Confindustria…NOOOOOO…!

Il Centro Studi Di Confindustria dice finalmente la verità sul suo giornale, dopo anni di menzogne.

 

confindustria surplus tedesco_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

Quattro giorni sofferti, quelli appena trascorsi a letto causa influenza, mai così brutta e usurante, anche perchè dopo anni ho dovuto rivedere e sentire, le oscenità divulgate dalla pattumiera più schifosa del pianeta, che è la TV.

Ho visto che sono successe tante cosucce importanti in questi giorni, prometto che ne parleremo presto, demagogia e sciacallaggio politico si sprecano.

Torniamo a quello che avvalora sempre di più la mia tesi, i Greci non hanno capito, nonostante la loro distruzione (l’intenzione di voto verso Tsypras ne è la conferma), figuriamoci se potranno mai capire gli Italiani, che ancora hanno un po di fieno in cascina (loro li stanno ritirando), dopo 40 anni di lavaggio del cervello e come dimostra il tempo puntualmente… ingozzati di menzogne e luoghi comuni.

Il giornale LORO, oggi vi dice attraverso studi da bocconiani durati decenni, con molta faccia tosta, la stessa che usavano per richiamare il governo Monti con il famoso “FATE PRESTO”, divulgando ogni giorno che la colpaedellacurruzzzzziiiiooonnneee, svalutareepeccatomortale, debitopubblicobrutto, itedeschihannofattoleriforme, lorosonobravi e noisiamocattivi, oggi vi dicono quello che abbiamo sempre sostenuto noi del Fronte, convinti che era la verità, come dimostravano tutti i fatti e i dati e come ha dimostrato oggi il tempo con il loro “studio”.

Ecco in sintesi la verità, per leggere l’articolo lo trovate QUI.

“In pratica il surplus della Germania è rimasto superiore alle soglie europee ed è su «livelli insostenibili con perdita di benessere per tutti», ha sottolineato il Centro Studi di Confindustria in un rapporto in cui si evidenzia che durante la crisi tutti i Paesi euro in deficit hanno aggiustato i conti con l’estero, mentre «i paesi core non hanno fatto nulla per ridurre i loro surplus». E così, per aggiustare i conti i Paesi in deficit hanno dovuto recuperare competitività di prezzo e ridimensionare gli standard di vita, generando deflazione e riduzione della domanda che non sono state compensate, come sarebbe stato logico e opportuno, da politiche espansive nei Paesi in surplus, Germania anzitutto”.

Mica noi eravamo Anti Euro e Unione perchè era moda come lo è adesso o perchè dovevamo obbedire a padroni…

Credo che sia superfluo aggiungere altro, a voi le scelte, noi crediamo nella coerenza e nella verità, più prova di così, non sappiamo cosa altro potremmo fare, per arrivare a tutti.

Buona riflessione…!

 

Renzi Contestato a Ferrara e la Guerra

Renzi contestato a Ferrara dopo Palermo, lui ride, ma in Guerra c’è poco da ridere.

 

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di Vittorio Boschelli

Renzi contestato anche a Ferrara, dopo esserlo stato a Palermo, attraverso lancio di uova, lui ride, ma in guerra (quella che stiamo conducendo su diversi fronti, non solo politico ed economico), non ci sono tante cose, che fanno sorridere, ma evidentemente ai Buffoni come lui la guerra fa ridere.

L’articolo di ieri ha suscitato più apprezzamento del passato e nessuna voce in dissenso, questo mi ha fatto un’enorme piacere, mi fa ben sperare per il futuro prossimo, forse si iniziano a capire tante cose che fino a qualche tempo fa erano impopolari, vi ringrazio tutti per l’enorme passo in avanti, siamo sulla buona strada.

Abbiamo bisogno di tutti, perchè gli avversari sono MACRO e non MICRO e la Guerra che conduciamo da anni (anche se molti ancora non ne hanno capito la gravità) abbiamo maledettamente bisogno del sostegno di tutte le persone che hanno a cuore le sorti di interi popoli, COSTRINGENDOLI A FARE LA COSA GIUSTA (per loro), come LORO hanno affermato, da Prodi a Monti, oltre che noi a riportarlo a suo tempo e ancora oggi, con tante difficoltà e rinunce, nella quasi solitudine.

Non a caso NOI del FRONTE è nessun movimento dei cosiddetti “Nuovi” ci ha appoggiato (tranne pochissimi amici) e che oggi fanno i paladini Anti-Euro e Anti-Sistemi, attraverso I DUE GIORNI DI PRELIEVO BANCARIO indette per il 18 e 19 Giugno 2012, con l’obiettivo che è bene illustrato in questo video.

Vi posto questo video di Palermo molto attinente a Lavoro e alle Dignità, molto eloquente.

 

 

Ecco l’articolo apparso su Point, che la stampa si guarda bene dal pubblicizzare, il popolo meno sa, meglio è per tutti loro, siamo in “democrazia” vero?

UOVA MARCE E “BUFFONE BUFFONE”: QUESTO IL BENVENUTO A FERRARA PER MATTEO RENZIA QUESTA SERA. LEGGI COM’E’ ANDATA

3 ottobre 2014

Uova contro Matteo Renzi al Festival di Internazione di Ferrara, il premier contestato

Uova contro Matteo Renzi. Il premier è stato accolto così, dal lancio di uova marce sul palco, al Festival di Internazionale. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi è stato contestato sulla piazza municipale di Ferrara dove partecipa a un dibattito con tre giornalisti stranieri nell’ambito del festival di internazionale.

Cartelli alzati e grida di “buffone, buffone” hanno accolto l’inizio del dibattito e si sono intensificate quando il presidente del consiglio ha cominciato a parlare. “A chi non ha altri argomenti che le uova noi continuiamo a rispondere con un sorriso”. Lo dice Matteo Renzi dal palco della manifestazione di Internazionale a Ferrara. Il premier al suo arrivo era stato contestato.

FERRARA – Fischi in piazza per il premier Matteo Renzi. Al suo arrivo in piazza a Ferrara per il festival di Internazionale il premier è stato contestato con fischi e cartelli da un buon numero di contestatori. I contestatori hanno anche lanciato uova marce verso il palco. “Buffone”, “vattene via”, hanno urlato i contestatori con cartelli sui quali si leggono “no ttip” e proteste contro le modifiche all’articolo 18. I contestatori dicono di appartenere al Movimento 5 stelle e a vari comitati contro la privatizzazione dell’acqua e per l’ambiente. Alcuni cittadini si sono contrapposti ai manifestanti applaudendo al premier.

Il premier non si è scomposto e dal palco ha replicato: “La prima cosa è il rispetto delle idee anche quando non la pensano come me. A chi non ha altri argomenti rispetto alle uova, noi continuiamo a rispondere con il sorriso e con la voglia di andare avanti nonostante i tentativi di tappare la bocca e di impedire un’iniziativa così bella come quella di Internazionale”.

I contestatori di Matteo Renzi, una trentina in tutto, sono stati allontanati dalle forze dell’ordine dalla zona adiacente al palco dove è in corso l’intervista al premier. Riposti i fischietti, proseguono la protesta urlando “casa, lavoro, libertà”. La polizia ha fermato una persona per il lancio di uova.

Renzi: “Puntiamo ad intodurre Ius soli temperato”. Dopo le contestazioni è iniziata l’intervista al premier, che ha spaziato dalla politica alla estera alle riforme costituzionali. Il presidente del Consiglio ha annunciato che “la riforma costituzionale entrerà alla Camera a metà novembre”, indicando il timing, in Parlamento delle riforme costituzionali. “Più o meno negli stessi giorni il Senato inizierà l’esame della legge elettorale” ha aggiunto il premier.

Nel giorno del primo anniversario del naufragio di Lampedusa il premier ha invocato un maggior aiuto delle istituzioni europee nell’affrontare il fenomeno dell’immigrazione: “L’Europa non può occuparsi solo di come ‘dobbiamo pescare i pesciolini’, ma deve farsi carico anche del fenomeno immigrazione. E ha aggiunto: “Mare nostrum andrà avanti fino a quando l’Europa non sarà in grado di intervenire di più e meglio di quanto non abbia fatto fino ad oggi”. Renzi ha anche sottolineato la volontà del governo di introdurre “uno ius soli temperato” ovvero un diritto cittadinanza che “arriva prima dei 18 anni a condizione che si sia frequentato un ciclo scolastico”.

Cercasi Italiani Degni

Cercasi Italiani Degni e non Assoldati dal Sistema…Draghi e Renzi

 

la leva del cambio_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

Cerchiamo italiani degni che non sono assoldati dal sistema, per una rinascita dalle ceneri che l’asceranno gli indegni alle leve di comando.

Mentre scrivo ascolto la pattumiera della TV e sento che Renzi dichiara, approposito dell’inutile dibattito sull’articolo 18 (ricordo il ministro di Berlusconi, Monti, Letta e oggi Renzi, qualcuno ancora crede che ci sia differenza tra di loro, poveri noi) “le aziende devono poter licenziare” e tutti a battere le mani al “Bugiardo”, Marchionne in prima fila, (mai nessuno aveva osato così tanto come Renzi, noi vi avevamo avvisati cari amice “de sinistra” “il colore del sangue del popolo stona meno sul grembiulino rosso”, ma non ci credevate, peccato per voi), ma vi dirà tra qualche giorno che i “poteri forti gli hanno impedito di fare le “riforme”, come se fossero UTILI per voi e non per i “poteri forti” amici suoi.

Abbiamo sempre sostenuto che l’articolo 18 NON SERVE ALLE AZIENDE ITALIANE, (fatto da piccole e medie imprese), ma a quelle estere (tedesche, ecc), che dopo averci comprato (l’euro doveva proteggerci), possono licenziarvi e schiavizzarvi, portando gli UTILI nei loro paesi, ma a molti imprenditori non entra ancora in testa.

Poi noi abbiamo bisogno di crescere, tutti i giorni da anni vi bombardano, con questa parolina magica, ed è vero, abbiamo una disoccupazione a dir poco allarmante (creata ad arte), se questo è vero a cosa serve il POTER LICENZIARE ANCORA? Forse ci perdiamo qualche cosa che voi fans renzini o berlusconini, non vi siete persi…ma…sarà…?

La natura è stata matrigna con tanti italiani, che ancora venerano i propri aguzzini, cosa ci volete fare non è colpa vostra.

Chiusa parentesi articolo 18, (doverosa), passiamo al VERO PROBLEMA, quello di esserci privati dall’unico strumento che ha uno stato (assieme alla leva fiscale), per poter superare squilibri strutturali e “CRISI”, senza i quali c’è la RISTRUTTURAZIONE DEL DEBITO o FALLIMENTO se preferite, per quelli di bocca buona.

Altro che “castacorrruuuuzzzzziiiooonnnee”, “debitopubblicobrutto” “svalutazionechecirendecechi” “andremoafarelaspesaconlacariola” “saràunbagnodisangueconlasvalutazionedel50%” “dobbiamodiventarecomeibravitedeschilorohannogliocchiblù” “abbiamovissutooltrelenostrepossibilitàecolpanostradelfollettoedimagomerlino”,  tutti luoghicomuni(sti) per la maggiore, (a “destra” non hanno fatto di meno), che abbiamo sfatato e smentito puntualmente ogni giorno con FATTI e DATI, ma non è bastato, visto i danni celebrali causati in 50 anni, sottoposti alla “macchina delle cozze” TV e Quotidiani.

L’italiano Governatore Draghi e L’Incantatore si serpenti Renzi (ne conosco almeno altri quattro al suo livello), sanno benissimo cosa fanno, anche perchè anno un certo ascendente (diciamo così per evitare querele) verso i paesi CREDITORI, è il popolo che non ha capito un fico secco, e non per colpa loro.

Vi lascio all’articolo, sui VERI COSTI DELLA POLITICA CHE SONO LE SCELTE, come quella che ha fatto la germania (svalutazione salariale e debito pubblico) tradendo trattati e il significato di UNIONE, certo sono stati “bravi” a nostre spese, e non potevano esserlo senza “l’ascendente” dei nostri mercenari politicanti, imprenditori, giornalisti, sindacati, ecco perchè il PIU’ EUROPA è solo uno specchietto per le allodole che non servirà a nulla, come non servirà a nulla batterei pugni (che non si hanno), se tutto questo vi piace continuate pure è nostro dovere civico informarvi, ammesso che serva a farvi riflettere, visto che se siamo noi a dirlo, serve a poco.

 

Su Pieria, Robin Fransman riassume il principale problema dell’eurozona

 

Quattro anni di crisi dell’eurozona, e finalmente i suoi veri difetti vengono affrontati. Tranne uno.

 
Draghi ne ha nominati un paio nel suo discorso al Jackson’s hole, la mancanza di un bilancio a livello UE e la mancanza di un prestatore di ultima istanza. Ma il suo discorso, per quanto incoraggiante, è viziato da una lampante omissione: la totale asimmetria del coordinamento economico europeo, la cosiddetta “Excessive Imbalance Procedure” o EIP, che ormai fa parte del Patto di Stabilità e di Crescita.
 

L’EIP consente alla Commissione Europea di fare raccomandazioni vincolanti agli stati membri quando la loro economia entra in uno stato di squilibrio rispetto a una serie di indicatori. In linea di principio questo è uno strumento utilissimo in una zona valutaria che manca di un meccanismo formale di trasferimenti fiscali.

Purtroppo, la maniera in cui tale strumento è calibrato non risolve gli squilibri, li esaspera. Nella migliore delle ipotesi, li trasforma da squilibri interni all’eurozona a squilibri su scala globale.

 
Utilizzando l’EIP, la Commissione può costringere all’austerità i paesi quando i deficit e i debit pubblici sono troppo alti, ma non può imporre stimoli o diminuzioni di tassazione quando sono alti i surplus. Essa può costringere gli stati alla moderazione salariale e al declino dei salari reali quando il costo del lavoro unitario sale troppo rapidamente, ma non può nulla quando i salari crescono troppo lentamente. L’EIP entra in azione quando un paese ha una posizione patrimoniale sull’estero negativa oltre il -35%, ma una posizione fortemente positiva non viene nemmeno notata.  La procedura entra in gioco quando l’inflazione è troppo alta, ma non fa nulla quando l’inflazione è troppo bassa. Tutti gli indicatori della EIP sono condizionati in questo senso. L’unico indicatore che abbia un minimo di equità è l’indicatore delle partite correnti: un deficit superiore al -4% suona un campanello di allarme, così come lo suona un surplus superiore al 6%. Ma anche in questo caso c’è semplicemente un’asimmetria evidente. (E in ogni caso la Germania se ne infischia e sfora il 6% a suo piacimento senza alcuna sanzione, NdVdE).
 
Questo sistema non tende a un equilibrio desiderabile. Questa non è una Procedura di Squilibrio Eccessivo (in inglese “Excessive Imbalance Procedure”, ndVdE). E’ un generatore di deflazione. Spinge l’economia a un perenne surplus delle partite correnti e deprime la domanda interna (ve lo ricordate “abbiamo distrutto la domanda interna” di Monti, vero? NdVdE), facendo in modo che l’export sia l’unica possibile fonte di crescita, mettendo il tasso di cambio dell’Euro in costante pressione al rialzo.
 
Per un’economia grande come quella dell’eurozona questo non può essere un modello sostenibile. Il valore aggiunto dell’exportammonta a circa il 15% del PIL dell’eurozona. Una crescita dell’export dell’eurozona  in linea con la crescita del commercio internazionale e dell’economia mondiale contribuisce solo dello 0,5% alla crescita del PIL. E questo senza considerare gli effetti sugli investimenti, ossia una parte importante della domanda interna. In un regime di politiche economiche esclusivamente orientate all’export, i settori che intercettano la domanda interna hanno pochi incentivi ad investire. Senza prospettive di crescita, senza crescita dei salari reali, le società pensano a massimizzare iflussi di cassa e limitano i loro investimenti a pure sostituzioni delle attrezzature. Senza un aumento del costo del lavoro, gli investimenti per aumentare la produttività e minimizzare il lavoro diventano controproducenti. Significa che l’85% dell’economia non investe perché il mercato e la domanda interna non crescono. Questo è quello a cui si riferiva Patrick Polman, CEO di Unilever, quando ha dichiarato in agosto che senza un aumento dei salari reali, Unilever non aveva altra scelta che tagliare ulteriormente i costi e ridurre gli investimenti.
 
Perfino in paesi che dovrebbero essere “molto competitivi” e hanno ottimi punteggi EIP, come la Germania e l’Olanda, gli investimenti delle società sono bassi e sono in discesa. Ora è il settore delle grandi compagnie che è in modalità “risparmio al massimo”, i loro profitti non vengono reinvestiti, o vengono reinvestiti altrove. Nel solo ultimo anno, le società europee hanno aggiunto altri 50 miliardi alla loro montagna di liquidità di 1000 miliardi. Sono i surplus delle società che sostengono la maggior parte delle partite correnti europee, che sono in continua crescita. Con un’inflazione bassa, sacche di deflazione e nessuna crescita, la liquidità diventa il migliore investimento.
 
L’EIP non è una buona politica economica, ma uno strumento moralizzatore. I debiti e i deficit sono brutti,  i crediti finanziari e i surplus sono belli. I salari alti sono brutti, i salari da fame sono belli. La moneta forte è bella, una moneta che svaluta è brutta. Questo strumento non riconosce che debiti e crediti, surplus e deficit sono gemelli, sono due facce della stessa medaglia. Non riconosce che un surplus o un deficit non è solo il risultato di differenti competitività, ma anche il risultato di diversi percorsi di risparmio e investimento. Considerata da una prospettiva economica, si tratta semplicemente di un’assurdità. Poiché le economie devono trovare un loro equilibrio, non esiste un livello dei prezzi intrinsecamente “bello” o “brutto”: al contrario, esiste un livello ottimale che può essere alto o basso, in crescita o in diminuzione. Senza l’euro, le valute nazionali fluttuanti sarebbero determinanti nel riportare l’equilibrio, e questo significherebbe SEMPRE sia una crescita che una diminuzione dei prezzi relativi tra diversi paesi. All’interno dell’eurozona, il raggiungimento di un equilibrio deve seguire lo stesso percorso, o essa alla fine salterà per aria. Con livelli di debito alti e crescenti, essere intrappolata in un generatore di deflazione la ucciderà, prima o poi.  Otterremmo così finalmente il nostro meccanismo di trasferimenti all’interno dell’eurozona,attraverso vari default e il conseguente ritorno alle monete nazionali, ma sarà molto, molto doloroso.
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L’EIP è il nuovo Gold Standard. Costringe gli stati membri a periodici tagli salariali competitivi. E’ l’attuazione del mercantilismo attraverso la svalutazione dei salari anziché la svalutazione delle valute.
 
Mr. Draghi, la preghiamo di prestare attenzione ai commenti del suo collega Jens Weidmann della Bundesbank quando ha richiesto aumenti salariali in Germania nel luglio 2014. Un fondo di investimenti a livello europeo non rilancerà la crescita, non riporterà l’inflazione al livello desiderato. Solo aumenti salariali nominali di almeno il 2,25% annuo per l’eurozona nel suo complesso riporteranno l’inflazione dove dovrebbe essere. E solo una crescita dei salari reali ci riporterà a una crescita sostenibile. Se possiamo costringere i paesi ad abbassare i salari, come abbiamo fatto con successo in Spagna, Portogallo, Irlanda e Grecia, di certo possiamo trovare una maniera di aumentarli nei paesi del centro.
 
Cambiate l’EIP ora. Riportate simmetria. Senza di essa, nessun buon equilibrio può essere raggiunto.

De Bortoli Scarica Renzi

De Bortoli scarica Renzi, quando la casa brucia i topi scappano, le spillette iniziano a volare, la fine è vicina.

 

de bortoli scarica renzi_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

La voce del “Padrone” scarica l’enfant prodige Renzi, l’attacco di De Bortoli a Renzi può essere interpetrato in tanti modi, dalla mia esperienza politica, posso esprimere una personale convinzione che è la seguente;

“Quando la casa brucia i topi scappano”, (dopo Zingales e Giannino) quelli che erano gli sponsor, come De Bortoli, ora contestano, dicendo le cose che affermiamo noi da sempre, il perchè di questo cambio di rotta non è certo, le spiegazioni possono essere molteplici, perchè molteplici sono gli interessi (loro), ma se devo dare una personale opinione, propendo per l’nizio della fine di Renzi, sanno che ha esaurito o che esaurirà presto il suo appil tra la gente, (viste le porcherie che ha già fatto e che deve ancora fare a danno del popolo), allora è meglio salvarsi prima che la casa bruci, come hanno sempre fatto i topi.

Ecco l’articolo di De Bortoli dal titolo “Il Nemico allo Specchio”, praticamente il messaggio è questo: dipende solo da Renzi e il sicuro FALLIMENTO è solo colpa sua, come se De Bortoli e i suoi Padroni con il resto della ciurma parlamentare hanno un pensiero diverso da quello di Renzi o come se sia arrivato alla presidenza del consiglio per caso, loro non centrano nulla, prima unico salvatore e poi unico responsabile.

Troppo facile caro De Bortoli, siete TUTTI responsabili e Renzi è solo un nome, un pupazzo messo li da VOI, con lo stesso compito dei predecessori, lo stesso pensiero e lo stesso credo, ma aveva un linguaggio e un modo di fare che al popolo piaceva e per questo è stato messo li, vi ha permesso di guadagnare tempo prezioso, adesso dopo le chiacchiere c’è da fare le scelte dolorose a danno del popolo, e questo avrà delle conseguenze, rimane poco spazio per le chiacchiere, ve lo chiede la Merkel come è sempre successo, ma questa volta la matematica è impietosa, servono 24 Miliardi di Euro e sapete già chi pagherà, come sapete già che molti capiranno e si arrabbieranno e questo farà cadere le quotazioni di palla palla Renzi, e questo è un grosso problema per voi (altro che non può fallire…è già fallito), allora meglio buttare le mani in avanti, avete famiglia…!

Caro Ferruccio siete talmente scontati e vigliacchi da fare pena…

Ecco la perla di De Bortoli e de Corsera...buon divertimento.

Devo essere sincero: Renzi non mi convince. Non tanto per le idee e il coraggio: apprezzabili, specie in materia di lavoro. Quanto per come gestisce il potere. Se vorrà veramente cambiare verso a questo Paese dovrà guardarsi dal più temibile dei suoi nemici: se stesso. Una personalità egocentrica è irrinunciabile per un leader. Quella del presidente del Consiglio è ipertrofica. Ora, avendo un uomo solo al comando del Paese (e del principale partito), senza veri rivali, la cosa non è irrilevante.

Renzi ha energia leonina, tuttavia non può pensare di far tutto da solo. La sua squadra di governo è in qualche caso di una debolezza disarmante. Si faranno, si dice. Il sospetto diffuso è che alcuni ministri siano stati scelti per non far ombra al premier. La competenza appare un criterio secondario. L’esperienza un intralcio, non una necessità. Persino il ruolo del ministro dell’Economia, l’ottimo Padoan, è svilito dai troppi consulenti di Palazzo Chigi. Il dissenso (Delrio?) è guardato con sospetto. L’irruenza può essere una virtù, scuote la palude, ma non sempre è preferibile alla saggezza negoziale. La muscolarità tradisce a volte la debolezza delle idee, la superficialità degli slogan. Un profluvio di tweet non annulla la fatica di scrivere un buon decreto. Circondarsi di forze giovanili è un grande merito. Lo è meno se la fedeltà (diversa dalla lealtà) fa premio sulla preparazione, sulla conoscenza dei dossier. E se addirittura a prevalere è la toscanità, il dubbio è fondato.

 

 

L’oratoria del premier è straordinaria, nondimeno il fascino che emana stinge facilmente nel fastidio se la comunicazione, pur brillante, è fine a se stessa. Il marketing della politica se è sostanza è utile, se è solo cosmesi è dannoso. In Europa, meno inclini di noi a scambiare la simpatia e la parlantina per strumenti di governo, se ne sono già accorti. Le controfigure renziane abbondano anche nella nuova segreteria del Pd, quasi un partito personale, simile a quello del suo antico rivale, l’ex Cavaliere. E qui sorge l’interrogativo più spinoso. Il patto del Nazareno finirà per eleggere anche il nuovo presidente della Repubblica, forse a inizio 2015. Sarebbe opportuno conoscerne tutti i reali contenuti. Liberandolo da vari sospetti (riguarda anche la Rai?) e, non ultimo, dallo stantio odore di massoneria.

Auguriamo a Renzi di farcela e di correggere in corsa i propri errori. Non può fallire perché falliremmo anche noi. Un consiglio: quando si specchia al mattino, indossando una camicia bianca, pensi che dietro di lui c’è un Paese che non vuol rischiare di alzare nessuna bandiera straniera (leggi troika). E tantomeno quella bianca. Buon lavoro, di squadra.