I Pentiti Pullulano…Prodi

I Pentiti del disastro dell’euro come Prodi pullulano, altro che i Greci sono corrotti e spreconi, hanno imbrogliato.

 

prodi e grecia_fronte popolare

di Vittorio Boschelli

La Grecia come L’Italia, sono state “costrette” a falsificare i bilanci per entrare nell’euro, perchè serviva a Germania e Francia, per impedire che l’euro fosse ancora più forte di quello che già era stato stabilito allora.

Quindi gli servivano Stati con una moneta debole, come il pane, pur sapendo che non avrebbero retto con una moneta sopravvalutata rispetto alle loro economie reali, ma a Germania e Francia, questo non fregava assolutamente nulla, tanto l’obiettivo non era l’unione europea come vi hanno fatto credere e tutt’oggi vi fanno credere, ma la conquista degli stati e nazionali più deboli, pesce grande (non per dimensioni) mangia pesce piccolo.

Prodi confessa con una certa spudoratezza la falsificazione dei bilanci Greci fatti fare da Tedeschi e Francesi, omette la falsificazione ad opera sua, di quelli Italiani… ma c’è ancora tempo, noi aspettiamo la magistratura.

Ecco dove sta la vera corruzione, altro che ruberie, che certamente ci sono e sono un problema da risolvere, ma paragonabile alle scelte politiche corrotte, sono quisquilie, le SCELTE POLITICHE DISTRUGGONO INTERI POPOLI, dopo averli affamati, le ruberie arricchiscono al massimo qualcuno.

Nella confessione parziale (non dice cosa gli ha fruttato il suo silenzio) di Romano Prodi ci sono tutti gli estremi, come sosteniamo noi da tempo, per incriminarli tutti i politicanti italiani, greci, ecc, per alto tradimento, verso il popolo Greco e di tutti i paesi dell’unione europea.

In molti articoli avevamo riportato le “confessioni” di Prodi fatte dal 2003 in poi, eppure c’è qualche buontempone che ancora oggi ha il coraggio barbaro da indicarlo come degno da fare addirittura il Presidente della Repubblica o l’emissario pacere estero, roba da matti, che dimostra quanto poco si è capito di quello che è successo dall’entrata nell’euro e le gravi conseguenze per noi popolo a vantaggio di pochi BIG, che vi mentono ogni giorno, attraverso i loro giornali e anche sul web.

Giusto per rinfrescare la memoria a Piddini e Grillini e per non dimenticare, confusi dal bombardamento mediatico che addossa la colpa a “cattivi” greci e italiani intesi come popolo, quando in realtà sono vittime di politicanti senza scrupoli.

Ricordiamo la famosa intervista rilasciata da Prodi nel 2003 sul quotidiano tedesco Tages Spiegel, riportata da noi più volte, non a caso siamo da sempre Anti-Euro e contro tutti i politicanti alla Prodi che sapevano tutto.

Tra le tante domande, il quotidiano Tedesco chiede a Prodi se l’ingresso della Grecia nell’euro è stato un errore clamoroso.
La sua risposta è stata a dir poco sconvolgente…non per noi.

“Non parlerei di un errore: solamente e’ stato fatale non avere alcun controllo sul budget a disposizione. Questo controllo era presente prima dell’euro ma poi? Italia, Germania e Francia hanno voluto cosi’ quella volta. Io provai in tutti i modi a chiedere controlli intensificati sui bilanci ma Schroeder e Chirac mi hanno severamente detto che dovevo tacere”, conclude l’ex premier.

Nonostante lo dicevano nel 2003 loro e non noi, ancora c’è gente che sogna ad occhi aperti e si fa imbambolare da politicanti che li hanno distrutti come Prodi e Company, aspettiamo il risveglio dopo il valium Renzi o Grillo.

La Bibbia Di Noi Anti Euro

Dopo il Vangelo ecco la Bibbia di Noi Anti Euro

 

la bibbia degli anti euro_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

Dopo quello che io considero il “vangelo” degli anti euro veri e non quelli della domenica, cioè “Il Romanzo di Centro e di Periferia” di Alberto Bagnai, oggi vi posto quella che considero la Bibbia di noi anti euro, ma che dovrebbe essere la Bibbia di tutti gli Italiani, come quella vera per i Cattolici, e di conseguenza dovremmo essere tutti Anti-Euro e Anti-Liberisti.

Leggendo il lavoro pubblicato nel 2012 dal Dottorato di ricerca Università di Roma Tre, si capisce il perchè noi del Fronte ribadiamo spesso che “un liberista non potrà mai fare quello che al popolo serve e di conseguenza non potrà mai essere anti euro” se non a chiacchiere o per lucrare sulla vostra buona fede, spero che quelli del “referendum” grillini e piddini liberisti “de destra” e “de sinistra”, questa volta recepiscano il messaggio.

Spero che questo articolo serva a non scrivermi queste stronzate, sotto i miei articoli (non ho il tempo per le stronzate…preferisco impiegarlo alla lettura) “leggi questo, lui ne parlava già…”, “non è vero che siamo stati complici”, “la colpa è della corruzione, cosa centra l’euro”, “la colpa è del debito pubblico, senza euro eravamo falliti” “noi faremo il referendum è giusto che decida il popolo”, “noi stampiamo moneta e rimaniamo nell’unione”, “nella democrazia diretta non decide il capo ma noi”, “ma tu vuoi ergere i muri e tornare al 1930″, “bisogna cambiare questa unione”, “la soluzione è il più europa” ecc,ecc,ecc,ecc.

C’è solo un piccolo problemino, quando decide la base ingozzata di notizie errate e unilaterali come in una setta, poi succede che voti Prodi come possibile Presidente e per uno che si dichiara OGGI anti euro (forse) e minimamente inconciliabile…per non dire altro, infatti forte di questo (diciamo consenso) il Matteo del Governo…lo nomina mediatore internazionale a proposito della spinosa l’ISIS, la politica è una cosa seria se fatta come si dovrebbe e non è facile come sembra, è fatta di SCELTE CONSAPEVOLI, altrimenti si fanno disastri enormi.

Leggendo i luoghi comuni impartiti dal sistema si capisce il perchè del mio, sono TUTTI COLPEVOLI O COMPLICI (esclusi i pochi che si sono opposti con forza), il mio tutti, non è “fascista” come qualche stupido crede e non è neppure qualunquismo, semplicemente perchè quello che state vivendo, (compreso me) non è una calamità naturale improvvisa, ma un processo iniziato nei primi anni 70, fino ad allora i ruoli dello Stato, della Politica, dell’Economia e della Finanza erano in linea gerarchica compatibili con la Sovranità Nazionale, la Costituzione Italiana e la Giustizia Sociale accettabile.

Con il processo dell’euro e dell’unione europea (iniziato nel 1973 quindi sapevano tutti, ed ecco il perchè deve decidere il popolo mi fa ancora più incaz…) a matrice Liberista e non più Keynesiana, si sono sovvertiti gerarchie e costituzione.

Quindi, leggete questo lavoro (Bibbia), vi servirà non solo a capire cosa in sostanza è successo, dove l’euro è solo l’arma di queste SCELTE (altro che gli spiccioli degli stipendi), ma vi servirà anche a capire quando vi presenteranno un programma, (ammesso che ne abbiano uno), quelli che chiamo gli Anti Euro della domenica al posto dei soliti puntini roboanti, slogan e luoghi comuni, magari scritti bene e di moda.

Magari la Vergine riuscite ad intravederla sulla Bandiera Italiana simbolo della vostra Patria.

 

Quelle liberalizzazioni incostituzionali

Lorenzo Dorato 11-09-2012

Gli obiettivi di liberalizzazione dei mercati (e in subordine logico quelli di privatizzazione)– definiti a partire dalle direttive dell’Unione europea della fine degli anni ‘80, principio anni ‘90 – si sono imposti come preminenti rispetto ad altri obiettivi di politica industriale ad essi divenuti subordinati, a scapito così di quella flessibilità discrezionale e di quegli ampi margini di manovra che avevano caratterizzato l’approccio delle politiche pubbliche di intervento nei sistemi produttivi nel trentennio immediatamente successivo alla seconda guerra mondiale (e in parte già dagli anni ’30 del novecento).

Il paradigma liberista, posto come unica opzione possibile, ha eroso in maniera sistematica e progressiva i margini di flessibilità delle politiche industriali degli Stati nell’orientamento dei sistemi produttivi nazionali (erosione, va detto, avvenuta di fatto in forme asimmetriche tra paese e paese, segno di una chiara gerarchia nei rapporti di forza). Si è trattato di un vero e proprio sconvolgimento paradigmatico che ha radicalmente mutato il ruolo dello Stato nella sua capacità di intervento nelle dinamiche del sistema produttivo. Da uno Stato interventista, pensato come governatore dei processi economici a garanzia di obiettivi politici e sociali, si è giunti ad uno Stato regolatore del mercato e del libero gioco della concorrenza. La regolazione ha sostituito la programmazione. E così si è consumato un radicale contrasto tra la concezione di governo del sistema economico che emerge dal dettato costituzionale italiano e la concezione che invece prescrive la normativa comunitaria.

La Costituzione economica italiana e il rapporto tra Stato e sistema economico

Il testo costituzionale italiano, nella parte inerente ai rapporti economici, contiene tre preziosi articoli che definiscono i tratti essenziali del rapporto tra Stato e sistema economico-produttivo: gli articoli 41, 42 e 43.

L’articolo 41 è il più noto e forse il più significativo, specie per il suo terzo comma, che non a caso è da alcuni anni oggetto di attacco politico da parte dei governi (seppur a fini probabilmente più simbolici che pratici). Tale terzo comma recita: “La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”. Questa breve proposizione fu il risultato di un compromesso assai sofferto all’interno dell’assemblea costituente e rispecchia in maniera chiara l’insieme delle componenti culturali e ideologiche maggioritarie nell’immediato dopoguerra italiano: le componenti socialiste e comuniste e il cattolicesimo sociale rappresentato da una parte della democrazia cristiana. La traduzione sostanziale di questo terzo comma è stata la politica economica e industriale adottata dall’Italia dagli anni cinquanta alla fine degli anni settanta del secolo scorso, imperniata sul concetto cardine di programmazione economica.

A ben vedere nella Costituzione italiana non appare mai il termine “concorrenza”. La concorrenza e il libero mercato non vengono cioè trattati come valori in sé da difendere, essendo considerate implicitamente null’altro che modalità specifiche (e non univoche) di funzionamento di un sistema economico. Al contrario si fa esplicito richiamo al termine “programmazione” che, unito al riferimento al “coordinamento a fini sociali” descrive in maniera chiara l’ispirazione sostanziale della politica economica nazionale nel primo trentennio post-bellico. Tale programmazione, stando al dettato costituzionale poteva avvenire anche attraverso la limitazione o l’eliminazione della libera concorrenza affidando ad esempio (Art. 42 e 43 Cost.) l’esclusiva della produzione, in determinati ambiti del sistema economico, allo Stato (monopolio pubblico legale).

Nella sostanza, la struttura consolidata nel periodo ‘50-‘80 del capitalismo italiano era tale che la libera concorrenza riceveva quattro forme di limitazione forte:

1- una limitazione esterna dovuta al fatto che l’economia nazionale era un’economia parzialmente chiusa con limiti alla libera circolazione dei capitali e delle merci;

2- una restrizione interna della concorrenza legata a vincoli normativi piuttosto intensi ricadenti su diverse attività economiche: limiti spaziali e numerici all’apertura di esercizi; obblighi di servizio pubblico; minimi e massimi tariffari; prezzi imposti; norme deontologiche per le professioni;

3- un’alterazione-attenuazione della concorrenza dovuta all’azione pubblica nel mercato a fini strategici e sociali tramite: sussidi di Stato; sistema delle partecipazioni statali; vincoli alle importazioni ed esportazioni; politiche di commesse pubbliche;

4- la vera e propria eliminazione della concorrenza tramite l’instaurazione di monopoli pubblici nei settori ritenuti particolarmente sensibili o strategici (imprese nazionalizzate e municipalizzate).

Laddove non eliminata (tramite il monopolio legale), la concorrenza nell’ordinamento economico italiano, agiva, quindi, per lo più come forza istituzionalmente limitata, proprio al fine di evitare alcuni fenomeni ritenuti indesiderabili quali: l’eccessiva concentrazione del capitale (favorita proprio dall’azione della competizione libera); la perdita di professionalizzazione dei mestieri; determinate forme di destabilizzazione del sistema economico; la denazionalizzazione del capitale. Più che una forza da incentivare, la libera concorrenza veniva quindi intesa dal legislatore e dalla cultura politica egemone al tempo come una forza potenzialmente destabilizzante, fonte di squilibri e disuguaglianze che andava in ogni caso, se non corretta, comunque incanalata in un’ottica di programmazione economica ispirata a fini generali.

Fondamenti normativi del processo di liberalizzazione

Questa logica viene poco a poco stravolta tra gli anni 80 e il principio degli anni 90 sulla scorta dei mutamenti legislativi avviati dalla comunità europea. I fondamenti normativi del processo di apertura al libero mercato nella normativa comunitaria, vanno rintracciati su due livelli: un livello che impone la liberalizzazione verso l’esterno (tra le diverse economie nazionali dell’UE) e un livello che monitora e indirettamente impone una liberalizzazione all’interno dei paesi. I due livelli sono profondamente intrecciati poiché i provvedimenti interni trovano un senso proprio nella misura in cui restrizioni normative della concorrenza interne all’economia nazionale hanno immediate conseguenze sulla libera circolazione di merci e capitali da un paese ad un altro e violano pertanto i trattati comunitari.

Il primo passo deciso verso la piena liberalizzazione dei mercati verso l’esterno è avvenuto con l’Atto Unico del 1987 basato sul libro bianco del 1985 per il completamente del mercato unico. Si tratta di un passaggio decisivo che segna la definitiva transizione da una strategia di integrazione dei mercati positiva ad una strategia negativa. Nella prima, la creazione di un mercato unificato avviene sulla base dell’armonizzazione delle legislazioni nazionali, al fine di creare regole comuni entro cui far operare la concorrenza. Nella seconda l’ordine logico si inverte poiché prioritario su tutto diventa la rimozione di ogni barriera alla concorrenza e l’armonizzazione legislativa diviene una chimera successiva (mai realizzata in oltre vent’anni).

L’Atto unico pone le basi per la vigenza del “principio del paese di origine”, per cui ogni bene e servizio prodotto nelle diverse nazioni dell’UE deve assumere un passaporto europeo, ovvero essere ammesso nei mercati degli altri paesi membri indipendentemente dalle norme legislative e salariali del paese produttore. Il che significa automaticamente concorrenza a ribasso tra paesi sulle norme fiscali e quelle concernenti il diritto del lavoro per far fronte alla concorrenza nella vendita dei prodotti. Dall’idea di una concorrenza tra imprese in un unico mercato unificato dalla stessa legislazione si passa alla pratica di una concorrenza tra paesi sulla deregolamentazione sociale e fiscale in uno spazio eterogeneo liberalizzato. E’ il primo passo per un mutamento radicale del concetto applicato di libera concorrenza.

L’Atto unico definisce anche i termini di una liberalizzazione dei movimenti di capitale, fino a quel momento vincolati a restrizioni delle legislazioni nazionali. L’iter legislativo di questo processo fondamentale è stato il seguente [1]:

– nel 1988 fu delineata la direttiva sulla completa liberalizzazione del mercato dei capitali (Direttiva 88/361/CEE) che prevedeva la completa liberalizzazione dei movimenti di capitale entro il 1990;

– nel 1989 fu approvata la Seconda direttiva 89/646/CEE relativa al coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative riguardanti l’accesso all’attività degli enti creditizi, creando il cosiddetto passaporto Europeo per le banche;

– il trattato di Masstricht del 1992 abolì la clausola prevista dall’atto unico europeo che vincolava la libertà dei movimenti di capitale all’appropriato funzionamento del mercato unico. Richiamò inoltre l’urgenza della definitiva abolizione di ogni restrizione ai movimenti di capitale tra gli Stati Membri nonché tra gli Stati Membri e i paesi terzi;

– il Piano d’Azione per i Servizi Finanziari adottato nel 1999 previde 40 misure per accelerare l’apertura incondizionata dei mercati finanziari entro il 2005, poi adottate per la maggior parte.

Ulteriore passo rilevante in direzione della completa liberalizzazione verso l’esterno è stato sancito dalla famosa direttiva “Bolkenstein” (approvata nel Dicembre 2006 dopo alcune importanti modifiche al testo iniziale) relativa alla liberalizzazione dei servizi, la cui sostanza era affermare la piena libertà di stabilimento, nonché la libera circolazione dei servizi.

La liberalizzazione all’interno è stata invece favorita dalle istituzioni europee tramite direttive ad hoc per ciascun singolo settore un tempo protetto e soggetto a esplicite restrizioni normative della concorrenza. E’avvenuto (e sta avvenendo) in particolare per i cosiddetti servizi di pubblica utilità caratterizzati dalla presenza di monopoli pubblici verticalmente integrati (telecomunicazioni, trasporti, energia, servizi idrici, poste). Ma è avvenuto anche per tanti servizi un tempo monopolio di Stato, come ad esempio il collocamento del lavoro (con la nascita delle agenzie private interinali). In questo caso specifiche direttive hanno imposto la liberalizzazione unita spesso alla disintegrazione verticale e-o orizzontale delle imprese pubbliche ex monopoliste e alla privatizzazione totale o parziale delle stesse.

Alle direttive settoriali si aggiunge poi uno dei cardini delle politiche comunitarie: la politica per la concorrenza che vigila in tema di aiuti di Stato, concentrazioni, abuso di posizione dominante, intese, fusioni coronata, al principio degli anni ’90 in Italia (così come in molti altri paesi europei) dalla nascita dell’autorità garante per la concorrenza e il mercato (cui segue la successiva nascita di autorità settoriali), una vera e propria magistratura tecnica dei mercati posta al di là della discrezionalità politica.

La politica per la concorrenza comunitaria, che sanziona ogni distorsione della libera concorrenza anche di tipo normativo-istituzionale interviene laddove i limiti alla concorrenza pregiudichino la libera circolazione di merci e capitali tra paesi membri e si rivolge in esclusiva a quei settori considerati di “rilevanza economica”. Tale categoria è però nel tempo andata assumendo connotati sempre più ampi includendo poco a poco settori tradizionalmente estranei a tale definizione (come una parte dei pilastri dello Stato sociale novecentesco: sanità, pensioni, istruzione). Afferma la stessa Commissione: “un crescente numero di attività un tempo erogate come servizi sociali ricadono oggi nella sfera delle norme della Commissione Europea nella misura in cui sono considerati servizi di natura economica”[2]. Il ragionamento di fondo è il seguente: soltanto i servizi di rilevanza economica rientrano nella sfera delle politiche di concorrenza della Commissione, ma praticamente tutti i servizi sono di rilevanza economica.

Si è così configurata una situazione per cui l’intervento attivo e “distorsivo” (nel linguaggio egemone) dello Stato nel sistema economico-produttivo (fuori dalla logica concorrenziale di mercato) è divenuto del tutto residuale e limitato a quei settori che la Commissione ancora giudica di non rilevanza economica. In tutti gli altri casi è semplicemente classificato come anticoncorrenziale e pertanto sanzionabile. Allo stesso modo vengono giudicate lesive della libera circolazione dei capitali tutte quelle norme di limitazione della libera concorrenza esistenti nei mercati privati protetti e fortemente regolamentati.

I percorsi di liberalizzazione interna approvati dai diversi governi dalla seconda metà degli anni ‘90 in poi fino ad oggi, si sono così indirizzati a due vaste aree di intervento: i settori gestiti dai vecchi monopoli pubblici (servizi di pubblica utilità in primis) e i settori privati regolamentati in senso limitativo della libera concorrenza (professioni e mestieri, esercizi commerciali, taxi etc etc).

Liberalizzazioni e privatizzazioni

Occorre inoltre richiamare brevemente il nesso inscindibile tra politiche di liberalizzazione e privatizzazioni. La liberalizzazione è, infatti, strettamente connessa con la privatizzazione sostanziale (prima ancora della privatizzazione formale), poiché impone all’operatore pubblico di comportarsi alla stregua di un operatore privato. Operare senza il perseguimento del profitto (la remunerazione normale del capitale) è, infatti, considerato già di per sé un atto non concorrenziale contrario alle politiche di liberalizzazione. Così come è anticoncorrenziale, a fortiori, ogni altra pratica tipica dell’operatore pubblico: la sussidiazione incrociata, la vendita sottocosto etc etc. Le liberalizzazioni indirizzate allo scardinamento dei monopoli pubblici sono quindi automaticamente privatizzazioni sostanziali (che storicamente sono poi spesso evolute in privatizzazioni anche formali). L’apparente neutralità della legislazione comunitaria per il profilo proprietario delle imprese è quindi solo apparente, dal momento che il rigido orientamento pro-liberalizzazioni impone di fatto il depotenziamento delle prerogative di un’impresa pubblica.

Conclusioni

In definitiva, risulta chiaro che, entro la cornice giuridica e istituzionale dell’Unione europea è divenuto impossibile per gli Stati esercitare la propria sovranità discrezionale sulla politica industriale. Il loro ruolo è infatti ridotto a quello di garanti del buon funzionamento della concorrenza sul mercato, cui si aggiunge un residuale Stato minimo assistenziale di cornice. Inoltre se un tempo le funzioni pubbliche assistenziali e quelle imprenditoriali-commerciali venivano spesso esercitate in forma integrata da parte dello Stato (facendo uso del sistema dei sussidi incrociati a fini sociali), prevale sempre più l’orientamento per cui i servizi universali (ridotti al lumicino) debbano essere scissi da quelli potenzialmente remunerativi, proprio per poter cedere questi ultimi al libero mercato e lasciare i primi in mano pubblica.

Si tratta, senza dubbio, di un quadro totalmente stravolto rispetto a quello vigente fino a venticinque-trenta anni fa. Un quadro che confligge in maniera stridente con il testo e lo spirito della Costituzione economica italiana e che da tempo, assieme agli altri quattro pilastri della politica economica sopra citati, avrebbe dovuto porre all’attenzione delle istituzioni un serio problema di conflitti tra due fonti normative primarie: da un lato i trattati europei di ispirazioni univocamente e rigidamente liberista, dall’altro la Costituzione italiana esplicitamente sensibile alla centralità della programmazione e, in ogni caso, assai più elastica ed aperta a molteplici soluzioni di politica economica e industriale.

Dal momento che una fonte sembra prevaricare reciprocamente l’altra senza possibilità di conciliazione si impone una riflessione radicale su quale delle due fonti debba divenire esplicitamente egemone. Nella realtà la soluzione implicita è stata la neutralizzazione della sostanza della Costituzione economica italiana a favore di un’acritica adesione ai trattati comunitari, ma non è affatto detto che tale soluzione sia unica ed irreversibile.

 

 

 

I Candidati a Presidente del M5S

I candidati a presidente del M5S sono tutti euristi doc.

 

 

i candidati a presidente del m5s_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

Siete stati abituati per troppi decenni all’incoerenza politica, a tal punto che tutto è normale, lecito e etico, quindi le parole non coincidono mai con i fatti.

Il M5S come ho sempre sostenuto è figlio di questa società malata, incoerente, affarista, oppurtunista, menzognera, dove l’etica e la coerenza sono in via di estinzione.

Incoronati come gli anti-euro dai media di regime (mai da noi), all’ennesima prova dei fatti e non delle chiacchiere (faremo il referendum), ecco che per il nuovo presidente della repubblica approntano una lista di personalità, alcune rispettabili altre uno scandalo (vedi Prodi e Bersani), tutte rigorosamente EURISTE, alla faccia dell’anti-euro.

Ma il movimento 5 stelle non è nuovo a queste incongruenze, anzi è la contraddizione e la menzogna in persona, come abbiamo dimostrato in questi anni con decine di articoli, su questo sito, la penultima fatta, quella che Rodotà ha definito “la legge bavaglio”, votata da tutti in parlamento compresi i grillini, per non parlare dell’abolizione del reato di clandestinità ottenuto con il loro determinante voto.

Ricordate quante ne hanno detto contro quella che chiamavano la casta? Oggi sono pronti non solo ad andargli in soccorso per la loro sopravvivenza, ma addirittura Di Battista lancia Bersani alla Presidenza, altri Prodi, ecc.

Trovo questo di uno squallore disarmante, mi chiedo come faccia questa gente a riscuotere consensi, come il popolo non si accorga dell’abisso che c’è tra le parole, gli slogan e i fatti, mi chiedo fino a quando durerà tutto questo squallore, quando verranno premiate le persone che ritengono vitale un cambio di mentalità nelle persone e nella politica, dove le parole precedano i fatti, dove l’etica e la coerenza siano imprescindibili, dove la politica sia una cosa seria e non un  mezzo per prendere per i fondelli la gente.

Non mi meraviglio delle SCELTE o NON SCELTE del M5S, siamo stati i primi a sputtanarli come coloro che hanno dato il tempo al sistema di portare avanti la dittatura eurista e siamo stati anche i primi a sostenere che la loro nascita non era anti sistema ma a sostegno del centrosinistra, rivelandosi quando il PD sarebbe entrato in crisi profonda, tenendo nel frattempo attaccati alla speranza e quindi buoni, tanti italiani che con il precipitare delle cose si sarebbero riversati a destra, magari verso chi anti euro e anti sistema lo è realmente e della prima ora, con conseguenze per tutti loro del partito unico dell’euro poco simpatiche.

Ritornando al presidente, domani si inizia, sembra che Amato sia troppo scandaloso agli occhi del popolo, quindi devono trovare una figura che faccia meno senso, sempre con la stessa caratteristica EURISTA DOC, credo che la faccia d’angelo di Pierferdi…vi faccia meno senso…per noi solo rabbia e incredulità, vista la facilità con cui riescono ad imboccarvi quello che loro vogliono.

Riflessione per tutti…e VERGOGNA al M5S…non è mai abbastanza.

Il 2014 e L’Anno che Verrà…Buon Anno.

Il 2014 si è chiuso come avevamo previsto, augurandovi un Buon 2015…

 

buon 2015_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

E’ doveroso da parte mia e del Fronte Popolare, augurarvi un buon 2015, ci scuserete per l’eccesso di ottimismo e la frase di circostanza, visto quello che ci riserverà il 2015, tutt’altro che buono, per milioni d’italiani, il nostro cuore vi augura il meglio possibile in qualunque circostanza del momento, qualunque essa sia e sappiate che noi ci saremo sempre.

Il 2014 è trascorso secondo copione liberoeurista attraverso il partito unico dell’euro in parlamento, tranne qualche presa di posizione fuori tempo massimo, facilmente prevedibile (e prevista a suo tempo), per puri scopi elettorali, molto raffazzonata e contraddittoria nei fatti (in parlamento), nella speranza di salvare le loro poltrone, quando l’euro crollerà assieme alla nostra nazione depredata e umiliata (i carnefici diventeranno salvatori).

Purtroppo il Popolo ha la memoria corta ed è facilmente influenzabile, bastano 80 euri lordi che non servono a nulla (prelevati subito dopo con il moltiplicatore), se non ad aggravare ancora di più le cose, (come affermano i dati) ma il potere della propaganda è superiore a noi, nonostante i fatti, loro sono più bravi e uniti di noi popolo, bisogna solo prenderne atto, con tutta l’amarezza del caso per l’ennesimo anno perso.

Il 2014 è trascorso all’insegna della frase che ci faceva venire l’orticaria, mentre per altri era vitale e unica come l’orgasmo, la famosa “dobbiamo fare le riforme strutturali”, nonostante i nobel dell’economia, come Krugman, si spendevano a divulgare cosa fosse la “Trappola della Liquidità”, nulla da fare, se non riesce Krugman, figuriamoci noi del Fronte che speranza di successo potevamo avere, ma abbiamo continuato ad informare senza aspettarci nulla, a quanto pare sono richiesti cialtroni della politica e non Uomini liberi pensatori difficilmente corruttibili.

La forza che ci spinge ancora a lottare, oltre che ad un pizzico di follia, non è la riconoscenza per il lavoro fatto in questi anni (troppo bello per essere vero), ma la certezza che l’euro e questo sistema liberal-dittatoriale un giorno finirà, e con esso i politicanti che hanno mentito e si sono macchiati dell’infamia di alto tradimento, verso un popolo e una nazione.  

Io personalmente ho azzardato e ho sbagliato nella tempistica della fine, ma non mi sono sbagliato sul resto delle cose che lor signori politicanti avevano in programma, il 2014 è stata la dimostrazione più esaltante, da Letta a Renzi, non mi sono sbagliato di una virgola, mentre altri sognavano il miracolo che non potrà mai venire da lor signori.

Nel 2014 hanno sistemato i lavoratori privati (finito l’opera della Fornero e Sacconi), le partite IVA, malati, disoccupati, ecc, il Jobs Act ultimo candito sul panettone, offerto da Renzi e servito da Berlusca.

Abolito il reato di clandestinità passato con i voti del M5S di Grillo e depenalizzato tutti i reati contro la proprietà privata e la persona, giusto per aumentare il terrore che non è ancora abbastanza.

Il 2015 a mio modesto parere è ancora più preoccupante del 2014, questa fine d’anno ci ha regalato (si fa per dire), segnali molto preoccupanti, come al solito, oltre alle certezze di fallimento, derivate dalle scellerate SCELTE politiche, azzardo qualche cosa di più, nella speranza di sbagliare, almeno in questo caso.

Il voler sostenere una moneta e il liberismo, ormai falliti, a tutti i costi (pena le loro poltrone e quelle dei propri figli), per forza di cose si dovrà estendere il Jobs Art anche al pubblico impiego, per favorire licenziamenti (almeno un milione) e riduzione degli stipendi, dovranno mettere mano alle pensioni ancora una volta (135 miliardi di buco) e alla fine quando questo non servirà ad una mazza (si aggrava la domanda), dovranno effettuare un prelievo forzoso sui conti correnti, che io ipotizzo dal 20 al 30% (il 10% affermano loro, ma voi non dovete saperlo).

Dopo i logici COSTI DI SCELTE politiche scellerate al netto delle ruberie, di COLPEVOLI E COMPLICI che siedono in parlamento, e la messa in scena di un nuovo presidente della repubblica, naturalmente un EURISTA DOC come Re Giorgio, altrimenti il gioco si complica e non ci devono essere intralci per una legge elettorale maggioritaria e bipolare che li blindi da intrusi come potremmo essere noi o altri, si arriva al piatto forte, quello dettato dall’azzardo della mia fantasia.

Naturalmente dopo tutto questo ben di Dio, dettato dal patto del Nazareno, il popolo qualche gemito lo farà, anche se narcotizzato e loro ne sono consapevoli, ecco che c’è bisogno di confusione e aumentare la PAURA, parolina magica che condizione il mondo e le scelte del popolo.

A fine anno dopo lo scandalo romano “mafia capitale” i giornali titolavano “Cupola Nera” dove venivano coinvolti alcuni personaggi che hanno fatto parte della destra in passato e nel presente, il giorno dopo la “Cupola diventa Rossa”, si scopre che sono coinvolti personaggi di sinistra del passato e del presente, addirittura in alcuni filmati si vede l’allora presidente delle COOP e attuale ministro Poletti a chiedere corsia preferenziale per i pagamenti delle coop rosse, ma tutto tace di colpo per un po di giorni fino al rilancio, con l’operazione “Aquila Nera” che vede coinvolti alcuni personaggi di destra, a loro dire pericolosi terroristi in possesso di armi che progettavano attentati, contro politici e varie filiali di equitalia, addirittura con le persone all’interno, a mio parere un armata di pericolosi della tastiera, qualche giorno dopo il rilancio, attentato dei NO TAV sempre secondo loro, in una tratta ferroviaria.

Tutto questo in pochi giorni mi puzza e mi fa ritornare con la memoria al passato, dove certi pezzi dello stato, alimentavano il fuoco tra due fazioni denominate “Destra” e “Sinistra” per compiere atti indegni come le stragi, che giovavano attraverso la PAURA agli scopi sporchi del sistema, sacrificando innocenti del popolo senza nessuna colpa (cornuti e mazziati).

Non voglio angosciarvi ancora e mi prendo anche l’essere gufo, come dice il Curatore Fallimentare Renzi, non mi sottraggo neppure ad andare oltre, con qualche possibilità d’errore e spero con tutto il cuore di sbagliarmi questa volta, questo è il mio augurio e quello del Fronte per il 2015.

Buon Anno a Tutti Voi che ci avete aiutati anche in questo 2014 a diffondere la verità, contro il pensiero unico di un sistema folle.