Un Popolo Inconsapevole…Grecia.

Un popolo inconsapevole come quello Greco e come quello Italiano non potrà mai fare le scelte giuste…anche se ha fame.

 

grecia e la deriva_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

Ogni giorno ci confrontiamo con la gente, molti sono convinti che hanno “salvato” la Grecia è che il Popolo greco abbia fatto bene a “scegliere” ancora Tsypras e il suo partito.

Questo dimostra la mancanza totale di consapevolezza di ciò che accade in Grecia, in Italia e nell’europa dell’euro, mancanza non per colpa (presunti interessi personali) o incapacità intellettive, ma dovuta allo stesso sistema di disinformazione terroristico durante gli ultimi 50 anni.

Veniamo accusati spesso di volere la “guerra” data la nostra posizione intransigente contro l’euro e UE e contro i partiti che continuano a non fare nulla per rendere consapevole il popolo, questo perchè nel cervello del greco come in quello dell’italiano gli è stato inculcato che l’euro può sopravvivere così, e che i popoli non scopriranno mai la verità dell’inganno, neppure dopo il fallimento conclamato, che secondo loro non avrà nessuna reazione….noi non vogliamo la “guerra”…ma la vogliono chi illudendosi e eludendo la storia, pensa che affamare un popolo volutamente non avrà nessuna conseguenza, noi crediamo che dire la verità al popolo greco come a quello italiano sulla FINE CERTA DELL’EURO E SUI SALVATAGGI CHE NON SALVERANNO NESSUNO, era l’unico modo per una uscita ORDINATA, senza caos nè “guerra”….ecco cosa volevamo e vogliamo ancora oggi anche se siamo fuori tempo massimo, non per colpa nostra…così difficile da capire per molti in mala fede.

In seguito leggerete un commento dell’economista Sapir, dato che vi piacciono gli economisti ma non li ascoltate, a seguire vi posterò un mio vecchio articolo che porta la data 2012, in onore della verità e della inconsapevolezza dei popoli, il vero problema che fa comodo ai politicanti in parlamento e ai killer dell’informazione greca e italiana.

Come dice Sapir e come sosteniamo noi del Fronte…ci sarà un autunno caldo…molto caldo….non solo sul lato Greco.

 

Buona lettura e speriamo che serva a molti italiani ancora illusi dall’eurodroga e dai partiti in parlamento.

 

Il prof. Sapir fa un amaro e inquieto commento sulla situazione greca. Passate le elezioni di domenica — il cui unico esito è stato quello di dimostrare il crescente allontanamento dei greci dalla politica (e se già questo è inquietante in un contesto come quello attuale, si aggiunga che l’unico partito ad aver mantenuto il numero di elettori è stato Alba Dorata) — il disastro economico greco è ancora pienamente in corso, probabilmente si sta aggravando, ed è destinato a tornare alla ribalta entro la fine di ottobre, quando la Grecia si troverà di nuovo senza soldi.

 

Fonte vocidallestero.it

di Jacques Sapir, 24 settembre 2015

Le elezioni di domenica scorsa, 20 settembre, in Grecia hanno segnato un nuovo successo per Syriza e Alexis Tsipras. Ma si tratta di un successo dal sapore amaro. Certo, in percentuale rispetto ai voti sembra che Tsipras abbia vinto la sua scommessa. La sinistra di Syriza, che ha lasciato il partito dopo la resa del 13 luglio 2015, non sarà rappresentata nel Parlamento. Tuttavia i risultati sono destinati a essere problematici per più di un motivo. L’astensione è cresciuta del 7 percento rispetto alle elezioni di gennaio. La fuga degli elettori da tutti i partiti che hanno accettato le inique condizioni dettate da Bruxelles è impressionante. Syriza ha perso [in termini di numeri assoluti, NdT], il 14 percento del suo elettorato. Nuova Democrazia ha perso l’11 percento. To Potami ha perso quasi il 50 percento [1]. Solo il partito di estrema destra, Alba Dorata, mantiene il numero dei voti avuti precedentemente (e pertanto risulta in progresso, in termini percentuali, rispetto alle elezioni di gennaio).

Anche le schede nulle e non valide sono considerevolmente aumentate. Tutto indica che la generale sfiducia dell’elettorato verso le istituzioni ha fatto un notevole balzo in avanti tra gennaio e settembre.

Grafico 1

A-ElecGrèce

Rosso: Syriza
Blu: Nuova Democrazia

L’analisi che si può fare di questo voto dimostra che gli elettori di sinistra hanno ritenuto meglio dare il proprio voto (per quelli che lo hanno fatto) a Syriza in modo da evitare un ritorno al potere del partito oligarchico di destra chiamato “Nuova Democrazia”. Il nepotismo che regna sovrano in questo partito (così come nel Pasok) ha lasciato dei brutti ricordi.

Ma questo è solo un male minore. È ovvio che il terzo memorandum sarà messo in atto in tutta la sua durezza e che Tsipras, dopo aver accettato le condizioni che gli sono state imposte, non avrà alcun margine di manovra. L’idea di una resistenza passiva, se mai ha avuto un qualche credito, non tiene di fronte alla forza dei fatti [2]. La sinistra del “rifiuto” non è stata capace di concretizzare l’evidente disaffezione verso Syriza, a causa delle proprie divisioni (c’erano ben tre partiti a contendersi i voti dei disillusi di Syriza), e a causa del proprio settarismo (come nel caso del KKE).

Nel corso delle prossime settimane, è sul versante della situazione economica che gli eventi sono destinati a precipitare. La situazione in Grecia non migliorerà con l’applicazione del terzo memorandum, che comunque non è stato concepito a questo scopo, ed è già considerato destinato al fallimento [3]. Le prime indicazioni che abbiamo sull’andamento del terzo trimestre ci fanno pensare che la contrazione dell’attività economica avvenuta tra luglio e agosto 2015 sia stata brutale. La produzione industriale potrebbe essere scesa tra l’8 e il 10 percento, e il PIL tra il 3 e il 5 percento. Ovviamente queste cadute della produzione porteranno con sé una caduta degli introiti fiscali, e già alla fine di ottobre il governo greco dovrà chiedere nuovi finanziamenti ai creditori.

È chiaro che non c’è futuro per la Grecia fino a che resterà nell’Eurozona, e fino a che non sarà dichiarato il default su una parte consistente del suo debito. Questo è quanto si inizia a dire presso il FMI, ma anche nelle anticamere dell’Unione Europea. La pratica greca è ancora lì ferma sul tavolo. Anche se oggi ci sono altri problemi che attirano l’attenzione, come la crisi dei rifugiati, la vicenda greca tornerà alla ribalta come problema politico entro la fine di ottobre.

 

Questo è il mio vecchio articolo…

28-08-2012

Vittorio Boschelli

La Grecia è Spacciata!

L’Italia ancora può Sperare l’Alternativa è il Nostro Movimento contrapposto a TUTTI e l’unico ad avere nel suo programma al primo punto l’Uscita dall’Euro e dall’Unione Europea Unilaterale.

 

Ecco cosa dicono esponenti di sinistra in Grecia, quello che trovate fra le parentesi, l’ho inserito IO, il resto sono loro dichiarazioni. Questo articolo ha un duplice scopo, quello di sottolineare come per anni i politici greci abbiano dormito, non curanti di quello che sarebbe accaduto alla Nazione e al Popolo, adesso che EURO o NON Euro è ININFLUENTE, perchè i buoi sono già scappati dalla stalla e il Popolo è condannato a vita, si ergono a paladini e pretendono loro stessi di guidare un Fronte del Popolo. FUORI TEMPO MASSIMO. Esattamente come tenteranno di fare in ITALIA, ma dovranno fare i conti con NOI, che al contrario della Grecia c’è e mi auguro che si aggiungano altri Italiani prima che i buoi scappanino, come in Grecia.

Leggete l’articolo e vi rendete conto dell’Ipocrisia dei Politici di tutti gli schieramenti, e non fate l’errore di pensare che noi non siamo la Grecia, come vi hanno inculcato i Killer dell’Informazione, il copione è lo stesso, come anche per i Spagnoli e Francesi, ecc. vero è che con il nostro tessuto produttivo (di quello che ne è rimasto), noi possiamo ancora farcela. Quindi sveglia Italiani, vi aspettiamo nel nostro movimento unica possibilità di salvezza.

 

Afferma Jannis Rachiotis, di Antarsya.
Rachiotis, dopo aver ricordato che la Grecia ha già avuto due default nel secolo scorso, ha detto che l’adesione all’UE negli anni ’80 è stato un vero disastro per il Paese, sia dal punto di vista democratico che da quello economico. Si è assistito alla distruzione dell’agricoltura e di molte altre attività produttive. L’adesione all’euro portò poi, nel 2002, ad un forte aumento dei prezzi. La Grecia è diventata così un Paese sempre più dipendente dalle importazioni, con un indebitamento privato in aumento a causa dei bassi tassi di interesse. (da notare debito Privato)

Tutto ciò ha portato al raddoppio, in dieci anni, del debito pubblico. Ma dove sono andati i soldi spesi dallo Stato? In primo luogo nell’acquisto di armi (Imposto dai Bravi Tedeschi), in secondo luogo nella costruzione di infrastrutture, in terzo luogo nei giochi olimpici del 2004. Tutte attività che sono servite in realtà ad ingrassare le compagnie occidentali che si sono aggiudicate gli appalti. L’economia fondata sul debito non ha dunque arricchito la Grecia, bensì chi gli prestava i soldi. (Ma va! Vi ricorda qualcosa di simile?)

Come noto la situazione è esplosa nel 2009, quando i tassi sono schizzati al 7% e Papandreou ha fatto appello alla Banca Mondiale ed al Fmi. Avrebbe potuto la Grecia scegliere un’altra strada? Assolutamente sì (Doveva, ma hanno preferito i Marchi), considerando anche che nel 2010 il debito greco era ancora più basso di quello italiano.

Il governo accettò invece il diktat, il cui scopo non era solo il pagamento del debito, ma anche la colonizzazione del Paese (ma guarda un po’, che novità). Le conseguenze sono una disoccupazione passata dal 10 al 30%, l’aumento della precarietà, il crollo del Pil, il taglio dei salari di circa il 30%. Di questa situazione  sono responsabili anche le dirigenze sindacali. (ma no!) (Cari Italiani tenete ben presente questo passaggio adesso tocca a Noi)

Il problema è che, di fronte a questa situazione, non esiste un programma politico alternativo credibile. (Questa è una verità sacrosanta, come lo è in Italia) La stessa proposta di Syriza su un governo di sinistra è alquanto vaga, (per nulla vaga, servo ipocrita del Sistema) visto che non si può dire no al memorandum e sì al pagamento del debito e alla permanenza nell’eurozona. Per Antarsya due sono infatti le questioni fondamentali: l’appartenenza all’UE e all’eurozona. Ma purtroppo nelle ultime elezioni Antarsya ha perso buona parte dei suoi consensi.

Rachiotis, che non si è nascosto le difficoltà nei rapporti con le altre forze della sinistra, ha così sintetizzato i 5 punti fondamentali, attorno ai quali Antarsya propone la costruzione di un nuovo fronte di massa: (dopo che i buoi sono scappati dalla stalla)1. Cancellare il debito. 2. Uscire dall’euro e tornare alla dracma svalutandola del 50%. 3. Uscire dall’Unione Europea. 4 Nazionalizzare le banche. 5 Ripensare le alleanze internazionali ed i nuovi contesti geopolitici. (devo dire che ci siete quasi)

Dopo Rachiotis è stata la volta di Michele Tiktopoulos, che ha iniziato con la previsione di un forte peggioramento della situazione greca (ma no!). Un peggioramento che arriverà a presentarsi addirittura come emergenza umanitaria (ma NO!). Già ci sono alcuni segnali nel settore sanitario, (aggiungo 30% sotto psicofarmaci) mentre lo stesso aumento dei suicidi indica a che punto stiamo arrivando. (veramente ci siete da anni, ma eravate sulla luna come i Politici Italiani e gran parte del Popolo)

 

Elite, Popolo e Partiti

L’elite e Popolo hanno interessi contrastanti, eppure il popolo ci casca sempre attraverso un leader calato dall’alto.

 

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di Vittorio Boschelli

Molti mi dicono “ma manca un leader” e aspettano che gli venga calato dall’alto, proprio da quell’elite che li ha convinti, che la democrazia è bella quando ci sono pochi partiti, se uno ancora meglio, che lo stato non serve perchè è sprecone, e che il finanziamento pubblico ai partiti va abolito in modo che l’elite si scelga chi deve fare politica, che la costituzione italiana è obsoleta e quella dell’unione europea è civile, moderna e pluralistica.

Direi che per gente del popolo che è contro l’elite europea e mondiale, non c’è male, se aguzzate l’ingegno si può ancora fare meglio, il super stato europeo e il nuovo ordine mondiale.

Non trovo mai nessuno che mi dice: “quali sono secondo te le cause e quali invece gli effetti, dei nostri problemi in modo da formare una classe politica che unisca tutto un popolo oppresso dall’elite? E come ci finanziamo visto che l’elite non ci darà mai la possibilità di diffondere il nostro pensiero contro…?”

I partiti sono la rappresentazione della democrazia, senza partiti non può esistere la rappresentanza democratica è l’esempio più lampante, come disaffezione al voto e di anti-democraticità sono proprio gli Stati Uniti, considerati da molti erroneamente, l’esempio della democrazia (adesso l’europa ha saputo fare di meglio).

Elite e Popolo hanno interessi contrastanti, i primi amano una democrazia apparente i secondi una democrazia sostanziale, dove i primi offrono l’illusione di decidere ai secondi e tutti sono contenti…o forse no?

Democrazia e Liberoscambismo sono antitetici, come popolo ed elite.

La Democrazia sostanziale si impernia sulla tutela dei diritti fondamentali sociali da parte delle istituzioni politiche, a ciò vincolate dalle Costituzioni democratiche.

Il Liberismo sopravvive in finte democrazie, solo a condizione che la politica ratifichi l’espressione popolare attraverso il voto, verso partiti precostituiti dalla stessa elite, affinchè si garantisca, una certa politica economica e sociale a proprio uso e consumo delle oligarchie a discapito del popolo che ha l’illusione di decidere.

Il caso Greco e quello Italiano, sono un magnifico esempio, di astensionismo, di elezioni inutili, tanto chiunque vinca o peggio ancora, messo li direttamente senza l’illusione del voto (roba da matti) è ancorato alle stesse politiche già vincolate a priori, dall’unione europea, quindi il popolo è nullo come la democrazia.

Negli Stati Uniti è successo già negli anni 70-80, quello che noi avvertiamo oggi, la distruzione di rappresentanza dei lavoratori e delle piccole e medie imprese, slegando territorialità e industria.

Una volta che la competizione elettorale sia affidata alla esclusiva “via mediatica” a pagamento, ogni forza politica finisce per essere rappresentativa dei soli interessi di coloro che sono in grado, sul “libero mercato”, di finanziare adeguatamente le campagne elettorali.

Ne è conseguita, – come effetto a catena della dissoluzione della capacità autorappresentativa della forza lavoro e di ogni altra componente sociale e produttiva non legata alla grande impresa finanziarizzata, (connessa all’indebolimento industriale-manifatturiero) -, la tendenziale coincidenza degli interessi “principali”, cioè dei sottostanti a qualunque forza politica in grado di raccogliere (mediaticamente) il consenso a livelli sufficienti per governare.

Il gioco è fatto, le differenze tra i due partiti non esistono, la politica è morta, il popolo non è rappresentato da nessuno, la democrazia è inesistente.

Il Jobs Act è l’apoteosi, segna il punto di approdo da lungo tempo auspicato dalle stesse forze finanziario-oligarchiche che governano l’area euro.

La moneta unica di nome euro posta come irrinunciabile dalle oligarchie, ha consentito la simultanea imposizione di vincoli fiscali che sono, tutt’ora, il più potente strumento di giustificazione dello smantellamento forzato del welfare costituzionale, della stabilità e remuneratività del lavoro.

In un sistema industriale come quello italiano, questi strumenti hanno agito sul legame tra territorio e grande industria pubblica, assoggettata alla notoria massiccia privatizzazione (in mani sempre più estere), giustificata dalla presunta utilità della riduzione del debito pubblico, recidendo il legame tra sistema delle piccole e medie imprese e la stessa grande industria legata al territorio. (Laddove, invece, il problema della crescita del debito pubblico italiano è attribuibile al cumularsi dell’introduzione del vincolo monetario, in forma di SME, e del modello della banca centrale indipendente, conseguita al divorzio tra tesoro e bankitalia, ed all’esplosione degli interessi, fissati dai mercati anzichè della sovrana decisione dello Stato democratico.)

L’ITALIA HA PAGATO TRA IL 1980 ED IL 2012 LA BELLEZZA DI 3.101 MILIARDI DI EURO EQUIVALENTI (al 2012) DI INTERESSI, PARI AL 198% DEL PIL, UNA CIFRA DI PROPORZIONI ENORMI.

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Il fenomeno, svoltosi drammaticamente negli ultimi due decenni, lo abbiamo sintetizzato in questi termini:
a) le politiche industriali, impedite d’autorità dall’UE (esigono politiche fiscali anche sul lato della domanda e anticicliche, ormai in soffitta) e
b) la conservazione dell’alta tecnologia ancorata al territorio, che può essere consentita solo dalla grande industria PUBBLICA. Ciò, coincide con la privatizzazione selvaggia di quel settore industriale pubblico che è il volano delle PMI.
Questo paradigma sul modello produttivo e sociale (senza considerare il cambio rigido), inevitabilmente distrugge intere filiere, in nome della competitività-deflazione salariale, e senza che le PMI possano rimproverarsi vere o presunte incapacità di competere.
Questa è l’UE-UEM e, infatti, ho proprio detto che l‘euro è un potente “catalizzatore” cioè un innesco strumentale di tutta la faccenda.
La responsabilità delle PMI è culturale e politica: non arrivano a comprendere cosa significhi il free-trade imposto per trattato, credendo che la globalizzazione istituzionalizzata (WTO-UEM-FMI) sia un fenomeno inevitabile, mentre invece è una creazione umana, molto ideologica e accettata passivamente, contro limiti insormontabili della Costituzione (credendo che questa si limiti a tutelare il sindacato e cadendo nella trappola della rincorsa alla distruzione della domanda interna, tramite l’ostilità indistinta e poco meditata verso la spesa pubblica). “
Ricorderete questa frase detta a suo tempo: “lavoratori, piccola e media impresa, facce della stessa medaglia, solo che non lo sanno”
Il problema dunque è l’intero paradigma che si accompagna, inevitabilmente e fin dall’inizio, cioè programmaticamente, alla moneta unica.
Nei suoi esiti finali, si tratta della deindustrializzazione (“competitiva” cioè spalmata sui paesi più deboli per imposizione del contenuto stesso del trattato, inevitabilmente congeniale ai paesi più “forti”) e del suo riflesso sulla struttura politico-sociale del paese, prima ancora che su quella economica. Riportiamo il passaggio di Rodrik perchè ci pare riassumere perfettamente il fenomeno in tutte queste implicazioni:
Le conseguenze politiche di una prematura deindustrializzazione sono più sottili, ma possono essere più significative.
I partiti politici di massa sono stati tradizionalmente un sotto-prodotto dell’industrializzazione. La politica risulta molto diversa quando la produzione urbana è organizzata in larga parte  intorno all’informalità, una serie diffusa di piccole imprese e servizi trascurabili. 
Gli interessi condivisi all’interno della non-elite sono più ardui da definire, l’organizzazione politica fronteggia ostacoli maggiori, e le identità personalistiche ed etniche dominano a scapito della solidarietà di classe.
Le elites non hanno di fronte attori politici che possano reclamare di rappresentare le non-elites e perciò assumere impegni vincolanti per conto di esse.
Inoltre, le elites possono ben preferire – e ne hanno l’attitudine- di dividere e comandare, perseguendo populismo e politiche clientelari, giocando a porre un segmento di non elite contro l’altro.
Senza la disciplina e il coordinamento che fornisce una forza di lavoro organizzata, il negoziato tra l’elite e la non elite, necessario per la transizione e il consolidamento democratico, hanno meno probabilità di verificarsi.
Questo passaggio ci porta ad approfondire due aspetti,  che rinviano a ragionamenti che abbiamo già in parte svolto:
Il primo è questo: se gli interessi condivisi all’interno della non-elite sono più ardui da definire (proprio per il venire meno di quel motore dei partiti di massa che è la industrializzazione manifatturiera legata al territorio), la non-rappresentatività di qualsiasi forza politica rispetto alla maggioranza schiacciante della non-elite, conduce all’astensionismo.
E l’astensionismo è la condizione “ideale” di svolgimento delle politiche liberiste, persino più di quelle perseguite da una dittatura oligarchica.
Ma anche il tentativo successivo di riconquistare questa rappresentatività (e quindi il ruolo di “partito di massa”) ne viene indebolito e privato di vitalità – cioè finisce in ostacoli insormontabili ad un suo vero consolidamento-, perchè tendenzialmente, chi ci prova parte dalla “denunzia” degli effetti e non delle cause (cioè il free-trade con, nel caso europeo, i limiti fiscali legati alla moneta unica),confondendo uno Stato “ladro” o “vampiro” con uno Stato, al contrario, svuotato della sua sovranità.
Cioè, si attacca lo Stato per ragioni opposte a quelle che legittimamente consentirebbero di rivolgergli un rimprovero: quelle che derivano dalla sua violazione del vincolo inderogabile costituzionale, ignorando quest’ultimo o ritenendolo superato.
Cioè si rende responsabile lo Stato di ciò che “fa” – in nome dell’Europa-, mentre è evidente che vìola gli obblighi superiori relativi a ciò che “avrebbe dovuto fare (per Costituzione)”.
La responsabilità dello Stato, infatti, è di non essere in grado di rispettare quella legalità costituzionale che gli imporrebbe di perseguire il pieno impiego (artt.1 e 4 Cost.), il pieno diritto alla salute universale per mano pubblica (art.32 Cost.), la previdenza corrispondente ad un copertura adeguata e commisurata alla tutela reale delle retribuzioni in costanza di lavoro (art.38 Cost.), la stessa pubblica istruzione, con un livello di spesa adeguato alla formazione diffusa ed avanzata dei cittadini (artt.33 e 34 Cost.).
E qui mi viene in mente l’amico Fiore…quello della corrruuuzzziiiooonnne e del “ma tu con chi stai? Con i corrotti?”
Come abbiamo già detto, “Il messaggio centrale (di coloro che tentano di offrirsi come opposizione al paradigma dell’€uropa), è: “la gente ci chiede più lavoro e meno tasse“. And that’s it: certo poi ci sono prese di posizione su problemi correlati, come l’indubbia strumentalizzazione dell’immigrazione no-limits utilizzata come “maglio” incessante alla tenuta di un mercato del lavoro in caduta libera verso la deflazione salariale.”
Ma si ignorano, con questo riduzionismo semplificatorio ed incompleto, le cause strutturali, e sempre più incidenti, degli effetti che si vogliono combattere, attribuendone la volontà ad uno Stato, che è invece privato della sua “volontà” autonoma e sovrana.
Il riduzionismo Anti-Stato oscura così il problema centrale, quello che “il “ridisegno” della società italiana, inarrestabilmente perseguito in nome dell’€uropa, che sappiamo essere ad uno stadio molto avanzato.”
Proseguire la delegittimazione dello Stato, ora “vampiro”, ora addirittura “spendaccione” – contro i dati ben visibili di una spesa pubblica inevitabilmente tenuta sotto controllo, – in termini comparativi europei!-, in virtù di un cumulo di saldi primari di pubblico bilancio che non ha paralleli nella stessa €uropa-, rafforza solo la difficoltà a definire gli interessi condivisi che dovrebbero caratterizzare un partito di massa non-elitario.
Ecco il perchè si fa fatica a trovare la quadra dello stare assieme, perchè di persone che guardano il dito che indica la luna, in politica, ce ne troppa e purtroppo qualcuno ha fatto la fortuna di movimenti o partiti demagogici, poi ci si lamenta che non cambia mai nulla…semplicemente perchè non può cambiare blaterando sugli effetti e non seriamente sulle cause….
SP_05
E così si rafforza ovviamente il gioco delle elites, perchè, inocula l’incrollabile convinzione che le tasse dipendano dall’eccessiva spesa pubblica, o che, quantomeno, l’eliminazione della gran parte della spesa pubblica “improduttiva”, cioè “sociale” porterebbe alla salvezza fiscale: ma nel diffondere il malcontento si è poco chiari su quali voci della spesa pubblica andrebbero effettivamente tagliate.
O peggio, si pecca di assoluta mancanza di aderenza alla realtà sulle reali dimensioni degli sprechi, veri o presunti,  dimensioni propagandisticamente falsificate come tali per cui la loro eliminazione risulterebbe risolutiva del problema “tassazione” eccessiva.
Non si scorge chiarezza sul punto fondamentale che tale problema ha, invece, le ben diverse cause del vincolo esterno, monetario e fiscale, che pone l’outputgap (cioè una minor crescita determinata dal sottoimpiego dei fattori produttivi e dalla continua compressione della domanda) ed il connesso saldo primario (cioè entrate correnti fiscali costantemente ben maggiori delle corrispondenti uscite), come obblighi inderogabili.
Tale compressione dell’economia, infatti, induce minore crescita e maggior disoccupazione (o sottoccupazione, le due sono inscindibili), determinando la caduta di ogni previsione di entrata – essendo la base imponibile sempre inferiore alle attese- e, tuttavia, il continuo obbligato rilancio della pressione fiscale e della riduzione delle prestazioni pubbliche, verso gli irraggiungibili obiettivi di bilancio rigidamente fissati dall’€uropa.
Avanzo primario e tasso di risparmio
Nota: il grafico presenta i valori del saldo nominale, strutturale e output gap a segni invertiti.
Fonte: http://documenti.camera.it/leg16/dossier/Testi/d017.htm
Output-gap Italia
OUTPUT GAP ITALIA
E questo ci riporta all’altro aspetto critico della evoluzione del consenso e della rappresentatività possibile in una situazione del genere:  
 “le identità personalistiche ed etniche dominano a scapito della solidarietà di classe“.
Altrimenti detto, questa spiegazione ci dà ben conto dei sub-conflitti “sezionali”(p.11.1.), in funzione destabilizzatrice della democrazia, che fanno capo ai “diritti cosmetici” e alle identità etnico-religiose-localistiche, conflitti che sono una vera manna per le elites.
Le identità personalistiche, diciamo “di genere“, femminismo e identità sessuali, sono usate come gigantesche armi di distrazione di massa, profuse dai media controllati dalle elites, per rompere ogni possibile comunanza di interesse all’interno della non-elite.
Ancor più efficaci sono i sub-conflitti sezionali di tipo etnico o religioso, a partire da quelli più antichi di tipo “localistico“, cioè interni alle stesse nazioni sottoposte all’offensiva frammentatrice dei vincolo esterno e della sua deindustrializzazione.
Abbiamo pure detto che temi come la “tutela del consumatore” o quella dell’ambiente, vengono proposti come argine consolatorio al posto della solidarietà di classe, ed alla identità di interessi della complessiva non-elite, portando a soluzioni che, nell’ambito delle espresse previsioni del trattato e del loro concepimento strategico ordoliberista, tendono a porre in modo “tecnicamente” specialistico, e quindi sezionale e frammentario, quel conflitto tra produzione e lavoro che la Costituzione risolve alla radice con norme molto più efficaci, vincolanti ed esplicite: quelle di tutela della dignità del lavoro, della salute e della previdenza assunte dalla mano pubblica.
Rammentiamo, su questi ultimi punti, quale sia il programma fondamentale dell’ordoliberismo, riflesso nelle puntuali previsioni dei trattati €uropei:
—; la protezione dell’ambiente: con fissazione di standard tali da agevolare la realtà della grande impresa, capace di sostenere la ricerca, la produzione e i costi privati di tali standards; tale “protezione è inoltre vista come politica sostitutiva della tutela sanitaria pubblica generalizzata, quest’ultima da sostituire, progressivamente, con un sistema sanitario assicurativo privato;
—; l’ordinamento territoriale: tale da privilegiare le realtà localistiche per assottigliare la presenza degli Stati nazionali, legati “pericolosamente” alle Costituzioni democratiche “interventiste”, cioè che prevedono il sostegno alla domanda e all’occupazione mediante il welfare;
—; la protezione dei consumatori da truffe negli atti d’acquisto: la tutela del consumatore consente di creare un’apparente protezione della “parte debole”,sostitutiva della tutela legale del lavoro, col fine di svincolarlo dalla tutela del welfare e dalla spesa pubblica relativa.”
Credendo di esserci spiegati un po’ meglio, e avendo posto i vari passaggi dei problemi in una sequenza di collegamenti (auspicabilmente) più percepibile, non possiano che concludere ribadendo l’appello in cui, una forza politica capace di rappresentare la grande maggioranza dell’elettorato, non-elite, dovrebbe riconoscersi:

In questo stato di cose non hai un futuro, nè come padre/madre nè come figlio/figlia. 
L’€uropa non te lo consente. 
La Costituzione democratica, invece, questo tuo futuro lo prevede come un obbligo inderogabile a carico delle Istituzioni rappresentative dell’indirizzo politico“.
Fonte Orizzonte48

Confindustria…NOOOOOO…!

Il Centro Studi Di Confindustria dice finalmente la verità sul suo giornale, dopo anni di menzogne.

 

confindustria surplus tedesco_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

Quattro giorni sofferti, quelli appena trascorsi a letto causa influenza, mai così brutta e usurante, anche perchè dopo anni ho dovuto rivedere e sentire, le oscenità divulgate dalla pattumiera più schifosa del pianeta, che è la TV.

Ho visto che sono successe tante cosucce importanti in questi giorni, prometto che ne parleremo presto, demagogia e sciacallaggio politico si sprecano.

Torniamo a quello che avvalora sempre di più la mia tesi, i Greci non hanno capito, nonostante la loro distruzione (l’intenzione di voto verso Tsypras ne è la conferma), figuriamoci se potranno mai capire gli Italiani, che ancora hanno un po di fieno in cascina (loro li stanno ritirando), dopo 40 anni di lavaggio del cervello e come dimostra il tempo puntualmente… ingozzati di menzogne e luoghi comuni.

Il giornale LORO, oggi vi dice attraverso studi da bocconiani durati decenni, con molta faccia tosta, la stessa che usavano per richiamare il governo Monti con il famoso “FATE PRESTO”, divulgando ogni giorno che la colpaedellacurruzzzzziiiiooonnneee, svalutareepeccatomortale, debitopubblicobrutto, itedeschihannofattoleriforme, lorosonobravi e noisiamocattivi, oggi vi dicono quello che abbiamo sempre sostenuto noi del Fronte, convinti che era la verità, come dimostravano tutti i fatti e i dati e come ha dimostrato oggi il tempo con il loro “studio”.

Ecco in sintesi la verità, per leggere l’articolo lo trovate QUI.

“In pratica il surplus della Germania è rimasto superiore alle soglie europee ed è su «livelli insostenibili con perdita di benessere per tutti», ha sottolineato il Centro Studi di Confindustria in un rapporto in cui si evidenzia che durante la crisi tutti i Paesi euro in deficit hanno aggiustato i conti con l’estero, mentre «i paesi core non hanno fatto nulla per ridurre i loro surplus». E così, per aggiustare i conti i Paesi in deficit hanno dovuto recuperare competitività di prezzo e ridimensionare gli standard di vita, generando deflazione e riduzione della domanda che non sono state compensate, come sarebbe stato logico e opportuno, da politiche espansive nei Paesi in surplus, Germania anzitutto”.

Mica noi eravamo Anti Euro e Unione perchè era moda come lo è adesso o perchè dovevamo obbedire a padroni…

Credo che sia superfluo aggiungere altro, a voi le scelte, noi crediamo nella coerenza e nella verità, più prova di così, non sappiamo cosa altro potremmo fare, per arrivare a tutti.

Buona riflessione…!