Parigi Chiama Roma

Parigi vittima sacrificale come Roma del Mondialismo Criminale.

 

parigi vittima sacrificale come roma_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

Il Fronte Popolare ha già espresso tuttala la solidarietà al popolo Francese per l’infame e vigliacca carneficina ai loro danni.

Ieri ho già fatto un post sui social, dopo avere appreso della strage di Parigi per mano delle bestie dell’isis (solo quella materiale) dove ribadivo alcuni concetti espressi già in passato, senza purtroppo essere serviti, io come altri in italia e nel mondo.

Non è la giornata delle polemiche, ma quella della riflessione e della preghiera individuale e soggettiva, quindi riflettiamo ancora una volta cercando di unire i vari pezzi di un mosaico, poi lascio ad ognuno di voi le vostre riflessioni e la preghiera.

“Je Suis Popolo Francese” e “Je Suis Marine Le Pen” ha una spiegazione doverosa la prima, logica e doverosa la seconda, ma non ideologica o di parte, come hanno sempre pensato in molti.

Quello che è successo in Francia, come quello che succederà in Italia, mi dispiace ribadirlo ma era tutto previsto e prevedibile, come ha cercato di far capire Marine Le Pen in Francia e noi del Fronte in Italia.

E nel mondo si era scomodata anche la Madonna per bocca dei veggenti, che magari a molti farà sorridere, ma purtroppo i fatti non credo che fanno lo stesso effetto e siccome sono quelli che contano, vale la pena riflettere.

 

1-08-2015
Luz del Maria: “Veniamo allertati: la Madonna mi ha confidato che ad un certo punto la Francia sarà attaccata e questi stranieri giungeranno fino a Parigi, questo a causa della cattiva condotta dell’uomo.
La stessa cosa succederà all’Italia, a causa delle sue decisioni sbagliate ed anche per le offese a Cristo, Re dell’Universo. Gli accadimenti saranno continui, e ci sarà chi si chiederà con sorpresa: Chi sta attaccando Roma? E dovremo dire: quelli che si definivano loro amici, non quelli che si definivano loro nemici…”

 

Come abbiamo scritto più volte in questi anni, (non senza difficoltà) non c’era bisogno di scomodare la Vergine e non c’èra bisogno di essere veggenti per capire che eravamo nel pieno della TERZA GUERRA MONDIALE iniziata nel 2007 e che se non si lottava in prima persona ci avrebbe condotto alla QUARTA….ecco spiegato il nostro impegno.

Vorrei farvi riflettere sull’ultima frase chiave che ha riportato la veggente: E dovremo dire: quelli che si definivano loro amici, non quelli che si definivano loro nemici…”

Questa frase racchiude tutti i pezzi del mosaico che avete tutti sotto i vostri occhi, ma non vedete perchè la disinformazione tramite il potere (che non è l’isis), ha interesse a non farvi vedere.

E’ di dominio pubblico ormai chi gestisce e finanzia l’ISIS e per quali motivi e meno di dominio pubblico a cosa serve una strage come quella Francese, su chi ci rimette credo non ci siano dubbi, su chi ci guadagna, anche se orribile e ci fa vergognare di essere persone umane, ci sarebbe tanto da dire, cerchiamo di fare un minimo di ordine nel mosaico.

1) Il Tempo: Perchè proprio adesso si decide di fare una strage in Francia? Perchè la TV vi ha detto che L’ISIS si voleva vendicare sull’interventismo di Hollande in Siria?

La risposta è assolutamente NO è esattamente il contrario, proprio per ottenere più interventismo da parte Francese contro Assad.

 

2) La Paura: Perchè proprio adesso hanno bisogno della vostra paura e del mostro e nemico ISIS? Vi ricordate le scelte politiche europee dopo la prima strage al giornale Francese? E cosa invocavano?

Hanno bisogno della vostra paura perchè con la paura si accettano SCELTE POLITICHE INACCETTABILI in condizioni di normalità, come l’entrata in guerra, la limitazione della vostra libertà e la limitazione della vostra sovranità, a favore del vincolo esterno.

 

3) La Reazione: Provando paura per un nemico comune come l’ISIS cosa si ottiene? E qual’è la vostra reazione?

Provando paura e convergendo tutti verso il nemico comune come in questo caso l’ISIS, si accetta passivamente la superiorità del più violento, del più forte e vi fa sentire inermi e impotenti verso alcune decisioni più grandi di voi in apparenza, nello stesso tempo si permette di darvi un motivo in più per indignarvi con chi è prossimo al vostro livello, chi è facilmente raggiungibile e facilmente individuabile, come lo straniero della porta accanto.

La formula è sempre la solita, non vi fate ingannare dal sistema, non fanno nulla a caso e non commettete l’errore di pensare che sono incapaci, come sento ancora oggi da molti.

PRPBLEMA (o falso problema) – REAZIONE (o non reazione) – SOLUZIONE (o falsa soluzione).

Questa formuletta che sapete ormai tutti, viene alimentata dalla parola magica solita, la PAURA. La strage mi sembra un ottimo mezzo.

Il Mosaico è questo, hanno bisogno di una guerra ormai inevitabile e se è di religioni molto meglio, sarà l’unico modo per nascondere il fallimento dell’euro e della fantomatica UE, solo così possono salvarsi e uscire dal mirino dei popoli europei, come scrivevo nel lontano 2009.

Devono combattere l’ISIS ma in realtà vogliono annientare l’unico stato sovrano che c’è in quella area, che è la Siria di Assad, democraticamente eletto, vogliono creare paura e caos in Europa, dicono di volere Putin e l’Iran contro il mostro ISIS, ma gli rinnovano gli embarghi, vogliono la libera circolazione dei capitali, merci, persone e servizi, e poi chiudono le frontiere dopo che si sono fatti invadere, oggi vi dicono gli stessi Bocconiani di Monti oltre al Times Americano che l’euro è già nato morto e fallito e sarebbe meglio uscirne (noi eravamo ignoranti e terroristi), quando vi dicevano che era il vostro bene, panacea di tutti i mali e irreversibile.

Credo che c’è tanto materiale per riflettere, non voglio aggiungerne altro tranne una cosa, l’ISIS è un problema reale e non finto, ma non cadete nella trappola del sistema che lo guida e lo alimenta per scopi contrari a quelli che vi fanno credere….il crimine si combatte alla radice, cioè i mandanti e non a valle, gli esecutori.

Ci uniamo al cordoglio Francese e preghiamo per tutti i popoli Europei, ne abbiamo tutti bisogno….nessuno escluso.

 

 

 

Renzi e l’Austerità “Espansiva”

Renzi L’Austerità “Espansiva” e il gioco delle tre carte.

 

renzi e il gioco delle tre carte_fronte popolare

 

 

di Vittorio Boschelli

L’annuncite di Renzi che mi ricorda quella di un altro e i servi dell’informazione che gli riconoscono meriti e virtù per la “crescita” italiana, altro non sono che il nulla, il becero tentativo di ignorare e trasformare la realtà, ritenendovi idioti.

Questo a noi da un fastidio particolare a cui non possiamo resistere e tacere.

Godere di una boccata d’ossigeno PROVVISORIA e non STRUTTURALE per cause esterne, consentendo al Jolly Renzi di fare una manovra di fine anno meno punitiva del previsto, ma punitiva, non significa che il governo italiano ha sposato l’espansione NON EURISTA.

Quindi se non c’è la riduzione delle tasse, tanto decantata da Renzi, significa che si opera come nel nell’antico gioco delle tre carte, si spostano solo le STESSE RISORSE, non nuove risorse, che pure dovrebbero esserci, vista la spesa inferiore degli interessi sul debito permessa dal QE di Draghi che ha drogato lo Spread…ma i tagli alla spesa pubblica in osservanza del Fiscal Compact e del Pareggio di Bilancio, hanno abbassato il PIL (capito cari “nuovi” “onesti”?), e quindi i benefici quasi annullati….elettroencefalogramma piatto, grazie anche ad un euro e il petrolio ad i minimi….dove il Jolly Renzi non centra un fico secco.

Ma non dovevano risolvere la disoccupazione è il mercato interno?

E perchè continuano a favorire la riduzione di domanda estera e interna creando chiusura di aziende e disoccupati a vantaggio delle esportazioni, grazie alla riduzione salariale e dei diritti?

Domanda che poniamo da anni ma nessuno ci risponde, tranne con argomenti poco educati, per usare un eufemismo, da parte dei futuri “salvatori” del vostro Paese.

La carta dell’IMU sulla prima casa, ad effetto per molti italiani, verrà compensata con gli interessi…statene certi, chiedere alle seconde case e alla sanità.

Vi posto un articolo in merito, di Orizzonte 48, vi consiglio di perdere 5 minuti, ne vale la pena, mentre grazie alla manovra “espansiva” del Jolly Renzi  amministratori locali come Chiamparino sono in rivolta, questo ci indica che il gioco delle tre carte è inevitabile e che i problemi sono solo rinviati al prossimo anno quando il quadro esterno, non sarà più così favorevole come oggi….aspettare per credere.

 

LA MANOVRA “ESPANSIVA” ALL’INTERNO DELL’AUSTERITA’ “ESPANSIVA”: PRESERVARE L’EURO

https://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DOSSIER/912589/index.html?stampa=si&part=dossier_dossier1-sezione_sezione5-h1_h14

1. Per capire se la legge di stabilità sia espansiva ricorriamo alla nota di aggiornamento del DEF approvata il 18 settembre 2015. Da essa traiamo i dati essenziali rilevanti, che sono riportati nella seguente tabella riassuntiva:
Tavola I.1: indicatori di finanza pubblica (in percentuale del PIL) (1)
2014 2015 2016 2017 2018 2019
QUADRO PROGRAMMATICO
Indebitamento netto (1) -3,0 -2,6 -2,2 -1,1 -0,2 0,3
Saldo primario 1,6 1,7 2,0 3,0 3,9 4,3
Interessi 4,7 4,3 4,3 4,1 4,1 4,0
Indebitamento netto strutturale (2) -0,7 -0,3 -0,7 -0,3 0,0 0,0
Variazione strutturale 0,0 0,3 -0,4 0,4 0,3 0,0
Debito pubblico (lordo sostegni e debiti PA) (3) 132,1 132,8 131,4 127,9 123,7 119,8
Debito pubblico (netto sostegni) (3) 128,4 129,3 127,9 124,6 120,5 116,6
Debito pubblico (netto sostegni e debiti PA) (3) 126,2 126,8 125,5 122,3 118,3 114,6
Obiettivo per la regola del debito (4) 123,8
Proventi da privatizzazione programmati 0,4 0,5 0,5 0,5
QUADRO TENDENZIALE
Indebitamento netto -3,0 -2,6 -1,4 0,0 0,7 1,0
Saldo primario 1,6 1,7 2,9 4,1 4,8 5,0
Interessi 4,7 4,3 4,2 4,1 4,0 4,0
Indebitamento netto strutturale (2) -0,7 -0,4 0,1 0,8 1,0 0,9
2. E’ evidente, che in esecuzione degli obblighi di perseguimento del pareggio di bilancio, assunti col fiscal compact, prosegua il “consolidamento” fiscale, cioè la riduzione dell’indebitamento netto – cioè del deficit, destinato, in termini contabili, al pagamento degli interessi sul debito pubblico – e l’aumento del c.d. saldo primario, cioè della misura in cui le entrate superano le spese al netto dell’ammontare annuale degli stessi interessi sul debito pubblico.
Quello che, con evidenza, ha fatto il governo, nel corso del 2015, è ridurre l’indebitamento (deficit) di 0,4 punti di PIL (perlomeno come stima “ufficializzata” e, peraltro, da sottoporre alla verifica della Commissione UE), e mantenere il saldo primario più o meno allo stesso livello del 2014, con un lieve incremento di 0,1 punti (di PIL).
La legge di stabilità attualmente proposta, invece, segna un inasprimento del consolidamento stesso, dato che l’abbattimento del deficit nel 2016 sarà nella stessa misura dello 0,4%, mentre però il saldo primario passerà dall’1,7 al 2% del PIL a fronte di un onere per gli interessi sul debito pubblico INVARIATO tra il 2015 e il 2016: in entrambi gli anni è stimato al 4,3.(nonostante il debito pubblico lordo per il 2016 sia stimato in diminuzione dal 132,8 al 131,4 del PIL e nonostante, dunque, gli effetti sui tassi di collocamento dei titoli pubblici del QE della BCE, previsto anche per il 2016, allo stato).
L’aumento del saldo primario potrà pure essere dovuto a maggiori entrate determinate dalla relativa crescita del PIL, ma ciò, necessariamente, cioè aritmeticamente, implica che la pressione fiscale complessiva, sia invariata, se non in aumento.
Infatti, sempre in base del DEF, ecco le previsioni relative all’andamento delle entrate ed alla pressione fiscale (entrambi in aumento) :
http://www.unimpresa.it/wp-content/uploads/2015/04/tabella-tasse.png

3. Dunque si può senz’altro dire che:

a) la legge di stabilità avrà un effetto non espansivo, considerate le misure di cui è composto nel loro saldo complessivo e non selezionandone e isolandone alcune, di maggior “suggestione” (tipicamente l’abolizione della TASI sulle prime case e su altri immobili), ma riduttivo. Questo se alla manovra fiscale attribuiamo effetti sulla crescita del PIL, come nessuno nega, certamente non al governo (nonostante i media abbiano generato l’idea che solo le tasse abbiano effetto depressivo ma non anche i tagli della spesa pubblica);
b) questo effetto complessivo di “austerità” è indubbiamente minore di quello richiesto dall’applicazione del fiscal compact, cioè dai parametri europei quali fissati dalla Commissione in sede di monitoraggio dei conti pubblici italiani.
In sostanza, la manovra è “meno” depressiva di quanto avrebbe voluto imporci la Commissione, ma non per questo può considerarsi espansiva, cioè capace di generare crescita aggiuntiva di per sè. Questo obiettivo, come dovrebbe essere noto, è escluso in presenza del fiscal compact e del pareggio di bilancio stesso, ormai costituzionalizzato.
Questo articolo di Giorgio La Malfa rammenta questi elementari principi che la grancassa mediatico-televisiva nega senza alcun ritegno.
4. La Commissione (e con essa il governo italiano, che ha aderito prontamente al fiscal compact, ratificandolo nel 2012 e introducendone i principi in Costituzione),segue il paradigma, di correzione degli squilibri finanziari e commerciali conseguenti al funzionamento strutturale dell’euro, insito nel fiscal compact: perciò, ritiene che la crescita si ottenga attraverso la compressione della domanda interna, cui è funzionale la riduzione dell’indebitamento pubblico, da cui deriva, da un lato, la riduzione delle importazioni e, dall’altro, un’alta disoccupazione strutturale (conseguente) che avrebbe il “vantaggio” di ridurre il costo del lavoro (cioè il salario reale), stimolando le esportazioni.
Nel corso degli anni seguenti al 2011, anno di imposizione per via di diktat europei, – cioè la lettera BCE “estiva” e, successivamente, l’applicazione del six packs, culminante nel fiscal compact-, e fino a tutto il 2014, si è visto come tale paradigma di correzione sia sostanzialmente fallito, generando una costante recessione: almeno in Italia, essendo l’unico paese che tale correzione per via fiscale ha almeno tentato di rispettare, riducendo costantemente il deficit sotto il livello del 3% per (tentare di) adeguarsi ai vari parametri del fiscal compact.
Altri paesi, in testa la Francia e la Spagna, hanno ignorato qualsiasi approssimata applicazione dei parametri stessi, registrando sì una crescita, ma con deficit costantemente superiori non solo ai vari obiettivi intermedi di pareggio strutturale di bilancio, ma anche allo stesso 3% in precedenza applicabile all’eurozona.
5. Dunque, in termini di “ritorno alla crescita”, nessuna prova si può registrare nell’eurozona (incluso il caso dell’Irlanda) che l’austerità espansiva funzioni: chi era tornato alla crescita (appunto, Irlanda o Spagna o Portogallo, o, in diversa situazione, la Francia) lo aveva fatto e lo fa, tutt’ora, mediante forti deficit pubblici e mediante il costante peggioramento del rapporto debito PIL.
Quest’ultimo è notevolmente peggiorato anche in Italia, ma a causa del calo recessivo del PIL connesso alla drastica riduzione del deficit pubblico, che si è rivelato pro-ciclico e non espansivo (cosa che la Corte costituzionale, nella nota sentenza sulle pensioni, non è stata in grado di rilevare, limitandosi a censurare un mero difetto di motivazione della natura di “misure per la crescita” della riforma pensionistica “Fornero”).
6. Va peraltro detto che il ritorno alla crescita italiano nel corso del 2015, è dovuto essenzialmente a due fattori, uno principale e uno “secondario”.
Quello principale è il QE, che ha determinato, già con il suo mero annuncio nel corso del 2014, sia il deprezzamento relativo del corso dell’euro rispetto al dollaro (valuta principale degli scambi internazionali), – aumentando, anche in concorso col notorio calo dei prezzi petroliferi, la competitività di prezzo delle merci europee e, dunque, italiane-, sia la caduta dei c.d spread, facendo risparmiare l’Italia sull’ammontare degli interessi del debito publbico (pur aumentato in termini assoluti) e, così, consentendo al governo un certo margine di “minore” austerità, potendosi cioè rispettare l’obiettivo di deficit annuale concordato con la Commissione senza ricorrere a manovre correttive, aggiuntive e depressive, in corso d’anno.
7. In questa situazione “eccezionale” (cioè non strutturale e proprio dell’ordinario funzionamento del fiscal compact), il miglioramento del saldo delle partite correnti, dovuto non solo al calo delle importazioni ma anche all’aumento incrementale delle esportazioni, è stato maggiore dell’effetto depressivo della manovra fiscale 2015: nelle nostre previsioni, al netto degli effetti del QE, la crescita del 2015 sarebbe stata pari a 0 o su valori (anche negativi) prossimi ad esso.
Ma, allo stato, e finchè regge la capacità di assorbimento dei mercati extra-UE (e l’effetto positivo dei prezzi petroliferi), il QE ha funzionato come “svalutazione competitiva” e alleggerimento “relativo” della spesa per interessi e ha consentito all’Italia una crescita, senza investimenti, quale tipicamente legata a politiche monetarie “non convenzionali” (cioè non legate alla fissazione dei tassi, da parte della Banca centrale, già ai minimi storici e non utilmente manovrabili, specie in concomitanza di politiche fiscali, nell’eurozona, completamente contraddittorie con gli effetti sperati dei tassi “zero”).
8. Potremmo poi, irresponsabilmente, ritenere che gli effetti (valutari e fiscali), intrinsecamente transitori, del QE non siano decisivi e pensare di perseguire una politica fiscale espansiva “reale”. Ma questo, permanendosi nell’eurozona, non lo crede probabilmente nessuno in Italia.
Il jobs act, al netto della sua “droga” fiscale consistente nella defiscalizzazione dei nuovi assunti, è, e rimane, una riforma di precarizzazione ulteriore del lavoro e quindi di sua deflazione; il vero dato sulla disoccupazione, correttamente inclusiva di lavori a singhiozzo, scoraggiati, cassaintegrati, e part-time involontari, rimarrà strutturalmente molto elevato.
Quindi la domanda interna sarà caratterizzata da debolezza e, una volta che sia cessato il QE, da contrazione (dei consumi, per l’ampia disoccupazione e il calo dei redditi degli occupati…rimasti); i risparmi e gli investimenti nazionali rimarranno in fase negativa e il gettito fiscale, e quindi i conti pubblici, sono destinati a peggiorare, imponendosi, – sempre in un futuro “fisiologico” dell’eurozona una volta concluso il QE- la consueta rincorsa tra manovre di consolidamento fiscale, sempre più aspre e destabilizzanti, e il dato dei “conti che non tornano”.
9. Rimane il fatto che l’attuale manovra è obiettivamente depressiva: solo lo è in misura compromissoria al ribasso. Si cerca di non aggiustare i conti nella misura voluta dalla Commisione (per ogni anno, infatti, la riduzione del deficit era stata stabilita in 0,7 punti di PIL) e non nelle direzioni (deflattive) da essa indicate:questa linea consegue alla famosa flessibilità che la stessa Commissione consente a condizioni ampiamente discrezionali e di volta in volta da negoziare, in un continuo braccio di ferro tra i responsabili economici del governo e i tecnocrati €uropei, entrambi consapevoli, in un balletto grottesco, chemaggiore o minore che sia il consolidamento comunque perseguito, questo non funziona per la crescita.
10. La crescita non è proprio raggiungibile e stabilizzabile all’interno dell’euro eil sistema di correzione dell’austerità (non espansiva ma “competitiva-deflattiva” mediante alta disoccupazione strutturale), serve solo a mantenere in vita l’euro.
Al più, in questa ottica, si può traccheggiare invocando, appunto, qualche decimale di tolleranza sulla misura del consolidamento fiscale (e dello smantellamento del sistema del welfare), per via delle “riforme” (cioè della precarizzazione-deflazione definitiva del mondo del lavoro), degli “investimenti“, purchè si accompagnino al taglio della sanità e delle pensioni, e magari delle “spese per l’emergenza immigrati“, purchè, anch’essa, si risolva nella immissione di nuova forza lavoro che spinga verso la deflazione salariale. Cosa di cui i tedeschi si mostrano perfettamente coscienti, ma che in Italia una rigida censura mediatica tiene accuratamente nascosta.
Ma sempre implicando che queste debbano trovare copertura in pareggio di bilancio, cioè mediante l’introduzione di nuove o più pesanti imposte su altri soggetti, ovvero il taglio della spesa pensionistica e sanitaria (misure che in genere li vedono plaudenti).

Oskar Lafontaine E La Menzogna Di Sinistra

Oskar Lafontaine decide di dire la verità sull’euro e esorta la sinistra italiana a non mentire ancora.

 

Oskar Lafontaine_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

Con una lettera inviata alla sinistra italiana Oskar Lafontaine invita loro a dire la verità sull’euro, la sua natura Anti-Popolare.

Nel 2008 noi affermavamo che sarebbe arrivato il giorno che tutti diventavano Anti-Euro, compresa la sinistra italiana, “le spillette euriste attaccate al petto voleranno presto”, quel giorno è arrivato, come conferma un esponente di spicco della sinistra come Oskar Lafontaine.

Ricordo ancora quello che abbiamo dovuto subirci dai sinistrati italiani come accade quotidianamente ancora oggi in misura minore di ieri…ma incredibilmente accade ancora, ricordo frasi del tipo “ma tu vuoi ergere i muri”, “ma tu sei u figlio di p….”, “ma tu sei un terrorista”, “ma tu vuoi tornare indietro”, “ma tu sogni l’impossibile”, “ma tu sei nazionalista”, ecc.

Oggi le stesse persone che mostravano quella intelligenza e “stima” nei nostri confronti, vi dicono che noi avevamo ragione e che loro mentivano e mentono ancora oggi, infatti vengono esortati….i “compagni”…

Adesso come la mettiamo? Come vi sentite? Inutili o rifiutate i fatti ammessi dai vostri padroni colpevoli, come Lafontaine, Fassina, Varufakis, ecc, come reagiranno i Rizzo, i Ferrero, i Landini…continueranno a mentirvi o vi diranno che vi hanno venduti e ingannati sostenendo il progetto criminale dell’euro, Anti-Popolare e Anti-Democratico?

Capito? Anti-Popolare….cioè contro di voi popolo italiano…non so se adesso è chiaro?

Ecco la lettera di Oskar Lafontaine alla sinistra italiana che si è macchiata del crimine più efferato contro i lavoratori e le nuove generazioni.

Il tempo è sempre galantuomo…nonostante la stupidità dell’uomo, che non riesce mai a fidarsi neppure di se stesso in tempo utile, non riuscendo a distinguere una banale verità anticipata da qualche “folle”, con una palese menzogna propinata da uomini senza scrupoli, nè vergogna.

 

«Care com­pa­gne, cari compagni,

la scon­fitta del governo greco gui­dato da Syriza davanti all’Eurogruppo ha por­tato la sini­stra euro­pea a doman­darsi quali pos­si­bi­lità abbia un governo gui­dato da un par­tito di sini­stra, o un governo in cui un par­tito di sini­stra sia coin­volto come part­ner di mino­ranza, di por­tare avanti una poli­tica di miglio­ra­mento della con­di­zione sociale di lavo­ra­trici e lavo­ra­tori, pen­sio­nate e pen­sio­nati, e delle pic­cole e medie imprese, nel qua­dro dell’Unione euro­pea e dei trat­tati europei.

La rispo­sta è chiara e bru­tale: non esi­stono pos­si­bi­lità per una poli­tica tesa al miglio­ra­mento della con­di­zione sociale della popo­la­zione, fin­tanto che la Bce, al di fuori di ogni con­trollo demo­cra­tico, è in grado di para­liz­zare il sistema ban­ca­rio di un paese sog­getto ai trat­tati europei.

Non esi­stono pos­si­bi­lità di met­tere in atto poli­ti­che di sini­stra se un governo cui la sini­stra par­te­cipi non dispone degli stru­menti tra­di­zio­nali di con­trollo macroe­co­no­mico, come la poli­tica dei tassi di inte­resse, la poli­tica dei cambi e una poli­tica di bilan­cio indipendenti.

Per miglio­rare la com­pe­ti­ti­vità rela­tiva del pro­prio paese sotto l’ombrello dell’euro, restano al sin­golo paese sot­to­po­sto alle con­di­zioni dei trat­tati euro­pei solo la poli­tica sala­riale, la poli­tica sociale e le poli­ti­che del mer­cato del lavoro. Se l’economia più forte, quella tede­sca, pra­tica il dum­ping sala­riale den­tro un’unione mone­ta­ria, gli altri paesi mem­bri non hanno altra scelta che appli­care tagli sala­riali, tagli sociali e sman­tel­lare i diritti dei lavo­ra­tori, così come vuole l’ideologia neo­li­be­ri­sta. Se poi l’economia domi­nante gode di tassi di inte­resse reali più bassi e dei van­taggi di una moneta sot­to­va­lu­tata, i suoi vicini euro­pei non hanno pra­ti­ca­mente alcuna pos­si­bi­lità. L’industria degli altri paesi per­derà sem­pre più quote sul mer­cato euro­peo e non europeo.

Men­tre l’industria tede­sca pro­duce oggi tanto quanto pro­du­ceva prima della crisi finan­zia­ria, secondo i dati Euro­stat, la Fran­cia ha perso circa il 15% della sua pro­du­zione indu­striale, l’Italia il 30%, la Spa­gna il 35% e la Gre­cia il 40%.

La destra euro­pea si è raf­for­zata anche per­ché mette in discus­sione l’Euro e i trat­tati euro­pei, e per­ché nei paesi mem­bri cre­sce la con­sa­pe­vo­lezza che i trat­tati euro­pei e il sistema mone­ta­rio euro­peo sof­frano di alcuni difetti costitutivi.

Come dimo­stra l’esempio tede­sco, la destra euro­pea non si pre­oc­cupa della com­pres­sione dei salari, dello sman­tel­la­mento dei diritti dei lavo­ra­tori e delle poli­ti­che di auste­rità più severe. La destra vuole tor­nare allo Stato nazio­nale, offrendo però solu­zioni eco­no­mi­che che rap­pre­sen­tano una variante nazio­na­li­stica delle poli­ti­che neo­li­be­ri­ste e che por­te­reb­bero agli stessi risul­tati: aumento della disoc­cu­pa­zione, aumento del lavoro pre­ca­rio e declino della classe media.

La sini­stra euro­pea non ha tro­vato alcuna rispo­sta a que­sta sfida, come dimo­stra soprat­tutto l’esempio greco.

Atten­dere la for­ma­zione di una mag­gio­ranza di sini­stra in tutti i 19 Stati mem­bri è un po’ come aspet­tare Godot, un autoin­ganno poli­tico, soprat­tutto per­ché i par­titi social­de­mo­cra­tici e socia­li­sti d’Europa hanno preso a modello la poli­tica neoliberista.

Un partito di sinistra deve porre come condizione alla sua partecipazione al governo la fine delle politiche di austerità.

Tut­ta­via ciò è pos­si­bile solo se in Europa prende forma una costi­tu­zione mone­ta­ria che con­servi la coe­sione euro­pea, ma che ria­pra ai sin­goli paesi la pos­si­bi­lità di ricor­rere a poli­ti­che capaci di aumen­tare la cre­scita e i posti di lavoro; anche se la più grande eco­no­mia opera in con­di­zioni di dum­ping salariale.

Pre­sup­po­sto impre­scin­di­bile a que­sto scopo è il ritorno a un sistema mone­ta­rio euro­peo (Sme) miglio­rato, che con­senta nuo­va­mente di ricor­rere alla riva­lu­ta­zione e alla sva­lu­ta­zione. Tale sistema resti­tui­rebbe ai sin­goli paesi un ampio con­trollo sulle rispet­tive ban­che cen­trali e offri­rebbe loro i mar­gini di mano­vra neces­sari per con­se­guire una cre­scita costante e l’aumento dell’occupazione attra­verso mag­giori inve­sti­menti pub­blici, così come per con­tra­stare, tra­mite la sva­lu­ta­zione, l’ingiusto dum­ping sala­riale ope­rato dalla Ger­ma­nia o da un altro Stato membro.

Que­sto sistema ha fun­zio­nato per molti anni e ha impe­dito l’emergere di gravi squi­li­bri eco­no­mici, come ne esi­stono attual­mente nell’Unione europea.

Rivol­gen­domi ai sin­da­cati ita­liani, tengo a sot­to­li­neare che lo Sme non è mai stato per­fetto, domi­nato come era dalla Bun­de­sbank. Ma nel sistema Euro la per­dita del potere d’acquisto delle lavo­ra­trici e dei lavo­ra­tori attra­verso salari più bassi (sva­lu­ta­zione interna) è maggiore.

A me, osser­va­tore tede­sco, risulta molto dif­fi­cile capire per­ché l’Italia uffi­ciale assi­sta più o meno pas­si­va­mente alla per­dita del 30% delle quote di mer­cato delle sue industrie.

Sil­vio Ber­lu­sconi e Beppe Grillo hanno messo sì in discus­sione il sistema Euro, ma ciò non ha impe­dito all’Eurogruppo di imporre il modello delle poli­ti­che neo­li­be­ri­ste alla poli­tica italiana.

Oggi la sinistra italiana è necessaria come non mai.

La per­dita di quote di mer­cato, l’aumento della disoc­cu­pa­zione e del lavoro pre­ca­rio, con la con­se­guente com­pres­sione dei salari, pos­sono rien­trare nei miopi inte­ressi delle imprese ita­liane, ma la sini­stra ita­liana non può più stare a guar­dare que­sto pro­cesso di de-industrializzazione.

Lo svi­luppo in Gre­cia e in Spa­gna, in Ger­ma­nia e in Fran­cia, dimo­stra come la fram­men­ta­zione della sini­stra possa essere supe­rata non solo con un pro­cesso di uni­fi­ca­zione tra i par­titi di sini­stra esi­stenti ma soprat­tutto con l’incontro di tante ener­gie inno­va­tive fuori dal cir­cuito poli­tico tradizionale.

Solo una sini­stra suf­fi­cien­te­mente forte nei rispet­tivi Stati nazio­nali potrà cam­biare la poli­tica euro­pea. La sini­stra euro­pea ha biso­gno ora di una sini­stra forte in Italia.

Vi saluto calo­ro­sa­mente dalla Ger­ma­nia e vi auguro ogni suc­cesso per il pro­cesso di costru­zione di una nuova sini­stra italiana».

Bollettino Di Guerra Numero 9

Bollettino di guerra numero 9 e l’indifferenza di una parte del popolo italiano

 

bollettino di guerra n7_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

Nonostante le pagliacciate di Ri-Presa di Renzi che vi propinano a reti unificate, l’economia reale italiana e la salute dell’unione europea in genere è tutt’altro che rosea.

Anzi se c’è tanto ottimismo, la storia recente insegna che ci saranno presto tante botte a orbi…tutto proporzionale, l’illusione intensificatasi null’ultimo periodo, serve proprio a farvi digerire meglio le botte, a dimostrazione (secondo loro) che servono per il vostro bene e quello dell’italia.

Nuovi tagli pubblici e di salario, privatizzazioni (compreso sanità e pensioni) e tasse, intanto la gente piomba nella povertà assoluta, si suicida, si ammala di depressione, le aziende chiudono e licenziano, vengono acquistate a prezzo di saldo dalle multinazionali per poi assumere con contratti precari e svalutati con i dovuti licenziamenti da portare al successivo consiglio di amministrazione, come premio, tutto facente parte del piano eurista e mondialista sulla vostra pelle, che molti italioti ancora si ostinano a non capire, per tanti ragioni ideologiche e di lavaggio mediatico verso la disinformazione di massa e la sua ipnosi collettiva.

Avere fiducia in questi politicanti e in una moneta unica nonostante non esista un paper di un qualsiasi economista in tutto il mondo a favore di tale tesi (vi sfido a trovarne uno), è da inutili idioti, servi del sistema mondialista e vittime della propaganda questo lo diciamo senza giri di parole, come abbiamo sempre fatto, risultando anche antipatici, ma dobbiamo indurre a documentarvi e solo facendovi sentire in colpa possiamo riuscirci, poi odiateci lo stesso ce ne faremo una ragione.

Non è più il tempo di usare il fioretto del politichese o peggio dell’indifferenza c’è bisogno della sciabola, con noi o contro di noi, che poi equivale ad essere contro voi stessi.

La guerra è già iniziata da anni ma nessuno vi ha avvisato….il lavoro “sporco” qualcuno deve pur farlo.

 

Senza casa e lavoro, coppia coniugi dorme in auto sotto il Comune di Ortona

Sono Stefano Franzese e Anna Maria Damiani, marito e moglie di origine napoletana, che si erano trasferiti ad Ortona avendovi trovato un lavoro. A 60 e 58 anni avevano deciso di cambiare vita e in Abruzzo oltre all’impiego (lui da operaio, lei da badante) avevano trovato anche un tetto. Tutto per loro è svanito quando entrambi hanno perso il lavoro da una ditta privata, e si sono trovati con un pugno di mosche in mano, ad una età difficile per trovare una nuova collocazione occupazionale, in una città -Ortona- che negli ultimi anni ha perso centinaia di posti di lavoro per la chiusura di tantissime aziende. Dallo scorso giugno vivono in un’auto, che hanno parcheggiato sotto il portone del palazzo comunale, avendo chiesto invano un sostegno agli amministratori. A loro è stata assicurata almeno la certezza dei pasti alla mensa del ristoro degli Angeli, ma è soprattutto un tetto, con la stagione fredda in arrivo, quello che manca, o meglio la possibilità di pagare un affitto: “la voglia di lavorare non ci manca”, ribadiscono, “dateci una occasione”.

Fonte rete8.it

 

Bagni di Lucca: Alce, scade cassa integrazione. In arrivo 39 licenziamenti

Si chiuderà proprio in questi giorni, con l’invio delle lettere di licenziamento, il caso dei dipendenti Alce. Essendo in scadenza, infatti, il rinnovo della cassa integrazione e vista, soprattutto, l’assenza di un progetto industriale necessario a riassorbire gli operai rimasti senza lavoro l’epilogo a detta di molti non poteva che essere questo.
L’azienda, specializzata nella produzione di tannino con annesso comparto cartiera, aveva cessato la propria attività nel 2009; da allora era stato avviato l’iter per la realizzazione di un impianto a biomasse che però non è mai giunto a compimento. Un vicenda, quella della centrale, che aveva generato decine di assemblee popolari passando per le aule di tribunale (dopo i ricorsi intentati dai Comitati Ambiente e Salute), coinvolgendo a più riprese i consigli comunali di Bagni di Lucca e Borgo a Mozzano, originando incontri sindacali, tavoli istituzionali, meeting con i rappresentanti delle aziende coinvolte (oltre ad Alce, Biomasse del Serchio Srl, Futuris Spa e Terra uomini ambiente). Una vicenda, partita dopo il rilascio dell’autorizzazione unica da parte di palazzo Ducale, che aveva chiamato ad esprimersi l’Agenzia regionale per la protezione ambientale, l’Ordine dei medici di Lucca, l’Isde e tanti tra esperti e tecnici come Federico Valerio, Marco Stevanin, Annibale Biggeri, Rossano Ercolini, Paul Connett, Stefano Montanari, Alfredo Scipioni. Una vicenda che sembra essere arrivata davvero al capolinea.
«Oggi cessa la cassa integrazione biennale – spiega il sindacato – e di conseguenza domani i 39 lavoratori rimasti saranno licenziati. Un altro segmento industriale scomparirà da Bagni di Lucca».
Operai e sigle sindacali, riuniti martedì in assemblea, non hanno potuto far altro che prendere atto dello stato attuale delle cose: dopo l’arrivo delle lettere di congedo per quasi 40 ex dipendenti (degli oltre 110 originari) inizierà il periodo di mobilità. Nessuna riconversione industriale insomma, nessuna possibilità di reimpiego anche se dopo il ritiro degli investitori e l’abbandono del progetto dell’inceneritore le ipotesi di riutilizzo del sito erano state diverse: durante gli ultimi incontri avvenuti in provincia, infatti, Maurizio Varraud
(legale rappresentante di Alce) aveva paventato l’idea di riprendere la produzione del tannino ed aveva messo a disposizione alcuni terreni dell’azienda per eventuali attività alternative come la fabbricazione di legno edile. Possibilità poi non concretizzatesi.

Fonte iltirreno

 

Reggio Calabria: Atam, trattativa saltata, si va verso 21 licenziamenti

Tre giorni di trattative ma il punto d’incontro ancora non c’è. Il buon senso imporrebbe una smussatura degli spigoli: in palio c’è il futuro di 21 lavoratori e la salvezza dell’Atam dal rischio default. Sindacati e azienda seduti attorno allo stesso tavolo cercano la quadratura del cerchio, che però non arriva. Il traguardo da raggiungere è quello di arrivare ad una pianta organica snella, 290 unità lavorative. E bisogna arrivarci in fretta perché mercoledì è fissata l’udienza al Tribunale fallimentare. Ma le posizioni restano ancora distanti. L’Azienda deve rispettare il piano di risanamento presentato in Procura, intende adempiere agli impegni assunti in Tribunale, impegni che consentiranno ad Atam di camminare sulle proprie gambe, di avere un futuro solido. Giorni di febbrile trattativa si stanno vivendo in Azienda dove i tempi sono scanditi dagli incontri, in cui le sigle sindacali cercano di trovare la soluzione affinché nessuno rimanga senza stipendio e senza lavoro. Fino a notte si è discusso anche ieri ma il punto d’incontro non è arrivato e se non devesse maturare entro lunedì si dovrà per forza di cose procedere ai licenziamenti. Un passaggio che si è cercato di scongiurare ma al momento senza successo. Per ridurre la pianta organica l’Azienda pare abbia pensato innanzi tutto ad accompagnare al traguardo della pensione i dipendenti più vicini per età anagrafica e anzianità di servizio. Ma questa operazione non basta per raggiungere l’obiettivo così si stanno passando al vaglio tutti gli strumenti utili capaci (il contratto di solidarietà a percentuali basse) di traghettare l’Azienda verso porti sicuri. L’istanza di fallimento avanzata dalla Procura non lascia molte alternative. Il percorso di risanamento imposto dalla Procura è passato da diversi step, che hanno fatto emergere il grado di credibilità del management aziendale. Tutte le “caselle” stanno andando al loro posto. Ieri mattina l’amministratore unico dell’Azienda, Antonino Gatto è stato a Catanzaro per verificare l’iter della transazione, la bozza dell’atto è quasi pronta, c’è solo da limare qualche dettaglio. E anche al Comune si sta lavorando per ultimare la documentazione rispetto al conferimento degli immobili con cui l’Ente proprietario dell’Azienda provvede alla ricapitalizzazione di un capitale che era stato eroso nel corso degli anni dai ritardi degli enti locali e da scelte che si sono rivelate fallimentari per l’Azienda di trasporto pubblico. Le perizie delle strutture del Botteghelle e via Foro Boario sono quasi ultimate. Adesso serve un ultimo sforzo per evitare i licenziamenti e salvare l’Azienda.

Eleonora Delfino

Fonte gazzettadelsud

 

Roma: Basf scattano i licenziamenti, 60 famiglie in mezzo ad una strada

Una sessantina di persone prossime al licenziamento. La riorganizzazione aziendale annunciata nelle scorse settimane dalla Basf si trasformerà a breve in “dramma sociale” per alcuni dei lavoratori dell’impianto di via di Salone. Una situazione annunciata nel corso di un’intervista a RomaToday da Roberto Spaggiari, direttore della Divisione Catalizzatori. Di fatto è stato proprio il nostro giornale la fonte da cui i dipendenti hanno appreso la notizia. Ed ora i sindacati provano a reagire e soprattutto a chiedere risposte. E’ la Femca Cisl la prima sigla a muoversi. Lo farà domani con uno sciopero che porterà i lavoratori in piazza, proprio sotto lo stabilimento chimico tra Settecamini e Ponte di Nona. Sono durissime le parole usate da Giuseppe Mandato, segretario generale della Femca Cisl di Roma: “Come si può decidere 60 licenziamenti, mettendo 60 famiglie in mezzo ad una strada, e comunicarlo con leggerezza e soavità in una intervista rilasciata ad un giornale? Noi siamo sconvolti ed esterrefatti, così siamo nel Far West non nella Capitale d’Italia”.
“Purtroppo, contrariamente a quanto deciso fino ad oggi con le Organizzazioni Sindacali e con i suoi dipendenti”, spiegano dal sindacato, “la Basf ha dichiarato la soppressione di 60 posti di lavoro per effetto della chiusura di 3 reparti di produzione, conseguente alla decisione di delocalizzare alcune linee produttive. Una decisione gravissima che noi sindacati abbiamo appreso dalle dichiarazioni rilasciate alla stampa dalla direzione aziendale e che scaturisce da mere motivazioni economiche e di business, non tenendo in alcun conto il dramma che questo significa per le 60 famiglie coinvolte dal licenziamento”.

Leggi tutto su romatoday.it

 

Pomezia, 56 licenziamenti e 95 cassaintegrati alla Ica Foods-Crik Crok

Nella tarda serata di ieri si è conclusa la procedura per 56 licenziamenti della Ica Foods International Srl, società cessionaria neo costituita dalla cedente Ica Foods Spa, proprietaria del noto stabilimento di produzione delle patatine a marchio Crik Crok.
“Come è noto – ha dichiarato il Segretario Generale della Flai Cgil Roma Sud Pomezia Castelli, Gianfranco Moranti – la Ica Foods Spa ha chiesto un concordato preventivo presso il tribunale fallimentare di Velletri affittando beni, impianti e dipendenti alla neo Srl per 3 anni. Ci sono stati 75 giorni di intense trattative, svoltesi in Regione Lazio e presso il Ministero dello Sviluppo economico, volte a trovare soluzioni che garantissero la prosecuzione dell’attività produttiva e il mantenimento dell’occupazione. Dopo un lungo braccio di ferro tra proprietà e Sindacati che aveva visto anche uno sciopero nel luglio scorso, si è siglato l’accordo sindacale in Regione Lazio che scongiura almeno per un anno i licenziamenti”.
“Infatti – prosegue Moranti – potranno accedere alla mobilità solamente coloro che non si opporranno, cioè i cosiddetti “volontari”, e non ci saranno licenziamenti unilaterali da parte dell’azienda. In quest’anno si impiegherà la Cassa Integrazione che vedrà coinvolti 95 dipendenti, 10 tra gli impiegati e 85 nell’area produttiva/magazzini. Purtroppo tra gli impiegati ci sono degli esuberi strutturali, perché la nuova organizzazione aziendale prevede la soppressione di alcune loro figure/mansioni. Abbiamo strappato all’azienda l’impegno di ricollocare tali figure in produzione. La società si è impegnata nel contempo a predisporre un piano di risanamento volto al riequilibrio dei fattori produttivi ed a un riposizionamento strategico sul mercato attraverso una intensificazione della politica commerciale diretta alla acquisizione di nuove commesse in particolare nei mercati esteri”.
“Sarà un anno difficile, di sacrifici per tutte le maestranze, -conclude il Segretario della Flai – nella speranza che il Tribunale di Velletri conceda il concordato in continuità alla Ica Foods Spa”.

Fonte ilcorrieredellacitta

 

Licenziamenti al Cara di Mineo, dimezzati i 390 lavoratori

Licenziamenti al Cara di Mineo. La direzione del centro richiedenti asilo piu’ grande d’Europa fa sapere che partiranno sin da domani le prime cinquanta lettere che riguardano il piano di preavviso di esubero per operatori di base del Centro di accoglienza richiedenti asilo di Mineo con l’obiettivo finale di ridurre del 50% gli attuali 390 lavoratori. “I migranti presenti nella struttura – spiega il direttore del Cara, Sebastiano Maccarrone – sono diminuiti della meta’: passando da 4.000 a 2.000, numero che continuera’ a scendere. Non possiamo mantenere gli stessi dipendenti per il doppio degli ospiti, dobbiamo purtroppo agire”.

Fonte cataniatoday

 

Maglie: Cercava da tempo un lavoro, 32enne si impicca nel bagno di casa

Probabilmente il suo problema più grande era il lavoro che non riusciva a trovare. Faceva infatti piccoli lavori saltuari il giovane 32enne che è stato trovato impiccato, nel bagno di casa, questa mattina a Maglie. A fare la tragica scoperta sono stati i familiari con i quali il giovane abitava alla periferia della città. Il ragazzo, che faceva l’operaio, era in cerca di un’occupazione più regolare. Sul posto sono intervenuti i carabinieri e i vigili del fuoco.

Fonte quotidianodipuglia

 

Aosta: Sfrattato, 67enne si suicida sparandosi alla tempia con una pistola sparachiodi

Voleva suicidarsi, e nel contempo far saltare in aria il palazzo dove viveva, oppure prima di morire ha voluto allestire una macabra messinscena come ‘ultimo saluto’? E’ un giallo, per ora, la morte dell’elettricista aostano Bruno Dal Bon, 67 anni, il cui cadavere è stato rinvenuto oggi pomeriggio, lunedì 28 settembre, vicino a un tavolo dal lavoro in un garage al numero civico 5 di via Monte Grivola.
Lui si è sparato a una tempia con una pistola sparachiodi e all’interno della sua abitazione, al piano sopra l’autorimessa, sono state trovate delle bombole del gas aperte e nascoste dentro dei sacchi, collegate con dei fili elettrici.
La Squadra mobile aostana, intervenuta sul posto insieme al 118 e ai Vigili del fuoco, sta compiendo una serie di accertamenti investigativi. In casa sono stati trovati dei biglietti scritti dall’elettricista, a conferma della tesi del suicidio. Secondo la polizia il suicidio potrebbe esser stato motivato da un’ingiunzione di sfratto che l’uomo aveva ricevuto nei giorni scorsi e che gli intimava di lasciare casa in breve tempo.
Inoltre, Bruno Dal Bon da alcuni mesi – sempre secondo quanto riferito dalla Questura – era apparso ‘agitato e spaventato’: vicino al corpo è stato trovato anche il ritaglio di un articolo di giornale su possibili infiltrazioni mafiose in Valle d’Aosta.
Per martedì 29 settembre è in programma l’esame del corpo da parte del medico legale. A coordinare le indagini è il pm Luca Ceccanti. Dal Bon aveva avvolto anche il proprio corpo con dei cavi elettrici e aveva sbarrato la porta del garage.

Fonte valledaostaglocal.it

 

Messina: Articolista precario si suicida facendo esplodere una bombola di gas. Muore anche la madre

L’esplosione improvvisa e assordante nel silenzio della notte, poi le fiamme, infine la tragedia. Due persone, madre e figlio di 90 e 53 anni, sono morte, nella notte tra ieri e oggi, a Messina. Secondo le prime ricostruzioni dei vigili del fuoco la causa della deflagrazione che ha distrutto l’abitazione nel villaggio denominato Santo, sarebbe una perdita di gas non casuale ma voluta. Sono state infatti trovate nella camera da letto tracce di una bombola di gas aperta. La casa però è dotata di metano. Motivo per cui in un primo momento i soccorritori hanno ipotizzato la presenza di una stufa che, però, non è stata trovata. Il figlio, mentre la madre era già a letto, avrebbe lasciato la bombola aperta e sarebbe andato a dormire. Ma la donna si sarebbe svegliata e avrebbe acceso la luce, provocando l’esplosione. È stato infatti il rogo a ucciderli. Buona parte dell’appartamento, così come il balcone esterno, sono stati distrutti; porte e le finestre sono volate vie. Alcuni detriti sono arrivati fino all’autostrada poco più a monte, nei pressi dello svincolo di Gazzi. Il boato è stato avvertito anche dalla sede dei vigili del fuoco, in via Salandra, un paio di chilometri più a valle rispetto al luogo della tragedia. Sono stati i vicini i primi a intervenire. Dopo l’esplosione hanno sentito per alcuni minuti le urla dell’anziana. Ma non c’è stato niente da fare: la casa era chiusa da una porta blindata che, seppur parzialmente distrutta, avrebbe impedito l’ingresso. Qualche residente ha tentato di entrare dal balcone ma è stato respinto dal fumo. Sono in corso le indagini per capire quale sia il motivo all’origine del possibile suicidio-omicidio. L’uomo è un articolista precario della Provincia di Messina. I suoi colleghi lo descrivono come una persona molto sensibile e allo stesso tempo disponibile. «Una volta si era scaricata la batteria dell’orologio di un collega e lui si è offerto di farglielo riparare – racconta un dipendente – dava l’idea di una grande fragilità». Figlio unico, viveva da sempre con la madre. I vicini raccontano di vederli sempre insieme, spesso a braccetto in strada. L’appartamento si trovava al secondo piano di una palazzina in via San Filippo. Non sembrerebbero esserci danni rilevanti alle abitazioni al piano terra e al primo piano. Sul posto, la polizia scientifica per effettuare i rilievi del caso, insieme a due squadre di pompieri che hanno messo in sicurezza l’edificio.

Fonte meridionews.it

 

Pesaro: Disoccupato 40enne arrestato, “Ho perso il lavoro, rubo per tirare avanti”.

Ladro per… necessità. Almeno così si è giustificato. Sì, perché quando un uomo di 40 anni è stato beccato dai carabinieri di Borgo Santa Maria, dopo la segnalazione di alcuni passanti che lo avevano notato aggirarsi con fare sospetto fra i capannoni della zona industriale, lui si è giustificato così: “Ho perso il lavoro, rubo per tirare avanti”.
I militari lo hanno beccato con le mani nella marmellata, dopo che aveva arraffato – cioè – trapani, seghe, cacciaviti professionali e quant’altro che, c’è da giurarci, avrebbe rivenduto per rimediare qualche soldo. Portato a Villa Fastiggi, nella casa circondariale, il giudice gli ha concesso i domiciliari, in attesa del processo per direttissima che verrà celebrato martedì prossimo.

Fonte pu24.it

 

Disoccupato 53enne in cerca di lavoro devasta uffici Asl di Chieti-Lanciano-Vasto

L’uomo, residente a Bucchianico, era rimasto senza lavoro e si era recato alla Asl di Chieti-Lanciano-Vasto , dopo che l’ex prefetto di Chieti Fulvio Rocco de Marinis aveva segnalato il suo caso alla direzione generale dell’azienda sanitaria con una lettera. Quando si è presentato negli uffici dell’Asl e non è stato ricevuto per un colloquio, ha dato in escandescenza danneggiando un pannello del controsoffitto dopo aver lanciato in aria una sedia di plastica, ha fatto cadere un armadietto metallico vuoto ed ha danneggiato parte di una fotocopiatrice. Il 53 enne fino a qualche anno fa allevava pollame ma che nel frattempo ha dovuto chiudere l’attività . L’uomo, una volta calmatosi, ha ammesso le proprie responsabilità ed ha raccontato le vicissitudini ed il difficile momento economico che sta attraversando. L’uomo è stato denunciato dalla Polizia per danneggiamento aggravato.

Fonte rete8.it

 

Bulgaria: Stop arrivi migranti, chiesa ortodossa contro il papa

Il governo di Sofia deve smettere di accogliere migranti in Bulgaria. È quanto si legge in una dichiarazione del Santo Sinodo della Chiesa ortodossa bulgara. «La Chiesa ortodossa prova compassione e chiede solidarietà per i profughi che ormai si trovano tra di noi ed hanno un vero, e non falso, bisogno delle nostre cure e del nostro appoggio materiale – si legge nella dichiarazione. Noi aiutiamo i profughi senza fare differenza per fede o nazionalità, ma riteniamo che il governo non debba in nessun modo accoglierne altri». Il Santo Sinodo ritiene inoltre che «chi ha creato il problema dei migranti dovrà anche risolverlo e non è giusto che il popolo ortodosso bulgaro paghi il prezzo rischiando così di perdere il proprio Stato cristiano». «Se quello di Sofia è il governo di uno Stato cristiano, dovrà nella maniera più categorica porre in seno a tutti gli organismi internazionali la questione di far cessare immediatamente le guerre nel Medio Oriente e nell’Africa Settentrionale e chiedere se non è in atto in quei paesi una persecuzione dei cristiani», si afferma ancora nella dichiarazione del Santo Sinodo.

Fonte Ansa

 

Migranti: False assunzioni per permessi di soggiorno, 27 denunce a Roma

Gli agenti della polizia, al termine di una complessa indagine durata oltre un anno, hanno denunciato 27 persone che, in concorso tra loro e con uso di atti falsi, hanno favorito la permanenza di cittadini extracomunitari sul nostro territorio. Agli immigrati sono state fornite false dichiarazioni di assunzione per ottenere il permesso di soggiorno. L’indagine è partita a marzo del 2014 nella Capitale, quando a seguito di una presentazione di una comunicazione di cessione fabbricato, fatta da un cittadino italiano, in favore di un cittadino straniero presso gli uffici del Commissariato Esquilino, gli agenti hanno eseguito un controllo presso l’indirizzo indicato ma non hanno trovato la persona ospitata. Già da un primo accertamento era emerso che a carico dello straniero era stata emessa una nota di rintraccio per non aver ottemperato a un invito a presentarsi alle forze dell’ordine. Continuando nell’accertamento, i poliziotti hanno ascoltato il proprietario dell’appartamento, G.L., il quale, dopo una breve resistenza, ha ammesso di aver ospitato la persona solo a titolo di cortesia e per favorire un suo conoscente. Lo stesso, incalzato dalle domande degli investigatori, ha poi aggiunto di non aver mai conosciuto lo straniero, che per altro non aveva mai usufruito dell’alloggio, e di aver accettato di presentare la richiesta di ospitalità solo per ricevere un compenso, circa 1000 euro. Denunciato in stato di libertà per aver favorito la permanenza del cittadino extracomunitario sul territorio, gli agenti hanno incrociato tutta un serie di informazioni per scoprire se dietro alla falsa dichiarazione appena scoperta potessi nascondersi una più ampia organizzazione criminale.Nel corso dell’attività infatti, sono state rintracciate altre persone coinvolte che hanno affermato di aver avuto contatti con intermediari stranieri, con G.L., dipendente presso una ditta di trasporti, e alcuni suoi colleghi di lavoro. Erano proprio loro che durante lo svolgimento del loro mestiere, venivano a conoscenza di persone extracomunitarie che avevano bisogno di dichiarazioni di assunzione per l’ottenimento del permesso di soggiorno e le contattavano. In particolare, nella zona dell’Esquilino, è stata individuata un’agenzia di mediazione, attualmente chiusa, specializzata nella trattazione delle pratiche di rinnovo e rilascio del soggiorno, dove erano state elaborate la maggior parte delle istanze illecite, sul cui proprietario sono ancora in corso accertamenti. Ascoltati anche i colleghi di G.L., gli stessi hanno riferito che per ogni pratica di assunzione compilata e firmata, avrebbero ricevuto un compenso 2.500 euro. Tra le persone indagate è stato individuato anche un cittadino del Bangladesh, che si è accertato fungesse da mediatore tra gli stranieri da regolarizzare, i datori di lavoro, e coloro che con dichiarazioni mendaci ospitavano sedicenti extracomunitari.

Fonte Adnkronos

 

Lavoro: Per il 90% dei giovani italiani inevitabile andare all’estero

Il dato è di quelli che fanno riflettere perché certifica un orientamento talmente diffuso da far credere che in troppi, ormai, considerano l’Italia un Paese “perduto”. Almeno dal punto di vista lavorativo che, per i nostri giovani, rappresenta un’assoluta priorità. Di cosa stiamo parlando? Del rapporto – realizzato dall’istituto Giuseppe Toniolo, in collaborazione con l’Università Cattolica – che documenta come il 90% dei giovani italiani, di età compresa tra i 18 e i 32 anni, ritenga pressoché inevitabile andare all’estero per trovare un lavoro adeguato alla sua formazione o confacente alle sue aspirazioni. Una percentuale altissima, che fa il paio con il 70% degli intervistati che ha dichiarato di considerare l’Italia un Paese che offre troppe poche opportunità a chi si affaccia al mercato occupazionale, a differenza di altri Paesi sviluppati che sembrano, invece, investire molto sul lavoro delle nuove generazioni. Da qui la scelta, inevitabile in molti casi, di puntare sulla mobilità: l’83,4% dei giovani interpellati ha, infatti, dichiarato di essere disponibile a cambiare stabilmente città per un impiego e, tra questi, il 61,1% crede che il biglietto vada staccato per un Paese straniero. Di più: stando a quanto documentato dal Rapporto Giovani, il 33,3% del campione (praticamente un under 33 su tre) sta pensando di lasciare l’Italia entro il 2016.
Sì, ma per andare dove? Le mete preferite, indicate dal 54,8% degli intervistati, sono l’Australia, l’America e il Regno Unito dove i giovani italiani sperano di trovare lavoro grazie all’inglese che hanno imparato a scuola. A seguire la Germania di Frau Merkel, percepito come uno Stato solido e che punta molto sui giovani, e altri Paesi come il Canada, la Francia, l’Austria, la Svizzera e il Belgio. Solo l’1,5% del campione ha, invece, indicato la Spagna che, pur rimanendo un Paese altamente “attrattivo” (per via, anche, di una cultura che lo rende vicino all’Italia), ha un tasso di disoccupazione talmente alto da scoraggiare chiunque.
“La migrazione italiana, negli ultimi anni, è decisamente cambiata – ha spiegato Alessandro Rosina, tra i curatori del Rapporto –Non si tratta più di connazionali che prendono il treno un po’ spaesati e con al braccio valigie di cartone, ma di giovani dinamici, intraprendenti, affamati di nuove opportunità e con un tablet pieno di appunti su progetti e sogni da realizzare. I motivi sono vari. Da un lato – ha osservato Rosina – la generazione dei Millennial considera del tutto naturale muoversi senza confini. Sono sempre più consapevoli che la mobilità internazionale è, di per sé, positiva perché consente di aprirsi al mondo, conoscere diverse culture, arricchire il proprio bagaglio di esperienze, ampliare la rete di relazioni. Dall’altro lato, il sempre più ampio divario tra condizioni lavorative delle nuove generazioni e possibilità di valorizzazione del capitale umano in Italia rispetto agli altri Paesi avanzati e in maggiore crescita, porta sempre più giovani a lasciare il Paese non solo per scelta, ma anche – ha precisato il curatore dello studio – per non rassegnarsi a rimanere a lungo disoccupati o a fare un lavoro sotto inquadrato e sottopagato”.

Fonte news.biancolavoro.it