Ecco Il Mago D’Alema

Aspettavamo il Mago D’Alema, noi populisti seduti alla riva del fiume.

 

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di Vittorio Boschelli

Leggendo sul corsera un articolo di Paolo Valentino, mi sono passati per la mente, alcuni articoli miei del passato, che trovate Qui, Qui, Qui e Qui, non ho ben presente il nesso, lascio alla vostra fantasia trovarne la pertinenza o forse non sono pertinenti, se mi sono venuti in mente, forse un motivo ci sarà.

Prima di postarvi l’articolo riguardante le confessioni del mago D’Alema, non perchè pentito dell’orrore fatto ai danni del popolo italiano attraverso la SCELTA POLITICA DEL VINCOLISMO ESTERNO, questo è chiedere troppo, ma solo perchè la clessidra di Renzi è ormai alla fine e il PD sinistro (la chiappa sinistra), capeggiato dal mago, tenta di salvare almeno una chiappa, quindi qualche verità urge, anche perchè ormai il popolo ha capito, certamente non di certo grazie a D’Alema o politicanti affini.

Riporto fedelmente una frase dell’articolo detta da D’Alema, che dedico a tutti gli intellettuali de sinistra pro-euro che in questi anni, ci hanno bollato come populisti con un certo orgoglio da parte nostra, perchè diversi da loro, la frase pronunciata da Massimo D’Alema è la seguente: “siccome non c’è più flessibilità nella moneta, si continua a premere su misure di contenimento dei salari”, immagino la faccia dei piddini o dei lavoratori che hanno una tessera sindacale ancora in tasca, che amarezza…

Quindi D’Alema ci dice a fine 2014, quello che noi sostenevamo nel 2009 con rischi annessi e connessi, ergo che lui e compagni di merenda, mentivano e noi affermavamo il vero, già questo dovrebbe bastare, ma ci dice ancora altro quella frase che è ancora più grave (di peggio in peggio non c’è mai fine), in pratica ci dice questo, NOI PARTITI DI SINISTRA E SINDACATI NOSTRI AMICI, ABBIAMO FATTO E DIFESO UNA MONETA UNICA SAPENDO A PRIORI CHE IN CASO DI CRISI, A PAGARE SAREBBERO STATI I LAVORATORI ATTRAVERSO LA SVALUTAZIONE SALARIALE E LA CANCELLAZIONE DELLO STATO SOCIALE, ci dice anche che noi detti di destra ci siamo opposti con tutte le nostre forze attraverso la diffusione della verità, forse è il caso di rivedere qualche luogo comune del passato o no?

Cari piddini, il fardello dell’euro è diventato INSOSTENIBILE (noi vi avevamo avvisati), le ginocchia iniziano a cigolare, povero Renzi, la pattumiera della storia attende con ansia.

Buona lettura, trovate Qui l’articolo del mago “pentito”, uno di una lunga serie…

Il Razzismo al Contrario Parte Seconda

Il Razzismo al contrario, bigotti e perbenisti.

 

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di Vittorio Boschelli

Quando non era ancora di moda come oggi (in modo deleterio) scrivevo un articolo dal titolo “Il Razzismo al Contrario”, dove sottolineavo due cose in particolare, 1) Che non si potevano accogliere in modo dignitoso più persone di quanto potevamo. 2) Che le scellerate scelte politiche, il falso buonismo e l’ipocrisia avrebbero portato, prima o poi, il popolo italiano ad una reazione dalle conseguenze prevedibili.

Nell’articolo condannavo il razzismo in ogni sua forma, ma rivendicavo la nostra identità nazionale, ma nello stesso tempo, condannavo il falso buonismo e l’ipocrisia “de sinistra” e lamentavo un vergognoso e inaccettabile RAZZISMO verso gli Italiani, una sorta di razzismo al contrario.

Faccio sempre molta fatica ad affrontare questo argomento, perchè è molto complesso e delicato, si può facilmente cadere nel qualunquismo, nella retorica, nella demagogia e per chi si ritiene di destra come me, si viene subito bollati come razzisti.

C’è una frase che mi ripetono sempre i sinistri “tu non sei razzista me è meglio che stiano a casa loro”, in questa frase preconcetta e sarcastica, c’è l’evidente negazione della realtà dei fatti e della sicura degenerazione, come conseguenza alla negazione.

Il fenomeno dell’immigrazione viene sfruttato e voluto per diversi motivi, politici, economici, sociali, in modo trasversale, non solo in italia ma nel mondo, in europa ancora di più come ho spiegato più volte parlando della “Libera Circolazione Delle Persone” uno dei quattro elementi determinanti perchè L’Euro sopravviva.

Nascondere la testa sotto la sabbia o fare i falsi buonisti, alimenta L’ODIO TRA POVERI, con tutte le conseguenze del caso, se affermare ciò, significa essere razzista, allora sono razzista, ma vedo in giro una crescente sofferenza del popolo italiano (perchè il proprio stato lo ha dimenticato) verso lo straniero, ciò mi dice che forse avevo ragione e spero di avere torto nelle conseguenze finali, perchè in quel caso i RAZZISTI SIETE VOI, oltre ad essere irresponsabili travestiti da falsi buonisti e ipocriti.

A supporto delle mie considerazioni ho trovato un articolo un po datato che affronta il tema, i una chiave particolare e molto vicina alla mia, che pubblico volentieri, come in passato avevo pubblicato quello apparso su Quelsi, ben fatto a mio parere.

Articolo apparso su Italia Post

28-settembre-2013

Il popolo americano è un grande popolo (non fosse per i trecento milioni di storie da cui è composto). Un popolo che, a torto o a ragione, si è fatto identificare dal mondo come il popolo che abita la terra dell’opportunità e della libertà.

Il più grande difetto del popolo americano è il misto di perbenismo e bigottismo che lo permea: va bene l’alcolismo ma avvolgi la bottiglia nel sacchetto di carta. Va bene la pornografia ma la domenica tutti a battersi il petto in Chiesa. Va bene la pace ma intanto fammi comprare una pistola che non si sa mai. E così discorrendo.

Uno dei simboli dell’America pacifista, liberale e amica del mondo è stato John Kennedy, presidente tuttora idolatrato dal proprio popolo, che lo innalza a paladino di un’America migliore fatta di valori positivi. Poco conta che la famiglia Kennedy abbia, in realtà, fatto i soldi col proibizionismo o che abbiano fatto lobotomizzare una figlia e sorella nata con  handicap. Poco conta anche, che la famiglia felice che tanto mitizzava (Kennedy) nascondesse amanti (celebre Marylin Monroe, “aiutata” da misteriosi amici nel proprio suicidio) in cantina. Kennedy se n’è andato come ha vissuto e cioè nel mistero. Ancora oggi ci si chiede se il grilletto, a Dallas, non l’abbiano premuto gli stessi americani che poi l’hanno reso un mito.

Questa introduzione ha un unico scopo: rendere palese come gli italiani, che dalla ricostruzione ai giorni d’oggi, sono stati alleati fedeli (e scodinzolanti) degli americani, abbiano assunto i tratti peggiori del carattere di questi ultimi: il perbenismo e il bigottismo.

In questi giorni tiene banco il tema “razzismo”. Razzismo nella politica, nelle città, nel calcio. Razzismo nei supermercati, in televisione, nelle relazioni sessuali e nei sogni indotti. Razzismo da 3×2, da inserto e targhe alterne. Razzismo per tutti i gusti insomma.

Prima ineluttabile verità: il popolo italiano non è razzista. E’ ignorante e becero e ha subito un livellamento culturale e spirituale notevolissimo (in buona parte auto indotto o accettato senza lamenti) verso il basso. Il popolo italiano, come spesso è accaduto nel corso della storia, è ingenuo e tanto ingovernabile quanto influenzabile. Continua a guardare al proprio giardino, chiedendosi quando potrà tornare ai propri affari, alla propria arte, alla propria cucina.

La ragione principale di questo martellamento (patetico) ha profonde ragioni di stampo sociale e politico. In Italia vige la non confutabile (o discutibile) credenza che i valori umanistici, la cultura e (più in generale) tutto ciò che è inerente all’umanità (come tratto caratterizzante) dell’uomo sia da sempre tutelato, cullato e protetto dalla sinistra (intesa come modo di concepire e vedere il mondo).

A questo si uniscono altre due ragioni molto semplici: 1) la paura fottuta che ancora permea molti aspetti (e istituzioni) della vita del nostro Paese e del nostro popolo del Fascismo (ideologia ben più morta di quanto non lo sia quella comunista) 2) il fatto che siamo un Paese giovane che ha compiuto da poco 150 anni e che ha alle spalle una storia secolare che parla di frammentazione. L’Italia non si è mai concepita come una Nazione unitaria ma bensì sempre come comuni, ducati e così via. Da un giorno con l’altro quello che era lo Statuto Albertino è stato allargato in tutto il resto del Paese, da questo è derivato: a) la diffidenza della gente verso uno Stato tale solo nel nome 2) La nascita della mafia.

Tutto questo è convogliato in questa pittoresca mentalità (di sinistra) che si articola su due binari:

1) l’Italia è terra che accoglie tutti, senza se e senza ma (e senza chiedere documenti o intenzioni) perché altrimenti si passa per fascisti razzisti.

2) chi delinque non lo fa per colpa propria ma perché è stato traviato dalle iniquità della società moderna e quindi non va punito ma reintrodotto nella società stessa. Sul secondo punto qualcuno potrebbe affermare che sia meglio e più produttivo educare la società in modo di anticipare la delinquenza, una sorta di prevenzione in anticipo alla cura. A queste persone si potrebbe rispondere chiedendo: avete mai visto lo Stato operare per educare o correggere le storture della società ? E soprattutto: non è una concezione vagamente utopistica ?

In sintesi: questa ideologia di sinistra si è innestata e fusa con un’ideologia di destra che invece promuoveva esteriorità e benessere, valori superficiali e corsa sfrenata all’arricchimento e all’accumulamento (anche illegale). Ecco quindi la prima e più radicata forma di razzismo nostrano: quello verso noi stessi e i nostri interessi di italiani, intesi come popolo.

Vuoi regolare l’immigrazione in base all’occupazione possibile e sott’ordinarla a pratiche burocratiche che richiedano documenti in modo da poterla controllare e gestirla ? Razzista.

Vuoi punire il black bloc che si scaglia contro le forze dell’ordine armato di estintore ? Razzista .

Vuoi affermare che lo Stato Italiano deve prima garantire al proprio popolo le funzionalità per cui lo stesso paga (copiose) tasse e in seconda battuta occuparsi di altri problemi ? Razzista.

Il discorso potrebbe dilungarsi ma il concetto è piuttosto chiaro: l’Italia ha talmente paura di essere bollata come terra razzista (in onore all’orientamento politico che ammicca alla sinistra più demagoga e deleteria con punte di anarchia e alla destra più cialtrona, consumista e apparente) che ha smesso di porsi questioni, di farsi domande e, in sostanza, di affrontare il problema.

Ci sono i centri sociali che occupano scuole e università ? Colpa del preside fascista. A quanto pare l’Italia è piena di fascisti ma non è un Paese razzista.

Siamo talmente avanti, formalmente, che abbiamo anche un ministro dell’integrazione. Un ministro inutile dato che il problema è intrinseco alla nostra natura e bisognerebbe affrontarlo in famiglia e sui banchi di scuola. Come tutti gli argomenti sociali e morali non c’è bisogno di nient’altro che dare l’esempio. Noi invece non muoviamo un muscolo però abbiamo il ministro dell’integrazione. Il ministro che non stringe la mano agli esponenti della Lega perché sono razzisti anche se nessuno le ricorda che il suo medesimo atteggiamento lo è e che una persona intelligente (e che soprattutto sappia ricoprire quel ruolo), stringerebbe la mano ai propri avversari (così da essere inappuntabile) e affronterebbe quegli stessi fini dicitori leghisti proprio sul loro terreno di scontro, dimostrandone la pochezza ideologica.

Abbiamo un ministro che integra rom e delinquenti e si disinteressa di quegli italiani che non arrivano alla quarta settimana poiché, in qualità di italiani, secondo lei, hanno già tutto ciò che serve loro.

Un ministro che definisce il Colosseo come un luogo di tortura incomprensibilmente visitato da milioni di turisti.

Un ministro che sceglie Balotelli come simbolo della lotta al razzismo anche se lo stesso si dimentica di incontrarla (una lotta a cui tiene molto…). Ministro, Balotelli non è fischiato perché è nero, è fischiato perché è antisportivo e cerca costantemente la provocazione. Comunque, a scanso di equivoci, la prossima volta scelga Balotelli per una lotta contro le sveglie mal funzionanti.

Si potrebbe poi domandare al Ministro perché nessuno l’abbia mai sentita lamentarsi quando ai calciatori bianchi viene urlato di tutto ? Sulle loro madri, le loro origini, le fidanzate.

Vogliamo affrontare il razzismo ? Ottimo, allora affrontiamolo tutto e in maniera omogenea e unitaria: il razzismo politico, il razzismo sociale, il razzismo economico, il razzismo sessuale, il razzismo religioso. Una domanda: Ministro ma il nonnismo nell’esercito è razzismo ?

Ministro ma non è che Lei indica col termine razzismo quella complicata intelaiatura di comportamenti, spesso ingiusti, che prendono il nome di vita ?

In Italia non esiste il problema razzismo ma c’è un grave problema inerente alla stupidità del popolo. Sfortunatamente le persone incaricate di rappresentare la Nazione e occuparsi della questione sono più stupide di quelle contro cui dovrebbero prendere provvedimenti.

Per inciso, Ministro: lo stadio è il nuovo Colosseo e al Colosseo era solito andarci il popolo che non ha mai decantato Plutarco ma che ha sempre espresso, coi propri mezzi, i proprio sentimenti e il proprio volere. Inerentemente al problema razzismo/ultras negli stadi, il nome di Margaret Thatcher le dice niente ? E comunque Ministro, a meno che non voglia essere razzista a sua volta, se vuole risolvere un problema basta: 1) capire qual è il problema 2) affrontarlo a viso aperto coi giusti mezzi 3) godere nel vedere come il problema sia stato risolto.

In quanto ai cori e agli insulti tra appartenenti a diverse regioni ci sarebbe tutto un discorso, di politica nazionale e di identità unitaria, da affrontare ma smettiamola di bollare il tutto come razzismo perché il napoletano che si sente dare del “coleroso” dal suo ignorante alter ego milanese è lo stesso che va a Roma e invoca Nerone o va a Genova e guarda i genovesi come se gli fossero state amputate le braccia. E’ una mirandola vicendevole di sfottò tra gente diversa, una triste consuetudine imbruttita (e incattivita) da questi tempi imbruttiti e incattiviti a loro volta (ma questi tempi hanno l’immagine e la somiglianza di noi che li abbiamo plasmati, non sono arrivati per caso, loro). Dalla fine degli anni’80 questo Paese è in preda a un terrificante lassismo sociale, culturale e spirituale. Avere un proprio pensiero netto, oggi, equivale ad essere bollati come razzisti, un po’ come i tedeschi che se non avevi i capelli biondi e gli occhi azzurri ti spedivano nei campi di “rieducazione” con la differenza che oggi si viene isolati socialmente (solo per avere delle idee) e il campo di concentramento è la società stessa.

Oggi abbiamo il calcio sette giorni a settimana, le mutande firmate, il fast food e in cambio abbiamo venduto/regalato noi stessi. Ci lamentiamo di politici che sono la nostra perfetta sintesi. Non abbiamo più il coraggio di lottare per ciò che è nostro. Abbiamo perso la cognizione del termine dovere. Pensiamo solo a fottere lo stato (che saremmo noi, tra l’altro) e a fotterci tra noi stessi, finendo per fotterci due volte e andando, alla fine, un po’ tutti a farci fottere.

In Italia la cultura è Saviano. Il servizio pubblico è Santoro. “Uomini  e donne” è intrattenimento. Le stragi del sabato sera sono incidenti (NO !!! l’incidente è qualcosa che esula dalla propria volontà, bere e guidare, drogarsi e schiantarsi non è un incidente è un omicidio volontario) e il resto è mancia per uno show deprecabile e vomitevole che noi stessi, con il nostro assenso silenzioso, abbiamo messo in piedi. Ci vorranno lacrime e sangue ma se gli italiani non riconquisteranno loro stessi, le cose peggioreranno sempre più finchè si arriverà al punto di rottura e quel giorno speriamo che gli svizzeri abbiano ancora un paio di motivi per invaderci (e anticipino i francesi, soprattutto).

Non nascondete il lassismo in cui avete strangolato questo Paese sotto il tappeto del razzismo.

Quello che oggi va in onda fuori dal portone di casa non è razzismo, è il risultato del lassismo politico e sociale (destra e sinistra con una fondamentale spruzzata di centro) voluto nel nostro Paese.

Ormai si diventa razzisti se si ha una vaga concezione d’identità nazionale.

Ma chi se ne cura, noi continuiamo a parlare di razzismo che fa chic e tanto politically correct, gli altri problemi li avvolgiamo nel sacchetto di carta, sorridendo, così non si vedono.

Razzismo, razzismo, razzismo.

L’U.E, Renzi e le Riforme

L’Unione Europea Bacchetta I “Cattivi” Italiani, Ci “Invita” A Diventare “Buoni”, Fessi Lo Siamo Già.

 

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Vittorio Boschelli

Ormai il copione della Dittatura Euroliberista lo conoscete già, è sempre lo stesso, per colmare gli squilibri creati da una moneta unica e dal libero mercato, si inizia il tam tam mediatico sul Debito Pubblico Insostenibile (Privato) e quindi c’è bisogno delle “Riforme” per abbatterlo (quando mai) e per Competere (con chi?), c’è bisogno di Privatizzare (svendere i gioielli di famiglia) e Svalutare Lavoro e Stato Sociale non potendo svalutare la moneta dei “miracoli” per loro e non certo per il popolo.

Basterà questa volta il solito copione o c’è bisogno di fare ricorso al M.E.S ? (fondo affossa stati), serviranno le toppe? La risposta era NO ieri ed è NO oggi, per stessa ammissione di Padoan.

Sul fronte della riduzione del debito pubblico l’ipotesi di trasferire il debito Esfs all’Esm “è un’idea su cui lavorare”, riferisce Padoan

Ecco L’Unione Europea cosa dice: “L’Italia ha fatto progressi verso il raggiungimento dell’obiettivo di medio termine” dei conti pubblici, ma nonostante questo “l’aggiustamento strutturale per il 2014 appare insufficiente”, soprattutto alla luce della “necessità di ridurre il debito ad un passo adeguato”.

Ci sono tante cose da poter dire all’unione, ma le abbiamo ripetute mille volte, noi “cattivi” italiani siamo messi molto meglio di quello che affermano (tessuto produttivo, estro, bilancia dei pagamenti, spesa pubblica, risparmi, proprietà), ma i Killer dell’informazione e loro compari politicanti, devono giustificare lo scempio che da 50 anni portano avanti attraverso le Menzogne dette al Popolo, altrimenti il “giochino” finisce.

L’Unione Europea non ha certamente bisogno di “invitare” i politicanti italiani alle “Riforme” e a rispettare il Patto di Bilancio, sono tutti in linea i camerieri della politica, da Renzi (job-act”) a Berlusconi passando per Grillo, da sempre consapevoli della SVALUTAZIONE NAZIONALE e SALARIALE, ma al Popolo devono far credere che i sacrifici sono necessari e servono, non possono mica dirgli che è tutta una MENZOGNA GLOBALE per Schiavizzare e Depredare i Popoli, altrimenti le pecore si ribellano.

I piccoli e medi Imprenditori si sfregano le mani a sentire Renzi, Padoan e la Camusso, parlare di Job-Act, non è una parolaccia, ma un inglesismo per non far capire i Lavoratori che si SVALUTANO I SALARI IN ENTRATA E I DIRITTI SOCIALI (il rimanente), ma i piccoli e medi Imprenditori o almeno alcuni, dovrebbero ricordare che senza CONSUMI INTERNI (quelli dei lavoratori) le loro Aziende MUOIONO, anche se il lavoratore costa ZERO EURI, quindi non c’è IRAP che tenga, e qui ci sta una vecchia frase “piccoli e medi imprenditori e i loro operai sono facce della stessa medaglia, solo che ancora non lo sanno”

Ecco cosa dice Padoan oggi a proposito del monito Ue, il ministro ricorda le parole di Renzi e cioè che “dobbiamo abbattere il debito non perchè ce lo chiede l’Europa ma per noi e per i nostri figli”. “Il richiamo europeo – dice – è un motivo in più per dare forza alla nostra strategia”.
Tuttavia Padoan richiama al rispetto dei vincoli sul disavanzo.
“Siamo da poco usciti dalla procedura di infrazione, non possiamo tornare sopra il 3%”.

L’Italia ha “squilibri macroeconomici eccessivi” che richiedono uno “speciale monitoraggio” da parte dell’Ue che farà rapporto all’Eurogruppo sulle riforme italiane e a giugno “deciderà ulteriori passi”: scrive sempre la Commissione Ue. Tra gli squilibri: debito alto, scarsa competitività, aggiustamento strutturale insufficiente.

Il 17 Luglio sul Sole24Ore appare questo rapporto OCSE (Padoan), e non noi malefici e populisti Anti-Euro:

L’Ocse ha pubblicato ieri l‘Employment outlook. I dati confermano che in Italia è in corso da diversi mesi un processo di svalutazione interna, ovvero dei salari. Il mercato valutario non può riassestare gli squilibri, così come le banca d’Italia non può intervenire sui tassi per compensarli. Quindi l’unica via, inevitabile, dove si sfogano gli squilibri è quella dei salari.

Ecco, i numeri: secondo l’Ocse, con un salario reale medio annuo di 33.849 dollari a parità di potere d’acquisto, in calo dell’1,9% sul 2011, l’Italia nel 2012 è 20esima sui 30 Paesi di cui sono disponibili i dati. La media Ocse è superiore di quasi 10mila dollari (43.523 dollari, -0,1% sul 2011). La Germania si posiziona a 42miladollari (+1%) e la Francia a 39.600 (+0,4%). Il calo segnato dai salari medi in Italia lo scorso anno è ancora più ampio di quello del 2011 (-1,5%). Durante la crisi, la flessione è stata dello 0,4%, una delle maggiori dell’area Ocse, dove i salari hanno in media segnato un aumento dello 0,3% nel periodo. Il costo unitario del lavoro, inoltre, dopo il calo dell’1,6% del 2011 è diminuito dello 0,5% nel 2012 contro -0,8% e -0,9% della media Ocse. In Italia si sono d’altro canto ridotte le ore lavorate l’anno per persona, scese a una media di 1.752 lo scordo anno da 1.772 nel 2011, oltre che dalle 1.816 del 2007 e dalle 1.876 del 1983.

Riassumendo possiamo dire quello che abbiamo sempre detto, l’inganno di un FALLIMENTO annunciato di una Moneta causa di Squilibri, va colmato di volta in volta, non risolvendo IL PROBLEMA (troppo facile) ma attraverso Cessione di Sovranità (Libertà), Svendita dello Stato (Patrimoni) e Svalutazione del Lavoro (fame e schiavitù), quando questo non basterà più ci saranno i Risparmi del Popolo, Licenziamenti nel pubblico impiego e la privatizzazione (fondi avvoltoio privati) di Sanità, Scuola e Pensioni.

Solo dopo forse il Popolo Italiano capirà ciò che lor signori hanno fatto, non solo a loro ma a quei Figli che il nostro (loro) presidente del consiglio Renzi tanto ha a cuore (sempre a chiacchiere).

 

I Risparmi, Il gatto, la volpe e pinocchio

I Risparmi degli Italiani hanno i giorni contati, come avevamo previsto.

 

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Vittorio Boschelli

Il Nuovo Ministro Del Rio ha già dato il meglio di se, attraverso una frase “felice”, “cosa vuoi che siano 50 euro di tasse sui BOT per una casalinga”, del resto noi non ci meravigliamo nè, di Del Rio nè, di Renzi, avevamo già scritto del perchè era caduto il governo Letta e perchè è nato quello di Renzi e cosa avrebbe fatto (vedere qui per credere) dietro dettato della Merkel e dell’Unione, non a caso il Ministro dell’Economia Padoan e uno del F.M.I e EURISTA DOC.

Come volevasi dimostrare, ancora una volta viene confermata la nostra teoria, quella del “copione già scritto” cambiano solo gli attori come il Pinocchio Renzi, il Gatto Del Rio e la Volpe Padoan, ma il finale della sceneggiatura è sempre lo stesso SVALUTAZIONE SALARIALE, SVENDITA DEL PATRIMONIO, DISTRUZIONE DEL PUBBLICO, TAGLI ALLO STATO SOCIALE e ASSALTO AI RISPARMI DEL POPOLO ITALIANO, un finale per molti Italiani ancora ritenuto incredibile talmente è grossa la follia, ma proprio per questo paradosso di incredibilità, esso si realizzerà presto, e forse solo allora il Popolo capirà, almeno lo spero.

In molti articoli in questi anni ho parlato di Prelievo Forzoso, direi in tempi non sospetti, oggi apro i soliti giornali di regime e leggo che in Italia la tassazione sui BOT è del 12,5 % (l’unica cosa esatta), vi dicono anche che in Spagna, Grecia ecc, è stata alzata notevolmente la tassazione sui risparmi ( “quello che viene fatto in Grecia, dovrà essere fatto anche in Italia”), noi purtroppo ne eravamo al corrente, perchè sapevamo cosa significava avere una MONETA UNICA, non a caso ne parlavamo quando tutti affermavano “noi non siamo i “famelici” Greci”, vi dicono anche che sarebbe  “immorale” che le rendite finanziarie scontino livelli impositivi inferiori ai redditi prodotti dal lavoro, e che quindi occorrerebbe un ribilanciamento del prelievo fiscale al fine di ridurre il carico tributario sul lavoro, aumentando la tassazione sui risparmi.

Chiaramente come al solito quello che vi dicono sono MENZOGNE e SPECCHIETTI PER LE ALLODOLE, i perchè di una determinata azione e i suoi effetti REALI, non vi vengono detti, come hanno sempre fatto i nostri Politicanti da 40 denari e tocca ancora a me tentare di spiegarvi come realmente stanno i fatti, il resto sono chiacchiere e menzogne per fregarvi ancora una volta.

La tabella loro, quella che trovate sul sito del Ministero dell’Economia, riferita agli ultimi dati disponibili, cioè quelli del 2011, ci permette di smentire (basta leggere) che il Lavoro è tassato di più delle Rendite, non ci credete?

 

tassazione lavoro e rendite

 

Questa tabellina ci racconta che in Italia, i redditi imponibili prodotti da tutti i lavoratori dipendenti, sia del settore pubblico che del settore privato, nel periodo di imposta 2011, sono  ammontati a circa 453 miliardi di euro. Il gettito Irpef prodotto da questi redditi è stato circa 92 miliardi di euro, cioè poco sopra il 20% medio di Irpef. È chiaro che nell’universo dei lavoratori dipendenti ci siano coloro che scontano aliquote medie dell’Irpef sensibilmente superiori al 20% medio. Ma è vero anche il contrario. Cioè che i titolari di  redditi più bassi (ne sono la maggior parte) scontino aliquote ben lontane dal 23% (aliquota primo scaglione Irpef), e sensibilmente inferiore all’aliquota media del 20%,  per effetto delle detrazioni di imposta riconosciute per legge.
Il risparmio sconta un livello di tassazione tutt’altro che leggero, fortemente inasprito nel corso degli ultimi anni.
Chi dispone di 50 mila euro investiti in obbligazioni al 3%, sconta un livello di tassazione di circa il 27% (ritenuta fiscale sugli interessi + imposta di bollo), a cui si sommano le spese bancarie e l’inflazione, restituendo un rendimento reale negativo, che erode patrimonio. La cosa si complica notevolmente se si investisse in Bot, che offrono un rendimento assai inferiore che subisce un’incidenza più invasiva dell’imposta di bollo del 2 per mille calcolata sul capitale.  Senza, poi, considerare che si tratta comunque di patrimoni accumulati con flussi di reddito prodotto in età lavorativa, sui quali sono sono state pagate le relative pretese tributarie in età lavorativa.
Vi è poi un’altra questione. Ossia il gettito derivante da un possibile inasprimento del livello di tassazione sulle rendite finanziarie. Va detto che il gettito Irpef che lo stato incassa annualmente è di circa il 150 miliardi di euro. Mentre l’Irap sulle imprese vale  35 miliardi di euro.
Il gettito prodotto dalla tassazione delle rendite finanziarie, è di appena 11 miliardi di euro.
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Si comprenderà agevolmente che stiamo parlando di ordini di grandezza del tutto inconciliabili ai fini di una riduzione delle imposte sul lavoro, che dovrebbe presupporre un feroce abbattimento della tassazione.
Ad esempio, per ridurre di appena il 10% la tassazione ai fini Irap (3.5 miliardi), non basterebbe aumentare del 30% la tassazione sul risparmio, con tutte le conseguenze che ne deriverebbero. Quindi, chi parla di riduzione delle tasse finanziata dall’aumento della tassazione sui risparmi, lo fa per pura demagogia, oppure perché non conosce la materia.
Va anche detto che il gettito prodotto dalla tassazione delle rendite finanziarie, inglobando anche quello relativo alle plusvalenze maturate dalla compravendita dei titoli (capital gain), per definizione, non è un gettito strutturalmente stabile. Perché è sufficiente che i mercati scendano ed ecco che il gettito diminuisce anziché aumentare, determinando buchi nel bilancio statale che dovranno essere colmati.
In questi anni di crisi, il risparmio, ha svolto anche la funzione di ammortizzatore sociale, poiché utilizzato per integrare o sostituire un reddito eventualmente diminuito o addirittura scomparso. Se si dovesse aumentare ulteriormente la tassazione sui risparmi, si sottrarrebbero risorse a chi integra i propri redditi (magari da pensione) con piccole rendite provenienti dal risparmio. Quindi, maggior disagio sociale e minori consumi che determinerebbero una contrazione di materia imponibile sia in termini di imposizione diretta che indiretta.
Ma il risparmio è anche il baluardo della solidità del Paese e elemento  indispensabile e imprescindibile per favorire un nuovo momento di slancio per il paese, semmai dovesse arrivare.
Distrutto il risparmio, di questo Paese, non resterà che ceneri e macerie e il finale del PROGETTO CRIMINALE dell’Euro è compiuto.