Imprenditori Leoni o Coglioni?

Gli imprenditori italiani possono essere leoni o coglioni…dipende solo da loro la rinascita o la morte.

 

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di Vittorio Boschelli

Sono stato invitato alla terza convention di piccoli e medi imprenditori, artigiani e commercianti, dove hanno dato vita ad un unione di sinergie attraverso la costituzione di una nuova associazione denominata Partite Iva Unite-PIU, con l’intento di fare qualche cosa di concreto per la piccola e media impresa e per la loro Italia.

Il Presidente e imprenditore Gaetano Balsamo mi ha gentilmente invitato a Prato, dove si è svolta la convention e ho avuto modo di esprimere alcuni concetti che ho sempre sostenuto in questi anni, le sorti dell’italia e del cambio di paradigma economico e politico è sempre stato in mano agli imprenditori, ma ancora oggi purtroppo molti di loro non l’ho hanno capito, i movimenti nuovi e piccoli come il nostro è altri ancora più meritevoli di noi, potevano diventare grandi magari unendosi, solo grazie al loro supporto economico e non solo, cosa che non poteva fare un disoccupato o una casalinga per ovvi motivi.

Certamente questo aveva un costo e ha un costo ancora oggi, ma la libertà e la sopravvivenza delle loro aziende, non si conquista con un pasto gratis, come dice lo stesso Gaetano Balsamo che ha capito, “senza i soldi non si può fare nulla”.

Purtroppo ancora molti imprenditori, al posto di correre in massa ad aderire a PIU, preferiscono ancora sperare nei politicanti elitari di regime e non avvertono il minimo dovere di difendere loro stessi e la propria Patria dalla finanza internazionale, dalle banche e dai politicanti che li vogliono morti, non ha caso hanno distrutto la domanda interna italiana in nome di una moneta, ma questo ancora non si capisce del tutto, si crede che sia colpa del latrocinio dei politicanti che hanno creato il debito pubblico, ecco il perchè si continua a sperare nell’impossibile, cioè basta cambiare politicanti.

In questi anni ho pubblicato alcune lettere e osservazioni di imprenditori che hanno fatto ad altri o al sottoscritto dove ho sempre evidenziato, l’ignoranza, la paura di avversare l’elite e una certo egoismo atto a coltivare la propria azienda, affermando due cose semplici:

1) Imprenditori e Operai erano facce della stessa medaglia.

2) Tutti gli imprenditori piccoli, artigiani, commercianti  che non esportavano all’estero e che la loro linfa era la domanda interna, sarebbero deragliati con certezza matematica, era solo una questione di tempo.

Come dimostra questa nuova associazione, molti imprenditori stanno prendendo coscienza di ciò, ma ancora non basta, c’è bisogno di una unione e partecipazione più massiccia, più motivata, più consapevole a difesa del bene comune e contro i propri carnefici e non di speranza rimanendo ancora alla finestra, perchè non c’è più tempo e Gaetano Balsamo lo dice in modo palese, “cosa aspettate? la guerra civile?”, non c’è più tempo, basta guardarsi attorno, oggi si dovrebbe capire meglio rispetto a qualche anno fa quando eravamo noi a dirlo.

Confindustria attraverso il suo presidente Squinzi oggi si accorge che il Jobs Act non serve ad una mazza, dopo averlo osannato, assieme al venditore di pentole bucate Renzi, ma per chi ci segue non è una novità, sapevamo già.

Come non serve ad una mazza il QE “dell’italiano” Draghi, anche questo detto a suo tempo.

Quindi cari imprenditori piccoli e medi, commercianti o artigiani con i vostri dipendenti, unitevi e lottate, altrimenti il vostro destino è segnato da tempo, andrete a sbattere contro il muro che vi ha preparato l’euro e il mondialismo per mano de i vostri politicanti, se non capite ancora che è un vostro dovere verso voi stessi e gli altri, non ci sarà nessuna possibilità di salvezza per nessuno.

Quindi a voi la scelta, quella di essere leoni o quella di essere coglioni, per poi quando sarà tardi, ripetersi potevo fare o potevo ascoltare quel coglione di Boschelli che per anni ci ha rotto le scatole con l’euro e il liberismo mondialista causa dei nostri mali e con la sovranità nazionale come unica salvezza.

Ringrazio come italiano che lotta, tutte le Partite IVA Unite che hanno capito la situazione attuale e hanno ritenuto doveroso unirsi nella lotta per la sopravvivenza delle proprie aziende e dell’italia come Patria, per la libertà, il lavoro, la dignità, la costituzione e la prosperità propria e di tutto il popolo italiano, dove il profitto è solo una parte della missione sociale e etica d’impresa.

Onore a PIU e al suo presidente Gaetano Balsamo che ha avuto il coraggio e la lungimiranza di questa impresa del fare da protagonista e non da spettatore.

Riporto una piccola considerazione di chi è più titolato del sottoscritto, del solito Bagnai…buona riflessione a tutti gli imprenditori che ancora pensano di stare a guardare o sperare nei propri aguzzini.

“L’unico modo di ovviare a una crisi di domanda con politiche dal lato dell’offerta è distruggere sufficiente offerta. Questo lo ricordo, con tanti auguri e un sorriso affettuoso, agli imprenditori che difendono l’euro. Quando schianterete (perché schianterete) sulla vostra tomba non ci sarà il mio fiore, ve lo dico subito: io nel mercato ho fiducia, quindi non contesto le sue decisioni. Se schianterete, vorrà dire che ve lo meritavate, e io il perché lo so. Perché mediamente vi credevate leoni, e invece eravate qualcos’altro: quello che pensavate fossero i tanti vostri colleghi che avete visto schiantare senza esprimere un minimo non dico di solidarietà, ma di preoccupazione.

Allo Stato dovreste chiedere di pagarvi “stampando moneta”, come dite voi. Invece gli chiedete di scomparire. Ottima scelta: siete pesci piccoli, tolto di mezzo lo Stato i pesci grossi vi mangeranno”.

Elite, Popolo e Partiti

L’elite e Popolo hanno interessi contrastanti, eppure il popolo ci casca sempre attraverso un leader calato dall’alto.

 

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di Vittorio Boschelli

Molti mi dicono “ma manca un leader” e aspettano che gli venga calato dall’alto, proprio da quell’elite che li ha convinti, che la democrazia è bella quando ci sono pochi partiti, se uno ancora meglio, che lo stato non serve perchè è sprecone, e che il finanziamento pubblico ai partiti va abolito in modo che l’elite si scelga chi deve fare politica, che la costituzione italiana è obsoleta e quella dell’unione europea è civile, moderna e pluralistica.

Direi che per gente del popolo che è contro l’elite europea e mondiale, non c’è male, se aguzzate l’ingegno si può ancora fare meglio, il super stato europeo e il nuovo ordine mondiale.

Non trovo mai nessuno che mi dice: “quali sono secondo te le cause e quali invece gli effetti, dei nostri problemi in modo da formare una classe politica che unisca tutto un popolo oppresso dall’elite? E come ci finanziamo visto che l’elite non ci darà mai la possibilità di diffondere il nostro pensiero contro…?”

I partiti sono la rappresentazione della democrazia, senza partiti non può esistere la rappresentanza democratica è l’esempio più lampante, come disaffezione al voto e di anti-democraticità sono proprio gli Stati Uniti, considerati da molti erroneamente, l’esempio della democrazia (adesso l’europa ha saputo fare di meglio).

Elite e Popolo hanno interessi contrastanti, i primi amano una democrazia apparente i secondi una democrazia sostanziale, dove i primi offrono l’illusione di decidere ai secondi e tutti sono contenti…o forse no?

Democrazia e Liberoscambismo sono antitetici, come popolo ed elite.

La Democrazia sostanziale si impernia sulla tutela dei diritti fondamentali sociali da parte delle istituzioni politiche, a ciò vincolate dalle Costituzioni democratiche.

Il Liberismo sopravvive in finte democrazie, solo a condizione che la politica ratifichi l’espressione popolare attraverso il voto, verso partiti precostituiti dalla stessa elite, affinchè si garantisca, una certa politica economica e sociale a proprio uso e consumo delle oligarchie a discapito del popolo che ha l’illusione di decidere.

Il caso Greco e quello Italiano, sono un magnifico esempio, di astensionismo, di elezioni inutili, tanto chiunque vinca o peggio ancora, messo li direttamente senza l’illusione del voto (roba da matti) è ancorato alle stesse politiche già vincolate a priori, dall’unione europea, quindi il popolo è nullo come la democrazia.

Negli Stati Uniti è successo già negli anni 70-80, quello che noi avvertiamo oggi, la distruzione di rappresentanza dei lavoratori e delle piccole e medie imprese, slegando territorialità e industria.

Una volta che la competizione elettorale sia affidata alla esclusiva “via mediatica” a pagamento, ogni forza politica finisce per essere rappresentativa dei soli interessi di coloro che sono in grado, sul “libero mercato”, di finanziare adeguatamente le campagne elettorali.

Ne è conseguita, – come effetto a catena della dissoluzione della capacità autorappresentativa della forza lavoro e di ogni altra componente sociale e produttiva non legata alla grande impresa finanziarizzata, (connessa all’indebolimento industriale-manifatturiero) -, la tendenziale coincidenza degli interessi “principali”, cioè dei sottostanti a qualunque forza politica in grado di raccogliere (mediaticamente) il consenso a livelli sufficienti per governare.

Il gioco è fatto, le differenze tra i due partiti non esistono, la politica è morta, il popolo non è rappresentato da nessuno, la democrazia è inesistente.

Il Jobs Act è l’apoteosi, segna il punto di approdo da lungo tempo auspicato dalle stesse forze finanziario-oligarchiche che governano l’area euro.

La moneta unica di nome euro posta come irrinunciabile dalle oligarchie, ha consentito la simultanea imposizione di vincoli fiscali che sono, tutt’ora, il più potente strumento di giustificazione dello smantellamento forzato del welfare costituzionale, della stabilità e remuneratività del lavoro.

In un sistema industriale come quello italiano, questi strumenti hanno agito sul legame tra territorio e grande industria pubblica, assoggettata alla notoria massiccia privatizzazione (in mani sempre più estere), giustificata dalla presunta utilità della riduzione del debito pubblico, recidendo il legame tra sistema delle piccole e medie imprese e la stessa grande industria legata al territorio. (Laddove, invece, il problema della crescita del debito pubblico italiano è attribuibile al cumularsi dell’introduzione del vincolo monetario, in forma di SME, e del modello della banca centrale indipendente, conseguita al divorzio tra tesoro e bankitalia, ed all’esplosione degli interessi, fissati dai mercati anzichè della sovrana decisione dello Stato democratico.)

L’ITALIA HA PAGATO TRA IL 1980 ED IL 2012 LA BELLEZZA DI 3.101 MILIARDI DI EURO EQUIVALENTI (al 2012) DI INTERESSI, PARI AL 198% DEL PIL, UNA CIFRA DI PROPORZIONI ENORMI.

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Il fenomeno, svoltosi drammaticamente negli ultimi due decenni, lo abbiamo sintetizzato in questi termini:
a) le politiche industriali, impedite d’autorità dall’UE (esigono politiche fiscali anche sul lato della domanda e anticicliche, ormai in soffitta) e
b) la conservazione dell’alta tecnologia ancorata al territorio, che può essere consentita solo dalla grande industria PUBBLICA. Ciò, coincide con la privatizzazione selvaggia di quel settore industriale pubblico che è il volano delle PMI.
Questo paradigma sul modello produttivo e sociale (senza considerare il cambio rigido), inevitabilmente distrugge intere filiere, in nome della competitività-deflazione salariale, e senza che le PMI possano rimproverarsi vere o presunte incapacità di competere.
Questa è l’UE-UEM e, infatti, ho proprio detto che l‘euro è un potente “catalizzatore” cioè un innesco strumentale di tutta la faccenda.
La responsabilità delle PMI è culturale e politica: non arrivano a comprendere cosa significhi il free-trade imposto per trattato, credendo che la globalizzazione istituzionalizzata (WTO-UEM-FMI) sia un fenomeno inevitabile, mentre invece è una creazione umana, molto ideologica e accettata passivamente, contro limiti insormontabili della Costituzione (credendo che questa si limiti a tutelare il sindacato e cadendo nella trappola della rincorsa alla distruzione della domanda interna, tramite l’ostilità indistinta e poco meditata verso la spesa pubblica). “
Ricorderete questa frase detta a suo tempo: “lavoratori, piccola e media impresa, facce della stessa medaglia, solo che non lo sanno”
Il problema dunque è l’intero paradigma che si accompagna, inevitabilmente e fin dall’inizio, cioè programmaticamente, alla moneta unica.
Nei suoi esiti finali, si tratta della deindustrializzazione (“competitiva” cioè spalmata sui paesi più deboli per imposizione del contenuto stesso del trattato, inevitabilmente congeniale ai paesi più “forti”) e del suo riflesso sulla struttura politico-sociale del paese, prima ancora che su quella economica. Riportiamo il passaggio di Rodrik perchè ci pare riassumere perfettamente il fenomeno in tutte queste implicazioni:
Le conseguenze politiche di una prematura deindustrializzazione sono più sottili, ma possono essere più significative.
I partiti politici di massa sono stati tradizionalmente un sotto-prodotto dell’industrializzazione. La politica risulta molto diversa quando la produzione urbana è organizzata in larga parte  intorno all’informalità, una serie diffusa di piccole imprese e servizi trascurabili. 
Gli interessi condivisi all’interno della non-elite sono più ardui da definire, l’organizzazione politica fronteggia ostacoli maggiori, e le identità personalistiche ed etniche dominano a scapito della solidarietà di classe.
Le elites non hanno di fronte attori politici che possano reclamare di rappresentare le non-elites e perciò assumere impegni vincolanti per conto di esse.
Inoltre, le elites possono ben preferire – e ne hanno l’attitudine- di dividere e comandare, perseguendo populismo e politiche clientelari, giocando a porre un segmento di non elite contro l’altro.
Senza la disciplina e il coordinamento che fornisce una forza di lavoro organizzata, il negoziato tra l’elite e la non elite, necessario per la transizione e il consolidamento democratico, hanno meno probabilità di verificarsi.
Questo passaggio ci porta ad approfondire due aspetti,  che rinviano a ragionamenti che abbiamo già in parte svolto:
Il primo è questo: se gli interessi condivisi all’interno della non-elite sono più ardui da definire (proprio per il venire meno di quel motore dei partiti di massa che è la industrializzazione manifatturiera legata al territorio), la non-rappresentatività di qualsiasi forza politica rispetto alla maggioranza schiacciante della non-elite, conduce all’astensionismo.
E l’astensionismo è la condizione “ideale” di svolgimento delle politiche liberiste, persino più di quelle perseguite da una dittatura oligarchica.
Ma anche il tentativo successivo di riconquistare questa rappresentatività (e quindi il ruolo di “partito di massa”) ne viene indebolito e privato di vitalità – cioè finisce in ostacoli insormontabili ad un suo vero consolidamento-, perchè tendenzialmente, chi ci prova parte dalla “denunzia” degli effetti e non delle cause (cioè il free-trade con, nel caso europeo, i limiti fiscali legati alla moneta unica),confondendo uno Stato “ladro” o “vampiro” con uno Stato, al contrario, svuotato della sua sovranità.
Cioè, si attacca lo Stato per ragioni opposte a quelle che legittimamente consentirebbero di rivolgergli un rimprovero: quelle che derivano dalla sua violazione del vincolo inderogabile costituzionale, ignorando quest’ultimo o ritenendolo superato.
Cioè si rende responsabile lo Stato di ciò che “fa” – in nome dell’Europa-, mentre è evidente che vìola gli obblighi superiori relativi a ciò che “avrebbe dovuto fare (per Costituzione)”.
La responsabilità dello Stato, infatti, è di non essere in grado di rispettare quella legalità costituzionale che gli imporrebbe di perseguire il pieno impiego (artt.1 e 4 Cost.), il pieno diritto alla salute universale per mano pubblica (art.32 Cost.), la previdenza corrispondente ad un copertura adeguata e commisurata alla tutela reale delle retribuzioni in costanza di lavoro (art.38 Cost.), la stessa pubblica istruzione, con un livello di spesa adeguato alla formazione diffusa ed avanzata dei cittadini (artt.33 e 34 Cost.).
E qui mi viene in mente l’amico Fiore…quello della corrruuuzzziiiooonnne e del “ma tu con chi stai? Con i corrotti?”
Come abbiamo già detto, “Il messaggio centrale (di coloro che tentano di offrirsi come opposizione al paradigma dell’€uropa), è: “la gente ci chiede più lavoro e meno tasse“. And that’s it: certo poi ci sono prese di posizione su problemi correlati, come l’indubbia strumentalizzazione dell’immigrazione no-limits utilizzata come “maglio” incessante alla tenuta di un mercato del lavoro in caduta libera verso la deflazione salariale.”
Ma si ignorano, con questo riduzionismo semplificatorio ed incompleto, le cause strutturali, e sempre più incidenti, degli effetti che si vogliono combattere, attribuendone la volontà ad uno Stato, che è invece privato della sua “volontà” autonoma e sovrana.
Il riduzionismo Anti-Stato oscura così il problema centrale, quello che “il “ridisegno” della società italiana, inarrestabilmente perseguito in nome dell’€uropa, che sappiamo essere ad uno stadio molto avanzato.”
Proseguire la delegittimazione dello Stato, ora “vampiro”, ora addirittura “spendaccione” – contro i dati ben visibili di una spesa pubblica inevitabilmente tenuta sotto controllo, – in termini comparativi europei!-, in virtù di un cumulo di saldi primari di pubblico bilancio che non ha paralleli nella stessa €uropa-, rafforza solo la difficoltà a definire gli interessi condivisi che dovrebbero caratterizzare un partito di massa non-elitario.
Ecco il perchè si fa fatica a trovare la quadra dello stare assieme, perchè di persone che guardano il dito che indica la luna, in politica, ce ne troppa e purtroppo qualcuno ha fatto la fortuna di movimenti o partiti demagogici, poi ci si lamenta che non cambia mai nulla…semplicemente perchè non può cambiare blaterando sugli effetti e non seriamente sulle cause….
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E così si rafforza ovviamente il gioco delle elites, perchè, inocula l’incrollabile convinzione che le tasse dipendano dall’eccessiva spesa pubblica, o che, quantomeno, l’eliminazione della gran parte della spesa pubblica “improduttiva”, cioè “sociale” porterebbe alla salvezza fiscale: ma nel diffondere il malcontento si è poco chiari su quali voci della spesa pubblica andrebbero effettivamente tagliate.
O peggio, si pecca di assoluta mancanza di aderenza alla realtà sulle reali dimensioni degli sprechi, veri o presunti,  dimensioni propagandisticamente falsificate come tali per cui la loro eliminazione risulterebbe risolutiva del problema “tassazione” eccessiva.
Non si scorge chiarezza sul punto fondamentale che tale problema ha, invece, le ben diverse cause del vincolo esterno, monetario e fiscale, che pone l’outputgap (cioè una minor crescita determinata dal sottoimpiego dei fattori produttivi e dalla continua compressione della domanda) ed il connesso saldo primario (cioè entrate correnti fiscali costantemente ben maggiori delle corrispondenti uscite), come obblighi inderogabili.
Tale compressione dell’economia, infatti, induce minore crescita e maggior disoccupazione (o sottoccupazione, le due sono inscindibili), determinando la caduta di ogni previsione di entrata – essendo la base imponibile sempre inferiore alle attese- e, tuttavia, il continuo obbligato rilancio della pressione fiscale e della riduzione delle prestazioni pubbliche, verso gli irraggiungibili obiettivi di bilancio rigidamente fissati dall’€uropa.
Avanzo primario e tasso di risparmio
Nota: il grafico presenta i valori del saldo nominale, strutturale e output gap a segni invertiti.
Fonte: http://documenti.camera.it/leg16/dossier/Testi/d017.htm
Output-gap Italia
OUTPUT GAP ITALIA
E questo ci riporta all’altro aspetto critico della evoluzione del consenso e della rappresentatività possibile in una situazione del genere:  
 “le identità personalistiche ed etniche dominano a scapito della solidarietà di classe“.
Altrimenti detto, questa spiegazione ci dà ben conto dei sub-conflitti “sezionali”(p.11.1.), in funzione destabilizzatrice della democrazia, che fanno capo ai “diritti cosmetici” e alle identità etnico-religiose-localistiche, conflitti che sono una vera manna per le elites.
Le identità personalistiche, diciamo “di genere“, femminismo e identità sessuali, sono usate come gigantesche armi di distrazione di massa, profuse dai media controllati dalle elites, per rompere ogni possibile comunanza di interesse all’interno della non-elite.
Ancor più efficaci sono i sub-conflitti sezionali di tipo etnico o religioso, a partire da quelli più antichi di tipo “localistico“, cioè interni alle stesse nazioni sottoposte all’offensiva frammentatrice dei vincolo esterno e della sua deindustrializzazione.
Abbiamo pure detto che temi come la “tutela del consumatore” o quella dell’ambiente, vengono proposti come argine consolatorio al posto della solidarietà di classe, ed alla identità di interessi della complessiva non-elite, portando a soluzioni che, nell’ambito delle espresse previsioni del trattato e del loro concepimento strategico ordoliberista, tendono a porre in modo “tecnicamente” specialistico, e quindi sezionale e frammentario, quel conflitto tra produzione e lavoro che la Costituzione risolve alla radice con norme molto più efficaci, vincolanti ed esplicite: quelle di tutela della dignità del lavoro, della salute e della previdenza assunte dalla mano pubblica.
Rammentiamo, su questi ultimi punti, quale sia il programma fondamentale dell’ordoliberismo, riflesso nelle puntuali previsioni dei trattati €uropei:
—; la protezione dell’ambiente: con fissazione di standard tali da agevolare la realtà della grande impresa, capace di sostenere la ricerca, la produzione e i costi privati di tali standards; tale “protezione è inoltre vista come politica sostitutiva della tutela sanitaria pubblica generalizzata, quest’ultima da sostituire, progressivamente, con un sistema sanitario assicurativo privato;
—; l’ordinamento territoriale: tale da privilegiare le realtà localistiche per assottigliare la presenza degli Stati nazionali, legati “pericolosamente” alle Costituzioni democratiche “interventiste”, cioè che prevedono il sostegno alla domanda e all’occupazione mediante il welfare;
—; la protezione dei consumatori da truffe negli atti d’acquisto: la tutela del consumatore consente di creare un’apparente protezione della “parte debole”,sostitutiva della tutela legale del lavoro, col fine di svincolarlo dalla tutela del welfare e dalla spesa pubblica relativa.”
Credendo di esserci spiegati un po’ meglio, e avendo posto i vari passaggi dei problemi in una sequenza di collegamenti (auspicabilmente) più percepibile, non possiano che concludere ribadendo l’appello in cui, una forza politica capace di rappresentare la grande maggioranza dell’elettorato, non-elite, dovrebbe riconoscersi:

In questo stato di cose non hai un futuro, nè come padre/madre nè come figlio/figlia. 
L’€uropa non te lo consente. 
La Costituzione democratica, invece, questo tuo futuro lo prevede come un obbligo inderogabile a carico delle Istituzioni rappresentative dell’indirizzo politico“.
Fonte Orizzonte48

Italia Tra Sopravvivenza e Ricchezza

In Italia c’è chi lotta per la sopravvivenza con meno di 10mila euri l’anno lordi e c’è chi vive nel lusso portando i soldi all’estero.

 

un italiano su quattro vive com meno di 10mila euro_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

Non c’è alcun dubbio, credo, che l’euro, il liberismo e il mondialismo, siano serviti per trasferire la ricchezza dai ceti medio bassi verso l’alto, allargando la forbice delle diseguaglianze, la crisi indotta dell’euro è servita al loro piano globale, ma i popoli ancora non riescono a capire fino in fondo questo processo, rimanendo vittime e complici dei loro stessi aguzzini.

A inizio 2009 sostenevo che alla fine della crisi i risultati sarebbero stati sostanzialmente due, “l’attuale 2% della popolazione mondiale che detiene il 50% della ricchezza, diventerà 1%” e poi “gli stati nazionali sovrani verranno smembrati e svuotati dal punto di vista economico e identitario” già questo è avvenuto come dimostrano tutti i loro dati, sostenevo anche che il passaggio successivo sarebbe stata la moneta unica mondiale e il governo unico mondiale, naturalmente da scongiurare per ovvi motivi, non a caso noi ci siamo schierati contro l’euro e UE.

Ci dispiace che molte vittime di questo progetto criminale ancora fanno fatica a condividere la nostra battaglia che poi è anche la loro, invece di dare credito al santone di turno che poi è lo stesso aguzzino che ha avallato e si è arricchito, attraverso il progetto stesso contro loro stessi e i loro figli.

Due notizie fresche di giornata ci aiutano a capire meglio il concetto di sopravvivenza e di ricchezza e il nostro essere Anti-Euro e UE, almeno lo speriamo, in parte si può capire il mio “estremizzare” quando sono con amici riguardo questa affermazione “quando vedrò un muratore a Palazzo Chigi, significa che l’italiano ha capito”.

La prima ci viene fornita da loro stessi, infatti L’ISTAT considera  i dati del 2012, ma vi assicuro che negli ultimi due anni i dati sono ancora più disastrosi, dove si vede un Sud Italia da allarme rosso e un Nord che piange, un quarto degli italiani guadagna meno di 10mila euro l’anno e meno del 3% supera i 70mila. Lo riferisce l’Istat che prende in considerazione i dati relativi al 2012. L’istituto di statistica conferma inoltre le difficoltà del Sud: il pil pro-capite del Mezzogiorno è infatti circa la metà di quello del Centro-Nord.

Per quanto concerne le entrate annuali, i numeri elaborati dall’Istat evidenziano come, nel 2012, “oltre la metà dei redditi lordi individuali (54%)” sia tra 10.001 e 30.000euro, il 25,8% sia sotto i 10.001 e il 17,6% sia tra 30.001 e 70.000. Solo il 2,4% supera i 70.000 euro“. Oltre la metà dei redditi lordi individuali da lavoro autonomo – e precisamente il 55,6% – al netto dei contributi sociali è sotto i 15 mila euro annui. Nel dettaglio il 40,3% è sotto i 40 mila, mentre il 15,3% si colloca tra i 10 e i 15 mila euro annui.

La seconda ci viene fornita dalla Lista Falciani che avevamo già pubblicato a suo tempo, riguardante una sola banca svizzera, dove finivano i soldi frodati al fisco in tutto il mondo, dove compaiono 8000 italiani.

Vi lascio immaginare nelle altre banche svizzere e di tutto il mondo cosa ci sia.

Oltre tremila verifiche, 741 milioni di redditi non dichiarati finiti in Svizzera e sottratti al fisco, un migliaio di italiani che hanno scudato i propri depositi facendo rientrare un tesoretto di un miliardo e 600 milioni e obbligando così decine di procure italiane, complice anche la prescrizione, ad archiviare centinaia di inchieste. La Guardia di Finanza ha da tempo concluso gli accertamenti sui 5.439 nomi di italiani contenuti nella prima lista Falciani, che le nostre autorità ottennero cinque anni fa. Ma l’inchiesta Swissleaks promette nuove rivelazioni che potrebbero aprire un nuovo fronte d’indagine e portare alla luce altre centinaia di nominativi di italiani, sconosciuti e vip, che hanno sottratto redditi a tassazione.

In realtà sia il nominativo di Valentino Rossi, sia quello di Flavio Briatore e dello stilista Valentino erano già emersi anni fa, assieme a quelli degli altri stilisti Renato Balestra, Sandro Ferrone e Giuseppe Lancetti, del gioielliere Bulgari, della soubrette Elisabetta Gregoraci, del presidente della Confcommercio di Roma Cesare Pambianchi, dell’attrice Stefania Sandrelli, della principessa Fabrizia Aragona Pignatelli, di Francesco D’Ovidio Lefebre e di tanti altri tra cui anche società come Telespazio, colosso specializzato in armamenti e sistemi di difesa.

I conti erano in Svizzera in “modo perfettamente legale, rispettando tutte le leggi e i regolamenti fiscali – ha detto oggi Briatore – Non sono residente in Italia da oltre 25 anni e dunque non soggetto al fisco italiano. I conti tenuti presso la Hsbc sono da anni noti alle autorità giudiziarie italiane che non hanno mai rilevato irregolarità fiscali in merito”. Capofila dei nuovi accertamenti, ancora una volta, potrebbe essere la procura di Torino, che fu la prima nel 2010 ad aprire un fascicolo e che successivamente invio le carte a 120 procure, competenti in base al principio del luogo di residenza della persona indagata. Un anno fa, infatti, i magistrati piemontesi si sono rivolti ai colleghi spagnoli chiedendo di poter consultare i dati in loro possesso dal 2013 e provenienti anch’essi dall’archivio sottratto alla Hsbc da Hervé Falciani. Si tratta di oltre 121mila conti correnti aperti negli anni in diverse filiali della banca britannica – Ginevra ma anche Lugano, Montecarlo, Lussemburgo, Zurigo e isole del Canale – e gli inquirenti sospettano che tra loro si nascondano migliaia di italiani.

Bisognerà ora capire se si tratta di nominativi già contenuti nelle liste precedenti esaminate dagli investigatori o se siano personaggi completamente sconosciuti: allo stato i magistrati hanno ipotizzato il reato di riciclaggio, ma nel fascicolo non risultano indagati. Nel 2010, quando scoppiò lo scandalo, l’Italia ottenne ufficialmente due diverse liste, entrambe dalle autorità francesi. La prima è quella che arrivò alla Gdf nel maggio del 2010 attraverso la cooperazione amministrativa ai fini fiscali e conteneva, appunto, oltre 5.400 nominativi.

Oltre 2.100 non sono stati presi in considerazione: i soggetti indicati non avevano fatto alcuna movimentazione. Per gli altri 3.276 sono partiti i controlli ispettivi che hanno consentito di accertare redditi non dichiarati per 741 milioni e Iva dovuta e non versata per 4,5. Ma oltre un terzo di questi soggetti (1.264) non è stato perseguibile in quanto aveva aderito allo scudo fiscale varato dal governo Berlusconi nel 2009. I finanzieri hanno dunque recuperato 30 milioni, mentre 190 persone sono state denunciate per reati tributari e 101 evasori totali sono stati scoperti. Anche le procure, nella quasi totalità dei casi, si sono viste costrette ad archiviare i procedimenti aperti dopo che la procura di Torino aveva smistato a seconda della competenza territoriale l’elenco ricevuto dalla magistratura di Nizza e contenente 7.094 conti correnti nella disponibilità di italiani, 5.595 soggetti e 133 società.

Roma iscrisse 700 persone e solo in un paio di casi si è proceduto alla richiesta di rinvio a giudizio, causa l’intervenuta prescrizione. Ora i magistrati capitolini, qualora dall’inchiesta Swissleaks emergessero nomi nuovi rispetto a quelli già approfonditi, potrebbero tornare ad occuparsi della vicenda. La procura più impegnata fu quella di Milano, che aprì un fascicolo senza titolo di reato e senza indagati per accertare la posizione di oltre 2.100 tra persone e società anche perché in Lombardia risultava risiedere la maggioranza dei correntisti di Hsbc, il 63%, contro l’11% del Lazio e il 7% del Piemonte.

Fonte Ansa

Il Killer Dell’Informazione Ancora…Giannino

Il Killer Seriale Dell’Informazione Oscar Giannino, dalla Radio di Confindustria Colpisce Ancora.

 

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di Vittorio Boschelli

In un precedente articolo parlavo di un altro killer dell’informazione, quello di Ballarò, Giannini da non confondere con Giannino, ed ecco che puntualmente il suo simile questa volta il Killer capostipite Giannino quasi chiamato, ci omaggia della sua opera criminale che dura da anni a servizio del sistema capitalistico colpevole quanto i politicanti del disastro dell’euro e dell’unione europea.

Vi ho sempre detto che un capitalista non potrà mai salvarvi e molti di voi ancora continuano a non ascoltarmi, sperando in Passera, Della Valle o similari della stessa natura, e vi ho sempre detto che nessuno di loro finanzierà mai noi ANTI Originali, il motivo è molto semplice, quello che è BENE E LUCROSO PER LORO (Euro), NON LO E’ PER VOI, quindi a capire qual’è la cosa giusta per voi, non ci vuole un mago e neppure un economista, ma solo un minimo di raziocinio, quindi noi abbiamo bisogno di voi perchè siete in tanti e loro pochi non ci aiuteranno mai, ecco perchè non c’è ancora un’alternativa seria e credibile ancora oggi nonostante tutto.

Hanno interesse a buttarvi nelle braccia di un loro uomo camuffato di vostro uomo, solo così possono essere sempre al potere indisturbati, siete avvisati, gli interessi di Berlusconi e di Casaleggio oppure Renzi e De Benedetti per citarne alcuni a caso NON SONO I VOSTRI, semplicemente perchè sono contrapposti, quindi finchè si gioca al gioco loro noi siamo perdenti in partenza, l’unico modo per vincere NOI POPOLO è cambiare gioco, cosa importante da non dimenticare.

Infatti Giannino conferma quello che noi del Fronte, affermiamo da anni, non è la prima volta che ci occupiamo del Killer Dell’Informazione Giannino da queste pagine.

Ieri ho trascorso il pomeriggio con due simpatizzanti grillini, loro affermavano che il popolo non capisce una mazza, perchè tra i grillini e tutto il resto della ciurma non ci sono dubbi su chi votare, invece il popolo ha votato Renzi alle europee, dimostrando la loro tesi.

Io sostenevo che siamo arrivati alla frutta proprio perchè abbiamo votato per decenni il meno peggio e siamo finiti dritti in una dittatura dove non ci fanno neppure votare, con il bipartitismo, e dicevo loro una cosa molto semplice, se in TV, sui giornali e adesso anche sul web, viene fatto il lavaggio del cervello alla gente, dove tutti dicono le stesse cose false e forvianti, poi è normale che le verità diventano quelle, non perchè la gente non capisce, ma semplicemente perchè non gli vengono forniti gli strumenti per capire e saper distinguere una verità da una bugia.

E Grillo in questo è stato un maestro, quindi anche loro che capiscono, simpatizzano per uno che ha fatto quello che hanno fatto gli altri, con gli stessi argomenti, la cooorruuzzziiioonnne e il debbiiitttooopppuuubbbllliiicccooobbbrruutttoo svaluteremodelsessantapercentoesaràunbagnodisangue,  ecco che non è nè una questione culturale, nè una questione di intelletto, ma solo una questione di immagazzinare i dati giusti perchè il cervello elabori soluzioni giuste, se i dati che si ricevono sono quelli di Giannino, i risultati poi sono quelli che si vota Renzi & Company.

Ricordatevi di Giannino & Company, perchè sono la vera arma dei politicanti e capitalisti nemici NOSTRI, perchè un giorno il gioco potrebbe cambiare, e in quel caso chi è stato artefice del disastro o complice, dovrà togliere il disturbo, se realmente si vuole aspirare ad una reale libertà e giustizia sociale, aspettando la giustizia reale che a quando sembra è come loro, non ci resta che appellarci a quella che non guarda in faccia nessuno…Popolo e Nemici del Popolo…quella divina.

La gente capisce se le stesse cose vengono spiegate da più persone CREDIBILI, giorni fa, sotto un mio articolo una persona commenta su facebook partito in quarta, in sintesi “cosa dici l’euro…e poi tu sei di destra…sei un mio nemico”, ed io con molta pacatezza gli risposi, “a meno che tu non sia figlio di De Benedetti o similari, concordo con te, in caso contrario sono un tuo Amico”, ha capito e mi ha chiesto L’Amicizia e se legge può confermare quello che affermo, questo per farvi capire che la verità trionfa sempre, magari non subito e si deve essere disposti a dire cose impopolari (come era l’euro anni fa o il finanziamento ai partiti) e prendersi anche le delusioni del momento, ma il tempo è sempre amico della verità.

Ecco la chicca del Killer Giannino…la trovate QUI su Gofynomics…ne consiglio la lettura, riporto solo alcune considerazioni del solito Bagnai, scritte in neretto, per facilitare i più pigri e anche gli amici simpatizzanti grillini.

Il loro puparo è stato messo lì da ENI ed ENEL, e quindi, ovviamente, loro si preoccupano per ENI ed ENEL, e gli altri si fottano.”

“Infatti, se il problema che sta a cuore a lui è che i bond ENI non potranno essere ridenominati, be’, allora è chiaro che il problema dei titoli di Stato è risolto, perché quelli, invece, potranno essere ridenominati (la percentuale under foreign law essendo inferiore al 6% del totale)! Quindi per ripagarli, guarda un po’, si emetteranno nuove lire”.

“Perché il punto al quale la macchietta Giannino vuole arrivare, con la sua opera di terrorismo, è sempre il solito: convincere gli ascoltatori che una svalutazione dell’x% decurterebbe dell’x% il valore reale dei risparmi accumulati, ovvero lo stock di ricchezza (in attività reali e fisiche – abitazioni e beni di consumo durevole)”

Ma questo a Giannino e alle sue due spalle non interessa: l’importante è terrorizzare la vecchietta perché voti deflazione, affinché suo figlio si suicidi, dopo essere stato mantenuto da lei fino a 50 anni, ma il bond ENI sia salvo!”

“È triste e riprovevole che un collega si presti a simili attività di squallida disinformazione”.

“Giannino è pur sempre questo qui: un mentitore seriale, sui dati economici come sul suo curriculum universitario”.

“Ma sono profondamente amareggiato nello scoprire che una persona (o forse due) che mi sembravano degne di stima facciano parte di una simile compagnia di giro, e soprattutto mi chiedo: io sono tollerante, perché lo sono nato, e perché non ho mai avuto molto da perdere, ma le piccole e medie imprese fino a quando sopporteranno questo scempio?”