Bollettino Di Guerra Numero 9

Bollettino di guerra numero 9 e l’indifferenza di una parte del popolo italiano

 

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di Vittorio Boschelli

Nonostante le pagliacciate di Ri-Presa di Renzi che vi propinano a reti unificate, l’economia reale italiana e la salute dell’unione europea in genere è tutt’altro che rosea.

Anzi se c’è tanto ottimismo, la storia recente insegna che ci saranno presto tante botte a orbi…tutto proporzionale, l’illusione intensificatasi null’ultimo periodo, serve proprio a farvi digerire meglio le botte, a dimostrazione (secondo loro) che servono per il vostro bene e quello dell’italia.

Nuovi tagli pubblici e di salario, privatizzazioni (compreso sanità e pensioni) e tasse, intanto la gente piomba nella povertà assoluta, si suicida, si ammala di depressione, le aziende chiudono e licenziano, vengono acquistate a prezzo di saldo dalle multinazionali per poi assumere con contratti precari e svalutati con i dovuti licenziamenti da portare al successivo consiglio di amministrazione, come premio, tutto facente parte del piano eurista e mondialista sulla vostra pelle, che molti italioti ancora si ostinano a non capire, per tanti ragioni ideologiche e di lavaggio mediatico verso la disinformazione di massa e la sua ipnosi collettiva.

Avere fiducia in questi politicanti e in una moneta unica nonostante non esista un paper di un qualsiasi economista in tutto il mondo a favore di tale tesi (vi sfido a trovarne uno), è da inutili idioti, servi del sistema mondialista e vittime della propaganda questo lo diciamo senza giri di parole, come abbiamo sempre fatto, risultando anche antipatici, ma dobbiamo indurre a documentarvi e solo facendovi sentire in colpa possiamo riuscirci, poi odiateci lo stesso ce ne faremo una ragione.

Non è più il tempo di usare il fioretto del politichese o peggio dell’indifferenza c’è bisogno della sciabola, con noi o contro di noi, che poi equivale ad essere contro voi stessi.

La guerra è già iniziata da anni ma nessuno vi ha avvisato….il lavoro “sporco” qualcuno deve pur farlo.

 

Senza casa e lavoro, coppia coniugi dorme in auto sotto il Comune di Ortona

Sono Stefano Franzese e Anna Maria Damiani, marito e moglie di origine napoletana, che si erano trasferiti ad Ortona avendovi trovato un lavoro. A 60 e 58 anni avevano deciso di cambiare vita e in Abruzzo oltre all’impiego (lui da operaio, lei da badante) avevano trovato anche un tetto. Tutto per loro è svanito quando entrambi hanno perso il lavoro da una ditta privata, e si sono trovati con un pugno di mosche in mano, ad una età difficile per trovare una nuova collocazione occupazionale, in una città -Ortona- che negli ultimi anni ha perso centinaia di posti di lavoro per la chiusura di tantissime aziende. Dallo scorso giugno vivono in un’auto, che hanno parcheggiato sotto il portone del palazzo comunale, avendo chiesto invano un sostegno agli amministratori. A loro è stata assicurata almeno la certezza dei pasti alla mensa del ristoro degli Angeli, ma è soprattutto un tetto, con la stagione fredda in arrivo, quello che manca, o meglio la possibilità di pagare un affitto: “la voglia di lavorare non ci manca”, ribadiscono, “dateci una occasione”.

Fonte rete8.it

 

Bagni di Lucca: Alce, scade cassa integrazione. In arrivo 39 licenziamenti

Si chiuderà proprio in questi giorni, con l’invio delle lettere di licenziamento, il caso dei dipendenti Alce. Essendo in scadenza, infatti, il rinnovo della cassa integrazione e vista, soprattutto, l’assenza di un progetto industriale necessario a riassorbire gli operai rimasti senza lavoro l’epilogo a detta di molti non poteva che essere questo.
L’azienda, specializzata nella produzione di tannino con annesso comparto cartiera, aveva cessato la propria attività nel 2009; da allora era stato avviato l’iter per la realizzazione di un impianto a biomasse che però non è mai giunto a compimento. Un vicenda, quella della centrale, che aveva generato decine di assemblee popolari passando per le aule di tribunale (dopo i ricorsi intentati dai Comitati Ambiente e Salute), coinvolgendo a più riprese i consigli comunali di Bagni di Lucca e Borgo a Mozzano, originando incontri sindacali, tavoli istituzionali, meeting con i rappresentanti delle aziende coinvolte (oltre ad Alce, Biomasse del Serchio Srl, Futuris Spa e Terra uomini ambiente). Una vicenda, partita dopo il rilascio dell’autorizzazione unica da parte di palazzo Ducale, che aveva chiamato ad esprimersi l’Agenzia regionale per la protezione ambientale, l’Ordine dei medici di Lucca, l’Isde e tanti tra esperti e tecnici come Federico Valerio, Marco Stevanin, Annibale Biggeri, Rossano Ercolini, Paul Connett, Stefano Montanari, Alfredo Scipioni. Una vicenda che sembra essere arrivata davvero al capolinea.
«Oggi cessa la cassa integrazione biennale – spiega il sindacato – e di conseguenza domani i 39 lavoratori rimasti saranno licenziati. Un altro segmento industriale scomparirà da Bagni di Lucca».
Operai e sigle sindacali, riuniti martedì in assemblea, non hanno potuto far altro che prendere atto dello stato attuale delle cose: dopo l’arrivo delle lettere di congedo per quasi 40 ex dipendenti (degli oltre 110 originari) inizierà il periodo di mobilità. Nessuna riconversione industriale insomma, nessuna possibilità di reimpiego anche se dopo il ritiro degli investitori e l’abbandono del progetto dell’inceneritore le ipotesi di riutilizzo del sito erano state diverse: durante gli ultimi incontri avvenuti in provincia, infatti, Maurizio Varraud
(legale rappresentante di Alce) aveva paventato l’idea di riprendere la produzione del tannino ed aveva messo a disposizione alcuni terreni dell’azienda per eventuali attività alternative come la fabbricazione di legno edile. Possibilità poi non concretizzatesi.

Fonte iltirreno

 

Reggio Calabria: Atam, trattativa saltata, si va verso 21 licenziamenti

Tre giorni di trattative ma il punto d’incontro ancora non c’è. Il buon senso imporrebbe una smussatura degli spigoli: in palio c’è il futuro di 21 lavoratori e la salvezza dell’Atam dal rischio default. Sindacati e azienda seduti attorno allo stesso tavolo cercano la quadratura del cerchio, che però non arriva. Il traguardo da raggiungere è quello di arrivare ad una pianta organica snella, 290 unità lavorative. E bisogna arrivarci in fretta perché mercoledì è fissata l’udienza al Tribunale fallimentare. Ma le posizioni restano ancora distanti. L’Azienda deve rispettare il piano di risanamento presentato in Procura, intende adempiere agli impegni assunti in Tribunale, impegni che consentiranno ad Atam di camminare sulle proprie gambe, di avere un futuro solido. Giorni di febbrile trattativa si stanno vivendo in Azienda dove i tempi sono scanditi dagli incontri, in cui le sigle sindacali cercano di trovare la soluzione affinché nessuno rimanga senza stipendio e senza lavoro. Fino a notte si è discusso anche ieri ma il punto d’incontro non è arrivato e se non devesse maturare entro lunedì si dovrà per forza di cose procedere ai licenziamenti. Un passaggio che si è cercato di scongiurare ma al momento senza successo. Per ridurre la pianta organica l’Azienda pare abbia pensato innanzi tutto ad accompagnare al traguardo della pensione i dipendenti più vicini per età anagrafica e anzianità di servizio. Ma questa operazione non basta per raggiungere l’obiettivo così si stanno passando al vaglio tutti gli strumenti utili capaci (il contratto di solidarietà a percentuali basse) di traghettare l’Azienda verso porti sicuri. L’istanza di fallimento avanzata dalla Procura non lascia molte alternative. Il percorso di risanamento imposto dalla Procura è passato da diversi step, che hanno fatto emergere il grado di credibilità del management aziendale. Tutte le “caselle” stanno andando al loro posto. Ieri mattina l’amministratore unico dell’Azienda, Antonino Gatto è stato a Catanzaro per verificare l’iter della transazione, la bozza dell’atto è quasi pronta, c’è solo da limare qualche dettaglio. E anche al Comune si sta lavorando per ultimare la documentazione rispetto al conferimento degli immobili con cui l’Ente proprietario dell’Azienda provvede alla ricapitalizzazione di un capitale che era stato eroso nel corso degli anni dai ritardi degli enti locali e da scelte che si sono rivelate fallimentari per l’Azienda di trasporto pubblico. Le perizie delle strutture del Botteghelle e via Foro Boario sono quasi ultimate. Adesso serve un ultimo sforzo per evitare i licenziamenti e salvare l’Azienda.

Eleonora Delfino

Fonte gazzettadelsud

 

Roma: Basf scattano i licenziamenti, 60 famiglie in mezzo ad una strada

Una sessantina di persone prossime al licenziamento. La riorganizzazione aziendale annunciata nelle scorse settimane dalla Basf si trasformerà a breve in “dramma sociale” per alcuni dei lavoratori dell’impianto di via di Salone. Una situazione annunciata nel corso di un’intervista a RomaToday da Roberto Spaggiari, direttore della Divisione Catalizzatori. Di fatto è stato proprio il nostro giornale la fonte da cui i dipendenti hanno appreso la notizia. Ed ora i sindacati provano a reagire e soprattutto a chiedere risposte. E’ la Femca Cisl la prima sigla a muoversi. Lo farà domani con uno sciopero che porterà i lavoratori in piazza, proprio sotto lo stabilimento chimico tra Settecamini e Ponte di Nona. Sono durissime le parole usate da Giuseppe Mandato, segretario generale della Femca Cisl di Roma: “Come si può decidere 60 licenziamenti, mettendo 60 famiglie in mezzo ad una strada, e comunicarlo con leggerezza e soavità in una intervista rilasciata ad un giornale? Noi siamo sconvolti ed esterrefatti, così siamo nel Far West non nella Capitale d’Italia”.
“Purtroppo, contrariamente a quanto deciso fino ad oggi con le Organizzazioni Sindacali e con i suoi dipendenti”, spiegano dal sindacato, “la Basf ha dichiarato la soppressione di 60 posti di lavoro per effetto della chiusura di 3 reparti di produzione, conseguente alla decisione di delocalizzare alcune linee produttive. Una decisione gravissima che noi sindacati abbiamo appreso dalle dichiarazioni rilasciate alla stampa dalla direzione aziendale e che scaturisce da mere motivazioni economiche e di business, non tenendo in alcun conto il dramma che questo significa per le 60 famiglie coinvolte dal licenziamento”.

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Pomezia, 56 licenziamenti e 95 cassaintegrati alla Ica Foods-Crik Crok

Nella tarda serata di ieri si è conclusa la procedura per 56 licenziamenti della Ica Foods International Srl, società cessionaria neo costituita dalla cedente Ica Foods Spa, proprietaria del noto stabilimento di produzione delle patatine a marchio Crik Crok.
“Come è noto – ha dichiarato il Segretario Generale della Flai Cgil Roma Sud Pomezia Castelli, Gianfranco Moranti – la Ica Foods Spa ha chiesto un concordato preventivo presso il tribunale fallimentare di Velletri affittando beni, impianti e dipendenti alla neo Srl per 3 anni. Ci sono stati 75 giorni di intense trattative, svoltesi in Regione Lazio e presso il Ministero dello Sviluppo economico, volte a trovare soluzioni che garantissero la prosecuzione dell’attività produttiva e il mantenimento dell’occupazione. Dopo un lungo braccio di ferro tra proprietà e Sindacati che aveva visto anche uno sciopero nel luglio scorso, si è siglato l’accordo sindacale in Regione Lazio che scongiura almeno per un anno i licenziamenti”.
“Infatti – prosegue Moranti – potranno accedere alla mobilità solamente coloro che non si opporranno, cioè i cosiddetti “volontari”, e non ci saranno licenziamenti unilaterali da parte dell’azienda. In quest’anno si impiegherà la Cassa Integrazione che vedrà coinvolti 95 dipendenti, 10 tra gli impiegati e 85 nell’area produttiva/magazzini. Purtroppo tra gli impiegati ci sono degli esuberi strutturali, perché la nuova organizzazione aziendale prevede la soppressione di alcune loro figure/mansioni. Abbiamo strappato all’azienda l’impegno di ricollocare tali figure in produzione. La società si è impegnata nel contempo a predisporre un piano di risanamento volto al riequilibrio dei fattori produttivi ed a un riposizionamento strategico sul mercato attraverso una intensificazione della politica commerciale diretta alla acquisizione di nuove commesse in particolare nei mercati esteri”.
“Sarà un anno difficile, di sacrifici per tutte le maestranze, -conclude il Segretario della Flai – nella speranza che il Tribunale di Velletri conceda il concordato in continuità alla Ica Foods Spa”.

Fonte ilcorrieredellacitta

 

Licenziamenti al Cara di Mineo, dimezzati i 390 lavoratori

Licenziamenti al Cara di Mineo. La direzione del centro richiedenti asilo piu’ grande d’Europa fa sapere che partiranno sin da domani le prime cinquanta lettere che riguardano il piano di preavviso di esubero per operatori di base del Centro di accoglienza richiedenti asilo di Mineo con l’obiettivo finale di ridurre del 50% gli attuali 390 lavoratori. “I migranti presenti nella struttura – spiega il direttore del Cara, Sebastiano Maccarrone – sono diminuiti della meta’: passando da 4.000 a 2.000, numero che continuera’ a scendere. Non possiamo mantenere gli stessi dipendenti per il doppio degli ospiti, dobbiamo purtroppo agire”.

Fonte cataniatoday

 

Maglie: Cercava da tempo un lavoro, 32enne si impicca nel bagno di casa

Probabilmente il suo problema più grande era il lavoro che non riusciva a trovare. Faceva infatti piccoli lavori saltuari il giovane 32enne che è stato trovato impiccato, nel bagno di casa, questa mattina a Maglie. A fare la tragica scoperta sono stati i familiari con i quali il giovane abitava alla periferia della città. Il ragazzo, che faceva l’operaio, era in cerca di un’occupazione più regolare. Sul posto sono intervenuti i carabinieri e i vigili del fuoco.

Fonte quotidianodipuglia

 

Aosta: Sfrattato, 67enne si suicida sparandosi alla tempia con una pistola sparachiodi

Voleva suicidarsi, e nel contempo far saltare in aria il palazzo dove viveva, oppure prima di morire ha voluto allestire una macabra messinscena come ‘ultimo saluto’? E’ un giallo, per ora, la morte dell’elettricista aostano Bruno Dal Bon, 67 anni, il cui cadavere è stato rinvenuto oggi pomeriggio, lunedì 28 settembre, vicino a un tavolo dal lavoro in un garage al numero civico 5 di via Monte Grivola.
Lui si è sparato a una tempia con una pistola sparachiodi e all’interno della sua abitazione, al piano sopra l’autorimessa, sono state trovate delle bombole del gas aperte e nascoste dentro dei sacchi, collegate con dei fili elettrici.
La Squadra mobile aostana, intervenuta sul posto insieme al 118 e ai Vigili del fuoco, sta compiendo una serie di accertamenti investigativi. In casa sono stati trovati dei biglietti scritti dall’elettricista, a conferma della tesi del suicidio. Secondo la polizia il suicidio potrebbe esser stato motivato da un’ingiunzione di sfratto che l’uomo aveva ricevuto nei giorni scorsi e che gli intimava di lasciare casa in breve tempo.
Inoltre, Bruno Dal Bon da alcuni mesi – sempre secondo quanto riferito dalla Questura – era apparso ‘agitato e spaventato’: vicino al corpo è stato trovato anche il ritaglio di un articolo di giornale su possibili infiltrazioni mafiose in Valle d’Aosta.
Per martedì 29 settembre è in programma l’esame del corpo da parte del medico legale. A coordinare le indagini è il pm Luca Ceccanti. Dal Bon aveva avvolto anche il proprio corpo con dei cavi elettrici e aveva sbarrato la porta del garage.

Fonte valledaostaglocal.it

 

Messina: Articolista precario si suicida facendo esplodere una bombola di gas. Muore anche la madre

L’esplosione improvvisa e assordante nel silenzio della notte, poi le fiamme, infine la tragedia. Due persone, madre e figlio di 90 e 53 anni, sono morte, nella notte tra ieri e oggi, a Messina. Secondo le prime ricostruzioni dei vigili del fuoco la causa della deflagrazione che ha distrutto l’abitazione nel villaggio denominato Santo, sarebbe una perdita di gas non casuale ma voluta. Sono state infatti trovate nella camera da letto tracce di una bombola di gas aperta. La casa però è dotata di metano. Motivo per cui in un primo momento i soccorritori hanno ipotizzato la presenza di una stufa che, però, non è stata trovata. Il figlio, mentre la madre era già a letto, avrebbe lasciato la bombola aperta e sarebbe andato a dormire. Ma la donna si sarebbe svegliata e avrebbe acceso la luce, provocando l’esplosione. È stato infatti il rogo a ucciderli. Buona parte dell’appartamento, così come il balcone esterno, sono stati distrutti; porte e le finestre sono volate vie. Alcuni detriti sono arrivati fino all’autostrada poco più a monte, nei pressi dello svincolo di Gazzi. Il boato è stato avvertito anche dalla sede dei vigili del fuoco, in via Salandra, un paio di chilometri più a valle rispetto al luogo della tragedia. Sono stati i vicini i primi a intervenire. Dopo l’esplosione hanno sentito per alcuni minuti le urla dell’anziana. Ma non c’è stato niente da fare: la casa era chiusa da una porta blindata che, seppur parzialmente distrutta, avrebbe impedito l’ingresso. Qualche residente ha tentato di entrare dal balcone ma è stato respinto dal fumo. Sono in corso le indagini per capire quale sia il motivo all’origine del possibile suicidio-omicidio. L’uomo è un articolista precario della Provincia di Messina. I suoi colleghi lo descrivono come una persona molto sensibile e allo stesso tempo disponibile. «Una volta si era scaricata la batteria dell’orologio di un collega e lui si è offerto di farglielo riparare – racconta un dipendente – dava l’idea di una grande fragilità». Figlio unico, viveva da sempre con la madre. I vicini raccontano di vederli sempre insieme, spesso a braccetto in strada. L’appartamento si trovava al secondo piano di una palazzina in via San Filippo. Non sembrerebbero esserci danni rilevanti alle abitazioni al piano terra e al primo piano. Sul posto, la polizia scientifica per effettuare i rilievi del caso, insieme a due squadre di pompieri che hanno messo in sicurezza l’edificio.

Fonte meridionews.it

 

Pesaro: Disoccupato 40enne arrestato, “Ho perso il lavoro, rubo per tirare avanti”.

Ladro per… necessità. Almeno così si è giustificato. Sì, perché quando un uomo di 40 anni è stato beccato dai carabinieri di Borgo Santa Maria, dopo la segnalazione di alcuni passanti che lo avevano notato aggirarsi con fare sospetto fra i capannoni della zona industriale, lui si è giustificato così: “Ho perso il lavoro, rubo per tirare avanti”.
I militari lo hanno beccato con le mani nella marmellata, dopo che aveva arraffato – cioè – trapani, seghe, cacciaviti professionali e quant’altro che, c’è da giurarci, avrebbe rivenduto per rimediare qualche soldo. Portato a Villa Fastiggi, nella casa circondariale, il giudice gli ha concesso i domiciliari, in attesa del processo per direttissima che verrà celebrato martedì prossimo.

Fonte pu24.it

 

Disoccupato 53enne in cerca di lavoro devasta uffici Asl di Chieti-Lanciano-Vasto

L’uomo, residente a Bucchianico, era rimasto senza lavoro e si era recato alla Asl di Chieti-Lanciano-Vasto , dopo che l’ex prefetto di Chieti Fulvio Rocco de Marinis aveva segnalato il suo caso alla direzione generale dell’azienda sanitaria con una lettera. Quando si è presentato negli uffici dell’Asl e non è stato ricevuto per un colloquio, ha dato in escandescenza danneggiando un pannello del controsoffitto dopo aver lanciato in aria una sedia di plastica, ha fatto cadere un armadietto metallico vuoto ed ha danneggiato parte di una fotocopiatrice. Il 53 enne fino a qualche anno fa allevava pollame ma che nel frattempo ha dovuto chiudere l’attività . L’uomo, una volta calmatosi, ha ammesso le proprie responsabilità ed ha raccontato le vicissitudini ed il difficile momento economico che sta attraversando. L’uomo è stato denunciato dalla Polizia per danneggiamento aggravato.

Fonte rete8.it

 

Bulgaria: Stop arrivi migranti, chiesa ortodossa contro il papa

Il governo di Sofia deve smettere di accogliere migranti in Bulgaria. È quanto si legge in una dichiarazione del Santo Sinodo della Chiesa ortodossa bulgara. «La Chiesa ortodossa prova compassione e chiede solidarietà per i profughi che ormai si trovano tra di noi ed hanno un vero, e non falso, bisogno delle nostre cure e del nostro appoggio materiale – si legge nella dichiarazione. Noi aiutiamo i profughi senza fare differenza per fede o nazionalità, ma riteniamo che il governo non debba in nessun modo accoglierne altri». Il Santo Sinodo ritiene inoltre che «chi ha creato il problema dei migranti dovrà anche risolverlo e non è giusto che il popolo ortodosso bulgaro paghi il prezzo rischiando così di perdere il proprio Stato cristiano». «Se quello di Sofia è il governo di uno Stato cristiano, dovrà nella maniera più categorica porre in seno a tutti gli organismi internazionali la questione di far cessare immediatamente le guerre nel Medio Oriente e nell’Africa Settentrionale e chiedere se non è in atto in quei paesi una persecuzione dei cristiani», si afferma ancora nella dichiarazione del Santo Sinodo.

Fonte Ansa

 

Migranti: False assunzioni per permessi di soggiorno, 27 denunce a Roma

Gli agenti della polizia, al termine di una complessa indagine durata oltre un anno, hanno denunciato 27 persone che, in concorso tra loro e con uso di atti falsi, hanno favorito la permanenza di cittadini extracomunitari sul nostro territorio. Agli immigrati sono state fornite false dichiarazioni di assunzione per ottenere il permesso di soggiorno. L’indagine è partita a marzo del 2014 nella Capitale, quando a seguito di una presentazione di una comunicazione di cessione fabbricato, fatta da un cittadino italiano, in favore di un cittadino straniero presso gli uffici del Commissariato Esquilino, gli agenti hanno eseguito un controllo presso l’indirizzo indicato ma non hanno trovato la persona ospitata. Già da un primo accertamento era emerso che a carico dello straniero era stata emessa una nota di rintraccio per non aver ottemperato a un invito a presentarsi alle forze dell’ordine. Continuando nell’accertamento, i poliziotti hanno ascoltato il proprietario dell’appartamento, G.L., il quale, dopo una breve resistenza, ha ammesso di aver ospitato la persona solo a titolo di cortesia e per favorire un suo conoscente. Lo stesso, incalzato dalle domande degli investigatori, ha poi aggiunto di non aver mai conosciuto lo straniero, che per altro non aveva mai usufruito dell’alloggio, e di aver accettato di presentare la richiesta di ospitalità solo per ricevere un compenso, circa 1000 euro. Denunciato in stato di libertà per aver favorito la permanenza del cittadino extracomunitario sul territorio, gli agenti hanno incrociato tutta un serie di informazioni per scoprire se dietro alla falsa dichiarazione appena scoperta potessi nascondersi una più ampia organizzazione criminale.Nel corso dell’attività infatti, sono state rintracciate altre persone coinvolte che hanno affermato di aver avuto contatti con intermediari stranieri, con G.L., dipendente presso una ditta di trasporti, e alcuni suoi colleghi di lavoro. Erano proprio loro che durante lo svolgimento del loro mestiere, venivano a conoscenza di persone extracomunitarie che avevano bisogno di dichiarazioni di assunzione per l’ottenimento del permesso di soggiorno e le contattavano. In particolare, nella zona dell’Esquilino, è stata individuata un’agenzia di mediazione, attualmente chiusa, specializzata nella trattazione delle pratiche di rinnovo e rilascio del soggiorno, dove erano state elaborate la maggior parte delle istanze illecite, sul cui proprietario sono ancora in corso accertamenti. Ascoltati anche i colleghi di G.L., gli stessi hanno riferito che per ogni pratica di assunzione compilata e firmata, avrebbero ricevuto un compenso 2.500 euro. Tra le persone indagate è stato individuato anche un cittadino del Bangladesh, che si è accertato fungesse da mediatore tra gli stranieri da regolarizzare, i datori di lavoro, e coloro che con dichiarazioni mendaci ospitavano sedicenti extracomunitari.

Fonte Adnkronos

 

Lavoro: Per il 90% dei giovani italiani inevitabile andare all’estero

Il dato è di quelli che fanno riflettere perché certifica un orientamento talmente diffuso da far credere che in troppi, ormai, considerano l’Italia un Paese “perduto”. Almeno dal punto di vista lavorativo che, per i nostri giovani, rappresenta un’assoluta priorità. Di cosa stiamo parlando? Del rapporto – realizzato dall’istituto Giuseppe Toniolo, in collaborazione con l’Università Cattolica – che documenta come il 90% dei giovani italiani, di età compresa tra i 18 e i 32 anni, ritenga pressoché inevitabile andare all’estero per trovare un lavoro adeguato alla sua formazione o confacente alle sue aspirazioni. Una percentuale altissima, che fa il paio con il 70% degli intervistati che ha dichiarato di considerare l’Italia un Paese che offre troppe poche opportunità a chi si affaccia al mercato occupazionale, a differenza di altri Paesi sviluppati che sembrano, invece, investire molto sul lavoro delle nuove generazioni. Da qui la scelta, inevitabile in molti casi, di puntare sulla mobilità: l’83,4% dei giovani interpellati ha, infatti, dichiarato di essere disponibile a cambiare stabilmente città per un impiego e, tra questi, il 61,1% crede che il biglietto vada staccato per un Paese straniero. Di più: stando a quanto documentato dal Rapporto Giovani, il 33,3% del campione (praticamente un under 33 su tre) sta pensando di lasciare l’Italia entro il 2016.
Sì, ma per andare dove? Le mete preferite, indicate dal 54,8% degli intervistati, sono l’Australia, l’America e il Regno Unito dove i giovani italiani sperano di trovare lavoro grazie all’inglese che hanno imparato a scuola. A seguire la Germania di Frau Merkel, percepito come uno Stato solido e che punta molto sui giovani, e altri Paesi come il Canada, la Francia, l’Austria, la Svizzera e il Belgio. Solo l’1,5% del campione ha, invece, indicato la Spagna che, pur rimanendo un Paese altamente “attrattivo” (per via, anche, di una cultura che lo rende vicino all’Italia), ha un tasso di disoccupazione talmente alto da scoraggiare chiunque.
“La migrazione italiana, negli ultimi anni, è decisamente cambiata – ha spiegato Alessandro Rosina, tra i curatori del Rapporto –Non si tratta più di connazionali che prendono il treno un po’ spaesati e con al braccio valigie di cartone, ma di giovani dinamici, intraprendenti, affamati di nuove opportunità e con un tablet pieno di appunti su progetti e sogni da realizzare. I motivi sono vari. Da un lato – ha osservato Rosina – la generazione dei Millennial considera del tutto naturale muoversi senza confini. Sono sempre più consapevoli che la mobilità internazionale è, di per sé, positiva perché consente di aprirsi al mondo, conoscere diverse culture, arricchire il proprio bagaglio di esperienze, ampliare la rete di relazioni. Dall’altro lato, il sempre più ampio divario tra condizioni lavorative delle nuove generazioni e possibilità di valorizzazione del capitale umano in Italia rispetto agli altri Paesi avanzati e in maggiore crescita, porta sempre più giovani a lasciare il Paese non solo per scelta, ma anche – ha precisato il curatore dello studio – per non rassegnarsi a rimanere a lungo disoccupati o a fare un lavoro sotto inquadrato e sottopagato”.

Fonte news.biancolavoro.it

Elite, Popolo e Partiti

L’elite e Popolo hanno interessi contrastanti, eppure il popolo ci casca sempre attraverso un leader calato dall’alto.

 

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di Vittorio Boschelli

Molti mi dicono “ma manca un leader” e aspettano che gli venga calato dall’alto, proprio da quell’elite che li ha convinti, che la democrazia è bella quando ci sono pochi partiti, se uno ancora meglio, che lo stato non serve perchè è sprecone, e che il finanziamento pubblico ai partiti va abolito in modo che l’elite si scelga chi deve fare politica, che la costituzione italiana è obsoleta e quella dell’unione europea è civile, moderna e pluralistica.

Direi che per gente del popolo che è contro l’elite europea e mondiale, non c’è male, se aguzzate l’ingegno si può ancora fare meglio, il super stato europeo e il nuovo ordine mondiale.

Non trovo mai nessuno che mi dice: “quali sono secondo te le cause e quali invece gli effetti, dei nostri problemi in modo da formare una classe politica che unisca tutto un popolo oppresso dall’elite? E come ci finanziamo visto che l’elite non ci darà mai la possibilità di diffondere il nostro pensiero contro…?”

I partiti sono la rappresentazione della democrazia, senza partiti non può esistere la rappresentanza democratica è l’esempio più lampante, come disaffezione al voto e di anti-democraticità sono proprio gli Stati Uniti, considerati da molti erroneamente, l’esempio della democrazia (adesso l’europa ha saputo fare di meglio).

Elite e Popolo hanno interessi contrastanti, i primi amano una democrazia apparente i secondi una democrazia sostanziale, dove i primi offrono l’illusione di decidere ai secondi e tutti sono contenti…o forse no?

Democrazia e Liberoscambismo sono antitetici, come popolo ed elite.

La Democrazia sostanziale si impernia sulla tutela dei diritti fondamentali sociali da parte delle istituzioni politiche, a ciò vincolate dalle Costituzioni democratiche.

Il Liberismo sopravvive in finte democrazie, solo a condizione che la politica ratifichi l’espressione popolare attraverso il voto, verso partiti precostituiti dalla stessa elite, affinchè si garantisca, una certa politica economica e sociale a proprio uso e consumo delle oligarchie a discapito del popolo che ha l’illusione di decidere.

Il caso Greco e quello Italiano, sono un magnifico esempio, di astensionismo, di elezioni inutili, tanto chiunque vinca o peggio ancora, messo li direttamente senza l’illusione del voto (roba da matti) è ancorato alle stesse politiche già vincolate a priori, dall’unione europea, quindi il popolo è nullo come la democrazia.

Negli Stati Uniti è successo già negli anni 70-80, quello che noi avvertiamo oggi, la distruzione di rappresentanza dei lavoratori e delle piccole e medie imprese, slegando territorialità e industria.

Una volta che la competizione elettorale sia affidata alla esclusiva “via mediatica” a pagamento, ogni forza politica finisce per essere rappresentativa dei soli interessi di coloro che sono in grado, sul “libero mercato”, di finanziare adeguatamente le campagne elettorali.

Ne è conseguita, – come effetto a catena della dissoluzione della capacità autorappresentativa della forza lavoro e di ogni altra componente sociale e produttiva non legata alla grande impresa finanziarizzata, (connessa all’indebolimento industriale-manifatturiero) -, la tendenziale coincidenza degli interessi “principali”, cioè dei sottostanti a qualunque forza politica in grado di raccogliere (mediaticamente) il consenso a livelli sufficienti per governare.

Il gioco è fatto, le differenze tra i due partiti non esistono, la politica è morta, il popolo non è rappresentato da nessuno, la democrazia è inesistente.

Il Jobs Act è l’apoteosi, segna il punto di approdo da lungo tempo auspicato dalle stesse forze finanziario-oligarchiche che governano l’area euro.

La moneta unica di nome euro posta come irrinunciabile dalle oligarchie, ha consentito la simultanea imposizione di vincoli fiscali che sono, tutt’ora, il più potente strumento di giustificazione dello smantellamento forzato del welfare costituzionale, della stabilità e remuneratività del lavoro.

In un sistema industriale come quello italiano, questi strumenti hanno agito sul legame tra territorio e grande industria pubblica, assoggettata alla notoria massiccia privatizzazione (in mani sempre più estere), giustificata dalla presunta utilità della riduzione del debito pubblico, recidendo il legame tra sistema delle piccole e medie imprese e la stessa grande industria legata al territorio. (Laddove, invece, il problema della crescita del debito pubblico italiano è attribuibile al cumularsi dell’introduzione del vincolo monetario, in forma di SME, e del modello della banca centrale indipendente, conseguita al divorzio tra tesoro e bankitalia, ed all’esplosione degli interessi, fissati dai mercati anzichè della sovrana decisione dello Stato democratico.)

L’ITALIA HA PAGATO TRA IL 1980 ED IL 2012 LA BELLEZZA DI 3.101 MILIARDI DI EURO EQUIVALENTI (al 2012) DI INTERESSI, PARI AL 198% DEL PIL, UNA CIFRA DI PROPORZIONI ENORMI.

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Il fenomeno, svoltosi drammaticamente negli ultimi due decenni, lo abbiamo sintetizzato in questi termini:
a) le politiche industriali, impedite d’autorità dall’UE (esigono politiche fiscali anche sul lato della domanda e anticicliche, ormai in soffitta) e
b) la conservazione dell’alta tecnologia ancorata al territorio, che può essere consentita solo dalla grande industria PUBBLICA. Ciò, coincide con la privatizzazione selvaggia di quel settore industriale pubblico che è il volano delle PMI.
Questo paradigma sul modello produttivo e sociale (senza considerare il cambio rigido), inevitabilmente distrugge intere filiere, in nome della competitività-deflazione salariale, e senza che le PMI possano rimproverarsi vere o presunte incapacità di competere.
Questa è l’UE-UEM e, infatti, ho proprio detto che l‘euro è un potente “catalizzatore” cioè un innesco strumentale di tutta la faccenda.
La responsabilità delle PMI è culturale e politica: non arrivano a comprendere cosa significhi il free-trade imposto per trattato, credendo che la globalizzazione istituzionalizzata (WTO-UEM-FMI) sia un fenomeno inevitabile, mentre invece è una creazione umana, molto ideologica e accettata passivamente, contro limiti insormontabili della Costituzione (credendo che questa si limiti a tutelare il sindacato e cadendo nella trappola della rincorsa alla distruzione della domanda interna, tramite l’ostilità indistinta e poco meditata verso la spesa pubblica). “
Ricorderete questa frase detta a suo tempo: “lavoratori, piccola e media impresa, facce della stessa medaglia, solo che non lo sanno”
Il problema dunque è l’intero paradigma che si accompagna, inevitabilmente e fin dall’inizio, cioè programmaticamente, alla moneta unica.
Nei suoi esiti finali, si tratta della deindustrializzazione (“competitiva” cioè spalmata sui paesi più deboli per imposizione del contenuto stesso del trattato, inevitabilmente congeniale ai paesi più “forti”) e del suo riflesso sulla struttura politico-sociale del paese, prima ancora che su quella economica. Riportiamo il passaggio di Rodrik perchè ci pare riassumere perfettamente il fenomeno in tutte queste implicazioni:
Le conseguenze politiche di una prematura deindustrializzazione sono più sottili, ma possono essere più significative.
I partiti politici di massa sono stati tradizionalmente un sotto-prodotto dell’industrializzazione. La politica risulta molto diversa quando la produzione urbana è organizzata in larga parte  intorno all’informalità, una serie diffusa di piccole imprese e servizi trascurabili. 
Gli interessi condivisi all’interno della non-elite sono più ardui da definire, l’organizzazione politica fronteggia ostacoli maggiori, e le identità personalistiche ed etniche dominano a scapito della solidarietà di classe.
Le elites non hanno di fronte attori politici che possano reclamare di rappresentare le non-elites e perciò assumere impegni vincolanti per conto di esse.
Inoltre, le elites possono ben preferire – e ne hanno l’attitudine- di dividere e comandare, perseguendo populismo e politiche clientelari, giocando a porre un segmento di non elite contro l’altro.
Senza la disciplina e il coordinamento che fornisce una forza di lavoro organizzata, il negoziato tra l’elite e la non elite, necessario per la transizione e il consolidamento democratico, hanno meno probabilità di verificarsi.
Questo passaggio ci porta ad approfondire due aspetti,  che rinviano a ragionamenti che abbiamo già in parte svolto:
Il primo è questo: se gli interessi condivisi all’interno della non-elite sono più ardui da definire (proprio per il venire meno di quel motore dei partiti di massa che è la industrializzazione manifatturiera legata al territorio), la non-rappresentatività di qualsiasi forza politica rispetto alla maggioranza schiacciante della non-elite, conduce all’astensionismo.
E l’astensionismo è la condizione “ideale” di svolgimento delle politiche liberiste, persino più di quelle perseguite da una dittatura oligarchica.
Ma anche il tentativo successivo di riconquistare questa rappresentatività (e quindi il ruolo di “partito di massa”) ne viene indebolito e privato di vitalità – cioè finisce in ostacoli insormontabili ad un suo vero consolidamento-, perchè tendenzialmente, chi ci prova parte dalla “denunzia” degli effetti e non delle cause (cioè il free-trade con, nel caso europeo, i limiti fiscali legati alla moneta unica),confondendo uno Stato “ladro” o “vampiro” con uno Stato, al contrario, svuotato della sua sovranità.
Cioè, si attacca lo Stato per ragioni opposte a quelle che legittimamente consentirebbero di rivolgergli un rimprovero: quelle che derivano dalla sua violazione del vincolo inderogabile costituzionale, ignorando quest’ultimo o ritenendolo superato.
Cioè si rende responsabile lo Stato di ciò che “fa” – in nome dell’Europa-, mentre è evidente che vìola gli obblighi superiori relativi a ciò che “avrebbe dovuto fare (per Costituzione)”.
La responsabilità dello Stato, infatti, è di non essere in grado di rispettare quella legalità costituzionale che gli imporrebbe di perseguire il pieno impiego (artt.1 e 4 Cost.), il pieno diritto alla salute universale per mano pubblica (art.32 Cost.), la previdenza corrispondente ad un copertura adeguata e commisurata alla tutela reale delle retribuzioni in costanza di lavoro (art.38 Cost.), la stessa pubblica istruzione, con un livello di spesa adeguato alla formazione diffusa ed avanzata dei cittadini (artt.33 e 34 Cost.).
E qui mi viene in mente l’amico Fiore…quello della corrruuuzzziiiooonnne e del “ma tu con chi stai? Con i corrotti?”
Come abbiamo già detto, “Il messaggio centrale (di coloro che tentano di offrirsi come opposizione al paradigma dell’€uropa), è: “la gente ci chiede più lavoro e meno tasse“. And that’s it: certo poi ci sono prese di posizione su problemi correlati, come l’indubbia strumentalizzazione dell’immigrazione no-limits utilizzata come “maglio” incessante alla tenuta di un mercato del lavoro in caduta libera verso la deflazione salariale.”
Ma si ignorano, con questo riduzionismo semplificatorio ed incompleto, le cause strutturali, e sempre più incidenti, degli effetti che si vogliono combattere, attribuendone la volontà ad uno Stato, che è invece privato della sua “volontà” autonoma e sovrana.
Il riduzionismo Anti-Stato oscura così il problema centrale, quello che “il “ridisegno” della società italiana, inarrestabilmente perseguito in nome dell’€uropa, che sappiamo essere ad uno stadio molto avanzato.”
Proseguire la delegittimazione dello Stato, ora “vampiro”, ora addirittura “spendaccione” – contro i dati ben visibili di una spesa pubblica inevitabilmente tenuta sotto controllo, – in termini comparativi europei!-, in virtù di un cumulo di saldi primari di pubblico bilancio che non ha paralleli nella stessa €uropa-, rafforza solo la difficoltà a definire gli interessi condivisi che dovrebbero caratterizzare un partito di massa non-elitario.
Ecco il perchè si fa fatica a trovare la quadra dello stare assieme, perchè di persone che guardano il dito che indica la luna, in politica, ce ne troppa e purtroppo qualcuno ha fatto la fortuna di movimenti o partiti demagogici, poi ci si lamenta che non cambia mai nulla…semplicemente perchè non può cambiare blaterando sugli effetti e non seriamente sulle cause….
SP_05
E così si rafforza ovviamente il gioco delle elites, perchè, inocula l’incrollabile convinzione che le tasse dipendano dall’eccessiva spesa pubblica, o che, quantomeno, l’eliminazione della gran parte della spesa pubblica “improduttiva”, cioè “sociale” porterebbe alla salvezza fiscale: ma nel diffondere il malcontento si è poco chiari su quali voci della spesa pubblica andrebbero effettivamente tagliate.
O peggio, si pecca di assoluta mancanza di aderenza alla realtà sulle reali dimensioni degli sprechi, veri o presunti,  dimensioni propagandisticamente falsificate come tali per cui la loro eliminazione risulterebbe risolutiva del problema “tassazione” eccessiva.
Non si scorge chiarezza sul punto fondamentale che tale problema ha, invece, le ben diverse cause del vincolo esterno, monetario e fiscale, che pone l’outputgap (cioè una minor crescita determinata dal sottoimpiego dei fattori produttivi e dalla continua compressione della domanda) ed il connesso saldo primario (cioè entrate correnti fiscali costantemente ben maggiori delle corrispondenti uscite), come obblighi inderogabili.
Tale compressione dell’economia, infatti, induce minore crescita e maggior disoccupazione (o sottoccupazione, le due sono inscindibili), determinando la caduta di ogni previsione di entrata – essendo la base imponibile sempre inferiore alle attese- e, tuttavia, il continuo obbligato rilancio della pressione fiscale e della riduzione delle prestazioni pubbliche, verso gli irraggiungibili obiettivi di bilancio rigidamente fissati dall’€uropa.
Avanzo primario e tasso di risparmio
Nota: il grafico presenta i valori del saldo nominale, strutturale e output gap a segni invertiti.
Fonte: http://documenti.camera.it/leg16/dossier/Testi/d017.htm
Output-gap Italia
OUTPUT GAP ITALIA
E questo ci riporta all’altro aspetto critico della evoluzione del consenso e della rappresentatività possibile in una situazione del genere:  
 “le identità personalistiche ed etniche dominano a scapito della solidarietà di classe“.
Altrimenti detto, questa spiegazione ci dà ben conto dei sub-conflitti “sezionali”(p.11.1.), in funzione destabilizzatrice della democrazia, che fanno capo ai “diritti cosmetici” e alle identità etnico-religiose-localistiche, conflitti che sono una vera manna per le elites.
Le identità personalistiche, diciamo “di genere“, femminismo e identità sessuali, sono usate come gigantesche armi di distrazione di massa, profuse dai media controllati dalle elites, per rompere ogni possibile comunanza di interesse all’interno della non-elite.
Ancor più efficaci sono i sub-conflitti sezionali di tipo etnico o religioso, a partire da quelli più antichi di tipo “localistico“, cioè interni alle stesse nazioni sottoposte all’offensiva frammentatrice dei vincolo esterno e della sua deindustrializzazione.
Abbiamo pure detto che temi come la “tutela del consumatore” o quella dell’ambiente, vengono proposti come argine consolatorio al posto della solidarietà di classe, ed alla identità di interessi della complessiva non-elite, portando a soluzioni che, nell’ambito delle espresse previsioni del trattato e del loro concepimento strategico ordoliberista, tendono a porre in modo “tecnicamente” specialistico, e quindi sezionale e frammentario, quel conflitto tra produzione e lavoro che la Costituzione risolve alla radice con norme molto più efficaci, vincolanti ed esplicite: quelle di tutela della dignità del lavoro, della salute e della previdenza assunte dalla mano pubblica.
Rammentiamo, su questi ultimi punti, quale sia il programma fondamentale dell’ordoliberismo, riflesso nelle puntuali previsioni dei trattati €uropei:
—; la protezione dell’ambiente: con fissazione di standard tali da agevolare la realtà della grande impresa, capace di sostenere la ricerca, la produzione e i costi privati di tali standards; tale “protezione è inoltre vista come politica sostitutiva della tutela sanitaria pubblica generalizzata, quest’ultima da sostituire, progressivamente, con un sistema sanitario assicurativo privato;
—; l’ordinamento territoriale: tale da privilegiare le realtà localistiche per assottigliare la presenza degli Stati nazionali, legati “pericolosamente” alle Costituzioni democratiche “interventiste”, cioè che prevedono il sostegno alla domanda e all’occupazione mediante il welfare;
—; la protezione dei consumatori da truffe negli atti d’acquisto: la tutela del consumatore consente di creare un’apparente protezione della “parte debole”,sostitutiva della tutela legale del lavoro, col fine di svincolarlo dalla tutela del welfare e dalla spesa pubblica relativa.”
Credendo di esserci spiegati un po’ meglio, e avendo posto i vari passaggi dei problemi in una sequenza di collegamenti (auspicabilmente) più percepibile, non possiano che concludere ribadendo l’appello in cui, una forza politica capace di rappresentare la grande maggioranza dell’elettorato, non-elite, dovrebbe riconoscersi:

In questo stato di cose non hai un futuro, nè come padre/madre nè come figlio/figlia. 
L’€uropa non te lo consente. 
La Costituzione democratica, invece, questo tuo futuro lo prevede come un obbligo inderogabile a carico delle Istituzioni rappresentative dell’indirizzo politico“.
Fonte Orizzonte48

Centomila Grazie

Abbiamo raggiunto le 100200 visite, un doveroso grazie a tutti voi.

 

 

grazie_fronte popolare

Il Direttivo Nazionale

Il Fronte ha deciso di aprire questo sito, a fine 2012, dopo continui blocchi di anni subiti su facebook, quando la parola euro era vietata e censurata, anche in questo momento siamo bloccati dopo diversi mesi di libertà dovuta al cambio del vento.

Con questo sito volevamo dare un segnale diverso dalla resa, per non mollare la nostra lotta attraverso l’informazione e il nostro pensiero.

Visti i chiari di luna che attraversa la politica, movimenti e partiti e considerando come affrontiamo i temi, politici,economici e sociali, evitando slogan, ma nel merito con dati e fatti un po ostici al grande pubblico, possiamo essere soddisfatti delle 100200 visite e vi diciamo tutti assieme GRAZIE per la fiducia e la stima che ci manifestate ogni giorno e per il supporto che ci date, in tanti modi, con continuità in tanti anni.

Siamo stati e siamo ancora oggi, una piccola goccia che si riversava in un mare di disinformazione, di menzogne, di tabù e luoghi comuni, di ideologie, di tofoserie, di pregiudizi, dove la parola euro non si doveva pronunciare, figuriamoci aprire un dibattito serio su di esso.

Oggi possiamo dire che il problema dell’euro fa parte del dibattito quotidiano in tutta italia e in tutta europa, sia tra gli addetti ai lavori che tra la gente, possiamo dire con una certa fierezza che una goccia in quel mare è anche nostra/vostra, non siamo ancora soddisfatti e siamo lontani da quello che noi auspichiamo per tutti Voi e per il Fronte Popolare, siamo assieme a tante piccole gocce oggi e lavoreremo fianco a fianco, perchè diventino il mare dell’informazione, della politica, della società, della libertà, della dignità, dei diritti, della democrazia e della NOSTRA SOVRANITA’.

Siamo stati sempre convinti che tutti assieme possiamo vincere contro la Dittatura Liberista e Eurista, lo siamo ancora di più oggi, il sistema è alle corde, nonostante l’ostentazione del positivismo che propugnano, sinonimo di PAURA.

La Storia Politica e Economica è dalla nostra, di chi afferma la verità, di chi è POPOLO, quindi tra non molto la storia gli presenterà il conto e noi dobbiamo essere pronti per ricostruire una nuova italia, una nuova politica, una nuova economia, un nuovo stato, una nuova scala dei valori figlia di una nuova società.

Grazie a Tutti.

La Rabbia Del Tutti Contro Tutti

La rabbia del tutti contro tutti e la speranza di avere una ragione giusta per protestare ancora di più.

 

rabbia e protesta_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

Sono diversi giorni che ho avuto più tempo per assistere ad alcune conversazioni sui social e anche dire la mia con alcuni commenti fatti sui nostri articoli o di altri.

Ho notato un certo cambiamento è aumentata la rabbia tra le persone, anche tra persone che dovrebbero stare assieme, come facevo notare in articoli precedenti, quando sottolineavo il pericolo della “guerra tra poveri”, come ad esempio il disoccupato che chiama privilegiato il cassintegrato.

Oltre a questo ho notato una certa rabbia anche nei confronti di chi difende i diritti di chi protesta, una sorta di confusione mentale a tal punto di non riconoscere chi è con te e chi invece è contro di te.

Sembra quasi che alcune persone chiedano o sperano in un torto ancora più grave del presente in modo da giustificare la propria rabbia verbale nella speranza di trovare il coraggio che gli permetta una reazione rabbiosa materiale contro tutti e tutto, una sorta di masochismo inconsapevole o inconsapevolezza del già grave torto subito, che non distingue colpevoli e una reale spiegazione della causa.

QUINDI UNA RABBIA DEL TUTTI CONTRO TUTTI E TUTTO DOVE A PAGARE SONO LE VITTIME E NON I CARNEFICI.

Non sono un sociologo, ma provo a dare una personale spiegazione a questo aumento incontrollato della rabbia e della protesta senza distinzioni che ho percepito anche parlando con altri amici.

L’aumento della rabbia tra le persone che si sentono insicure, incerte, depredate, offese nella dignità, violate nei diritti, depredati dagli averi da questa crisi era una reazione che noi tutti ci aspettavamo, come ci aspettavamo una guerra tra poveri quello che ci sorprende è la dilagante inconsapevolezza delle cause, dei colpevoli e la cecità verso chi lotta con fatica, sacrifici e coerenza.

Infatti in ogni sfogo di protesta si brucia la macchina del disoccupato e del commerciante, ma non quella del politico ti turno, ma si tende ad ignorare i veri temi politici ed economici.

Il vostro datore di lavoro licenzia 10 vostri colleghi perchè non è competitivo e nessuno protesta tra quelli rimasti, poi si viene richiamati dal responsabile X per un minuto in più perso in pausa caffè e succede un putiferio che coinvolge anche le organizzazioni sindacali.

Vivevamo in un modo pre crisi dove c’èra qualche diritto in più rispetto ad oggi, dove il 2% della popolazione mondiale deteneva la stessa ricchezza del restante 98%, ad oggi quella già scandalosa forbice si è ancora allargata, adesso 1% detiene…del restante 99%, questo è il principale motivo del perchè hanno voluto l’euro e la crisi, come sostenevamo qualche anno fa noi del Fronte.

Naturalmente in povertà e diseguaglianze crescenti anche la rabbia è crescente, perche aumenta l’incertezza per il futuro, ci si sente meno tutelati, con meno diritti, si è più ricattabili, ci viene continuamente offesa la dignità, aumentano le mancanze di beni essenziali, ci si sente umiliati e violati nel profondo.

Ogni giorno vediamo quella forbice allargarsi sempre di più tra chi e Paperone e chi Soffre la Fame, questo destabilizza la nostra esistenza, la famiglia, gli affetti, la fede, il lavoro, le nostre certezze.

Quindi si scatena la guerra tra poveri, tra diversi, tra classi sociali, tra cittadini, tra uomini e donne, ma non la guerra contro quel 1% che ha diretto il gioco, addirittura si è incapaci di reagire con una certa rassegnazione, vengono visti come i messia del SAPER FARE, e dell’onnipotenza terrena, quasi idolatrati, risultando vittime e masochisti.

Sappiamo che ci fregano ma non abbiamo capito in realtà come e chi ci frega.

Come un uomo invisibile che ogni minuto ci prende a schiaffi nel muso, siamo rabbiosi, ma è invisibile, quindi nessuna reazione contro l’invisibilità, ma contro chi è visibile, ma non è la causa ma un suo prodotto, quindi speriamo in modo perverso che quel prodotto ci dia le ragioni sperate per reagire contro, in modo da giustificare la rabbia nel reclamare i nostri diritti (pochi) rimasti.

Quindi la nostra violenza verbale e poi materiale, deve trovare una giustificazione prima con noi stessi, in modo da auto ingannare le veri origini della rabbia, le vere cause scatenanti, perchè ci sentiamo colpevoli, complici del sistema e impotenti verso i reali colpevoli e le reali cause del nostro fallimento sociale, politico, economico, religioso.

La Colpa è sempre dell’altro mai la nostra:

La colpa è dell’extracomunitario ma non di chi abbiamo votato che ha permesso la libera circolazione delle persone e di chi ha fatto le leggi in modo da farli venire in massa e incontrollati.

La colpa è del politico corrotto ma poi tutti cedono d’innanzi ad una qualsiasi proposta di poltrona fatta dal politico corrotto.

La colpa è delle banche ma tutti hanno un conto corrente bancario e molti le loro obbligazioni.

La colpa è delle pensioni d’oro e poi si fanno carte false per averne una.

La colpa è del medico del pronto soccorso inefficiente e incapace e poi si predicano “riforme” e tagli alla sanità.

La colpa e degli impiegati pubblici che sono dei fannulloni ma tutti aspirano a quel posto, perchè tutti vorrebbero certezze.

La colpa e dei capitalisti e poi si va tutti allo stadio a guardare le loro squadre di calcio.

La colpa è delle multinazionali e poi tutti comprano i loro prodotti.

La colpa è della corruzione e poi si sostiene la libera circolazione dei capitali.

La colpa è dello Stato accentratore e poi ci si lamenta del sempre più ricco privato.

La colpa è della Cina e poi si permette la libera circolazione delle merci.

La colpa è della globalizzazione e poi si vota chi firma il TTIP e fa L’euro.

La colpa è della Germania e poi si continua ad tenere in vita L’Euro.

La colpa è della giustizia e poi si vota chi ha demolito la costituzione italiana.

La colpa è della TV ma tutti a guardare quella scatola pure nel bagno.

La colpa è della dittatura liberista e poi gridiamo più europa.

 

La colpa è sempre dell’altro, mai la nostra e speriamo in modo perverso, di avere le “giuste” motivazioni per reagire in modo violento, prima verbale e poi materiale, verso chi non centra, magari lotta come voi se non di più, oppure è usato dal sistema che avete sostenuto fino a ieri o continuate a sostenere oggi, per sporchi interessi personali reali o presunti tali.

Sparite le certezze, aumentate le diseguaglianze, persi i valori, siamo incapaci di discernere e di vedere, non vediamo più la realtà, non vediamo le reali differenze, non vediamo più le cause del nostro disastro, non vediamo i colpevoli, non vediamo più noi stessi, siamo diventati un  prodotto inconsapevole di questo sistema, che pensa, si muove e reagisce solo a loro comando e nella direzione che vuole chi affermiamo di avversare.

Quella rabbia legittima, deve essere convogliata, canalizzata idealmente prima  e politicamente dopo, verso quel 1%, che decide le vostre vite e provoca le vostre sofferenze, non fare i forti con chi è debole come voi, se non di più, altrimenti noi che facciamo parte tutti assieme a quel 99% della popolazione mondiale, saremo sempre perdenti e destinati a subite le manie e i soprusi di quel 1% di privilegiati che minaccia la stessa nostra ESISTENZA.

Se ci facciamo la guerra tra noi ultimi perdiamo di vista chi ci ha dichiarato realmente guerra.