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Il Reddito di Cittadinanza e i Paraculi del M5S

Il Reddito di cittadinanza e i paraculi Grillo e Casaleggio.

 

reddito di cittadinanza_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

Vi giuro che oggi non volevo infierire contro il M5S e i grillini, ma l’amico Mario…. (che ringrazio) mi ha postato un link che non conoscevo sula proposta di reddito di cittadinanza grillina.

Ci eravamo già espressi sul reddito di cittadinanza in abbondanza, come sul finanziamento pubblico ai partiti, come recita il nostro programma, assolutamente contrari nell’uso e nei modi come si elargiva prima, ma necessario per una buona politica e una democrazia sostanziale, accessibile e patrimonio di tutti, il modello privatistico americano e solo riservato al privilegio di ricconi fare politica,  non è certamente il nostro modello di democrazia.

Vedete la differenza tra noi e gli altri? Noi abbiamo avuto il coraggio di sostenere queste cose anche se impopolari già anni fa, il M5S che ha sempre sostenuto il contrario, leggete cosa infila assieme al reddito della Gleba.

Questa viene chiamata “onesta” e “coerenza”….mi chiedo cosa sia il contrario.

I paraculi e le menzogne hanno vita breve…ma ancora non viene recepito da molti grillini.

Dopo il casino credo che verrà corretta, dicendovi che è stata una svista (e voi ci crederete), ma se tutti stavamo muti, non credo…ecco la consapevolezza a cosa serve al contrario della cecità.

 

Tratto dal sito carmelodurante.com

Incredibile Scandalo a 5 Stelle: Leggi Cosa è Successo

 

Qualcuno mi dica che mi sto sbagliando, perché se così non fosse, saremmo davanti al più grande imbroglio ai danni del popolo italiano!!!

In questi giorni, avendo espresso numerose perplessità sulle parole di Luigi Di Maio sugli enti inutili, sono stato invitato a dare un parere sulla proposta di legge relativa al Reddito di Cittadinanza. Ho deciso così di spendere un paio di giorni per studiare la proposta. Salto – per ora – le considerazioni sui vari punti iniziali, che meritano di essere trattate a parte, e veniamo subito al sodo: l’articolo 20 relativo alle coperture.

All’inizio non riuscivo a crederci, ma ho cercato di leggere bene tutto fino in fondo e sembra proprio che con la scusa di destinare circa 60 milioni di euro una tantum alla manovra sul Reddito di Cittadinanza – che invece ha un costo stimato di 19 miliardi di euro l’anno – abbiano infilato furbescamente una riforma sul finanziamento pubblico ai partiti.

Così, come nel più sporco dei giochetti della vecchia politica, con quei trucchetti che hanno sempre criticato, prendono una legge che ha presa sui cittadini e dentro ci infilano qualcosa che conviene a loro.

Se andate all’articolo in questione, leggerete una introduzione in cui viene proposto di togliere i finanziamenti per l’esercizio attuale a tutti i partiti e movimenti politici. Intento nobile, ma è anche vero che “sono tutti generosi con i soldi degli altri“: infatti il M5S non aveva i requisiti per ottenere i 42mln che erano stati stanziati per il partito di Grillo e non ha presentato richiesta (spacciandola per “rinuncia”, ma questo è un altro discorso). E comunque la misura è una tantum, cioè vale per l’esercizio in corso ma non ha carattere definitivo. Quindi, se ipotizziamo di far partire il RdC ora, parliamo di circa 60 milioni di euro per i restanti tre anni di legislatura a fronte di una spesa di 60 miliardi, un assai misero un per mille, che diventerebbe zero nelle future legislature.

Ma il bello deve ancora arrivare, ed è nei successivi punti “a”, “b” e “c” del comma in questione. Vengono presentati come una accozzaglia di correzioni e abrogazioni che potrebbero far pensare che siano finalizzate a finanziare il Reddito di Cittadinanza, ma non è così. Riguardando tutti gli articoli citati e le correzioni o abrogazioni richieste, sapete quale riforma ha infilato il M5S dentro il Reddito di Cittadinanza?

Roba da non crederci, le richieste sono:

– abolizione del finanziamento pubblico ai partiti ma solo a livello regionale ed europeo. Resta in vigore il finanziamento pubblico e in particolare aumenta la percentuale dell’importo che deve essere destinato al partito, passando dal 90% al 95%.
– modifica della legge sul finanziamento pubblico ai partiti in modo tale da rimuovere il concetto di “aventi diritto“.

Cosa vuol dire tutto questo? Semplice: la legge prevede il finanziamento per tutte quelle formazioni a carattere politico – partiti e movimenti – che siano caratterizzate da uno statuto democratico. Il M5S non ha uno statuto democratico, ma ha un proprietario e pertanto non ha i requisiti per ottenere il finanziamento. Con queste modifiche, dunque, il M5S potrà ottenere la propria quota di finanziamento pubblico ai partiti senza dover modificare il proprio statuto, cioè senza che sia data la possibilità alla base di rimuovere il “padron Grillo” o di modificare lo Statuto.

Non solo: il finanziamento sarà attivo solo a livello nazionale e l’importo dovrà essere versato praticamente tutto nelle casse del partito – che, ricordiamolo, è gestito come proprietà privata e non come formazione democratica – quindi a Grillo e Casaleggio che potranno disporne a proprio piacimento. Questo a livello nazionale, mentre a livello regionale o a livello europeo, dove le numeriche molto più esigue che in Parlamento sono più difficili da gestire rispetto alla logica del branco, non ci sarà un solo centesimo se non lo vorranno Grillo e Casaleggio, perseguendo così un pieno controllo sia a livello politico che delle singole amministrazioni.

Si fa presto a gridare al “Colpo di Stato“, agli altri…

RIFERIMENTI E ANALISI TECNICA
Proposta di legge sul Reddito di Cittadinanza (versione attualmente depositata in Senato)
Proposta di legge sul Reddito di Cittadinanza (versione OpenPolis)

Le due versioni differiscono tra loro; quella di OpenPolis appare più vecchia, in quanto fa riferimento ad articoli e comma già abrogati negli ultimi due anni. L’analisi dei due testi, a meno di alcune differenze, converge allo stesso risultato.

La versione di OpenPolis dice:

I partiti e i movimenti politici ai quali, alla data di entrata in vigore del presente decreto, è riconosciuto il finanziamento pubblico ai sensi della legge 6 luglio 2012, n. 96, e della legge 3 giugno 1999, n. 157, in relazione alle elezioni svoltesi anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto, il cui termine di erogazione non è ancora scaduto alla data medesima, cessano dal diritto ad usufruirne a decorrere dall’esercizio finanziario in corso.

Sono abrogati:

a) gli articoli 1 e 3, commi dal secondo al sesto, della legge 18 novembre 1981, n. 659;
b) l’articolo 1 della legge 8 agosto 1985, n. 413;
c) gli articoli 9 e 9-bis, nonché l’articolo 12, comma 3, limitatamente alle parole: «dagli aventi diritto», l’articolo 15, commi 13, 14, limitatamente alle parole: «che non abbiano diritto ad usufruire del contributo per le spese elettorali», e 16, limitatamente al secondo periodo, e l’articolo 16 della legge 10 dicembre 1993, n. 515;
d) l’articolo 6 della legge 23 febbraio 1995, n. 43;
e) l’articolo 1, commi 1, 1-bis, 2, 3, 5, 5-bis, 6, con esclusione del secondo periodo, 7, 8, 9, 10, e gli articoli 2 e 3 della legge 3 giugno 1999, n. 157;
f) gli articoli 1, 2, 3, 4, 5, 6, 9, commi da 8 a 21, e 10 della legge 6 luglio 2012, n. 96.

La cui analisi porta ai risultati indicati nel testo, in particolare per quanto riguarda il comma 10 della legge 3 giugno 1999, n. 157, che in base al principio giuridico “ubi lex voluit dixit, ubi noluit tacuit” e unitamente al punto “c”, di fatto esplicita la volontà del legislatore al mantenimento in vita dei finanziamenti pubblici.

La versione depositata al Senato invece dice:
s) al decreto-legge 28 dicembre 2013, n. 149, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 13, sono apportare le seguenti modificazioni:
1) l’articolo 12 è abrogato;
2) all’articolo 14, il comma 1 è sostituito dal seguente:
«1. Ai partiti e ai movimenti politici ai quali, alla data di entrata in vigore del presente decreto, è riconosciuto il finanziamento pubblico ai sensi della legge 6 luglio 2012, n. 96, e della legge 3 giugno 1999, n. 157, in relazione alle elezioni svoltesi anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto, il cui termine di erogazione non è ancora scaduto alla data medesima, continuano ad usufruirne nell’esercizio finanziario in corso e nell’esercizio finanziario 2015 nella misura del 25 per cento.»;
3) all’articolo 14, i commi 2 e 3 sono abrogati;

In pratica, si chiede che per l’esercizio corrente venga effettuato un taglio al 25% dei finanziamenti pubblici – cioè gli altri partiti perdono soldi di cui credevano di poter disporre, una sorta di “dispetto politico” – mentre vengono abrogati la facoltà di destinare il 2 per mille ai partiti e, udite udite, il comma “2” che cancella il finanziamento pubblico! Cioè, mantiene in vita il finanziamento pubblico. Anche perchè, sempre per il principio giuridico “ubi lex voluit dixit, ubi noluit tacuit“, se nella precedente legge (2013 n° 149) il legislatore ha inteso chiedere l’annullamento del finanziamento pubblico esplicitando il comma 2., l’unica spiegazione ammissibile è che il comma 1. nella “voluntas legislatoris” non intendeva annullare il finanziamento. Dunque, chiedendo l’abrogazione del comma 2., l’unica lettura ammissibile è la richiesta di annullare quella specifica e precisa volontà, e quindi si intendere non far cessare i finanziamenti pubblici!!!

Ma non finisce qui: lasciano vivo il comma 4, che indovinate cosa dice? Tutte le cose riportate dalla versione di OpenPolis che sono già legge!!! Compresa la rimozione del termine “aventi diritto” per i rimborsi.

RIFERIMENTI NORMATIVI
Legge 2 maggio 1974, n. 195
Legge 18 giugno 1981, n. 659
Legge 8 agosto 1985, n. 413
Legge 10 dicembre 1993, n. 515
23 febbraio 1995, n. 43
Legge 3 giugno 1999, n. 157
6 luglio 2012, n. 96
28 dicembre 2013, n. 149
21 febbraio 2014, n. 13

Fonte: carmelodurante.com