Lo Stato Ha Il Dovere…Emiliano Fittipaldi

Lo Stato Italiano ha il dovere di difendere un cittadino Italiano come il giornalista Emiliano Fittipaldi.

 

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di Vittorio Boschelli

Mi ha colpito molto la vicenda del giornalista Emiliano Fittipaldi, l’ho sentito parlare e ho avuto modo di guardarlo negli occhi, di seguire i suoi movimenti e la sua espressione, sono convito che ha fatto il suo mestiere da giornalista attraverso l’inchiesta sul Vaticano, cosa molto rara di questi tempi e sono convinto che abbia scritto il suo libro con onestà e deontologia professionale come il mestiere e il dovere d’informare richiede.

Per queste ragioni, chiediamo al presidente del consiglio Renzi e al Governo Italiano di difendere con ogni mezzo la libertà di stampa, un cittadino italiano che ha fatto solo il suo mestiere senza scrivere il falso, ma si è limitato a scrivere solo la realtà dei fatti.

Il Vaticano non ha nessun diritto di accusare e condannare un giornalista italiano che svolge il proprio mestiere, solo perchè pubblica documenti riservati, la libertà di stampa non ha nessun limite se non quello della verità dei fatti.

In questo paese strano, quando uno giornalista scrive il vero (cosa rara) rischia da 2 a 8 anni di galera, questo uno stato degno non deve permetterlo, non facciamo la stessa infamia che abbiamo fatto con i nostri Marò, non deve accadere nel modo più assoluto e se il Pontefice vuole fare pulizia la faccia in casa propria (non bastano due pontificati) e non condannando un giornalista italiano.

Faccio un appello a tutti i politici del parlamento italiano, tirate fuori gli attributi e difendete il cittadino italiano e poi giornalista Emiliano Fittipaldi è un vostro dovere ancora di più lo è per lo Stato Italiano non si mette in galera uno che fa il proprio mestiere da giornalista, questo succede nelle migliori DITTATURE.

Il Fronte Popolare può solo offrire solidarietà ad Emiliano Fittipaldi e difendere la libertà di stampa, non vedo cartelli e particolare indignazione come per la strage nel giornale satirico in Francia da parte dei colleghi giornalisti Italiani, ma vedo sottomissione, timore reverenziale e sarcasmo, eppure sempre della stessa libertà di stampa si tratta.

 

Così è nato il libro 
sul Vaticano

Tutto parte dalle inchieste pubblicate su “l’Espresso”. Poi gli incontri con le fonti. Le carte segrete. Le verifiche incrociate. Un materiale esplosivo. Il risultato è il volume che fa tremare la Santa Sede

DI EMILIANO FITTIPALDI

Fonte: Espresso

La leggo spesso su “l’Espresso”, caro Fittipaldi. Leggo le sue inchieste sui politici e sui corrotti. Leggo che scrive anche di Vaticano, ogni tanto. Bello il pezzo sugli scontri nello Ior. Ma un po’ impreciso, secondo me. Ora io vorrei aiutarla, voglio raccontarle segreti inconfessabili. Se la sente di scrivere della Santa Sede di cose che nessuno ha mai scritto prima?». Ecco. La storia del mio libro, “Avarizia”, comincia così. Nel giugno del 2014, quando un giovane sacerdote che avevo conosciuto qualche anno prima e che aveva fatto carriera sotto il Cupolone disse che qualcuno «molto in alto» voleva conoscermi.

L’incontro si fa, dopo una settimana. Non sotto un ponte della Tangenziale Est, come nei film. Né dietro una pompa di benzina in qualche viuzza della periferia romana, a notte fonda. Ma in un ristorante dei Parioli. Il monsignore è alto e magro, vestito in abiti borghesi, e comincia a parlare subito dopo che il cameriere ha servito carpaccio di tonno e battuto di gamberi rossi, innaffiati con un Sacrisassi delle Due Terre. «Francesco vuole cambiare tutto, vuole rovesciare la Chiesa come un calzino. La vuole povera e per i poveri. Tu non sai quanti sono i cardinali che sono terrorizzati dall’idea di perdere tutto quello che hanno sempre avuto. Privilegi, potere, ricchezze. Per bloccare Bergoglio faranno di tutto. Ora, tu sai bene che la Chiesa da duemila anni è abituata a lavare i panni sporchi dietro le mura d’Oltretevere. È arrivato il momento di raccontare davvero che c’è dentro il Vaticano, i suoi possedimenti immobiliari e finanziari, i suoi investimenti all’estero, gli sprechi della curia, gli affari e i business. Ora o mai più».

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Pubblichiamo alcuni brani del capitolo sulla banca vaticana dal volume di Emiliano Fittipaldi dal titolo “Avarizia” (Feltrinelli, 214 pagine, 14 euro)

Quella sera il prelato mi consegna alcune carte riservate. Vengono dall’Apsa, l’ente che amministra gran parte del patrimonio della Santa Sede, dallo Ior e dalla Cosea, la commissione pontificia voluta dal papa per fare luce sulle finanze vaticane. Tornato al giornale comincio il lavoro d’inchiesta per scrivere un pezzo sul mio settimanale. I dati sono “freddi”, senz’anima, e vanno capiti, contestualizzati. Bisogna in primis verificare se sono reali, o contraffatti. Se si tratta di una polpetta avvelenata, o di notizie vere. Contatto altre fonti ecclesiastiche, partendo da quei numeri finanziari. Non è facile, nessuno vuole parlare con i giornalisti di notizie riservate.

Dopo qualche giorno convinco un vecchio dipendente dell’Apsa a darmi spiegazioni sulle carte: mi dice che i loro appartamenti valgono miliardi, e che l’oro conservato nella cassaforte dell’ente è di appena 30,8 milioni di euro «perché in gran parte è stato venduto ai tempi del cardinale Castillo-Lara, che ha dovuto risanare i buchi economici creatisi negli anni ’80 dopo il crac del Banco Ambrosiano».

Alla fine aggiunge che le perdite in bilancio, a causa dei costi fuori controllo dei dicasteri e dei monsignori, solo nel 2013 costano all’Apsa 77,9 milioni di euro. Ecco da dove arrivano gli appelli di Bergoglio contro gli sprechi e i lussi delle porpore.

Spiego alla nuova fonte che vorrei fare una copertina, e che mi servono più informazioni. Dice che lui non si mette nei pasticci per me, ma che conosce qualcuno che potrebbe avere accesso ad altre notizie: se una gola profonda si fida del giornalista, non è affatto raro che te ne presenti un’altra. È così che mi arrivano nuovi documenti riservati, alcuni non subito verificabili, che metto da parte senza pubblicarli.

Il 18 luglio 2014 “l’Espresso” esce con la cover intitolata “Un Vaticano da 10 miliardi”. Da quanto scrivono in queste ore i giornalisti che si stanno occupando dell’inchiesta sugli arresti dei due presunti corvi, monsignor Lucio Vallejo Balda e Francesca Chaouqui, è allora che la Gendarmeria vaticana apre per la prima volta un faro sulla fuga di notizie.

Un mese dopo la pubblicazione mi contatta un’altra fonte. Il numero è “privato”, e la voce maschile sconosciuta. Prima di andare all’appuntamento mi dice il suo nome, in modo che possa fare le verifiche sulla sua identità. Poi mi spedisce una sua foto usando WhatsApp in modo che lo possa riconoscere tra la folla. L’appuntamento è a Villa Borghese, un grande parco al centro di Roma, vicino alla Casina Valadier. Arrivo puntuale. Prima ancora di presentarsi mi chiede di levare la batteria dal cellulare «per evitare di essere intercettati». Roba da paranoici, penso.

Cominciamo a passeggiare, e mi spiega che all’ospedale pediatrico Bambin Gesù i revisori americani di PriceWaterhouse hanno lavorato ai conti per settimane, e che hanno scoperto di tutto. «In Vaticano tutti sanno dello scandalo, ma nessuno dice nulla. Alla faccia della trasparenza». Mi fa vedere alcune fatture da oltre 200 mila euro che la fondazione del nosocomio ha pagato a una ditta di Genova per fare alcuni lavori di ristrutturazione.

«Ti darò altri documenti che provano che si tratta del famoso nuovo attico di Bertone. Oggi ti consegno il report che evidenzia come il cardinale abbia viaggiato su un elicottero da Roma a Potenza spendendo 24 mila euro. Poi, se ti interessa, ti farò vedere le consulenze e i contratti tra Vaticano e Qatar, un accordo che avrebbe dovuto creare un nuovo business sanitario in Sardegna. Ti interessa?».

Mi interessa, ovviamente. In questi giorni i colleghi mi chiedono in continuazione se io possa essere stato «utilizzato» da qualcuno per qualche suo oscuro e privato interesse. Una domanda maligna: i giornalisti, tutti nessuno escluso, se arrivano ad ottenere una notizia d’interesse pubblico prima la verificano. Se non viola la deontologia professionale, la pubblicano. È un loro dovere, prima ancora che un diritto della stampa libera. Quella sera capisco che il materiale è troppo ampio, articolato e complesso per poter essere raccontato nello spazio ristretto delle colonne di un articolo. E che il modo migliore per raccontare gli scandali finanziari e segreti della Chiesa che Francesco sta tentando a fatica di cambiare è quello di fare un libro. Chiamo la Feltrinelli il giorno dopo e propongo l’idea. Passano tre giorni e il mio editor dà il via libera. «Hai un anno di tempo, non di più».

Mi butto su “Avarizia”, e invito di nuovo a cena il monsignore del ristorante dei Parioli. Stavolta cambiamo location, si va in una taverna a Trastevere. È l’inizio del 2015 e fa un freddo cane, ordiniamo spaghetti all’Amatriciana e abbacchio. Gli chiedo se anche a lui risultano le storie sul Bambin Gesù. «Chi te le ha raccontate? Sì, confermo tutto. E devi sapere pure che l’ospedale ha accumulato su conti dello Ior e dell’Apsa beni per quasi mezzo miliardo di euro, soldi che sono stati investiti persino su azioni di società petrolifere e chimiche, come la Exxon e la Dow Chemical. Abbiamo comprato anche titoli della Pepsi-Cola. Ma concentrati anche sullo Ior: t’assicuro che di pulizia ne è stata fatta, ma molto meno di quanto si racconta». Mi promette nuovi documenti che possano agevolare il lavoro d’inchiesta.

Invece scompare, senza rispondere più a messaggi e telefonate. Mentre aspetto un suo segno di vita comincio a darmi da fare su documenti “aperti” della Commissione europea MoneyVal (che evidenziano – senza dare cifre che troverò in altri report segreti – come la beneficenza dell’Obolo di San Pietro viene usata principalmente non per le necessità degli ultimi ma per «spese ordinarie e straordinarie dei dicasteri e delle istituzioni della curia romana»). Martello un’altra fonte in modo da convincerla a raccontarmi (e darmi le prove) dell’assurdo funzionamento della fabbrica dei santi, dove una canonizzazione può costare anche centinaia di migliaia di euro. E soprattutto, comincio a indagare sulla banca vaticana.

Fonti investigative italiane mi confermano che la trasparenza promessa dai nuovi dirigenti dell’Istituto è una favoletta che il Vaticano sta vendendo alla stampa mondiale, che l’accesso alla white list è di là da venire, e che i laici “abusivi” effettivamente cacciati dalla banca sono stati allontanati senza che lasciassero tracce: di fatto, almeno fino alla pubblicazione del libro, l’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia non ha mai avuto la lista dei presunti evasori fiscali allontanati dal Vaticano. Non solo: altre fonti mi confermano che alcuni imprenditori italiani indagati dalle procure nascondono ancora i propri averi all’interno dello Ior. Uno è Angelo Proietti, storico fornitore del Vaticano, il costruttore che ristrutturò gratis la casa in cui abitò Giulio Tremonti.

A marzo, finalmente, il giovane sacerdote che conosco da anni mi contatta. Mi spiega che il monsignore mi vuole rivedere, e mi dà appuntamento lo stesso pomeriggio in un altro ristorante al centro di Roma. «Non è meglio in un luogo meno in vista?», gli domando. Nemmeno risponde. «Ha poco tempo, mangiamo solo un boccone al volo. Però non venire in motorino, porta la macchina».

Quando i due aprono il cofano del portabagagli della berlina bianca capisco subito che il consiglio era buono: ci sono enormi e pesanti faldoni pieni di documenti segreti dell’Apsa, dello Ior, dei dicasteri, delle società di revisione che hanno lavorato per la Cosea.

«Te li do perché Francesco deve sapere. Deve sapere che il Vaticano possiede a Roma case che valgono 4 miliardi e che dentro non ci sono rifugiati ma un sacco di vip e raccomandati che pagano affitti ridicoli. Deve sapere che le fondazioni dedicate a Ratzinger e a Wojtyla hanno incassato talmente tanti soldi che ormai conservano in banca oltre 15 milioni. Deve sapere che ci sono un mucchio di cardinali che vivono in appartamenti da 400, 500, anche 600 metri quadri. Più attico e terrazzo panoramico. Deve sapere un sacco di cose. Cose che non sa, perché nessuno gliele dice».

Torno a casa e sfogliando lentamente i documenti capisco che c’è molto lavoro da fare, ma che il materiale è esplosivo. E che “Avarizia”, quando uscirà, farà davvero tremare il Vaticano.

Non Firmate Il TTIP…Stiglitz

Anche il Liberista Stiglitz esorta i politici italiani a non firmare la follia del trattato TTIP

 

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di Vittorio Boschelli

Avevamo già scritto QUI sulla follia suicida che l’europa e in particolare l’italia si appresta a consumare firmando il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) che piace tanto ai liberisti del governo Renzi e del parlamento italiano e che piace meno al governo tedesco della Merkel.

Ho trovato un video dove anche il liberista Stiglitz (e questo dovrebbe già dirvi la gravità della cosa) esorta il governo italiano nel 2014 a non firmare quel trattato, dalle conseguenze catastrofiche per l’italia, come tutti i trattati firmati fino ad oggi, da Maastricht in poi.

Il TTIP darà l’ultimo colpo di grazia alle imprese italiane, anche a quelle dei servizi che ancora resistono e fanno utili, regalando il controllo definitivo degli stati nazionali alle multinazionali americane, attraverso un potere oltre la follia umana che hanno già sperimentato i paesi sud americani con gli esiti che conosciamo tutti, come in Argentina, ma nonostante la storia la nostra stupidità è fuori ogni immaginazione, tanto il popolo si tiene occupato con le stronzate e dalle SCELTE che contano realmente per le loro vite viene tenuto allo scuro da politicanti e servi dell’informazione di massa.

I nostri politicanti i media e il nostro governo Renzi vi parlano di problemucci attraverso slait, slogan di moda e corruzione spicciola, mentre vanno avanti come un rullo compressore verso la firma del TTIP che segnerà la definitiva CONDANNA A MORTE vostra, senza incontrare nessuna resistenza da parte vostra, inconsapevolmente impegnati ad occuparvi d’altro, più o meno importante, a volte inutile.

Quel Trattato NON SI DEVE FIRMARE, ed è una conseguenza naturale Dell’Euro e dell’abolizione delle barriere europee (per quelli che non centra l’euro), dateci una mano in questa battaglia e tralasciate il resto, spesso irrisorio in confronto a questa SCELTA folle e suicida che opziona il nostro futuro e la vostra vita, come sostiene la storia, Stiglitz, noi e tanti altri nel mondo.

Questo è il video dove il Nobel Joseph Stiglitz nel 2014 in qualità di ospite del Parlamento Italiano, impartisce lezione sul TTIP inutilmente ai politicanti nostrani, poi vi diranno che non sapevano o vi diranno che sognavano “l’altra” cosa…come al solito, guarda il caso noi e tanti altri sappiamo e ci battiamo sempre e in anticipo…come mai?

 

 

Ecco la Traduzione del Video;

Penso che l’accordo di scambio che gli Stati Uniti stanno chiedendo all’Europa sia un pessimo accordo, e fareste bene a non firmarlo. Non si tratta di un accordo di libero scambio, lasciate che vi spieghi.

Vi racconto un aneddoto. Un paese dell’America Latina mi ha consultato prima di firmare un accordo di libero scambio con gli Stati Uniti. Gli ho detto che ci sono un paio di problemi. Si puo’ firmare un accordo di libero scambio con gli Stati Uniti, ma un onesto accordo di libero scambio consisterebbe in tre pagine:

  1. noi eliminiamo le nostre tariffe doganali e voi le vostre,
  2. noi eliminiamo le nostre barriere non tariffarie e voi le vostre,
  3. noi eliminiamo i nostri sussidi (sussidi all’agricoltura, pesca, ecc) e voi i vostri.

Gli Stati Uniti non sono interessati a un accordo di libero scambio, voglio che sia ben chiaro, gli Stati Uniti vogliono un patto di gestione del commercio, gestione per gli interessi particolari degli Stati Uniti, e nemmeno nell’interesse dei cittadini americani, questo voglio che sia ben chiaro.

Questa è una delle ragioni per cui il Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti d’America (USTR) si è rifiutato di rivelare le trattative in corso anche ai membri del Congresso. Vogliono che i nostri rappresentanti siano all’oscuro di che cosa stiamo negoziando, figuriamoci i normali cittadini!

La questione è molto semplice, le tariffe sono già molto basse quindi questo accordo di libero scambio non serve ad abbassarle. Cosa riguarda quindi? Riguarda cose come le norme ambientali, quelle sulla sicurezza, le norme del mondo del lavoro. In questo accordo di gestione che continuano a chiamare accordo di libero scambio, anche se, lo ripeto, non è un accordo di libero scambio, in questo accordo di gestione c’è un provvedimento chiamato “accordo per gli investimenti” che dovrebbe servire a difendere i diritti degli investitori.

Quanti di voi pensano che non ci siano già leggi europee con questa funzione, e che quindi voi abbiate bisogno di ulteriori protezioni per investitori stranieri in Europa, protezioni che non date ai vostri cittadini?

Ovviamente, se la vostra regolamentazione del diritto di proprietà avesse qualcosa che non funziona voi dovreste cambiarla, ma nell’interesse dei vostri cittadini, non per gli investitori americani, ma è su questo che loro insistono!

In realtà non riguarda la protezione degli investitori nel modo in cui ho descritto, è invece un modo per assicurarsi che lorro possano scavalcare le norme ambientali, norme sanitarie e cose del genere. Vi faccio un esempio, non è uno scherzo, sta accadendo veramente.

Philip Morris ha fatto causa all’Uruguay, perché quel paese vuole proteggere i propri cittadini dalle sigarette tossiche. Ha introdotto limitazioni alle pubblicità, il divieto di vendere ai minori.. ma la Philip Morris ha risposto che quella era una restrizione del loro commercio, che hanno il diritto di vendere prodotti che uccidono la gente. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lodato l’Uruguay per questo.

Con l’accordo che firmerete, o meglio, che gli Stati Uniti vogliono che voi firmiate, rinuncerete al diritto di proteggere i vostri cittadini.

Le Verità Di Bagnai e Granville…Grexit

Le Verità Di Bagnai e Granville, le nostre anticipazioni e il conto della storia che dovranno pagare i piddini de sinistra…Grexit.

 

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di Vittorio Boschelli

Alberto Bagnai e Brigitte Granville intervistati dalla radio Britannica Share Radio, prendendo spunto dal possibile Grexit, affermano alcune verità anticipate da noi del Fronte, alcune anche nell’articolo precedente.

Una su tutte la condanna a morte già sentenziata, politicamente parlando se tutto va bene, dei piddini di sinistra europei e italiani, perchè hanno mentito sull’euro e ancora continuano imperterriti, la storia è li che li attende per pagare il conto.

Un altro lettore (presumo de sinistra) ieri commenta l’articolo precedente “ancora con queste stronzate…ma vi rendete conto che le scrivete solo voi…ti dovresti porre qualche domanda…c’è e come la differenza tra destra e sinistra”.

La mia risposta è stata semplicemente… che il lettore non ha letto tutto l’articolo ma solo le prime dieci righe, come spesso accade a chi non vuole capire, guarda il caso le nostre stesse “stronzate” le dicono Bagnai e Granville, a questo punto forse qualche domanda era d’obbligo porsele per il lettore  “de sinistra” e non noi essendo in folte e autorevole compagnia o no?

Avete presente la rana in pentola? Voi piddini siete la stessa cosa, nel 2015 l’acqua inizierà a bollire e anche voi capirete, chè prima l’acqua era fredda e gradevole, mentre adesso inizia a bruciare, e la pattumiera della storia vi attende a braccia aperta già da tempo, come affermiamo noi e molti più autorevoli di noi, nonostante la vostra arroganza, presunzione e mala fede, mentre in Inghilterra come altrove in europa il dibattito sull’euro è avanti e molto più serio che in italia…indovinate il perchè?

Vi auguro buona lettura cari piddini…in attesa…

 

A. Bagnai e B. Granville intervistati da Share Radio, 03 marzo 2015

In tutti i dibattiti, le discussioni, i titoli che si fanno sulle trattative per il bailout greco, il ruolo del Fondo Monetario Internazionale viene alquanto sottovalutato. Qui si sostiene che il coinvolgimento iniziale del FMI non fosse orientato a riportare la Grecia verso la prosperità, ma a salvare l’eurozona. Ma forse l’esito migliore, per l’Europa, potrebbe essere un default greco e un’uscita dall’euro, per lo stesso bene della Grecia e dell’Europa.
Ecco, questo è il succo di un recente articolo di Alberto Bagnai, professore di Politica Economica all’Università Gabriele D’Annunzio di Pescara. Con noi in studio c’è anche Brigitte Granville, che insegna Economia Internazionale e Politica Economica alla Queen Mary University a Londra, ed è co-autrice dell’articolo “Le Conseguenze Economiche della Grecia“. La ringrazio molto per averci raggiunti in studio. Sono lieto di avervi qui a Share Radio.

La Grecia si è impegnata a ripagare il suo debito verso il FMI e mi pare ci sia una parte di quel debito che è in scadenza molto a breve e si dice che nessun paese abbia mai fatto default sui pagamenti dovuti all’FMI.

Bagnai: Con alcune eccezioni…

Con alcune eccezioni. Ma loro sono determinati a pagare. Voglio dire, nel corso dei prossimi quattro mesi, di fatto forse anche prima, dovranno pagare del denaro. In altre parole, il dibattito greco e la posizione della Grecia, per quanto sia stata concordata un’estensione dei prestiti per quattro mesi, è tuttora tremendamente urgente, no?

Bagnai: Sì certo, lo è. Lo è tuttora. E il governo greco essenzialmente ha solo acquistato tempo, ma la situazione non cambierà molto nei prossimi quattro mesi, principalmente perché, se non si affronta la radice del problema, che sta nel fatto che la Grecia ha una moneta fortemente sopravvalutata che deprime la crescita della sua economia, è impossibile, e lo sanno tutti, che l’economia greca possa mai essere in grado di produrre sufficienti profitti per ripagare il debito. E la lezione economica… e anche la lezione politica, della situazione greca ora è duplice. La lezione economica è che, come ora tutti sanno, la cura dell’austerità ha effettivamente aggravato la malattia, e così il debito è esploso in conseguenza del tentativo di ridurlo attraverso tagli della spesa pubblica. La lezione politica è che i governi eletti nella periferia dell’eurozona hanno possibilità d’azione molto ristrette. Inoltre è molto difficile per i politici risolvere il problema di riportare i loro paesi a crescere, se non fanno i conti col fatto che l’euro è un grosso ostacolo alla ripresa delle loro economie.

Be’, tu dici “come tutti sanno”. [Risate.] Immaginavi che avrei ripreso questo punto! I tedeschi non sembrano saperlo. Sembrano essere la principale opposizione, e io penso tuttora che credano, a me pare così, ma ditemi la vostra, che le misure e le riforme che sono state introdotte insieme ai pacchetti di salvataggio avrebbero funzionato, se solo fossero state implementate correttamente.

Granville: Penso ci sia un’incomprensione di fondo tra i greci e i tedeschi, e c’è anche un’incomprensione di fondo riguardo il nuovo governo greco che è appena salito al potere.

Già, infatti.

Granville: Fondamentalmente, il nuovo governo crede fortemente di poter cambiare le regole del gioco e contemporaneamente stare nell’euro. Crede di poter fare dei cambiamenti senza che ci siano problemi, senza dover passare di nuovo attraverso l’austerità, ma allo stesso tempo vogliono restare nell’euro. I tedeschi hanno una visione diversa – i tedeschi, quando c’è un gioco, e ci sono delle regole… la loro visione è “ci si attiene alle regole”.

Mhh… Ci potrebbe anche essere un problema nel modo di presentarsi. Un uomo come Yanis Varoufakis, il modo in cui si pone, quasi oltraggia culturalmente i tedeschi, per come la vedo.

Granville: Certamente.

La loro reazione è stata in parte… non solo dovuta al fatto che lui non rispetta le regole, ma anche al fatto che risulta un po’ oltraggioso.

Granville: Sì. Ma questa è stata fonte di, guardate… non voglio offendere i miei concittadini, ma guardate per esempio alle incomprensioni che ci possono essere tra i britannici e i francesi.

Oh sì, profonde!

Granville: Be’, i britannici, certo noi vi deridiamo… vi deridiamo sempre…

Ma ci vogliamo tanto bene!

Granville: Certo! Vi deridiamo sempre per i contratti e per tutto, ma una volta che i britannici hanno firmato un contratto, lo rispettano. E i francesi, di nuovo, non voglio offendere nessuno, non hanno intenzione di negoziare per sempre, e firmano piuttosto in fretta, ma poi ci sono delle condizioni da rispettare…

Come interpretate le riforme che i greci hanno presentato? Si è parlato dell’espressione inglese di “constructive ambiguity” non so se avete una traduzione diretta in francese o in italiano… Sembra che vogliano di proposito offuscare le loro riforme, come se volessero ottenere qualcosa, o forse solo guadagnare del tempo per fare i compiti a casa, se preferite, in un modo che apparentemente si adatta ai fatti, ma in realtà no, se li guardate da vicino.

Bagnai: Mi piace questa espressione: “constructive ambiguity”, che in italiano sarebbe “ambiguità costruttiva”, per i miei ascoltatori italiani. Questo è stato un grosso problema nella costruzione dell’Europa fin dall’inizio, perché abbiamo una sorta di ambiguità che mina l’intera costruzione, che è l’ambiguità di definire regole che sono molto rigide ma che hanno un’applicazione al contempo lieve e casuale. La stessa cosa è successa con le regole di Maastricht: lì avevamo regole molto rigide e chiare, e parametri per così dire magici: il 3, il 60, lo zero, ma non c’era volontà politica di attenersi realmente ad esse. E così, se torniamo al problema del rispetto delle regole, dobbiamo riconoscere che, fin dall’inizio, nessuno, né i paesi forti né tantomeno quelli deboli, si sono attenuti alle regole, perché erano, innanzitutto, regole irrazionali.

Granville: I primi a violarle sono stati i tedeschi, comunque.

Bagnai: I primi a violarle sono stati i tedeschi, e dobbiamo anche riconoscere che nella gestione della crisi, non solo lo spirito, il che è evidente, ma anche la lettera dei trattati è stata tradita, più e più volte. Una cosa che abbiamo scritto nell’articolo che ha attratto la tua attenzione penso l’abbia scritta Brigitte o qualcun altro, ma tutti ne abbiamo condiviso il significato è che “una volta che hai preso delle misure politiche che sono così apertamente contrarie alla prosperità della popolazione di un paese membro, hai violato sia lo spirito che la lettera dei trattati“. Considerate un’altra cosa. Guardate per esempio a quello che sta succedendo nella gestione del tasso di inflazione. Ora siamo in deflazione, che è ciò che Paul Krugman aveva previsto fin dal 1998; la BCE non sta obbedendo al proprio mandato. La BCE ha preso molte decisioni politiche interferendo direttamente con la vita politica di paesi come l’Italia. Io l’ho vissuto, in Italia. Ha preso la decisione giusta al momento sbagliato da un punto di vista economico, lasciando il sospetto, negli elettorati e nelle popolazioni, che quelle decisioni fosse influenzate non dalla razionalità economica, ma dalla volontà politica di effettuare delle riforme, che forse erano necessarie, ma che non avrebbero mai dovuto essere imposte da organi non eletti, e non durante una crisi. Questo ha, come dire, aperto una ferita nell’Europa, e questa ferita sta sanguinando.

Granville: Ma per rispondere alla domanda sulle proposte della Grecia, il fatto è che, se guardiamo alla cronologia degli eventi, non hanno molte possibilità di scelta, perché Draghi ha subito detto “chiuderemo i rubinetti, non ci sarà più liquidità”.

Ti riferisci all’ELA, per aiutare le banche.

Granville: Già. E così il governo greco ha subito dovuto presentarsi con qualche cosa che gli garantisse, perché questo è il problema principale, che gli garantisse assolutamente che avrebbero avuto la liquidità necessaria.

Già. Mhh… Nell’articolo voi parlate anche di… del fatto che forse la migliore strada da percorrere per la Grecia è uscire dall’euro. Ma è una possibilità realistica? Perché non c’è un regolamento per chiedere ad un paese di uscire, né c’è un regolamento che un paese possa usare se vuole uscire; si assume che l’euro sia per sempre, o no?

Granville: Si assume questo… Ma voglio dire, il modo in cui… Dobbiamo guardare in faccia le cose – è stato un progetto politico, fatto essenzialmente da due persone, che alla fine erano Mitterand e Kohl. Quindi c’era un progetto politico, e poi si sono rivolti a dei tecnocrati e gli hanno detto: “bene, voi lo implementerete”. Ma non avevano assolutamente idea, e certamente non avevano mai previsto che avrebbero dovuto affrontare una crisi profonda come quella del 2007-2008, e non era stato progettato alcun genere di meccanismo, non c’era un prestatore di ultima istanza, niente che li mettesse nelle condizioni di affrontare tali problemi.

E la reazione della BCE fu alquanto inadeguata allora.

Granville: Certo, all’inizio sì. Ma la cosa che Trichet avrebbe dovuto dire a quel tempo, è esattamente ciò che ha detto Draghi dopo: faremo “whatever it takes”. Ma è arrivato troppo tardi, e il danno era già stato fatto.

Parole meravigliose. Voglio dire, Mario Draghi ha giocato in modo davvero astuto, ha…

Granville: Dipende da quale parte stai!

[Ride.] Dico da un punto di vista puramente oggettivo, come uno che è del tutto estraneo alla cosa.

Granville: Sì certo.

Bagnai: Buon per te!

[Ride.] Noi abbiamo avuto esperienza dell’ERM, però, e l’uscita da quello.

Granville: Anche gli italiani in effetti.

Già. Perché Mario Draghi si trova con la Bundesbank appresso, che lo controlla, in ogni momento.

Bagnai: Sì quello è il problema, e dimostra un vizio fondamentale nel modo in cui l’euro è stato architettato, perché, se pensiamo agli anni ’90 dobbiamo ricordare che  be’, dal punto di vista italiano è abbastanza chiaro dove sta il vizio, dato che abbiamo avuto il dibattito tra il premio Nobel Franco Modigliani, che afferma che i problemi che avevamo avuto nei due decenni precedenti, cioè negli anni ’70 e ’80, dipendevano essenzialmente dal fatto che nel Sistema Monetario Europeo comandava la Bundesbank, e le altre banche erano costrette a seguire ciò che la Bundesbank decideva in termini di tassi di interesse. Voglio dire, quando c’è stata la riunificazione della Germania, i suoi tassi d’interesse sono cresciuti, e le altre Banche Centrali hanno dovuto alzare anche loro i tassi d’interesse, altrimenti ci sarebbe stata una fuga di capitali verso la Germania, e questo sistema era in un certo senso asimmetrico, perché vedeva la Bundesbank come leader, e tutti gli altri a seguirla. La grande illusione è stata che creando una Banca Centrale a livello europeo, tale Banca Centrale si sarebbe comportata in modo collegiale, cioè avrebbe preso le sue decisioni collettivamente – ma evidentemente riuscivano a vedere ciò che è evidente ora, e cioè che c’è una maggioranza, o comunque un blocco di paesi forti del nord Germania, Austria, Finlandia, Danimarca, Belgio, Olanda, qualche volta la Francia, e via che avrebbe di fatto comandato la BCE, che alla fine è una Bundesbank 2.0 e niente di più, con l’aggiunta che, per noi italiani, dato che hanno scelto un italiano alla presidenza la BCE, ci vengono a dire che le politiche monetarie europee si stanno facendo nei nostri interessi  ma vedi, il problema è che non è possibile fare una politica a livello sovranazionale che sia davvero nell’interesse di alcuno dei paesi membri. Abbiamo esattamente la stessa situazione in Italia. L’Italia è un esperimento naturale molto interessante, perché è costituita da diverse “nazioni”: c’è Firenze, dove sono nato io, e poi c’è una serie di altri paesi meno sviluppati… Si è deciso di unirci assieme e costituire l’Italia. Non ha mai funzionato. Dopo centosessanta anni che voglio dire, dopo centosessanta anni con una Banca Centrale italiana, le politiche monetarie in Italia non sono mai riuscite a colmare il divario tra il nord e il sud, il che significa che…

Granville: Ed è costato una fortuna, oltretutto…

Bagnai: Ed è costato una fortuna. Voglio dire, Mario Draghi è astuto, Mario Draghi è un economista brillante, un economista ad orologeria, ma non voglio…

Definisci il concetto: suona molto svizzero.

Bagnai: [Ride.] Ma… la politica monetaria ad un livello sovranazionale di per sé non può fare nulla per risolvere i massicci squilibri tra i paesi membri, e dobbiamo affrontare questo problema, perché ciò che occorre, ad un livello monetario, per colmare tali squilibri, è flessibilità nominale tra le valute nazionali, o altrimenti, in alternativa, i trasferimenti fiscali. Ma non si può essere contrari ad entrambe le cose.

Intendi degli agganci valutari mobili?

Bagnai: Agganci valutari mobili, o un qualche genere di… una perfetta flessibilità non è mai esistita, però è importante sapere una cosa, perché non è molto nota: se da un lato non abbiamo mai avuto dei regimi di tassi di cambio perfettamente flessibili, dall’altro non abbiamo nemmeno mai avuto un regime di tassi di cambio così rigido com’è l’euro, perché perfino nel gold standard c’era molta flessibilità nei tassi di cambio nominali tra il centro, i paesi core, e la periferia, e questa flessibilità dipendeva da diverse cose, ad esempio dal fatto che la periferia aveva un regime valutario basato sull’argento anziché sull’oro, e quindi c’erano degli aggiustamenti che dipendevano dai prezzi relativi di questi due metalli, e c’erano molte altre cose. Ora è la prima volta nella storia dell’umanità che…

Granville: Seenza trasferimenti fiscali. Se la Germania volesse trasferire, non so, il 50% del suo PIL agli altri paesi, allora non ci sarebbe alcun problema.

Intendo… al centro della questione c’è questa idea di cedere sovranità. Ma quando le cose si mettono male nell’eurozona, o si mettono male nell’Unione Europea, allora vediamo una ricaduta verso gli interessi nazionali, no? E alla fine sentiremo sempre il richiamo di quelli.

Bagnai: Ma gli interessi nazionali di per sé non sono una cattiva idea, voglio dire, si dovrebbe… Ora io sono a Londra, e sono molto felice di essere qui. Sto cercando di parlare inglese e non so se riuscite a capire quello che dico…

Ogni singola parola!

Bagnai: Grazie, grazie. Questo è un buon inizio. Ma pensate cosa significa, in pratica, trasferire il potere politico ad un livello sovranazionale. Significa che la gente, gli italiani, quelli che non parlano inglese, non potranno mai avere alcuna voce in capitolo nel processo politico. E questa è un’altra cosa che i politici italiani ci hanno detto: Mario Monti è stato molto chiaro su questo; durante un’intervista sull’Italia in Europa ha detto all’elettorato italiano che il progetto europeo è un progetto nel quale si tolgono certe decisioni dal livello nazionale per portarle al livello europeo, perché il livello europeo è “al riparo dal processo elettorale”. E il vero problema che stiamo affrontando adesso, in Europa, non è tanto quello apparente, cioè quello economico. È piuttosto quello politico. È il fatto che dobbiamo cedere sovranità, il che significa cedere democrazia, in cambio di… che cosa? Non è del tutto chiaro in cambio di che cosa dovremmo cedere democrazia.

Mhh… vero! Sto guardando l’orologio e vedo che ci restano solo pochi minuti. Allora, una domanda per entrambi, assieme o uno alla volta, è: quali sono le prospettive? Siamo semplicemente condannati a ciò che nel nostro caso, ma per voi nell’esperienza diretta, è una crisi senza fine nell’eurozona, dato che ha dei vizi di fondo, e questi vizi di fondo porteranno alla fine all’uscita della Grecia?

Granville: Sì!

[Risata.]

Granville: [Ride.]

Abbiamo ancora spazio per una risposta dettagliata!

Bagnai: La mia risposta è la stessa: Sì, certo.

Granville: Sì. Il sistema, così com’è stato concepito, è assolutamente insostenibile. Adesso abbiamo questo governo democratico in Grecia, ed è schiacciato perché da una parte la popolazione vuole restare nell’euro, ma senza l’austerità: questo non potrà funzionare.

E così un’Europa progettata per la pace potrebbe portare a maggiori conflitti?

Granville: Esattanebte.

Bagnai: Devo anche dire che… e non è una cosa molto popolare in Italia ma… ci stanno dicendo che abbiamo avuto 50 anni di pace grazie all’euro, ma l’euro c’è da meno di 20 anni, e se abbiamo avuto mezzo secolo di pace è perché ci sono gli Stati Uniti che hanno governato per mezzo di…

Sì, più la NATO direi, o no?

Bagnai: Sì, l’alleanza atlantica, la NATO, è quella che ci ha effettivamente garantito un po’ di anni di pace. Dobbiamo guardare in faccia la realtà. Considerate nuovamente l’Italia come esempio di unione monetaria. Siamo riusciti ad avere una coesistenza più o meno pacifica tra diverse nazioni: la Repubblica Veneta, il Regno di Napoli, e così via, per mezzo di massicci trasferimenti fiscali, ma i trasferimenti fiscali non sono stati la soluzione, e non hanno portato alcuna prosperità al sud, che è invece affondato sempre di più nella depressione.

Granville: E tuttora c’è disoccupazione.

Bagnai: E tuttora c’è disoccupazione, peraltro sta soffrendo le conseguenze della crisi molto di più rispetto al nord in questo momento. Dobbiamo apprendere da quell’esperienza, e la migliore soluzione, la migliore opzione in questo momento per i politici europei, se veramente vogliono fare il loro mestiere, sarebbe di prendere in mano la situazione e optare per uno smantellamento concertato e controllato del…

Granville: Un “forse basta così” .

Bagnai: Un dire “basta“, sì: dire che è stato abbastanza, e optare per uno smantellamento concertato dell’eurozona.

Purtroppo è “basta”, è abbastanza. Nel miglior modo possibile. Ho apprezzato molto questa conversazione, ma ora il tempo è contro di noi.

 

I Proclami Di Renzi E La Realtà…Pensioni

I Proclami di Renzi si scontrano sempre con la realtà dei dati e dei fatti, è arrivato il tempo dell’insostenibilità del debito e quindi delle pensioni.

 

taglio alle pensioni_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

Conciati per le feste i lavoratori, come si dice in Calabria, quando si è cotti, adesso tocca agli statali (ritirato il decreto delle fantomatiche assunzioni da Renzi) e alle pensioni di tutti, perchè il DEBITO PRIVATO e non la SPESA PUBBLICA (come abbiamo visto QUI) sono insostenibili, esattamente come avevamo anticipato QUI, QUI e QUI, ecc.

Purtroppo il popolo aspetta i LEADER calati dall’elite, quando basterebbe risvegliare se stessi.

Gli amanti del taglio saranno contenti, non capendo che saranno i primi a rimetterci, con un ulteriore impoverimento e crollo della domanda, con la spirale deflattiva che piombera al punto di non ritorno, poi si invocherà l’interventismo dello stato, oppure dell’elite privata che non vede l’ora di mettere le mani sulle pensioni in maniera definitiva.

Eppure Keynes parlava chiaro, su cosa non si doveva fare in tempi di crisi, ma il popolo non ama molto la storia economica e politica e dimentica in fretta.

Poi i risultati sono quelli che ci dicono LORO, gli “amici” del FMI, gli stessi che ci hanno già detto che alla fine quando non funzionerà, (perchè sappiamo che non può funzionare), il massacro sociale, un bel prelievo forzoso nelle tasche degli italiani del 10%, servirà a mettere tutto apposto (dicono loro e non noi), ma anche quello non funzionerà, ma darà il tempo per compiere l’opera, un bel PIU’ EUROPA… dopo finish…ad essere cotti non saranno solo i lavoratori.

Non ha caso i diversamente sinistrati erano a favore dei tagli e ora sono contro l’austerità ma non contro l’euro, perchè in realtà sono il nuovo mezzo del sistema capace di raccogliere parte del consenso del popolo, che gli permetterà di guadagnare tempo prezioso, per portarvi alla falsa soluzione della PIU’ EUROPA, con rappresentanti democraticamente eletti chiaramente, così saranno ancora più potenti e legittimati al massacro vostro.

Adesso potete blaterare conto una commissione europea di tecnocrati non eletti, dopo dovrete stare muti, vi faranno uccidere con le vostre stesse mani…esattamente come oggi.

Articolo di Oggi sul Fatto dal titolo:

Fondo monetario: “Italia non ha futuro radioso né sereno. Tagliare le pensioni”

“Presentando il rapporto del Fmi sul nostro Paese il direttore esecutivo Andrea Montanino ha detto che “la crescita potenziale dell’Italia di fatto crolla per gli anni futuri, siamo inchiodati allo 0,5%”. Kenneth Kang, capo missione dell’istituzione di Washington, ha poi avvertito che restiamo “vulnerabili” sui mercati” e ha tornato a chiedere di ridurre la spesa previdenziale per contenere le uscite dello Stato…”

Capito? Oltre all’imperativo di per se inaccettabile per noi…e normale per molti…crescita inchiodata allo 0,5 per diversi anni futuri….ben lontana di quel 1,8% nel 2015 e del 3,6% nel 2016 che vi propinano Confindustria e Renzi, che può accadere solo su marte…e anche su quel 0,5 abbiamo FORTI DUBBI…

Capito? CONTENERE LE USCITE DELLO STATO, ma scusatemi non è una crisi di DOMANDA? aaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhh ma quelle sono SPESE IMPRODUTTIVE, aaaaaaaahhhhhhhhhhhhh, ho capito, se uccidiamo i pensionati dopo avere ucciso i giovani e la manifattura, forse risaniamo le SPESE IMPRODUTTIVE…peccato che UCCIDIAMO ANCHE IL PIL…e quel DEBITO PRIVATO aumenta, sai che uno dovrà pur vivere in qualche maniera….sai se nessuno ha i soldi per comprare perchè gli tagli salari e pensioni….

Abbiamo pensato a tutto…ricordati che abbiamo la fontana che hanno sporcato quei vichinghi Olandesi…loro ci hanno mandato i capitali, noi gli paghiamo i congrui interessi con i tagli e se non bastano gli vendiamo la fontana che hanno sporcato…tutto programmato.

aaaahhhhh…adesso ho capito, mi mancava la fontana.