Renzi Batte Amato Bail-In

Renzi batte Amato cento ad uno con il bail-in

 

bail-in_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

Avevamo già scritto su FB sulla scelta politica criminale avvenuta per decreto, da parte del governo Renzi, di adottare il Bail-In in italia e nell’eurozona, ma un interessante articolo del solito Bagnai, mi ha ispirato a ritornare sull’argomento, facendo un paio di puntualizzazioni, ricordando quello che avevamo scritto in passato sul prelievo forzoso, tra scherni e sorrisi di alcuni idioti.

La vendetta è un piatto che si serve sempre freddo…capito cari piddini? Vi piace l’euro? PAGATE…noi abbiamo già dato ed essendo consapevoli non ci facciamo fregare i nostri soldi, per chi li ha, per chi vi scrive non ha questo problema i cazzi sono i vostri, come sono stati del nostro fegato per 8 lunghi anni nel tentativo di rendervi meno idioti…inutilmente.

Adesso siccome non capirete neppure pagando un bel prezzo (questo è solo l’inizio), vi incazzerete con Renzi e come fa chi non ha capito, esattamente come i mercati nel mondo dell’euro, vi dirigerete dalla parte sbagliata, direzione 5 STELLE…della serie…idiozia al quadrato esattamente come il Più Europa.

Nel lasciarvi alla lettura dell’articolo di Bagnai, ho bisogno di ricordarvi quello che avevamo scritto in passato noi del Fronte Popolare che trovate QUI per il 2013 e QUI per il 2014, vi evito quelli scritti ancora prima e vorrei sottolineare due cose.

Alcuni giorni fa un intermediario finanziario, chiede: “chi di voi sa cos’è il Bail-in?” io mi sono stato muto, avevo già capito dove volesse andare a parare, infatti dopo una serie di risposte di altri amici presenti, lui esordisce così:

“il Bail-In è una grossa opportunità e io sono d’accordo”

Ho mugugliato e chi era seduto vicino a me ha sentito, mi sono dovuto violentare per non rovinare la festa agli altri presenti, per una questione di rispetto verso chi mi aveva invitato.

Questo fa capire il cinismo e i danni che possono causare alcune dottrine finanziarie e una certa mentalità liberista…non aggiungo altro…solo una cosa, chi mi ha ascoltato anni fa, non ha perso e non perderà nulla…almeno in soldi…la libertà è già andata.

Mentre gente come noi e questa lettrice di Gofynomics per anni non solo ha dovuto ascoltare scemenze ciniche come questa e anche peggiori, ma ci siamo dovuti avvelenare il fegato rimettendoci la salute che non ci ripagherà nessuno, e vi riporto il suo commento che deve far riflettere.

Yliana Kelevra ha lasciato un nuovo commento sul tuo post “La proxima salida del euro“:

La conoscenza è potere! Ma cosa può questo potere di fronte all’ aria di sufficienza con cui gente impreparata ti guarda, mentre tu cerchi di spiegargli la verità? Non può molto purtroppo. Io l’ho provato. La gente ostenta superiorità quando spiego cosa sia in realtà l’ euro. Persone che non hanno una minima conoscenza in campo economico si elevano a giudici di ciò che è giusto o sbagliato. Perché lo fanno? Perché rifiutarsi di ascoltare perlomeno? Forse sarà per via della mia giovane età, ma quel che resta alla fine è solo una profonda amarezza e senso di frustrazione. Da qui il mio triste sfogo.
Postato da Yliana Kelevra in Goofynomics alle 29 novembre 2015 18:07

Buona lettura a tutti i Piddini, vi avevo avvisati in tempi non sospetti, le cose si capiscono solo quando si pagherà un prezzo salato, anche se Renzi vi ha già preso 100 volte di più di quello che vi aveva preso Giuliano Amato per salvare lo SME, l’antenato dell’euro, nello scandalo di allora e nel silenzio quasi totale di oggi per Renzi, non finisce mica qui…buon sonno a tutti.

Confiteor (2): se vuoi l’euro vuoi il bail-in.

…scusate però!

Io sono vicino a Claudio nel suo tentativo di portare all’attenzione generale il tema dell’iniquo bail-in che ha spiantato nel giro di un fine settimana migliaia di risparmiatori italiani. Ci eravamo lamentati del furto di Amato dai nostri conti correnti, nel tentativo di salvare lo SME che poi sarebbe comunque saltato due mesi dopo, ma in quel caso l’entità, lo ricordo per chi si fosse messo in ascolto in questo momento, fu a spanna di circa 6 miliardi di euro, divisi però su tutti i conti correnti bancari accesi all’epoca. Diciamo che oggi ci sono circa 30 milioni di conti correnti (a spanna, uno ogni due abitanti). Se anche all’epoca ce ne fosse stato uno ogni tre, avrebbe fatto 300 euro a conto in media. Cifre che non cambiavano una vita, anche tenendo conto del fatto che all’epoca 300 euro in realtà erano quasi 600000 lire (e la differenza la sa chi ci è passato). Io un conto lo avevo, ma avevo, già allora, l’insigne privilegio di essere povero, e nemmeno me ne accorsi. In questo caso si parla di 728 milioni di euro sottratti a 5000 persone (ma non sono così certo che il fenomeno sia tanto circoscritto, per cui se avete dati più attendibili vi sarò grato se vorrete condividerli), il che comunque significa circa 150000 euro a cranio (145600 per la precisione).

In questo caso stiamo parlando di cifre che cambiano una vita, ovviamente in peggio: la differenza fra l’agiatezza e la povertà, per alcuni.

Sono anche d’accordo sul fatto che le modalità sono particolarmente odiose, che a quanto emerge chi ha sottoscritto quei titoli non avrebbe potuto essere informato del reale rischio nemmeno se chi era tenuto a farlo avesse voluto farlo (perché il governo, a quanto capisco, ha cambiato le carte in tavola per decreto); che fa quindi prudere le mani il tentativo degli influencer minori libberisti di far passare il pensionato di Macerata per un George Soros, cioè per una persona che è giusto sostenga il rischio delle attività speculative che ha intrapreso con spregiudicatezza (laddove il pensionato non pensava minimamente di star speculando, anzi! Stava mettendo i soldi nella “sua” banca); che l’indignazione non può che essere amplificata dal fatto che ancora una volta si applicano due pesi e due misure, perché alla Germania, come vi dico da sempre, fu permesso (perché, come sempre, lo permise lei a se stessa) di salvare le sue banche con cifre spaventose (140 miliardi solo per la Hypo Real Estate), mentre adesso da noi cifre pari a un centesimo di quelle ci verrebbero rinfacciate come aiuto di Stato; che l’ira potrebbe legittimamente impossessarsi di chi pensi a come il nostro governo di cialtroni mentecatti ha negoziato l’Unione bancaria e in particolare il meccanismo di risoluzione unico,essendo del tutto evidente che per mere considerazioni di equità non si poteva pensare a un meccanismo unico in un contesto nel quale i paesi più furbi, i simpatici kiagnundfottendel Nord, avevano messo in sicurezza le proprie banche con secchiate di miliardi (fottendosene che fossero o meno aiuti di Stato, in omaggio a una consolidata tradizione di slealtà) e si erano per soprammercato disegnati delle regole di supervisione tali dalasciare fuori dal mirino della Bce la loro merda; e, soprattutto, che lascia sbigottiti la certezza, e quando dico certezza intendo certezza, che il sacrificio di tante vite umane al Moloch dell’euro non servirà a un beneamato nulla, perché così fu del sacrificio compiuto nel 1992.

Mi sta tutto bene: indigniamoci, solleviamo il problema, portiamolo all’attenzione di chi non ha capito che tanto poi toccherà a lui…

Ma…

Ma…

Ma, appunto, scusate, fermiamoci un attimo, volete? Perché che questa è una guerra l’abbiamo capito, no? E io sto sudando sangue, quindi devo essere una specie di generale, almeno a sentir Gadda. E allora forse bisognerà pure che vi faccia un discorsetto, volete?

Bè, anche se non volete, sapete che c’è? Come ho detto ieri alle Frattocchie nere: “Voi credete di essere fascisti, ma qui il più fascista sono io, perché sono l’unico che se ne frega veramente”. Del resto, se “I care” era lo slogan di un noto cialtrone “de sinistra”, “I don’t care” non può che diventare lo slogan della resistenza alla sinistra lompo (Lameduck santa subito dopo), subalterna al grande capitale finanziario e disposta a passare su qualsiasi cadavere pur di tutelarne gli interessi.

Quindi, I don’t care se quello che sto per dirvi vi interesserà o vi piacerà, ma ve lo dico, e prima vi faccio rileggere una lettera, quella di un nostro amico (o amica):

Yliana Kelevra ha lasciato un nuovo commento sul tuo post “La proxima salida del euro“:

La conoscenza è potere! Ma cosa può questo potere di fronte all’ aria di sufficienza con cui gente impreparata ti guarda, mentre tu cerchi di spiegargli la verità? Non può molto purtroppo. Io l’ho provato. La gente ostenta superiorità quando spiego cosa sia in realtà l’ euro. Persone che non hanno una minima conoscenza in campo economico si elevano a giudici di ciò che è giusto o sbagliato. Perché lo fanno? Perché rifiutarsi di ascoltare perlomeno? Forse sarà per via della mia giovane età, ma quel che resta alla fine è solo una profonda amarezza e senso di frustrazione. Da qui il mio triste sfogo.
Postato da Yliana Kelevra in Goofynomics alle 29 novembre 2015 18:07

Ecco, vi propongo un piccolo esperimento concettuale.

Nel terzo post di questo blog (il primo Quod erat demonstrandum) abbiamo detto chiaramente da dove sarebbe venuta la botta: dalle sofferenze bancarie. Questo, naturalmente, dopo aver spiegato per filo e per segno che queste sofferenze erano causate da una generale sofferenza dell’economia italiana determinata dall’euro, che soffocava le imprese e quindi le famiglie, impedendo loro di ripagare i debiti contratti col sistema bancario. E per tutta la durata di questo nostro percorso ci siamo detti che ilredde rationem sarebbe arrivato quando ci si sarebbe trovati di fronte alla necessità di ricapitalizzare le banche in euro, sottomettendoci alla troika, o in lire, recuperando sovranità monetaria. Ma già due anni or sono ci era apparso subito chiaro che esisteva uno step intermedio, che siamo stati fra i primi a intuire: quello di ricapitalizzare le banche in euro coi soldi di chi ce li aveva messi. Il bail-in, appunto, la cui ineluttabilità ci era apparsa chiara quando abbiamo visto che per proporlo si usava il metodo Juncker.

Quindi, noi, qui, che quello che è successo sarebbe successo lo sappiamo da quattro anni, e come sarebbe successo lo sappiamo da due anni, e sappiamo anche il perché: per i motivi che da due anni ci descrive la Bce e da due mesi il Centre for European qualcosa: gli squilibri finanziari causati dall’euro.

Bene.

Ora proiettatevi a Macerata (città a me peraltro cara) all’ora dell’aperitivo, in un bar della piazza, e immaginatevi Yliana (quella della lettera qua sopra) che spiega al pensionato piddino oggi sul lastrico che potrebbe esserci un problema, e che c’è un tizio che da quattro anni suda sangue e si rovina la salute per evitare che succeda qualcosa di molto brutto.

Secondo voi, il pensionato piddino (dove, ribadisco, la piddinitas non è intesa in senso politico, ma antropologico: la spocchiosa supponenza dell’Untermensch mentecatto che sa di sapere semplicemente perché non si rende conto di defecare gli escrementi che i media controllati da chi ha i soldi per farlo gli hanno fatto ingollare la sera prima), il pensionato piddino, dicevo, avrebbe risposto in un modo diverso da quello descritto da Yliana? Avrebbe manifestato qualcosa di diverso da chiusura, diniego, rifiuto?

Siete sicuri di non sapere la risposta? Non credo. Siete sicuri di saperla, e avete ragione, perché la risposta sappiamo tutti qual è, ed è purtroppo quella giusta, ed è un sonoro:

no

Il pensionato piddino di Macerata, o di Chieti, o di Firenze, o di quel che l’è, certo, non è il George Soros che gli influencer minori dipingono.

Ma non è nemmeno mai stato dalla nostra parte.

Tutt’altro.

È stato l’archetipo, il paradigma, il campione di tutti i difensori senza se e senza ma dell’euro. In altre parole, carissimi, per quanto urticanti queste parole possano essere, per quanto fuori luogo oggi, per quanta compassione umana possiamo e dobbiamo provare per il nostro prossimo, cerchiamo però di non perdere di vista un dato.

Il dato è che i risparmiatori che hanno perso in questo modo iniquo il loro patrimonio sono nostri nemici.

Hanno voluto l’euro? Se lo godano! Ci sono stati a sentire mentre cercavamo di spiegar loro i rischi? Crepino! Hanno sostenuto il blocco di potere politico che sta svendendo l’Italia al capitale estero? Ed è giusto che questo capitale estero li stermini e ne sperda il seme per settantasette volte sette generazioni!

Se fosse successo a noi, questi, che ci hanno irriso mentre cercavamo di farli ragionare, avrebbero pianto? E quando ci succederà, dopo che è successo a loro, e quindi sanno cos’è, proveranno solidarietà? E se gli interessi all’8% se li fossero messi in tasca, poi ci avrebbero invitato a cena?

Noi abbiamo ragionato, e questo ci è costato molto: a me, ma anche a voi. Abbiamo anche cercato di far ragionare, ci è costato ancora di più, a voi, ma anche a me. Ma è stato inutile. E, aggiungo, lo sarà  anche ora che la crisi li ha morsi, e che quindi, finalmente, la corazza del loro gretto egoismo è stata infranta da un colpo cui avrebbero potuto sottrarsi. Piuttosto che ragionare, voteranno 5 stelle, cioè il piano B della finanza statunitense (dopo che il piano A se li è magnati e ricacati, come a Roma plasticamente dicono).

Quindi, carissimi, guardate il bicchiere mezzo pieno, ogni tanto: siamo arrivati ad un momento particolarmente interessante della battaglia. Quello in cui i nostri nemici si sparano addosso fra loro. Mi perdonate se il mio ciglio per il momento resta asciutto? Oggi quello che potevo piangere l’ho pianto nel post precedente. Chi è rimasto vittima della propria idiozia ha una possibilità di riscatto: unirsi a noi.

Ma se l’avesse veramente avuta, questa possibilità, non sarebbe rimasto vittima della propria idiozia.

Noi non abbiamo nulla da rimproverarci. Abbiamo fatto fin troppo.

Natura è matrigna: non piangiamo ogni anguilla mangiata da una spigola, e quindi non possiamo piangere ogni renziano stritolato da Renzi.

Ricordate? Come un ladro nella notte!

Anche Renzi, come Woody Allen, a qualcuno deve pur ispirarsi.

(qualora non si fosse capito, ho lasciato purtroppo senza tappo la damigiana della giustizia, che ha preso d’aceto, ed è diventata vendetta. Io naturalmente sono non violento, non solo per motivi etici, e per pigrizia, ma anche perché è inutile: Dio non è con loro, perché anche lui odia gli imbecilli… Lasciamolo lavorare, lasciamo che i nemici si accoppino a vicenda, teniamo i nervi saldi, e uniamo i puntini per salvare i nostri soldini…)

 

Parigi Chiama Roma

Parigi vittima sacrificale come Roma del Mondialismo Criminale.

 

parigi vittima sacrificale come roma_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

Il Fronte Popolare ha già espresso tuttala la solidarietà al popolo Francese per l’infame e vigliacca carneficina ai loro danni.

Ieri ho già fatto un post sui social, dopo avere appreso della strage di Parigi per mano delle bestie dell’isis (solo quella materiale) dove ribadivo alcuni concetti espressi già in passato, senza purtroppo essere serviti, io come altri in italia e nel mondo.

Non è la giornata delle polemiche, ma quella della riflessione e della preghiera individuale e soggettiva, quindi riflettiamo ancora una volta cercando di unire i vari pezzi di un mosaico, poi lascio ad ognuno di voi le vostre riflessioni e la preghiera.

“Je Suis Popolo Francese” e “Je Suis Marine Le Pen” ha una spiegazione doverosa la prima, logica e doverosa la seconda, ma non ideologica o di parte, come hanno sempre pensato in molti.

Quello che è successo in Francia, come quello che succederà in Italia, mi dispiace ribadirlo ma era tutto previsto e prevedibile, come ha cercato di far capire Marine Le Pen in Francia e noi del Fronte in Italia.

E nel mondo si era scomodata anche la Madonna per bocca dei veggenti, che magari a molti farà sorridere, ma purtroppo i fatti non credo che fanno lo stesso effetto e siccome sono quelli che contano, vale la pena riflettere.

 

1-08-2015
Luz del Maria: “Veniamo allertati: la Madonna mi ha confidato che ad un certo punto la Francia sarà attaccata e questi stranieri giungeranno fino a Parigi, questo a causa della cattiva condotta dell’uomo.
La stessa cosa succederà all’Italia, a causa delle sue decisioni sbagliate ed anche per le offese a Cristo, Re dell’Universo. Gli accadimenti saranno continui, e ci sarà chi si chiederà con sorpresa: Chi sta attaccando Roma? E dovremo dire: quelli che si definivano loro amici, non quelli che si definivano loro nemici…”

 

Come abbiamo scritto più volte in questi anni, (non senza difficoltà) non c’era bisogno di scomodare la Vergine e non c’èra bisogno di essere veggenti per capire che eravamo nel pieno della TERZA GUERRA MONDIALE iniziata nel 2007 e che se non si lottava in prima persona ci avrebbe condotto alla QUARTA….ecco spiegato il nostro impegno.

Vorrei farvi riflettere sull’ultima frase chiave che ha riportato la veggente: E dovremo dire: quelli che si definivano loro amici, non quelli che si definivano loro nemici…”

Questa frase racchiude tutti i pezzi del mosaico che avete tutti sotto i vostri occhi, ma non vedete perchè la disinformazione tramite il potere (che non è l’isis), ha interesse a non farvi vedere.

E’ di dominio pubblico ormai chi gestisce e finanzia l’ISIS e per quali motivi e meno di dominio pubblico a cosa serve una strage come quella Francese, su chi ci rimette credo non ci siano dubbi, su chi ci guadagna, anche se orribile e ci fa vergognare di essere persone umane, ci sarebbe tanto da dire, cerchiamo di fare un minimo di ordine nel mosaico.

1) Il Tempo: Perchè proprio adesso si decide di fare una strage in Francia? Perchè la TV vi ha detto che L’ISIS si voleva vendicare sull’interventismo di Hollande in Siria?

La risposta è assolutamente NO è esattamente il contrario, proprio per ottenere più interventismo da parte Francese contro Assad.

 

2) La Paura: Perchè proprio adesso hanno bisogno della vostra paura e del mostro e nemico ISIS? Vi ricordate le scelte politiche europee dopo la prima strage al giornale Francese? E cosa invocavano?

Hanno bisogno della vostra paura perchè con la paura si accettano SCELTE POLITICHE INACCETTABILI in condizioni di normalità, come l’entrata in guerra, la limitazione della vostra libertà e la limitazione della vostra sovranità, a favore del vincolo esterno.

 

3) La Reazione: Provando paura per un nemico comune come l’ISIS cosa si ottiene? E qual’è la vostra reazione?

Provando paura e convergendo tutti verso il nemico comune come in questo caso l’ISIS, si accetta passivamente la superiorità del più violento, del più forte e vi fa sentire inermi e impotenti verso alcune decisioni più grandi di voi in apparenza, nello stesso tempo si permette di darvi un motivo in più per indignarvi con chi è prossimo al vostro livello, chi è facilmente raggiungibile e facilmente individuabile, come lo straniero della porta accanto.

La formula è sempre la solita, non vi fate ingannare dal sistema, non fanno nulla a caso e non commettete l’errore di pensare che sono incapaci, come sento ancora oggi da molti.

PRPBLEMA (o falso problema) – REAZIONE (o non reazione) – SOLUZIONE (o falsa soluzione).

Questa formuletta che sapete ormai tutti, viene alimentata dalla parola magica solita, la PAURA. La strage mi sembra un ottimo mezzo.

Il Mosaico è questo, hanno bisogno di una guerra ormai inevitabile e se è di religioni molto meglio, sarà l’unico modo per nascondere il fallimento dell’euro e della fantomatica UE, solo così possono salvarsi e uscire dal mirino dei popoli europei, come scrivevo nel lontano 2009.

Devono combattere l’ISIS ma in realtà vogliono annientare l’unico stato sovrano che c’è in quella area, che è la Siria di Assad, democraticamente eletto, vogliono creare paura e caos in Europa, dicono di volere Putin e l’Iran contro il mostro ISIS, ma gli rinnovano gli embarghi, vogliono la libera circolazione dei capitali, merci, persone e servizi, e poi chiudono le frontiere dopo che si sono fatti invadere, oggi vi dicono gli stessi Bocconiani di Monti oltre al Times Americano che l’euro è già nato morto e fallito e sarebbe meglio uscirne (noi eravamo ignoranti e terroristi), quando vi dicevano che era il vostro bene, panacea di tutti i mali e irreversibile.

Credo che c’è tanto materiale per riflettere, non voglio aggiungerne altro tranne una cosa, l’ISIS è un problema reale e non finto, ma non cadete nella trappola del sistema che lo guida e lo alimenta per scopi contrari a quelli che vi fanno credere….il crimine si combatte alla radice, cioè i mandanti e non a valle, gli esecutori.

Ci uniamo al cordoglio Francese e preghiamo per tutti i popoli Europei, ne abbiamo tutti bisogno….nessuno escluso.

 

 

 

Le Pen: QE e Svalutazione Dell’Euro

Marine Le Pen parla dell’inutilità del QE di Draghi per l’economia reale e della svalutazione dell’euro che farà male ai Tedeschi.

 

svalutazione euro_marine le pen_fronte popolare

di Vittorio Boschelli

Dell’ultima cartuccia di Draghi, il famoso e “miracoloso” (per le banche) QE, abbiamo già parlato, come abbiamo parlato degli effetti della svalutazione dell’euro, che aiuta un po noi (non nella misura che vi dicono) ma penalizza i Tedeschi che già si lamentavano, figuriamoci tra qualche mese.

Prima di pubblicarvi una conferenza stampa di Marine Le Pen in merito…che poi è la spiegazione del perchè Marine ha successo (mica siamo in italia…), semplicemente perchè afferma quello che affermano ormai tutti i nobel dell’economia del mondo, sulla crisi dell’euro e dell’unione europea, tutto il resto della ciurma politica e non solo, hanno preferito mentire, semplice no?

Quindi chi ha detto la verità viene premiato (tranne che in italia), chi ha mentito viene punito, non fa una piega…il buonsenso non è in dono a tutti…tenetevi chi vi mente, forse è quello che meritate e forse hanno ragione loro quando affermano che la colpa del disastro italiano è vostra che non valete una…bip…fiumi di parole per Tosi e Landini i due EURISTI DOC, quelli “…a noi dell’euro non frega nulla…anzi sono a favore è solo che oggi è di moda essere contro…” spero di essermi spiegato con qualche amico “de destra” e “de sinistra”, quindi non rompetemi più le scatole con discorsi inutili che dimostrano quello che avete capito…cioè…NULLA, NULLA, NULLA…

Preferisco consolarmi con i Francesi, in fondo sono loro che capiscono sempre prima di noi e ci regalano storicamente certe soddisfazioni, in quando le teste di chi affama deliberatamente il popolo le hanno sempre tagliate, noi in italia continuiamo a parlarne, continuando a fare le stesse scelte, ignorando il significato della parola CAMBIARE, prima la testa e a quello ci penseranno i Francesi…e poi noi stessi, se realmente siamo diversi… ma i fatti non dicono questo, altrimenti raccontavamo altre cose e non quelle che siamo costretti a ripetere ogni giorno, da anni, senza essere capiti in buona o cattiva fede.

Noi del Fronte abbiamo le idee chiare e sono sempre le stesse da anni, (altri hanno cambiato) perchè il problema è lo stesso e non perchè dobbiamo entrare nelle grazie altrui, che poi sono le stesse di quelle del FN, se voi ancora non avete capito nonostante anni di crisi dell’euro e un vostro problema e non dite che Vittorio Boschelli vuole imporre le sue idee, perchè non sono le mie e mi attribuite meriti che non ho, (sarei contento se mi venissero attribuiti un terzo di quelli che ho), ma della storia politica ed economica, basta solo LEGGERE e AVER VISSUTO in modo consapevole e non come pecore in caccia di notorietà, un posto al sole o peggio, un tozzo di pane.

Quindi prima di contattarmi o di propormi qualsiasi cosa leggete il nostro programma e quello che abbiamo scritto in questi anni NON CAMBIEREMO UNA SOLA VIRGOLA specialmente sulla lotta AL PROBLEMA PRINCIPALE CHIAMATO EURO e alla DITTATURA LIBERISTA, per nessuna ragione al mondo…per nessuna ragione al mondo…per nessuna ragione al mondo…anche questo non entra, dovuta alla vecchia abitudine di fare politica, quella delle campagne elettorali e non quella che dovrebbe essere.

Ecco il video di Marine e la relativa traduzione in italiano, altrimenti chi ha capito mi sgrida perchè non sa il francese, ma approva ugualmente sulla fiducia…bella parola antica che era alla base di una società sana…dimenticata…

 

 

Marine Le Pen, conferenza a Bruxelles, 22 gennaio 2015,

Il sipario si apre sul 2015 in un clima in cui si combinano insieme rischi terroristici, rischi geopolitici e soprattutto grandi trasformazioni macroeconomiche per l’area dell’euro, delle quali vorrei parlare con voi.

Vi ringrazio quindi per la vostra presenza a questa conferenza stampa in risposta alla significativa riunione di politica monetaria della Banca centrale europea tenutasi oggi, giorno in cui il presidente Mario Draghi ha annunciato un evento senza precedenti e di notevole significato politico per il futuro dell’euro, ossia l’operazione di “quantitative easing” (QE).

Per la cronaca, questo gergo finanziario sta a significare un programma di massiccio riacquisto di titoli del debito pubblico dei paesi dell’area dell’euro.

Ciò corrisponde semplicemente alla creazione di moneta ex nihilo della BCE, che dovrebbe stimolare l’economia attraverso iniezioni di liquidità da parte della banca centrale.

Questo è il nome moderno per la stampa di moneta, con la differenza che non si tratta di un intervento direttamente produttivo per l’economia reale.

Il QE dovrebbe essere l’ultima ratio per promuovere la crescita economica nell’area dell’euro e invertire la serie allarmante di statistiche negative sull’occupazione, gli investimenti e soprattutto l’inflazione.

Il mio scopo non è quello di fare qui una rassegna esaustiva degli argomenti tecnici sostenuti dalla BCE, che Draghi del resto non ha pienamente rivelato, ma di mettere in prospettiva da un punto di vista politico le conseguenze pratiche di questo intervento di politica monetaria non convenzionale, per l’interesse economico della Francia.

Si deve anzitutto rilevare che questo QE sovrano è l’ultima cartuccia di un arsenale di misure analoghe.

Negli ultimi anni, la BCE ha gradualmente abbassato i suoi tassi di riferimento a livelli storicamente bassi. Senza raggiungere il suo obiettivo: stimolare l’economia attraverso il credito bancario.

Ha lanciato in parallelo diverse operazioni di politica monetaria non convenzionale, come il SMP e l’OMT, riacquisti di attività cartolarizzate, o l’ABS, i “covered bond”, prestiti a lungo termine alle banche a tassi preferenziali, il tutto per delle somme colossali: rispettivamente 1.000 miliardi di € rimborsati nel 2012 e ancora 1000 € miliardi annunciati nel 2014 solo per le operazioni LTRO e TLTRO. L’obiettivo non dichiarato della BCE è quello di allentare la crisi interbancaria nata nel 2008 e legata al rischio dei debiti sovrani.

Il QE annunciato oggi è il risultato di questo insieme di misure, il cui obiettivo è sempre lo stesso: cercare di rilanciare una crescita economica che sta morendo ed evitare l’esplosione dell’eurozona a causa della crisi dei debiti pubblici.

Per giustificare tali misure, Draghi ci ha venduto l’idea che le aspettative di inflazione, in relazione al target del 2%, sarebbero preoccupanti, con un rischio di un ciclo deflazionistico, vale a dire un calo generale dei prezzi nell’area dell’euro, cioè dei salari e della crescita.

Le famiglie hanno potuto constatare un calo dei prezzi nel loro carrello al supermercato?

Sicuramente no. E il prezzo del barile di petrolio è dovuto scendere di più della metà in 6 mesi, per vedere una diminuzione del prezzo alla pompa di pochi centesimi.

In realtà, Draghi sta cercando di far passare ai nostri occhi un rischio di recessione economica strutturale come un fenomeno esclusivamente monetario, la deflazione, per venderci la necessità che la BCE intervenga con un QE su larga scala.

Circa gli elementi del programma annunciato questo pomeriggio da Mario Draghi, rilevo alcuni punti importanti:

– In primo luogo, l’ammontare del QE, cioè 60 miliardi di € al mese, il che equivale a 1.100 miliardi di € fino a settembre 2016, sarà distribuito in proporzione al capitale degli Stati nella BCE, per la Francia circa 200 miliardi di euro

– In secondo luogo, riguarderà sia i debiti pubblici che quelli privati

– Infine, il rischio sarà ben poco condiviso. L’80% sarà a carico delle banche centrali nazionali, il 20% della BCE. In altre parole, solo il 20% dei titoli acquistati potranno generare delle perdite assunte collettivamente dagli Stati membri della zona euro.

In definitiva, si tratta di una doppia vittoria per la Germania. In primo luogo per il criterio della distribuzione in base alla quota del capitale della BCE, che ha chiaramente scelto di privilegiare solo la prima classe della zona euro invece di salvare i paesi membri in difficoltà, come i greci.

In particolare, la Germania con la sua Bundesbank beneficerà del 25% della dotazione del QE, circa 270 miliardi di €, mentre è il paese che ne avrebbe meno bisogno. Simbolicamente, del resto, Angela Merkel ha annunciato le misure della BCE contemporaneamente a Mario Draghi da Davos!

In attesa delle modalità pratiche di attuazione, ricordo che si pone la questione di legittimità in relazione all’articolo 123 del Trattato di Lisbona, che vieta alla BCE di acquistare direttamente dagli Stati membri i loro titoli di debito.

La scorsa settimana, l’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea ha approvato la tecnica dell’OMT, lanciata dalla BCE nel settembre 2012 con un meccanismo simile.

Ma con un limite: il QE è accettabile solo se si tratta di uno strumento eccezionale che consente alla BCE di raggiungere il suo obiettivo del 2% di inflazione o di salvare l’euro, ma non per far girare la stampante e finanziare in maniera permanente i disavanzi pubblici.

Il QE è già stato sperimentato all’estero, soprattutto negli Stati Uniti o in Gran Bretagna, ma senza il vincolo dell’art. 123, in quanto queste due potenze economiche mondiali hanno la loro moneta nazionale e la loro banca centrale per monetizzare il deficit, senza alcun limite reale.

Al costo di un aumento colossale del suo bilancio, la Federal Reserve è riuscita a rilanciare l’economia degli Stati Uniti dopo la crisi del 2008. Che cosa succederà al bilancio della BCE, se implementerà davvero il suo QE fino a 1.100 miliardi €, come annunciato? Intenderà aumentare il proprio capitale? E quale sarà il contributo della Francia?

In attesa di una risposta, esaminiamo ora la portata e il significato di questa operazione di QE, per vedere quali lezioni se ne possono trarre.

Se il QE funziona, tenderà a far crescere i mercati finanziari e abbassare il valore dell’euro. Ma il vero obiettivo, la ripresa della domanda interna, quindi dell’attività economica, della crescita e dell’inflazione, dipende dall’impiego della liquidità nell’economia reale.

Ebbene, non c’è niente di meno sicuro. L’afflusso di denaro va spesso a beneficio dei mercati dei capitali e favorisce le bolle.

Nello specifico, c’è da temere che il QE incoraggi i banchieri ad intensificare la loro attività sul mercato e la speculazione sulle attività ad alto rischio con la cartolarizzazione, i CDS o altri strumenti alla base della crisi dei “subprime”, piuttosto che a fare prestiti a imprese e famiglie.

Si noti che questi prodotti sono ancora più redditizi in quanto è la BCE, in ultima analisi, a sopportarne il rischio. Questo è il principio della privatizzazione dei profitti e della socializzazione delle perdite!

Per quanto riguarda i cambi, i mercati hanno già gradualmente scontato nei prezzi questa operazione di QE sin dal giugno 2014. Infatti, l’euro ha perso oltre il 18% rispetto al dollaro.

Questo deprezzamento è di primo acchito una buona notizia per la nostra competitività, ma di gran lunga insufficiente per raddrizzare la nostra economia reale e la nostra occupazione, perché il credito non riparte.

L’euro sopravvalutato è un ostacolo per le nostre esportazioni, in quanto i prodotti o servizi che vendiamo al di fuori della zona euro sono relativamente troppo costosi. La nostra bilancia commerciale ne è la prova, estremamente deficitaria da 12 anni, per un ammontare di 70 miliardi di € / anno in media per 3 anni, e 55 previsti nel 2014, nonostante il calo del greggio.

Quando il tasso di cambio scende, questo ci rende relativamente più competitivi nel prezzo. Le nostre imprese possono vendere di più, aumentare i loro margini e quindi in teoria assumere e aumentare i salari. Ciò vale in particolare per il lusso, l’aerospaziale, la chimica e il settore automobilistico.

Dobbiamo essere consapevoli del fatto che il calo dell’euro del 18% di oggi rappresenta un guadagno di competitività pari a 4 volte quello previsto dal Patto di responsabilità per la Francia (stimata al 4%) e senza svalutazione dei salari francesi.

Questo dimostra che la svalutazione competitiva di una moneta è l’arma principale del protezionismo intelligente, del resto ampiamente utilizzata dalle potenze economiche mondiali (Stati Uniti, Cina, Giappone, Regno Unito …).

Ma c’è ancora molta strada da fare, che noi del Fronte Nazionale valutiamo all’incirca dal 5 al 10% in più, per rilanciare davvero la nostra economia nazionale.

Ma ancora, questo guadagno di competitività di prezzo gioca solo nei confronti dei paesi non appartenenti all’area dell’euro.

Tuttavia, il 50% del commercio estero francese avviene proprio con il resto della zona euro. Oltre alla Cina, i nostri principali concorrenti e partner sono la Germania (da sola equivale al 17% dei nostri scambi), il Belgio, i Paesi Bassi e infine l’Italia.

Ciò significa che il calo dell’euro non ha alcun impatto su tutti gli scambi della Francia con i paesi che hanno la stessa moneta. Solo l’uscita dall’euro permetterebbe di far valere in pieno l’effetto di una svalutazione.

Per la Germania, un euro più debole è un problema perché il loro modello economico si basa interamente su un Euromarco forte che consenta alla loro previdenza e ai loro fondi pensione di acquistare a buon mercato del debito pubblico turco, cinese o indiano i cui interessi finanzino in modo conveniente i loro pensionati grazie al differenziale dei tassi di cambio.

Questo punto è molto importante da comprendere, perché dopo un anno di QE, rischiano di apparire i primi deficit, e dopo due anni potrebbero essere proprio i tedeschi a chiedere di uscire dall’euro.

Sul piano puramente economico e politico, è importante notare che il lancio di questo programma di QE segna soprattutto il fallimento dell’unione economica e monetaria, delle politiche economiche ultra-liberiste dell’Unione, e dell’euro, che non sono stati in grado di creare quell’occupazione e quella prosperità cui avrebbero dovuto portare dopo il trattato di Maastricht.

Sull’analisi della situazione, siamo almeno d’accordo con Draghi nel dire che l’Europa è l’area del mondo che stenta di più a riprendersi dalla crisi del 2008:

  • Il PIL della zona euro nel 2013 ha mostrato, per il secondo anno consecutivo, una crescita negativa. Nel 2014, ci si accontenterebbe di una crescita dello 0,8%.
  • La disoccupazione si attesta all’11,3% di fine 2012 e all’ 11,9% di fine 2013, e rimarrà ad un livello paragonabile o addirittura superiore nel 2014.
  • La disoccupazione di lunga durata e la disoccupazione giovanile rimangono estremamente preoccupanti, con picchi del 25% sino addirittura al 40% in Spagna o in Grecia.

La crescita lenta e la disoccupazione di massa, sono un fatto che le nostre commissioni al Parlamento europeo constatano tutte le settimane. E’ anche la constatazione dolorosa e impotente dei leader politici francesi dell’UMP, mentre l’economia degli Stati Uniti, per esempio, a fine 2014 è tornata a generare occupazione e un tasso di crescita del PIL vicino al 5%, e l’economia britannica è quasi al 3%.

La propaganda dei partiti di sistema ci ammannisce ancora continuamente la stessa favola: più Europa federale ci sarà, più saremo forti e avremo prosperità!

La realtà è esattamente il contrario …

Inoltre, l’area dell’euro è sottoposta ad una situazione di stress, con due nuove prove da superare in questo mese di gennaio:

– L’abbandono improvviso la scorsa settimana dell’aggancio all’Euro da parte del franco svizzero, deciso dalla Banca nazionale svizzera

– E le elezioni parlamentari in Grecia di domenica prossima, che dovrebbero vedere la vittoria del partito di “Syriza”.

Queste sono ulteriori prove che per gli operatori del mercato la credibilità della moneta unica è notevolmente compromessa e che non dovremmo escludere un’esplosione della zona euro, tenuto conto delle differenze strutturali tra le nazioni dei tassi di crescita economica, dei tassi di interesse nominali, del tasso di disoccupazione e del tasso di inflazione.

Che rapporto c’è oggi tra la Germania, il cui bilancio pubblico è in equilibrio e la bilancia commerciale molto in avanzo, e paesi come l’Italia o la Francia?

Qual è il rapporto tra il Lussemburgo col suo 25% di debito pubblico e la Grecia col suo 175%?

Il processo del “semestre europeo”, che dovrebbe organizzare la convergenza delle economie, è un fallimento: solo il 9% delle raccomandazioni sono attuate e per il 45% di esse non vi è nemmeno un principio di esecuzione.

Questa operazione di QE è dunque una ammissione di totale fallimento dell’unione monetaria che del resto non è mai stata un’area valutaria ottimale, fin dall’inizio. Se così fosse, i tedeschi, in nome della solidarietà europea, avrebbero effettuato dei trasferimenti finanziari dei loro surplus commerciali verso i paesi in disavanzo. Non è così!

Oltre agli indicatori macroeconomici, la migliore prova della eterogeneità dell’unione monetaria è la messa in atto dal 2011 in ogni Stato della zona di molteplici politiche monetarie, tramite iniezioni di liquidità finanziaria permanenti (tipo ELA, LTRO, TLTRO, ecc ..), da parte delle banche centrali nazionali e non della BCE.

Questa trasformazione fondamentale della zona euro, non prevista dal trattato di Lisbona, è un abbandono de facto di una politica monetaria unica da parte della BCE e la messa in discussione dei cosiddetti principi di Tinbergen, compreso il fatto che non ci potrebbe essere un’utilizzazione della politica monetaria per uno scopo diverso da quello della stabilità dei prezzi.

Inoltre, non dimentichiamo che Cipro è già tecnicamente fuori dalla zona euro (secondo la definizione del premio Nobel per l’economia Robert Mundell) dal momento in cui è stata costretta a istituire un controllo dei cambi e dei capitali dopo la crisi bancaria di aprile 2013.

Tutte queste ragioni confermano ancora una volta che su questo argomento economico, come su molti altri, la diagnosi del Fronte Nazionale era corretta.

La conclusione è chiara: le condizioni per una moneta unica non sono soddisfatte.

Quali soluzioni alternative possiamo quindi considerare?

Di fronte a questi fallimenti e al costo di queste misure inefficaci, non dobbiamo cambiare lo strumento, ma il modello economico, e confidare di nuovo sulle nazioni.

La Francia dovrebbe disporre, come le altre grandi potenze, della sua moneta, della sua banca centrale, dei suoi confini, della sua sovranità di bilancio, bancaria e legislativa. Dovrebbe quindi uscire dal torpore in cui l’ha sprofondata l’Unione europea, prendere le distanze, e rinegoziare le condizioni della sua partecipazione.

Dal 1973, lo Stato francese si finanzia sui mercati finanziari e, per questo, deve pagare degli interessi sul debito, che nel 2014 ammontavano a circa 45 miliardi di euro.

Non solo, se si cumulano gli interessi finanziari che la Francia ha pagato per 40 anni ai suoi creditori privati, dal momento che non si finanzia più dalla Banca di Francia, si arriverebbe a quasi 1.600 miliardi, circa l’80% dello stock di debito pubblico attuale

In qualche modo, questa operazione di QE decentrata presso le banche centrali nazionali è la fase finale dei piani di smantellamento dell’euro, che precede il nostro piano di transizione alle nuove monete nazionali, per essere finalmente padroni del nostro destino.

Pertanto, dato che c’è più una valuta unica, allora io propongo a Hollande di risparmiare tempo e sofferenza sociale, negoziando l’attuazione di un piano B: il passaggio al nuovo franco francese , in parità ( 1 FF = 1 ECU o 1 €) con l’euro, moneta comune, che avrebbe corso legale nella zona monetaria europea per il commercio internazionale;

Il passaggio al nuovo franco francese chiuderebbe la parentesi dell’euro e ci ridarebbe due vantaggi decisivi:

  1. La capacità di autofinanziamento diretto, senza passare per i mercati finanziari, per le esigenze dello Stato e delle pubbliche amministrazioni
  2. E un certo controllo sul livello di cambio della nostra moneta con i nostri partner commerciali, per dare alle nostre imprese la competitività di prezzo che l’euro forte nega loro.

Il finanziamento dello Stato direttamente dalla Banca di Francia riporterebbe in vigore il meccanismo che ha permesso la ricostruzione e l’espansione economica dei Trenta Gloriosi.

Questa politica monetaria e del cambio patriottica permetterà alla Francia di porre fine alla spirale di austerità grazie al ritorno naturale della sua competitività.

La monetizzazione ragionevole del debito a livello nazionale permetterà di fare ciò che non è più stato fatto da 40 anni: finanziare l’economia produttiva nazionale, la transizione energetica, avviare la reindustrializzazione del debito e anche la riduzione del debito pubblico in maniera graduale.

Questa riconquista della nostra sovranità monetaria dovrà essere accompagnata da una razionalizzazione della nostra spesa pubblica, al fine di porre fine agli infiniti deficit che accumulano il nostro debito e dare allo stato un certo margine di manovra per le sue vere priorità.

Priorità nazionale per alcune politiche sociali, semplificando l’organizzazione amministrativa dello Stato e delle comunità locali, caccia alle duplicazioni, alla spesa clientelare, alla frode sociale, all’evasione fiscale ecc. Il cantiere è enorme.

Infine, la riconquista della sovranità deve essere accompagnata da uno sforzo particolare nella redistribuzione della ricchezza. Non attraverso una tassazione di confisca, ma attraverso una legittima distribuzione dei frutti della crescita ai salari, alla classe media e ai più poveri, non a beneficio esclusivo dei capitali e di una superclasse sempre più ricca.

Voi conoscete le soluzioni del mio modello di “patriottismo economico”, e voglio ricordare i miei due obiettivi politici: la piena occupazione e la prosperità nazionale per i francesi. È possibile!

Grazie. Il mio collega Bernard Monot e io siamo a disposizione per rispondere alle vostre domande.

 

 

 

 

Euro o Democrazia

Euro o Democrazia? A voi benpensanti la risposta, noi abbiamo scelto anni fa.

 

euro o democrazia_fronte Popolare

 

di Vittorio Boschelli

Il progetto criminale dell’euro non poteva coesistere con la democrazia, come abbiamo più volte scritto, eppure ancora c’è gente che pensa dall’alto della loro ignoranza, di essere a favore di tutte e due, agitando i luoghi comuni e gli spettri del passato, come deterrente per nascondere le infami colpe loro, come mi è capitato leggere in qualche post sui social.

Casualmente i benpensanti si trovano sempre nell’emisfero sinistro, sarà un caso certamente, non ho i pregiudizi loro, sono abituato a giudicare nel merito attraverso un confronto serio e non fatto da risate, quando da ridere c’è ben poco, da vergognarsi molto.

Lor signori non hanno capito una fava, quindi non hanno capito che la cosa giusta è svalutare una moneta e non svalutare il lavoro e tagliare lo stato sociale, affamando i popoli, perchè le conseguenze di tale SCELTA COMUNISTA e NON FASCISTA (noi siamo contro da sempre) mina la DEMOCRAZIA nel profondo, perchè prima o poi i popoli massacrati capiscono e si rivolteranno contro, è così semplice da capire che anche mio figlio a 6 anni ha capito, ma i benpensanti e moralisti ancora no.

Capisco che vi bruci il fatto che noi a “destra” vi abbiamo bruciato sul tempo, capisco che vi bruci che la mannaia è stata affidata a voi “de sinistra” perchè i popoli accettano meglio se adoperata da voi (…per il loro bene), e capisco che vi bruci che siamo destinati a vincere per reazione opposta dato che la mannaia è nelle vostre mani (vedi Renzi e company), è nell’ordine della logica, cosa volete farci, solo la rassegnazione può aiutarvi.

Eppure era così semplice se avevate a cuore il vostro paese e la vostra democrazia, BASTAVA DIRE LA VERITA’ sulla moneta sbagliata e l’unione anti democratica oltre che impossibile, ma avete preferito la mannaia e oggi sciolinate il vostro moralismo…VERGOGNAAAAAAAAA!!!