Bollettino Di Guerra Numero 9

Bollettino di guerra numero 9 e l’indifferenza di una parte del popolo italiano

 

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di Vittorio Boschelli

Nonostante le pagliacciate di Ri-Presa di Renzi che vi propinano a reti unificate, l’economia reale italiana e la salute dell’unione europea in genere è tutt’altro che rosea.

Anzi se c’è tanto ottimismo, la storia recente insegna che ci saranno presto tante botte a orbi…tutto proporzionale, l’illusione intensificatasi null’ultimo periodo, serve proprio a farvi digerire meglio le botte, a dimostrazione (secondo loro) che servono per il vostro bene e quello dell’italia.

Nuovi tagli pubblici e di salario, privatizzazioni (compreso sanità e pensioni) e tasse, intanto la gente piomba nella povertà assoluta, si suicida, si ammala di depressione, le aziende chiudono e licenziano, vengono acquistate a prezzo di saldo dalle multinazionali per poi assumere con contratti precari e svalutati con i dovuti licenziamenti da portare al successivo consiglio di amministrazione, come premio, tutto facente parte del piano eurista e mondialista sulla vostra pelle, che molti italioti ancora si ostinano a non capire, per tanti ragioni ideologiche e di lavaggio mediatico verso la disinformazione di massa e la sua ipnosi collettiva.

Avere fiducia in questi politicanti e in una moneta unica nonostante non esista un paper di un qualsiasi economista in tutto il mondo a favore di tale tesi (vi sfido a trovarne uno), è da inutili idioti, servi del sistema mondialista e vittime della propaganda questo lo diciamo senza giri di parole, come abbiamo sempre fatto, risultando anche antipatici, ma dobbiamo indurre a documentarvi e solo facendovi sentire in colpa possiamo riuscirci, poi odiateci lo stesso ce ne faremo una ragione.

Non è più il tempo di usare il fioretto del politichese o peggio dell’indifferenza c’è bisogno della sciabola, con noi o contro di noi, che poi equivale ad essere contro voi stessi.

La guerra è già iniziata da anni ma nessuno vi ha avvisato….il lavoro “sporco” qualcuno deve pur farlo.

 

Senza casa e lavoro, coppia coniugi dorme in auto sotto il Comune di Ortona

Sono Stefano Franzese e Anna Maria Damiani, marito e moglie di origine napoletana, che si erano trasferiti ad Ortona avendovi trovato un lavoro. A 60 e 58 anni avevano deciso di cambiare vita e in Abruzzo oltre all’impiego (lui da operaio, lei da badante) avevano trovato anche un tetto. Tutto per loro è svanito quando entrambi hanno perso il lavoro da una ditta privata, e si sono trovati con un pugno di mosche in mano, ad una età difficile per trovare una nuova collocazione occupazionale, in una città -Ortona- che negli ultimi anni ha perso centinaia di posti di lavoro per la chiusura di tantissime aziende. Dallo scorso giugno vivono in un’auto, che hanno parcheggiato sotto il portone del palazzo comunale, avendo chiesto invano un sostegno agli amministratori. A loro è stata assicurata almeno la certezza dei pasti alla mensa del ristoro degli Angeli, ma è soprattutto un tetto, con la stagione fredda in arrivo, quello che manca, o meglio la possibilità di pagare un affitto: “la voglia di lavorare non ci manca”, ribadiscono, “dateci una occasione”.

Fonte rete8.it

 

Bagni di Lucca: Alce, scade cassa integrazione. In arrivo 39 licenziamenti

Si chiuderà proprio in questi giorni, con l’invio delle lettere di licenziamento, il caso dei dipendenti Alce. Essendo in scadenza, infatti, il rinnovo della cassa integrazione e vista, soprattutto, l’assenza di un progetto industriale necessario a riassorbire gli operai rimasti senza lavoro l’epilogo a detta di molti non poteva che essere questo.
L’azienda, specializzata nella produzione di tannino con annesso comparto cartiera, aveva cessato la propria attività nel 2009; da allora era stato avviato l’iter per la realizzazione di un impianto a biomasse che però non è mai giunto a compimento. Un vicenda, quella della centrale, che aveva generato decine di assemblee popolari passando per le aule di tribunale (dopo i ricorsi intentati dai Comitati Ambiente e Salute), coinvolgendo a più riprese i consigli comunali di Bagni di Lucca e Borgo a Mozzano, originando incontri sindacali, tavoli istituzionali, meeting con i rappresentanti delle aziende coinvolte (oltre ad Alce, Biomasse del Serchio Srl, Futuris Spa e Terra uomini ambiente). Una vicenda, partita dopo il rilascio dell’autorizzazione unica da parte di palazzo Ducale, che aveva chiamato ad esprimersi l’Agenzia regionale per la protezione ambientale, l’Ordine dei medici di Lucca, l’Isde e tanti tra esperti e tecnici come Federico Valerio, Marco Stevanin, Annibale Biggeri, Rossano Ercolini, Paul Connett, Stefano Montanari, Alfredo Scipioni. Una vicenda che sembra essere arrivata davvero al capolinea.
«Oggi cessa la cassa integrazione biennale – spiega il sindacato – e di conseguenza domani i 39 lavoratori rimasti saranno licenziati. Un altro segmento industriale scomparirà da Bagni di Lucca».
Operai e sigle sindacali, riuniti martedì in assemblea, non hanno potuto far altro che prendere atto dello stato attuale delle cose: dopo l’arrivo delle lettere di congedo per quasi 40 ex dipendenti (degli oltre 110 originari) inizierà il periodo di mobilità. Nessuna riconversione industriale insomma, nessuna possibilità di reimpiego anche se dopo il ritiro degli investitori e l’abbandono del progetto dell’inceneritore le ipotesi di riutilizzo del sito erano state diverse: durante gli ultimi incontri avvenuti in provincia, infatti, Maurizio Varraud
(legale rappresentante di Alce) aveva paventato l’idea di riprendere la produzione del tannino ed aveva messo a disposizione alcuni terreni dell’azienda per eventuali attività alternative come la fabbricazione di legno edile. Possibilità poi non concretizzatesi.

Fonte iltirreno

 

Reggio Calabria: Atam, trattativa saltata, si va verso 21 licenziamenti

Tre giorni di trattative ma il punto d’incontro ancora non c’è. Il buon senso imporrebbe una smussatura degli spigoli: in palio c’è il futuro di 21 lavoratori e la salvezza dell’Atam dal rischio default. Sindacati e azienda seduti attorno allo stesso tavolo cercano la quadratura del cerchio, che però non arriva. Il traguardo da raggiungere è quello di arrivare ad una pianta organica snella, 290 unità lavorative. E bisogna arrivarci in fretta perché mercoledì è fissata l’udienza al Tribunale fallimentare. Ma le posizioni restano ancora distanti. L’Azienda deve rispettare il piano di risanamento presentato in Procura, intende adempiere agli impegni assunti in Tribunale, impegni che consentiranno ad Atam di camminare sulle proprie gambe, di avere un futuro solido. Giorni di febbrile trattativa si stanno vivendo in Azienda dove i tempi sono scanditi dagli incontri, in cui le sigle sindacali cercano di trovare la soluzione affinché nessuno rimanga senza stipendio e senza lavoro. Fino a notte si è discusso anche ieri ma il punto d’incontro non è arrivato e se non devesse maturare entro lunedì si dovrà per forza di cose procedere ai licenziamenti. Un passaggio che si è cercato di scongiurare ma al momento senza successo. Per ridurre la pianta organica l’Azienda pare abbia pensato innanzi tutto ad accompagnare al traguardo della pensione i dipendenti più vicini per età anagrafica e anzianità di servizio. Ma questa operazione non basta per raggiungere l’obiettivo così si stanno passando al vaglio tutti gli strumenti utili capaci (il contratto di solidarietà a percentuali basse) di traghettare l’Azienda verso porti sicuri. L’istanza di fallimento avanzata dalla Procura non lascia molte alternative. Il percorso di risanamento imposto dalla Procura è passato da diversi step, che hanno fatto emergere il grado di credibilità del management aziendale. Tutte le “caselle” stanno andando al loro posto. Ieri mattina l’amministratore unico dell’Azienda, Antonino Gatto è stato a Catanzaro per verificare l’iter della transazione, la bozza dell’atto è quasi pronta, c’è solo da limare qualche dettaglio. E anche al Comune si sta lavorando per ultimare la documentazione rispetto al conferimento degli immobili con cui l’Ente proprietario dell’Azienda provvede alla ricapitalizzazione di un capitale che era stato eroso nel corso degli anni dai ritardi degli enti locali e da scelte che si sono rivelate fallimentari per l’Azienda di trasporto pubblico. Le perizie delle strutture del Botteghelle e via Foro Boario sono quasi ultimate. Adesso serve un ultimo sforzo per evitare i licenziamenti e salvare l’Azienda.

Eleonora Delfino

Fonte gazzettadelsud

 

Roma: Basf scattano i licenziamenti, 60 famiglie in mezzo ad una strada

Una sessantina di persone prossime al licenziamento. La riorganizzazione aziendale annunciata nelle scorse settimane dalla Basf si trasformerà a breve in “dramma sociale” per alcuni dei lavoratori dell’impianto di via di Salone. Una situazione annunciata nel corso di un’intervista a RomaToday da Roberto Spaggiari, direttore della Divisione Catalizzatori. Di fatto è stato proprio il nostro giornale la fonte da cui i dipendenti hanno appreso la notizia. Ed ora i sindacati provano a reagire e soprattutto a chiedere risposte. E’ la Femca Cisl la prima sigla a muoversi. Lo farà domani con uno sciopero che porterà i lavoratori in piazza, proprio sotto lo stabilimento chimico tra Settecamini e Ponte di Nona. Sono durissime le parole usate da Giuseppe Mandato, segretario generale della Femca Cisl di Roma: “Come si può decidere 60 licenziamenti, mettendo 60 famiglie in mezzo ad una strada, e comunicarlo con leggerezza e soavità in una intervista rilasciata ad un giornale? Noi siamo sconvolti ed esterrefatti, così siamo nel Far West non nella Capitale d’Italia”.
“Purtroppo, contrariamente a quanto deciso fino ad oggi con le Organizzazioni Sindacali e con i suoi dipendenti”, spiegano dal sindacato, “la Basf ha dichiarato la soppressione di 60 posti di lavoro per effetto della chiusura di 3 reparti di produzione, conseguente alla decisione di delocalizzare alcune linee produttive. Una decisione gravissima che noi sindacati abbiamo appreso dalle dichiarazioni rilasciate alla stampa dalla direzione aziendale e che scaturisce da mere motivazioni economiche e di business, non tenendo in alcun conto il dramma che questo significa per le 60 famiglie coinvolte dal licenziamento”.

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Pomezia, 56 licenziamenti e 95 cassaintegrati alla Ica Foods-Crik Crok

Nella tarda serata di ieri si è conclusa la procedura per 56 licenziamenti della Ica Foods International Srl, società cessionaria neo costituita dalla cedente Ica Foods Spa, proprietaria del noto stabilimento di produzione delle patatine a marchio Crik Crok.
“Come è noto – ha dichiarato il Segretario Generale della Flai Cgil Roma Sud Pomezia Castelli, Gianfranco Moranti – la Ica Foods Spa ha chiesto un concordato preventivo presso il tribunale fallimentare di Velletri affittando beni, impianti e dipendenti alla neo Srl per 3 anni. Ci sono stati 75 giorni di intense trattative, svoltesi in Regione Lazio e presso il Ministero dello Sviluppo economico, volte a trovare soluzioni che garantissero la prosecuzione dell’attività produttiva e il mantenimento dell’occupazione. Dopo un lungo braccio di ferro tra proprietà e Sindacati che aveva visto anche uno sciopero nel luglio scorso, si è siglato l’accordo sindacale in Regione Lazio che scongiura almeno per un anno i licenziamenti”.
“Infatti – prosegue Moranti – potranno accedere alla mobilità solamente coloro che non si opporranno, cioè i cosiddetti “volontari”, e non ci saranno licenziamenti unilaterali da parte dell’azienda. In quest’anno si impiegherà la Cassa Integrazione che vedrà coinvolti 95 dipendenti, 10 tra gli impiegati e 85 nell’area produttiva/magazzini. Purtroppo tra gli impiegati ci sono degli esuberi strutturali, perché la nuova organizzazione aziendale prevede la soppressione di alcune loro figure/mansioni. Abbiamo strappato all’azienda l’impegno di ricollocare tali figure in produzione. La società si è impegnata nel contempo a predisporre un piano di risanamento volto al riequilibrio dei fattori produttivi ed a un riposizionamento strategico sul mercato attraverso una intensificazione della politica commerciale diretta alla acquisizione di nuove commesse in particolare nei mercati esteri”.
“Sarà un anno difficile, di sacrifici per tutte le maestranze, -conclude il Segretario della Flai – nella speranza che il Tribunale di Velletri conceda il concordato in continuità alla Ica Foods Spa”.

Fonte ilcorrieredellacitta

 

Licenziamenti al Cara di Mineo, dimezzati i 390 lavoratori

Licenziamenti al Cara di Mineo. La direzione del centro richiedenti asilo piu’ grande d’Europa fa sapere che partiranno sin da domani le prime cinquanta lettere che riguardano il piano di preavviso di esubero per operatori di base del Centro di accoglienza richiedenti asilo di Mineo con l’obiettivo finale di ridurre del 50% gli attuali 390 lavoratori. “I migranti presenti nella struttura – spiega il direttore del Cara, Sebastiano Maccarrone – sono diminuiti della meta’: passando da 4.000 a 2.000, numero che continuera’ a scendere. Non possiamo mantenere gli stessi dipendenti per il doppio degli ospiti, dobbiamo purtroppo agire”.

Fonte cataniatoday

 

Maglie: Cercava da tempo un lavoro, 32enne si impicca nel bagno di casa

Probabilmente il suo problema più grande era il lavoro che non riusciva a trovare. Faceva infatti piccoli lavori saltuari il giovane 32enne che è stato trovato impiccato, nel bagno di casa, questa mattina a Maglie. A fare la tragica scoperta sono stati i familiari con i quali il giovane abitava alla periferia della città. Il ragazzo, che faceva l’operaio, era in cerca di un’occupazione più regolare. Sul posto sono intervenuti i carabinieri e i vigili del fuoco.

Fonte quotidianodipuglia

 

Aosta: Sfrattato, 67enne si suicida sparandosi alla tempia con una pistola sparachiodi

Voleva suicidarsi, e nel contempo far saltare in aria il palazzo dove viveva, oppure prima di morire ha voluto allestire una macabra messinscena come ‘ultimo saluto’? E’ un giallo, per ora, la morte dell’elettricista aostano Bruno Dal Bon, 67 anni, il cui cadavere è stato rinvenuto oggi pomeriggio, lunedì 28 settembre, vicino a un tavolo dal lavoro in un garage al numero civico 5 di via Monte Grivola.
Lui si è sparato a una tempia con una pistola sparachiodi e all’interno della sua abitazione, al piano sopra l’autorimessa, sono state trovate delle bombole del gas aperte e nascoste dentro dei sacchi, collegate con dei fili elettrici.
La Squadra mobile aostana, intervenuta sul posto insieme al 118 e ai Vigili del fuoco, sta compiendo una serie di accertamenti investigativi. In casa sono stati trovati dei biglietti scritti dall’elettricista, a conferma della tesi del suicidio. Secondo la polizia il suicidio potrebbe esser stato motivato da un’ingiunzione di sfratto che l’uomo aveva ricevuto nei giorni scorsi e che gli intimava di lasciare casa in breve tempo.
Inoltre, Bruno Dal Bon da alcuni mesi – sempre secondo quanto riferito dalla Questura – era apparso ‘agitato e spaventato’: vicino al corpo è stato trovato anche il ritaglio di un articolo di giornale su possibili infiltrazioni mafiose in Valle d’Aosta.
Per martedì 29 settembre è in programma l’esame del corpo da parte del medico legale. A coordinare le indagini è il pm Luca Ceccanti. Dal Bon aveva avvolto anche il proprio corpo con dei cavi elettrici e aveva sbarrato la porta del garage.

Fonte valledaostaglocal.it

 

Messina: Articolista precario si suicida facendo esplodere una bombola di gas. Muore anche la madre

L’esplosione improvvisa e assordante nel silenzio della notte, poi le fiamme, infine la tragedia. Due persone, madre e figlio di 90 e 53 anni, sono morte, nella notte tra ieri e oggi, a Messina. Secondo le prime ricostruzioni dei vigili del fuoco la causa della deflagrazione che ha distrutto l’abitazione nel villaggio denominato Santo, sarebbe una perdita di gas non casuale ma voluta. Sono state infatti trovate nella camera da letto tracce di una bombola di gas aperta. La casa però è dotata di metano. Motivo per cui in un primo momento i soccorritori hanno ipotizzato la presenza di una stufa che, però, non è stata trovata. Il figlio, mentre la madre era già a letto, avrebbe lasciato la bombola aperta e sarebbe andato a dormire. Ma la donna si sarebbe svegliata e avrebbe acceso la luce, provocando l’esplosione. È stato infatti il rogo a ucciderli. Buona parte dell’appartamento, così come il balcone esterno, sono stati distrutti; porte e le finestre sono volate vie. Alcuni detriti sono arrivati fino all’autostrada poco più a monte, nei pressi dello svincolo di Gazzi. Il boato è stato avvertito anche dalla sede dei vigili del fuoco, in via Salandra, un paio di chilometri più a valle rispetto al luogo della tragedia. Sono stati i vicini i primi a intervenire. Dopo l’esplosione hanno sentito per alcuni minuti le urla dell’anziana. Ma non c’è stato niente da fare: la casa era chiusa da una porta blindata che, seppur parzialmente distrutta, avrebbe impedito l’ingresso. Qualche residente ha tentato di entrare dal balcone ma è stato respinto dal fumo. Sono in corso le indagini per capire quale sia il motivo all’origine del possibile suicidio-omicidio. L’uomo è un articolista precario della Provincia di Messina. I suoi colleghi lo descrivono come una persona molto sensibile e allo stesso tempo disponibile. «Una volta si era scaricata la batteria dell’orologio di un collega e lui si è offerto di farglielo riparare – racconta un dipendente – dava l’idea di una grande fragilità». Figlio unico, viveva da sempre con la madre. I vicini raccontano di vederli sempre insieme, spesso a braccetto in strada. L’appartamento si trovava al secondo piano di una palazzina in via San Filippo. Non sembrerebbero esserci danni rilevanti alle abitazioni al piano terra e al primo piano. Sul posto, la polizia scientifica per effettuare i rilievi del caso, insieme a due squadre di pompieri che hanno messo in sicurezza l’edificio.

Fonte meridionews.it

 

Pesaro: Disoccupato 40enne arrestato, “Ho perso il lavoro, rubo per tirare avanti”.

Ladro per… necessità. Almeno così si è giustificato. Sì, perché quando un uomo di 40 anni è stato beccato dai carabinieri di Borgo Santa Maria, dopo la segnalazione di alcuni passanti che lo avevano notato aggirarsi con fare sospetto fra i capannoni della zona industriale, lui si è giustificato così: “Ho perso il lavoro, rubo per tirare avanti”.
I militari lo hanno beccato con le mani nella marmellata, dopo che aveva arraffato – cioè – trapani, seghe, cacciaviti professionali e quant’altro che, c’è da giurarci, avrebbe rivenduto per rimediare qualche soldo. Portato a Villa Fastiggi, nella casa circondariale, il giudice gli ha concesso i domiciliari, in attesa del processo per direttissima che verrà celebrato martedì prossimo.

Fonte pu24.it

 

Disoccupato 53enne in cerca di lavoro devasta uffici Asl di Chieti-Lanciano-Vasto

L’uomo, residente a Bucchianico, era rimasto senza lavoro e si era recato alla Asl di Chieti-Lanciano-Vasto , dopo che l’ex prefetto di Chieti Fulvio Rocco de Marinis aveva segnalato il suo caso alla direzione generale dell’azienda sanitaria con una lettera. Quando si è presentato negli uffici dell’Asl e non è stato ricevuto per un colloquio, ha dato in escandescenza danneggiando un pannello del controsoffitto dopo aver lanciato in aria una sedia di plastica, ha fatto cadere un armadietto metallico vuoto ed ha danneggiato parte di una fotocopiatrice. Il 53 enne fino a qualche anno fa allevava pollame ma che nel frattempo ha dovuto chiudere l’attività . L’uomo, una volta calmatosi, ha ammesso le proprie responsabilità ed ha raccontato le vicissitudini ed il difficile momento economico che sta attraversando. L’uomo è stato denunciato dalla Polizia per danneggiamento aggravato.

Fonte rete8.it

 

Bulgaria: Stop arrivi migranti, chiesa ortodossa contro il papa

Il governo di Sofia deve smettere di accogliere migranti in Bulgaria. È quanto si legge in una dichiarazione del Santo Sinodo della Chiesa ortodossa bulgara. «La Chiesa ortodossa prova compassione e chiede solidarietà per i profughi che ormai si trovano tra di noi ed hanno un vero, e non falso, bisogno delle nostre cure e del nostro appoggio materiale – si legge nella dichiarazione. Noi aiutiamo i profughi senza fare differenza per fede o nazionalità, ma riteniamo che il governo non debba in nessun modo accoglierne altri». Il Santo Sinodo ritiene inoltre che «chi ha creato il problema dei migranti dovrà anche risolverlo e non è giusto che il popolo ortodosso bulgaro paghi il prezzo rischiando così di perdere il proprio Stato cristiano». «Se quello di Sofia è il governo di uno Stato cristiano, dovrà nella maniera più categorica porre in seno a tutti gli organismi internazionali la questione di far cessare immediatamente le guerre nel Medio Oriente e nell’Africa Settentrionale e chiedere se non è in atto in quei paesi una persecuzione dei cristiani», si afferma ancora nella dichiarazione del Santo Sinodo.

Fonte Ansa

 

Migranti: False assunzioni per permessi di soggiorno, 27 denunce a Roma

Gli agenti della polizia, al termine di una complessa indagine durata oltre un anno, hanno denunciato 27 persone che, in concorso tra loro e con uso di atti falsi, hanno favorito la permanenza di cittadini extracomunitari sul nostro territorio. Agli immigrati sono state fornite false dichiarazioni di assunzione per ottenere il permesso di soggiorno. L’indagine è partita a marzo del 2014 nella Capitale, quando a seguito di una presentazione di una comunicazione di cessione fabbricato, fatta da un cittadino italiano, in favore di un cittadino straniero presso gli uffici del Commissariato Esquilino, gli agenti hanno eseguito un controllo presso l’indirizzo indicato ma non hanno trovato la persona ospitata. Già da un primo accertamento era emerso che a carico dello straniero era stata emessa una nota di rintraccio per non aver ottemperato a un invito a presentarsi alle forze dell’ordine. Continuando nell’accertamento, i poliziotti hanno ascoltato il proprietario dell’appartamento, G.L., il quale, dopo una breve resistenza, ha ammesso di aver ospitato la persona solo a titolo di cortesia e per favorire un suo conoscente. Lo stesso, incalzato dalle domande degli investigatori, ha poi aggiunto di non aver mai conosciuto lo straniero, che per altro non aveva mai usufruito dell’alloggio, e di aver accettato di presentare la richiesta di ospitalità solo per ricevere un compenso, circa 1000 euro. Denunciato in stato di libertà per aver favorito la permanenza del cittadino extracomunitario sul territorio, gli agenti hanno incrociato tutta un serie di informazioni per scoprire se dietro alla falsa dichiarazione appena scoperta potessi nascondersi una più ampia organizzazione criminale.Nel corso dell’attività infatti, sono state rintracciate altre persone coinvolte che hanno affermato di aver avuto contatti con intermediari stranieri, con G.L., dipendente presso una ditta di trasporti, e alcuni suoi colleghi di lavoro. Erano proprio loro che durante lo svolgimento del loro mestiere, venivano a conoscenza di persone extracomunitarie che avevano bisogno di dichiarazioni di assunzione per l’ottenimento del permesso di soggiorno e le contattavano. In particolare, nella zona dell’Esquilino, è stata individuata un’agenzia di mediazione, attualmente chiusa, specializzata nella trattazione delle pratiche di rinnovo e rilascio del soggiorno, dove erano state elaborate la maggior parte delle istanze illecite, sul cui proprietario sono ancora in corso accertamenti. Ascoltati anche i colleghi di G.L., gli stessi hanno riferito che per ogni pratica di assunzione compilata e firmata, avrebbero ricevuto un compenso 2.500 euro. Tra le persone indagate è stato individuato anche un cittadino del Bangladesh, che si è accertato fungesse da mediatore tra gli stranieri da regolarizzare, i datori di lavoro, e coloro che con dichiarazioni mendaci ospitavano sedicenti extracomunitari.

Fonte Adnkronos

 

Lavoro: Per il 90% dei giovani italiani inevitabile andare all’estero

Il dato è di quelli che fanno riflettere perché certifica un orientamento talmente diffuso da far credere che in troppi, ormai, considerano l’Italia un Paese “perduto”. Almeno dal punto di vista lavorativo che, per i nostri giovani, rappresenta un’assoluta priorità. Di cosa stiamo parlando? Del rapporto – realizzato dall’istituto Giuseppe Toniolo, in collaborazione con l’Università Cattolica – che documenta come il 90% dei giovani italiani, di età compresa tra i 18 e i 32 anni, ritenga pressoché inevitabile andare all’estero per trovare un lavoro adeguato alla sua formazione o confacente alle sue aspirazioni. Una percentuale altissima, che fa il paio con il 70% degli intervistati che ha dichiarato di considerare l’Italia un Paese che offre troppe poche opportunità a chi si affaccia al mercato occupazionale, a differenza di altri Paesi sviluppati che sembrano, invece, investire molto sul lavoro delle nuove generazioni. Da qui la scelta, inevitabile in molti casi, di puntare sulla mobilità: l’83,4% dei giovani interpellati ha, infatti, dichiarato di essere disponibile a cambiare stabilmente città per un impiego e, tra questi, il 61,1% crede che il biglietto vada staccato per un Paese straniero. Di più: stando a quanto documentato dal Rapporto Giovani, il 33,3% del campione (praticamente un under 33 su tre) sta pensando di lasciare l’Italia entro il 2016.
Sì, ma per andare dove? Le mete preferite, indicate dal 54,8% degli intervistati, sono l’Australia, l’America e il Regno Unito dove i giovani italiani sperano di trovare lavoro grazie all’inglese che hanno imparato a scuola. A seguire la Germania di Frau Merkel, percepito come uno Stato solido e che punta molto sui giovani, e altri Paesi come il Canada, la Francia, l’Austria, la Svizzera e il Belgio. Solo l’1,5% del campione ha, invece, indicato la Spagna che, pur rimanendo un Paese altamente “attrattivo” (per via, anche, di una cultura che lo rende vicino all’Italia), ha un tasso di disoccupazione talmente alto da scoraggiare chiunque.
“La migrazione italiana, negli ultimi anni, è decisamente cambiata – ha spiegato Alessandro Rosina, tra i curatori del Rapporto –Non si tratta più di connazionali che prendono il treno un po’ spaesati e con al braccio valigie di cartone, ma di giovani dinamici, intraprendenti, affamati di nuove opportunità e con un tablet pieno di appunti su progetti e sogni da realizzare. I motivi sono vari. Da un lato – ha osservato Rosina – la generazione dei Millennial considera del tutto naturale muoversi senza confini. Sono sempre più consapevoli che la mobilità internazionale è, di per sé, positiva perché consente di aprirsi al mondo, conoscere diverse culture, arricchire il proprio bagaglio di esperienze, ampliare la rete di relazioni. Dall’altro lato, il sempre più ampio divario tra condizioni lavorative delle nuove generazioni e possibilità di valorizzazione del capitale umano in Italia rispetto agli altri Paesi avanzati e in maggiore crescita, porta sempre più giovani a lasciare il Paese non solo per scelta, ma anche – ha precisato il curatore dello studio – per non rassegnarsi a rimanere a lungo disoccupati o a fare un lavoro sotto inquadrato e sottopagato”.

Fonte news.biancolavoro.it

Perchè…TTIP e Guerra

Perchè nessun partito italiano si oppone seriamente al TTIP e alla Guerra che serve agli Stati Uniti.

 

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di Vittorio Boschelli

Abbiamo spiegato più volte il perchè della Guerra in Ucraina cioè in Europa, Medio Oriente, e perchè la forze politiche al posto di parlare di corruzione dovevano opporsi al TTIP come dovevano opporsi all’euro e costringere il Governo Renzi a non firmare quel trattato che è peggio dell’euro stesso, praticamente l’uscita dall’euro è ininfluente, l’europa diventa colonia degli Stati Uniti, così hanno deciso i nostri leader europei e i nostri politicanti mezze calzette…ecco perchè non risparmiamo nessuno.

Il commento di un amico mi ha fatto riflettere e i commenti pro e contro Putin mi hanno fatto capire che non si è capito da che parte stare e perchè…quindi è necessario ribadire alcune cose.

Diciamo da subito che il popolo italiano ancora si schiera a difesa dei politicanti criminali a seconda della fazione di appartenenza, non avendo capito che vi stanno facendo, ci sarebbe da stare in milioni sotto al parlamento ad oltranza fino a quando non si dimettono tutti i massa, altro che fate ancora il tifo per questa gente.

Purtroppo i mantra sono onestà e corruzione, destra e sinistra, mentre il sistema tutto, procede verso il punto di non ritorno che pagherete sulla vostra pelle con la svalutazione del lavoro infinita e una guerra, ma questo ancora oggi non si riesce a comprendere.

Perchè gli Stati Uniti hanno bisogno di una guerra in europa e hanno bisogno vitale del TTIP?

I dati sulla bilancia dei pagamenti (importazioni/esportazioni) degli Stati Uniti avrebbero fatto fallire qualunque stato “normale” perchè insostenibile il debito accumulato, a differenza gli di altri stati, loro riescono a sostenere questo squilibrio grazie al SIGNORAGGIO DEL DOLLARO SUI MERCATI MONDIALI COME MONETA DI RIFERIMENTO PER OGNI SCAMBIO (ecco perchè ci fa ridere chi parla dell’altro signoraggio).

Chi minaccia il signoraggio del dollaro?

Cina e Russia, ecco perchè si deve indebolire Mosca e Pechino, ed ecco perchè gli USA si devono accaparrarsi L’Europa come mercato di sbocco a loro servizio, perchè prima o poi il signoraggio del dollaro finirà e senza, gli Stati Uniti falliscono il secondo giorno, perdendo la leadership di potenza dominante, i cinesi ormai consumano più materie prime degli americani e hanno già iniziato a sostituire il dollaro in alcuni scambi, esempio con la Germania e con la Russia, quindi la conquista della colonia europa è vitale, come è vitale una guerra ed è vitale il TTIP, senza il quale il piano fallisce, ecco perchè i vostri politicanti vi parlano d’altro, semplicemente perchè non dovete capire per tempo, come con l’euro.

Perchè la Guerra a Putin e all’Europa?

Putin si oppone al TTIP rivendica la Sovranità di ogni Nazione, compresa la sua, infatti la Russia non ha mai voluto L’Euro (a differenza di quello che crede qualche stolto), perchè sapeva che era l’anticamera di guerra e di conquista dell’europa da parte degli Stati Uniti, esattamente come lo sapevamo noi, ed è il motivo del nostro accanimento contro l’euro e il TTIP, ma questo ancora oggi non si vuole capire da un popolo ipnotizzato, al posto di sostenerci e combattere loro, si combatte noi, mettendo una seria ipoteca al suicidio.

Quindi la guerra in medio oriente e quella in ucraina servono ad indebolire e destabilizzare attraverso l’invasione migratoria e militare l’Europa e la Russia con riflesso Cina, (capito cari buonisti…) un europa dilaniata dalla “crisi” economica e poi successivamente dal crollo dell’euro ha bisogno necessariamente dei dollari americani perchè non si radi al suolo e scoppi una guerra civile, ecco perchè l’euro è stato fatto per crollare dopo il TTIP, perchè anche senza euro gli stati europei saranno legati mani e piedi alle multinazionali americane, perdendo ogni sovranità è democrazia, decideranno loro la vostra economia e non più i vostri politicanti o il vostro stato, il mantra del TTIP è identico a quello dell’euro, LA STABILITIA’ DEI PREZZI quindi la SVALUTAZIONE DEL LAVORO e DEI DIRITTI, ergo destinati ad essere colonia diventando i cinesi d’europa, dopo che le multinazionali americane avranno preso il bottino del SISTEMA PENSIONISTICO E DELLA SANITA’ ITALIANA, proprio come negli stati uniti, tutto nelle loro mani private.

Non a caso tutti i Nobel dell’economia del mondo compreso Stigliz che non è certo un post-keinesiano, ha lanciato l’intimazione agli stati europei di non firmare il TTIP, “SAREBBE UN GRAVE ERRORE” poi i politicanti e la gente dirà che gli economisti non hanno detto nulla, quando in realtà nessuno li ascolta, come nessuno (o pochi) ascolta noi, dove si leggono le bufale e non si leggono le cose importanti, che condizioneranno la vostra vita futura e anche quella presente, leggere e sforzarsi di capire costa fatica, meglio seguire i politicanti di turno.

Quindi mentre altri “salvatori” vi mentono ogni giorno e voi abboccate come le carpe, tenendovi occupati su problemi EFFETTO e non CAUSA, o addirittura su cose inutili come ONESTA’ e CORRUZIONE, credendo che sia CAUSA quando è EFFETTO, avallando l’avanzare del progetto criminale, nascondendo le cause, che avanza inesorabile con l’accordo di tutti, prima Euro e oggi TTIP, domani il governo unico mondiale nelle mani dei vincitori, noi siamo impegnati assieme ad altri ad offrirvi la conoscenza, che se di massa, impedirà il successo del sistema e la vostra schiavitù, se noi falliremo difronte alla vostra cecità, perderemo come voi e la causa sarete voi stessi e la vostra narcosi che vi hanno trasmesso attraverso il lavaggio mediatico per decenni.

Troppa gente non ha ancora capito, e il tempo a nostra disposizione è quasi finito, non possiamo più cambiare la storia, dobbiamo solo sperare in un crollo finanziario negli Stati Uniti nei prossimi giorni che bloccherà il TTIP e farà crollare l’euro, questa è l’ultima speranza rimasta, i popoli non si uniranno e non capiranno mai per tempo, in modo da impedire questo processo, purtroppo sono ipnotizzati dai “salvatori” di turno che il sistema gli offre e gli impedisce di capire l’intero progetto criminale e le sue CAUSE.

Chiedete ai vostri politicanti di riferimento di portarvi d’avanti il parlamento ad OLTRANZA fino a quando non si dimettano tutti e chiedete loro di fare battaglia feroce contro il TTIP oltre che contro l’Euro e UE, per il ripristino della nostra COSTITUZIONE e i DIRITTI sanciti in essa, solo così potrete capire chi fa sul serio e chi vi usa per concedere al sistema il tempo necessario di portare a termine il piano criminale (faremo il referendum….cambieremo i trattati….).

Spero che questa volta sia più chiaro e spero di leggere altri commenti…..meno da tifosi e meno demenziali, vi offro un pezzo di articolo di Orizzonte48, per quelli più tecnici che vogliono approfondire.

  1. Un paradigma da rigettare 

Quante volte abbiamo udito levarsi lamentazioni e lagnanze sulla presunta inattualità dello “Stato imprenditore”, ricettacolo di corruzione e malaffare ; non c’è settore della vita pubblica  (pensioni, sanità, utenze domestiche, security, ecc.) nel quale la furia iconoclasta delle avanguardie mediatiche delle corporations non si sia abbattuta, e tutto per avvalorare l’idea che una “delega in bianco” a multinazionali e rentiers sia per noi vantaggiosa a prescinderein termini diefficienza e “moralità”eliminando sprechi e corruzione che inibiscono potenzialità inespresse e, in ultima analisi, provocano l’aumento delle tariffe e del debito pubblico in generale.

Risulta allora di difficile comprensione – sia detto in termini puramente retorici, va da sé –  il declino irreversibile del modello economico americano, dove la privatizzazione pressoché totale della società non ha – come abbiamo visto –“mantenuto le promesse” di efficienza, moralità e costi contenuti decantate dai suoi apologeti mentre, viceversa, ha portato alla creazione di oligopoli sempre più grandi e potenti, dove scandali, corruzione e aumento ingiustificato di costi e tariffe (in assenza di investimenti apprezzabili) hanno punteggiato le cronache di questi ultimi anni, dalle quali i cittadini emergono – more solito –  sempre “cornuti e mazziati”.

  1. Se le città falliscono: il caso di Detroit

Pensiamo soltanto alla vicenda di Detroit patria della General Motors - la cuibancarotta del luglio 2013 è la palese espressione della crisi e della decadenza del capitalismo americano, una  metropoli ridimensionata ed immiserita, dove un terzo degli edifici e della superficie metropolitana è abbandonata e in decadimento, catalogata come “food desert”, ovvero uno di quei luoghi dove la popolazione ha scarso accesso ad alimenti freschi; come sono lontani i bei tempi di William Crapo Durant e Pierre du Pont, quando la città del Michigan si avviava a diventare il simbolo dell’industria automobilistica e della potenza economica americane, segnata in seguito da anni di delocalizzazioni che hanno portato – poco a poco – allo smantellamento del tessuto industriale, arrivato all’acme con la firma delNAFTA (North American Free Trade Agreement): tra il 1972 e il 2007, Detroit ha perso l’80% della sua produzione e decine di migliaia di posti di lavoro.

“Counterpunch”  riporta gli sviluppi post-fallimento e le “nuove idee” dell’”Emergency Manager” Kevyn Orr, colui a cui spetta il compito di gestire la fase intermedia che si è aperta dopo l’adesione al “Chapter 9″, la parte della legge fallimentare statunitense che permette alle amministrazioni pubbliche di ristrutturare il loro debito quando si trovano in dissesto finanziario.

La grande pensata del “liquidatore metropolitano” è fare cassa svendendo leutilities cittadine – quelle che danno profitti certi a rischio zero – alla consueta torma di grassatori in giacca e cravatta: la vendita potenziale del “Detroit Water and Sewerage Department” (DWSD) è un altro sviluppo dell’idea che l’acqua, come per qualsiasi merce, esiste per produrre un profitto privato piuttosto che per essere una necessità pubblica.

Nonostante Detroit sia oggi una delle città più povere degli Stati Uniti, le tariffe del “carbone bianco” sono più che raddoppiate negli ultimi dieci anni – come riporta il “Left Labor Reporter” – e nel giugno dello scorso anno sono state ritoccate di un ulteriore +8,7%, giungendo a doppiare i costi rispetto al resto del paese, fino a 150-200 dollari a famiglia.

  1. L‘acqua  è un bene comune, non una merce

L’escalation delle tariffe è iniziata nel 2013, quando l’amministrazione comunale ha dichiarato bancarotta ed ha aperto il vaso di Pandora dei processi di privatizzazione e svendita di tutto il patrimonio pubblico, arrivando –  tra marzo e giugno 2014 – a sospendere il servizio a circa 12.500 utenze che non riuscivano a pagare le bollette, una strategia di recupero crediti che il DWSD ha lanciato per presentare la società in una veste più attraente agli occhi degli investitori privati, rendendo però impossibile alla metà degli utenti la regolarità nei pagamenti; attualmente, circa 17.000 abitanti di Detroit non fruiscono più di acqua corrente (i residenti possono vedersi privati dell’erogazione anche per non più di 150 dollari di debito), una scelta disparitaria poiché ha risparmiato i grandiutenti aziendali, responsabili di circa la metà delle morosità, dove solo 40 trasgressori hanno – secondo il Dipartimento – conti scaduti che vanno da circa 35.000 a più di 430.000 dollari.

 

L’evidente insostenibilità della situazione ha spinto la popolazione – supportata dagli attivisti locali della “Detroit People’s Water Bord” e dalle organizzazioni americane e canadesi “Food and Water Watch” e “Blue Planet Project”  – a richiedere l’intervento delle Nazioni Unite; la risposta della Special Rapporteur per il diritto all’acqua, Catarina de Albuquerque, non si è fatta attendere: in un comunicato, la Albuquerque ha dichiarato che “i distacchi dovuti a mancati pagamenti per mancanza di risorse economiche costituiscono una violazione del diritto umano all’acqua. Essi sono infatti ammissibili solo se può essere dimostrata la solvibilità dell’utente. In altre parole se l’impossibilità di pagare è oggettiva il distacco costituisce una violazione dei diritti umani.”

 

Il DWSD fornisce circa 600 milioni di galloni di acqua al giorno a Detroit e a 127 comunità suburbane in 7 contee, fatturando circa 1 miliardo di dollari all’anno con un favorevole rapporto costi-ricavi ; se il sistema idrico fosse privatizzato, il bilancio della città di Detroit riceverebbe un piccolo sollievo temporaneo ma rinuncerebbe ai futuri ricavi, perdendo altresì il controllo di un bene pubblico costruito con denaro pubblico, ed è appena il caso di ricordare che la cessione dei servizi idrici – a domanda anelastica, gestiti necessariamente in regime di monopolio naturale – alle multinazionali dell’acqua reca sempre in dote aumenti considerevoli nelle tariffe, come hanno recentemente sperimentato 5 città della Pennsylvania, dove le bollette sono arrivate a più che triplicarsi.

 

  1. Derivati alla deriva

Una delle concause nella caduta di Detroit è da ricondursi anche alla sottoscrizionedi complicati strumenti finanziari come i derivati legati alle obbligazioni municipali, e vi è il fondato sospetto che il DWSD abbia pagato alle banche 537 milioni di dollari in penali per uscire dai suoi “interest-rate default swaps”;  invece di limitarsi a vendere obbligazioni “plain vanilla” – corrispondendo ai detentori un importo stabilito e pianificato nel tempo  – Detroit  (come molte altre amministrazioni) si è impelagata in questi contratti, ritenendoli una forma di assicurazione a copertura del rialzo dei tassi di interesse: la loro prevedibile discesa  – per effetto della politica monetaria della banca centrale, tipica in una recessione – ha invece lasciato l’amministrazione scoperta per grandi somme di denaro, e il “Financial Times”  riporta che ciò costerà a Detroit 2,7 miliardi di dollari per ripagare 1,4 miliardi di dollari di prestiti ricevuti, inclusi 502 milioni di dollari in pagamenti di interessi e 770 milioni di dollari come costo sui derivati: tra l’altro, i 537 milioni di dollari versati dal DWSD alle banche, per cessare i pagamenti extra a copertura degli swaps, sono più di quattro volte l’intera bolletta dell’acqua scaduta, sia residenziale che commerciale.

  1. Anche Chicago è in difficoltà

Negli ultimi anni diverse città americane hanno dichiarato fallimento, molte inCaliforniaStockton, San Bernardino, Vallejo, per citarne solo alcune  –  mentre altre sembrano sul punto di aggiungersi al club e, tra queste, Chicago sembra quella messa peggio; lo scorso febbraio, Moody’s  ne ha declassato il rating a Baa2 - a due passi sopra il livello “spazzatura” – e ciò potrebbe innescare la cessazione immediata di quattro accordi di “interest-rate swaps”  (ancora loro) – un onere di circa 58 milioni di dollari – avvertendo che il giudizio potrebbe peggiorare ulteriormente, e portare a costi più elevati in futuro, se le banche decidessero di interrompere altre operazioni di copertura sui tassi di interesse contro le fluttuazioni degli stessi.

Tali “pizzini” sono del tutto conformi alla consolidata prassi che vede i banchieri diWall Street  “dettare la linea” sulle opzioni di spesa delle amministrazioni pubbliche; l’oggetto del contendere è qui rappresentato dai fondi pensione – troppo generosi, a loro dire – e pertanto si minaccia un declassamento “a cascata” – cheesporrebbe Chicago a dei  pagamenti immediati e a sensibili variazioni nei tassi di interesse (e alla probabile insolvenza) – se il vulnus non verrà sanato: Chicago detiene contratti swap relativi a 2,67 miliardi dollari di debiti, e l’articolo di “Reuters” illustra diversi scenari in proposito, tutti estremamente sfavorevoli, che dimostrano come le grandi banche d’affari e le agenzie di rating (che sono, in effetti, entità sovrapponibili) tengano in pugno la metropoli dell’Illinois: la stessa Standard & Poor’s  ha paventato un possibile downgrade multiplo se quest’anno la città non presenterà un piano sostenibile per far fronte ai propri crescenti contributi pensionistici.

  1. La fabbrica del consenso reloaded: numeri in allegria

Quanto fin qui esposto dovrebbe rendere abbastanza evidente che l’economia americana non è affatto – e non può essere – quella “locomotiva mondiale”  di cui si favoleggia nella “catena di montaggio” della “fabbrica del consenso”, e gli stessi dati (e successive revisioni) del PIL,  che dovrebbero suffragare tale asserzione, scontano una certa qual dose di aleatorietà   derivante da numeri aggiustati e adattati, aggregati e disaggregati alla bisogna, da farli ritenere poco attendibili; una pratica che ricorda la stessa maestria e disinvoltura di un sarto nell’atto di confezionare un abito per un cliente fisicamente poco proporzionato.
Aveva fatto gridare al miracolo la revisione del “Bureau of Economic Analysis”,secondo il quale la crescita del 3° trimestre 2014 era arrivata a toccare addirittura il 5% , ma “Zero Hedge”  ha scoperto cose assai interessanti sul “taglia e cuci” dei sarti della “maison Obama”: analizzando – a fine giugno – la revisione definitiva del 1° trimestre 2014 (Q1), Tyler Durden si è accorto che il BEA aveva rimosso i pagamenti diObamaCare dai risultati già deludenti di quel trimestre, un fattore sospetto che lo aveva portato a scommettere sulla loro riutilizzazione in uno dei trimestri successivi.

Questo è esattamente quello che è successo nel Q3, dove i 2/3 della “spinta” del consumo personale provengono dallo stesso ObamaCare che inizialmente avrebbe dovuto incrementare proprio il PIL del Q1, fino a quando i pessimi numeri di quest’ultimo hanno “suggerito” al BEA di estrarre i circa 40 miliardi di dollari in PCE(Personal Consumption Expenditures) da quel trimestre oramai compromesso e riutilizzarli in un altro, nella fattispecie il 3°: del resto, sarebbe bastato dare un’occhiata alla rilevazione dello stesso periodo dell’anno precedente (2,7%) per rendersi conto che la situazione economica generale non poteva giustificare un simile miglioramento nell’arco di 12 mesi.

E infatti il successivo Q4 del 2014  secondo l’ultima (?) revisione di qualche giorno fa – è ritornato ad attestarsi intorno al 2,2%, ben sotto il trimestre precedente e le aspettative degli stessi analisti; e non va meglio con le previsioni del 1° trimestre del 2015: la FED di Atlanta ha rivisto le proiezioni già diverse volte, passando dal quasi 2,5% di febbraio fino allo 0,2% di fine marzo.

  1. Vendite al dettaglio in affanno 

I dati che arrivano dall’economia reale lasciano poco spazio per voli pindarici; le vendite al dettaglio collassano, e focalizzando la nostra attenzione solo nel recente passato abbiamo il flop del “Thanksgiving Day” e del “BlackFriday” -  ilweekend lungo del Giorno del  Ringraziamento, dedicato tradizionalmente alloshopping - con un calo dell’11% (negozi e web) , e la serie negativa (dicembre: – 09% ;gennaio: – 0,8% ; febbraio: – 0,6%) più lunga dal crash Lehman.

E che dire del simbolo per antonomasia del consumismo americano, lo shopping mall?

In tutta l’America, grandi centri commerciali un tempo rutilanti ed affollati sono ora in fase declinante e in disfacimento; famose catene di negozi ad alto richiamo come Sears e JCPenney stanno chiudendo i loro punti vendita e i proprietari dei centri commerciali stanno avendo difficoltà nel trovare dei rivenditori abbastanza grandi per sostituirli; con una nuova ondata di chiusure all’orizzonte, circa il 15% dei centri commerciali statunitensi fallirà o sarà trasformato in spazio non-retail entro i prossimi 10 anni.
Dal 2010, più di due dozzine di grandi spazi commerciali sono stati chiusi mentre altri 60 sono in bilico, e con la disuguaglianza di reddito che continua ad allargarsi solo gli shopping malls di fascia alta riescono a mantenere un accettabile livello di vendite, a differenza di quelli frequentati dalla middle class e dal proletariato.

 

  1. Nuvole nere all’orizzonte

L’indice PMI (Purchasing Managers Index) della “Kansas City Fed” – che monitora la salute economica del settore manifatturiero riferito a: nuovi ordini, livelli di magazzino, produzione, consegne dei fornitori e ambiente di lavoro – è precipitato di un - 4 a marzo (contro le aspettative di + 1), un livello toccato nel febbraio 2013; l’indice ha ormai perso  6 punti degli ultimi 8 mesi e il rapporto è un disastro su tutta la linea: i nuovi ordini sono crollati a - 20 (2° registrazione più bassa dal crash Lehman), portafoglio ordini inevasi imploso, la settimana lavorativa media è crollata a-17 (valore più basso post Lehman), e le aspettative future del capex (investimenti in conto capitale per l’acquisto di beni durevoli, come ad esempio i macchinari) sonoscese al minimo da cinque anni
Uno degli intervistati ha osservato:  non vediamo l’economia forte come viene dipinta nei rapporti dei media nazionali”.

 

E come se non bastasse, c’è il crollo del settore dello scisto – le cui conseguenze stanno appena emergendo – a far vacillare anche “Lady Liberty”; il 13 gennaio, la FEDdi Dallas prevedeva che nel solo Texas 140.000 posti di lavoro potrebbero essere eliminati e la Schlumberger”  – prima società di servizi petroliferi del mondo – taglierà 9.000 posti di lavoro, dopo che l’utile netto del quarto trimestre 2014 è sprofondato dell’81% a causa di svalutazioni da 1,6 miliardi di dollari delle attività produttive in Texas.

Come scrive William Engdahl “[…] il boom del petrolio di scisto negli Stati Uniti era una bolla di Wall Street, come già abbiamo notato, alimentato dalla Federal Reserve con tassi di interesse a zero e banche di Wall Street alla disperata ricerca di prestiti dopo il crollo della bolla immobiliare nel 2008. Hanno fatto grassi profitti sottoscrivendo ‘junk bonds’ per le compagnie petrolifere dello scisto, molte delle quali di piccole e medie dimensioni che ora scompariranno (…) fino a quando i tassi d’interesse negli Stati Uniti erano bassi, negli ultimi sei anni, e il prezzo del petrolio era oltre i 100 dollari al barile, le compagnie petrolifere potevano accollarsi il rischio e le banche prestare con liberalità. Ora avviene una brusca frenata mentre i proventi del petrolio crollano del 40-50%, negli ultimi sette mesi. Fintanto che i prezzi erano alti, le compagnie petrolifere dello scisto potevano avere prestiti come se non ci fosse un domani […]”.

 

  1. Una volta  Francis Fukuyama mi disse che…

L’élite finanziaria americana e i suoi “political puppets” sono sicuramente coscienti della  insostenibilità economica e sociale interna, e di quanto l’accelerazione del declino del dollaro – ad opera, soprattutto, di Russia e Cina – come valuta di riserva e strumento internazionale di pagamento, ponga lorodei problemi quasi insolubili ; gli Stati Uniti, venendo meno il loro diritto di signoraggio, sarebbero ora obbligati a compiere drastici aggiustamenti strutturali, poiché non potrebbero più permettersi di aprire un passivo della bilancia commerciale in condizioni di totale impunità.

Invece di prendere atto dell’inevitabilità del crepuscolo, rassegnandosi alla fine della“fine della storia”  e adoperandosi per una gestione multipolare e più equilibrata della politica mondiale – convocando, ad esempio, una sorta di Bretton Wood  IIper definire un nuovo assetto monetario mondialeWashington, come al solito, pensa di risolvere i suoi problemi scaricandoli sui presunti “preziosi alleati”.
E’ da vedersi in quest’ottica la fretta con cui Wall Street e Corporate America vogliono arrivare alla firma di trattati come TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) e TTP  (Trans-Pacific Partnership), due cavalli di Troia attraverso i quali le corporations d’oltreoceano mirano a rafforzare, in maniera definitiva, il controllo economico su due macroaree strategiche a ridosso di Russia e Cina nel tentativo di impedirne lo sviluppo e che, nel caso del TTIP  arriverebbero nel Vecchio Continente  “[…] per riversarsi sui pochi settori industriali ancora in vita e sul vecchio e, specialmente, nuovo settore dei servizi; quest’ultimo verrà creatoprivatizzando pensioni e sanità, da devolvere a soggetti finanziari stranieri cui si aprirebbe un ghiotto mercato in Europa […]”, dove le eventuali controversie tra stati e multinazionali verrebbero definite “[…] mediante diritto internazionale autoapplicativo, enforced da arbitri privati pagati dalle multinazionali […]”,come scrive il giurista Luciano Barra Caracciolo.

 

  1. “Gli Stati Uniti hanno bisogno di una guerra”

Diversi commentatori e politologi, come ad esempio Paul Craig Roberts, ritengono che   Washington stia cercando uno scontro armato – magari anche una “guerra per procura”, con gli europei nel ruolo degli “utili idioti” – per risolvere tutti i propri problemi economici, avendo bene in mente che i semi della destabilizzazione in Medio Oriente e soprattutto i venti di guerra che spirano ai confini della Russia, dove USA e NATO stanno ammassando truppe e armamenti pesanti,  sono due facce della stessa medaglia; Sergei Glaziev, economista e consigliere di Putin, ha sviluppato un’analisi molto lucida degli odierni accadimenti, come capita ormai raramente di ascoltare, specie in Italia : 
“[…] Ora gli Stati Uniti vogliono ancora mantenere la loro leadership a spese dell’Europa. 

Questo processo è minacciato da una Cina in rapida espansione. Il mondo oggi sta slittando su un altro ciclo, questa volta politico. Questi cicli hanno una durata di secoli e sono associati con le istituzioni globali che regolano l’economia. Oggi stiamo passando dal ciclo americano dell’accumulo del capitale a un ciclo asiatico. 

Questa è un’altra crisi che sta sfidando l’egemonia americana. Gli americani, per mantenere la loro posizione di egemonia di fronte alla competizione con la Cina e con altre nazioni asiatiche emergenti, stanno iniziando una guerra in Europa. Vogliono indebolire l’Europa, spezzare la Russia e soggiogare l’intero continente europeo. E così, invece della zona di sviluppo da Lisbona a Vladivostok offerta dal presidente Putin, gli Stati Uniti vogliono iniziare una guerra caotica su questo territorio, coinvolgere l’Europa in questa guerra, svalutare il capitale europeo, cancellare il proprio debito pubblico, sotto il cui fardello gli Stati Uniti stanno già cominciando a crollare, annullare i debiti che hanno con la Russia e con l’Europa, soggiogare i nostri spazi economici e stabilire il controllo sulle risorse del gigantesco territorio eurasiatico. Credono che questa sia la loro unica maniera per mantenere l’egemonia nel mondo e superare la Cina […]”.

11.Requiem

In conclusione, tanto per ricordare chi comanda negli Stati Uniti, è sintomatico il modo con il quale le banche di Wall Street continuano a giocare al“Casino Royalesenza alcun ritegno, ben sapendo che – in caso di necessità –  i contribuenti saranno nuovamente forzati a salvare loro i glutei; lo scorso dicembre, durante le discussioni e le votazioni al Congresso sul nuovo piano di spesa del governo, è accaduto che Citigroup (e JPMorgan Chase) sia riuscita a farinserire furtivamente la sua legislazione di deregolamentazione sui derivati nel “Cromnibus”, il piano di spesa da 1.1 trilioni di dollari che vincolerà il budget governativo fino al prossimo settembre  (si chiama Cromnibusperché è la “Continuing Resolution” (CR) del piano di spesa omnibus).
Citigroup, con la partecipazione volontaria del Congresso e di Obama, ha impostato il paese verso il prossimo crollo finanziario in cui appare destinata a giocare un altro ruolo da protagonista, visto che la legislazione appena approvata dal Congressopermette a Citigroup e ad altre banche di Wall Street di mantenere i loroassets più rischiosiinterest rate swap e altri derivati - nell’unità bancaria che è supportata dall’assicurazione federale sui depositi FDIC (Federal Deposit Insurance Corp.), che è – a sua volta – supportata dai contribuenti americani, assicurandosi così un altro piano di salvataggio se il bubbone dei derivati dovesse scoppiare ancora una volta.
Secondo i dati di Bloomberg, negli ultimi cinque anni – quando si supponeva che la riforma finanziaria Dodd-Frank avrebbe reso più sicure queste mega banche -Citigroup ha aumentato il valore nozionale dei derivati nei propri libri contabili del 69%: lo scorso giugno, secondo Bloomberg, Citigroup aveva 62 trilioni di dollari in contratti aperti, contro i 37 trilioni di dollari del giugno 2009.

La “Sabbia del Tempo” nella clessidra è ormai agli sgoccioli…

“Prima o poi verrà un crollo, e sarà forse terribile”.   (Roger Babson, settembre 1929)                                                                                  

 

 

 

 

 

 

Perchè Mentire se L’Invasione è Giusta?

Perchè mentire se l’invasione migratoria è giusta, sensata e noi siamo buoni e dalla parte giusta?

 

invasione migranti_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

La stragrande maggioranza dei Kille dell’informazione sono costretti ogni giorno a minimizzare il fenomeno dell’invasione migratoria e amplificare le morti dei migranti come se non non fosse sufficiente morire per approdare alla schiavitù, specialmente quelle di bambini e donne incinta, con trame e foto costruite ad arte, dove di vero c’è solo la morte atroce, senza enfasi, ma con colpe ben precise dovute alle scelte politiche dei “Buoni”, “Democratici” e “Accoglienti”.

Tanto è vero quello che affermo, che sono costretti a mentire per fare breccia sulla sensibilità dell’italiano medio, che trascura, (vista la disinformazione quotidiana), le cause e chi fa comodo l’invasione migratoria.

Tutti sapete che la guerra in Siria è iniziata nel 2011 e non ieri, agli americani prima andava bene il tiranno Assad, poi non andava più bene, poi ancora bene, oggi non va più bene definitivamente, ma solo oggi vi martellano con la Siria e solo oggi tutti hanno deciso di scappare dalla guerra….già questo puzza lontano un chilometro.

L’unione Europea ha deciso dopo la sceneggiata tragica e di cattivo gusto, dove la vista della foto del piccolo Aylan senza vita, tipico degli avvoltoi di regime, come se enfatizzare e mistificare servisse all’europa per accorgersi del problema e come se loro, anime innocenti, lavorino per la soluzione…nulla di tutto questo.

Vi hanno detto che il piccolo in quella foto è morto perchè scappava dalla guerra, invece non scappava da nessuna guerra perchè abitava ed era in pianta stabile in Turchia, quindi oltre ad avervi mentito sul luogo della foto e la foto stessa, vi hanno mentito anche sul perchè viaggiava il piccolo con il padre e anche sulla destinazione, che non era l’europa….ecco la menzogna…ma che bisogno c’è di mentire anche sulla morte di un bambino?

La verità è questa e non la loro:

Il fenomeno dell’immigrazione o invasione di massa, la fomentano e fa comodo ai Tedeschi, agli Americani, e alla Turchia…è deleteria per noi italiani e per l’europa tutta, con il rischio concreto che risulterà insostenibile, come abbiamo detto più volte, e sarà il detonatore di una GUERRA TRA POVERI voluta da chi si professa “buono” ma in realtà è un’incosciente mentitore.

Perchè vogliono l’invasione i “buoni”? A cosa serve?

Oltre ai motivi che conoscete già, serve agli Americani per svalutare il lavoro in europa, e indebolire gli stati nazionali, serve alla Germania perchè a causa del calo demografico ha bisogno di mano d’opera a basso costo per praticare “L’arte della svalutazione del lavoro, ulteriormente” (quindi tedeschi preparatevi), per metterci in ginocchio definitivamente…il famoso colpo di grazia finale, serve alla Turchia per togliersi dalle scatole Assad, infatti se il piccolo Aylan e il padre si erano imbarcati dalla Turchia, aspettiamoci…mamma li turchi, che tradotto significa che Erdogan ha intenzione di “consigliare” ai Turchi di emigrare per costringere l’ONU ad intervenire su Assad, così tutti i lecchini d’europa “buoni” avallerano le pistole ad acqua dell’ONU con cui fare fuori Assad in modo “pacifico”…trattandosi del paravento ONU…fatto per i meschini alla Renzie…e politicanti simili.

Putini ha già detto che non mollerà…staremo a vedere…se questi criminali travestiti di agnelli causeranno l’irreparabile, sempre per il vostro bene…chiaramente…l’importante è che voi seguite loro come le pecore…poi ci penseranno loro a portarvi al massacro…tranquilli è per una giusta causa.

Noi invece crediamo che il caso Volkswagen, non sia scoppiato a caso proprio ora, e quindi crediamo che per la Merkel si stia avvicinando il giorno del giudizio che combacia con quello dell’euro…siamo pieni di detonatori e di bombe…crediamo che qualcuno presto premerà quel dito, ma non delle bombe convenzionali…altre bombe.

Quindi state molto attenti a quello che vi dicono, se noi abbiamo ragione, da oggi in poi aumenterà la menzogna mediatica su determinati temi forvianti, e si nasconderanno sempre di più le cause, i colpevoli e chi ci guadagna, con il caos.

Consiglio sempre….di non guardare la TV…per due motivi semplici, il primo perchè non imparate nulla, il secondo perchè è tutto falso, ce ne sarebbe anche un terzo…ma poi mi dicono che sono drastico…e quindi lascio alla vostra fantasia il terzo.

 

 

Guerra Contro Le Nazioni

La Guerra in Ucraina, Iraq, Siria e ora Libia e le Unioni Monetarie hanno lo stesso obiettivo, la distruzione degli Stati Nazionali e dei Popoli.

 

guerra e unioni monetarie_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

PREMESSA

Sono ore concitate, le tifoserie PRO e CONTRO la Guerra all’ISIS e la Libia, hanno iniziato a scontrarsi, come in una partita di calcio, sport molto amato dai Popoli.

Che L’Islamismo era un problema, lo sapevamo tutti, solo chi non voleva vedere non sapeva.

Che l’immigrazione senza controllo avrebbe portato all’odio, lo sapevano tutti, solo chi non voleva vede non sapeva.

Che il Liberismo avrebbe causato fame, morte, rivolte e guerre lo sapevano tutti, solo chi non voleva vedere non sapeva.

L’ipocrisia e il falso buonismo hanno causato morte tra i migranti, sofferenza e paura tra gli italiani e adesso per fino la Guerra.

 

Fatta la premessa, noi del Fronte diciamo senza giri di parole che, QUESTA GUERRA NON E’ NOSTRA, la Francia ha iniziato con il genio Sarcò-fago, uccidendo il tiranno, fregandosene di noi Italiani e la Francia deve risolverla, punto.

Ucraina, Libia, Egitto, Nigeria, Iraq, Siria, hanno tutte un filo conduttore e la stessa regia, dove l’ISIS come Al Qaeda sono solo delle pedine di un gioco vigliacco, dove le vittime sono i Popoli ignari e indifesi, come affermavamo QUI, QUI, e QUI.

Non esistono Cattivi e Buoni, ma esistono due DITTATURE, quella ISLAMISTA e quella LIBERISTA che hanno gli stessi obiettivi, distruggere i popoli e gli stati nazionali accentrando il potere il più possibile in modo che le decisioni di pochi AVIDI SCIACALLI siano di più veloce attuazione e senza incontrare resistenze (10 teste si mettono d’accordo prima di 1000), decisioni atte ad annullare la volontà dei popoli, la libertà, la democrazia e la dignità.

C’è da scegliere quale sia la meno peggio? NO! Bisogna abbatterle entrambe.

Questo non si ottiene con le bombe, come dimostra l’Iraq, ma con i valori nostri che abbiamo perso, come affermavamo QUI, non fatevi tirare nel loro gioco che hanno perseguito sin dall’inizio, lo scontro tra religioni, altrimenti avranno vinto, l’obiettivo sono loro, quelli che tengono le fila del gioco, non le religioni.

Che dopo il fallimento conclamato dell’euro e delle politiche economiche in europa e nel mondo ci sarebbero state guerre per guadagnare qualche punto di PIL, ne erano a conoscenza tutti i nostri politicanti, ma da codardi nessuno lo ha detto in questi anni, tutti li a prendere ordini dalla finanza internazionale i nostri camerieri in parlamento, mi scuso con i camerieri per la similitudine impropria.

Il Giornale di uno dei padroni, dopo tanti anni di moneta unica, disintegrazione sociale e nazionale, scopre l’acqua calda, non tutta chiaramente (è pretendere troppo) ma solo in parte, perchè non si tratta di complotto dove i politicanti sono vittime, ma i veri ARTEFICI DELLE SCELTE a favore delle lobby finanziarie nazionali e sovranazionali che tengono le fila contro gli Stati Nazionali e i Popoli.

Mi raccomando cari politicanti, il missile sparato dalla Libia dall’ISIS non è credibile e non fa abbastanza paura, affinchè raggiungiate i vostri scopi, un attentato a Milano, magari in metro o in un giornale, convincerà il popolo che la vostra guerra è giusta, contro i cattivi di turno.

 

Ecco L’Articolo Intervista

“Dal conflitto ucraino all’Isis: ecco chi tira i fili delle guerre per un potere sovranazionale”

di Andrea Indini -

“Tutti gli eventi sono tra loro interconnessi. A leggere i giornali sembra che gli scontri in Ucraina siano un problema a sé, completamente slegati dagli scontri razziali di Ferguson o dalle persecuzioni razziali e religiose in Iraq e Siria”.

Prima di entrare nel merito delle tensioni tra la Russia e la Nato, Daniel Estulin (controverso autore del libro La vera storia del club Bilderberg) ci tiene a spiegare che “la Terra è un pianeta piccolo” e che, per andare fino in fondo, è fondamentale capire chi tira le fila. Perché “noi siamo solo burattini”.
Estulin nasce nel 1966 a Vilnius. Della sua vita non si sa molto. Ma, chiacchierando, è lui stesso a raccontare delle battaglie del padre per una Russia più libera, della fuga in Canada e della passione per la politica, senza divisione tra interni e esteri, perché “la vera politica si svolge a un livello sovranazionale, al di sopra dei governi, tra quelle persone che governano il mondo da dietro le quinte”. Li chiama “shadow master” (signori dell’oscurità, ndr) e cerca di smascherarli nei suoi libri, da L’istituto Tavistock in avanti.

 

Perché la Nato sta alzando i toni con la Russia?
“Per capirlo bisogna guardare a Detroit, uno scenario post-apocalittico degno di un film di Will Smith. Le persone che tirano le fila del mondo vogliono che le guerre, la crescita zero e la deindustrializzazione ogni città del mondo assomigli a Detroit.”

Progresso e sviluppo non dovrebbero essere direttamente proporzionali alla densità di popolazione?
“Grazie ai progressi tecnologici, le società si sviluppano, creano di ricchezza e costruiscono. Ma chi tira le fila del mondo sa che la terra è un pianeta molto piccolo con risorse naturali limitate e una popolazione in continua crescita. Ora siamo 7 miliardi e stiamo già esaurendo le risorse naturali. Ci sarà sempre abbastanza spazio sul pianeta, ma non abbastanza cibo e acqua per tutti. Perché i potenti sopravvivano, noi dobbiamo morire.”

Come intendono fare?
“Distruggendo le nazioni a vantaggio delle strutture sovranazionali controllate dal denaro che gestiscono. Le corporazioni governano il mondo per conto dei governi che esse controllano. Così è successo con l’Unione Europea.”

E Putin non rientra in questo disegno…
“Pensavano di poterlo controllare…”

Perché non ci riescono?
“La Russia è una superpotenza nucleare. È questo che la rende tremendamente pericolosa agli occhi di questa gente. La Cina, per esempio, ha una grande popolazione ma non è una potenza nucleare. E per questo non è un pericolo. Mentre l’economia cinese può essere distrutta nel giro di un minuto, le tecnologie russe non possono essere annientate.”

Dove vogliono arrivare col conflitto in Ucraina?
“Togliere il gas all’Europa per farla morire di freddo… Quando parlo di potere, non lo identifico con persone che siedono su un trono, ma con un concetto sovranazionale. L’idea è appunto distruggere ogni nazione.”

Alla fine non ci sarà più alcuna patria?
“L’alleanza è orientata verso una struttura mondiale che per essere controllata ha bisogno di nazioni deboli.”

È possibile fare qualche nome?
“Christine Lagarde, Mario Draghi, Mario Monti, Petro Oleksijovyč Porošenko… tutte queste persone sono sostituibili. Prendete Renzi: la sua politica conduce alla distruzione dell’Italia. Perché lo fa, dal momento che dovrebbe fare l’interesse del vostro Paese? Non è logico.”

Non è poi tanto diverso da Monti…
“I vari Renzi, Monti, Prodi sono traditori dell’Italia, non lavorano nell’interesse del Paese. Renzi non ha mandato politico, nessuna legittimazione, non è stato eletto.”

L’ultimo premier eletto democraticamente è stato Berlusconi.
“E questo è il motivo per cui c’è stato uno sforzo così ben orchestrato per distruggerlo.”

È il Bilderberg a tirare le fila?
“Il Bilderberg era molto influente negli anni Cinquanta, nel mondo postbellico. Ora è molto meno importante di quanto non si creda. Organizzazioni come il Bilderberg o la Trilaterale non sono il vertice di nulla. Sono la cinghia di trasmissione. I veri processi decisionali hanno luogo ancora più in alto. L’Aspen institute è molto più importate del Bilderberg.”

Nessuno ne parla.
“I giornali mainstream fanno parte di questo gioco. Pensare che media come il New York Times, il Washington Post o Le Monde siano indipendenti, è da idioti. I giornalisti lavorano per azionisti, che decidono la linea editoriale del giornale.”

Vale anche per l’Italia?
“Il Corriere della Sera, la Stampa e il Sole 24Ore siedono spesso alle riunioni del Bilderberg. Non c’è metodo più efficace che far passare le loro idee nella stampa mainstream.”

Anche l’estremismo e il terrorismo islamico rientrano in questo disegno?
“Certamante. Non è possibile credere che Obama lavori nell’interesse degli Stati Uniti. Come è impensabile credere che un’organizzazione come l’Isis sia passata, nel giro di poche settimane, dall’anonimato più assoluto a rappresentare la peggiore organizzazione terroristica del mondo.”

Come si “costruisce” un nemico?
“Con gruppi come Isis, Hamas, Hezbollah o Al Qaeda, succede quello che chiamiamo blow-back, cioè quello che succede quando soffi il fumo e ti torna in faccia. L’effetto è sempre lo stesso: si costruisce e si finazia un gruppo terroristico, in Ucraina come in Medioriente, e dopo un certo periodo di gestazione questo ti torna indietro e ti colpisce. In ogni operazione non c’è mai un solo obiettivo, ma sempre molti obiettivi. Un obiettivo lavora per te, un altro contro di te.”

Tutto già calcolato?
“Un qualsiasi attacco implica l’uso dell’esercito e, quindi, la necessità di investire soldi nell’industria bellica. La formula è la stessa, cambiano solo i giocatori. Oltre alla guerra ci sono modi diversi per ottenere lo stesso risultato: la fame, la siccità, droghe, la malattie. Li stanno usando tutti. Così da un lato distruggono il mondo economicamente, dall’altro usano i soldi per sviluppare tecnologie così potenti e futuristiche da creare un gap tra noi e loro sempre più marcato.”

Eppure faticano a contrastare l’ebola…
“Macché! È solo un esempio per vedere la reazione della popolazione mondiale. Viene presentata come un’epidemia ma ha ammazzato appena tremila persone negli ultimi dieci anni. Ogni anno raffreddore, tosse e influenza ne uccidono 30mila solo negli Stati Uniti. La prossima volta che ci sarà una vera epidemia, conosceranno già le reazioni umane.”