Bollettino di Guerra Numero 8

Bollettino di guerra numero 8 e l’indifferenza del popolo italiano.

 

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di Vittorio Boschelli

Mi sbalordisce l’indifferenza di molti italiani, mi lascia veramente senza parole, come se in questi anni di euro e di mondialismo, non sia successo assolutamente nulla, e quello che succede da anni a tanti italiani, sia dovuta ad una calamità naturale, senza nessun responsabile…”si vede che doveva andare così”, oppure “cosa c’è di male se i politicanti si mettono tutti assieme”, oppure “ma voi partitini perchè non sparite, fate tutto per pubblicità” ecc.

Vedete, in “democrazia” non c’è bisogno che sia il potere ad impedire l’affermarsi di chi è fuori dal coro e dai canoni, ci pensa chi fa parte della massa del gregge che dovrebbe essere al tuo fianco contro chi gli ha tolto la libertà, la dignità e la stessa vita, come accade ogni giorno in italia a 4 o 5 nostri fratelli, indotti al suicidio per motivi economici o che muoiono per condizioni di lavoro insopportabili nei campi per due euro l’ora

Ma questo lascia tutti indifferenti, si pensa alla pubblicità del nostro movimento o di altri, ma non si pensa minimamente che non siamo tutti uguali e che forse c’è qualche idiota fuori dai comuni canoni di “normalità” che non sopporta questa guerra e non accetta la distruzione del popolo…no…neppure si prende in considerazione, tanto è radicata l’indifferenza, con la conseguenziale perdita di orgoglio nazionale e della propria dignità di essere umani.

Noi del Fronte ci vergogniamo ogni giorno anche per la vostra indifferenza  non solo verso gli Omicidi di Stato, pur non avendo colpe, continuate a leccare il culo ai Big, loro sono grandi, possono darvi qualche cosa i cambio, magari un cucchiaino di lenticchie, poi chi se ne frega se la massa crepa e la vostra Nazione si distrugge.

Leggete con attenzione perchè voi siete colpevoli come i politicanti che sostenete e un giorno farete i conti con la vostra coscienza, ammesso che ne avete una, senza contare che potrebbe essere il vostro turno…domani, come da anni è stato il turno di operai, imprenditori, artigiani, commercianti, impiegati, esodati, disoccupati, braccianti, professionisti, e altri come loro, ma un giorno finiranno di uccidersi i nostri fratelli e prenderanno coscienza che non hanno nessuna colpa, e li assisteremo ad un altro fenomeno…come sosteniamo da anni per colpa della vostra indifferenza, lassismo e complicità con il sistema politico attuale…altro che partitini.

 

Aziende in crisi, imprenditore si suicida a San Cesario sul Panaro

30 Settembre

Nel pomeriggio di ieri è stato rinvenuto il corpo senza vita di C.T., un imprenditore 69enne, che si è tolto la vita vicino ad una delle due aziende di cui era socio. Il fatto è avvenuto a San Cesario sul Panaro, nei pressi della via Emilia: sul posto i sanitari del 118 che non hanno potuto fare altro che constatare il decesso, insieme ai Carabinieri. Il gesto estremo è stato compito nei pressi di Ossidan e Rimas, due imprese di cui l’uomo era socio e che da tempo versano in un grave stato di crisi. Proprio negli ultimi giorni i capannoni erano stati teatro di scioperi e presidi dei lavoratori, che dal mese di settembre erano supportati dagli ammortizzatori sociali. Il Comune di San Cesario aveva avviato anche un tavolo di trattative.

Fonte modenatoday.it

 

Aosta: Sfrattato, 67enne si suicida sparandosi alla tempia con una pistola sparachiodi

28 Settembre

Voleva suicidarsi, e nel contempo far saltare in aria il palazzo dove viveva, oppure prima di morire ha voluto allestire una macabra messinscena come ‘ultimo saluto’? E’ un giallo, per ora, la morte dell’elettricista aostano Bruno Dal Bon, 67 anni, il cui cadavere è stato rinvenuto oggi pomeriggio, lunedì 28 settembre, vicino a un tavolo dal lavoro in un garage al numero civico 5 di via Monte Grivola.
Lui si è sparato a una tempia con una pistola sparachiodi e all’interno della sua abitazione, al piano sopra l’autorimessa, sono state trovate delle bombole del gas aperte e nascoste dentro dei sacchi, collegate con dei fili elettrici.
La Squadra mobile aostana, intervenuta sul posto insieme al 118 e ai Vigili del fuoco, sta compiendo una serie di accertamenti investigativi. In casa sono stati trovati dei biglietti scritti dall’elettricista, a conferma della tesi del suicidio. Secondo la polizia il suicidio potrebbe esser stato motivato da un’ingiunzione di sfratto che l’uomo aveva ricevuto nei giorni scorsi e che gli intimava di lasciare casa in breve tempo.
Inoltre, Bruno Dal Bon da alcuni mesi – sempre secondo quanto riferito dalla Questura – era apparso ‘agitato e spaventato’: vicino al corpo è stato trovato anche il ritaglio di un articolo di giornale su possibili infiltrazioni mafiose in Valle d’Aosta.
Per martedì 29 settembre è in programma l’esame del corpo da parte del medico legale. A coordinare le indagini è il pm Luca Ceccanti. Dal Bon aveva avvolto anche il proprio corpo con dei cavi elettrici e aveva sbarrato la porta del garage.

Fonte valledaostaglocal.it

 

Messina: Articolista precario si suicida facendo esplodere una bombola di gas. Muore anche la madre

28 Settembre

L’esplosione improvvisa e assordante nel silenzio della notte, poi le fiamme, infine la tragedia. Due persone, madre e figlio di 90 e 53 anni, sono morte, nella notte tra ieri e oggi, a Messina. Secondo le prime ricostruzioni dei vigili del fuoco la causa della deflagrazione che ha distrutto l’abitazione nel villaggio denominato Santo, sarebbe una perdita di gas non casuale ma voluta. Sono state infatti trovate nella camera da letto tracce di una bombola di gas aperta. La casa però è dotata di metano. Motivo per cui in un primo momento i soccorritori hanno ipotizzato la presenza di una stufa che, però, non è stata trovata. Il figlio, mentre la madre era già a letto, avrebbe lasciato la bombola aperta e sarebbe andato a dormire. Ma la donna si sarebbe svegliata e avrebbe acceso la luce, provocando l’esplosione. È stato infatti il rogo a ucciderli. Buona parte dell’appartamento, così come il balcone esterno, sono stati distrutti; porte e le finestre sono volate vie. Alcuni detriti sono arrivati fino all’autostrada poco più a monte, nei pressi dello svincolo di Gazzi. Il boato è stato avvertito anche dalla sede dei vigili del fuoco, in via Salandra, un paio di chilometri più a valle rispetto al luogo della tragedia. Sono stati i vicini i primi a intervenire. Dopo l’esplosione hanno sentito per alcuni minuti le urla dell’anziana. Ma non c’è stato niente da fare: la casa era chiusa da una porta blindata che, seppur parzialmente distrutta, avrebbe impedito l’ingresso. Qualche residente ha tentato di entrare dal balcone ma è stato respinto dal fumo. Sono in corso le indagini per capire quale sia il motivo all’origine del possibile suicidio-omicidio. L’uomo è un articolista precario della Provincia di Messina. I suoi colleghi lo descrivono come una persona molto sensibile e allo stesso tempo disponibile. «Una volta si era scaricata la batteria dell’orologio di un collega e lui si è offerto di farglielo riparare – racconta un dipendente – dava l’idea di una grande fragilità». Figlio unico, viveva da sempre con la madre. I vicini raccontano di vederli sempre insieme, spesso a braccetto in strada. L’appartamento si trovava al secondo piano di una palazzina in via San Filippo. Non sembrerebbero esserci danni rilevanti alle abitazioni al piano terra e al primo piano. Sul posto, la polizia scientifica per effettuare i rilievi del caso, insieme a due squadre di pompieri che hanno messo in sicurezza l’edificio.

Fonte meridionews.it

 

Saremar: 200 licenziamenti, scatta lo sciopero della fame dei lavoratori

29 Settembre

Da domani, lunedì 28, i lavoratori della Saremar in servizio sulle linee di La Maddalena-Palau e Santa Teresa-Bonifacio inizieranno lo sciopero della fame.
La protesta è direttamente collegata alla vertenza in atto da tempo e alle lettere di licenziamento arrivate il 25 settembre scorso. In una nota i lavoratori Saremar accusano la Regione di voler «portare al definitivo fallimento la società».
Pochi giorni fa sulla vertenza e sui licenziamenti era intervenuto il deputato di Unidos Mauro Pili. «Con un atto senza precedenti la Regione ha licenziato oltre 200 lavoratori regionali dipendenti della
Saremar e almeno un centinaio dell’indotto – ha dichiarato il parlamentare -. La trasmissione
della lettera di licenziamento è un fatto di una gravità inaudita proprio perché si tratta di dipendenti pubblici con anche 35 anni di servizio». Pili aveva anche annunciato la presentazione di un esposto alla Corte dei conti per danno all’erario a carico dell’intera Giunta regionale.

Fonte lanuovasardegna

 

Friuli: Chiude la Lml a Casarsa, in 36 senza più un lavoro

28 Settembre

A fine ottobre i 36 dipendenti della Lavorazioni meccaniche legno di Casarsa saranno licenziati. Ieri sono stati sottoscritti i verbali di conciliazione con le organizzazioni sindacali: la cassa integrazione sta per scadere e da novembre gli addetti saranno posti in mobilità.
Una ripresa dell’attività appare al momento impossibile: la produzione è ferma da un anno e nessun imprenditore ha manifestato interesse a rilevare l’azienda. Un altro stabilimento della provincia, insomma, senza futuro e altri 36 lavoratori senza garanzie. Il pensiero dei sindacalisti Massimo Albanesi (Cisl) e Claudio Petovello (Cgil) va in primis alle maestranze e alle loro famiglie. Pur senza un posto di lavoro, e quindi un’entrata economica, i dipendenti dovranno cercare di fare fronte alle numerose spese fisse.
Una situazione preoccupante, anche perché nel panorama produttivo della provincia gli spiragli di ripresa sono deboli e a livello occupazionale il quadro è drammatico. La ricollocazione in altri stabilimenti è un’impresa ardua.
«Il tessuto produttivo pordenonese, già impoveritosi negli ultimi anni, perde un’altra realtà – ha commentato Albanesi –. Ora si apre il problema della ricollocazione dei dipendenti, in particolare delle figure non specifiche. Servono politiche attive per dare un futuro al Paese, ai lavoratori (si pensi anche alle donne, anello più debole della catena) e alle famiglie».
La situazione di crisi della Lml era emersa lo scorso anno: a settembre 2014, infatti, le forze sociali avevano annunciato che l’azienda era ricorsa al concordato, poi omologato dal tribunale.
«A mettere in ginocchio questa realtà prima di tutto la perdita di uno dei principali clienti, ossia il Gruppo Burgo, che si riforniva di pasta di legno alla Lml, ma ha poi optato per effettuare gli ordini in Svezia, dove il mercato è più competitivo in termini economici – hanno ricordato Albanesi e Petovello –. Difficoltà legate pure al fatto che i prodotti di Lml sono di nicchia e necessitano di essere venduti subito, in quanto facilmente deteriorabili. Un’azienda, insomma, che non può fare stoccaggio e magazzino».
Per risollevarsi e diversificare la clientela, l’impresa aveva in programma un importante investimento per acquistare un essiccatoio per la pasta di legno. Ma, da sola, non poteva farcela.
Da qui la richiesta d’intervento alle istituzioni, «che però non hanno fatto la propria parte sino in fondo. Un’altra azienda vittima delle promesse della politica – ha osservato Petovello –. Lml, circa quattro anni fa, aveva chiesto finanziamenti agevolati dal Mediocredito per continuare l’attività, ma le istituzioni, dopo grandi promesse elettorali, non si sono più fatte sentire e ora ci troviamo dinanzi a questo quadro desolante».

Fonte messaggeroveneto

 

Casa venduta all’asta, disoccupato 62enne vende un rene contro lo sfratto

30 Settembre

“Sono disposto a vendere un rene per salvare la casa”. E’ il disperato appello di un disoccupato marsalese, Antonio Parrinello, 62 anni, la cui abitazione, al civico 18 di contrada Cuore di Gesu’, e’ stata venduta all’asta a causa dei debiti contratti con una banca. Lo sfratto, grazie al sostegno del movimento dei Forconi e altre associazioni, e’ stato evitato gia’ un paio di volte, ma l’8 ottobre, alle 15, c’e’ il terzo appuntamento con l’ufficiale giudiziario del Tribunale di Marsala e il compratore.
In vista di quella data, il leader locale dei Forconi l’ex assessore socialista all’agricoltura del Comune di Marsala Martino Morsello, ha diffuso una nota con cui ribadisce che il suo movimento e’ al fianco di Parrinello, “che dovra’ lasciare la casa se non soddisfera’ la richiesta di 80 mila euro del neo acquirente”. Intanto, Parrinello afferma: “Posso vivere benissimo senza un rene, ma non senza una casa”.
L’immobile, spiega la nota dei Forconi, “vale 340 mila euro ed e’ stato venduto all’asta per 13mila euro”. “Una vendita – prosegue la nota – che avrebbe dovuto essere bloccata dal Giudice dell’esecuzione per eccessivo ribasso. Con l’importo si coprirebbero solo le spese della procedura”.

Fonte marsalaviva.it

Le Pen: QE e Svalutazione Dell’Euro

Marine Le Pen parla dell’inutilità del QE di Draghi per l’economia reale e della svalutazione dell’euro che farà male ai Tedeschi.

 

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di Vittorio Boschelli

Dell’ultima cartuccia di Draghi, il famoso e “miracoloso” (per le banche) QE, abbiamo già parlato, come abbiamo parlato degli effetti della svalutazione dell’euro, che aiuta un po noi (non nella misura che vi dicono) ma penalizza i Tedeschi che già si lamentavano, figuriamoci tra qualche mese.

Prima di pubblicarvi una conferenza stampa di Marine Le Pen in merito…che poi è la spiegazione del perchè Marine ha successo (mica siamo in italia…), semplicemente perchè afferma quello che affermano ormai tutti i nobel dell’economia del mondo, sulla crisi dell’euro e dell’unione europea, tutto il resto della ciurma politica e non solo, hanno preferito mentire, semplice no?

Quindi chi ha detto la verità viene premiato (tranne che in italia), chi ha mentito viene punito, non fa una piega…il buonsenso non è in dono a tutti…tenetevi chi vi mente, forse è quello che meritate e forse hanno ragione loro quando affermano che la colpa del disastro italiano è vostra che non valete una…bip…fiumi di parole per Tosi e Landini i due EURISTI DOC, quelli “…a noi dell’euro non frega nulla…anzi sono a favore è solo che oggi è di moda essere contro…” spero di essermi spiegato con qualche amico “de destra” e “de sinistra”, quindi non rompetemi più le scatole con discorsi inutili che dimostrano quello che avete capito…cioè…NULLA, NULLA, NULLA…

Preferisco consolarmi con i Francesi, in fondo sono loro che capiscono sempre prima di noi e ci regalano storicamente certe soddisfazioni, in quando le teste di chi affama deliberatamente il popolo le hanno sempre tagliate, noi in italia continuiamo a parlarne, continuando a fare le stesse scelte, ignorando il significato della parola CAMBIARE, prima la testa e a quello ci penseranno i Francesi…e poi noi stessi, se realmente siamo diversi… ma i fatti non dicono questo, altrimenti raccontavamo altre cose e non quelle che siamo costretti a ripetere ogni giorno, da anni, senza essere capiti in buona o cattiva fede.

Noi del Fronte abbiamo le idee chiare e sono sempre le stesse da anni, (altri hanno cambiato) perchè il problema è lo stesso e non perchè dobbiamo entrare nelle grazie altrui, che poi sono le stesse di quelle del FN, se voi ancora non avete capito nonostante anni di crisi dell’euro e un vostro problema e non dite che Vittorio Boschelli vuole imporre le sue idee, perchè non sono le mie e mi attribuite meriti che non ho, (sarei contento se mi venissero attribuiti un terzo di quelli che ho), ma della storia politica ed economica, basta solo LEGGERE e AVER VISSUTO in modo consapevole e non come pecore in caccia di notorietà, un posto al sole o peggio, un tozzo di pane.

Quindi prima di contattarmi o di propormi qualsiasi cosa leggete il nostro programma e quello che abbiamo scritto in questi anni NON CAMBIEREMO UNA SOLA VIRGOLA specialmente sulla lotta AL PROBLEMA PRINCIPALE CHIAMATO EURO e alla DITTATURA LIBERISTA, per nessuna ragione al mondo…per nessuna ragione al mondo…per nessuna ragione al mondo…anche questo non entra, dovuta alla vecchia abitudine di fare politica, quella delle campagne elettorali e non quella che dovrebbe essere.

Ecco il video di Marine e la relativa traduzione in italiano, altrimenti chi ha capito mi sgrida perchè non sa il francese, ma approva ugualmente sulla fiducia…bella parola antica che era alla base di una società sana…dimenticata…

 

 

Marine Le Pen, conferenza a Bruxelles, 22 gennaio 2015,

Il sipario si apre sul 2015 in un clima in cui si combinano insieme rischi terroristici, rischi geopolitici e soprattutto grandi trasformazioni macroeconomiche per l’area dell’euro, delle quali vorrei parlare con voi.

Vi ringrazio quindi per la vostra presenza a questa conferenza stampa in risposta alla significativa riunione di politica monetaria della Banca centrale europea tenutasi oggi, giorno in cui il presidente Mario Draghi ha annunciato un evento senza precedenti e di notevole significato politico per il futuro dell’euro, ossia l’operazione di “quantitative easing” (QE).

Per la cronaca, questo gergo finanziario sta a significare un programma di massiccio riacquisto di titoli del debito pubblico dei paesi dell’area dell’euro.

Ciò corrisponde semplicemente alla creazione di moneta ex nihilo della BCE, che dovrebbe stimolare l’economia attraverso iniezioni di liquidità da parte della banca centrale.

Questo è il nome moderno per la stampa di moneta, con la differenza che non si tratta di un intervento direttamente produttivo per l’economia reale.

Il QE dovrebbe essere l’ultima ratio per promuovere la crescita economica nell’area dell’euro e invertire la serie allarmante di statistiche negative sull’occupazione, gli investimenti e soprattutto l’inflazione.

Il mio scopo non è quello di fare qui una rassegna esaustiva degli argomenti tecnici sostenuti dalla BCE, che Draghi del resto non ha pienamente rivelato, ma di mettere in prospettiva da un punto di vista politico le conseguenze pratiche di questo intervento di politica monetaria non convenzionale, per l’interesse economico della Francia.

Si deve anzitutto rilevare che questo QE sovrano è l’ultima cartuccia di un arsenale di misure analoghe.

Negli ultimi anni, la BCE ha gradualmente abbassato i suoi tassi di riferimento a livelli storicamente bassi. Senza raggiungere il suo obiettivo: stimolare l’economia attraverso il credito bancario.

Ha lanciato in parallelo diverse operazioni di politica monetaria non convenzionale, come il SMP e l’OMT, riacquisti di attività cartolarizzate, o l’ABS, i “covered bond”, prestiti a lungo termine alle banche a tassi preferenziali, il tutto per delle somme colossali: rispettivamente 1.000 miliardi di € rimborsati nel 2012 e ancora 1000 € miliardi annunciati nel 2014 solo per le operazioni LTRO e TLTRO. L’obiettivo non dichiarato della BCE è quello di allentare la crisi interbancaria nata nel 2008 e legata al rischio dei debiti sovrani.

Il QE annunciato oggi è il risultato di questo insieme di misure, il cui obiettivo è sempre lo stesso: cercare di rilanciare una crescita economica che sta morendo ed evitare l’esplosione dell’eurozona a causa della crisi dei debiti pubblici.

Per giustificare tali misure, Draghi ci ha venduto l’idea che le aspettative di inflazione, in relazione al target del 2%, sarebbero preoccupanti, con un rischio di un ciclo deflazionistico, vale a dire un calo generale dei prezzi nell’area dell’euro, cioè dei salari e della crescita.

Le famiglie hanno potuto constatare un calo dei prezzi nel loro carrello al supermercato?

Sicuramente no. E il prezzo del barile di petrolio è dovuto scendere di più della metà in 6 mesi, per vedere una diminuzione del prezzo alla pompa di pochi centesimi.

In realtà, Draghi sta cercando di far passare ai nostri occhi un rischio di recessione economica strutturale come un fenomeno esclusivamente monetario, la deflazione, per venderci la necessità che la BCE intervenga con un QE su larga scala.

Circa gli elementi del programma annunciato questo pomeriggio da Mario Draghi, rilevo alcuni punti importanti:

– In primo luogo, l’ammontare del QE, cioè 60 miliardi di € al mese, il che equivale a 1.100 miliardi di € fino a settembre 2016, sarà distribuito in proporzione al capitale degli Stati nella BCE, per la Francia circa 200 miliardi di euro

– In secondo luogo, riguarderà sia i debiti pubblici che quelli privati

– Infine, il rischio sarà ben poco condiviso. L’80% sarà a carico delle banche centrali nazionali, il 20% della BCE. In altre parole, solo il 20% dei titoli acquistati potranno generare delle perdite assunte collettivamente dagli Stati membri della zona euro.

In definitiva, si tratta di una doppia vittoria per la Germania. In primo luogo per il criterio della distribuzione in base alla quota del capitale della BCE, che ha chiaramente scelto di privilegiare solo la prima classe della zona euro invece di salvare i paesi membri in difficoltà, come i greci.

In particolare, la Germania con la sua Bundesbank beneficerà del 25% della dotazione del QE, circa 270 miliardi di €, mentre è il paese che ne avrebbe meno bisogno. Simbolicamente, del resto, Angela Merkel ha annunciato le misure della BCE contemporaneamente a Mario Draghi da Davos!

In attesa delle modalità pratiche di attuazione, ricordo che si pone la questione di legittimità in relazione all’articolo 123 del Trattato di Lisbona, che vieta alla BCE di acquistare direttamente dagli Stati membri i loro titoli di debito.

La scorsa settimana, l’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea ha approvato la tecnica dell’OMT, lanciata dalla BCE nel settembre 2012 con un meccanismo simile.

Ma con un limite: il QE è accettabile solo se si tratta di uno strumento eccezionale che consente alla BCE di raggiungere il suo obiettivo del 2% di inflazione o di salvare l’euro, ma non per far girare la stampante e finanziare in maniera permanente i disavanzi pubblici.

Il QE è già stato sperimentato all’estero, soprattutto negli Stati Uniti o in Gran Bretagna, ma senza il vincolo dell’art. 123, in quanto queste due potenze economiche mondiali hanno la loro moneta nazionale e la loro banca centrale per monetizzare il deficit, senza alcun limite reale.

Al costo di un aumento colossale del suo bilancio, la Federal Reserve è riuscita a rilanciare l’economia degli Stati Uniti dopo la crisi del 2008. Che cosa succederà al bilancio della BCE, se implementerà davvero il suo QE fino a 1.100 miliardi €, come annunciato? Intenderà aumentare il proprio capitale? E quale sarà il contributo della Francia?

In attesa di una risposta, esaminiamo ora la portata e il significato di questa operazione di QE, per vedere quali lezioni se ne possono trarre.

Se il QE funziona, tenderà a far crescere i mercati finanziari e abbassare il valore dell’euro. Ma il vero obiettivo, la ripresa della domanda interna, quindi dell’attività economica, della crescita e dell’inflazione, dipende dall’impiego della liquidità nell’economia reale.

Ebbene, non c’è niente di meno sicuro. L’afflusso di denaro va spesso a beneficio dei mercati dei capitali e favorisce le bolle.

Nello specifico, c’è da temere che il QE incoraggi i banchieri ad intensificare la loro attività sul mercato e la speculazione sulle attività ad alto rischio con la cartolarizzazione, i CDS o altri strumenti alla base della crisi dei “subprime”, piuttosto che a fare prestiti a imprese e famiglie.

Si noti che questi prodotti sono ancora più redditizi in quanto è la BCE, in ultima analisi, a sopportarne il rischio. Questo è il principio della privatizzazione dei profitti e della socializzazione delle perdite!

Per quanto riguarda i cambi, i mercati hanno già gradualmente scontato nei prezzi questa operazione di QE sin dal giugno 2014. Infatti, l’euro ha perso oltre il 18% rispetto al dollaro.

Questo deprezzamento è di primo acchito una buona notizia per la nostra competitività, ma di gran lunga insufficiente per raddrizzare la nostra economia reale e la nostra occupazione, perché il credito non riparte.

L’euro sopravvalutato è un ostacolo per le nostre esportazioni, in quanto i prodotti o servizi che vendiamo al di fuori della zona euro sono relativamente troppo costosi. La nostra bilancia commerciale ne è la prova, estremamente deficitaria da 12 anni, per un ammontare di 70 miliardi di € / anno in media per 3 anni, e 55 previsti nel 2014, nonostante il calo del greggio.

Quando il tasso di cambio scende, questo ci rende relativamente più competitivi nel prezzo. Le nostre imprese possono vendere di più, aumentare i loro margini e quindi in teoria assumere e aumentare i salari. Ciò vale in particolare per il lusso, l’aerospaziale, la chimica e il settore automobilistico.

Dobbiamo essere consapevoli del fatto che il calo dell’euro del 18% di oggi rappresenta un guadagno di competitività pari a 4 volte quello previsto dal Patto di responsabilità per la Francia (stimata al 4%) e senza svalutazione dei salari francesi.

Questo dimostra che la svalutazione competitiva di una moneta è l’arma principale del protezionismo intelligente, del resto ampiamente utilizzata dalle potenze economiche mondiali (Stati Uniti, Cina, Giappone, Regno Unito …).

Ma c’è ancora molta strada da fare, che noi del Fronte Nazionale valutiamo all’incirca dal 5 al 10% in più, per rilanciare davvero la nostra economia nazionale.

Ma ancora, questo guadagno di competitività di prezzo gioca solo nei confronti dei paesi non appartenenti all’area dell’euro.

Tuttavia, il 50% del commercio estero francese avviene proprio con il resto della zona euro. Oltre alla Cina, i nostri principali concorrenti e partner sono la Germania (da sola equivale al 17% dei nostri scambi), il Belgio, i Paesi Bassi e infine l’Italia.

Ciò significa che il calo dell’euro non ha alcun impatto su tutti gli scambi della Francia con i paesi che hanno la stessa moneta. Solo l’uscita dall’euro permetterebbe di far valere in pieno l’effetto di una svalutazione.

Per la Germania, un euro più debole è un problema perché il loro modello economico si basa interamente su un Euromarco forte che consenta alla loro previdenza e ai loro fondi pensione di acquistare a buon mercato del debito pubblico turco, cinese o indiano i cui interessi finanzino in modo conveniente i loro pensionati grazie al differenziale dei tassi di cambio.

Questo punto è molto importante da comprendere, perché dopo un anno di QE, rischiano di apparire i primi deficit, e dopo due anni potrebbero essere proprio i tedeschi a chiedere di uscire dall’euro.

Sul piano puramente economico e politico, è importante notare che il lancio di questo programma di QE segna soprattutto il fallimento dell’unione economica e monetaria, delle politiche economiche ultra-liberiste dell’Unione, e dell’euro, che non sono stati in grado di creare quell’occupazione e quella prosperità cui avrebbero dovuto portare dopo il trattato di Maastricht.

Sull’analisi della situazione, siamo almeno d’accordo con Draghi nel dire che l’Europa è l’area del mondo che stenta di più a riprendersi dalla crisi del 2008:

  • Il PIL della zona euro nel 2013 ha mostrato, per il secondo anno consecutivo, una crescita negativa. Nel 2014, ci si accontenterebbe di una crescita dello 0,8%.
  • La disoccupazione si attesta all’11,3% di fine 2012 e all’ 11,9% di fine 2013, e rimarrà ad un livello paragonabile o addirittura superiore nel 2014.
  • La disoccupazione di lunga durata e la disoccupazione giovanile rimangono estremamente preoccupanti, con picchi del 25% sino addirittura al 40% in Spagna o in Grecia.

La crescita lenta e la disoccupazione di massa, sono un fatto che le nostre commissioni al Parlamento europeo constatano tutte le settimane. E’ anche la constatazione dolorosa e impotente dei leader politici francesi dell’UMP, mentre l’economia degli Stati Uniti, per esempio, a fine 2014 è tornata a generare occupazione e un tasso di crescita del PIL vicino al 5%, e l’economia britannica è quasi al 3%.

La propaganda dei partiti di sistema ci ammannisce ancora continuamente la stessa favola: più Europa federale ci sarà, più saremo forti e avremo prosperità!

La realtà è esattamente il contrario …

Inoltre, l’area dell’euro è sottoposta ad una situazione di stress, con due nuove prove da superare in questo mese di gennaio:

– L’abbandono improvviso la scorsa settimana dell’aggancio all’Euro da parte del franco svizzero, deciso dalla Banca nazionale svizzera

– E le elezioni parlamentari in Grecia di domenica prossima, che dovrebbero vedere la vittoria del partito di “Syriza”.

Queste sono ulteriori prove che per gli operatori del mercato la credibilità della moneta unica è notevolmente compromessa e che non dovremmo escludere un’esplosione della zona euro, tenuto conto delle differenze strutturali tra le nazioni dei tassi di crescita economica, dei tassi di interesse nominali, del tasso di disoccupazione e del tasso di inflazione.

Che rapporto c’è oggi tra la Germania, il cui bilancio pubblico è in equilibrio e la bilancia commerciale molto in avanzo, e paesi come l’Italia o la Francia?

Qual è il rapporto tra il Lussemburgo col suo 25% di debito pubblico e la Grecia col suo 175%?

Il processo del “semestre europeo”, che dovrebbe organizzare la convergenza delle economie, è un fallimento: solo il 9% delle raccomandazioni sono attuate e per il 45% di esse non vi è nemmeno un principio di esecuzione.

Questa operazione di QE è dunque una ammissione di totale fallimento dell’unione monetaria che del resto non è mai stata un’area valutaria ottimale, fin dall’inizio. Se così fosse, i tedeschi, in nome della solidarietà europea, avrebbero effettuato dei trasferimenti finanziari dei loro surplus commerciali verso i paesi in disavanzo. Non è così!

Oltre agli indicatori macroeconomici, la migliore prova della eterogeneità dell’unione monetaria è la messa in atto dal 2011 in ogni Stato della zona di molteplici politiche monetarie, tramite iniezioni di liquidità finanziaria permanenti (tipo ELA, LTRO, TLTRO, ecc ..), da parte delle banche centrali nazionali e non della BCE.

Questa trasformazione fondamentale della zona euro, non prevista dal trattato di Lisbona, è un abbandono de facto di una politica monetaria unica da parte della BCE e la messa in discussione dei cosiddetti principi di Tinbergen, compreso il fatto che non ci potrebbe essere un’utilizzazione della politica monetaria per uno scopo diverso da quello della stabilità dei prezzi.

Inoltre, non dimentichiamo che Cipro è già tecnicamente fuori dalla zona euro (secondo la definizione del premio Nobel per l’economia Robert Mundell) dal momento in cui è stata costretta a istituire un controllo dei cambi e dei capitali dopo la crisi bancaria di aprile 2013.

Tutte queste ragioni confermano ancora una volta che su questo argomento economico, come su molti altri, la diagnosi del Fronte Nazionale era corretta.

La conclusione è chiara: le condizioni per una moneta unica non sono soddisfatte.

Quali soluzioni alternative possiamo quindi considerare?

Di fronte a questi fallimenti e al costo di queste misure inefficaci, non dobbiamo cambiare lo strumento, ma il modello economico, e confidare di nuovo sulle nazioni.

La Francia dovrebbe disporre, come le altre grandi potenze, della sua moneta, della sua banca centrale, dei suoi confini, della sua sovranità di bilancio, bancaria e legislativa. Dovrebbe quindi uscire dal torpore in cui l’ha sprofondata l’Unione europea, prendere le distanze, e rinegoziare le condizioni della sua partecipazione.

Dal 1973, lo Stato francese si finanzia sui mercati finanziari e, per questo, deve pagare degli interessi sul debito, che nel 2014 ammontavano a circa 45 miliardi di euro.

Non solo, se si cumulano gli interessi finanziari che la Francia ha pagato per 40 anni ai suoi creditori privati, dal momento che non si finanzia più dalla Banca di Francia, si arriverebbe a quasi 1.600 miliardi, circa l’80% dello stock di debito pubblico attuale

In qualche modo, questa operazione di QE decentrata presso le banche centrali nazionali è la fase finale dei piani di smantellamento dell’euro, che precede il nostro piano di transizione alle nuove monete nazionali, per essere finalmente padroni del nostro destino.

Pertanto, dato che c’è più una valuta unica, allora io propongo a Hollande di risparmiare tempo e sofferenza sociale, negoziando l’attuazione di un piano B: il passaggio al nuovo franco francese , in parità ( 1 FF = 1 ECU o 1 €) con l’euro, moneta comune, che avrebbe corso legale nella zona monetaria europea per il commercio internazionale;

Il passaggio al nuovo franco francese chiuderebbe la parentesi dell’euro e ci ridarebbe due vantaggi decisivi:

  1. La capacità di autofinanziamento diretto, senza passare per i mercati finanziari, per le esigenze dello Stato e delle pubbliche amministrazioni
  2. E un certo controllo sul livello di cambio della nostra moneta con i nostri partner commerciali, per dare alle nostre imprese la competitività di prezzo che l’euro forte nega loro.

Il finanziamento dello Stato direttamente dalla Banca di Francia riporterebbe in vigore il meccanismo che ha permesso la ricostruzione e l’espansione economica dei Trenta Gloriosi.

Questa politica monetaria e del cambio patriottica permetterà alla Francia di porre fine alla spirale di austerità grazie al ritorno naturale della sua competitività.

La monetizzazione ragionevole del debito a livello nazionale permetterà di fare ciò che non è più stato fatto da 40 anni: finanziare l’economia produttiva nazionale, la transizione energetica, avviare la reindustrializzazione del debito e anche la riduzione del debito pubblico in maniera graduale.

Questa riconquista della nostra sovranità monetaria dovrà essere accompagnata da una razionalizzazione della nostra spesa pubblica, al fine di porre fine agli infiniti deficit che accumulano il nostro debito e dare allo stato un certo margine di manovra per le sue vere priorità.

Priorità nazionale per alcune politiche sociali, semplificando l’organizzazione amministrativa dello Stato e delle comunità locali, caccia alle duplicazioni, alla spesa clientelare, alla frode sociale, all’evasione fiscale ecc. Il cantiere è enorme.

Infine, la riconquista della sovranità deve essere accompagnata da uno sforzo particolare nella redistribuzione della ricchezza. Non attraverso una tassazione di confisca, ma attraverso una legittima distribuzione dei frutti della crescita ai salari, alla classe media e ai più poveri, non a beneficio esclusivo dei capitali e di una superclasse sempre più ricca.

Voi conoscete le soluzioni del mio modello di “patriottismo economico”, e voglio ricordare i miei due obiettivi politici: la piena occupazione e la prosperità nazionale per i francesi. È possibile!

Grazie. Il mio collega Bernard Monot e io siamo a disposizione per rispondere alle vostre domande.

 

 

 

 

Elite, Popolo e Partiti

L’elite e Popolo hanno interessi contrastanti, eppure il popolo ci casca sempre attraverso un leader calato dall’alto.

 

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di Vittorio Boschelli

Molti mi dicono “ma manca un leader” e aspettano che gli venga calato dall’alto, proprio da quell’elite che li ha convinti, che la democrazia è bella quando ci sono pochi partiti, se uno ancora meglio, che lo stato non serve perchè è sprecone, e che il finanziamento pubblico ai partiti va abolito in modo che l’elite si scelga chi deve fare politica, che la costituzione italiana è obsoleta e quella dell’unione europea è civile, moderna e pluralistica.

Direi che per gente del popolo che è contro l’elite europea e mondiale, non c’è male, se aguzzate l’ingegno si può ancora fare meglio, il super stato europeo e il nuovo ordine mondiale.

Non trovo mai nessuno che mi dice: “quali sono secondo te le cause e quali invece gli effetti, dei nostri problemi in modo da formare una classe politica che unisca tutto un popolo oppresso dall’elite? E come ci finanziamo visto che l’elite non ci darà mai la possibilità di diffondere il nostro pensiero contro…?”

I partiti sono la rappresentazione della democrazia, senza partiti non può esistere la rappresentanza democratica è l’esempio più lampante, come disaffezione al voto e di anti-democraticità sono proprio gli Stati Uniti, considerati da molti erroneamente, l’esempio della democrazia (adesso l’europa ha saputo fare di meglio).

Elite e Popolo hanno interessi contrastanti, i primi amano una democrazia apparente i secondi una democrazia sostanziale, dove i primi offrono l’illusione di decidere ai secondi e tutti sono contenti…o forse no?

Democrazia e Liberoscambismo sono antitetici, come popolo ed elite.

La Democrazia sostanziale si impernia sulla tutela dei diritti fondamentali sociali da parte delle istituzioni politiche, a ciò vincolate dalle Costituzioni democratiche.

Il Liberismo sopravvive in finte democrazie, solo a condizione che la politica ratifichi l’espressione popolare attraverso il voto, verso partiti precostituiti dalla stessa elite, affinchè si garantisca, una certa politica economica e sociale a proprio uso e consumo delle oligarchie a discapito del popolo che ha l’illusione di decidere.

Il caso Greco e quello Italiano, sono un magnifico esempio, di astensionismo, di elezioni inutili, tanto chiunque vinca o peggio ancora, messo li direttamente senza l’illusione del voto (roba da matti) è ancorato alle stesse politiche già vincolate a priori, dall’unione europea, quindi il popolo è nullo come la democrazia.

Negli Stati Uniti è successo già negli anni 70-80, quello che noi avvertiamo oggi, la distruzione di rappresentanza dei lavoratori e delle piccole e medie imprese, slegando territorialità e industria.

Una volta che la competizione elettorale sia affidata alla esclusiva “via mediatica” a pagamento, ogni forza politica finisce per essere rappresentativa dei soli interessi di coloro che sono in grado, sul “libero mercato”, di finanziare adeguatamente le campagne elettorali.

Ne è conseguita, – come effetto a catena della dissoluzione della capacità autorappresentativa della forza lavoro e di ogni altra componente sociale e produttiva non legata alla grande impresa finanziarizzata, (connessa all’indebolimento industriale-manifatturiero) -, la tendenziale coincidenza degli interessi “principali”, cioè dei sottostanti a qualunque forza politica in grado di raccogliere (mediaticamente) il consenso a livelli sufficienti per governare.

Il gioco è fatto, le differenze tra i due partiti non esistono, la politica è morta, il popolo non è rappresentato da nessuno, la democrazia è inesistente.

Il Jobs Act è l’apoteosi, segna il punto di approdo da lungo tempo auspicato dalle stesse forze finanziario-oligarchiche che governano l’area euro.

La moneta unica di nome euro posta come irrinunciabile dalle oligarchie, ha consentito la simultanea imposizione di vincoli fiscali che sono, tutt’ora, il più potente strumento di giustificazione dello smantellamento forzato del welfare costituzionale, della stabilità e remuneratività del lavoro.

In un sistema industriale come quello italiano, questi strumenti hanno agito sul legame tra territorio e grande industria pubblica, assoggettata alla notoria massiccia privatizzazione (in mani sempre più estere), giustificata dalla presunta utilità della riduzione del debito pubblico, recidendo il legame tra sistema delle piccole e medie imprese e la stessa grande industria legata al territorio. (Laddove, invece, il problema della crescita del debito pubblico italiano è attribuibile al cumularsi dell’introduzione del vincolo monetario, in forma di SME, e del modello della banca centrale indipendente, conseguita al divorzio tra tesoro e bankitalia, ed all’esplosione degli interessi, fissati dai mercati anzichè della sovrana decisione dello Stato democratico.)

L’ITALIA HA PAGATO TRA IL 1980 ED IL 2012 LA BELLEZZA DI 3.101 MILIARDI DI EURO EQUIVALENTI (al 2012) DI INTERESSI, PARI AL 198% DEL PIL, UNA CIFRA DI PROPORZIONI ENORMI.

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Il fenomeno, svoltosi drammaticamente negli ultimi due decenni, lo abbiamo sintetizzato in questi termini:
a) le politiche industriali, impedite d’autorità dall’UE (esigono politiche fiscali anche sul lato della domanda e anticicliche, ormai in soffitta) e
b) la conservazione dell’alta tecnologia ancorata al territorio, che può essere consentita solo dalla grande industria PUBBLICA. Ciò, coincide con la privatizzazione selvaggia di quel settore industriale pubblico che è il volano delle PMI.
Questo paradigma sul modello produttivo e sociale (senza considerare il cambio rigido), inevitabilmente distrugge intere filiere, in nome della competitività-deflazione salariale, e senza che le PMI possano rimproverarsi vere o presunte incapacità di competere.
Questa è l’UE-UEM e, infatti, ho proprio detto che l‘euro è un potente “catalizzatore” cioè un innesco strumentale di tutta la faccenda.
La responsabilità delle PMI è culturale e politica: non arrivano a comprendere cosa significhi il free-trade imposto per trattato, credendo che la globalizzazione istituzionalizzata (WTO-UEM-FMI) sia un fenomeno inevitabile, mentre invece è una creazione umana, molto ideologica e accettata passivamente, contro limiti insormontabili della Costituzione (credendo che questa si limiti a tutelare il sindacato e cadendo nella trappola della rincorsa alla distruzione della domanda interna, tramite l’ostilità indistinta e poco meditata verso la spesa pubblica). “
Ricorderete questa frase detta a suo tempo: “lavoratori, piccola e media impresa, facce della stessa medaglia, solo che non lo sanno”
Il problema dunque è l’intero paradigma che si accompagna, inevitabilmente e fin dall’inizio, cioè programmaticamente, alla moneta unica.
Nei suoi esiti finali, si tratta della deindustrializzazione (“competitiva” cioè spalmata sui paesi più deboli per imposizione del contenuto stesso del trattato, inevitabilmente congeniale ai paesi più “forti”) e del suo riflesso sulla struttura politico-sociale del paese, prima ancora che su quella economica. Riportiamo il passaggio di Rodrik perchè ci pare riassumere perfettamente il fenomeno in tutte queste implicazioni:
Le conseguenze politiche di una prematura deindustrializzazione sono più sottili, ma possono essere più significative.
I partiti politici di massa sono stati tradizionalmente un sotto-prodotto dell’industrializzazione. La politica risulta molto diversa quando la produzione urbana è organizzata in larga parte  intorno all’informalità, una serie diffusa di piccole imprese e servizi trascurabili. 
Gli interessi condivisi all’interno della non-elite sono più ardui da definire, l’organizzazione politica fronteggia ostacoli maggiori, e le identità personalistiche ed etniche dominano a scapito della solidarietà di classe.
Le elites non hanno di fronte attori politici che possano reclamare di rappresentare le non-elites e perciò assumere impegni vincolanti per conto di esse.
Inoltre, le elites possono ben preferire – e ne hanno l’attitudine- di dividere e comandare, perseguendo populismo e politiche clientelari, giocando a porre un segmento di non elite contro l’altro.
Senza la disciplina e il coordinamento che fornisce una forza di lavoro organizzata, il negoziato tra l’elite e la non elite, necessario per la transizione e il consolidamento democratico, hanno meno probabilità di verificarsi.
Questo passaggio ci porta ad approfondire due aspetti,  che rinviano a ragionamenti che abbiamo già in parte svolto:
Il primo è questo: se gli interessi condivisi all’interno della non-elite sono più ardui da definire (proprio per il venire meno di quel motore dei partiti di massa che è la industrializzazione manifatturiera legata al territorio), la non-rappresentatività di qualsiasi forza politica rispetto alla maggioranza schiacciante della non-elite, conduce all’astensionismo.
E l’astensionismo è la condizione “ideale” di svolgimento delle politiche liberiste, persino più di quelle perseguite da una dittatura oligarchica.
Ma anche il tentativo successivo di riconquistare questa rappresentatività (e quindi il ruolo di “partito di massa”) ne viene indebolito e privato di vitalità – cioè finisce in ostacoli insormontabili ad un suo vero consolidamento-, perchè tendenzialmente, chi ci prova parte dalla “denunzia” degli effetti e non delle cause (cioè il free-trade con, nel caso europeo, i limiti fiscali legati alla moneta unica),confondendo uno Stato “ladro” o “vampiro” con uno Stato, al contrario, svuotato della sua sovranità.
Cioè, si attacca lo Stato per ragioni opposte a quelle che legittimamente consentirebbero di rivolgergli un rimprovero: quelle che derivano dalla sua violazione del vincolo inderogabile costituzionale, ignorando quest’ultimo o ritenendolo superato.
Cioè si rende responsabile lo Stato di ciò che “fa” – in nome dell’Europa-, mentre è evidente che vìola gli obblighi superiori relativi a ciò che “avrebbe dovuto fare (per Costituzione)”.
La responsabilità dello Stato, infatti, è di non essere in grado di rispettare quella legalità costituzionale che gli imporrebbe di perseguire il pieno impiego (artt.1 e 4 Cost.), il pieno diritto alla salute universale per mano pubblica (art.32 Cost.), la previdenza corrispondente ad un copertura adeguata e commisurata alla tutela reale delle retribuzioni in costanza di lavoro (art.38 Cost.), la stessa pubblica istruzione, con un livello di spesa adeguato alla formazione diffusa ed avanzata dei cittadini (artt.33 e 34 Cost.).
E qui mi viene in mente l’amico Fiore…quello della corrruuuzzziiiooonnne e del “ma tu con chi stai? Con i corrotti?”
Come abbiamo già detto, “Il messaggio centrale (di coloro che tentano di offrirsi come opposizione al paradigma dell’€uropa), è: “la gente ci chiede più lavoro e meno tasse“. And that’s it: certo poi ci sono prese di posizione su problemi correlati, come l’indubbia strumentalizzazione dell’immigrazione no-limits utilizzata come “maglio” incessante alla tenuta di un mercato del lavoro in caduta libera verso la deflazione salariale.”
Ma si ignorano, con questo riduzionismo semplificatorio ed incompleto, le cause strutturali, e sempre più incidenti, degli effetti che si vogliono combattere, attribuendone la volontà ad uno Stato, che è invece privato della sua “volontà” autonoma e sovrana.
Il riduzionismo Anti-Stato oscura così il problema centrale, quello che “il “ridisegno” della società italiana, inarrestabilmente perseguito in nome dell’€uropa, che sappiamo essere ad uno stadio molto avanzato.”
Proseguire la delegittimazione dello Stato, ora “vampiro”, ora addirittura “spendaccione” – contro i dati ben visibili di una spesa pubblica inevitabilmente tenuta sotto controllo, – in termini comparativi europei!-, in virtù di un cumulo di saldi primari di pubblico bilancio che non ha paralleli nella stessa €uropa-, rafforza solo la difficoltà a definire gli interessi condivisi che dovrebbero caratterizzare un partito di massa non-elitario.
Ecco il perchè si fa fatica a trovare la quadra dello stare assieme, perchè di persone che guardano il dito che indica la luna, in politica, ce ne troppa e purtroppo qualcuno ha fatto la fortuna di movimenti o partiti demagogici, poi ci si lamenta che non cambia mai nulla…semplicemente perchè non può cambiare blaterando sugli effetti e non seriamente sulle cause….
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E così si rafforza ovviamente il gioco delle elites, perchè, inocula l’incrollabile convinzione che le tasse dipendano dall’eccessiva spesa pubblica, o che, quantomeno, l’eliminazione della gran parte della spesa pubblica “improduttiva”, cioè “sociale” porterebbe alla salvezza fiscale: ma nel diffondere il malcontento si è poco chiari su quali voci della spesa pubblica andrebbero effettivamente tagliate.
O peggio, si pecca di assoluta mancanza di aderenza alla realtà sulle reali dimensioni degli sprechi, veri o presunti,  dimensioni propagandisticamente falsificate come tali per cui la loro eliminazione risulterebbe risolutiva del problema “tassazione” eccessiva.
Non si scorge chiarezza sul punto fondamentale che tale problema ha, invece, le ben diverse cause del vincolo esterno, monetario e fiscale, che pone l’outputgap (cioè una minor crescita determinata dal sottoimpiego dei fattori produttivi e dalla continua compressione della domanda) ed il connesso saldo primario (cioè entrate correnti fiscali costantemente ben maggiori delle corrispondenti uscite), come obblighi inderogabili.
Tale compressione dell’economia, infatti, induce minore crescita e maggior disoccupazione (o sottoccupazione, le due sono inscindibili), determinando la caduta di ogni previsione di entrata – essendo la base imponibile sempre inferiore alle attese- e, tuttavia, il continuo obbligato rilancio della pressione fiscale e della riduzione delle prestazioni pubbliche, verso gli irraggiungibili obiettivi di bilancio rigidamente fissati dall’€uropa.
Avanzo primario e tasso di risparmio
Nota: il grafico presenta i valori del saldo nominale, strutturale e output gap a segni invertiti.
Fonte: http://documenti.camera.it/leg16/dossier/Testi/d017.htm
Output-gap Italia
OUTPUT GAP ITALIA
E questo ci riporta all’altro aspetto critico della evoluzione del consenso e della rappresentatività possibile in una situazione del genere:  
 “le identità personalistiche ed etniche dominano a scapito della solidarietà di classe“.
Altrimenti detto, questa spiegazione ci dà ben conto dei sub-conflitti “sezionali”(p.11.1.), in funzione destabilizzatrice della democrazia, che fanno capo ai “diritti cosmetici” e alle identità etnico-religiose-localistiche, conflitti che sono una vera manna per le elites.
Le identità personalistiche, diciamo “di genere“, femminismo e identità sessuali, sono usate come gigantesche armi di distrazione di massa, profuse dai media controllati dalle elites, per rompere ogni possibile comunanza di interesse all’interno della non-elite.
Ancor più efficaci sono i sub-conflitti sezionali di tipo etnico o religioso, a partire da quelli più antichi di tipo “localistico“, cioè interni alle stesse nazioni sottoposte all’offensiva frammentatrice dei vincolo esterno e della sua deindustrializzazione.
Abbiamo pure detto che temi come la “tutela del consumatore” o quella dell’ambiente, vengono proposti come argine consolatorio al posto della solidarietà di classe, ed alla identità di interessi della complessiva non-elite, portando a soluzioni che, nell’ambito delle espresse previsioni del trattato e del loro concepimento strategico ordoliberista, tendono a porre in modo “tecnicamente” specialistico, e quindi sezionale e frammentario, quel conflitto tra produzione e lavoro che la Costituzione risolve alla radice con norme molto più efficaci, vincolanti ed esplicite: quelle di tutela della dignità del lavoro, della salute e della previdenza assunte dalla mano pubblica.
Rammentiamo, su questi ultimi punti, quale sia il programma fondamentale dell’ordoliberismo, riflesso nelle puntuali previsioni dei trattati €uropei:
—; la protezione dell’ambiente: con fissazione di standard tali da agevolare la realtà della grande impresa, capace di sostenere la ricerca, la produzione e i costi privati di tali standards; tale “protezione è inoltre vista come politica sostitutiva della tutela sanitaria pubblica generalizzata, quest’ultima da sostituire, progressivamente, con un sistema sanitario assicurativo privato;
—; l’ordinamento territoriale: tale da privilegiare le realtà localistiche per assottigliare la presenza degli Stati nazionali, legati “pericolosamente” alle Costituzioni democratiche “interventiste”, cioè che prevedono il sostegno alla domanda e all’occupazione mediante il welfare;
—; la protezione dei consumatori da truffe negli atti d’acquisto: la tutela del consumatore consente di creare un’apparente protezione della “parte debole”,sostitutiva della tutela legale del lavoro, col fine di svincolarlo dalla tutela del welfare e dalla spesa pubblica relativa.”
Credendo di esserci spiegati un po’ meglio, e avendo posto i vari passaggi dei problemi in una sequenza di collegamenti (auspicabilmente) più percepibile, non possiano che concludere ribadendo l’appello in cui, una forza politica capace di rappresentare la grande maggioranza dell’elettorato, non-elite, dovrebbe riconoscersi:

In questo stato di cose non hai un futuro, nè come padre/madre nè come figlio/figlia. 
L’€uropa non te lo consente. 
La Costituzione democratica, invece, questo tuo futuro lo prevede come un obbligo inderogabile a carico delle Istituzioni rappresentative dell’indirizzo politico“.
Fonte Orizzonte48

Ultima Fase Dell’Euro…Gioielli Di Famiglia

Come ampiamente previsto siamo nell’ultima fase dell’euro, la svendita dei gioielli di famiglia.

 

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di Vittorio Boschelli

Il perchè un capitalista alla Berlusconi non vi ha portati fuori dall’euro e non poteva salvarvi, come abbiamo sempre sostenuto noi, credo che oggi vi sia più chiaro, almeno lo speriamo, semplicemente perchè gli conveniva l’euro, come conveniva ai De Benedetti, Colaninno, Marchionne, Della Valle, ecc.

Mentre ci avviamo verso gli ultimi SALDI DI FINE STAGIONE, dei gioielli di famiglia, non a caso hanno fatto l’euro che doveva difendervi, in italia c’è chi fa shopping con la liquidità accumulata in questi anni e chi chiude, c’è chi beve campagne e chi si toglie la vita a causa della disperazione per una crisi creata e della solitudine a cui si viene condannati.

Dal 2008 al 2014 hanno chiuso in italia circa 600.000 imprese, con la conseguente perdita di milioni di posti di lavoro, cioè famiglie piombate nel baratro e sole, giovani che neppure lo cercano un lavoro, tanto è inutile.

Vi hanno narcotizzati con complotti, costi più o meno veri e irrisori, ma si trattava solo di un escamotage per guadagnare tempo prezioso, prima che qualche illuso riusciva ad accentrare il dibattito sull’euro e le sue conseguenze, con il pericolo che si capisse per tempo da mandare a puttane i loro piani anti democratici e criminali, volti a demolire lo stato, cioè noi.

Le nostre critiche alla Lega di Salvini, dopo l’annunciato apparentamento con l’eurista Berlusconi per le regionali, sembra che abbiano prodotto per bocca dello stesso Salvini un risultato nella direzione da noi indicata, (sottolineo il SEMBRA perchè cambiare idea in poche ore non ci convince), come la coerenza impone per chi si ritiene nuovo e dalla parte del popolo, qua non si tratta di vincere un elezione, con chi venera lo stesso dio della sinistra, ma di vincere una guerra in contrapposizione, che non puoi combattere al fianco di chi è dall’altra parte della barricata, altrimenti le cose necessarie che si dovranno fare (scelte politiche di uscita dall’euro e altre correlate) affinchè si risolva il problema principale che hanno tutti i popoli europei, non si possono affrontare con la giusta decisione per risorgere dalle ceneri e poi il popolo si arrabbia, per usare un eufemismo, che poi un popolo tradito da tutti non ha più scelta e sfocia in questo:

 

 

Non me ne vogliano i piddini di destra, ma la realtà purtroppo e con rammarico è questa, prima si fa autocritica e prima salviamo questo paese, ma ancora questo dalla mia parte politica più vicina, non lo si capisce, dopo anni che affermo le stesse cose, vorrà dire che si assumeranno tutte le responsabilità del caso compresa la nostra avversione, come abbiamo sempre fatto, risparmiando nessuno, “amici” e avversari.

Siamo nell’ultima fase, quella della svendita dei gioielli di famiglia, quindi bisogna prepararsi, la nostra lotta per riconquistare la libertà perduta e la sovranità nazionale entra nel vivo, abbiamo bisogno del sostegno di tutti voi.