianterete) sulla vostra tomba non ci sarà il mio fiore, ve lo dico subito: io nel mercato ho fiducia, quindi non contesto le sue decisioni. Se schianterete, vorrà dire che ve lo meritavate, e io il perché lo so. Perché mediamente vi credevate leoni, e invece eravate qualcos’altro: quello che pensavate fossero i tanti vostri colleghi che avete visto schiantare senza esprimere un minimo non dico di solidarietà, ma di preoccupazione.

Allo Stato dovreste chiedere di pagarvi “stampando moneta”, come dite voi. Invece gli chiedete di scomparire. Ottima scelta: siete pesci piccoli, tolto di mezzo lo Stato i pesci grossi vi mangeranno”.

I Proclami Di Renzi E La Realtà…Pensioni

I Proclami di Renzi si scontrano sempre con la realtà dei dati e dei fatti, è arrivato il tempo dell’insostenibilità del debito e quindi delle pensioni.

 

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di Vittorio Boschelli

Conciati per le feste i lavoratori, come si dice in Calabria, quando si è cotti, adesso tocca agli statali (ritirato il decreto delle fantomatiche assunzioni da Renzi) e alle pensioni di tutti, perchè il DEBITO PRIVATO e non la SPESA PUBBLICA (come abbiamo visto QUI) sono insostenibili, esattamente come avevamo anticipato QUI, QUI e QUI, ecc.

Purtroppo il popolo aspetta i LEADER calati dall’elite, quando basterebbe risvegliare se stessi.

Gli amanti del taglio saranno contenti, non capendo che saranno i primi a rimetterci, con un ulteriore impoverimento e crollo della domanda, con la spirale deflattiva che piombera al punto di non ritorno, poi si invocherà l’interventismo dello stato, oppure dell’elite privata che non vede l’ora di mettere le mani sulle pensioni in maniera definitiva.

Eppure Keynes parlava chiaro, su cosa non si doveva fare in tempi di crisi, ma il popolo non ama molto la storia economica e politica e dimentica in fretta.

Poi i risultati sono quelli che ci dicono LORO, gli “amici” del FMI, gli stessi che ci hanno già detto che alla fine quando non funzionerà, (perchè sappiamo che non può funzionare), il massacro sociale, un bel prelievo forzoso nelle tasche degli italiani del 10%, servirà a mettere tutto apposto (dicono loro e non noi), ma anche quello non funzionerà, ma darà il tempo per compiere l’opera, un bel PIU’ EUROPA… dopo finish…ad essere cotti non saranno solo i lavoratori.

Non ha caso i diversamente sinistrati erano a favore dei tagli e ora sono contro l’austerità ma non contro l’euro, perchè in realtà sono il nuovo mezzo del sistema capace di raccogliere parte del consenso del popolo, che gli permetterà di guadagnare tempo prezioso, per portarvi alla falsa soluzione della PIU’ EUROPA, con rappresentanti democraticamente eletti chiaramente, così saranno ancora più potenti e legittimati al massacro vostro.

Adesso potete blaterare conto una commissione europea di tecnocrati non eletti, dopo dovrete stare muti, vi faranno uccidere con le vostre stesse mani…esattamente come oggi.

Articolo di Oggi sul Fatto dal titolo:

Fondo monetario: “Italia non ha futuro radioso né sereno. Tagliare le pensioni”

“Presentando il rapporto del Fmi sul nostro Paese il direttore esecutivo Andrea Montanino ha detto che “la crescita potenziale dell’Italia di fatto crolla per gli anni futuri, siamo inchiodati allo 0,5%”. Kenneth Kang, capo missione dell’istituzione di Washington, ha poi avvertito che restiamo “vulnerabili” sui mercati” e ha tornato a chiedere di ridurre la spesa previdenziale per contenere le uscite dello Stato…”

Capito? Oltre all’imperativo di per se inaccettabile per noi…e normale per molti…crescita inchiodata allo 0,5 per diversi anni futuri….ben lontana di quel 1,8% nel 2015 e del 3,6% nel 2016 che vi propinano Confindustria e Renzi, che può accadere solo su marte…e anche su quel 0,5 abbiamo FORTI DUBBI…

Capito? CONTENERE LE USCITE DELLO STATO, ma scusatemi non è una crisi di DOMANDA? aaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhh ma quelle sono SPESE IMPRODUTTIVE, aaaaaaaahhhhhhhhhhhhh, ho capito, se uccidiamo i pensionati dopo avere ucciso i giovani e la manifattura, forse risaniamo le SPESE IMPRODUTTIVE…peccato che UCCIDIAMO ANCHE IL PIL…e quel DEBITO PRIVATO aumenta, sai che uno dovrà pur vivere in qualche maniera….sai se nessuno ha i soldi per comprare perchè gli tagli salari e pensioni….

Abbiamo pensato a tutto…ricordati che abbiamo la fontana che hanno sporcato quei vichinghi Olandesi…loro ci hanno mandato i capitali, noi gli paghiamo i congrui interessi con i tagli e se non bastano gli vendiamo la fontana che hanno sporcato…tutto programmato.

aaaahhhhh…adesso ho capito, mi mancava la fontana. 

 

 

 

Elite, Popolo e Partiti

L’elite e Popolo hanno interessi contrastanti, eppure il popolo ci casca sempre attraverso un leader calato dall’alto.

 

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di Vittorio Boschelli

Molti mi dicono “ma manca un leader” e aspettano che gli venga calato dall’alto, proprio da quell’elite che li ha convinti, che la democrazia è bella quando ci sono pochi partiti, se uno ancora meglio, che lo stato non serve perchè è sprecone, e che il finanziamento pubblico ai partiti va abolito in modo che l’elite si scelga chi deve fare politica, che la costituzione italiana è obsoleta e quella dell’unione europea è civile, moderna e pluralistica.

Direi che per gente del popolo che è contro l’elite europea e mondiale, non c’è male, se aguzzate l’ingegno si può ancora fare meglio, il super stato europeo e il nuovo ordine mondiale.

Non trovo mai nessuno che mi dice: “quali sono secondo te le cause e quali invece gli effetti, dei nostri problemi in modo da formare una classe politica che unisca tutto un popolo oppresso dall’elite? E come ci finanziamo visto che l’elite non ci darà mai la possibilità di diffondere il nostro pensiero contro…?”

I partiti sono la rappresentazione della democrazia, senza partiti non può esistere la rappresentanza democratica è l’esempio più lampante, come disaffezione al voto e di anti-democraticità sono proprio gli Stati Uniti, considerati da molti erroneamente, l’esempio della democrazia (adesso l’europa ha saputo fare di meglio).

Elite e Popolo hanno interessi contrastanti, i primi amano una democrazia apparente i secondi una democrazia sostanziale, dove i primi offrono l’illusione di decidere ai secondi e tutti sono contenti…o forse no?

Democrazia e Liberoscambismo sono antitetici, come popolo ed elite.

La Democrazia sostanziale si impernia sulla tutela dei diritti fondamentali sociali da parte delle istituzioni politiche, a ciò vincolate dalle Costituzioni democratiche.

Il Liberismo sopravvive in finte democrazie, solo a condizione che la politica ratifichi l’espressione popolare attraverso il voto, verso partiti precostituiti dalla stessa elite, affinchè si garantisca, una certa politica economica e sociale a proprio uso e consumo delle oligarchie a discapito del popolo che ha l’illusione di decidere.

Il caso Greco e quello Italiano, sono un magnifico esempio, di astensionismo, di elezioni inutili, tanto chiunque vinca o peggio ancora, messo li direttamente senza l’illusione del voto (roba da matti) è ancorato alle stesse politiche già vincolate a priori, dall’unione europea, quindi il popolo è nullo come la democrazia.

Negli Stati Uniti è successo già negli anni 70-80, quello che noi avvertiamo oggi, la distruzione di rappresentanza dei lavoratori e delle piccole e medie imprese, slegando territorialità e industria.

Una volta che la competizione elettorale sia affidata alla esclusiva “via mediatica” a pagamento, ogni forza politica finisce per essere rappresentativa dei soli interessi di coloro che sono in grado, sul “libero mercato”, di finanziare adeguatamente le campagne elettorali.

Ne è conseguita, – come effetto a catena della dissoluzione della capacità autorappresentativa della forza lavoro e di ogni altra componente sociale e produttiva non legata alla grande impresa finanziarizzata, (connessa all’indebolimento industriale-manifatturiero) -, la tendenziale coincidenza degli interessi “principali”, cioè dei sottostanti a qualunque forza politica in grado di raccogliere (mediaticamente) il consenso a livelli sufficienti per governare.

Il gioco è fatto, le differenze tra i due partiti non esistono, la politica è morta, il popolo non è rappresentato da nessuno, la democrazia è inesistente.

Il Jobs Act è l’apoteosi, segna il punto di approdo da lungo tempo auspicato dalle stesse forze finanziario-oligarchiche che governano l’area euro.

La moneta unica di nome euro posta come irrinunciabile dalle oligarchie, ha consentito la simultanea imposizione di vincoli fiscali che sono, tutt’ora, il più potente strumento di giustificazione dello smantellamento forzato del welfare costituzionale, della stabilità e remuneratività del lavoro.

In un sistema industriale come quello italiano, questi strumenti hanno agito sul legame tra territorio e grande industria pubblica, assoggettata alla notoria massiccia privatizzazione (in mani sempre più estere), giustificata dalla presunta utilità della riduzione del debito pubblico, recidendo il legame tra sistema delle piccole e medie imprese e la stessa grande industria legata al territorio. (Laddove, invece, il problema della crescita del debito pubblico italiano è attribuibile al cumularsi dell’introduzione del vincolo monetario, in forma di SME, e del modello della banca centrale indipendente, conseguita al divorzio tra tesoro e bankitalia, ed all’esplosione degli interessi, fissati dai mercati anzichè della sovrana decisione dello Stato democratico.)

L’ITALIA HA PAGATO TRA IL 1980 ED IL 2012 LA BELLEZZA DI 3.101 MILIARDI DI EURO EQUIVALENTI (al 2012) DI INTERESSI, PARI AL 198% DEL PIL, UNA CIFRA DI PROPORZIONI ENORMI.

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Il fenomeno, svoltosi drammaticamente negli ultimi due decenni, lo abbiamo sintetizzato in questi termini:
a) le politiche industriali, impedite d’autorità dall’UE (esigono politiche fiscali anche sul lato della domanda e anticicliche, ormai in soffitta) e
b) la conservazione dell’alta tecnologia ancorata al territorio, che può essere consentita solo dalla grande industria PUBBLICA. Ciò, coincide con la privatizzazione selvaggia di quel settore industriale pubblico che è il volano delle PMI.
Questo paradigma sul modello produttivo e sociale (senza considerare il cambio rigido), inevitabilmente distrugge intere filiere, in nome della competitività-deflazione salariale, e senza che le PMI possano rimproverarsi vere o presunte incapacità di competere.
Questa è l’UE-UEM e, infatti, ho proprio detto che l‘euro è un potente “catalizzatore” cioè un innesco strumentale di tutta la faccenda.
La responsabilità delle PMI è culturale e politica: non arrivano a comprendere cosa significhi il free-trade imposto per trattato, credendo che la globalizzazione istituzionalizzata (WTO-UEM-FMI) sia un fenomeno inevitabile, mentre invece è una creazione umana, molto ideologica e accettata passivamente, contro limiti insormontabili della Costituzione (credendo che questa si limiti a tutelare il sindacato e cadendo nella trappola della rincorsa alla distruzione della domanda interna, tramite l’ostilità indistinta e poco meditata verso la spesa pubblica). “
Ricorderete questa frase detta a suo tempo: “lavoratori, piccola e media impresa, facce della stessa medaglia, solo che non lo sanno”
Il problema dunque è l’intero paradigma che si accompagna, inevitabilmente e fin dall’inizio, cioè programmaticamente, alla moneta unica.
Nei suoi esiti finali, si tratta della deindustrializzazione (“competitiva” cioè spalmata sui paesi più deboli per imposizione del contenuto stesso del trattato, inevitabilmente congeniale ai paesi più “forti”) e del suo riflesso sulla struttura politico-sociale del paese, prima ancora che su quella economica. Riportiamo il passaggio di Rodrik perchè ci pare riassumere perfettamente il fenomeno in tutte queste implicazioni:
Le conseguenze politiche di una prematura deindustrializzazione sono più sottili, ma possono essere più significative.
I partiti politici di massa sono stati tradizionalmente un sotto-prodotto dell’industrializzazione. La politica risulta molto diversa quando la produzione urbana è organizzata in larga parte  intorno all’informalità, una serie diffusa di piccole imprese e servizi trascurabili. 
Gli interessi condivisi all’interno della non-elite sono più ardui da definire, l’organizzazione politica fronteggia ostacoli maggiori, e le identità personalistiche ed etniche dominano a scapito della solidarietà di classe.
Le elites non hanno di fronte attori politici che possano reclamare di rappresentare le non-elites e perciò assumere impegni vincolanti per conto di esse.
Inoltre, le elites possono ben preferire – e ne hanno l’attitudine- di dividere e comandare, perseguendo populismo e politiche clientelari, giocando a porre un segmento di non elite contro l’altro.
Senza la disciplina e il coordinamento che fornisce una forza di lavoro organizzata, il negoziato tra l’elite e la non elite, necessario per la transizione e il consolidamento democratico, hanno meno probabilità di verificarsi.
Questo passaggio ci porta ad approfondire due aspetti,  che rinviano a ragionamenti che abbiamo già in parte svolto:
Il primo è questo: se gli interessi condivisi all’interno della non-elite sono più ardui da definire (proprio per il venire meno di quel motore dei partiti di massa che è la industrializzazione manifatturiera legata al territorio), la non-rappresentatività di qualsiasi forza politica rispetto alla maggioranza schiacciante della non-elite, conduce all’astensionismo.
E l’astensionismo è la condizione “ideale” di svolgimento delle politiche liberiste, persino più di quelle perseguite da una dittatura oligarchica.
Ma anche il tentativo successivo di riconquistare questa rappresentatività (e quindi il ruolo di “partito di massa”) ne viene indebolito e privato di vitalità – cioè finisce in ostacoli insormontabili ad un suo vero consolidamento-, perchè tendenzialmente, chi ci prova parte dalla “denunzia” degli effetti e non delle cause (cioè il free-trade con, nel caso europeo, i limiti fiscali legati alla moneta unica),confondendo uno Stato “ladro” o “vampiro” con uno Stato, al contrario, svuotato della sua sovranità.
Cioè, si attacca lo Stato per ragioni opposte a quelle che legittimamente consentirebbero di rivolgergli un rimprovero: quelle che derivano dalla sua violazione del vincolo inderogabile costituzionale, ignorando quest’ultimo o ritenendolo superato.
Cioè si rende responsabile lo Stato di ciò che “fa” – in nome dell’Europa-, mentre è evidente che vìola gli obblighi superiori relativi a ciò che “avrebbe dovuto fare (per Costituzione)”.
La responsabilità dello Stato, infatti, è di non essere in grado di rispettare quella legalità costituzionale che gli imporrebbe di perseguire il pieno impiego (artt.1 e 4 Cost.), il pieno diritto alla salute universale per mano pubblica (art.32 Cost.), la previdenza corrispondente ad un copertura adeguata e commisurata alla tutela reale delle retribuzioni in costanza di lavoro (art.38 Cost.), la stessa pubblica istruzione, con un livello di spesa adeguato alla formazione diffusa ed avanzata dei cittadini (artt.33 e 34 Cost.).
E qui mi viene in mente l’amico Fiore…quello della corrruuuzzziiiooonnne e del “ma tu con chi stai? Con i corrotti?”
Come abbiamo già detto, “Il messaggio centrale (di coloro che tentano di offrirsi come opposizione al paradigma dell’€uropa), è: “la gente ci chiede più lavoro e meno tasse“. And that’s it: certo poi ci sono prese di posizione su problemi correlati, come l’indubbia strumentalizzazione dell’immigrazione no-limits utilizzata come “maglio” incessante alla tenuta di un mercato del lavoro in caduta libera verso la deflazione salariale.”
Ma si ignorano, con questo riduzionismo semplificatorio ed incompleto, le cause strutturali, e sempre più incidenti, degli effetti che si vogliono combattere, attribuendone la volontà ad uno Stato, che è invece privato della sua “volontà” autonoma e sovrana.
Il riduzionismo Anti-Stato oscura così il problema centrale, quello che “il “ridisegno” della società italiana, inarrestabilmente perseguito in nome dell’€uropa, che sappiamo essere ad uno stadio molto avanzato.”
Proseguire la delegittimazione dello Stato, ora “vampiro”, ora addirittura “spendaccione” – contro i dati ben visibili di una spesa pubblica inevitabilmente tenuta sotto controllo, – in termini comparativi europei!-, in virtù di un cumulo di saldi primari di pubblico bilancio che non ha paralleli nella stessa €uropa-, rafforza solo la difficoltà a definire gli interessi condivisi che dovrebbero caratterizzare un partito di massa non-elitario.
Ecco il perchè si fa fatica a trovare la quadra dello stare assieme, perchè di persone che guardano il dito che indica la luna, in politica, ce ne troppa e purtroppo qualcuno ha fatto la fortuna di movimenti o partiti demagogici, poi ci si lamenta che non cambia mai nulla…semplicemente perchè non può cambiare blaterando sugli effetti e non seriamente sulle cause….
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E così si rafforza ovviamente il gioco delle elites, perchè, inocula l’incrollabile convinzione che le tasse dipendano dall’eccessiva spesa pubblica, o che, quantomeno, l’eliminazione della gran parte della spesa pubblica “improduttiva”, cioè “sociale” porterebbe alla salvezza fiscale: ma nel diffondere il malcontento si è poco chiari su quali voci della spesa pubblica andrebbero effettivamente tagliate.
O peggio, si pecca di assoluta mancanza di aderenza alla realtà sulle reali dimensioni degli sprechi, veri o presunti,  dimensioni propagandisticamente falsificate come tali per cui la loro eliminazione risulterebbe risolutiva del problema “tassazione” eccessiva.
Non si scorge chiarezza sul punto fondamentale che tale problema ha, invece, le ben diverse cause del vincolo esterno, monetario e fiscale, che pone l’outputgap (cioè una minor crescita determinata dal sottoimpiego dei fattori produttivi e dalla continua compressione della domanda) ed il connesso saldo primario (cioè entrate correnti fiscali costantemente ben maggiori delle corrispondenti uscite), come obblighi inderogabili.
Tale compressione dell’economia, infatti, induce minore crescita e maggior disoccupazione (o sottoccupazione, le due sono inscindibili), determinando la caduta di ogni previsione di entrata – essendo la base imponibile sempre inferiore alle attese- e, tuttavia, il continuo obbligato rilancio della pressione fiscale e della riduzione delle prestazioni pubbliche, verso gli irraggiungibili obiettivi di bilancio rigidamente fissati dall’€uropa.
Avanzo primario e tasso di risparmio
Nota: il grafico presenta i valori del saldo nominale, strutturale e output gap a segni invertiti.
Fonte: http://documenti.camera.it/leg16/dossier/Testi/d017.htm
Output-gap Italia
OUTPUT GAP ITALIA
E questo ci riporta all’altro aspetto critico della evoluzione del consenso e della rappresentatività possibile in una situazione del genere:  
 “le identità personalistiche ed etniche dominano a scapito della solidarietà di classe“.
Altrimenti detto, questa spiegazione ci dà ben conto dei sub-conflitti “sezionali”(p.11.1.), in funzione destabilizzatrice della democrazia, che fanno capo ai “diritti cosmetici” e alle identità etnico-religiose-localistiche, conflitti che sono una vera manna per le elites.
Le identità personalistiche, diciamo “di genere“, femminismo e identità sessuali, sono usate come gigantesche armi di distrazione di massa, profuse dai media controllati dalle elites, per rompere ogni possibile comunanza di interesse all’interno della non-elite.
Ancor più efficaci sono i sub-conflitti sezionali di tipo etnico o religioso, a partire da quelli più antichi di tipo “localistico“, cioè interni alle stesse nazioni sottoposte all’offensiva frammentatrice dei vincolo esterno e della sua deindustrializzazione.
Abbiamo pure detto che temi come la “tutela del consumatore” o quella dell’ambiente, vengono proposti come argine consolatorio al posto della solidarietà di classe, ed alla identità di interessi della complessiva non-elite, portando a soluzioni che, nell’ambito delle espresse previsioni del trattato e del loro concepimento strategico ordoliberista, tendono a porre in modo “tecnicamente” specialistico, e quindi sezionale e frammentario, quel conflitto tra produzione e lavoro che la Costituzione risolve alla radice con norme molto più efficaci, vincolanti ed esplicite: quelle di tutela della dignità del lavoro, della salute e della previdenza assunte dalla mano pubblica.
Rammentiamo, su questi ultimi punti, quale sia il programma fondamentale dell’ordoliberismo, riflesso nelle puntuali previsioni dei trattati €uropei:
—; la protezione dell’ambiente: con fissazione di standard tali da agevolare la realtà della grande impresa, capace di sostenere la ricerca, la produzione e i costi privati di tali standards; tale “protezione è inoltre vista come politica sostitutiva della tutela sanitaria pubblica generalizzata, quest’ultima da sostituire, progressivamente, con un sistema sanitario assicurativo privato;
—; l’ordinamento territoriale: tale da privilegiare le realtà localistiche per assottigliare la presenza degli Stati nazionali, legati “pericolosamente” alle Costituzioni democratiche “interventiste”, cioè che prevedono il sostegno alla domanda e all’occupazione mediante il welfare;
—; la protezione dei consumatori da truffe negli atti d’acquisto: la tutela del consumatore consente di creare un’apparente protezione della “parte debole”,sostitutiva della tutela legale del lavoro, col fine di svincolarlo dalla tutela del welfare e dalla spesa pubblica relativa.”
Credendo di esserci spiegati un po’ meglio, e avendo posto i vari passaggi dei problemi in una sequenza di collegamenti (auspicabilmente) più percepibile, non possiano che concludere ribadendo l’appello in cui, una forza politica capace di rappresentare la grande maggioranza dell’elettorato, non-elite, dovrebbe riconoscersi:

In questo stato di cose non hai un futuro, nè come padre/madre nè come figlio/figlia. 
L’€uropa non te lo consente. 
La Costituzione democratica, invece, questo tuo futuro lo prevede come un obbligo inderogabile a carico delle Istituzioni rappresentative dell’indirizzo politico“.
Fonte Orizzonte48

Grecia, Germania e il Bild

Grecia, Germania e il Bild e le due menzogne a tempo perpetrate ai popoli.

 

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di Vittorio Boschelli

Prima che a qualche idiota gli venga in mente che dobbiamo essere contro il popolo tedesco, perchè lo dice il piddino tizio o caio, (per togliersi le loro colpe) sottolineo che tutti i popoli, quindi anche quello tedesco che non naviga nell’oro come potrebbe e come vi hanno fatto credere, sono stati ingannati e sottomessi attraverso una moneta di nome EURO, le nostre critiche ai tedeschi sono sempre intese verso la classe politica e capital finanziaria, quelli che decidono per intenderci.

La scelta di entrare nell’euro e di rimanerci, pur sapendo che la Germania stava barando, tradendo i trattati e facendo la svalutazione del lavoro è UNICAMENTE DEI NOSTRI POLITICANTI DA DESTRA A SINISTRA PASSANDO PER GRILLO, questo deve essere chiaro a tutti, perchè era chiaro dal 2000 a tutti.

L’euro che finiva lo sapevamo, come sapevamo che era impossibile fare l’altra europa, così cara ai piddini, lo abbiamo ripetuto fino alla morte, per due semplici motivi politici oltre a quelli economici, che poi sono due menzogne che avrebbero impedito qualsiasi correzione, pena la fine dei politicanti tutti, meglio finire i popoli e portarli nel caos e l’uno contro l’altro.

1) Ai tedeschi è stato detto per un decennio e più che i paesi del sud europa sono spendaccioni e corrotti, quindi i loro salari andavano tagliati perchè dovevano appianare i nostri debiti.

2) Ai paesi del sud europa, Italia, Grecia, ecc, è stato detto che l’euro non funziona, perchè la colpa è nostra, perchè abbiamo vissuto oltre le nostre possibilità e non siamo stati produttivi come i tedeschi, quindi le “riforme”, tagli e sacrifici ce li meritiamo e sono necessari per diventare bravi come i tedeschi.

Quando affermavamo questo anni fa, la gente ci sorrideva in faccia, ma voi oggi capite benissimo il perchè i tedeschi vogliono l’uscita dall’euro dei greci e i greci dall’altra parte bruciano le bandiere tedesche in piazza, noi che sapevamo dove si volesse andare a parare, abbiamo sostenuto sempre quello che gli altri non vi dicevano, che la verità non sono quelle due menzogne e che proprio quelle se non fatte capire ai popoli, oltre che a distruggere l’euro, che ci avrebbe pensato da solo, avrebbero distrutto l’europa, altro che pace.

Adesso sento già la terza menzogna, quella che avevamo previsto vi dicessero prima della fine dell’euro, (una cosa è positiva siamo verso la fine) in funzione delle altre due, per salvarsi dal fallimento dell’euro e per averlo sostenuto, pensando che voi abboccate per l’ennesi volta, ecco a cosa è servito scrivere e informare, altro che non serviva a nulla, come qualche idiota sosteneva, “La colpa non è nostra ma dei tedeschi, noi volevamo un altra europa”, come se loro non sapessero nulla, come il popolo ignaro all’epoca, come i tedeschi hanno fatto l’unificazione, con quali soldi e come viene sfruttata dai tedeschi con i salari, esattamente come hanno sfruttato voi con il loro accordo e tutti i paesi del sud europa, questa è la vigliaccheria dei nostri politicanti.

Dopo la decisione di dare l’ossigeno al Glorioso Popolo Greco, in Germania uno dei più famosi quotidiani, il BILD Zeitung lancia una campagna tra i propri lettori per spingere il governo a non mantenere neppure l’accordo vantaggioso per la Germania già raggiunto, proprio a causa delle menzogne che vi ho illustrato prima.

Noi sappiamo che la verità è molto diversa dalle loro menzogne, sia per il popolo tedesco che per i popoli del sud europa, vale anche per i Greci, che poi è questa.

“Ciò che è importante per la competitività internazionale di un paese non è la produttività in quanto tale, ma è la produttività in relazione ai salari. Questo è il concetto di costo unitario del lavoro. Quindi, se la produttività è in aumento del 5 per cento, è una cosa meravigliosa. Ma i vostri stipendi, in un’unione monetaria che ha un obiettivo di inflazione del 2 per cento, dovrebbero aumentare del 7 per cento, perché solo allora sarete alla pari con i vicini, in cui, per esempio, la produttività è in aumento, ma non del 5 per cento. Quindi questa è una regola molto semplice. Questa regola deve essere rispettata. Ognuno deve adeguarsi alla propria produttività. E anche all’obiettivo di inflazione concordata.

La Germania ha violato questa regola, non perché sia diventata più produttiva – questo, a proposito, non è vero; la Germania non è stata più produttiva, ad esempio, della Francia – ma facendo un’enorme pressione politica sui salari. Così la Germania ha determinato una svalutazione reale, per così dire, senza avere più una propria moneta, ma prodecendo esattamente lo stesso effetto. E’  quello che gli economisti chiamano una svalutazione del tasso di cambio reale, e quindi un miglioramento della competitività. E questo è chiaramente qualcosa che non può essere ripetuto da altri, perché non tutti possono svalutare, perché il concetto di svalutazione è relativo, è sempre in relazione a qualcun altro che si può svalutare, ma non tutti i paesi del mondo o non tutti i paesi dell’unione monetaria possono svalutare. E se poi ci provano,  il risultato è la deflazione. Ed è esattamente dove ci troviamo adesso. E pertanto la concezione tedesca fin dall’inizio è stata disastrosa ed è stata davvero una decisione sbagliata del governo in quel momento, il governo tedesco rosso-verde dei primi anni 2000, di fare questa enorme pressione sui salari per migliorare la competitività. Era esattamente il momento sbagliato per farlo.

Insomma, questa è una parte delle accuse verso la Germania. Gran parte dell’opinione pubblica economica tedesca si scaglia contro la Grecia per il fatto che i greci hanno permesso ai salari di salire di un qualcosa come il 20 per cento, mentre in Germania stavano scendendo. E questo, dicono, è un esempio dell’ efficienza della Germania, e dell’inefficienza della Grecia.

Sì, questo è un meraviglioso esempio, perché il 20 per cento è esattamente quello che è necessario, a seconda della produttività. Ma mi permetta di portare l’esempio della Francia. Vedrà che la Francia è molto più importante della Grecia. Tutti si concentrano sulla Grecia, ma il vero problema è la Francia. La Francia ha fatto tutto bene. La Francia ha avuto un aumento della produttività dell’ 1,5 per cento. La crescita dei salari francesi è stata del 3,5 per cento. Quindi la differenza era esattamente l’obiettivo di inflazione del 2 per cento. E quindi la Francia è stata perfetta. Ma la Francia è nelle stesse difficoltà della Grecia – in linea di principio, non così gravi, ma in linea di massima hanno un enorme divario con la Germania in termini di competitività. Perché? Be’, perché anche la produttività tedesca era dell’1,5 per cento, ma i salari nominali tedeschi sono aumentati solo dell’1,5 per cento e non del 3,5 per cento, come in Francia. Così [i francesi] non hanno fatto niente, hanno fatto tutto giusto, ma sono comunque in difficoltà. Ed è qui che appare l’ingiustizia ed è assolutamente chiaro che occorre affrontare alla radice questo problema dell’unione monetaria, che non è stato affrontato nel corso dei primi dieci anni.Ma se non lo affrontiamo ora, non troveremo mai una soluzione per la zona euro. Si dimentichi della Grecia. Se Francia e Italia devono fare le stesse politiche  della Grecia, finisce con una Grande Depressione.

Può immaginare cosa significa, politicamente? Sarà un disastro”.

Naturalmente il disastro sarà per i luogocomunisti che hanno mentito e questo inizia a fare paura e quando si ha paura si è costretti a dire qualche verità, non perchè sono realmente pentiti o vi vogliono bene, ma per salvarsi il sedere, politicamente parlando se va bene, se invece va male succede questo, non a caso abbiamo deciso di lottare nonostante i Fiore…di turno, che ancora pensano alla corrruuuzzziiiooonnneee, come se fosse solo italiana e non pensano a quella colossale che c’è dietro, la libera circolazione dei capitale e l’euro e il silenzio COMPRATO dai CORRUTTORI BRAVI per fare in modo che si accettasse l’euro e la distruzione di interi popoli o i corruttori sono meglio dei corrotti?