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Renzi Batte Amato Bail-In

Renzi batte Amato cento ad uno con il bail-in

 

bail-in_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

Avevamo già scritto su FB sulla scelta politica criminale avvenuta per decreto, da parte del governo Renzi, di adottare il Bail-In in italia e nell’eurozona, ma un interessante articolo del solito Bagnai, mi ha ispirato a ritornare sull’argomento, facendo un paio di puntualizzazioni, ricordando quello che avevamo scritto in passato sul prelievo forzoso, tra scherni e sorrisi di alcuni idioti.

La vendetta è un piatto che si serve sempre freddo…capito cari piddini? Vi piace l’euro? PAGATE…noi abbiamo già dato ed essendo consapevoli non ci facciamo fregare i nostri soldi, per chi li ha, per chi vi scrive non ha questo problema i cazzi sono i vostri, come sono stati del nostro fegato per 8 lunghi anni nel tentativo di rendervi meno idioti…inutilmente.

Adesso siccome non capirete neppure pagando un bel prezzo (questo è solo l’inizio), vi incazzerete con Renzi e come fa chi non ha capito, esattamente come i mercati nel mondo dell’euro, vi dirigerete dalla parte sbagliata, direzione 5 STELLE…della serie…idiozia al quadrato esattamente come il Più Europa.

Nel lasciarvi alla lettura dell’articolo di Bagnai, ho bisogno di ricordarvi quello che avevamo scritto in passato noi del Fronte Popolare che trovate QUI per il 2013 e QUI per il 2014, vi evito quelli scritti ancora prima e vorrei sottolineare due cose.

Alcuni giorni fa un intermediario finanziario, chiede: “chi di voi sa cos’è il Bail-in?” io mi sono stato muto, avevo già capito dove volesse andare a parare, infatti dopo una serie di risposte di altri amici presenti, lui esordisce così:

“il Bail-In è una grossa opportunità e io sono d’accordo”

Ho mugugliato e chi era seduto vicino a me ha sentito, mi sono dovuto violentare per non rovinare la festa agli altri presenti, per una questione di rispetto verso chi mi aveva invitato.

Questo fa capire il cinismo e i danni che possono causare alcune dottrine finanziarie e una certa mentalità liberista…non aggiungo altro…solo una cosa, chi mi ha ascoltato anni fa, non ha perso e non perderà nulla…almeno in soldi…la libertà è già andata.

Mentre gente come noi e questa lettrice di Gofynomics per anni non solo ha dovuto ascoltare scemenze ciniche come questa e anche peggiori, ma ci siamo dovuti avvelenare il fegato rimettendoci la salute che non ci ripagherà nessuno, e vi riporto il suo commento che deve far riflettere.

Yliana Kelevra ha lasciato un nuovo commento sul tuo post “La proxima salida del euro“:

La conoscenza è potere! Ma cosa può questo potere di fronte all’ aria di sufficienza con cui gente impreparata ti guarda, mentre tu cerchi di spiegargli la verità? Non può molto purtroppo. Io l’ho provato. La gente ostenta superiorità quando spiego cosa sia in realtà l’ euro. Persone che non hanno una minima conoscenza in campo economico si elevano a giudici di ciò che è giusto o sbagliato. Perché lo fanno? Perché rifiutarsi di ascoltare perlomeno? Forse sarà per via della mia giovane età, ma quel che resta alla fine è solo una profonda amarezza e senso di frustrazione. Da qui il mio triste sfogo.
Postato da Yliana Kelevra in Goofynomics alle 29 novembre 2015 18:07

Buona lettura a tutti i Piddini, vi avevo avvisati in tempi non sospetti, le cose si capiscono solo quando si pagherà un prezzo salato, anche se Renzi vi ha già preso 100 volte di più di quello che vi aveva preso Giuliano Amato per salvare lo SME, l’antenato dell’euro, nello scandalo di allora e nel silenzio quasi totale di oggi per Renzi, non finisce mica qui…buon sonno a tutti.

Confiteor (2): se vuoi l’euro vuoi il bail-in.

…scusate però!

Io sono vicino a Claudio nel suo tentativo di portare all’attenzione generale il tema dell’iniquo bail-in che ha spiantato nel giro di un fine settimana migliaia di risparmiatori italiani. Ci eravamo lamentati del furto di Amato dai nostri conti correnti, nel tentativo di salvare lo SME che poi sarebbe comunque saltato due mesi dopo, ma in quel caso l’entità, lo ricordo per chi si fosse messo in ascolto in questo momento, fu a spanna di circa 6 miliardi di euro, divisi però su tutti i conti correnti bancari accesi all’epoca. Diciamo che oggi ci sono circa 30 milioni di conti correnti (a spanna, uno ogni due abitanti). Se anche all’epoca ce ne fosse stato uno ogni tre, avrebbe fatto 300 euro a conto in media. Cifre che non cambiavano una vita, anche tenendo conto del fatto che all’epoca 300 euro in realtà erano quasi 600000 lire (e la differenza la sa chi ci è passato). Io un conto lo avevo, ma avevo, già allora, l’insigne privilegio di essere povero, e nemmeno me ne accorsi. In questo caso si parla di 728 milioni di euro sottratti a 5000 persone (ma non sono così certo che il fenomeno sia tanto circoscritto, per cui se avete dati più attendibili vi sarò grato se vorrete condividerli), il che comunque significa circa 150000 euro a cranio (145600 per la precisione).

In questo caso stiamo parlando di cifre che cambiano una vita, ovviamente in peggio: la differenza fra l’agiatezza e la povertà, per alcuni.

Sono anche d’accordo sul fatto che le modalità sono particolarmente odiose, che a quanto emerge chi ha sottoscritto quei titoli non avrebbe potuto essere informato del reale rischio nemmeno se chi era tenuto a farlo avesse voluto farlo (perché il governo, a quanto capisco, ha cambiato le carte in tavola per decreto); che fa quindi prudere le mani il tentativo degli influencer minori libberisti di far passare il pensionato di Macerata per un George Soros, cioè per una persona che è giusto sostenga il rischio delle attività speculative che ha intrapreso con spregiudicatezza (laddove il pensionato non pensava minimamente di star speculando, anzi! Stava mettendo i soldi nella “sua” banca); che l’indignazione non può che essere amplificata dal fatto che ancora una volta si applicano due pesi e due misure, perché alla Germania, come vi dico da sempre, fu permesso (perché, come sempre, lo permise lei a se stessa) di salvare le sue banche con cifre spaventose (140 miliardi solo per la Hypo Real Estate), mentre adesso da noi cifre pari a un centesimo di quelle ci verrebbero rinfacciate come aiuto di Stato; che l’ira potrebbe legittimamente impossessarsi di chi pensi a come il nostro governo di cialtroni mentecatti ha negoziato l’Unione bancaria e in particolare il meccanismo di risoluzione unico,essendo del tutto evidente che per mere considerazioni di equità non si poteva pensare a un meccanismo unico in un contesto nel quale i paesi più furbi, i simpatici kiagnundfottendel Nord, avevano messo in sicurezza le proprie banche con secchiate di miliardi (fottendosene che fossero o meno aiuti di Stato, in omaggio a una consolidata tradizione di slealtà) e si erano per soprammercato disegnati delle regole di supervisione tali dalasciare fuori dal mirino della Bce la loro merda; e, soprattutto, che lascia sbigottiti la certezza, e quando dico certezza intendo certezza, che il sacrificio di tante vite umane al Moloch dell’euro non servirà a un beneamato nulla, perché così fu del sacrificio compiuto nel 1992.

Mi sta tutto bene: indigniamoci, solleviamo il problema, portiamolo all’attenzione di chi non ha capito che tanto poi toccherà a lui…

Ma…

Ma…

Ma, appunto, scusate, fermiamoci un attimo, volete? Perché che questa è una guerra l’abbiamo capito, no? E io sto sudando sangue, quindi devo essere una specie di generale, almeno a sentir Gadda. E allora forse bisognerà pure che vi faccia un discorsetto, volete?

Bè, anche se non volete, sapete che c’è? Come ho detto ieri alle Frattocchie nere: “Voi credete di essere fascisti, ma qui il più fascista sono io, perché sono l’unico che se ne frega veramente”. Del resto, se “I care” era lo slogan di un noto cialtrone “de sinistra”, “I don’t care” non può che diventare lo slogan della resistenza alla sinistra lompo (Lameduck santa subito dopo), subalterna al grande capitale finanziario e disposta a passare su qualsiasi cadavere pur di tutelarne gli interessi.

Quindi, I don’t care se quello che sto per dirvi vi interesserà o vi piacerà, ma ve lo dico, e prima vi faccio rileggere una lettera, quella di un nostro amico (o amica):

Yliana Kelevra ha lasciato un nuovo commento sul tuo post “La proxima salida del euro“:

La conoscenza è potere! Ma cosa può questo potere di fronte all’ aria di sufficienza con cui gente impreparata ti guarda, mentre tu cerchi di spiegargli la verità? Non può molto purtroppo. Io l’ho provato. La gente ostenta superiorità quando spiego cosa sia in realtà l’ euro. Persone che non hanno una minima conoscenza in campo economico si elevano a giudici di ciò che è giusto o sbagliato. Perché lo fanno? Perché rifiutarsi di ascoltare perlomeno? Forse sarà per via della mia giovane età, ma quel che resta alla fine è solo una profonda amarezza e senso di frustrazione. Da qui il mio triste sfogo.
Postato da Yliana Kelevra in Goofynomics alle 29 novembre 2015 18:07

Ecco, vi propongo un piccolo esperimento concettuale.

Nel terzo post di questo blog (il primo Quod erat demonstrandum) abbiamo detto chiaramente da dove sarebbe venuta la botta: dalle sofferenze bancarie. Questo, naturalmente, dopo aver spiegato per filo e per segno che queste sofferenze erano causate da una generale sofferenza dell’economia italiana determinata dall’euro, che soffocava le imprese e quindi le famiglie, impedendo loro di ripagare i debiti contratti col sistema bancario. E per tutta la durata di questo nostro percorso ci siamo detti che ilredde rationem sarebbe arrivato quando ci si sarebbe trovati di fronte alla necessità di ricapitalizzare le banche in euro, sottomettendoci alla troika, o in lire, recuperando sovranità monetaria. Ma già due anni or sono ci era apparso subito chiaro che esisteva uno step intermedio, che siamo stati fra i primi a intuire: quello di ricapitalizzare le banche in euro coi soldi di chi ce li aveva messi. Il bail-in, appunto, la cui ineluttabilità ci era apparsa chiara quando abbiamo visto che per proporlo si usava il metodo Juncker.

Quindi, noi, qui, che quello che è successo sarebbe successo lo sappiamo da quattro anni, e come sarebbe successo lo sappiamo da due anni, e sappiamo anche il perché: per i motivi che da due anni ci descrive la Bce e da due mesi il Centre for European qualcosa: gli squilibri finanziari causati dall’euro.

Bene.

Ora proiettatevi a Macerata (città a me peraltro cara) all’ora dell’aperitivo, in un bar della piazza, e immaginatevi Yliana (quella della lettera qua sopra) che spiega al pensionato piddino oggi sul lastrico che potrebbe esserci un problema, e che c’è un tizio che da quattro anni suda sangue e si rovina la salute per evitare che succeda qualcosa di molto brutto.

Secondo voi, il pensionato piddino (dove, ribadisco, la piddinitas non è intesa in senso politico, ma antropologico: la spocchiosa supponenza dell’Untermensch mentecatto che sa di sapere semplicemente perché non si rende conto di defecare gli escrementi che i media controllati da chi ha i soldi per farlo gli hanno fatto ingollare la sera prima), il pensionato piddino, dicevo, avrebbe risposto in un modo diverso da quello descritto da Yliana? Avrebbe manifestato qualcosa di diverso da chiusura, diniego, rifiuto?

Siete sicuri di non sapere la risposta? Non credo. Siete sicuri di saperla, e avete ragione, perché la risposta sappiamo tutti qual è, ed è purtroppo quella giusta, ed è un sonoro:

no

Il pensionato piddino di Macerata, o di Chieti, o di Firenze, o di quel che l’è, certo, non è il George Soros che gli influencer minori dipingono.

Ma non è nemmeno mai stato dalla nostra parte.

Tutt’altro.

È stato l’archetipo, il paradigma, il campione di tutti i difensori senza se e senza ma dell’euro. In altre parole, carissimi, per quanto urticanti queste parole possano essere, per quanto fuori luogo oggi, per quanta compassione umana possiamo e dobbiamo provare per il nostro prossimo, cerchiamo però di non perdere di vista un dato.

Il dato è che i risparmiatori che hanno perso in questo modo iniquo il loro patrimonio sono nostri nemici.

Hanno voluto l’euro? Se lo godano! Ci sono stati a sentire mentre cercavamo di spiegar loro i rischi? Crepino! Hanno sostenuto il blocco di potere politico che sta svendendo l’Italia al capitale estero? Ed è giusto che questo capitale estero li stermini e ne sperda il seme per settantasette volte sette generazioni!

Se fosse successo a noi, questi, che ci hanno irriso mentre cercavamo di farli ragionare, avrebbero pianto? E quando ci succederà, dopo che è successo a loro, e quindi sanno cos’è, proveranno solidarietà? E se gli interessi all’8% se li fossero messi in tasca, poi ci avrebbero invitato a cena?

Noi abbiamo ragionato, e questo ci è costato molto: a me, ma anche a voi. Abbiamo anche cercato di far ragionare, ci è costato ancora di più, a voi, ma anche a me. Ma è stato inutile. E, aggiungo, lo sarà  anche ora che la crisi li ha morsi, e che quindi, finalmente, la corazza del loro gretto egoismo è stata infranta da un colpo cui avrebbero potuto sottrarsi. Piuttosto che ragionare, voteranno 5 stelle, cioè il piano B della finanza statunitense (dopo che il piano A se li è magnati e ricacati, come a Roma plasticamente dicono).

Quindi, carissimi, guardate il bicchiere mezzo pieno, ogni tanto: siamo arrivati ad un momento particolarmente interessante della battaglia. Quello in cui i nostri nemici si sparano addosso fra loro. Mi perdonate se il mio ciglio per il momento resta asciutto? Oggi quello che potevo piangere l’ho pianto nel post precedente. Chi è rimasto vittima della propria idiozia ha una possibilità di riscatto: unirsi a noi.

Ma se l’avesse veramente avuta, questa possibilità, non sarebbe rimasto vittima della propria idiozia.

Noi non abbiamo nulla da rimproverarci. Abbiamo fatto fin troppo.

Natura è matrigna: non piangiamo ogni anguilla mangiata da una spigola, e quindi non possiamo piangere ogni renziano stritolato da Renzi.

Ricordate? Come un ladro nella notte!

Anche Renzi, come Woody Allen, a qualcuno deve pur ispirarsi.

(qualora non si fosse capito, ho lasciato purtroppo senza tappo la damigiana della giustizia, che ha preso d’aceto, ed è diventata vendetta. Io naturalmente sono non violento, non solo per motivi etici, e per pigrizia, ma anche perché è inutile: Dio non è con loro, perché anche lui odia gli imbecilli… Lasciamolo lavorare, lasciamo che i nemici si accoppino a vicenda, teniamo i nervi saldi, e uniamo i puntini per salvare i nostri soldini…)

 

Chi Ha Creato L’Euro Ha Creato Il M5S

Chi ha creato l’euro ha creato il M5S per tenere buone le masse e impedire ai veri oppositori del sistema di prendere piede.

 

euro è m5s_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

Gli amici pentastellati si arrabbieranno ancora una volta e mi diranno “ma tu al posto di attaccare i corrotti attacchi gli “onesti” chi non ha mai esercitato il potere…aspetta e poi giudicheremo? Allora sei come loro.

Non siamo per nulla come loro, e abbiamo già visto da anni i fatti oggettivi, non c’è bisogno del potere, ma dobbiamo spronarvi affinchè capiate, loro sono il passato già morto e sepolto, voi dovreste essere il futuro assieme a tanta gente che lotta come noi, quindi ci interessa far capire voi e non loro….chiaro?

Cari militanti del M5S che avete capito come ho capito io e so per certo che siete in tanti, se volete il bene del vostro paese, non continuate con il M5S, sarebbe la stessa cosa come chi si ostina a cambiare l’europa, semplicemente è impossibile, perchè i vostri interessi non collimano con i loro…molto semplice, altrimenti avrebbero fatto altro già da tempo.

Quindi non vi ostinate a rimettere proposte ai voti dopo che sono già state cancellate in passato dal movimento, (come è successo al sottoscritto nel 2009) giusto perchè la “democrazia è diretta”, voi non deciderete mai nulla, il M5S ha una missione ben precisa come abbiamo scritto per anni sin dalla nascita, noi del Fronte e oggi lo scrivono anche altri facendo le stesse nostre considerazioni che poi sono quelle oggettive e evidenti per chi tiene al paese e non al proprio orgoglio da tifoso.

Sbagliare in buona fede è cosa che capita ad ognuno di noi comuni mortali, non dovete ostinarvi per orgoglio a continuare nell’errore, perchè la massa critica vostra è fondamentale per dare forza ad un reale cambiamento assieme ad altri movimenti che lottano realmente contro euro e il sistema liberista e mondialista, questo è il mio appello a tutti i pentastellati di buona volontà e onesti intellettualmente che hanno capito a cosa serve il M5S, altro che attacco il movimento e difendo il sistema partitico vecchio, loro non possono cambiare nulla, voi avete dimostrato di saper cambiare, allora fatelo ancora una volta, ma come affermo da una vita, il nostro nemico è il tempo, quindi non sprecate tempo prezioso e energie in qualche cosa che è impossibile cambiare che ha come obiettivo, far guadagnare tempo al sistema eurista e mondialista per portare a compimento l’opera di distruzione di massa e degli stati nazionali.

Ho trovato un articolo fatto molto bene che esplica e racchiude tutte le critiche fatte da noi al M5S in maniera magistrale, vi consiglio di leggerlo con attenzione, per chi ci segue da anni sono tutte cose che sa già, per chi ci legge per la prima volta è utilissimo leggere e riflettere con il cervello libero da altri pensieri.

Buona lettura…

 

Chi ha creato l’€uro ha creato anche il Movimento 5 Stelle

di Elia Mercanzin

Il movimento 5 stelle è uno strumento di gatekeeping, creato per consegnare milioni di voti e migliaia di attivisti all’irrilevanza sostanziale sulle questioni “chiave”che affliggono il paese.


Avedno la possibilità di ottenere Profitto e Vantaggi da una qualsiasi situazione non dedichereste la massima attenzione alla sua pianificazione e a predisporre adeguate contromisure in caso di problemi?
Cerchereste di controllare tutto ciò che è possibile controllare, di piegare la realtà al massimo per raggiungere i vostri obiettivi.
Che si tratti di approntare un investimento, di mettere in piedi un’attività professionale, di organizzare un week-end a Londra o un appuntamento con la ragazza dei vostri sogni.
Io lo farei. Anche voi. Siate Sinceri.
Quindi se noi, esseri umani della strada, ci comportiamo con la massima perizia possibile, per quale strana ragione chi può controllare ricchezze finanziarie immense, chi ha i mezzi per condizionare la vita di intere nazioni, invece, dovrebbe comportarsi come un improvvisatore?

A mio parere il Movimento 5 Stelle è uno dei progetti di Gatekeeping più riusciti e sofisticati nella storia delle democrazie (o presunte tali) occidentali.

Generalizzando possiamo considerare gatekeepers tutti coloro che, pur parlando ad un pubblico ampio attraverso i media, si astengono dal dire alcune verità importanti. Si tratta, in parole semplici, di agire in modo tale da far rispettare i limiti informativi imposti dal sistema. Il gatekeeper dunque è colui che subisce pressioni e condizionamenti che lo inducono a comportarsi in un certo modo, facendo prevalere logiche diverse rispetto alla vera informazione. Oppure colui che sceglie di sostenere il sistema evitando di parlare di alcune verità che potrebbero demolirlo.*

Il termine “Gatekeeper” non si adatta perfettamente ad un movimento politico tuttavia è entrato nel gergo comune anche associato a fenomeni del genere e la sua la definizione, in ogni caso, rende in maniera sufficientemente chiara il concetto. Per sviluppare la mia opinione in merito ho bisogno di disegnare un contesto più ampio quindi è richiesta un po’ di pazienza (se non ne siete dotati bene, arrivederci! Significa che questo mio modo di procedere funziona ottimamente da filtro di qualità del lettore). Consiglio caldamente la lettura di questo mio post prima di proseguire: fornisce un quadro di riferimento concettuale indispensabile per collocare correttamente le riflessioni che seguono.

Per trovare una soluzione bisogna prima capire qual’è la causa del problema.

L’Unione Europea in generale e l’Unione Economica e Monetaria in particolare, per chiunque osservi la realtà con un minimo di obiettività è una creazione che sta portando il continente verso lidi opposti a quelli dichiarati nei trattati. Non c’è traccia di prosperità condivisa, ne di solidarietà. Non mi dilungo in considerazioni lapalissiane su questi aspetti che sono sotto agli occhi di tutti. La cosiddetta Eurozona è immersa in una situazione sociale drammatica (mai registrata in tempo di pace) che ha come causa fondante l’architettura economica e politica determinata dai trattati europei che ha generato le condizioni macroeconomiche tali da consentire alla crisi di assumere proporzioni devastanti e, cosa ancor più grave, impedendo oggi, per sua stessa natura, che siano messe in pratica azioni correttive che nel resto del mondo, al contrario, vengono comunemente adottate.

La moneta unica non è l’unico problema ma se non lo si risolve, risolvere gli altri non ha alcun senso. E’ una semplice, banale, questione di priorità.

Non risolvere le distorsioni e gli squilibri macro-economici, concentrandosi sulle questioni relative all’etica politica, alla buona amministrazione, all’onestà (temi ovviamente sacrosanti ma non “vitali”) equivale a preoccuparsi di lavare i piatti (anche qui cosa buona e giusta) mentre la casa è avvolta da un incendio ed è a rischio la vita degli abitanti.

Buon senso dice che la prima cosa da farsi è tentare di domare l’incendio o chiamare i vigili del fuoco mettendosi in salvo, corretto? I piatti che puzzano sono sgradevoli ma morire soffocati o carbonizzati è peggio.

Arrivare a comprendere la natura VERA del problema Euro equivale a svelare l’essenza stessa della realtà in cui ci dibattiamo. Cambia tutto. Tutte le altre questioni che oggi sembrano la causa di tutti i mali, fonte di preoccupazione e indignazione, scivolerebbero indietro nella scala dell’urgenza.

Ecco, oggi in Italia c’è qualcuno che vuol farci preoccupare dei piatti sporchi. Nel migliore dei casi ci dice che ci sono effettivamente delle fiamme ma che possiamo tranquillamente continuare a pulire le posate, poi al fuoco ci penseremo.

Qualcuno afferma che la crisi in cui mezza Europa si sta dibattendo è frutto di incidenti di percorso, di fenomeni di difficile gestione a cui si sta ponendo rimedio magari commettendo errori in buona fede, di prezzi da pagare per ottenere grandi benefici in un futuro, etc.

Tuttavia con piglio molto pragmatico non si può non giungere a una amara considerazione: l’esperimento della moneta unica è un fallimento.

Attenzione però: è un fallimento se rapportato agli obiettivi dichiarati, quelli che l’opinione pubblica più o meno conosce e il buon senso vorrebbe. Se invece proviamo a rapportare lo stato delle cose ad obiettivi diversi, l’esperimento è stato un grande successo, con margini notevoli di miglioramento, ma di sicuro un successo.

Da ogni situazione c’è qualcuno che trae giovamento e qualcuno che ne trae meno, per qualcun altro la situazione si rivela una tragedia.

Dipende dal punto di osservazione, nella vita tutto è relativo.

Nella fattispecie ci sono diversi soggetti che da questo fallimento stanno traendo grande giovamento (un indizio: il sistema bancario-finanziario? Il modello di sviluppo export-oriented della Germania? I delocalizzatori italiani? Una classe politica, accademica e giornalistica servile?).
Anche qui non mi dilungo.

Teniamolo come dato assodato e proseguiamo.

L’UE / UEM, va da sè, è stata progettata con decenni di anticipo: non serve ripescare la storia personale (ufficiale e/oufficiosa) dei padri fondatori o ripercorrere il tragitto di queste istituzioni per intuire che organizzazioni così complesse, che coinvolgono quattro delle maggiori economie del mondo, non si improvvisano, ne si disegnano in un paio di anni (come molti affermano sia avvenuto per la moneta unica, figlia, secondo questi, della caduta del muro di Berlino: una narrazione abbastanza ridicola). Nello specifico, il trattato di Maastricht è stato firmato certamente nel 1992 cioè (solo) poco più di due anni dopo il crollo simbolico del comunismo.

Ma non fu affatto un fulmine a ciel sereno e chi lo pensa è un grande ingenuo.
L’unione monetaria è sempre stata in agenda dei “padri fondatori”, evidenziata come obiettivo chiave che avrebbe consentito di accelerare verso l’unione politica, a tappe forzate.

Tutta questa premessa per dire cosa?
Per dire che la situazione in cui siamo immersi a livello di istituzioni e meccanismi politico-economici è stata ampiamente pianificata, certamente non nei minimi dettagli ma sicuramente nella sua architettura di base e nelle sue regole di funzionamento.
Nulla è casuale.

Architettura di base e regole che si sapeva (almeno dagli anni 60) avrebbero creato squilibri, distorsioni, asimmetrie soprattutto in coincidenza con shock esterni; l’UEM è una avventura senza precedenti storici (“una moneta senza stato”) che la letteratura economica neutrale più volte sconsigliò di intraprendere proprio per la sua struttura intrinsecamente fallace. Allora, se le cose stanno così, perchè si è proceduto con la sua creazione, implementazione e mantenimento nonostante si fosse a conoscenza di tutto ciò a monte e nonostante le evidenze empiriche degli ultimi anni di crisi?
La risposta è molto semplice, quasi banale: perchè per “qualcuno”…

…gli effetti che riscontriamo corrispondono esattamente a ciò che si desiderava ottenere.

L’alternativa è pensare che per decenni statisti, economisti, funzionari siano stati preda di una follia endemica, di una ipnosi collettiva con tendenze masochiste al limite del criminale e che quindi, oggi, siamo nella mani di volenterosi incompetenti che stanno tentando di rimediare a danni fatti dai loro predecessori. Se pensate questo chiudete questa pagina con serenità e buona fortuna.
Bene, a questo punto abbiamo messo a fuoco che: – UE / UEM sono il frutto di decenni di pianificazione. – con estrema chiarezza tutto era destinato a ottenere risultati contrari a quelli ufficialmente dichiarati.
Ergo, la situazione di crisi, le tensioni sociali, l’austerità, la disoccupazione sono fenomeni ampiamente previsti.

…quindi è assai ragionevole ritenere che coloro hanno pianificato il tutto abbiano previsto e predisposto opportuni accorgimenti per “gestire” gli effetti collaterali legati al progetto.

Quali effetti collaterali? Appunto, le tensioni sociali, il dissenso, l’opposizione all’interno della società.

Come si fa a gestire questi fenomeni “sgraditi”?
Ci sono sostanzialmente due modi:
– la repressione
Oppure
– la prevenzione e il controllo attraverso la manipolazione

La repressione, soprattutto quando diventa armata, è uno strumento rapido, relativamente costoso che si utilizza, però, quando la tensione ha già superato i limiti di guardia.
Quando la gente arriva in piazza determinata a tutto significa che ha poco da perdere e diventa estremamente pericolosa per il sistema.

Manganellare o arrestare persone è efficace ma serve a contenere nell’immediato, la tensione resta, la società diventa una pentola a pressione e, prima o poi, esplode.
Senza contare che chi vuole reprimere in questo modo si elegge senza equivoci possibili a nemico pubblico n°1.

Questo tipo di strumento poteva funzionare (per un po’ almeno) fino agli anni 70: Argentina e Cile hanno dimostrato che alla lunga è una strategia che non paga.
Figuriamoci se oggi a Roma o Milano comparissero carri armati o squadroni di militari per le strade: il “cattivo” sarebbe smascherato immediatamente.
Siamo una società cresciuta bene o male a pane e democrazia: chi comanda, se veste la divisa militare, viene associato immediatamente al “cattivo”.

Questo è ovviamente funzionale a inserire nella testa delle persone una visione semplificata della realtà, quasi cinematografica: il nemico, il cattivo si riconosce facilmente, è brutto e aggressivo, è normalmente un militare e dichiara apertamente il suo odio per quello che noi siamo.

È Saddam Hussein, Gheddafi, Mussolini, Hitler.

Questo è un altro aspetto che sconsiglia la repressione militare come strumento.
La strategia del controllo attraverso la manipolazione richiede uno sforzo sicuramente maggiore, neppure paragonabile: una accurata pianificazione e attuazione di una molteplicità di attività servendosi di una molteplicità di soggetti e organizzazioni con la relativa molteplicità di strumenti.

Senza dimenticare un costante monitoraggio delle dinamiche sociali, esplicite e implicite, per intervenire tempestivamente se necessario.

Questa strategia porta risultati solo a medio-lungo termine ma questi sono incredibilmente migliori rispetto a quelli prodotti dalla repressione, all’uso della forza.
Elemento fondamentale è il controllo dell’opinione pubblica e degli ambiti in cui si forma (o non forma).

Per essere più precisi è bene parlare di controllo della consapevolezza pubblica.
La manipolazione della consapevolezza pubblica è un’opera gigantesca che richiede anni di lavoro ma rappresenta, per chi ha tempo e mezzi adatti, semplicemente ciò che è, uno strumento appunto.
(Il tempo e i mezzi sono elementi relativi… tutto è relativo nella vita, lo ricordo, dipende dal punto di osservazione con cui si guarda alla realtà).
Possiamo dire che l’obiettivo di creare una società in gran parte “addomesticata” è stato raggiunto in maniera egregia, basta guardarsi attorno.
Tuttavia, il potere, il sistema è a sua volta consapevole dell’esistenza di una percentuale di individui che, per varie ragioni, vengono colpite con minore efficacia da questo condizionamento costante.

Questa eterogenea fascia di persone, per quanto minoritaria nel contesto della società, rappresenta una grave minaccia perché il dissenso che loro incarnano non è quello che va in piazza rabbioso bensì è una forma di pensiero indipendente e di autonomia informativa, un dissenso “ragionato” e quindi devastante, incontrollabile per quanto spesso confuso e contraddittorio.

La più grande minaccia per qualsiasi tipo di potere è ovviamente l’individuo che pensa con la propria testa.

Tuttavia, quest’ultimo per sua natura tende a isolarsi, non necessita di aggregazione, diffida dei gruppi e quindi, numericamente e strategicamente, è praticamente innocuo.
Invece gli individui (numericamente ben più consistenti) che, in buona fede, tendono a seguire un “buon pastore” non controllato dal potere stesso, rappresentano il nemico mortale per chi aspira a controllare il gioco: se ben guidati potenzialmente possono far saltare il banco.
Insomma, va rafforzato l’isolamento dei primi mentre i secondi vanno indirizzati verso pascoli lussureggianti ma ben recintati, sotto l’occhio affettuoso di un falso “buon pastore”.

Come si può rendere inoffensiva questa pericolosa minoranza?
Offrendo a queste persone dei recinti in cui auto-rinchiudersi.

Il presupposto chiave dietro a questa soluzione si basa sulla conoscenza approfondita della natura umana: tutti, anche ovviamente la minoranza di cui stiamo parlando, hanno bisogni, hanno un ego da soddisfare più o meno preponderante. Abbiamo soprattutto paure, di varia natura e dimensione, ma tutti ne possediamo e ne siamo, chi più, chi meno, condizionati. Il potere utilizza queste caratteristiche per costruire i recinti di cui sopra.

Che tipo di recinto è necessario?

Il linea generale è necessario attivare o infiltrare organizzazioni pre-esistenti in modo da attrarre queste persone offrendo loroapparenti risposte definitive, attività coerenti con le loro convinzioni ma del tutto innocue e, di conseguenza, un ambienteapparentemente strutturato che soddisfi il loro bisogno di sentirsi utili, di sentirsi diversi, di far parte di un gruppo di eletti rispetto alla massa “addomesticata”.
Senza dare loro la possibilità di diventare realmente pericolosi perché affidati, appunto, ad un “falso” buon pastore.
Il punto cruciale è riempire queste “scatole sociali” (nella realtà fisica e/o nel web) con contenuti istintivamente corretti ma sostanzialmente non cruciali, inserendole in confezioni apparentemente alternative, fuori dal sistema o, meglio ancora, anti-sistema.

Si tratta quindi, in parole povere, di attirare queste persone verso riserve, verso acquari confortevoli mascherati da mare tropicale. Brutalmente, si tratta di costruire DISTRAZIONI raffinate.

Siamo arrivati al punto: questo appena descritto è GATEKEEPING nella declinazione che mi interessa illustrare in questo post.
All’interno di queste riserve controllate le persone si danno un gran da fare, si impegnano, stringono rapporti e non si sentono SOLE, pianificano, si sentono NEL POSTO GIUSTO e questa sensazione soddisfa uno dei loro bisogni fondamentali, quello di AVERE UN SENSO come essere vivente e allo stesso tempo placa le loro PAURE in quanto hanno la verosimile convinzione di star operando per UN MONDO MIGLIORE, di essere DIVERSI, appunto, dalla massa.

Chi confeziona le scatole, il guardiano del recinto o dell’acquario, deve semplicemente vigilare al fine di mantenere la copertura e al contempo, di tenere costantemente impegnati gli individui all’interno, alimentandone PAURE e BISOGNI, miscelando sapientemente l’introduzione di VERITA’, MEZZE VERITA’, IMPRECISIONI e MENZOGNE in base all’evoluzione degli eventi. Verità piccole e innocue assieme a mezze verità servono a far sembrare corrette le imprecisioni e invisibili le OMISSIONI.

Le OMISSIONI informative sono allo stesso tempo punto di forza e tallone di Achille del sistema in quanto ciò che occultano, se in possesso di questa minoranza di persone, significherebbe la fine del sistema stesso.

Il Movimento 5 Stelle è un’organizzazione del genere sopra descritto fondata, quindi, sull’utilizzo sapiente di verità, mezze verità, imprecisioni e, soprattuto, sull’omissione.

M5S ovvero occuparsi di tutto tranne di ciò che è di vitale importanza.

Un movimento per controllare e de-potenziare il dissenso

A differenza del precedente, cronologicamente più vicino, caso di “Gatekeeping” politico-sociale italiano cioè La Lega Nord negli anni 90 del secolo scorso, il progetto di contenimento, de-potenziamento e deviazione del dissenso messo in atto attraverso la creazione del M5S è decisamente più articolato e strutturato.
Analizziamolo alla luce delle considerazioni fin qui esposte.

La creazione dell’acquario confortevole

Il movimento si è coagulato attorno alla figura di Beppe Grillo che nel corso della sua carriera si è costruito una solida reputazione di artista “scomodo”, anti-sistema.
Attività sicuramente meritoria perché ha acceso i riflettori su questioni indubbiamente rilevanti attirando l’interesse soprattutto di una particolare fetta di pubblico, quella dotata di una naturale sensibilità per quegli argomenti (vedi sopra…).

Il varo del suo personale blog ha attivato la creazione di una community virtuale sempre più rilevante in termini numerici consentendo di porre le basi di un consenso condiviso su tematiche di forte presa, ribadisco, su quella porzione di target che ha nella media le caratteristiche di curiosità, impegno, sensibilità potenzialmente pericolose per il sistema.
Con l’andar del tempo il Blog è diventato un megafono di critica politica e di tematiche ecologiche, arrivando a costituire un polo di riferimento di pensiero critico alternativo.
Un pensiero critico, tuttavia, nella sostanza superficiale, dedicato alla fustigazione di una classe politica già di per sé indifendibile e alla promozione di filosofie vagamente descresciste.

Insomma, Beppe Grillo ed il suo blog con il deteriorarsi della situazione politica e in concomitanza dello scoppio della crisi economica si sono trasformati nell’unica vera alternativa mainstream prima a livello informativo e successivamente, dopo la costituzione del movimento, a livello politico, per una determinata tipologia di pubblico.

Basta politica mangiasoldi, basta corrotti, onestà!

Chi non sarebbe d’accordo con parole d’ordine del genere?
Infatti il movimento ha raccolto grazie ad esse un consenso sempre più vasto, tradottosi in significative percentuali di voti a favore.
Mi sarei stupito del contrario in un paese ammorbato dal Berlusconismo e dalla partitocrazia.

Il problema sorge quando l’intera costruzione ideologica e programmatica di un movimento di opinione/partito si basa esclusivamente su di esse.

Dal 2010 in poi, nonostante la crisi economica fosse già in atto e parecchie voci realmente alternative fossero da anni impegnate nel denunciare la trappola mortale costituita dalla moneta unica, il movimento 5 stelle ha continuato la sua opera di aggregazione del dissenso esclusivamente sui suoi cavalli di battaglia, senza minimamente toccare le questioni “chiave” come quelle macro-economiche, semplicemente non parlandone, omettendo la presenza dell’incendio e soprattutto rifiutando qualsiasi collaborazione con chi gridava “al fuoco, al fuoco!”.

Il nemico, il male assoluto, secondo il M5S, è la casta, la corruzione, lo stipendio del politico, le auto blu, gli affaristi, i furbetti del quartierino.
Certo, sono mali gravi, cronici ma in Italia ci son sempre stati (anche quando si era la 5° potenza economica del mondo).
Nessun paese ne è immune, ognuno a modo proprio, in primis la tanto virtuosa Germania.

In sostanza…

le fiamme stavano divorando le fondamenta della casa ma la testa del movimento continuava a tenere occupati i propri militanti e simpatizzanti con il detersivo e i piatti sporchi.

Tuttavia, tra il 2012 e 2013, man mano che il fumo si faceva più denso e nascondere la realtà (Euro = crisi) diventava sempre più problematico, come da manuale, fù necessario…

…intervenire per disorientare.

L’intervento consistette nel parlare del problema tenendo tuttavia un profilo ambiguo, usando le famose MEZZE VERITA’, dicendo il bianco ma anche il nero, dando così l’impressione a militanti, simpatizzanti e potenziali tali, l’impressione che il movimento se ne stesse occupando senza però esporsi troppo, per poter sempre riposizionarsi in caso di necessità.Soprattutto senza fare realmente nulla per annullare l’omissione informativa, ovviamente.

Quindi si è tollerata anche l’autonoma azione di isolati attivisti o meet-up nell’affrontare il tema ben sapendo che la natura stessa dell’organizzazione, un arcipelago di gruppi sparsi sul territorio senza un reale coordinamento tra loro (casuale?), avrebbe sabotato la diffusione di iniziative non controllate.

Questo video rappresenta in maniera emblematica l’equilibrismo dialettico e politico di cui parlo… e l’opinione di Beppe Grillo vale, come autorevolezza presso la base dei militanti, molto più di quella dello sconosciuto attivista o del gruppo di Sesto San Giovanni, siamo d’accordo su questo?

E la logica della “democrazia dal basso”? Fumo negli occhi, nella sostanza non esiste.
Le decisione politiche fondamentali a livello nazionale ed europeo non vengono decise dalla base ma scendono dall’alto, da Grillo-Casaleggio o dal “direttorio”.
Nel piccolo è emblematico il sabotaggio compiuto ai danni di una iniziativa (che sollevava il problema della sovranità monetaria all’attenzione del movimento) nata tra gli stessi attivisti che pur essendo stata la più votata, finì prima totalmente ignorata e poi, poche settimane fa, rimossa dal sito ufficiale.

In questo post la cronistoria del fatto.
Di fronte a questi episodi (e altri che non documento qui per brevità) so per certo che molte persone (bene informate sulla realtà) hanno abbandonato il movimento, disgustati da questa opacità e contraddittorietà.
Questo articolo offre un altro interessante motivo di riflessione sulle reali convinzioni della leadership del movimento sul tema.

casaleggio
Ma i fatti e le affermazioni che ho riportato sono nulla rispetto all’evidenza più eclatante:

La totale assenza di iniziative sistematiche e organizzate di divulgazione sulle tematiche macro-economiche a livello territoriale, associate all’iniziativa della raccolta firme per il fantomatico “Referendum sull’€uro”.
Un (apparente) suicidio.

Cioè, in pratica, pur essendo consapevole del bassissimo livello di conoscenze sul tema tra le persone, pur sapendo che la gente è bombardata da 5 anni di terrorismo mediatico innestato su un substrato di disinformazione e lavaggio del cervello che prosegue da decenni, ecco, nonostante questo cosa ci si inventa?

Un referendum su un tema per il quale il movimento stesso NON E’ IN GRADO DI ESPRIMERE UNA POSIZIONE NETTA.

Da che mondo è mondo chi promuove un referendum (per l’aborto, per il divorzio, per il nucleare, per l’acqua pubblica, ecc.) ha una sua posizione, altrimenti che senso ha?
Ma c’è di più… … che senso ha promuovere una iniziativa senza informare le persone su un tema che ha una certa complessità tecnica, mandandole allo sbaraglio di fronte al fuoco massiccio dei mass media sostenitori della tesi “SI EURO”?

Che senso ha promuovere una iniziativa che per arrivare in porto deve percorrere un iter lunghissimo e condizionato dal consenso maggioritario all’interno del parlamento?
NESSUN SENSO… per le persone informate.
Per chi ha voluto l’€uro e intende proteggerlo invece ne ha molto di senso.
Infatti…

Il Referendum sull’Euro è una patetica ma efficace pantomima per distrarre, per, di nuovo, dare l’impressione che il movimento “sta facendo qualcosa” mentre in realtà non sta facendo nulla.
Serve al sistema per guadagnare tempo.

Gli stessi attivisti impegnati nella raccolta firme non sono in grado di spiegare alle persone in modo corretto le motivazioni per un eventuale NO o un eventuale SI.
Quel che è peggio, non sono in grado di reggere alcun tipo di contraddittorio con qualcuno che la pensa in maniera opposta.

La mancanza di informazione, l’ignoranza, colpisce in primis gli attivisti e questa è la seconda più grave evidenza a supporto della teoria M5S=Gatekeeping

Devo ammettere che chi ha progettato e sta gestendo questo fenomeno è veramente in gamba, non c’è che dire.

La cosa più impressionante è constatare la padronanza dei meccanismi della psicologia di gruppo e individuale: i militanti del movimento, anche persone di notevole intelligenza, sono così immersi nel paradigma del “NOI SIAMO DIVERSI” da non riuscire a emanciparsene.

La sensazione di far parte di un gruppo di “migliori” e “onesti” è inebriante e chi critica il movimento è automaticamente un nemico.

Pur messi di fronte a dati di fatto, non sono in grado di ammettere a se stessi anche semplicemente che forse che c’è qualcosa che non va perchè farlo equivarrebbe a creare un varco, a contemplare la possibilità di aver sbagliato, di aver sprecato ore, giorni e mesi della propria vita dentro ad un acquario.

Criticare, prendere le distanze dal movimento o mettere in discussione le proprie convinzioni significherebbe annullare se stessi perché nel movimento essi hanno una identità e, soprattutto, LA SPERANZA.

La speranza che il M5S sia lo strumento per evitare il disastro a cui stiamo andando incontro, un strumento contro la PAURA. Speranza e paura che si auto-alimentano a vicenda e producono risposte auto-assolutorie di varia natura, dal “siamo disorganizzati ma siamo onesti, bisogna aver pazienza”, “Beppe Grillo è solo il portavoce, non è il nostro capo” al “siamo un movimento fatto da gente di varia estrazione, non è possibile avere un’idea comune”, finendo spesso con il classico “sempre meglio del PD, di Berlusconi o della Lega”.

In questo trovo perfetta corrispondenza con l’attitudine dei supporter o militanti di tutti gli altri partiti: identificazione totale e spirito critico azzerato.

In conclusione, il movimento 5 stelle ha rappresentato e ancora oggi rappresenta una formidabile valvola di sfogo del dissenso, un bacino di laminazione flessibile in grado di adattarsi tempestivamente al corso del fiume, alla sua portata d’acqua per evitare inondazioni in un momento storico in cui i ghiacciai, a monte, si stanno sciogliendo.
Tutto previsto.

E se tutto questo lungo e complesso ragionamento fosse soltanto una mia allucinazione?
Anche ipotizzando la remota possibilità che non ci sia nessun manovratore dietro e che il movimento sia semplicemente un’organizzazione gestita da ingenui dilettanti la prospettiva è ugualmente agghiacciante.

Alla fine il risultato è il medesimo.

Cari amici grillini, uscite dall’acquario prima che sia troppo tardi.

 

Il Reddito di Cittadinanza e i Paraculi del M5S

Il Reddito di cittadinanza e i paraculi Grillo e Casaleggio.

 

reddito di cittadinanza_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

Vi giuro che oggi non volevo infierire contro il M5S e i grillini, ma l’amico Mario…. (che ringrazio) mi ha postato un link che non conoscevo sula proposta di reddito di cittadinanza grillina.

Ci eravamo già espressi sul reddito di cittadinanza in abbondanza, come sul finanziamento pubblico ai partiti, come recita il nostro programma, assolutamente contrari nell’uso e nei modi come si elargiva prima, ma necessario per una buona politica e una democrazia sostanziale, accessibile e patrimonio di tutti, il modello privatistico americano e solo riservato al privilegio di ricconi fare politica,  non è certamente il nostro modello di democrazia.

Vedete la differenza tra noi e gli altri? Noi abbiamo avuto il coraggio di sostenere queste cose anche se impopolari già anni fa, il M5S che ha sempre sostenuto il contrario, leggete cosa infila assieme al reddito della Gleba.

Questa viene chiamata “onesta” e “coerenza”….mi chiedo cosa sia il contrario.

I paraculi e le menzogne hanno vita breve…ma ancora non viene recepito da molti grillini.

Dopo il casino credo che verrà corretta, dicendovi che è stata una svista (e voi ci crederete), ma se tutti stavamo muti, non credo…ecco la consapevolezza a cosa serve al contrario della cecità.

 

Tratto dal sito carmelodurante.com

Incredibile Scandalo a 5 Stelle: Leggi Cosa è Successo

 

Qualcuno mi dica che mi sto sbagliando, perché se così non fosse, saremmo davanti al più grande imbroglio ai danni del popolo italiano!!!

In questi giorni, avendo espresso numerose perplessità sulle parole di Luigi Di Maio sugli enti inutili, sono stato invitato a dare un parere sulla proposta di legge relativa al Reddito di Cittadinanza. Ho deciso così di spendere un paio di giorni per studiare la proposta. Salto – per ora – le considerazioni sui vari punti iniziali, che meritano di essere trattate a parte, e veniamo subito al sodo: l’articolo 20 relativo alle coperture.

All’inizio non riuscivo a crederci, ma ho cercato di leggere bene tutto fino in fondo e sembra proprio che con la scusa di destinare circa 60 milioni di euro una tantum alla manovra sul Reddito di Cittadinanza – che invece ha un costo stimato di 19 miliardi di euro l’anno – abbiano infilato furbescamente una riforma sul finanziamento pubblico ai partiti.

Così, come nel più sporco dei giochetti della vecchia politica, con quei trucchetti che hanno sempre criticato, prendono una legge che ha presa sui cittadini e dentro ci infilano qualcosa che conviene a loro.

Se andate all’articolo in questione, leggerete una introduzione in cui viene proposto di togliere i finanziamenti per l’esercizio attuale a tutti i partiti e movimenti politici. Intento nobile, ma è anche vero che “sono tutti generosi con i soldi degli altri“: infatti il M5S non aveva i requisiti per ottenere i 42mln che erano stati stanziati per il partito di Grillo e non ha presentato richiesta (spacciandola per “rinuncia”, ma questo è un altro discorso). E comunque la misura è una tantum, cioè vale per l’esercizio in corso ma non ha carattere definitivo. Quindi, se ipotizziamo di far partire il RdC ora, parliamo di circa 60 milioni di euro per i restanti tre anni di legislatura a fronte di una spesa di 60 miliardi, un assai misero un per mille, che diventerebbe zero nelle future legislature.

Ma il bello deve ancora arrivare, ed è nei successivi punti “a”, “b” e “c” del comma in questione. Vengono presentati come una accozzaglia di correzioni e abrogazioni che potrebbero far pensare che siano finalizzate a finanziare il Reddito di Cittadinanza, ma non è così. Riguardando tutti gli articoli citati e le correzioni o abrogazioni richieste, sapete quale riforma ha infilato il M5S dentro il Reddito di Cittadinanza?

Roba da non crederci, le richieste sono:

– abolizione del finanziamento pubblico ai partiti ma solo a livello regionale ed europeo. Resta in vigore il finanziamento pubblico e in particolare aumenta la percentuale dell’importo che deve essere destinato al partito, passando dal 90% al 95%.
– modifica della legge sul finanziamento pubblico ai partiti in modo tale da rimuovere il concetto di “aventi diritto“.

Cosa vuol dire tutto questo? Semplice: la legge prevede il finanziamento per tutte quelle formazioni a carattere politico – partiti e movimenti – che siano caratterizzate da uno statuto democratico. Il M5S non ha uno statuto democratico, ma ha un proprietario e pertanto non ha i requisiti per ottenere il finanziamento. Con queste modifiche, dunque, il M5S potrà ottenere la propria quota di finanziamento pubblico ai partiti senza dover modificare il proprio statuto, cioè senza che sia data la possibilità alla base di rimuovere il “padron Grillo” o di modificare lo Statuto.

Non solo: il finanziamento sarà attivo solo a livello nazionale e l’importo dovrà essere versato praticamente tutto nelle casse del partito – che, ricordiamolo, è gestito come proprietà privata e non come formazione democratica – quindi a Grillo e Casaleggio che potranno disporne a proprio piacimento. Questo a livello nazionale, mentre a livello regionale o a livello europeo, dove le numeriche molto più esigue che in Parlamento sono più difficili da gestire rispetto alla logica del branco, non ci sarà un solo centesimo se non lo vorranno Grillo e Casaleggio, perseguendo così un pieno controllo sia a livello politico che delle singole amministrazioni.

Si fa presto a gridare al “Colpo di Stato“, agli altri…

RIFERIMENTI E ANALISI TECNICA
Proposta di legge sul Reddito di Cittadinanza (versione attualmente depositata in Senato)
Proposta di legge sul Reddito di Cittadinanza (versione OpenPolis)

Le due versioni differiscono tra loro; quella di OpenPolis appare più vecchia, in quanto fa riferimento ad articoli e comma già abrogati negli ultimi due anni. L’analisi dei due testi, a meno di alcune differenze, converge allo stesso risultato.

La versione di OpenPolis dice:

I partiti e i movimenti politici ai quali, alla data di entrata in vigore del presente decreto, è riconosciuto il finanziamento pubblico ai sensi della legge 6 luglio 2012, n. 96, e della legge 3 giugno 1999, n. 157, in relazione alle elezioni svoltesi anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto, il cui termine di erogazione non è ancora scaduto alla data medesima, cessano dal diritto ad usufruirne a decorrere dall’esercizio finanziario in corso.

Sono abrogati:

a) gli articoli 1 e 3, commi dal secondo al sesto, della legge 18 novembre 1981, n. 659;
b) l’articolo 1 della legge 8 agosto 1985, n. 413;
c) gli articoli 9 e 9-bis, nonché l’articolo 12, comma 3, limitatamente alle parole: «dagli aventi diritto», l’articolo 15, commi 13, 14, limitatamente alle parole: «che non abbiano diritto ad usufruire del contributo per le spese elettorali», e 16, limitatamente al secondo periodo, e l’articolo 16 della legge 10 dicembre 1993, n. 515;
d) l’articolo 6 della legge 23 febbraio 1995, n. 43;
e) l’articolo 1, commi 1, 1-bis, 2, 3, 5, 5-bis, 6, con esclusione del secondo periodo, 7, 8, 9, 10, e gli articoli 2 e 3 della legge 3 giugno 1999, n. 157;
f) gli articoli 1, 2, 3, 4, 5, 6, 9, commi da 8 a 21, e 10 della legge 6 luglio 2012, n. 96.

La cui analisi porta ai risultati indicati nel testo, in particolare per quanto riguarda il comma 10 della legge 3 giugno 1999, n. 157, che in base al principio giuridico “ubi lex voluit dixit, ubi noluit tacuit” e unitamente al punto “c”, di fatto esplicita la volontà del legislatore al mantenimento in vita dei finanziamenti pubblici.

La versione depositata al Senato invece dice:
s) al decreto-legge 28 dicembre 2013, n. 149, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 13, sono apportare le seguenti modificazioni:
1) l’articolo 12 è abrogato;
2) all’articolo 14, il comma 1 è sostituito dal seguente:
«1. Ai partiti e ai movimenti politici ai quali, alla data di entrata in vigore del presente decreto, è riconosciuto il finanziamento pubblico ai sensi della legge 6 luglio 2012, n. 96, e della legge 3 giugno 1999, n. 157, in relazione alle elezioni svoltesi anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto, il cui termine di erogazione non è ancora scaduto alla data medesima, continuano ad usufruirne nell’esercizio finanziario in corso e nell’esercizio finanziario 2015 nella misura del 25 per cento.»;
3) all’articolo 14, i commi 2 e 3 sono abrogati;

In pratica, si chiede che per l’esercizio corrente venga effettuato un taglio al 25% dei finanziamenti pubblici – cioè gli altri partiti perdono soldi di cui credevano di poter disporre, una sorta di “dispetto politico” – mentre vengono abrogati la facoltà di destinare il 2 per mille ai partiti e, udite udite, il comma “2” che cancella il finanziamento pubblico! Cioè, mantiene in vita il finanziamento pubblico. Anche perchè, sempre per il principio giuridico “ubi lex voluit dixit, ubi noluit tacuit“, se nella precedente legge (2013 n° 149) il legislatore ha inteso chiedere l’annullamento del finanziamento pubblico esplicitando il comma 2., l’unica spiegazione ammissibile è che il comma 1. nella “voluntas legislatoris” non intendeva annullare il finanziamento. Dunque, chiedendo l’abrogazione del comma 2., l’unica lettura ammissibile è la richiesta di annullare quella specifica e precisa volontà, e quindi si intendere non far cessare i finanziamenti pubblici!!!

Ma non finisce qui: lasciano vivo il comma 4, che indovinate cosa dice? Tutte le cose riportate dalla versione di OpenPolis che sono già legge!!! Compresa la rimozione del termine “aventi diritto” per i rimborsi.

RIFERIMENTI NORMATIVI
Legge 2 maggio 1974, n. 195
Legge 18 giugno 1981, n. 659
Legge 8 agosto 1985, n. 413
Legge 10 dicembre 1993, n. 515
23 febbraio 1995, n. 43
Legge 3 giugno 1999, n. 157
6 luglio 2012, n. 96
28 dicembre 2013, n. 149
21 febbraio 2014, n. 13

Fonte: carmelodurante.com

I Gattopardi di Sinistra

I Gattopardi di sinistra e le vittime dell’euro.

 

i gattopardi di sinistra_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

Della possibile ammucchiata de destra, avevamo già parlato, oggi abbiamo deciso di non cadere nel conflitto di interessi e vi parliamo dei gattopardi di sinistra, le prime vittime dell’euro, che simulando di essere pentiti piddini, sperano di ricostruire la “nuova” sinistra decrepita e nello stesso tempo evitare la ghigliottina.

Diciamo già da subito, che visti i personaggi, ci sembra di guardare il museo delle ceri, dove la natura morta è dirompente nel suo silenzio, guardate bene la foto, il povero Civati fa quasi pena, e Fassina sembra quello che gli manca solo la tunica da esorcista.

Questi signori di gattopardiana memoria, al massimo possono costruire la Cosa e non La Casa di sinistra, no si rendono minimamente conto che l’unica cosa da fare è quella di tornarsene a casa, prima che si metta in moto la ghigliottina.

L’esorcista Fassina, le cose le sa, perchè Bagnai gli ha fatto scuola, ma sta muto, deve prima esorcizzare Ventola e il resto della ciurma, il povero Landini visto il museo delle ceri ha rimosso di essere di sinistra, come ha rimosso di essersi venduto i lavoratori con la sua CGIL, il bello che nei consigli di fabbrica gli anni passati si presentavano con due proposte, una della CGIL della spettra Camusso e l’altra della FIOM di Landini, ma i due vivevano sotto lo stesso tetto e si nutrivano della stessa mammella eurista, la Camusso faceva la parte del padrone e Landini faceva la parte dell’operai, solo la parte e non il resto, infatti le proposte erano le stesse sempre, cambiava solo la facciata, ma non la sostanza, infatti accettavano ogni cosa a danno dei lavoratori, senza battere ciglio, “il miglio accordo possibile…vi conviene”, e così per anni hanno permesso lo scalpo dei lavoratori in nome dell’euro simpatico alla Camusso come a Landini, quest’ultimo ha deciso di non essere nè di destra e nè di sinistra, quindi fuori dalla Cosa di sinistra.

I gattopardi di sinistra, persa la bussola renziana, hanno individuato in Tsipras la nuova bussola, il bidone liberista inspiratore, dopo la figuraccia del referendum greco con conseguente figura di mer…a, da buoni “nuovi” sinistri, abbandonano il fallito Tsipras candidato alla ghigliottina come loro, e scelgono la bussola bidone liberista Podemos, questo fino al chiaro fallimento di Podemos, che vedremo tra qualche tempo, come vedremo il fallimento di chiunque mente e illude i popoli.

Quindi gli autoproclamati leader della “nuova” sinistra, sembrano vecchi attori di teatro a fine carriera che hanno dimenticato di togliersi il trucco, addirittura Vendola auspica liste in accordo con Renzi, praticamente l’altra ammucchiata de sinistra, in piena e perfetta coerenza di una “nuova” sinistra.

Per loro vale quello che abbiamo detto a quelli de destra, i decrepiti colpevoli euristi di nuovo, non potranno costruire nulla, perchè chi ci ha portato nelle fogne a villeggiare, conosce solo quelle, quindi è impossibile che ci porti i paradiso, semplicemente perchè non lo conosce e neppure vuole conoscerlo, perchè gli piace che il popolo viva nelle fogne, altrimenti ci portavano prima in paradiso senza accettare in silenzio l’euro….perchè aspettare? Non vi pare?

La “nuova” sinistra talmente è nuova, che ancora non vi dice cosa vogliono fare, cosa hanno deciso con L’Euro e Ue,? Quale politica fiscale? Come si rilancia l’industria in questo paese? Come si rilancia l’agricoltura e il turismo? Come si ferma l’invasione di migranti? Come possiamo attaccare la finanza? Che si fa in tema di riforma universitaria? E della Giustizia che diciamo? Come riorganizziamo le banche? Cosa facciamo con la costituzione? Cosa facciamo con la riforma Fornero? Cosa facciamo con il Jobs Act? E con l’articolo 18? Con quale meccanismo rivalutiamo i salari all’inflazione reale? E così via.

Cari amici de destra la stessa cosa vale per voi, come per i grillini, annunci astratti e tagli miracolosi alla pressione fiscale, ecc….ne abbiamo piene le scatole, la consapevolezza cresce ogni giorno che passa, non grazie a voi, e la gente vuole sapere la risposta a quelle domande ed ad altre non meno importanti, come gli ospedali e l’assistenza sanitaria….non incantate più nessuno e prima che arrivi la ghigliottina, vi consigliamo di lasciare il parlamento e godervi la pensione, se siete fortunati vi andrà bene.

Rifondare con dei colpevoli predatori del popolo è solo una pia illusione che reggerà fino al crack finale dell’euro, ma dopo ad attendervi ci sarà la ghigliottina, conseguenza naturale voluta da chi ha ingannato popoli interi e non da noi, bastava solo dire la verità e non sarebbe accaduto nulla…potevate stare ancora in parlamento e fare i vostri porci comodi.

Ma da bravi figli del cambiare tutto per non cambiare nulla, non conoscete altro e non si può pretendere altro, chi ripone in voi le speranze è destinato all’amarezza della sconfitta.