Confindustria…NOOOOOO…!

Il Centro Studi Di Confindustria dice finalmente la verità sul suo giornale, dopo anni di menzogne.

 

confindustria surplus tedesco_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

Quattro giorni sofferti, quelli appena trascorsi a letto causa influenza, mai così brutta e usurante, anche perchè dopo anni ho dovuto rivedere e sentire, le oscenità divulgate dalla pattumiera più schifosa del pianeta, che è la TV.

Ho visto che sono successe tante cosucce importanti in questi giorni, prometto che ne parleremo presto, demagogia e sciacallaggio politico si sprecano.

Torniamo a quello che avvalora sempre di più la mia tesi, i Greci non hanno capito, nonostante la loro distruzione (l’intenzione di voto verso Tsypras ne è la conferma), figuriamoci se potranno mai capire gli Italiani, che ancora hanno un po di fieno in cascina (loro li stanno ritirando), dopo 40 anni di lavaggio del cervello e come dimostra il tempo puntualmente… ingozzati di menzogne e luoghi comuni.

Il giornale LORO, oggi vi dice attraverso studi da bocconiani durati decenni, con molta faccia tosta, la stessa che usavano per richiamare il governo Monti con il famoso “FATE PRESTO”, divulgando ogni giorno che la colpaedellacurruzzzzziiiiooonnneee, svalutareepeccatomortale, debitopubblicobrutto, itedeschihannofattoleriforme, lorosonobravi e noisiamocattivi, oggi vi dicono quello che abbiamo sempre sostenuto noi del Fronte, convinti che era la verità, come dimostravano tutti i fatti e i dati e come ha dimostrato oggi il tempo con il loro “studio”.

Ecco in sintesi la verità, per leggere l’articolo lo trovate QUI.

“In pratica il surplus della Germania è rimasto superiore alle soglie europee ed è su «livelli insostenibili con perdita di benessere per tutti», ha sottolineato il Centro Studi di Confindustria in un rapporto in cui si evidenzia che durante la crisi tutti i Paesi euro in deficit hanno aggiustato i conti con l’estero, mentre «i paesi core non hanno fatto nulla per ridurre i loro surplus». E così, per aggiustare i conti i Paesi in deficit hanno dovuto recuperare competitività di prezzo e ridimensionare gli standard di vita, generando deflazione e riduzione della domanda che non sono state compensate, come sarebbe stato logico e opportuno, da politiche espansive nei Paesi in surplus, Germania anzitutto”.

Mica noi eravamo Anti Euro e Unione perchè era moda come lo è adesso o perchè dovevamo obbedire a padroni…

Credo che sia superfluo aggiungere altro, a voi le scelte, noi crediamo nella coerenza e nella verità, più prova di così, non sappiamo cosa altro potremmo fare, per arrivare a tutti.

Buona riflessione…!

 

Il Fatidico Venerdì Notte è Vicino

Il Venerdì Notte da Noi Invocato è Ormai Vicino, Questa Volta a Dirlo è un Pentito Eurista Dell’Elite Francese Non Di Destra.

 

euro fine_fronte destra popolare

 

Vittorio Boschelli

Questa volta non siamo noi del Fronte a paventare il famoso venerdì notte presente in molti nostri articoli e interviste in radio, ma un pezzo da 90 dell’elite Francese, un Eurodrogato con pedigree di tutto rispetto come rappresentativo del SISTEMA Francese.

Il Pentito Doc dal nome François Heisbourg e non Marine Le Pen, che come noi ha sempre messo al corrente il Popolo senza ILLUDERLO, come invece hanno fatto i Mentitori Del Sistema Italiano e Mondiale.

Oggi ci fa piacere che il SISTEMA inizia a dire qualche Verità (vedere Ballarò o Grillo sul MES) dopo 43 anni di menzogne, ma non siamo affatto euforici vedere ciò che si poteva evitare se le verità venivano dete prima che i buoi scappassero dalla stalla.

Oggi Grillo e Heisbourg, capiscono che il loro SILENZIO ASSENSO Nei Confronti Dell’Euro e Unione Europea al posto di Favorire il “Fogno” Europeo ha finito per DISTRUGGERLO definitivamente o almeno per i prossimi 30 anni, i Popoli la parola Moneta Unica o Unione Europea non vorranno più sentirla, quindi quello che noi definivamo paradossale in realtà era VERO e cioè chi si è schierato da subito contro Euro e Unione Europea era a favore Dell’EUROPA, spero che leggendo l’articolo confessione che segue, tutti potrete constatare che noi del Fronte non affermavamo nulla di paradossale.

Presto saranno tutti Anti-Euro e vi diranno che vi avevano detto che forse non ci conveniva, ma quel giorno è dopo la FINE CONCLAMATA e VISIBILE anche ai Cechi, il fatidico VENERDI’ NOTTE ma non vi diranno mai che loro sapevano e che hanno fatto tutto questo per annichilire Voi e la Vostra Nazione, questo neanche sotto tortura uscirà dalle loro labra da TRADITORI.

Questo articolo lo dedico a tutti gli Italiani di Buon Senso, non ci resta che fare appello al vostro Orgoglio di Essere Italiani.

La Febbre del Frexit raggiunge il cuore dell’establishment francese

Il Telegraph riporta di nuovi importanti segnali di insofferenza all’euro da parte della Francia, questa volta dall’interno del Quai d’Orsay – il Ministero degli Esteri sulla riva della Senna – e precisamente dall’Istituto per gli Studi Strategici: l’euro è un cancro da estirpare per il bene dell’Europa, e l’eurozona un guscio vuoto.

Gli appelli allo scioglimento dell’UEM si stanno diffondendo nelle alte sfere dell’establishment francese di politica estera, e nel centropro-europeo.
Un nuovo sorprendente libro di François Heisbourg – La Fin du Rêve Européen ( La fine del sogno europeo ) – sostiene che il “cancro euro” deve essere estirpato per salvare il resto del progetto dell’UE prima che sia troppo tardi.
Egli scrive :
” . . Il sogno si è trasformato in un incubo. Dobbiamo affrontare la realtà: la stessa Unione europea è minacciata dall’euro. Gli attuali sforzi per salvarlo stanno ancor più mettendo in pericolo l’ Unione”.
Non c’è niente di peggio che dover affrontare le livide mattine(matins blêmes ) di una crisi senza fine, ma non abbiamo intenzione di evitarle negando la realtà, e Dio sa che il rifiuto della realtà è stato per molto tempo, per impostazione predefinita, il modo di operare dei responsabili delle istituzioni dell’Unione europea.”
Più avanti in futuro, egli insiste, i leader europei potrebbero rilanciare l’euro, ma solo dopo aver stabilito le necessarie basi federaliste, e solo tra un’avanguardia di paesi disposti ad accettare tutte le implicazioni di una moneta federale.
L’appello a “mettere a riposo l’euro” per il bene dell’Europa rappresenta una nuova svolta. Abbiamo sentito qualcosa del genere dal partito tedesco anti-euro  AfD, ma con un’altra impostazione. Il libro di Heisbourg è una sfida aperta alla Dottrina Merkel (in gran parte retorica, contraddetta dai fatti) che un crollo dell’UEM potrebbe resuscitare tutti i vecchi demoni del 20° secolo.
Certo, una disintegrazione dell’euro potrebbe effettivamente portare a un risultato così disastroso se si consentisse agli eventi di andare fuori controllo, dopo anni di aspre crisi – la direzione di oggi – ma che tipo di argomento è questo? Può succedere solo se si lasciaaccadere. E’ giunto il momento che qualcuno dall’interno delle élite dell’UE renda manifesta questa sciocchezza sentimentale e questouso improprio della storia per quello che è.
Prof. Heisbourg è certamente un insider, un altro paio di manicherispetto al Front National di Marine Le Pen, che ora è in testa neisondaggi francesi con la promessa di far fuori l’UEM e ripristinare il franco francese.
Personalità del Quai d’Orsay, egli è un ardente federalista europeo e sostenitore di lunga data dell’UEM, e attualmente presidente delprestigioso International Institute for Strategic Studies (IISS).
Egli dice che i leader europei hanno perso di vista le priorità, e sembrano pensare che il sistema europeo deve essere sconvolto e riformato per le esigenze dell’euro, come se – in una visione pre-copernicana – il sole girasse intorno alla Terra . “Non si può creare una federazione per salvare una moneta. La moneta deve essere al servizio della struttura politica, non il contrario“, dice .
Anche se lui sarebbe molto felice di assistere al grande balzo in avanti verso un superstato federale dell’UE – che egli ritienenecessario per rendere praticabile nel tempo l’unione monetaria – questo sogno ora è una “pura fantasia”.
I tentativi di creare un “demos europeo” hanno evidentemente fallito. Le nazioni si stanno allontanando sempre di più. Un referendum su una concentrazione di potere nelle istituzioni dell’Unione europea fallirebbe quasi ovunque . “L’integrazione ha raggiunto i limiti della sua legittimazione“, scrive. Le intrusionidell’UE, una volta sopportate come “sgradevoli”, sono ormaidivenute “insopportabili”.
Leggendo tra le righe, sembra che sia stato spinto a scrivere questo libro dallo shock per il ruolo della Germania nella crisi libica, il suo rifiuto di fornire aerei da trasporto (una cortesia di routine per gli alleati della Nato) per aiutare la Francia “a fermare un altro massacro di Srebrenica” a Bengasi, anche dopo che l’intervento era stato approvato dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e dalla Lega Araba.
Lo splendido Joschka Fischer ha definito la decisione della Germania di allinearsi con la Russia e la Cina “un errore scandaloso”, avvertendo che se la Germania avesse continuato a giocare a questo gioco avrebbe rischiato di svegliarsi un giorno eritrovarsi in “una posizione molto precaria”.
È forse possibile che si dia troppo peso all’episodio della Libia, mala posizione franco-tedesca non è molto migliore sulla Siria. O come dice il mio stimato collega del Telegraph Con Coughlin: la posizioneprecostituita della Germania è ora pro-Mosca.
Si potrebbe concludere – anche se il prof Heisbourg non va così lontano – che la Germania non è più un alleato della Francia innessun senso significativo, né in difesa né in politica estera (e nemmeno commerciale), e se è così, questo fatto ha delleimplicazioni sconvolgenti. Si potrebbe anche concludere che l’UE è già morta, un guscio vuoto.
Inutile dire che il prof Heisbourg non accetta l’ultima affermazione da parte della Banda dei Cinque dell’EMU che Eurolandia abbia svoltato l’angolo, o che le politiche di crisi stiano “cominciando a produrre risultati.”
La composizione del quintetto è rivelatrice: Rehn, Dijsselbloem, Asmussen, Regling e Hoyer – un finlandese, un olandese, tre tedeschi; le voci delle forze dell’ordine dei creditori. Non potevano trovare almeno un latino, anche solo per la messa in scena?
Lui lo chiama un “cancro in remissione” . Il tentativo di tagliare il debito con l’austerità fiscale – invece di lasciare che la crescita eroda il peso del debito nel corso del tempo, all’Americana – e di farlo senza lo stimolo monetario, è stata la “scelta fatale” . I rapporti di debito stanno esplodendo, verso il punto di “rottura non lineare”.
La depressione e la disoccupazione di massa nel sud Europa nonrappresentano un equilibrio stabile. I cittadini possono aver mostrato finora una “santa pazienza”, non ci sono ancora stati colpidi stat , egli scrive, o un ritorno al terrorismo Italiano degli “anni di piombo”, o anche al caos degli studenti del 1968.
Ma niente di tutto questo può essere dato per scontato. Tra gli Stati creditori e quelli in deficit stanno emergendo narrazioni della crisidrasticamente diverse, che egli paragona alla spaccatura diatteggiamenti dopo la Prima Guerra Mondiale, quando delle visionidistorte alimentarono un contraccolpo ideologico. Si sospettano tradimenti e imbrogli. Si imputano agli altri le peggiori motivazioni, edelle “leggende nere” prendono piede. Egli paragona questa situazione alla nascita della teoria della Dolchstoß (pugnalata alla schiena) in Germania.
La direzione attuale degli eventi porterà a delle “crisi seriali che termineranno in un esaurimento nervoso e una disgregazione incontrollata dell’euro con tutte le sue conseguenze” – egli scrive -evocando un parallelo diretto con il repentino disfacimento dell’Unione Sovietica, un epilogo che ha preso quasi tutti di sorpresa .
I leader europei devono affrontare la stessa scelta di un generale sopraffatto in un combattimento. Resistere e combattere fino all’annientamento, o rompere l’accerchiamento e salvare la pelle dei suoi soldati per un altro giorno, perdere la battaglia, ma non la guerra? Egli cita esplicitamente la ritirata ordinata della Francia sotto Joffre prima della Marna, nel 1914, una prodezza di recuperodel morale che l’alto comando del Kaiser pensava impossibile.
Il suo piano prevede una completa rottura dell’euro e un ritorno alle valute nazionali. “O l’euro esiste nella sua interezza, o non esiste affatto.” Egli respinge la mezza misura di una divisione Nord-Sud, l’idea proposta da parte dell’ex capo della Confindustria tedescaHans-Olaf Henkel di un Thaler tedesco nei paesi creditori del centro e un euro residuo nel blocco latino (più la Francia) che consenta agli stati più deboli sia di svalutare che di difendere i loro debiti contratti in euro.
La rottura deve essere preparato in gran segreto da un manipolo di funzionari a Berlino e Parigi, con tutti gli altri tenuti all’oscuro. Edovrebbe essere effettuata alla velocità della luce in un lungo weekend, sul modello della abolizione del Cruzerio brasiliano nel 1994, compito svolto con efficienza militare.
Il passo finale deve essere un atto congiunto franco-tedesco, al fine di “evitare la catastrofe di una situazione in cui la Germania siavista come responsabile” . Solo su questa base il progetto UE puòessere tenuto insieme. Gli altri dovrebbero tutti accettare il fatto compiuto.
Sarebbero imposti dei controlli sui capitali. Le banche centrali nazionali dovrebbero praticare il QE per attutire il colpo. Le valutedovrebbero esser lasciate fluttuare per un po’ prima di essere collegate di nuovo tra loro in un revival del “serpente monetario”manovrato.
Personalmente, io preferisco una versione diversa proposta da un gruppo di sovranisti francesi a L’Observatoire de l’Europe. Questacomporta che siano fissati nuovi tassi di cambio fino a quando si calmano le acque, usando una formula che tiene conto del differenziale di inflazione accumulato e dei saldi commerciali dal lancio dell’UEM.
Secondo il piano sovranista, le svalutazioni/rivalutazioni sistabiliscono verso una nuova unità di conto, l’ECU, che riflette la ponderazione media del vecchio euro ( non ancorato al nuovo D-mark). Il debito pubblico di ogni stato sarebbe riconvertito durante la notte in valuta locale (come la legge del peso argentino), chiunque siano i creditori. Ma il debito estero privato sarebbevalutato in ECU, un compromesso che fa condividere le perdite tra Stati deboli e Stati forti.
L’appello del Prof Heisbourg per un secondo tentativo di UEM e peruna spinta ad un’unione federale tra 10 anni mi sembra un residuo di romanticismo, o forse è solo un modo per dimostrare che lui non è entrato a far parte dei reprobi come me, nella compagnia deglieuroscettici.
Perché tra dieci anni gli storici Stati nazionali dovrebbero essere più disposti ad annullare se stessi di quanto non lo siano ora, non è spiegato. Come egli spiega in modo eloquente, lo sforzo fatto in 60 anni di unire insieme gli stati membri è fondamentalmente fallito, e quelli come Mitterrand e Kohl, plasmati dalla Seconda Guerra Mondiale, sono già da tempo scomparsi dalla scena.
Egli riconosce che i “No” francesi e olandesi alla Costituzione europea sono stati un punto di svolta, il momento in cui è apparso chiaro che i cittadini non avrebbero accettato la struttura del superstato UE, necessaria a far funzionare l’UEM. Sono perfettamente d’accordo. Il referendum del 2005 ha cambiato tutto. Ma se è così, allora è anche chiaro che i sentimenti antifederalistidegli stati nazionali sono più profondi e radicati dell’angoscia per l’euro, dal momento che nel 2005 il progetto della UEM sembrava andare liscio. E’ stato con la crisi greca del 2010 che la gente ha iniziato a capire che nell’euro in sé c’era qualcosa di sbagliato, e anche dopo è stata una lenta presa di coscienza.
Né credo che il Prof Heisbourg potrà distinguersi dagli euroscettici appellandosi alla purezza ideologica. La macchina sparerà bordatedi insulti, come sanno per dura esperienza quelli che stanno da questa parte.  In ogni caso, i suoi argomenti sono più o meno ugualiai nostri. Un gran numero di euroscettici erano una volta “pro-europei”, per usare un’espressione poco simpatica. Lo ero anch’io.Perché tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 ho imparato tutte le principali lingue europee (male, a dire il vero, ma non per mancanza di entusiasmo), e perché ho studiato in Germania, Francia e Italia, una molla potente per il sogno. Poi sono andato a vivere in Texas.
Bernard Connolly era il funzionario responsabile della politica monetaria presso la Commissione europea in epoca Delors quando il complotto è stato ordito, e lui stesso resistette alle pressioni perfalsificare gli argomenti a sostegno dell’agenda. Già allora egli si rendeva conto che una tale impresa incoerente sarebbe finita in spirali di debito, depressione e apartheid economico, come in effettiè stato. È per questo che è diventato un euroscettico della prima ora.
Sia come sia, la conversione di Heisbourg (i sacerdoti dell’ UEM lo chiameranno tradimento) è rivelatrice. Ci dice molto circa gli umorinegli ambienti politici francesi, e manifesta le crepe che si nascondono sotto la facciata di un progetto egemonico. Una volta che il Quai d’ Orsay inizia a infrangere il tabù, dobbiamo esserevicini ad un punto di svolta politica.
Scommettete pure sulla ripresa dell’Europa, se volete, ma ricordate una cosa. Il divario Nord-Sud alla radice dei problemi dell’EMU nonsarà colmato con un ritorno ad una crescita tollerabile – che non èper niente scontata – perché arriverà anche il giorno in cui la Germania chiederà l’aumento dei tassi di interesse. La crisi cambierà forma. Non se ne andrà. L’unione monetaria rimarràdisfunzionale, con la crescita e senza crescita.
Credere che un nuovo ciclo di espansione economica metterà fine a questa saga infinita è solo l’ultima di tante illusioni. Prof Heisbourg ha ragione. Rimandare non serve più a niente. Sarebbe meglio sbrigarsi.

 

Il Fronte Anti Euro Caccerà i Mercanti dal Tempio, Parola di Sapir

Il Fronte Anti Euro del Popolo costringerà la dittatura liberista a porre fine all’euro e unione europea, parola di Sapir.

 

sapir e anti euro_fronte destra popolare

 

Vittorio Boschelli

Ho trovato un interessante intervista fatta a Sapir, noto economista tra i primi a denunciare gli squilibri che avrebbe provocato l’euro e la sua insostenibilità per i Paesi del Sud Europa a causa dell’austerità, che inevitabilmente avrebbe portato alla fine dell’euro e di eurolandia.

Certamente noi del Fronte Anti-Euro concordiamo con Sapir e quello che sostiene in questa intervista noi lo affermiamo da tempo nell’azione svolta in questi anni d’informazione e contrapposizione al SISTEMA EURODROGATO e in contrapposizione a molti cittadini Italiani loro COMPLICI (in prevalenza schiacciante di Sinistra e Grillina) ma anche a Destra c’è l’imbarazzo della scelta, che ancora oggi ci dicono che “non si può tornare al tempo delle caverne” che sono gli stessi che affermavano “andremo a fare la spesa con la cariola” o quelli che “senza euro eravamo falliti” o quelli della “corruzione solo Italiana” o quelli del “debito pubblico” oppure “chi sono io per decidere, cosa ne so se è meglio restare o uscire”

Ricordo due vecchi articoli che troverete Qui…e Qui….che si ricollegano ad alcune posizioni di Sapir espresse in questa intervista, vi auguro buona lettura e dedico questo articolo a tutti i PIDDINI di Sinistra in modo particolare i COLPEVOLI e anche a quelli di Destra COMPLICI, chiaramente incluso il caro che abita “sopra”….Grillo.

PERICOLO EURO….PERICOLO EURO….PERICOLO EURO…..PERICOLO EURO…….!

Ecco L’intervista che Trovate Sull’Antidiplomatico.it

“Bisogna unire le forze a sinistra e destra che hanno capito il pericolo Euro”

L’Intervista esclusiva all’economista francese Jacques Sapir

di Alessandro Bianchi

Jacques SapirEconomista, direttore del Centre d’Etude des Modes d’Industrialisation (CEMI-EHESS). Autore di “Bisogna uscire dall’euro?” e “La demondialisation“.

- Professore, Lei è stato tra i primi economisti europei ed evidenziare i danni provocati dall’euro ed a chiedere la sua fine. In una delle ultime analisi ha scritto che si tratta di una sorte inevitabile. Secondo Lei, quanto tempo ancora ci vorrà e da quale paese potrà partire l’iniziativa? 
A questo punto bisogna distinguere due problematiche. La prima riguarda l’analisi della situazione economica che l’euro ha creato e delle sue conseguenze. Da ormai quasi tredici anni osserviamo che l’euro non solo non ha prodotto le convergenze macroeconomiche sperate, ma ha invece accentuato le divergenze. L’ho detto a più riprese, e ormai questa mia posizione riscuote consenso tra gli economisti. Constatiamo anche che l’euro rappresenta un enorme freno per la crescita nella maggior parte dei paesi che l’hanno adottato, ad eccezione, ovviamente, della Germania. Per finire, si osserva che l’euro fa aumentare i deficit, tanto interni quanto esteri, e che porta verso un debito sempre più grande dei paesi che sono entrati nell’Unione economica e monetaria. Tutto questo è abbondantemente documentato da numerosi autori. Siccome l’euro può funzionare solo in una spirale di impoverimento per la maggior parte dei paesi, ne deduco che è destinato a fallire.
Ma, qui, abbiamo una seconda problematica: le condizioni che determineranno la fine dell’euro. Tali condizioni possono creare una crisi catastrofica generata sul mercato obbligazionario. Al momento, la situazione resta stabile grazie alla Banca Centrale Europea. Ma la credibilità di quest’ultima sta nel fatto che non è stata messa alla prova. Prima o poi i mercati testeranno la risoluzione della Bce, e allora Mario Draghi si ritroverà fortemente in difficoltà. Queste condizioni potranno anche provenire dalle tensioni politiche crescenti che l’Euro genera sia tra i paesi membri dell’UME, sia all’interno degli stessi, dove le forze anti-europeiste prendono sempre più peso. Queste tensioni potranno ad un certo punto mettere gli attori politici di fronte alla necessità di dissolvere la zona euro o di uscire dalla moneta unica.
Per quanto mi riguarda, ho sovrastimato la rapidità delle evoluzioni finanziarie, sulla base di quello che avevamo conosciuto nel 2008-2009. Ma questo non cambia niente all’analisi di fondo.
- Sul suo blog RussEurope, ha ipotizzato ad un possibile ritorno allo Sme dopo l’eventuale dissoluzione della zona euro. Qual è secondo Lei la migliore strategia per uscire dall’euro per i paesi dell’Europa meridionale? 
Un ritorno allo Sme implica che ogni paese ritrovi la propria valuta nazionale. La questione della strategia è qui centrale. I paesi dell’Europa del Sud possono scegliere tra prendere la decisione di uscita in modo indipendente o chiedere la dissoluzione della zona euro. Se alcuni paesi, come l’Italia, la Francia, la Spagna dicessero durante un Consiglio Ecofin che sono pronti a lasciare l’euro ma che è preferibile lo scioglimento dell’Unione monetaria, questo, visto l’attaccamento dei tedeschi al Marco, verrebbe rapidamente accettato. Sarebbe di gran lunga la soluzione migliore perché presa in comune e apparirebbe come una decisione « europea ».
La fine dell”UEM non implicherebbe la fine dell’Unione Europea, tanto meno quella di una cooperazione sulle questioni monetarie tra i paesi in questione. Questa soluzione rimane comunque ad oggi la meno probabile rispetto a quella di un’uscita indipendente di un paese membro, che provocherà, entro sei mesi da quel momento, il collasso della zona euro, ma in un contesto politico assai più conflittuale.
- Secondo Lei quanta responsabilità hanno i partiti socialisti europei rispetto all’attuale crisi e da quali forze politiche ritiene possibile un cambiamento? 
La responsabilità dei partiti socialisti europei è schiacciante. E’ prima di tutto diretta: questi partiti si sono arresi senza condizione davanti alle esigenze della finanza e del capitale; hanno imposto delle politiche di austerità inaudite alle popolazioni e sono di conseguenza fortemente responsabili della stagnazione economica che viviamo. Ma resiste anche una responsabilità indiretta. Nel pretendere che non esistono altre soluzioni oltre l’austerità, nel proclamare il dogma dell’euro ed ipotizzando scenari catastrofici nel caso di un’uscita, tali partiti socialisti hanno costruito un discorso politico che blocca la situazione ed è parte integrante della crisi. Ragion per cui non si potrà uscire dalla crisi se non attraverso la distruzione di questi partiti, la loro implosione, e delle ricomposizioni politiche importanti. E’ quello che stiamo assistendo in Francia ed in Grecia.
Oggi, bisogna riunire le forze di sinistra e di destra che hanno capito il pericolo che rappresenta l’euro, unirli non in un solo partito ma all’interno di un’alleanza in grado di sostenere una politica di rottura.
- Secondo Lei la Francia è da considerare un paese dell’Europa del sud o del nord? E quali sono i rischi che il suo paese avrà di fronte nel 2014? 
Per essere chiari, per me la Francia è un paese d’Europa meridionale. Lo è se si guardano tanto le caratteristiche strutturali quanto congiunturali dell’economia e si paragonano ad esempio a quelle dell’economia italiana. La Francia è anche culturalmente assai più vicina all’Europa del sud che del nord. Per questa ragione è anche più esposta alle conseguenze congiunte delle politiche d’austerità portate avanti in Italia ed in Spagna.Finché questi tre paesi rimarranno nella zona euro saranno condannati a una concorrenza feroce tra di loro. Al contrario, dal momento in cui ritroveranno la propria valuta nazionale potranno ritrovare margini di manovra importante.
- Per concludere, come giudica le vicende della politica italiana dal novembre 2011, quando Mario Monti ha iniziato ad imporre le misure d’austerità dell’Europa? 
La politica di Mario Monti consisteva nel cercare di ottenere dei risultati a breve senza preoccuparsi del dopo. Ha bloccato i pagamenti che lo Stato doveva alle imprese, ha lasciato che il credito crollasse e che gli investimenti si contraessero. Il tutto condanna nel medio periodo l’economia italiana ed è il contrario di una politica da «esperto». La fama da «tecnico» che si costruito è del tutto usurpata. Si è comportato come uno di quei politicanti di basso livello il cui nome è scomparso nelle pattumiere della storia.

 

Il Difficile Non è Uscire Dall’Euro Come Molti Credono, ma è Durante e Dopo

Il Difficile Non è Uscire Dall’Euro Come Molti Credono, ma è Gestire L’Uscita e adottare Misure Precise e Senza Errori Dopo.

Vittorio Boschelli

Abbiamo sempre sostenuto al contrario di molti Luminari che l’uscita dall’euro non sarebbe avvenuta perchè lo decidevamo NOI POPOLO o i “politici” mezze calzette, certo era auspicabile in un paese “Normale” ma noi viviamo in un MONDO che di Normale ha poco o nulla! Quindi abbiamo sempre affermato che l’EURO sarebbe stato Affossato proprio dai suoi FAUTORI e REGGENTI i Vituperati MERCATI appena recuperato i LORO SOLDI CON GLI INTERESSI CONGRUI, con la CERTEZZA DI PERDERLI sempre più forte ogni giorno che passa, e così sarà! Solo dopo ci sarà una METAMORFOSI DEI POPOLI con una predominanza d’iniziativa di quei Popoli Storicamente più Nazionalisti e con il senso D’Appartenenza COLLETTIVO, rispetto a Noi Italiani!

Keyines affermava che: “è molto meglio per uno stato fallire in modo convenzionale, anzichè fallire in modo anti-convenzionale” Tradotto significa che è molto meglio FALLIRE perchè uno STATO lo Decide LUI, Concordato, e si organizza in modo da Meritare la Credibilità FUTURA, PAGANDO TUTTO il Possibile Ragionevole, anzichè FALLIRE perchè lo decidano ALTRI e RINNEGANDO TUTTO IL DEBITO CONTRATTO.

Partendo da questa affermazione di Keynes che noi abbiamo sempre sostenuto, affermavamo e denunciavamo la MANCANZA di un PROGETTO POLITICO in ITALIA, nonostante l’evidenza dei FATTI, e la cieca VISIONE POLITICA della classe dirigente del nostro paese.

Abbiamo sempre affermato che non bastava cambiare il nome ad una MONETA per risolvere il DANNO causato da ESSA, e abbiamo sempre affermato che il PREZZO DA PAGARE era TANTO e DOLOROSO, OGGI, lo era molto meno nel 2009 e NULLO SE NON ERAVAMO MAI ENTRATI, e sarà MOLTO di più per ogni giorno si permanenza, ma eravamo consci che questo prezzo che avremmo pagato per l’uscita era SICURAMENTE INFERIORE A QUELLO PER RESTARE NELL’EURO, con la CERTEZZA, CHE LA SOFFERENZA SAREBBE STATA PER UN NUMERO DI ANNI RELATIVAMENTE BREVI, se si sarebbero adottate MISURE PRECISE GIA’ SPERIMENTATE IN ARGENTINA, quindi non c’èra nulla da inventarsi, era già tutto scritto e documentato, bastava solo VEDERE cosa è SEMPRE SUCCESSO A TUTTI GLI STATI NELLA STORIA CHE HANNO LEGATO LA PROPRIA MONETA DEBOLE (Lira) AD UNA PIU’ FORTE (ECU poi EURO), FALLIMENTO ENTRO 10 ANNI.

Chi pensava che l’euro era ETERNO o chi pensava che Usciti dall’EURO tutto Tornava come prima per INCANTO evidentemente NON AVEVA CAPITO UN CAZ……, come noi abbiamo sempre SOSTENUTO, al contrario dei demagoghi in voga oggi.

Molti pensano che il Danno Maggiore dell’EURO è il DEBITO PUBBLICO, ERRONEAMENTE. i danni maggiori dell’EURO MONETA UNICA A CAMBIO FISSO, si chiamano Debito Estero di Privati e Aziende, Massacro della Piccola e Media Azienda Manifatturiera, attraverso la CHIUSURA, Riduzione e Smembramento, Svendita Costrittiva, conseguente MILIONI DI DISOCCUPATI e impoverimento del Ceto-Medio-Basso fino alla CANCELLAZIONE, Caduta Vertiginosa del PIL aggravata dai TAGLI ALLA SPESA, Distruzione di Pensioni e Stato Sociale, SVALUTAZIONE SALARIALE, Aumento delle IMPOSTE Dirette e Indirette, Tagli INSOSTENIBILI dei TRASFERIMENTI da STATO a COMUNI, Province, Regioni, Svendita e Regalie del Patrimonio Statale di BENI e AZIENDE in MANO a PRIVATI ESTERI e POCHI ELETTI ITALIANI, con CONSEGUENTE COLPO MORTALE di Riduzione di PERSONALE e IMPORTAZIONE DEI PROFITTI A BENEFICIO DEI LORO STATI D’APPARTENENZA, SQULIBRIO nella Bilancia dei Pagamenti, DIFFERENZIALE dei TASSI D’INTERESSE TRA NAZIONI, che penalizzano in modo significativo Imprese e Famiglie, COSTO PER ESM E UNIONE di Contribuzione per mantenere il Baraccone EURO, COSTO per Mantenere i Privilegi agli IMMIGRATI per far in modo che RESTINO per ABBASSARE IL COSTO DELLA MANODOPERA ITALIANA e poi dargli il DIRITTO DI VOTO quando gli ITALIANI si sarebbero accorti del PROGETTO CRIMINALE DELL’EURO e UNIONE EUROPEA, per limitare i DANNI ELETTORALI e conservare le POLTRONE.

Piccola Parentesi

Oggi un Quotidiano Internazionale titola così: “I Partiti Italiani fanno Esplodere la BOLLA MONTI”

I Quotidiani Italiani BOLLA MONTI non si sognano nemmeno di fare un tale titolo, perchè per loro Monti era una MANNA CADUTA DALLA MERKEL, chiamarlo BOLLA rende PERFETTAMENTE IL SENSO DEL NEO-LIBERISMO, e ciò che lo mantiene in VITA, proprio come l’EURO. Sono Italiano Fiero e non SOFFRO DI ESTEROFILIA, anzi è il contrario, ma per la STAMPA ITALIANA, salvo qualche GIORNALISTA come una Mosca Bianca, lo SONO! In Italia vige il REGIME DELLA BULIMIA DISINFORMATIVA assoldata in POCHE MANI CAPITALISTICHE E PARTITICHE, dove NON PREDOMINA LA LIBERTA’ e L’OGGETTIVA ANALISI DEI FATTI, ma la CENSURA e la DISTORSIONE DEI FATTI, dove vige una regola antica, “una bugia detta mille volte diventa una verità”

Chiusa la Parentesi eloquente ritorniamo al DOPO Euro, il nostro Programma è chiaro su cosa si deve fare e tengo a sottolineare che NON BISOGNA SBAGLIARE NULLA o Ignorare i Punti Fondamentali del Nostro Programma, che poi è quello già fatto dall’Argentina con qualche Modifica Adattata alla Nostra Nazione. La Cosa Fondamentale Indiscutibile che L’Ideologia NEO-LIBERISTA deve CONSIDERARSI MORTA, altrimenti sarà TUTTO INUTILE e ci sarà da SOFFRIRE PER DECENNI, pronti alla Prossima CRISI SISTEMICA. Ho si cambia RADICALMENTE con una VERA POLITICA e una VERA ECONOMIA dove vengono RISPETTATI,VALORI, Etica e Morale e i FONDAMENTALI oltre ai PRINCIPI BASE SCONTATI, sostituendo l’IO con il NOI POPOLO e NOI NAZIONE prima di TUTTO in funzione di NOI EUROPA e NOI MONDO o siamo Destinati a creare un MOSTRO DALLE CONSEGUENZE IMPENSABILI OGGI.

Vi posto come al Solito un’articolo di Alberto Bagnai che conferma alcuni punti che sono esplicati nel nostro programma a conferma che quello che affermiamo non è un’eresia ma io la considero una scelta OBBLIGATA se Realmente si vogliono cambiare le cose, altrimenti rimarranno come oggi se non peggio. Seguiremo il Professore come Sempre per ulteriori Spiegazioni, in modo particolare sul Contenimento dell’Inflazione, a tal proposito io ritengo che vada NECESSARIAMENTE INTRODOTTA LA SCALA MOBILE CHE SI ADEGUI SULL’INFLAZIONE REALE E NON SU QUELLA PROGRAMMATA COME IN PASSATO, oltre ad altri controlli e Strumenti come troverete nel programma del FRONTE.

Un vecchio detto Popolare Calabrese afferma: “di peggio in peggio non c’è mai fine”

Alberto Bagnai

E dopo che si fa?

Proviamo allora a unire i puntini.
Questa crisi richiede un deciso cambio di paradigma, che è fuori dalla portata di chi si ostina a difendere l’esistente, per difetto etico (collusione col potere, incapacità di ammettere un errore), o politico (incapacità di immaginare un cambio di rotta senza sopportare enormi costi in termini elettorali). Il nuovo paradigma, evidentemente, deve muovere dal superamento degli errori del vecchio, e da una percezione chiara, e articolata per priorità, dei problemi che abbiamo di fronte. Problemi, giova ricordarlo, che quando non sono stati creati, non sono stati nemmeno risolti dall’entrata nell’euro. Problemi, va anche detto, che non sono tutti alla nostra portata, né come singoli, né come collettività nazionale. Tuttavia se prima non si acquisisce una consapevolezza, è impossibile proporre un’azione politica tale da coinvolgere altri soggetti (siano essi il vicino di casa, o altre nazioni europee). L’agenda di quello che si può fare parte anche da una visione costruttiva, e non scaltramente distruttiva, di quello che non si può fare, o non da soli, o non adesso.
Il quadro sopra delineato chiarisce che l’uscita dall’euro, di per sé, non risolverebbe tutti i problemi. Ma questo nessuno potrebbe pensarlo, nessuno l’ha mai né creduto né detto né in Italia né altrove. Le analisi dei possibili percorsi di uscita dall’euro abbondano e sono facilmente consultabili su Internet. Da inventare c’è veramente poco, e nessuna fra le analisi proposte, che esamineremo in dettaglio, considera l’uscita dall’euro come risolutiva. Chi sostiene il contrario è disinformato o in cattiva fede.
Se abbiamo unito bene i puntini, l’agenda mi sembra sia evidente: bisogna smontare pezzo per pezzo le istituzioni partorite dai paradigmi fallimentari che hanno messo in crisi la nostra economia e soprattutto la nostra democrazia, seguendo quattro linee guida:
1)      Uscire dall’euro, come affermazione di sovranità e di democrazia, riprendendo il controllo della politica valutaria.
2)      Ristabilire il principio che la Banca centrale è uno strumento del potere esecutivo, e non un potere indipendente all’interno dello Stato.
3)      Riprendere il pieno controllo della politica fiscale, non più costretta ad agire in funzione prociclica (cioè a rispondere alle crisi con tagli).
4)      Adottare, nella misura consentita dagli atteggiamenti dei partner commerciali, e propugnare nelle sedi istituzionali, una politica di scambi con l’estero basata sul principio che squilibri persistenti della bilancia dei pagamenti, quale ne sia il segno, cioè siano essi surplus o deficit, devono essere simmetricamente combattuti, secondo il principio che abbiamo definito dell’External Compact.
Riprendere il controllo della politica valutaria significa, in primo luogo, lasciare che il tasso di cambio nominale torni a un valore più allineato con i fondamentali dell’economia. Per l’Italia, oggi, ciò implica una svalutazione non catastrofica, di un ordine di grandezza verosimilmente inferiore a quello sperimentato dalla lira dopo la crisi del 1992, o dall’euro nei primi due anni della sua introduzione. In nessuno di questi due precedenti storici l’Italia è stata devastata dall’iperinflazione. Discuteremo fra breve, razionalmente, quale sarebbe l’impatto di questo provvedimento sul nostro tenore di vita. Ma riprendere il controllo della politica valutaria significa anche rientrare in possesso di uno strumento che consenta di difendersi da shock esterni, siano essi determinati da crisi economiche, siano essi il risultato di politiche deliberate di aggressione commerciale (nelle pagine precedenti abbiamo visto esempi dell’uno e dell’altro caso).
Riprendere il controllo della politica monetaria significa:
1)      Rifiutare il dogma dell’indipendenza della Banca centrale, e quindi l’art. 104 del Trattato di Maastricht, il quale al primo comma recita:
È vietata la concessione di scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia, da parte della BCE o da parte delle Banche centrali degli Stati membri (in appresso denominate “Banche centrali nazionali”), a istituzioni o organi della Comunità, alle amministrazioni statali, agli enti regionali, locali o altri enti pubblici, ad altri organismi di diritto pubblico o a imprese pubbliche degli Stati membri, così come l’acquisto diretto presso di essi di titoli di debito da parte della BCE o delle Banche centrali nazionali.
Se ciò comporti un’uscita dall’Unione, o solo una sospensione dell’applicazione del Trattato, è materia controversa, la cui soluzione dipende comunque dall’atteggiamento delle controparti europee (ne parleremo più avanti). Certo, alla luce di quanto abbiamo detto finora, l’Italia, se intende difendere i valori fondanti della propria Costituzione, non può più permettersi di aderire a un progetto d’integrazione continentale fondato sul principio antidemocratico della costituzione di un “quarto potere” monetario indipendente. L’insofferenza crescente nelle sedi internazionali verso questo principio e verso l’ideologia ad esso sottostante potrebbero consigliare atteggiamenti interlocutori alle controparti europee.
2)      Rivedere la riforma bancaria del 1994, ripensando il concetto di banca “universale” o “mista”, di derivazione tedesca, da essa introdotto, e ristabilendo la separazione delle funzioni fra banca commerciale e banca d’affari, sancita in Italia dalla legge bancaria del 1936. Quest’ultima si ispirava al Glass-Steagall Act del 1933, che aveva riformato il sistema bancario statunitense smantellando i meccanismi che avevano fomentato la speculazione borsistica prima della crisi del 1929. Oggi numerosi commentatori (ad esempio, Stiglitz, 2012) attribuiscono all’abrogazione del Glass-Stegall Act una responsabilità diretta nella crisi finanziaria statunitense, e nei paesi anglosassoni è animato il dibattito sul cosiddetto ring fencing (separazione delle funzioni)[1].
3)      Reintrodurre il “vincolo di portafoglio”, cioè l’obbligo per le banche di acquistare titoli di Stato fino a una certa quota del proprio attivo. Questa norma, introdotta nel 1973, aveva lo scopo di contenere il costo del debito pubblico, favorendone il collocamento. Essa venne abrogata nel 1983, “anche grazie all’incessante pressione di Mario Monti” (Zingales, 2012). Andreatta (1991) ricorda che il progetto complessivo di “divorzio” prevedeva la “costituzione di un consorzio di collocamento tra banche commerciali”, ma che “i tempi non erano maturi per affrontare questi aspetti e la Banca d’Italia preferì procedere solo sul nuovo regolamento della sua presenza nelle aste”. Prevalse insomma la “linea Monti”, che, come sempre, aveva motivazioni ideali “alte” (favorire l’efficienza allocativa del mercato), e conseguenze politiche più spicciole (orientare il conflitto distributivo). Vedremo che la reintroduzione di un simile vincolo viene data per scontata da tutte le proposte più sensate di smantellamento dell’euro, sia che provengano da economisti di sinistra come Sapir (2011b), sia da economisti espressione della comunità finanziaria come Bootle (2012).
Riprendere il controllo della politica fiscale significa evidentemente ripudiare gli obiettivi di pareggio di bilancio e di rientro coattivo del debito verso soglie prive di particolare valore economico, come quelle stabilite dal Fiscal Compact. Ciò posto, la politica fiscale dovrebbe:
1)      Nel breve periodo, stimolare l’economia attraverso una politica di piccole opere volte:
a.       alla riqualificazione del patrimonio pubblico (edilizia scolastica, patrimonio artistico e archeologico, ecc.);
b.      alla messa in sicurezza del territorio (viabilità locale, monitoraggio e gestione del rischio idrogeologico, ecc.);
c.       all’integrazione e riqualificazione degli organici della pubblica amministrazione, stabilizzando le posizioni precarie, normalizzando i percorsi di carriera e le procedure di reclutamento.
Queste misure devono avere come obiettivo complementare quello di rilanciare l’occupazione, riportando rapidamente il tasso di disoccupazione sotto al 6%, e riattivando il tessuto economico del paese, tramite la valorizzazione del tessuto delle piccole e medie imprese.
2)      Nel medio-lungo periodo, finanziare e gestire misure che favoriscano la crescita sostenibile e la competitività del paese, da orientare secondo i seguenti assi prioritari:
a.       Definire le linee di un piano energetico nazionale che affronti il tema del contenimento degli sprechi e dell’incentivazione delle energie rinnovabili, adeguando il paese alle best practices europee, con l’obiettivo minimo di rispettare l’obiettivo definito dalla strategia europea 20-20-20 (Parlamento Europeo, 2008), rispetto alla quale l’Italia si trova in ritardo (Deutsche Bank, 2012), e l’obiettivo strategico di ridurre la dipendenza da fonti fossili, che vincola la crescita del paese.
b.      Adeguare, anche in questa ottica, gli investimenti in istruzione e ricerca al livello dei partner europei, portando la spesa in ricerca e sviluppo dall’1% al 2% del Pil, riaffermando il ruolo chiave dello Stato nell’incentivazione e nella tutela della ricerca fondamentale.
c.       Recuperare il digital divide (ritardo nell’uso delle tecnologie digitali) che separa l’Italia dagli altri paesi industrializzati e ne penalizza la crescita, adeguando il paese ai requisiti dell’Agenda Digitale Europea (Unione Europea, 2012c; Messora, 2011).
d.      Adeguare la dotazione infrastrutturale del paese, con particolare riguardo alle reti di trasporto locale.
e.       Promuovere una riforma strutturale della Pubblica Amministrazione volta all’abbattimento dei costi della politica e della corruzione, incidendo in particolare sulla disciplina delle società a partecipazione pubblica (disciplina delle nomine, ripristino dei controlli di legittimità sugli atti, ecc.), e su quella delle autonomie locali attuata con la riforma del Titolo V della Costituzione (Barra Caracciolo, 2011).
Certo, immagino le perplessità: queste sono solo affermazioni di principio, ma poi, le difficoltà pratiche, le ritorsioni degli altri paesi, l’Italia è piccola, la liretta, il mutuo di casa, l’iperinflazione… Giusto! Si tratta, in effetti, di affermazioni di principio, che devono essere precisate nel contenuto (ma questo è un compito politico, e questo non è un programma elettorale), e, soprattutto, che lasciano indietro due ordini di problemi: come gestire in pratica l’uscita (cosa succede al mutuo, ecc.), e come guidare il paese nella fase di transizione (come contenere l’inflazione, come comportarsi rispetto ai partner europei, ecc.). Ne parleremo, promesso. Prima, però, sgombriamo il campo da equivoci pericolosi.