Il 2014 e L’Anno che Verrà…Buon Anno.

Il 2014 si è chiuso come avevamo previsto, augurandovi un Buon 2015…

 

buon 2015_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

E’ doveroso da parte mia e del Fronte Popolare, augurarvi un buon 2015, ci scuserete per l’eccesso di ottimismo e la frase di circostanza, visto quello che ci riserverà il 2015, tutt’altro che buono, per milioni d’italiani, il nostro cuore vi augura il meglio possibile in qualunque circostanza del momento, qualunque essa sia e sappiate che noi ci saremo sempre.

Il 2014 è trascorso secondo copione liberoeurista attraverso il partito unico dell’euro in parlamento, tranne qualche presa di posizione fuori tempo massimo, facilmente prevedibile (e prevista a suo tempo), per puri scopi elettorali, molto raffazzonata e contraddittoria nei fatti (in parlamento), nella speranza di salvare le loro poltrone, quando l’euro crollerà assieme alla nostra nazione depredata e umiliata (i carnefici diventeranno salvatori).

Purtroppo il Popolo ha la memoria corta ed è facilmente influenzabile, bastano 80 euri lordi che non servono a nulla (prelevati subito dopo con il moltiplicatore), se non ad aggravare ancora di più le cose, (come affermano i dati) ma il potere della propaganda è superiore a noi, nonostante i fatti, loro sono più bravi e uniti di noi popolo, bisogna solo prenderne atto, con tutta l’amarezza del caso per l’ennesimo anno perso.

Il 2014 è trascorso all’insegna della frase che ci faceva venire l’orticaria, mentre per altri era vitale e unica come l’orgasmo, la famosa “dobbiamo fare le riforme strutturali”, nonostante i nobel dell’economia, come Krugman, si spendevano a divulgare cosa fosse la “Trappola della Liquidità”, nulla da fare, se non riesce Krugman, figuriamoci noi del Fronte che speranza di successo potevamo avere, ma abbiamo continuato ad informare senza aspettarci nulla, a quanto pare sono richiesti cialtroni della politica e non Uomini liberi pensatori difficilmente corruttibili.

La forza che ci spinge ancora a lottare, oltre che ad un pizzico di follia, non è la riconoscenza per il lavoro fatto in questi anni (troppo bello per essere vero), ma la certezza che l’euro e questo sistema liberal-dittatoriale un giorno finirà, e con esso i politicanti che hanno mentito e si sono macchiati dell’infamia di alto tradimento, verso un popolo e una nazione.  

Io personalmente ho azzardato e ho sbagliato nella tempistica della fine, ma non mi sono sbagliato sul resto delle cose che lor signori politicanti avevano in programma, il 2014 è stata la dimostrazione più esaltante, da Letta a Renzi, non mi sono sbagliato di una virgola, mentre altri sognavano il miracolo che non potrà mai venire da lor signori.

Nel 2014 hanno sistemato i lavoratori privati (finito l’opera della Fornero e Sacconi), le partite IVA, malati, disoccupati, ecc, il Jobs Act ultimo candito sul panettone, offerto da Renzi e servito da Berlusca.

Abolito il reato di clandestinità passato con i voti del M5S di Grillo e depenalizzato tutti i reati contro la proprietà privata e la persona, giusto per aumentare il terrore che non è ancora abbastanza.

Il 2015 a mio modesto parere è ancora più preoccupante del 2014, questa fine d’anno ci ha regalato (si fa per dire), segnali molto preoccupanti, come al solito, oltre alle certezze di fallimento, derivate dalle scellerate SCELTE politiche, azzardo qualche cosa di più, nella speranza di sbagliare, almeno in questo caso.

Il voler sostenere una moneta e il liberismo, ormai falliti, a tutti i costi (pena le loro poltrone e quelle dei propri figli), per forza di cose si dovrà estendere il Jobs Art anche al pubblico impiego, per favorire licenziamenti (almeno un milione) e riduzione degli stipendi, dovranno mettere mano alle pensioni ancora una volta (135 miliardi di buco) e alla fine quando questo non servirà ad una mazza (si aggrava la domanda), dovranno effettuare un prelievo forzoso sui conti correnti, che io ipotizzo dal 20 al 30% (il 10% affermano loro, ma voi non dovete saperlo).

Dopo i logici COSTI DI SCELTE politiche scellerate al netto delle ruberie, di COLPEVOLI E COMPLICI che siedono in parlamento, e la messa in scena di un nuovo presidente della repubblica, naturalmente un EURISTA DOC come Re Giorgio, altrimenti il gioco si complica e non ci devono essere intralci per una legge elettorale maggioritaria e bipolare che li blindi da intrusi come potremmo essere noi o altri, si arriva al piatto forte, quello dettato dall’azzardo della mia fantasia.

Naturalmente dopo tutto questo ben di Dio, dettato dal patto del Nazareno, il popolo qualche gemito lo farà, anche se narcotizzato e loro ne sono consapevoli, ecco che c’è bisogno di confusione e aumentare la PAURA, parolina magica che condizione il mondo e le scelte del popolo.

A fine anno dopo lo scandalo romano “mafia capitale” i giornali titolavano “Cupola Nera” dove venivano coinvolti alcuni personaggi che hanno fatto parte della destra in passato e nel presente, il giorno dopo la “Cupola diventa Rossa”, si scopre che sono coinvolti personaggi di sinistra del passato e del presente, addirittura in alcuni filmati si vede l’allora presidente delle COOP e attuale ministro Poletti a chiedere corsia preferenziale per i pagamenti delle coop rosse, ma tutto tace di colpo per un po di giorni fino al rilancio, con l’operazione “Aquila Nera” che vede coinvolti alcuni personaggi di destra, a loro dire pericolosi terroristi in possesso di armi che progettavano attentati, contro politici e varie filiali di equitalia, addirittura con le persone all’interno, a mio parere un armata di pericolosi della tastiera, qualche giorno dopo il rilancio, attentato dei NO TAV sempre secondo loro, in una tratta ferroviaria.

Tutto questo in pochi giorni mi puzza e mi fa ritornare con la memoria al passato, dove certi pezzi dello stato, alimentavano il fuoco tra due fazioni denominate “Destra” e “Sinistra” per compiere atti indegni come le stragi, che giovavano attraverso la PAURA agli scopi sporchi del sistema, sacrificando innocenti del popolo senza nessuna colpa (cornuti e mazziati).

Non voglio angosciarvi ancora e mi prendo anche l’essere gufo, come dice il Curatore Fallimentare Renzi, non mi sottraggo neppure ad andare oltre, con qualche possibilità d’errore e spero con tutto il cuore di sbagliarmi questa volta, questo è il mio augurio e quello del Fronte per il 2015.

Buon Anno a Tutti Voi che ci avete aiutati anche in questo 2014 a diffondere la verità, contro il pensiero unico di un sistema folle.  

I Veri Costi Della Politica Non Sono Gli Stipendi Ma Le Scelte

I Veri Costi della Politica Sono Le Scelte o Non Scelte Dei Politici, come la Follia Dell’EURO.

 

Le Scelte Dei Politici Sono il problema

 

Vittorio Boschelli

In questi anni vi hanno bombardato di Menzogne sui costi della Politica demagogici o secondari, ma nessuno tranne pochi come noi del B.I.R-Popolo Sovrano vi ha informati sul VERO costo della Politica che non sono nè gli Stipendi dei Politici e nè i loro Privilegi, anche se siamo tutti d’accordo sul taglio dei Privilegi ma siamo contrari al taglio degli STIPENDI se il Politico lavora SERIAMENTE, ma non certo si può pensare che si possa fare il Parlamentare con 3000 Euri al Mese, SENZA RUBARE o essere CORRUTTIBILE, come i Demagoghi sostengono o chi non conosce le spese e i sacrifici da affrontare se la Politica si fa sul serio e non tanto per scaldare la sedia del Parlamento in quelle poche presenze annuali.

E’ toccato a noi l’arduo compito IMPOPOLARE farvi riflettere in questi anni al costo di essere IMPOPOLARI assumendoci tutte le responsabilità con coraggio, sul VERO COSTO della Politica che sono le SCELTE DEI POLITICI (Decidere di Fare L’Euro) o le NON SCELTE (Non Decidere di Uscirne), molti Italiani questo fanno tanta fatica a capirlo, nonostante i dati e i fatti lo dicono chiaramente, ma capiamo che 30 anni di lavaggio e ipnosi mediatica perpetrata dal Santone di turno non possono che aver fatto danni di una certa gravità nel cervello di tanti Italiani.

In un vecchi articolo sostenevo che Sprechi e Privilegi (da eliminare sicuramente) si quantificavano in MILIONI DI EURI e non certo erano il Problema del perchè il Debito Lievitava, le SCELTE al contrario erano il VERO PROBLEMA quantificabili in MILIARDI di EURI

A sostegno di questa mia vecchia battaglia vi posto un’articolo ben fatto su Stampa Libera che rende l’idea e ci rende orgogliosi nel sapere che oggi non è più tanto IMPOPOLARE affermare certe cose considerate TABU’ fino a qualche mese fa, come la parola EURO e il SUO COSTO PER IL POPOLO ITALIANO, altro che stipendi dei Politici.

20 mar – In media, fin dal lontano 1992, spariscono dalla circolazione circa 30 miliardi di euro all’anno, necessari a sostenere gli impegni di Maastricht. Sono andati alle banche, straniere e italiane. Una voragine: negli ultimi vent’anni, gli italiani hanno versato 620 miliardi di tassesuperiori all’ammontare della spesa dello Stato. Ovvero: 620 miliardi di “avanzo primario”, il saldo attivo benedetto da tutti gli economisti mainstream e dai loro politici di riferimento, i gestori della crisi e i becchini della catastrofe nazionale che si va spalancando giorno per giorno, davanti ai nostri occhi: paura, disoccupazione, precarietà, aziende che chiudono, licenziamenti, servizi vitali tagliati. L’obiettivo di tanto sadismo? Entrare nei parametri di Maastricht e stare dentro l’Eurozona. Ma, nonostante l’immane sforzo, il debito pubblico non ha fatto che crescere, passando da 958 milioni a 2 miliardi di euro.
La realtà, scrive Pier Paolo Flammini su “Riviera Oggi”, è che tutto questo serve perché «lo scopo del debito pubblico non è di garantire la spesa pubblica, ma di fornire investimenti sicuri». Lo scrive chiaramente, sul “Financial Times”, la Bank of International Settlements, cioè la super-banca delle banche centrali.
Ormai l’obiettivo dello Stato non è più il benessere della comunità nazionale, ma l’impegno a fornire titoli sicuri ai grandi investitori. Nell’Eurozona, aggiunge Flammini, l’Italia è stato il paese più penalizzato dai vincoli di bilancio. Fino al 2007, prima della “grande recessione”, erano stati destinati alla riduzione del debito pubblico 270 miliardi di euro, per portare la percentuale debito-Pil dal 121,8% del 1994 al 103,6% del 2007. In pratica, 20 miliardi di euro all’anno sottratti alla circolazione privata per 13 anni. «Ora, il problema è che la contrazione del debito pubblico in rapporto al Pil, con una moneta straniera quale l’euro, deve essere pagata dai cittadini con tasse e tagli alla spesa».
Oltre ai 270 miliardi della prima, storica emorragia, altri 350 miliardi sono semplicemente stati bruciati per il pagamento degli interessi sul debito. E quando poi le cose sono cambiate a causa del crac finanziario, il castello è saltato.
Mario Monti, Olli Rehn e Angela Merkel, continua Flammini, hanno esibito la stessa identica ricetta per vincere la sfida col debito pubblico: e cioè meno spesa, tasse invariate o aumentate, riduzione di salari e stipendi, esportazioni privilegiate e riduzione dei consumi interni. E’ «la via del Bangladesh», osserva Flammini: «L’evidenza li ha sconfitti, ma non molleranno». Anche perché – permanendo l’euro e i suoi drammatici vincoli – non esiste alternativa. «E non ci sarà neppure per il prossimo governo che li accetterà: il debito pubblico, da saldo contabile, è diventato lo strumento attraverso il quale sottrarre potere a masse di popolazione sottoposte a shock informativi ed economici. Punto».
Nel 1980, nonostante l’inflazione indotta dal prezzo del petrolio (quadruplicato), l’italiano medio risparmiava il 25% del proprio reddito, e così fino al 1991. Gli operai compravano case anche per i figli, le famiglie facevano vacanze di un mese. Oggi, osserva Flammini, con le regole dell’austerità, abbiamo un’inflazione del 3% ma gli stipendi salgono solo dell’1,5%, il mercato immobiliare è fermo, il risparmio è crollato al 6% e le famiglie, in appena dieci anni, hanno aumentato i loro debiti del 140%.
«Quasi tutti ormai intaccano i risparmi di una vita, o sono sul punto di giocarsi i 9.000 miliardi di euro di risparmio privato nazionale, la ricchezza sulla quale sono puntate le fauci delle corporation internazionali che tengono in pugno i finti leader politici italiani», mentre sui media ha tenuto banco anche la retorica sull’Imu, che in fondo pesa appena 4 miliardi di euro.
Nel 1978, aggiunge Flammini, sarebbe stata la Banca Centrale, esclusiva monopolista della moneta, a fissare il tasso di interesse e bloccare l’espansione del deficit negativo, quello per gli interessi. «Ed è quello che dobbiamo chiedere a gran voce, subito: inutile chiederlo alla Bce.
Vogliamo tornare al denaro sudato con il lavoro e garantito dall’ingegno, e non dalla pura speculazione», sapendo che «il tasso naturale di interesse è zero». Chi ci ha guadagnato, dalla inaudita tosatura degli italiani? Quei 620 miliardi “rubati” ai contribuenti sono andati per il 43% all’estero, 250 miliardi finiti in banche straniere. Solo il 3,7% è andato a Bankitalia, mentre il 26,8% ad istituzioni finanziarie italiane, banche e assicurazioni, e infine il 13%, circa 80 miliardi, sono tornati direttamente nella disponibilità di privati cittadini italiani, ovviamente per lo più delle classi medio-alte.
«Siamo abituati ad ascoltare parole come “la corruzione ci costa 60 miliardi”, “l’evasione fiscale ci costa 120 miliardi”. In realtà – protesta Flammini – per quanto disdicevoli e da perseguire legalmente, queste voci (i cui importi sono poi da verificare) rappresentano una partita di giro interna con vinti e vincitori», mentre i 620 miliardi di avanzo di bilancio 1992-2012 sono frutto di una precisa scelta politica: «Sono soldi sottratti veramente ai cittadini e scomparsi dalla circolazione dell’economia vera per garantire la grande finanza». Aver trasformato il debito pubblico da puro dato contabile a cappio reale attorno al collo della società italiana, aggiunge Flammini, è la Flamminipiù grande responsabilità della classe politica dell’ultimo trentennio. «Nessuno, però, sta chiedendo scusa».
Basti leggere quel che Tommaso Padoa Schioppa scriveva sul “Corriere”: occorre «attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l’individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere».
E quello sarebbe stato un ministro del centrosinistra? «Ecco perché non vincono mai». Ma il peggio deve ancora venire, grazie agli impegni micidiali sottoscritti dal governo Monti a beneficio di Draghi, «garante del pagamento degli interessi degli italiani».
Col pareggio di bilancio inserito addirittura nella Costituzione, i circa 30 miliardi annui fin qui pagati dagli italiani saliranno a circa 90, per coprire del tutto la spesa per interessi. E con il Fiscal Compact, il salasso salirà ancora, dal 2015, fino a 140 miliardi – sempre per abbattere il debito.

Come farcela? «Con l’Iva al 23%, l’inflazione al 2%, una trentina di miliardi di tagli e altrettanti di dismissioni del patrimonio pubblico. Se poi si è poveri, chi se ne frega».