Irlanda 2010 Chiama Italia 2015

Il ricatto fatto all’irlanda nel 2010 da parte dell’eurosistema verrà fatto all’italia nel 2015.

 

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di Vittorio Boschelli

Alcuni giorni fa è stata resa pubblica la lettera della BCE inviata nel novembre del 2010 al ministro delle finanze Irlandese, dove si palesava il ricatto (da noi già anticipato a suo tempo) verso il governo che dovrebbe essere sovrano, proprio come quello che fanno credere al popolo italiano i nostrani politicanti, attraverso le “riforme” e SCELTE apparentemente inevitabili, necessarie o benefiche.

Prima di pubblicarvi la lettera integrale, voglio sottolineare LA SCELTA scellerata della classe politica Irlandese sottomessa VOLUTAMENTE alla Troika, ripeto SCELTA, perchè il governo Irlandese poteva rifiutare di SVENDERE la propria Nazione e il proprio Popolo rinunciando ai “benefici” personali o di partito, rifiutando il “salvataggio” che non salverà nessuno, proprio come i politicanti nostrani che ancora oggi si nascondono dietro la famelica frase “ce lo chiede l’europa”.

La lettera per molti è risultata una sorpresa, per la gravità dell’interferenza in essa contenuta, per altri un fatto ovvio e scontato (come per noi), in ogni caso un fatto degno di qualche riflessione, anche perchè, nonostante il contenuto della lettera, molti continuano a negare anche l’evidenza di una dittatura eurista, che continua a chiedere la macelleria sociale senza fine, di interi popoli.

Noi del Fronte affermiamo già da tempo e le previsioni di “crescita” fatte da loro (OCSE) per il 2015 e puntualmente corrette al ribasso, per il settimo anno consecutivo, ci dicono che il DEBITO italiano nel 2015 risulterà fuori controllo e che la lettera “persuasiva” della BCE che ha ricevuto l’irlanda nel 2010, arriverà anche al governo italiano attraverso un postino di rispetto e la Troika si materializzerà anche per noi, (naturalmente mettendo la mani sulle nostre riserve), non a caso il famelico Renzi con la sua spavalda e quotidiana sfida (come un’abile carnefice), ha fretta di portare a casa una legge elettorale (prima di essere smascherato) che metterà l’ultima pietra sulla nostra lapide prima di fine anno, per poi portarci al voto con l’illusione di decidere, dove loro si barricheranno tutti uniti a difesa del sistema e dove noi piccoli oppositori, non entreremo mai nella carrozza principale, in maniera democratica, alla guida del treno impazzito senza conducente, alla faccia di chi crede ancora di essere sovrano, continuando ancora oggi a sostenere loro, risultando complici dei propri carnefici, questa propensione al masochismo è l’unica cosa che ci sorprende ancora oggi.

Buona Troika a tutti…anche per noi.

 

The Irish Times pubblica la lettera integrale il 6 novembre 2014

Jean Claude Trichet Presidente, scrive a Brian Lenihan, Tánaiste e Ministro delle Finanze Irlandese

il 19 novembre 2010.

Caro Ministro,Come già sapete dalla mia precedente lettera del 15 ottobre, la concessione di liquidità di emergenza (ELA) da parte della Banca Centrale d’Irlanda, come da qualsiasi altra banca centrale nazionale dell’Eurosistema, è strettamente monitorata dal Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea (BCE) in quanto potrebbe interferire con gli obiettivi e i compiti dell’Eurosistema e potrebbe violare il divieto di finanziamento monetario.

 

Pertanto, ogni volta che la ELA è fornita in quantità significative, il Consiglio direttivo deve valutare se sia opportuno imporre condizioni specifiche al fine di tutelare l’integrità della nostra politica monetaria. Inoltre, al fine di garantire il rispetto del divieto di finanziamento monetario, è essenziale garantire che gli istituti beneficiari dell’ELA continuino ad essere solventi.

 

Come ho espresso in occasione della recente riunione dell’Eurogruppo, l’esposizione dell’Eurosistema e della Banca Centrale d’Irlanda nei confronti delle istituzioni finanziarie irlandesi è aumentata significativamente nel corso degli ultimi mesi, a livelli che consideriamo con grande preoccupazione. I recenti sviluppi possono solo aumentare queste preoccupazioni. Come Patrick Honohan già sa, ieri è stato richiesto al Consiglio direttivo di autorizzare un nuovo intervento di liquidità, cosa che ha fatto.

 

Ma tutte queste considerazioni hanno delle implicazioni per la valutazione della solvibilità delle istituzioni che attualmente stanno ricevendo la ELA. La posizione del Consiglio direttivo è che, solo se riceviamo per iscritto l’impegno da parte del governo irlandese nei confronti dell’Eurosistema sui quattro seguenti punti, possiamo essere in grado di autorizzare ulteriori interventi di ELA alle istituzioni finanziarie irlandesi:

 

1) il governo irlandese dovrà inviare una richiesta di sostegno finanziario all’Eurogruppo;

 

2) La domanda deve contenere l’impegno a intraprendere azioni decisive in materia di riequilibrio fiscale, riforme strutturali e ristrutturazione del settore finanziario, in accordo con la Commissione europea, il Fondo Monetario Internazionale e la BCE;

 

3) Il piano di ristrutturazione del settore finanziario irlandese comprenderà la fornitura del capitale necessario alle banche irlandesi che ne hanno bisogno e sarà finanziato con le risorse finanziarie previste a livello europeo e internazionale per il governo irlandese, nonché dai mezzi finanziari attualmente disponibili del governo irlandese, tra cui le riserve di liquidità esistenti del governo irlandese;

 

4) Il rimborso dei fondi messi a disposizione sotto forma di ELA dovrà essere pienamente garantito dal governo irlandese, che dovrà garantire il pagamento di un indennizzo immediato alla Banca Centrale d’Irlanda in caso di mancati pagamenti da parte delle istituzioni beneficiarie.Sono sicuro che siete consapevoli della necessità di una risposta rapida prima che i mercati aprano la prossima settimana, come evidenziato dalle recenti tensioni sui mercati che possono crescere ulteriormente, anche in modo dirompente, se il governo irlandese non intraprenderà nessuna azione concreta sui punti di cui sopra.

 

Oltre alla questione della fornitura dell’ELA, il Consiglio direttivo della BCE è estremamente preoccupato per la grande esposizione creditizia complessiva dell’Eurosistema nei confronti del sistema bancario irlandese. Il Consiglio direttivo monitora costantemente il credito concesso al sistema bancario, non solo in Irlanda, ma in tutti i paesi dell’area dell’euro, e in particolare le dimensioni delle esposizioni dell’Eurosistema verso singole banche, la solidità finanziaria di queste banche e le garanzie fornite all’Eurosistema.

 

La valutazione del Consiglio direttivo in merito all’opportunità dell’esposizione dell’Eurosistema verso le banche irlandesi dipenderà essenzialmente dai progressi rapidi e decisivi nella formulazione di un piano d’azione concreto nei settori che sono stati menzionati in questa lettera e nella sua successiva attuazione.

 

Cordiali saluti

Lorenzo Bini Smaghi e La Propaganda

Lorenzo Bini Smaghi e la Propaganda del Regime Eurista…Vergogna Treccani

 

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di Vittorio Boschelli

Che un banchiere come Lorenzo Bini Smaghi ex membro BCE è un mentitore di professione, come tutti i membri del Regime Eurista e Liberista, non avevamo dubbi, che da qualche mese attraverso un libro, stesse cercando redenzione attraverso qualche mezza verità, ne eravamo consapevoli, come non capirlo, quando la casa brucia i topi scappano come i banchieri.

Quello che invece mi fa riflettere è uno spot fatto 5 mesi fa, del magnifico Lorenzo, su Treccani Channel, e pensare che ritenevo la Treccani una di quelle aziende serie, forse per un certo affetto per l’unica enciclopedia che ho acquistato, anzi che ha acquistato mio padre durante i miei studi, proprio quando l’inflazione, così terrorizzante per Bini Smaghi, era a due cifre, oggi quell’enciclopedia mio padre vuole venderla, perchè non arriva a fine mese, con l’inflazione inesistente, evidentemente mi sbagliavo io e anche mio padre, ma il magnifico Bini Smaghi e la Treccani di certo sono dei mentitori di regime, che attraverso la propaganda ingannano il popolo italiano.

Ecco casa affermava Bini Smaghi 5 mesi fa: “tornare alla lira è impossibile e inutile” e qui trovate lo spot della Treccani Channel, direi vergognoso.

Apro una piccola parentesi, in data 19-10-2014 mi arriva una mail, con il seguente messaggio, (nell’immagine sotto) guarda il caso, l’ennesimo riguardante un mio video sulla Grecia, sarà un caso, che vale la parentesi aperta, non centra con Bini Smaghi, o forse si…!

 

grecia

 

 

Chiusa la parentesi, torno al magnifico Lorenzo, che il 25 aprile 2014, su il Nord Quotidiano afferma: “per l’italia uscire dall’euro non è impossibile, anzi è auspicabile”

Riportiamo l’ultimo pezzo dell’articolo, affermando che oggi ci fanno pena in tanti (vedi la sinistra piddina, guidata dal povero Fassina), cosa non si fa per un tozzo di pane nel tentativo (che gli riuscirà) di salvarsi il sedere dai calci del popolo, quando avrà capito cosa realmente è successo, ingannato dai mentitori di regime, ma tanto si sa, il popolo ha la memoria corta e dimentica facilmente, basta la frase magica “usciamo dall’euro” anche se a pronunciarla sarà un Lorenzo o un Beppe, che ce frega, tutto dimenticato.

Ecco il pezzo:

- Smaghi se la prende infine con chi vuole la fine dell’euro. Secondo la sua opinione, tornando al sistema valutario nazionale avremmo valute schiacciate attorno al marco.

“Parametrandosi in un rapporto fisso col dollaro, l’Argentina è fallita. È un vero caso di scuola, nel quale se un’economia debole si lega ad una forte rischia il default. Non esiste la possibilità di un equilibrio finanziario se non c’è possibilità di svalutazione o di trasferimenti (risarcimenti) surrettizi interni alla comunità europea. Se si uscisse, si avrebbe la creazione di nuove monete con svalutazioni e rivalutazioni del valore queste: sarebbe impensabile altrimenti. Si guardi al differenziale inflazionistico e alla perdita del mancato sviluppo subito (-20% per l’Italia in termini di Pil) a causa dell’euro forte. Questi sono parametri che andrebbero tenuti in seria considerazione. E a chi paventa che con la fine dell’euro avverrebbe una fuga di capitali, rispondo che negli ultimi anni l’Italia ha comunque patito trasferimenti di capitali per circa 300 miliardi. Mi pare che il peggio sia già capitato. Anzi gli italiani, avendo un forte patrimonio immobiliare, vedrebbero rivalutate le proprie ricchezze: altro che depauperate! Oggi, poi, tutte le transazioni sui titoli non sono più cartacee, ma tracciate a livello informatico, quindi controllabili. Scapperebbe al massimo un po’ di contante, che però ormai è quasi ridotto a zero: una delle tante scelleratezze che ha messo in ginocchio interi comparti economici nazionali. Perciò uscire dall’euro è auspicabile, altro che impossibile”.

Cari Piddini o Grillini, rinunciate, non è roba per il vostro palato, siete abituati ad altri argomenti, come la corrrrzzzzziiiioooonnneeee, la colpa è perchè non abbiamo fatto le riformestrutturalicomelagermania, lasvalutazionecirendecechi, adesso ci mancava solo l’inno a Cosa Nostra e il quadro è veramente completo, dalla serie non ci facciamo mancare nulla, povera Italia, che fine.

Il Conto Alla Rovescia Di Renzi e Il Prelievo Forzoso

Conto alla rovescia iniziato per Renzi che finirà con il botto del prelievo forzoso.

 

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di Vittorio Boschelli

Avevamo anticipato che il conto alla rovescia del governo Renzi era iniziato, dopo l’articolo apparso sul Corsera, che trovate Qui, e in più occasioni abbiamo sostenuto la fine imminente dell’euro, che in tutta onestà pensavamo nel 2013, senza i LTRO di Draghi.

Dopo l’impegno di Renzi con la Merkel, LA TESTA DEI LAVORATORI IN CAMBIO DELLA STAMPANTE, allargamento delle maglie dell’austerità, sforamento del 3% e in NON rispetto del Fiscal Compact, sempre di pugni si trattava, aveva ragione Renzi in quest0, solo che al posto di batterli sul tavolo della Merkel, Renzi li batte in testa al popolo lavoratore che dovrebbe rappresentare, come avevamo previsto noi.

Se le nostre considerazioni sono valide, aprono le porte ad una serie di riflessioni, che sono le seguenti.

Come abbiamo affermano in un nostro articolo, il debito italiano a conti fatti, nel 2015 sarà insostenibile, cioè raggiungerà quel fatidico punto di NON RITORNO del 150%, se questo è vero (come dimostra la matematica), e Renzi continua a dire che non sforerà il 3% (2,6%) come vincolo di bilancio per questo anno come sancito nel Patto di Stabilità e dovrà reperire ALMENO 20 miliardi (secondo noi 24) nella manovra di fine anno, significa due cose, 1) Sforerà il 3%2) Farà un Prelievo Forzoso sui Conti Correnti.

Nella prima ipotesi i mercati perderanno fiducia nell’italia, perchè ci riterranno, in funzione del debito per il 2015, INSOLVENTI, questo scatenerà l’inferno previsto da tempo e la fine dell’euro visibile a tutti quelli che ancora credono.

Nella seconda ipotesi Renzi dopo aver fatto il prelievo forzoso (come previsto da noi dopo cipro e anche da loro successivamente) evitando l’ulteriore l’inasprimento della pressione fiscale (già esplosiva), perderà parte della faccia (vi racconterà la favoletta) e per evitare di continuare a perderla del tutto, si dimetterà e porrà fine al suo governo fantoccio.

Non vorrei essere nei vostri panni cari Piddini, vi avevamo avvisati in questi anni, ma non ascoltate mai chi vi da i consigli giusti contro i propri “interessi”, vi aspetta la pattumiera della storia, compreso il vostro “Messia”.

Duri come il granito i Piddini (in buona compagnia), meglio morti che dire la verità al popolo (che l’euro non ci conviene ed è contro il popolo)…contenti voi…immaginate noi come lo siamo.

Facendo i conti non da economisti, ma da casalinga, tra tagli lineari ai ministeri e qualche taglio alle pensioni, magari quelle d’invalidità, e quelli alla sanità, una decina di miliardi riuscirà a reperirli, ma ne mancano almeno altri 10 di miliardi all’appello (secondo noi 14), che vista la sofferenza della gente che inizia a capire, ogni giorno che passa, su chi è “Il Pinocchio Renzi”, dubito provengano da altri tagli alla spesa oltre quella misura (anche perchè è rimasto poco), quindi optiamo per il Prelievo Forzoso, come affermavamo Qui.

Se la nostra analisi risulterà sbagliata (a giudicare dalle avvisaglie crediamo di no) e andrà in funzione solo la stampante data in prestito dalla Merkel al suo servo Renzi, SIAMO CERTI CHE NEL 2015 CI PENSERANNO LORO, e in questo caso la luna di miele non finirà solo per Renzi, ma per milioni d’italiani che hanno preferito fare come lo struzzo per mimetizzarsi.

In conclusione, affermiamo che ci sono ottime possibilità che la luna di miele con gli italiani, il bugiardo Renzi la finirà con il botto del prelievo forzoso e non siamo i soli.

Consigliamo a Renzi e al suo ministro Padoan, sempre contro i nostri “interessi” di giocarsi il jolly dei matrimoni Gay è meno doloroso… ma il tempo stringe…!

Adesso Tocca Agli Statali

Dopo il massacro sociale nel settore privato il prossimo obiettivo sono gli statali.

 

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di Vittorio Boschelli

Dopo il completamento dell’opera di massacro sociale nel settore privato in nome dell’euro, iniziato dalla Fornero (Monti) e finito da Renzi, adesso la prossima tappa è il licenziamento di almeno un milione di dipendenti pubblici, come avevamo anticipato qualche anno fa e che i servi del sistema hanno iniziato a confessare da qualche mese.

Ci saranno italiani che godranno per questo, il dipendente pubblico anche se precario è un privilegiato perchè sta meglio di noi, quindi da “buoni italiani” vogliamo che stiano come noi, questo ci fa sentire meglio e non i soli a soffrire, come se questo sacrificio, risolva i problemi dell’italia e nostri.

Siamo un popolo strano “noi italiani”, al posto di pretendere diritti e lavoro per tutti con la giusta dignità e serenità, facciamo il tifo divisi in due curve, LAVORATORI PRIVATI o DISOCCUPATI contro LAVORATORI PUBBLICI, ho più volte parlato di questo argomento, perchè lo ritengo cruciale, per un cambio di mentalità, se si riesce a capire che sempre di lavoratori si tratta, FACENTE PARTE DI UNO STESSO DISEGNO e che pagheranno allo stesso modo, abbiamo fatto enormi passi in avanti e forse il “privilegiato” statale si unirà a chi soffre già da tempo mettendo da parte l’egoismo che hanno seminato nei decenni (io sto bene che mi frega di te) UNITI contro il “nemico” COMUNE.

Potremmo stare tutti bene, questa è la verità, lavoratori privati e pubblici con pari dignità, senza una disoccupazione allarmante (quella giovanile al 45%, al sud 70%), e se c’è da recriminare, DOBBIAMO RECRIMINARE PERCHE’ NOI NON ABBIAMO UN LAVORO E UNA DIGNITA’, ma non lamentarci perchè altri nostri connazionali ne hanno uno.

Questo è assurdo, e dovrebbe far riflettere molti, in quale trappola mentale hanno ingabbiato il nostro cervello, chi ha un lavoro è un privilegiato al posto di pretendere che sia la normalità e un diritto sacrosanto per tutti. 

In una civiltà normale, un lavoratore dovrebbe mettersi al fianco di chi un lavoro non lo ha e pretendere che gli venga dato, oppure pretendere che un precario sia assunto e che il precariato venga cancellato dal nostro vocabolario, invece nulla di tutto questo, si vota Renzi che precarizza a vita, e si manifesta contro i propri simili “privilegiati” solo perchè hanno un lavoro ancora, domani forse no.

L’incertezza per il futuro e l’impossibilità di programmarlo, non ha MAI PORTATO EFFICIENZA, PRODUTTIVITA’ E RICCHEZZA, per il popolo e la propria nazione.

Ma da decenni ormai vi hanno convinti del contrario, un giorno tutti capiranno il danno fatto, e purtroppo a pagare saremo sempre tutti noi senza nessuna distinzione o tifoserie inutili e deleterie.

Se per capire i DANNI DELL’EURO e superare i NOSTRI EGOISMI c’è bisogno del sacrificio di un milione di licenziamenti nel settore pubblico (comprese le pensioni), cioè un milione (che si aggiungono ad altri milioni) di famiglie italiane nella merda, significa che abbiamo fallito come essere umani e questa società va rivoltata come un calzino, mettendo fine a così tanta mediocrità.

Capisco che l’argomento è impopolare, sono consapevole del sentimento della gente che soffre nelle piazze, ma come ho sempre fatto, ritengo che il compito del politico o aspirante tale, non sia quello di dire ciò che la gente vuole sentirsi dire (sono capaci tutti), ma quello che alla gente serve o servirà, per stare meglio e progredire.

Solo recuperando valori, principi e identità possiamo aspirare ad un reale cambiamento, non del nome del politico di turno, ma della nostra mentalità e della nostra nuova società.

Non dite che non vi avevano detto nulla…o che noi facevamo “terrorismo”.

Ecco l’articolo che avevo già postato a suo tempo di Giorgio Ponzano apparso su Formiche.net  l’11-04-2013

Si devono licenziare un milione di statali. I consigli del prof. prodiano Zamagni

Per Stefano Zamagni, 70 anni, già preside della facoltà di Economia dell’università di Bologna, «un milione di dipendenti pubblici sono in esubero».

Grazie all’autorizzazione dell’editore e dell’autore, pubblichiamo l’articolo di Giorgio Ponziano sul numero odierno del quotidiano Italia Oggi del gruppo Class Editori.

Sul banco degli imputati ci sono le rendite di posizione («che nessun partito finora è riuscito a scalfire»), l’elefantiaco apparato burocratico («un milione di dipendenti pubblici sono in esubero»), la politica del piccolo cabotaggio («si guarda all’immediato, dove sono finiti gli ideali e le grandi scelte strategiche?»), la scuola avulsa dal sistema produttivo («gli studenti escono dalla scuola e dall’università senza sapere cos’è un’azienda»), la difficoltà di cambiare le categorie del pensiero economico («siamo ancorati al taylorismo e alla difesa di un welfare che non si regge più»).

Stefano Zamagni, 70 anni, è stato preside della facoltà di Economia dell’università di Bologna, è presidente dell’Agenzia (governativa) per il terzo settore. È considerato un economista controcorrente, e lo conferma: «John Maynard Keynes disse che la ragione per cui non si risolvono i problemi economici non è la mancanza di risorse ma liberarsi dalle vecchie idee.
Un concetto più che mai attuale, non vedo uscita dalla crisi se la mente di chi si occupa di cose pubbliche non si libera della vecchia concezione della politica economica, gli economisti brancolano nel buio perché continuano a ragionare con le vecchie categorie mentre la situazione è del tutto nuova e non accetta soluzioni tradizionali».

Domanda. Da dove si dovrebbe incominciare per fare riprendere la marcia all’economia italiana ?

Risposta. Vi è un enorme problema di rendite di posizione che frenano l’economia. Vi sono rendite finanziarie, burocratiche, immobiliari che non sono mai state realmente toccate perché si tratta di bacini elettorali che fanno gola ai partiti. La rendita più invasiva è quella burocratica, finora impermeabile a ogni cambiamento. Ma il mercato non può modificarsi, e diventare globale, mentre le rendite rimangono ferme al palo: finiscono per frenare inesorabilmente la crescita. L’area della rendita è in Italia di gran lunga la più vasta tra i grandi Paesi occidentali.

D. In che modo vincere le rendite ?

R. Mandando al governo forze che non siano elettoralmente legate alle rendite. C’erano le baby pensioni, uno scambio di favori tra la politica e chi operava nella pubblica amministrazione. Questa è una battaglia che è stata vinta. Nel pubblico impiego vi sono un milione di dipendenti in esubero, anche qui si è trattato di uno scambio: io ti assumo e tu mi voti. Con la spending review si è incominciato a mettere mano al problema, lo Stato dovrà dimagrire di un milione di dipendenti pubblici che occupano falsi posti di lavoro. Il cammino per liberarsi dalle rendite sarà lungo.

D. Deve cambiare anche il concetto di welfare ?

R. Certamente, lo Stato non è più in grado di farvi fronte, quindi o si ritira con gravi ripercussioni sulla società oppure avvia la sussidiarietà circolare, cioè l’alleanza strategica tra ente pubblico e soggetti privati. Attenzione, la sussidiarietà circolare non è quella orizzontale, quest’ultima eroga servizi pagati dallo Stato ma realizzati dai privati e quindi ci si ritrova da capo in mancanza di risorse, la seconda invece mette insieme risorse pubbliche e risorse private per raggiungere determinati obiettivi e consente al pubblico di risparmiare. Faccio un esempio. Un bambino a scuola costa allo Stato dieci, può esserci una scuola privata che chiede allo stato 5 e si autofinanzia, col risultato che lo Stato ha risparmiato fornendo lo stesso servizio.

D. Lei è nel consiglio d’amministrazione di una cassa di risparmio. Si sente sotto accusa quando gli imprenditori lamentano la mancanza di credito?

R. Le banche sono imprese e il guadagno arriva dalla fornitura di servizi. Quindi dal presidente all’ad al cda tutti vorrebbero erogare credito e guadagnare. Il problema sono le regole imposte dalla Bce e da Banca d’Italia che in molti casi lo impediscono. Lo stesso problema vi era negli Stati Uniti ma è intervenuto il presidente Obama e la Federal Reserve ha allentato la stretta del credito. In Europa la Germania non sente ragioni e di conseguenza la Bce non modifica la strategia di stretta del credito. Bisogna aggiungere che molte imprese scaricano sul fronte del credito i mancati pagamenti da parte della pubblica amministrazione. Speriamo che coi recenti provvedimenti del governo la tensione si allenti.

D. Poi c’è l’allarme-disoccupazione?

R. Bisogna chiedersi, ma nessuno lo fa, perché in Italia vi è una disoccupazione all’11 % e una disoccupazione giovanile al 37 %. Sì, c’è la crisi ma perché in nessun Paese europeo la disoccupazione giovanile è così alta come in Italia? La risposta è che le aziende non assumono i giovani perchè essi non sono preparati ad entrare nel mondo produttivo e con la crisi di risorse non investono più in quella formazione, chiamiamola privata, che suppliva alle mancanze della scuola. Ci portiamo dietro l’eredità di Benedetto Croce, che proponeva la scuola come luogo di cultura. Oggi non basta più, i giovani debbono uscire dalla scuola preparati ad entrare nel sistema produttivo, i miei studenti di economia si laureano conoscendo perfettamente le teorie e i grandi concetti economici ma quando entrano nell’ufficio di un’azienda non sanno da che parte incominciare.

D. L’empasse politica sta danneggiando l’economia?

R. Sì, ancora una volta i tempi della politica non coincidono con quelli dell’economia. D’altra parte negli ultimi decenni è stata enfatizzata una politica priva di valori e ideali, tutta concentrata sui piccoli interessi anche personali ma un siffatto modo di concepire la politica finisce per indebolire pure la forza economica di un Paese. Quindi o si ritorna a una politica di grande respiro e di grande prospettiva oppure l’Italia è destinata al declino.

D. Cosa ne pensa del voto grillino ?

R. È un fenomeno di rottura, di reazione, è come la febbre che colpisce un organismo per denunciare che qualcosa non va. In realtà il movimento 5stelle non ha una proposta politica, quegli 8 milioni di voti appartengono a mondi diversi, con visioni, esigenze, aspettative difformi. Non a caso Grillo continua a dire che il suo non è un partito ma un movimento. Contribuirà al rinnovamento della politica ma attenzione perché negli ultimi vent’anni si è abbandonata la politica forte a favore del pensiero debole e anche per questo ci troviamo così malconci. Quindi Grillo può essere positivo se aiuta a chiudere con la politica degli interessi degli uni e degli altri, recuperando valori, idealità e quindi una direzione di marcia strategica.