Europei Come Gli Indiani

Noi Europei faremo la stessa fine degli Indiani D’America, stessa tecnica per fare il dollaro come l’euro.

 

europei come gli indiani_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

Da sempre il Fronte Popolare e direi l’unico partito politico, sostiene che l’euro in europa non può sopravvivere, perchè non esiste un popolo europeo omogeneo, condizione fondamentale perchè possa sopravvivere una moneta unica.

Solo in un caso può sopravvivere, sostituendo gli europei con il meticciato.

Ma questo è un “gioco” molto pericoloso e da veri criminali, mentre si continua a non dire la verità agli europei, illudendoli con false riprese e false speranze, condizionati dalla parolina magica che si chiama PAURA del cambiamento.

Oggi sono altri ben più autorevoli di noi ad affermare le stesse cose, ma talmente il popolo è annichilito dal bombardamento mediatico, che è incapace di qualsiasi acquisizione e reazione, lontano dalla presa di coscienza dei fatti.

Questo lassismo e menefreghismo porterà ad uno scontro sociale senza precedenti, come affermiamo da anni, eppure si esulta alle unioni tra politicanti che hanno voluto questo, come il PD, FI, M5S, SEL,Comunisti, Ex AN, Lega, Tsypras, Fratelli D’Italia ecc.

Oggi leggevo che si sono accorti che molti pensionati italiani si trasferiscono all’estero, dove vivono meglio con la loro pensione e che questo è un danno, perchè la pensione viene spesa all’estero, quindi toglie ricchezza al nostro paese.

Ma signori, abbiamo fatto decine di articoli su questo, dove sostenevamo che gli immigrati non sono una ricchezza e non servono a pagare nessuna pensione, se non nell’immediato come qualsiasi italiano, ma tra 20/25 anni saranno tutte pensioni che andranno all’estero e dato il numero sostanzioso degli immigrati, il sistema pensionistico RISULTERA’ INSOSTENIBILE e verrà regalato all’elit privata, banche e assicurazioni, con le dovute conseguenze, ecco perchè difendono l’euro e sono “buoni”….capito?

Loro hanno le banche e voi neppure un conto corrente.

Se con quattro pensionati italiani già affermano che è un problema, figuratevi dopo con milioni di stranieri cosa accadrà….questo per gli idioti chi ci accusano di razzismo, senza capire una fava, dell’intero progetto criminale dell’euro.

Si crede che Mondialismo, l’euro, liberismo, invasione, svalutazione del lavoro, costituzione, democrazia, libertà, guerra, tasse….siano fenomeni a se, che la colpa è vostra per avere vissuto sopra le vostre possibilità o perchè non figliate più, ma si pensa male, fanno parte tutti dello stesso disegno criminale, per fermare tutto noi avevamo e abbiamo solo una possibilità, abbattere l’euro che è la loro arma e riconquistare la sovranità nazionale….non ci sono altre strade percorribili, il più europa e una pazzia che produrrà lo scontro sociale e aumenterà i costi per tutti per il dopo…come abbiamo sempre sostenuto…inascoltati a causa della troppa sufficienza egoistica.

Smettetela di piagnucolare su fb, smettetela di dire che non potete fare nulla, smettetela di mentire a voi stessi, la vita è scelta come la politica e l’economia, loro sono soltanto 1% della popolazione mondiale, tutti voi appartenete al restante 99%, pensate che l’1% possa governare il 99% dei popoli e che non si possa fare nulla contro i loro carri armati?

Vi hanno solo convinti di questo, ma non è la realtà dei numeri è solo la vostra gabbia, il vostro recinto mentale, costruito ad arte da loro attraverso il sistema politico, economico e della disinformazione, abbiate il coraggio di saltare quel recinto senza paura e vi accorgerete che non hanno nessuna possibilità di vincere, come vi accorgerete che ognuno di voi ha una potenziale potenza unendosi ad altri, unica e inimmaginabile, se capite questo, tutto vi sembrerà diverso e la rassegnazione sparirà, lasciando il posto alla libertà, altrimenti diventerete come gli indiani d’america.

Non vi appassionate a chi vice o chi perde all’interno dell’attuale sistema politico, non vi serve è votarli ancora dopo tutto è un suicidio, pensate a cosa potreste fare voi che fino ad oggi non avete fatto, tranne su qualche social da singoli, attraverso un contributo attivo e non passivo e limitato ad un semplice voto che non basta più, e non commettete l’errore diffuso da ignoranti, che ha voi non toccherà, perchè così non è.

 

Ecco l’articolo a suffragio della nostra tesi…

LE ELITES USANO GLI IMMIGRANTI PER FORGIARE IL NUOVO IMPERO EUROPEO

Fonte: vocidallestero.it

Un articolo di Russia Insider prende spunto dai pensieri sull’immigrazione del presidente Ceco Klaus. Con la scusa del multiculturalismo, le élite europee vogliono imporre i migranti alle diverse nazioni. Il fatto che le massicce migrazioni mettano a rischio la coesione sociale degli stati non è un effetto indesiderato: si tratta di uno degli obiettivi principali delle élite. Gli eurocrati vogliono fare piazza pulita di questa Europa e rimpiazzarla con una nuova, formata da cittadini più malleabili alle esigenze dell’aristocrazia. Il “più Europa” non è quindi un mezzo per ottenere risultati per i cittadini europei, bensì il fine stesso di questo processo. L’obiettivo è la creazione di un nuovo “impero europeo”, come Hitler cercò di fare con il terzo Reich, o di distruggere il continente nel tentativo.

 

Di Frank Davis, 29 settembre 2015

 

Vaclav Klaus, scriveva un paio di settimane fa:

Noi, cittadini firmatari, non vogliamo rimanere passivi a guardare le nostre istituzioni e i nostri rappresentanti politici che perdono tempo in quest’ora cruciale, senza ottemperare il loro dovere, che è – prima di tutto – la difesa della sicurezza e degli interessi dei propri cittadini. L’immigrazione di massa è una minaccia fondamentale alla stabilità dell’Europa così come dei singoli paesi UE. CI troviamo di fronte a una seria minaccia al futuro del nostro paese.

Ovviamente, non aveva tutti i torti. Ma un paio di giorni fa :

Oggi gli stessi ministri degli interni dell’Unione Europea (UE) hanno imposto un piano per ricollocare almeno 120.000 migranti tra gli stati membri dell’UE, senza considerare se la popolazione di quei paesi o i loro governi fossero d’accordo. Il metodo usato per imporre questa decisione viene chiamato “votazione a maggioranza qualificata” (VMQ) – come aveva previsto il leader dell’UKIP Nigel Farage nel suo articolo sul Breitbart London appena 4 giorni fa.

Ed ecco la risposta di Vaclav Klaus:

Citandolo come un raro esempio di scienza sociale che opera “in armonia con il buon senso”, Klaus scrive che la coesione interna di una comunità è “essenziale per il suo funzionamento positivo e produttivo e per la necessaria stabilità di una società”. Egli fa specifico riferimento ai concetti economici di “capitale umano e sociale” senza i quali – egli dice – “uno stato sano e funzionante non è concepibile”.

Klaus avverte che “l’attuale dibattito sull’immigrazione – inquinato dall’ideologia del multiculturalismo – ignora questi fatti elementari”. Al contrario, i sostenitori della migrazione credono che i singoli stati europei possano “rimpolpare” la forza lavoro senza problemi. Perciò essi si propongono di accogliere e alloggiare i migranti con la promessa di “una vita nuova, migliore”.

Klaus spiega quale è a suo parere la vera motivazione per la quale la migrazione viene sostenuta, facendo riferimento al pensiero dell’ex capo dell’ufficio della Presidenza, Jiri Weigl.

Egli riferisce la teoria di Weigl secondo la quale la finalità della politica delle “braccia aperte” è per l’appunto quella di distruggere la coesione sociale per poter costruire una “nuova Europa” sulle rovine della vecchia “senza coloro che sono soddisfatti dell’Europa esistente”. Dal momento che i migranti non si sentono legati a nessuno degli attuali stati europei in particolare, essi possono essere più facilmente rieducati, manipolati e indottrinati a identificarsi con una “nuova Europa multiculturalista”.

Posso tranquillamente credere che lo scopo sia di distruggere la coesione sociale. Dopo tutto, i divieti di fumo in tutta l’Europa (e di fatto in tutto il mondo) sono già estremamente efficienti nel distruggere la coesione sociale. Anzi, di questi tempi, praticamente ogni cosa è culturalmente distruttiva e divisiva in una maniera o nell’altra.

Ma è molto più facile distruggere che costruire. Creare un’opera d’arte richiede molta abilità e fatica, ma bastano pochi colpi di martello per distruggerla.

Magari l’idea è che quando l’Europa sarà completamente distrutta, sarà facile modellarla in una nuova forma. Ma c’è qualcuno che abbia la sensazione che tutti questi architetti della Nuova Europa abbiano la più pallida idea di quello che stanno facendo? C’è qualcuno che crede che tipi come Juncker e la Merkel e Hollande e Cameron sonofilosofi visionari e statisti di un qualche tipo?

L’unico loro obiettivo sembra essere il Sacro Graal del “più Europa”, che significa la costante centralizzazione del potere in quello che sta diventando un nuovo Impero Europeo diretto da una nuova aristocrazia non rappresentativa e auto-selezionata che strappa sempre più potere per sé stessa ad ogni occasione, ma sembra incapace di prendere una qualsiasi decisione.

Qual è lo scopo del “più Europa?” Sembra non esserci alcuno scopo salvo la sua stessa realizzazione? “Più Europa” è l’obiettivo del “più Europa”. L’Europa deve diventare uno stato unificato, e tutte le altre questioni – incluso il benessere dei suoi stessi cittadini – sono secondarie all’ottenimento dell’obiettivo. Un super-stato europeo che va da Dublino al Dneipr, che inevitabilmente entrerà in conflitto con la Federazione Russa, è di per sé stesso e in sé stesso il desiderio di questi architetti di un nuovo impero: un edificio politico che possa eguagliare l’Impero Romano o il Terzo Reich. Qualcosa di molto, molto grande. Perché le dimensioni contano. In particolare, nei libri di storia.

Ma perfino gli imperatori romani si preoccupavano di mantenere tranquillo il popolo romano, perché sapevano che se esso si fosse rivoltato contro di loro, sarebbero stati velocemente rovesciati.

Ma i nostri nuovi imperatori sembrano deliziati nel demolire le società sopra le quali si fonda il loro potere politico. Stanno segando i rami sui quali sono seduti. E quando cadranno, trascineranno tutti insieme a loro.

Euro o Democrazia

Euro o Democrazia? A voi benpensanti la risposta, noi abbiamo scelto anni fa.

 

euro o democrazia_fronte Popolare

 

di Vittorio Boschelli

Il progetto criminale dell’euro non poteva coesistere con la democrazia, come abbiamo più volte scritto, eppure ancora c’è gente che pensa dall’alto della loro ignoranza, di essere a favore di tutte e due, agitando i luoghi comuni e gli spettri del passato, come deterrente per nascondere le infami colpe loro, come mi è capitato leggere in qualche post sui social.

Casualmente i benpensanti si trovano sempre nell’emisfero sinistro, sarà un caso certamente, non ho i pregiudizi loro, sono abituato a giudicare nel merito attraverso un confronto serio e non fatto da risate, quando da ridere c’è ben poco, da vergognarsi molto.

Lor signori non hanno capito una fava, quindi non hanno capito che la cosa giusta è svalutare una moneta e non svalutare il lavoro e tagliare lo stato sociale, affamando i popoli, perchè le conseguenze di tale SCELTA COMUNISTA e NON FASCISTA (noi siamo contro da sempre) mina la DEMOCRAZIA nel profondo, perchè prima o poi i popoli massacrati capiscono e si rivolteranno contro, è così semplice da capire che anche mio figlio a 6 anni ha capito, ma i benpensanti e moralisti ancora no.

Capisco che vi bruci il fatto che noi a “destra” vi abbiamo bruciato sul tempo, capisco che vi bruci che la mannaia è stata affidata a voi “de sinistra” perchè i popoli accettano meglio se adoperata da voi (…per il loro bene), e capisco che vi bruci che siamo destinati a vincere per reazione opposta dato che la mannaia è nelle vostre mani (vedi Renzi e company), è nell’ordine della logica, cosa volete farci, solo la rassegnazione può aiutarvi.

Eppure era così semplice se avevate a cuore il vostro paese e la vostra democrazia, BASTAVA DIRE LA VERITA’ sulla moneta sbagliata e l’unione anti democratica oltre che impossibile, ma avete preferito la mannaia e oggi sciolinate il vostro moralismo…VERGOGNAAAAAAAAA!!!

 

 

 

Le Verità Di Bagnai e Granville…Grexit

Le Verità Di Bagnai e Granville, le nostre anticipazioni e il conto della storia che dovranno pagare i piddini de sinistra…Grexit.

 

alberto bagnai grexit_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

Alberto Bagnai e Brigitte Granville intervistati dalla radio Britannica Share Radio, prendendo spunto dal possibile Grexit, affermano alcune verità anticipate da noi del Fronte, alcune anche nell’articolo precedente.

Una su tutte la condanna a morte già sentenziata, politicamente parlando se tutto va bene, dei piddini di sinistra europei e italiani, perchè hanno mentito sull’euro e ancora continuano imperterriti, la storia è li che li attende per pagare il conto.

Un altro lettore (presumo de sinistra) ieri commenta l’articolo precedente “ancora con queste stronzate…ma vi rendete conto che le scrivete solo voi…ti dovresti porre qualche domanda…c’è e come la differenza tra destra e sinistra”.

La mia risposta è stata semplicemente… che il lettore non ha letto tutto l’articolo ma solo le prime dieci righe, come spesso accade a chi non vuole capire, guarda il caso le nostre stesse “stronzate” le dicono Bagnai e Granville, a questo punto forse qualche domanda era d’obbligo porsele per il lettore  “de sinistra” e non noi essendo in folte e autorevole compagnia o no?

Avete presente la rana in pentola? Voi piddini siete la stessa cosa, nel 2015 l’acqua inizierà a bollire e anche voi capirete, chè prima l’acqua era fredda e gradevole, mentre adesso inizia a bruciare, e la pattumiera della storia vi attende a braccia aperta già da tempo, come affermiamo noi e molti più autorevoli di noi, nonostante la vostra arroganza, presunzione e mala fede, mentre in Inghilterra come altrove in europa il dibattito sull’euro è avanti e molto più serio che in italia…indovinate il perchè?

Vi auguro buona lettura cari piddini…in attesa…

 

A. Bagnai e B. Granville intervistati da Share Radio, 03 marzo 2015

In tutti i dibattiti, le discussioni, i titoli che si fanno sulle trattative per il bailout greco, il ruolo del Fondo Monetario Internazionale viene alquanto sottovalutato. Qui si sostiene che il coinvolgimento iniziale del FMI non fosse orientato a riportare la Grecia verso la prosperità, ma a salvare l’eurozona. Ma forse l’esito migliore, per l’Europa, potrebbe essere un default greco e un’uscita dall’euro, per lo stesso bene della Grecia e dell’Europa.
Ecco, questo è il succo di un recente articolo di Alberto Bagnai, professore di Politica Economica all’Università Gabriele D’Annunzio di Pescara. Con noi in studio c’è anche Brigitte Granville, che insegna Economia Internazionale e Politica Economica alla Queen Mary University a Londra, ed è co-autrice dell’articolo “Le Conseguenze Economiche della Grecia“. La ringrazio molto per averci raggiunti in studio. Sono lieto di avervi qui a Share Radio.

La Grecia si è impegnata a ripagare il suo debito verso il FMI e mi pare ci sia una parte di quel debito che è in scadenza molto a breve e si dice che nessun paese abbia mai fatto default sui pagamenti dovuti all’FMI.

Bagnai: Con alcune eccezioni…

Con alcune eccezioni. Ma loro sono determinati a pagare. Voglio dire, nel corso dei prossimi quattro mesi, di fatto forse anche prima, dovranno pagare del denaro. In altre parole, il dibattito greco e la posizione della Grecia, per quanto sia stata concordata un’estensione dei prestiti per quattro mesi, è tuttora tremendamente urgente, no?

Bagnai: Sì certo, lo è. Lo è tuttora. E il governo greco essenzialmente ha solo acquistato tempo, ma la situazione non cambierà molto nei prossimi quattro mesi, principalmente perché, se non si affronta la radice del problema, che sta nel fatto che la Grecia ha una moneta fortemente sopravvalutata che deprime la crescita della sua economia, è impossibile, e lo sanno tutti, che l’economia greca possa mai essere in grado di produrre sufficienti profitti per ripagare il debito. E la lezione economica… e anche la lezione politica, della situazione greca ora è duplice. La lezione economica è che, come ora tutti sanno, la cura dell’austerità ha effettivamente aggravato la malattia, e così il debito è esploso in conseguenza del tentativo di ridurlo attraverso tagli della spesa pubblica. La lezione politica è che i governi eletti nella periferia dell’eurozona hanno possibilità d’azione molto ristrette. Inoltre è molto difficile per i politici risolvere il problema di riportare i loro paesi a crescere, se non fanno i conti col fatto che l’euro è un grosso ostacolo alla ripresa delle loro economie.

Be’, tu dici “come tutti sanno”. [Risate.] Immaginavi che avrei ripreso questo punto! I tedeschi non sembrano saperlo. Sembrano essere la principale opposizione, e io penso tuttora che credano, a me pare così, ma ditemi la vostra, che le misure e le riforme che sono state introdotte insieme ai pacchetti di salvataggio avrebbero funzionato, se solo fossero state implementate correttamente.

Granville: Penso ci sia un’incomprensione di fondo tra i greci e i tedeschi, e c’è anche un’incomprensione di fondo riguardo il nuovo governo greco che è appena salito al potere.

Già, infatti.

Granville: Fondamentalmente, il nuovo governo crede fortemente di poter cambiare le regole del gioco e contemporaneamente stare nell’euro. Crede di poter fare dei cambiamenti senza che ci siano problemi, senza dover passare di nuovo attraverso l’austerità, ma allo stesso tempo vogliono restare nell’euro. I tedeschi hanno una visione diversa – i tedeschi, quando c’è un gioco, e ci sono delle regole… la loro visione è “ci si attiene alle regole”.

Mhh… Ci potrebbe anche essere un problema nel modo di presentarsi. Un uomo come Yanis Varoufakis, il modo in cui si pone, quasi oltraggia culturalmente i tedeschi, per come la vedo.

Granville: Certamente.

La loro reazione è stata in parte… non solo dovuta al fatto che lui non rispetta le regole, ma anche al fatto che risulta un po’ oltraggioso.

Granville: Sì. Ma questa è stata fonte di, guardate… non voglio offendere i miei concittadini, ma guardate per esempio alle incomprensioni che ci possono essere tra i britannici e i francesi.

Oh sì, profonde!

Granville: Be’, i britannici, certo noi vi deridiamo… vi deridiamo sempre…

Ma ci vogliamo tanto bene!

Granville: Certo! Vi deridiamo sempre per i contratti e per tutto, ma una volta che i britannici hanno firmato un contratto, lo rispettano. E i francesi, di nuovo, non voglio offendere nessuno, non hanno intenzione di negoziare per sempre, e firmano piuttosto in fretta, ma poi ci sono delle condizioni da rispettare…

Come interpretate le riforme che i greci hanno presentato? Si è parlato dell’espressione inglese di “constructive ambiguity” non so se avete una traduzione diretta in francese o in italiano… Sembra che vogliano di proposito offuscare le loro riforme, come se volessero ottenere qualcosa, o forse solo guadagnare del tempo per fare i compiti a casa, se preferite, in un modo che apparentemente si adatta ai fatti, ma in realtà no, se li guardate da vicino.

Bagnai: Mi piace questa espressione: “constructive ambiguity”, che in italiano sarebbe “ambiguità costruttiva”, per i miei ascoltatori italiani. Questo è stato un grosso problema nella costruzione dell’Europa fin dall’inizio, perché abbiamo una sorta di ambiguità che mina l’intera costruzione, che è l’ambiguità di definire regole che sono molto rigide ma che hanno un’applicazione al contempo lieve e casuale. La stessa cosa è successa con le regole di Maastricht: lì avevamo regole molto rigide e chiare, e parametri per così dire magici: il 3, il 60, lo zero, ma non c’era volontà politica di attenersi realmente ad esse. E così, se torniamo al problema del rispetto delle regole, dobbiamo riconoscere che, fin dall’inizio, nessuno, né i paesi forti né tantomeno quelli deboli, si sono attenuti alle regole, perché erano, innanzitutto, regole irrazionali.

Granville: I primi a violarle sono stati i tedeschi, comunque.

Bagnai: I primi a violarle sono stati i tedeschi, e dobbiamo anche riconoscere che nella gestione della crisi, non solo lo spirito, il che è evidente, ma anche la lettera dei trattati è stata tradita, più e più volte. Una cosa che abbiamo scritto nell’articolo che ha attratto la tua attenzione penso l’abbia scritta Brigitte o qualcun altro, ma tutti ne abbiamo condiviso il significato è che “una volta che hai preso delle misure politiche che sono così apertamente contrarie alla prosperità della popolazione di un paese membro, hai violato sia lo spirito che la lettera dei trattati“. Considerate un’altra cosa. Guardate per esempio a quello che sta succedendo nella gestione del tasso di inflazione. Ora siamo in deflazione, che è ciò che Paul Krugman aveva previsto fin dal 1998; la BCE non sta obbedendo al proprio mandato. La BCE ha preso molte decisioni politiche interferendo direttamente con la vita politica di paesi come l’Italia. Io l’ho vissuto, in Italia. Ha preso la decisione giusta al momento sbagliato da un punto di vista economico, lasciando il sospetto, negli elettorati e nelle popolazioni, che quelle decisioni fosse influenzate non dalla razionalità economica, ma dalla volontà politica di effettuare delle riforme, che forse erano necessarie, ma che non avrebbero mai dovuto essere imposte da organi non eletti, e non durante una crisi. Questo ha, come dire, aperto una ferita nell’Europa, e questa ferita sta sanguinando.

Granville: Ma per rispondere alla domanda sulle proposte della Grecia, il fatto è che, se guardiamo alla cronologia degli eventi, non hanno molte possibilità di scelta, perché Draghi ha subito detto “chiuderemo i rubinetti, non ci sarà più liquidità”.

Ti riferisci all’ELA, per aiutare le banche.

Granville: Già. E così il governo greco ha subito dovuto presentarsi con qualche cosa che gli garantisse, perché questo è il problema principale, che gli garantisse assolutamente che avrebbero avuto la liquidità necessaria.

Già. Mhh… Nell’articolo voi parlate anche di… del fatto che forse la migliore strada da percorrere per la Grecia è uscire dall’euro. Ma è una possibilità realistica? Perché non c’è un regolamento per chiedere ad un paese di uscire, né c’è un regolamento che un paese possa usare se vuole uscire; si assume che l’euro sia per sempre, o no?

Granville: Si assume questo… Ma voglio dire, il modo in cui… Dobbiamo guardare in faccia le cose – è stato un progetto politico, fatto essenzialmente da due persone, che alla fine erano Mitterand e Kohl. Quindi c’era un progetto politico, e poi si sono rivolti a dei tecnocrati e gli hanno detto: “bene, voi lo implementerete”. Ma non avevano assolutamente idea, e certamente non avevano mai previsto che avrebbero dovuto affrontare una crisi profonda come quella del 2007-2008, e non era stato progettato alcun genere di meccanismo, non c’era un prestatore di ultima istanza, niente che li mettesse nelle condizioni di affrontare tali problemi.

E la reazione della BCE fu alquanto inadeguata allora.

Granville: Certo, all’inizio sì. Ma la cosa che Trichet avrebbe dovuto dire a quel tempo, è esattamente ciò che ha detto Draghi dopo: faremo “whatever it takes”. Ma è arrivato troppo tardi, e il danno era già stato fatto.

Parole meravigliose. Voglio dire, Mario Draghi ha giocato in modo davvero astuto, ha…

Granville: Dipende da quale parte stai!

[Ride.] Dico da un punto di vista puramente oggettivo, come uno che è del tutto estraneo alla cosa.

Granville: Sì certo.

Bagnai: Buon per te!

[Ride.] Noi abbiamo avuto esperienza dell’ERM, però, e l’uscita da quello.

Granville: Anche gli italiani in effetti.

Già. Perché Mario Draghi si trova con la Bundesbank appresso, che lo controlla, in ogni momento.

Bagnai: Sì quello è il problema, e dimostra un vizio fondamentale nel modo in cui l’euro è stato architettato, perché, se pensiamo agli anni ’90 dobbiamo ricordare che  be’, dal punto di vista italiano è abbastanza chiaro dove sta il vizio, dato che abbiamo avuto il dibattito tra il premio Nobel Franco Modigliani, che afferma che i problemi che avevamo avuto nei due decenni precedenti, cioè negli anni ’70 e ’80, dipendevano essenzialmente dal fatto che nel Sistema Monetario Europeo comandava la Bundesbank, e le altre banche erano costrette a seguire ciò che la Bundesbank decideva in termini di tassi di interesse. Voglio dire, quando c’è stata la riunificazione della Germania, i suoi tassi d’interesse sono cresciuti, e le altre Banche Centrali hanno dovuto alzare anche loro i tassi d’interesse, altrimenti ci sarebbe stata una fuga di capitali verso la Germania, e questo sistema era in un certo senso asimmetrico, perché vedeva la Bundesbank come leader, e tutti gli altri a seguirla. La grande illusione è stata che creando una Banca Centrale a livello europeo, tale Banca Centrale si sarebbe comportata in modo collegiale, cioè avrebbe preso le sue decisioni collettivamente – ma evidentemente riuscivano a vedere ciò che è evidente ora, e cioè che c’è una maggioranza, o comunque un blocco di paesi forti del nord Germania, Austria, Finlandia, Danimarca, Belgio, Olanda, qualche volta la Francia, e via che avrebbe di fatto comandato la BCE, che alla fine è una Bundesbank 2.0 e niente di più, con l’aggiunta che, per noi italiani, dato che hanno scelto un italiano alla presidenza la BCE, ci vengono a dire che le politiche monetarie europee si stanno facendo nei nostri interessi  ma vedi, il problema è che non è possibile fare una politica a livello sovranazionale che sia davvero nell’interesse di alcuno dei paesi membri. Abbiamo esattamente la stessa situazione in Italia. L’Italia è un esperimento naturale molto interessante, perché è costituita da diverse “nazioni”: c’è Firenze, dove sono nato io, e poi c’è una serie di altri paesi meno sviluppati… Si è deciso di unirci assieme e costituire l’Italia. Non ha mai funzionato. Dopo centosessanta anni che voglio dire, dopo centosessanta anni con una Banca Centrale italiana, le politiche monetarie in Italia non sono mai riuscite a colmare il divario tra il nord e il sud, il che significa che…

Granville: Ed è costato una fortuna, oltretutto…

Bagnai: Ed è costato una fortuna. Voglio dire, Mario Draghi è astuto, Mario Draghi è un economista brillante, un economista ad orologeria, ma non voglio…

Definisci il concetto: suona molto svizzero.

Bagnai: [Ride.] Ma… la politica monetaria ad un livello sovranazionale di per sé non può fare nulla per risolvere i massicci squilibri tra i paesi membri, e dobbiamo affrontare questo problema, perché ciò che occorre, ad un livello monetario, per colmare tali squilibri, è flessibilità nominale tra le valute nazionali, o altrimenti, in alternativa, i trasferimenti fiscali. Ma non si può essere contrari ad entrambe le cose.

Intendi degli agganci valutari mobili?

Bagnai: Agganci valutari mobili, o un qualche genere di… una perfetta flessibilità non è mai esistita, però è importante sapere una cosa, perché non è molto nota: se da un lato non abbiamo mai avuto dei regimi di tassi di cambio perfettamente flessibili, dall’altro non abbiamo nemmeno mai avuto un regime di tassi di cambio così rigido com’è l’euro, perché perfino nel gold standard c’era molta flessibilità nei tassi di cambio nominali tra il centro, i paesi core, e la periferia, e questa flessibilità dipendeva da diverse cose, ad esempio dal fatto che la periferia aveva un regime valutario basato sull’argento anziché sull’oro, e quindi c’erano degli aggiustamenti che dipendevano dai prezzi relativi di questi due metalli, e c’erano molte altre cose. Ora è la prima volta nella storia dell’umanità che…

Granville: Seenza trasferimenti fiscali. Se la Germania volesse trasferire, non so, il 50% del suo PIL agli altri paesi, allora non ci sarebbe alcun problema.

Intendo… al centro della questione c’è questa idea di cedere sovranità. Ma quando le cose si mettono male nell’eurozona, o si mettono male nell’Unione Europea, allora vediamo una ricaduta verso gli interessi nazionali, no? E alla fine sentiremo sempre il richiamo di quelli.

Bagnai: Ma gli interessi nazionali di per sé non sono una cattiva idea, voglio dire, si dovrebbe… Ora io sono a Londra, e sono molto felice di essere qui. Sto cercando di parlare inglese e non so se riuscite a capire quello che dico…

Ogni singola parola!

Bagnai: Grazie, grazie. Questo è un buon inizio. Ma pensate cosa significa, in pratica, trasferire il potere politico ad un livello sovranazionale. Significa che la gente, gli italiani, quelli che non parlano inglese, non potranno mai avere alcuna voce in capitolo nel processo politico. E questa è un’altra cosa che i politici italiani ci hanno detto: Mario Monti è stato molto chiaro su questo; durante un’intervista sull’Italia in Europa ha detto all’elettorato italiano che il progetto europeo è un progetto nel quale si tolgono certe decisioni dal livello nazionale per portarle al livello europeo, perché il livello europeo è “al riparo dal processo elettorale”. E il vero problema che stiamo affrontando adesso, in Europa, non è tanto quello apparente, cioè quello economico. È piuttosto quello politico. È il fatto che dobbiamo cedere sovranità, il che significa cedere democrazia, in cambio di… che cosa? Non è del tutto chiaro in cambio di che cosa dovremmo cedere democrazia.

Mhh… vero! Sto guardando l’orologio e vedo che ci restano solo pochi minuti. Allora, una domanda per entrambi, assieme o uno alla volta, è: quali sono le prospettive? Siamo semplicemente condannati a ciò che nel nostro caso, ma per voi nell’esperienza diretta, è una crisi senza fine nell’eurozona, dato che ha dei vizi di fondo, e questi vizi di fondo porteranno alla fine all’uscita della Grecia?

Granville: Sì!

[Risata.]

Granville: [Ride.]

Abbiamo ancora spazio per una risposta dettagliata!

Bagnai: La mia risposta è la stessa: Sì, certo.

Granville: Sì. Il sistema, così com’è stato concepito, è assolutamente insostenibile. Adesso abbiamo questo governo democratico in Grecia, ed è schiacciato perché da una parte la popolazione vuole restare nell’euro, ma senza l’austerità: questo non potrà funzionare.

E così un’Europa progettata per la pace potrebbe portare a maggiori conflitti?

Granville: Esattanebte.

Bagnai: Devo anche dire che… e non è una cosa molto popolare in Italia ma… ci stanno dicendo che abbiamo avuto 50 anni di pace grazie all’euro, ma l’euro c’è da meno di 20 anni, e se abbiamo avuto mezzo secolo di pace è perché ci sono gli Stati Uniti che hanno governato per mezzo di…

Sì, più la NATO direi, o no?

Bagnai: Sì, l’alleanza atlantica, la NATO, è quella che ci ha effettivamente garantito un po’ di anni di pace. Dobbiamo guardare in faccia la realtà. Considerate nuovamente l’Italia come esempio di unione monetaria. Siamo riusciti ad avere una coesistenza più o meno pacifica tra diverse nazioni: la Repubblica Veneta, il Regno di Napoli, e così via, per mezzo di massicci trasferimenti fiscali, ma i trasferimenti fiscali non sono stati la soluzione, e non hanno portato alcuna prosperità al sud, che è invece affondato sempre di più nella depressione.

Granville: E tuttora c’è disoccupazione.

Bagnai: E tuttora c’è disoccupazione, peraltro sta soffrendo le conseguenze della crisi molto di più rispetto al nord in questo momento. Dobbiamo apprendere da quell’esperienza, e la migliore soluzione, la migliore opzione in questo momento per i politici europei, se veramente vogliono fare il loro mestiere, sarebbe di prendere in mano la situazione e optare per uno smantellamento concertato e controllato del…

Granville: Un “forse basta così” .

Bagnai: Un dire “basta“, sì: dire che è stato abbastanza, e optare per uno smantellamento concertato dell’eurozona.

Purtroppo è “basta”, è abbastanza. Nel miglior modo possibile. Ho apprezzato molto questa conversazione, ma ora il tempo è contro di noi.

 

Per Salvare l’Europa Bisogna Uscire Dall’Euro

Per salvare l’europa bisogna uscire dall’euro, lo dice anche Le Monde.

 

per salvare l'europa_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

Il solito “amico” piddino “de sinistra” Fiore al quale ho rinunciato di fargli capire che è cotto e stracotto, mi sicrive: “….e dopo gli scambi con chi li fai con il Burundi?”.

Che non ha capito nulla l’amico non è una novità, e come quelli che non hanno capito, credono ancora che la sopravvivenza dell’euro (a tempo determinato dalla nascita), sia un fatto positivo, inutile fargli capire che più dura e più si alimenta l’odio tra i paesi dell’unione per mancanza di democrazia e giustizia sociale DOPO LA FINE CERTA E IMPROVVISA, l’europa corre UN GROSSO RISCHIO DI SFALDAMENTO non solo tra nazioni, ma addirittura all’interno delle nazioni stesse, altro che l’euro doveva unire o proteggervi.

E l’amico Fiore poi si renderà conto che l’euro era maglio abbatterlo prima e chi non si è battuto per questo è stato il vero nemico dell’europa che dice di difendere ignorando la storia, non a caso noi ci siamo battuti contro.

L’Amico Antonio Pisano al contrario dell’amico Fiore, si ricorda benissimo delle conseguenze che secondo noi, avrebbe causato la permanenza nell’euro all’europa, mentre l’amico fiore era impegnato con la corrruuuzzziiiooonnne “de sinistra”.

Fiore c’è ancora qualche mese prima di buttare le spillette euriste di massa…se ce la fatta Fassina puoi riuscirci anche tu, se hai deciso di chiedermi l’amicizia se pur virtuale, un motivo ci sarà o no? In fondo con Fassina siete entrambi piddini “de sinistra” le coop hanno già in calendario a settembre la promozione, per ogni pentito eurista “de sinistra” 10 Mila delle nuove Lire in buono sconto…come vedi conviene…

Vedi come ti voglio bene io, ti dedico anche l’articolo di Le Monde, buona lettura, l’altro neurone chiedilo ad Antonio Pisano in prestito, per poter capire l’articolo, noi siamo di parola non temere, te lo restituirà quando hai finito di leggere e sono certo che anche tu sarai ANTI EURO… dopo.

A parte il mio tono scherzoso anche su una cosa maledettamente seria, ma ogni tanto concedetemi almeno questo premio, per la sopportazione con i Fiore di turno, aggiungo un ultima cosa, la VERITA’ affiora sempre alla luce è solo una questione di tempo e l’articolo in questione ne è la dimostrazione.

“il progetto mostruoso di innestare una moneta comune in paesi diversi con diverse economie sembra dover andare incontro alla fine che si merita.”

 

CAPITO FIORE? NON POTEVA MAI ESISTERE IN EUROPA UNA MONETA UNICA E PER GIUNTA A CAMBIO FISSO….QUESTA E’ LA VERITA’ CHE FASSINA SAPEVA PRIMA DI DARE IL SUO CONSENSO, ESATTAMENTE COME LE MONDE E COMPANY E CHE TU IGNORI ANCORA OGGI.

CHIARO COSI?

 

LE MONDE: L’EUROPA DEVE ABBANDONARE L’EURO

di Wolfgang Streeck, 2 marzo 2015

Se tutto va bene, stiamo assistendo all’inizio della fine dell’unione monetaria europea. “Se l’euro fallisce, fallisce l’Europa”, ha detto Angela Merkel. Oggi, è esattamente il contrario. L’euro sta distruggendo l’Europa. Se l’euro fallisce, potrebbe ancora accadere che l’Europa finisca per non fallire. Non è infatti una cosa certa: i danni causati dall’unione monetaria sono troppo profondi.

Con l’avvento al potere in Grecia del partito di sinistra Syriza, in alleanza con un piccolo partito di estrema destra, il progetto mostruoso di innestare una moneta comune in paesi diversi con diverse economie sembra dover andare incontro alla fine che si merita.

Eppure ne sono stati fatti, di tentativi! Hanno iniziato con l’instaurare, al posto dei governi eletti, dei tecnocrati provenienti dalle burocrazie finanziarie private e pubbliche, ma il popolo ingrato li ha rimandati a casa. L’era della docilità europea è finita: le istituzioni democratiche respingono le protesi di Bruxelles. E continuerà: in Spagna, il partito gemello di Syriza, Podemos, manderà a casa il Partido Popular.

Nessuno può sapere che cosa verrà fuori dai negoziati che sono stati appena iniziati. All’interno di Syriza ci sono opinioni diverse sul fatto se la Grecia deve restare o meno nell’euro. Molte sono le possibilità. D’altra parte, l’Italia e la Spagna giurano di sostenere la politica comune delle “riforme” e dei “salvataggi” – ma è chiaro che esse chiederanno anche per sè per le concessioni che saranno negoziate dalla Grecia. Tutto questo costerà molto caro ai paesi del Nord.

Restrizioni umilianti

Forse gli artisti del negoziato di Bruxelles riusciranno a fermare la Grecia e a far passare l’estate all’euro. Questo produrrà forse l’effetto collaterale desiderato: provocare la scissione di SYRIZA e rovinare la sua reputazione presso gli elettori. Dal risanamento di bilancio della Grecia, seguito da quello, inevitabile, degli altri debitori, non si sarà guadagnato nulla.

Anche se l’economia greca si stabilizzasse al livello attuale, le enormi disparità che “riforme” hanno fatto nascere tra il nord e il sud Europa persisteranno, e questo vale anche per l’Italia e la Spagna, se cercheranno di diventare “competitive” nel senso in cui lo intendono gli standard della Banca Centrale Europea (BCE) e dell’Unione Europea (UE).

Inoltre potrebbero essere richeste delle compensazioni per la redistribuzione o lo “stimolo” alla crescita, sotto forma di prestiti o aiuti strutturali nell’ambito della politica regionale, o almeno per ripristinare le relazioni come erano prima della crisi e del salvataggio: il conflitto redistributivo trasferito nelle relazioni tra Stati membri. E questa rivendicazione sarebbe rivolta alla Germania, come anche ad alcuni paesi più piccoli, come i Paesi Bassi, Austria e Finlandia – e la Francia interverrebbe in qualità di “mediatore”.

Comincerebbe così un conflitto duraturo che provocherebbe il crollo dell’Europa. La Germania, e il Nord, non potrebbero sfuggire ai prevedibili negoziati. Si può prevedere che i donatori penseranno che i pagamenti sono troppo alti, mentre i paesi beneficiari riterranno che il denaro non fluisce abbastanza, e solo a costo di umilianti restrizioni della loro sovranità.

Questo conflitto strutturale esisterà fintantoché ci sarà una unione monetaria. Se quest’unione non si infrange su questo conflitto, perché i governi si aggrappano ostinatamente al loro “frivolo esperimento”, o se il settore tedesco delle esportazioni crede di doversi aggrappare alla sua “idea europea” fino alla vittoria finale, allora questo idealismo provocherà lo smembramento dell’Europa. Porre fine quanto prima possibile all’unione monetaria nella sua forma attuale, è quindi in primo luogo nell’interesse, se non economico, almeno politico, della Germania.

L’Odiata Germania

Nei paesi del Mediterraneo, tra cui la Francia, la Germania è oggi più odiata di quanto non lo sia mai stata dalla seconda guerra mondiale. L’iniezione finanziaria da parte della BCE nel mese di gennaio ha avuto un solo effetto: la sensazione di trionfo che la sconfitta tedesca nel consiglio direttivo della banca ha suscitato nel sud Europa. L’eroe degli italiani si chiama Mario Draghi, perché pensano che egli abbia preso in trappola i tedeschi con l’astuzia e li abbia umiliati.

Il coinvolgimento della Germania nell’Europa è in gran parte un’eredità a lungo termine di quell’ “appassionata europeo” che è stato Helmut Kohl. Quando gli accordi minacciavano di fallire a causa di una divergenza sulla ripartizione dei costi, Kohl si è sempre mostrato disposto a pagare il conto. Quel che può essere stato nell’interesse della Germania, per ragioni storiche, il folklore politico l’ha attribuito alle convinzioni personali di Kohl, ma questo atteggiamento ha suscitato delle speranze che sono andate oltre il suo mandato.

Per i successori di Kohl di qualsiasi orientamento, gli interessi dell’economia dell’esportazione tedesca e dei suoi sindacati giustificherebbero da soli che si faccia di tutto per soddisfare queste aspettative e, se necessario, che si finanzi da soli la coesione dell’unione economica europea. Ora, questi eredi non ne sono più capaci.

L’approfondimento del processo di integrazione, voluto da molti buoni europei, ha avuto come conseguenza la sua politicizzazione e la nascita di un’opinione pubblica che ha posto fine al “consenso permissivo” sulla politica di integrazione europea.

Contrariamente a quanto si sosteneva, la vita pubblica europea non si è realizzata come una politica interna, ma come una politica estera in cui dominano i conflitti tra stati e dove l’obiettivo di un’unione sempre più stretta, al quale una volta si prestava solo una scarsa attenzione, è diventato sempre più contestato. All’interno dell’Unione monetaria, i sussidi necessari per l’integrazione hanno raggiunto un tale livello che vanno ben al di là delle possibilità della Germania.

Possiamo ritenere che il governo Merkel sarebbe disposto ben volentieri a far pagare un prezzo molto alto ai suoi contribuenti per imporre la sua “idea europea” di un mercato interno sovranazionale a cambio fisso per i macchinari e le automobili tedesche, e possiamo dire la stessa cosa, anche se per ragioni in parte diverse, dell’opposizione riunita nel Bundestag. L’emergere nel 2013 del partito anti-euro AFD nella politica interna tedesca, tuttavia, non l’ha permesso.

Catastrofe geostrategica

Come anche il consenso permissivo è stato esso stesso sempre collegato ad un sistema in cui tutto ciò che doveva servire all’integrazione non era noto al grande pubblico, si potrebbe continuare ancora a lavorare per nascondere le concessioni tedesche tramite dei raffinati rigiri tecnocratici, cosa a cui si presterebbe particolarmente bene la BCE. Ma con le elezioni in Grecia, anche questo è diventato impossibile.

Le estenuanti discussioni che ci si può attendere intorno al “programma per la crescita”, alla remissione del debito e alla condivisione del rischio, da una parte, e sui diritti d’intromissione nel potere di governo, dall’altro, si svolgeranno sotto la luce impietosa dell’opinione pubblica, con grida di allarme o di trionfo, a seconda della situazione, da parte dell’AFD in Germania e di quasi tutti i partiti nei paesi debitori.

L’Unione monetaria ha distrutto la politica europea della Germania e il successo che aveva raggiunto nel corso di molti decenni. Se non stiamo attenti, può anche ora avere delle conseguenze catastrofiche sul piano geostrategico. La Russia è pronta a concedere alla Grecia i prestiti che le verrebbero rifiutati dalla UE.

La stessa idea potrebbe essere applicata in caso di fallimento dello stato greco, o se il paese venisse escluso dall’Unione monetaria europea. Se si arrivasse a questo, saremmo di fronte ad una asimmetria più unica che rara: allo stesso modo in cui l’Unione europea, incoraggiata dagli Stati Uniti, cerca di mettere piede in Ucraina, la Russia potrebbe lavorare per stabilire in Grecia una testa di ponte verso l’Europa occidentale.

Il momento della verità

Ognuna delle due parti si vedrebbe allora costretta a riempire un pozzo senza fondo nella zona d’influenza dell’altra (i greci qui avrebbero ragione di stupirsi che Bruxelles, Berlino e compagnia abbiano ancora i soldi per l’Ucraina dominata da un’oligarchia, ma non per la Grecia guidata da un governo di sinistra). Nello stesso modo in cui l’Occidente ha voluto estendere la sua influenza nella direzione di Sebastopoli, col suo porto militare russo sul Mar Nero, la Russia potrebbe volersi spingere nell’Egeo, spazio di manovra della 6° Flotta degli Stati Uniti. Sarebbe un ritorno ai conflitti geostrategici del dopoguerra, che hanno visto, nel 1946, l’intervento delle truppe britanniche nella guerra civile greca.

Il momento della verità è arrivato per una politica europea di integrazione che è andata fuori controllo, il cui motore è il capitale finanziario. Perché l’Europa non si trasformi in una palude di accuse reciproche tra nazioni, con le frontiere aperte ed esposta in ogni momento al rischio di essere invasa dagli stranieri che arrivano da fuori, dobbiamo smantellare quel mostro che è l’unione monetaria.

Lo smantellamento deve avvenire sulla base di un accordo, prima che l’atmosfera non ne risulti troppo avvelenata. Come farlo: questo è ciò di cui dobbiamo discutere. Dobbiamo permettere ai paesi del Sud un’uscita regolare, forse entro un euro del sud che non richieda da parte loro le “riforme” che distruggono le loro società.

Quanto a coloro che, all’inizio dell’unione monetaria, hanno fatto loro credere che avrebbero potuto godere di crediti infiniti subprime, devono pagare, come coloro che sapevano di che si trattava e non hanno detto nulla. Invece del gold standard di fatto che viene utilizzato nella relazione con il Nord Europa, dobbiamo creare un sistema monetario che permetta la flessibilità escludendo l’arbitrio. Un numero sempre maggiore di economisti lo richiede, e ci sono tra questi dei pesi massimi come l’americano Alan Meltzer. Dobbiamo fare ciò che è necessario – non per salvare l’euro, ma per salvare l’Europa.