Elite, Popolo e Partiti

L’elite e Popolo hanno interessi contrastanti, eppure il popolo ci casca sempre attraverso un leader calato dall’alto.

 

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di Vittorio Boschelli

Molti mi dicono “ma manca un leader” e aspettano che gli venga calato dall’alto, proprio da quell’elite che li ha convinti, che la democrazia è bella quando ci sono pochi partiti, se uno ancora meglio, che lo stato non serve perchè è sprecone, e che il finanziamento pubblico ai partiti va abolito in modo che l’elite si scelga chi deve fare politica, che la costituzione italiana è obsoleta e quella dell’unione europea è civile, moderna e pluralistica.

Direi che per gente del popolo che è contro l’elite europea e mondiale, non c’è male, se aguzzate l’ingegno si può ancora fare meglio, il super stato europeo e il nuovo ordine mondiale.

Non trovo mai nessuno che mi dice: “quali sono secondo te le cause e quali invece gli effetti, dei nostri problemi in modo da formare una classe politica che unisca tutto un popolo oppresso dall’elite? E come ci finanziamo visto che l’elite non ci darà mai la possibilità di diffondere il nostro pensiero contro…?”

I partiti sono la rappresentazione della democrazia, senza partiti non può esistere la rappresentanza democratica è l’esempio più lampante, come disaffezione al voto e di anti-democraticità sono proprio gli Stati Uniti, considerati da molti erroneamente, l’esempio della democrazia (adesso l’europa ha saputo fare di meglio).

Elite e Popolo hanno interessi contrastanti, i primi amano una democrazia apparente i secondi una democrazia sostanziale, dove i primi offrono l’illusione di decidere ai secondi e tutti sono contenti…o forse no?

Democrazia e Liberoscambismo sono antitetici, come popolo ed elite.

La Democrazia sostanziale si impernia sulla tutela dei diritti fondamentali sociali da parte delle istituzioni politiche, a ciò vincolate dalle Costituzioni democratiche.

Il Liberismo sopravvive in finte democrazie, solo a condizione che la politica ratifichi l’espressione popolare attraverso il voto, verso partiti precostituiti dalla stessa elite, affinchè si garantisca, una certa politica economica e sociale a proprio uso e consumo delle oligarchie a discapito del popolo che ha l’illusione di decidere.

Il caso Greco e quello Italiano, sono un magnifico esempio, di astensionismo, di elezioni inutili, tanto chiunque vinca o peggio ancora, messo li direttamente senza l’illusione del voto (roba da matti) è ancorato alle stesse politiche già vincolate a priori, dall’unione europea, quindi il popolo è nullo come la democrazia.

Negli Stati Uniti è successo già negli anni 70-80, quello che noi avvertiamo oggi, la distruzione di rappresentanza dei lavoratori e delle piccole e medie imprese, slegando territorialità e industria.

Una volta che la competizione elettorale sia affidata alla esclusiva “via mediatica” a pagamento, ogni forza politica finisce per essere rappresentativa dei soli interessi di coloro che sono in grado, sul “libero mercato”, di finanziare adeguatamente le campagne elettorali.

Ne è conseguita, – come effetto a catena della dissoluzione della capacità autorappresentativa della forza lavoro e di ogni altra componente sociale e produttiva non legata alla grande impresa finanziarizzata, (connessa all’indebolimento industriale-manifatturiero) -, la tendenziale coincidenza degli interessi “principali”, cioè dei sottostanti a qualunque forza politica in grado di raccogliere (mediaticamente) il consenso a livelli sufficienti per governare.

Il gioco è fatto, le differenze tra i due partiti non esistono, la politica è morta, il popolo non è rappresentato da nessuno, la democrazia è inesistente.

Il Jobs Act è l’apoteosi, segna il punto di approdo da lungo tempo auspicato dalle stesse forze finanziario-oligarchiche che governano l’area euro.

La moneta unica di nome euro posta come irrinunciabile dalle oligarchie, ha consentito la simultanea imposizione di vincoli fiscali che sono, tutt’ora, il più potente strumento di giustificazione dello smantellamento forzato del welfare costituzionale, della stabilità e remuneratività del lavoro.

In un sistema industriale come quello italiano, questi strumenti hanno agito sul legame tra territorio e grande industria pubblica, assoggettata alla notoria massiccia privatizzazione (in mani sempre più estere), giustificata dalla presunta utilità della riduzione del debito pubblico, recidendo il legame tra sistema delle piccole e medie imprese e la stessa grande industria legata al territorio. (Laddove, invece, il problema della crescita del debito pubblico italiano è attribuibile al cumularsi dell’introduzione del vincolo monetario, in forma di SME, e del modello della banca centrale indipendente, conseguita al divorzio tra tesoro e bankitalia, ed all’esplosione degli interessi, fissati dai mercati anzichè della sovrana decisione dello Stato democratico.)

L’ITALIA HA PAGATO TRA IL 1980 ED IL 2012 LA BELLEZZA DI 3.101 MILIARDI DI EURO EQUIVALENTI (al 2012) DI INTERESSI, PARI AL 198% DEL PIL, UNA CIFRA DI PROPORZIONI ENORMI.

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Il fenomeno, svoltosi drammaticamente negli ultimi due decenni, lo abbiamo sintetizzato in questi termini:
a) le politiche industriali, impedite d’autorità dall’UE (esigono politiche fiscali anche sul lato della domanda e anticicliche, ormai in soffitta) e
b) la conservazione dell’alta tecnologia ancorata al territorio, che può essere consentita solo dalla grande industria PUBBLICA. Ciò, coincide con la privatizzazione selvaggia di quel settore industriale pubblico che è il volano delle PMI.
Questo paradigma sul modello produttivo e sociale (senza considerare il cambio rigido), inevitabilmente distrugge intere filiere, in nome della competitività-deflazione salariale, e senza che le PMI possano rimproverarsi vere o presunte incapacità di competere.
Questa è l’UE-UEM e, infatti, ho proprio detto che l‘euro è un potente “catalizzatore” cioè un innesco strumentale di tutta la faccenda.
La responsabilità delle PMI è culturale e politica: non arrivano a comprendere cosa significhi il free-trade imposto per trattato, credendo che la globalizzazione istituzionalizzata (WTO-UEM-FMI) sia un fenomeno inevitabile, mentre invece è una creazione umana, molto ideologica e accettata passivamente, contro limiti insormontabili della Costituzione (credendo che questa si limiti a tutelare il sindacato e cadendo nella trappola della rincorsa alla distruzione della domanda interna, tramite l’ostilità indistinta e poco meditata verso la spesa pubblica). “
Ricorderete questa frase detta a suo tempo: “lavoratori, piccola e media impresa, facce della stessa medaglia, solo che non lo sanno”
Il problema dunque è l’intero paradigma che si accompagna, inevitabilmente e fin dall’inizio, cioè programmaticamente, alla moneta unica.
Nei suoi esiti finali, si tratta della deindustrializzazione (“competitiva” cioè spalmata sui paesi più deboli per imposizione del contenuto stesso del trattato, inevitabilmente congeniale ai paesi più “forti”) e del suo riflesso sulla struttura politico-sociale del paese, prima ancora che su quella economica. Riportiamo il passaggio di Rodrik perchè ci pare riassumere perfettamente il fenomeno in tutte queste implicazioni:
Le conseguenze politiche di una prematura deindustrializzazione sono più sottili, ma possono essere più significative.
I partiti politici di massa sono stati tradizionalmente un sotto-prodotto dell’industrializzazione. La politica risulta molto diversa quando la produzione urbana è organizzata in larga parte  intorno all’informalità, una serie diffusa di piccole imprese e servizi trascurabili. 
Gli interessi condivisi all’interno della non-elite sono più ardui da definire, l’organizzazione politica fronteggia ostacoli maggiori, e le identità personalistiche ed etniche dominano a scapito della solidarietà di classe.
Le elites non hanno di fronte attori politici che possano reclamare di rappresentare le non-elites e perciò assumere impegni vincolanti per conto di esse.
Inoltre, le elites possono ben preferire – e ne hanno l’attitudine- di dividere e comandare, perseguendo populismo e politiche clientelari, giocando a porre un segmento di non elite contro l’altro.
Senza la disciplina e il coordinamento che fornisce una forza di lavoro organizzata, il negoziato tra l’elite e la non elite, necessario per la transizione e il consolidamento democratico, hanno meno probabilità di verificarsi.
Questo passaggio ci porta ad approfondire due aspetti,  che rinviano a ragionamenti che abbiamo già in parte svolto:
Il primo è questo: se gli interessi condivisi all’interno della non-elite sono più ardui da definire (proprio per il venire meno di quel motore dei partiti di massa che è la industrializzazione manifatturiera legata al territorio), la non-rappresentatività di qualsiasi forza politica rispetto alla maggioranza schiacciante della non-elite, conduce all’astensionismo.
E l’astensionismo è la condizione “ideale” di svolgimento delle politiche liberiste, persino più di quelle perseguite da una dittatura oligarchica.
Ma anche il tentativo successivo di riconquistare questa rappresentatività (e quindi il ruolo di “partito di massa”) ne viene indebolito e privato di vitalità – cioè finisce in ostacoli insormontabili ad un suo vero consolidamento-, perchè tendenzialmente, chi ci prova parte dalla “denunzia” degli effetti e non delle cause (cioè il free-trade con, nel caso europeo, i limiti fiscali legati alla moneta unica),confondendo uno Stato “ladro” o “vampiro” con uno Stato, al contrario, svuotato della sua sovranità.
Cioè, si attacca lo Stato per ragioni opposte a quelle che legittimamente consentirebbero di rivolgergli un rimprovero: quelle che derivano dalla sua violazione del vincolo inderogabile costituzionale, ignorando quest’ultimo o ritenendolo superato.
Cioè si rende responsabile lo Stato di ciò che “fa” – in nome dell’Europa-, mentre è evidente che vìola gli obblighi superiori relativi a ciò che “avrebbe dovuto fare (per Costituzione)”.
La responsabilità dello Stato, infatti, è di non essere in grado di rispettare quella legalità costituzionale che gli imporrebbe di perseguire il pieno impiego (artt.1 e 4 Cost.), il pieno diritto alla salute universale per mano pubblica (art.32 Cost.), la previdenza corrispondente ad un copertura adeguata e commisurata alla tutela reale delle retribuzioni in costanza di lavoro (art.38 Cost.), la stessa pubblica istruzione, con un livello di spesa adeguato alla formazione diffusa ed avanzata dei cittadini (artt.33 e 34 Cost.).
E qui mi viene in mente l’amico Fiore…quello della corrruuuzzziiiooonnne e del “ma tu con chi stai? Con i corrotti?”
Come abbiamo già detto, “Il messaggio centrale (di coloro che tentano di offrirsi come opposizione al paradigma dell’€uropa), è: “la gente ci chiede più lavoro e meno tasse“. And that’s it: certo poi ci sono prese di posizione su problemi correlati, come l’indubbia strumentalizzazione dell’immigrazione no-limits utilizzata come “maglio” incessante alla tenuta di un mercato del lavoro in caduta libera verso la deflazione salariale.”
Ma si ignorano, con questo riduzionismo semplificatorio ed incompleto, le cause strutturali, e sempre più incidenti, degli effetti che si vogliono combattere, attribuendone la volontà ad uno Stato, che è invece privato della sua “volontà” autonoma e sovrana.
Il riduzionismo Anti-Stato oscura così il problema centrale, quello che “il “ridisegno” della società italiana, inarrestabilmente perseguito in nome dell’€uropa, che sappiamo essere ad uno stadio molto avanzato.”
Proseguire la delegittimazione dello Stato, ora “vampiro”, ora addirittura “spendaccione” – contro i dati ben visibili di una spesa pubblica inevitabilmente tenuta sotto controllo, – in termini comparativi europei!-, in virtù di un cumulo di saldi primari di pubblico bilancio che non ha paralleli nella stessa €uropa-, rafforza solo la difficoltà a definire gli interessi condivisi che dovrebbero caratterizzare un partito di massa non-elitario.
Ecco il perchè si fa fatica a trovare la quadra dello stare assieme, perchè di persone che guardano il dito che indica la luna, in politica, ce ne troppa e purtroppo qualcuno ha fatto la fortuna di movimenti o partiti demagogici, poi ci si lamenta che non cambia mai nulla…semplicemente perchè non può cambiare blaterando sugli effetti e non seriamente sulle cause….
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E così si rafforza ovviamente il gioco delle elites, perchè, inocula l’incrollabile convinzione che le tasse dipendano dall’eccessiva spesa pubblica, o che, quantomeno, l’eliminazione della gran parte della spesa pubblica “improduttiva”, cioè “sociale” porterebbe alla salvezza fiscale: ma nel diffondere il malcontento si è poco chiari su quali voci della spesa pubblica andrebbero effettivamente tagliate.
O peggio, si pecca di assoluta mancanza di aderenza alla realtà sulle reali dimensioni degli sprechi, veri o presunti,  dimensioni propagandisticamente falsificate come tali per cui la loro eliminazione risulterebbe risolutiva del problema “tassazione” eccessiva.
Non si scorge chiarezza sul punto fondamentale che tale problema ha, invece, le ben diverse cause del vincolo esterno, monetario e fiscale, che pone l’outputgap (cioè una minor crescita determinata dal sottoimpiego dei fattori produttivi e dalla continua compressione della domanda) ed il connesso saldo primario (cioè entrate correnti fiscali costantemente ben maggiori delle corrispondenti uscite), come obblighi inderogabili.
Tale compressione dell’economia, infatti, induce minore crescita e maggior disoccupazione (o sottoccupazione, le due sono inscindibili), determinando la caduta di ogni previsione di entrata – essendo la base imponibile sempre inferiore alle attese- e, tuttavia, il continuo obbligato rilancio della pressione fiscale e della riduzione delle prestazioni pubbliche, verso gli irraggiungibili obiettivi di bilancio rigidamente fissati dall’€uropa.
Avanzo primario e tasso di risparmio
Nota: il grafico presenta i valori del saldo nominale, strutturale e output gap a segni invertiti.
Fonte: http://documenti.camera.it/leg16/dossier/Testi/d017.htm
Output-gap Italia
OUTPUT GAP ITALIA
E questo ci riporta all’altro aspetto critico della evoluzione del consenso e della rappresentatività possibile in una situazione del genere:  
 “le identità personalistiche ed etniche dominano a scapito della solidarietà di classe“.
Altrimenti detto, questa spiegazione ci dà ben conto dei sub-conflitti “sezionali”(p.11.1.), in funzione destabilizzatrice della democrazia, che fanno capo ai “diritti cosmetici” e alle identità etnico-religiose-localistiche, conflitti che sono una vera manna per le elites.
Le identità personalistiche, diciamo “di genere“, femminismo e identità sessuali, sono usate come gigantesche armi di distrazione di massa, profuse dai media controllati dalle elites, per rompere ogni possibile comunanza di interesse all’interno della non-elite.
Ancor più efficaci sono i sub-conflitti sezionali di tipo etnico o religioso, a partire da quelli più antichi di tipo “localistico“, cioè interni alle stesse nazioni sottoposte all’offensiva frammentatrice dei vincolo esterno e della sua deindustrializzazione.
Abbiamo pure detto che temi come la “tutela del consumatore” o quella dell’ambiente, vengono proposti come argine consolatorio al posto della solidarietà di classe, ed alla identità di interessi della complessiva non-elite, portando a soluzioni che, nell’ambito delle espresse previsioni del trattato e del loro concepimento strategico ordoliberista, tendono a porre in modo “tecnicamente” specialistico, e quindi sezionale e frammentario, quel conflitto tra produzione e lavoro che la Costituzione risolve alla radice con norme molto più efficaci, vincolanti ed esplicite: quelle di tutela della dignità del lavoro, della salute e della previdenza assunte dalla mano pubblica.
Rammentiamo, su questi ultimi punti, quale sia il programma fondamentale dell’ordoliberismo, riflesso nelle puntuali previsioni dei trattati €uropei:
—; la protezione dell’ambiente: con fissazione di standard tali da agevolare la realtà della grande impresa, capace di sostenere la ricerca, la produzione e i costi privati di tali standards; tale “protezione è inoltre vista come politica sostitutiva della tutela sanitaria pubblica generalizzata, quest’ultima da sostituire, progressivamente, con un sistema sanitario assicurativo privato;
—; l’ordinamento territoriale: tale da privilegiare le realtà localistiche per assottigliare la presenza degli Stati nazionali, legati “pericolosamente” alle Costituzioni democratiche “interventiste”, cioè che prevedono il sostegno alla domanda e all’occupazione mediante il welfare;
—; la protezione dei consumatori da truffe negli atti d’acquisto: la tutela del consumatore consente di creare un’apparente protezione della “parte debole”,sostitutiva della tutela legale del lavoro, col fine di svincolarlo dalla tutela del welfare e dalla spesa pubblica relativa.”
Credendo di esserci spiegati un po’ meglio, e avendo posto i vari passaggi dei problemi in una sequenza di collegamenti (auspicabilmente) più percepibile, non possiano che concludere ribadendo l’appello in cui, una forza politica capace di rappresentare la grande maggioranza dell’elettorato, non-elite, dovrebbe riconoscersi:

In questo stato di cose non hai un futuro, nè come padre/madre nè come figlio/figlia. 
L’€uropa non te lo consente. 
La Costituzione democratica, invece, questo tuo futuro lo prevede come un obbligo inderogabile a carico delle Istituzioni rappresentative dell’indirizzo politico“.
Fonte Orizzonte48

Istat: Italia In Deflazione

L’ISTAT nonostante i proclami di falso ottimismo ci dice che l’italia è in deflazione, -0,6 su base annua.

 

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di Vittorio Boschelli

Nonostante i proclami di ottimismo dei killer dell’informazione (fiat +10%, occupati +100mila, ecc.), L’ISTAT (cioè loro) ci dice che L’Italia è in pieno vortice deflazionistico con un -0,6 su base annua, dal quale come abbiamo detto Qui, non ne usciremo vivi.

Piccola parentesi di analisi politica per i piddini “de destra” alla Sacconi o alla Brunetta, la gente non vi ha punito perchè er Berlusca a sbagliato tattica con Renzi (45 giorni di sconto di pena), bensì perchè vi lamentate che il Jobs Art di Renzi e Vostro è ancora troppo MORBIDO o “monco”, credendo di fare un favore alle imprese italiane attraverso lo scalpo ai lavoratori regalandogli la DEFLAZIONE che li farà chiudere.

NIENTE DI PIU’ SBAGLIATO

Il voto di lavoratori, pensionati, disoccupati, piccoli e medi imprenditori, di quelli che si sentono traditi (a ragione) da tutti voi rifiutando il voto, li AVETE PERSI DEFINITIVAMENTE PERCHE’ HANNO CAPITO.

Alcuni imprenditori stanno iniziando a capire quello che io gli ho sempre detto, “puoi pagare anche 200 euro al mese un tuo dipendente, ma così uccidi il mercato interno e la produttività, oltre a non essere eticamente giusto, schiavizzare un tuo simile è anche deleterio nel medio e lungo periodo per la sopravvivenza della tua azienda e per la tenuta sociale

PRODURRE A BASSO COSTO SE NON C’E’ NESSUNO CHE HA I SOLDI PER COMPRARE E’ INUTILE E PERICOLOSO.

Si godeva per il basso costo del barile “una grossa opportunità” sostenevano i Killer, pensando allo scalpo a Putin, ma non pensavano al problema più grosso per noi europei che è la deflazione, come al solito i nodi vengono sempre al pettine e i dati LORO sono impietosi, figuratevi QUELLI REALI.

W la competizione…liberista…C’è poco da essere ottimisti cari Killer Dell’Informazione.

Ecco l’articolo “addolcito” fresco di Ansa.

Istat: Italia torna in deflazione, ma non per il carrello della spesa

L’Italia torna in deflazione e tocca i minimi da oltre mezzo secolo: dopo la variazione nulla di dicembre, a gennaio l’indice dei prezzi al consumo diminuisce dello 0,6% rispetto a gennaio 2014, il livello più basso dal settembre 1959 (-1,1%). Su base mensile il calo è dello 0,4%. Lo comunica l’Istat diffondendo le stime preliminari.

L’indice armonizzato europeo (Ipca) diminuisce dello 0,4% su base annua (dal -0,1% di dicembre), il livello più basso dal 2001. Su base mensile il calo è del 2,4%: la flessione congiunturale spiega l’Istat, è in larga parte da ascrivere ai saldi invernali dell’abbigliamento e calzature, di cui l’indice Nic non tiene conto. Al netto degli alimentari non lavorati e dei beni energetici, l’inflazione di fondo permane positiva ma in ulteriore rallentamento (+0,3% da +0,6% di dicembre); al netto dei soli beni energetici scende a +0,3% (era +0,5% il mese precedente). L’inflazione acquisita per il 2015 è pari a -0,6%.

Su deflazione pesa energia, carburanti -15,2%,minimo da 2009 – A pesare sulla deflazione registrata a gennaio 2015 è soprattutto la componente energetica: la flessione su base annua dell’indice (-0,6%), spiega l’Istat, è dovuta in larga misura all’accentuarsi della caduta tendenziale dei prezzi dei Beni energetici e in particolare non regolamentati (-14,1%, da -8% di dicembre). In particolare i carburanti segnano una flessione del 15,2% annuo (da -8,6% di dicembre), il livello più basso dal luglio 2009 (-19,2%).

Carrello spesa inverte rotta gennaio, inflazione 0,1% – Inversione di tendenza per il cosiddetto ‘carrello della spesa’. A gennaio i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano dello 0,1% su base annua, dal -0,2% di dicembre. Su base mensile i prezzi aumentano dello 0,6%. Lo comunica l’Istat diffondendo le stime preliminari.

Bollettino Di Guerra Dal Fronte, Numero 2

Bollettino Di Guerra N.2 Dal Fronte Anti-Euro, volto al risveglio delle coscienze.

 

bollettino di guerra n.2_fronte Popolare

 

di Vittorio Boschelli

Continua la campagna di sensibilizzazione che abbiamo deciso di intraprendere da tempo, come Fronte Popolare, nella speranza che la Guerra non convenzionale che stiamo combattendo, risulti palese a tutti e possa aiutare il popolo italiano a discernere tra chi lotta realmente e chi invece fa finta di lottare essendo in realtà il nostro nemico (vedi Renzi e Company).

In molti ancora oggi rifiutano la realtà, perchè fa paura, tanto è incredibile e meschina, ma ci auguriamo che da un giorno all’altro scatti la molla della consapevolezza nei loro cervelli, e l’orgoglio nazionale e lucido, prevalga in loro, prendendo atto della Guerra che si sta consumando da decenni contro i popoli europei in particolare e mondiali, attraverso la Dittatura Liberista e Mondialista.

Solo il Fronte Unitario Anti-Euro e di Massa, può vincere la Guerra e porre fine all’eccidio del popolo italiano, non c’è altra strada il resto è pura illusione che certamente porterà ancora morte e disperazione, come dimostriamo ogni giorno con i fatti e il coraggio di lottare.

Vi assicuro che è molto più stimolante e gratificante, lottare donando il massimo di se stessi da perdenti, che vincere con facilità, provare per credere.

Ecco il Bollettino di Guerra:

Fonte Crisitaly che ringraziamo per il bel lavoro che svolgono ogni giorno.

Vittime Della Guerra

  • Ancona: 63enne in difficoltà economiche si suicida impiccandosi, lo trova la moglie

  • Caltagirone: Imprenditore edile 54enne, indebitato e senza lavoro si suicida dandosi fuoco

  • Pietradefusi: 62enne disoccupato, avvisa i carabinieri e si suicida con un colpo di fucile

 

Perdita Posti Di Lavoro a Causa Della Guerra

  • Frosinone: 31 licenziamenti alla cartiera Reno de Medici di Villa Santa Lucia

  • Catania: Crisi senza fine nella grande distribuzione, Sma licenzia 122 lavoratori

  • Roma: Alitalia, al via 994 licenziamenti. Lo voleva la Etihad

 

Manifestazioni Di Protesta Contro Il Regime

  • Rimini: Fallimento Mare spa, 64 dipendenti senza reddito da 3 mesi, presidio davanti all’Inps

  • Roma: Precari dei vigili del fuoco irrompono al convegno Svimez urlando «siamo stanchi chiediamo lavoro e diritti»

  • Trieste: Crack Coop. scomparsi 103mln di euro, protesta risparmiatori davanti tribunale.

Attività In Crisi a Causa Della Guerra

 

  • Bologna: Calano le imprese in emilia romagna, -346 nel terzo trimestre

  • Taranto: Crollo del settore agricolo, migliaia di aziende a rischio fallimento

  • Trento: Lavoro, autunno caldo, piccole imprese licenziano in media 200 dipendenti al mese

 

Conseguenze Sociali di Guerra

  • Verona: Funzionario di Equitalia pestato a sangue, 56enne a processo per lesioni gravi

  • Roma: Occupazione grandi imprese giu’ in agosto, -0,8% su anno

  • Rozzano: 42enne disoccupato minaccia dipendenti comunali e carabinieri, «Voglio una casa e un lavoro»

 

Malaffare di Regime e Disservizi

  • Ancona: Spese pazze in Regione, proroga indagini, notificato l’atto ai 45 indagati, tra cui il presidente Spacca

  • Roma: Revisioni raddoppiate per auto con oltre 10 anni, giro di vite da parte dell’Aci

  • Roma: Carta di circolazione da aggiornare entro il 3 novembre, chiarimenti sulla circolare del Ministero

 

Sfratti e Povertà a Causa Della Guerra

  • Alessandria: Famiglie sotto sfratto occupano alloggi vuoti del demanio militare

  • Padova: 65enne cardiopatico viveva nella sua auto da mesi, i vigili gliela sequestrano

  • Ladispoli: Madre e figlia 14enne, sfrattate, vivono in macchina in mezzo alla strada

 

Tasse e Usura Di Regime

  • Roma: Bce, Mps e Carige devono ricapitalizzare. A Siena mancano 2,1 miliardi, a Genova 814 milioni

  • Rimini: Equitalia, cartella da 3mln di euro per un macellaio di Morciano di Romagna

  • Chieti: Rinunci al gioco d’azzardo? Tasse più leggere per bar e tabacchi

 

L’orgoglio Nazionale, l’altruismo, la solidarietà, l’unione di un popolo, la lotta per la libertà e la patria, l’amore verso noi stessi e poi verso gli altri, mi chiedo ogni giorno dove siano andati a finire, in quale meandro oscuro, hanno fatto di noi, degli automa senza stimoli, egoisti solitari in batteria, come polli dall’evamento. 

Renzi e le “Riforme”… Vi Avevamo Avvisati

Vi avevamo avvisati sulle “riforme” che doveva portare avanti il governo Renzi, per disoccupati, lavoratori e aziende, ma molti di voi non hanno creduto.

di Vittorio Boschelli

 

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Se vi piacciono le “riforme” come quella sul lavoro del governo Renzi, continuate a sostenerlo, noi a suo tempo vi avevamo avvisati su chi doveva pagare lo scalpo, ma non abbiamo avuto credito e sostegno come meritavamo, oggi è tardi.

Prima delle precedenti elezioni politiche, avevamo indicato 10 punti programmatici (secondo noi) che avrebbe realizzato il vincitore espressione del partito unico dell’euro , chiunque avrebbe vinto, a prescindere dal nome del presidente del consiglio o dal colore politico, a leggerli oggi rimarrete esterrefatti, non potete dire che non sapevate.

Eppure la Spagna dava lezione, per non parlare della Grecia, ma avete preferito seguire loro e non noi.

Quello che oggi è alla ribalta, cioè l’articolo 18 e le “riforme” di palla palla Renzi, ne avevamo parlato in diverse occasioni, come ad esempio, Qua, Qua, Qua, Qua, Qua e in tante altre occasioni, come ILVA e SILICIUS direttamente con le parti in causa.

Sapete tutti la storiella dei “BRAVI” e che noi dobbiamo diventare come loro, se vi affascina ancora, tenetevi Renzi in caso contrario sapete dove trovarci.

Renzi rimprovera i sindacati (loro complici), affermando “avete difeso le ideologie e non i lavoratori”, noi naturalmente siamo di parere opposto, i sindacati hanno difeso solo le loro poltrone, (quelle del sindacato europeo) magari avessero difeso le ideologie, non avrebbero mai permesso una moneta unica sapendo di SVALUTARE IL LAVORO in caso di crisi, non avrebbero mai permesso il precariato a vita e la distruzione di ogni tutela sociale o la distruzione del sistema pensionistico per non parlare dello scempio esodati, facendo solo tre ore di sciopero, giusto per prendere per i fondelli i lavoratori.

Il PD di Renzi approva in commissione l’ultimo assalto alla diligenza con voto unanime, e i killer seriali dell’informazione fanno di tutto per dimostrare il contrario, non solo loro naturalmente, F.I si astiene per buttare fumo negli occhi, equivale ad un SI, si salvano solo SEL e M5S che abbandonano l’aula sapendo che verrà approvata ugualmente, unica nota diversa nel partito unico dell’euro che si trova in parlamento.

Inutile ribadirvi che l’articolo 18 è un falso problema, che non serve alle imprese italiane visto che riguarda solo il 15% (a quelle estere SI) di esse e che aggraverò ancora di più il problema della DOMANDA INTERNA, curata con la medicina sbagliata, cioè del lato dell’offerta come dimostrano i fatti.

Puoi pagare un operaio anche 300 euri al mese, gli puoi negare tutti i diritti tu imprenditore piccolo e medio, ma SE LUI NON HA I SOLDI PER SOPRAVVIVERE DI CERTO NON COMPRA QUELLO CHE PRODUCI E FINISCI PER CHIUDERE, perchè vivi di MERCATO INTERNO e non sei una multinazionale.

Difficile da capire ancora oggi per molti imprenditori o sedicenti tali appesi al PARTITO UNICO DELL’EURO, ma ancora più grave è che non venga capito dai lavoratori, manipolati dai politicanti e dai killer dell’informazione, si sta consumando da anni la vostra fine sotto i vostri occhi, eppure seguite i vostri aguzzini alla Renzi.

La teoria Renziana è questa, siccome i lavoratori “anziani” sono in parte tutelati (prima di Fornero), e i giovani nuovi precari, NO, facciamo giustizia e facciamo un esercito di precari e senza tutela, così giustizia è fatta senza differenze e “privilegi”.

Non fa una grinza…giorno 8 l’Unione Europea al vertice italiano ti dirà bravo per l’opera d’arte, ma un giorno quando tutti capiranno, caro Renzi, ti presenteremo il conto, come ai tuoi colleghi in parlamento e ti garantisco che sarà salato…sappiamo aspettare noi.