Le Verità Di Bagnai e Granville…Grexit

Le Verità Di Bagnai e Granville, le nostre anticipazioni e il conto della storia che dovranno pagare i piddini de sinistra…Grexit.

 

alberto bagnai grexit_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

Alberto Bagnai e Brigitte Granville intervistati dalla radio Britannica Share Radio, prendendo spunto dal possibile Grexit, affermano alcune verità anticipate da noi del Fronte, alcune anche nell’articolo precedente.

Una su tutte la condanna a morte già sentenziata, politicamente parlando se tutto va bene, dei piddini di sinistra europei e italiani, perchè hanno mentito sull’euro e ancora continuano imperterriti, la storia è li che li attende per pagare il conto.

Un altro lettore (presumo de sinistra) ieri commenta l’articolo precedente “ancora con queste stronzate…ma vi rendete conto che le scrivete solo voi…ti dovresti porre qualche domanda…c’è e come la differenza tra destra e sinistra”.

La mia risposta è stata semplicemente… che il lettore non ha letto tutto l’articolo ma solo le prime dieci righe, come spesso accade a chi non vuole capire, guarda il caso le nostre stesse “stronzate” le dicono Bagnai e Granville, a questo punto forse qualche domanda era d’obbligo porsele per il lettore  “de sinistra” e non noi essendo in folte e autorevole compagnia o no?

Avete presente la rana in pentola? Voi piddini siete la stessa cosa, nel 2015 l’acqua inizierà a bollire e anche voi capirete, chè prima l’acqua era fredda e gradevole, mentre adesso inizia a bruciare, e la pattumiera della storia vi attende a braccia aperta già da tempo, come affermiamo noi e molti più autorevoli di noi, nonostante la vostra arroganza, presunzione e mala fede, mentre in Inghilterra come altrove in europa il dibattito sull’euro è avanti e molto più serio che in italia…indovinate il perchè?

Vi auguro buona lettura cari piddini…in attesa…

 

A. Bagnai e B. Granville intervistati da Share Radio, 03 marzo 2015

In tutti i dibattiti, le discussioni, i titoli che si fanno sulle trattative per il bailout greco, il ruolo del Fondo Monetario Internazionale viene alquanto sottovalutato. Qui si sostiene che il coinvolgimento iniziale del FMI non fosse orientato a riportare la Grecia verso la prosperità, ma a salvare l’eurozona. Ma forse l’esito migliore, per l’Europa, potrebbe essere un default greco e un’uscita dall’euro, per lo stesso bene della Grecia e dell’Europa.
Ecco, questo è il succo di un recente articolo di Alberto Bagnai, professore di Politica Economica all’Università Gabriele D’Annunzio di Pescara. Con noi in studio c’è anche Brigitte Granville, che insegna Economia Internazionale e Politica Economica alla Queen Mary University a Londra, ed è co-autrice dell’articolo “Le Conseguenze Economiche della Grecia“. La ringrazio molto per averci raggiunti in studio. Sono lieto di avervi qui a Share Radio.

La Grecia si è impegnata a ripagare il suo debito verso il FMI e mi pare ci sia una parte di quel debito che è in scadenza molto a breve e si dice che nessun paese abbia mai fatto default sui pagamenti dovuti all’FMI.

Bagnai: Con alcune eccezioni…

Con alcune eccezioni. Ma loro sono determinati a pagare. Voglio dire, nel corso dei prossimi quattro mesi, di fatto forse anche prima, dovranno pagare del denaro. In altre parole, il dibattito greco e la posizione della Grecia, per quanto sia stata concordata un’estensione dei prestiti per quattro mesi, è tuttora tremendamente urgente, no?

Bagnai: Sì certo, lo è. Lo è tuttora. E il governo greco essenzialmente ha solo acquistato tempo, ma la situazione non cambierà molto nei prossimi quattro mesi, principalmente perché, se non si affronta la radice del problema, che sta nel fatto che la Grecia ha una moneta fortemente sopravvalutata che deprime la crescita della sua economia, è impossibile, e lo sanno tutti, che l’economia greca possa mai essere in grado di produrre sufficienti profitti per ripagare il debito. E la lezione economica… e anche la lezione politica, della situazione greca ora è duplice. La lezione economica è che, come ora tutti sanno, la cura dell’austerità ha effettivamente aggravato la malattia, e così il debito è esploso in conseguenza del tentativo di ridurlo attraverso tagli della spesa pubblica. La lezione politica è che i governi eletti nella periferia dell’eurozona hanno possibilità d’azione molto ristrette. Inoltre è molto difficile per i politici risolvere il problema di riportare i loro paesi a crescere, se non fanno i conti col fatto che l’euro è un grosso ostacolo alla ripresa delle loro economie.

Be’, tu dici “come tutti sanno”. [Risate.] Immaginavi che avrei ripreso questo punto! I tedeschi non sembrano saperlo. Sembrano essere la principale opposizione, e io penso tuttora che credano, a me pare così, ma ditemi la vostra, che le misure e le riforme che sono state introdotte insieme ai pacchetti di salvataggio avrebbero funzionato, se solo fossero state implementate correttamente.

Granville: Penso ci sia un’incomprensione di fondo tra i greci e i tedeschi, e c’è anche un’incomprensione di fondo riguardo il nuovo governo greco che è appena salito al potere.

Già, infatti.

Granville: Fondamentalmente, il nuovo governo crede fortemente di poter cambiare le regole del gioco e contemporaneamente stare nell’euro. Crede di poter fare dei cambiamenti senza che ci siano problemi, senza dover passare di nuovo attraverso l’austerità, ma allo stesso tempo vogliono restare nell’euro. I tedeschi hanno una visione diversa – i tedeschi, quando c’è un gioco, e ci sono delle regole… la loro visione è “ci si attiene alle regole”.

Mhh… Ci potrebbe anche essere un problema nel modo di presentarsi. Un uomo come Yanis Varoufakis, il modo in cui si pone, quasi oltraggia culturalmente i tedeschi, per come la vedo.

Granville: Certamente.

La loro reazione è stata in parte… non solo dovuta al fatto che lui non rispetta le regole, ma anche al fatto che risulta un po’ oltraggioso.

Granville: Sì. Ma questa è stata fonte di, guardate… non voglio offendere i miei concittadini, ma guardate per esempio alle incomprensioni che ci possono essere tra i britannici e i francesi.

Oh sì, profonde!

Granville: Be’, i britannici, certo noi vi deridiamo… vi deridiamo sempre…

Ma ci vogliamo tanto bene!

Granville: Certo! Vi deridiamo sempre per i contratti e per tutto, ma una volta che i britannici hanno firmato un contratto, lo rispettano. E i francesi, di nuovo, non voglio offendere nessuno, non hanno intenzione di negoziare per sempre, e firmano piuttosto in fretta, ma poi ci sono delle condizioni da rispettare…

Come interpretate le riforme che i greci hanno presentato? Si è parlato dell’espressione inglese di “constructive ambiguity” non so se avete una traduzione diretta in francese o in italiano… Sembra che vogliano di proposito offuscare le loro riforme, come se volessero ottenere qualcosa, o forse solo guadagnare del tempo per fare i compiti a casa, se preferite, in un modo che apparentemente si adatta ai fatti, ma in realtà no, se li guardate da vicino.

Bagnai: Mi piace questa espressione: “constructive ambiguity”, che in italiano sarebbe “ambiguità costruttiva”, per i miei ascoltatori italiani. Questo è stato un grosso problema nella costruzione dell’Europa fin dall’inizio, perché abbiamo una sorta di ambiguità che mina l’intera costruzione, che è l’ambiguità di definire regole che sono molto rigide ma che hanno un’applicazione al contempo lieve e casuale. La stessa cosa è successa con le regole di Maastricht: lì avevamo regole molto rigide e chiare, e parametri per così dire magici: il 3, il 60, lo zero, ma non c’era volontà politica di attenersi realmente ad esse. E così, se torniamo al problema del rispetto delle regole, dobbiamo riconoscere che, fin dall’inizio, nessuno, né i paesi forti né tantomeno quelli deboli, si sono attenuti alle regole, perché erano, innanzitutto, regole irrazionali.

Granville: I primi a violarle sono stati i tedeschi, comunque.

Bagnai: I primi a violarle sono stati i tedeschi, e dobbiamo anche riconoscere che nella gestione della crisi, non solo lo spirito, il che è evidente, ma anche la lettera dei trattati è stata tradita, più e più volte. Una cosa che abbiamo scritto nell’articolo che ha attratto la tua attenzione penso l’abbia scritta Brigitte o qualcun altro, ma tutti ne abbiamo condiviso il significato è che “una volta che hai preso delle misure politiche che sono così apertamente contrarie alla prosperità della popolazione di un paese membro, hai violato sia lo spirito che la lettera dei trattati“. Considerate un’altra cosa. Guardate per esempio a quello che sta succedendo nella gestione del tasso di inflazione. Ora siamo in deflazione, che è ciò che Paul Krugman aveva previsto fin dal 1998; la BCE non sta obbedendo al proprio mandato. La BCE ha preso molte decisioni politiche interferendo direttamente con la vita politica di paesi come l’Italia. Io l’ho vissuto, in Italia. Ha preso la decisione giusta al momento sbagliato da un punto di vista economico, lasciando il sospetto, negli elettorati e nelle popolazioni, che quelle decisioni fosse influenzate non dalla razionalità economica, ma dalla volontà politica di effettuare delle riforme, che forse erano necessarie, ma che non avrebbero mai dovuto essere imposte da organi non eletti, e non durante una crisi. Questo ha, come dire, aperto una ferita nell’Europa, e questa ferita sta sanguinando.

Granville: Ma per rispondere alla domanda sulle proposte della Grecia, il fatto è che, se guardiamo alla cronologia degli eventi, non hanno molte possibilità di scelta, perché Draghi ha subito detto “chiuderemo i rubinetti, non ci sarà più liquidità”.

Ti riferisci all’ELA, per aiutare le banche.

Granville: Già. E così il governo greco ha subito dovuto presentarsi con qualche cosa che gli garantisse, perché questo è il problema principale, che gli garantisse assolutamente che avrebbero avuto la liquidità necessaria.

Già. Mhh… Nell’articolo voi parlate anche di… del fatto che forse la migliore strada da percorrere per la Grecia è uscire dall’euro. Ma è una possibilità realistica? Perché non c’è un regolamento per chiedere ad un paese di uscire, né c’è un regolamento che un paese possa usare se vuole uscire; si assume che l’euro sia per sempre, o no?

Granville: Si assume questo… Ma voglio dire, il modo in cui… Dobbiamo guardare in faccia le cose – è stato un progetto politico, fatto essenzialmente da due persone, che alla fine erano Mitterand e Kohl. Quindi c’era un progetto politico, e poi si sono rivolti a dei tecnocrati e gli hanno detto: “bene, voi lo implementerete”. Ma non avevano assolutamente idea, e certamente non avevano mai previsto che avrebbero dovuto affrontare una crisi profonda come quella del 2007-2008, e non era stato progettato alcun genere di meccanismo, non c’era un prestatore di ultima istanza, niente che li mettesse nelle condizioni di affrontare tali problemi.

E la reazione della BCE fu alquanto inadeguata allora.

Granville: Certo, all’inizio sì. Ma la cosa che Trichet avrebbe dovuto dire a quel tempo, è esattamente ciò che ha detto Draghi dopo: faremo “whatever it takes”. Ma è arrivato troppo tardi, e il danno era già stato fatto.

Parole meravigliose. Voglio dire, Mario Draghi ha giocato in modo davvero astuto, ha…

Granville: Dipende da quale parte stai!

[Ride.] Dico da un punto di vista puramente oggettivo, come uno che è del tutto estraneo alla cosa.

Granville: Sì certo.

Bagnai: Buon per te!

[Ride.] Noi abbiamo avuto esperienza dell’ERM, però, e l’uscita da quello.

Granville: Anche gli italiani in effetti.

Già. Perché Mario Draghi si trova con la Bundesbank appresso, che lo controlla, in ogni momento.

Bagnai: Sì quello è il problema, e dimostra un vizio fondamentale nel modo in cui l’euro è stato architettato, perché, se pensiamo agli anni ’90 dobbiamo ricordare che  be’, dal punto di vista italiano è abbastanza chiaro dove sta il vizio, dato che abbiamo avuto il dibattito tra il premio Nobel Franco Modigliani, che afferma che i problemi che avevamo avuto nei due decenni precedenti, cioè negli anni ’70 e ’80, dipendevano essenzialmente dal fatto che nel Sistema Monetario Europeo comandava la Bundesbank, e le altre banche erano costrette a seguire ciò che la Bundesbank decideva in termini di tassi di interesse. Voglio dire, quando c’è stata la riunificazione della Germania, i suoi tassi d’interesse sono cresciuti, e le altre Banche Centrali hanno dovuto alzare anche loro i tassi d’interesse, altrimenti ci sarebbe stata una fuga di capitali verso la Germania, e questo sistema era in un certo senso asimmetrico, perché vedeva la Bundesbank come leader, e tutti gli altri a seguirla. La grande illusione è stata che creando una Banca Centrale a livello europeo, tale Banca Centrale si sarebbe comportata in modo collegiale, cioè avrebbe preso le sue decisioni collettivamente – ma evidentemente riuscivano a vedere ciò che è evidente ora, e cioè che c’è una maggioranza, o comunque un blocco di paesi forti del nord Germania, Austria, Finlandia, Danimarca, Belgio, Olanda, qualche volta la Francia, e via che avrebbe di fatto comandato la BCE, che alla fine è una Bundesbank 2.0 e niente di più, con l’aggiunta che, per noi italiani, dato che hanno scelto un italiano alla presidenza la BCE, ci vengono a dire che le politiche monetarie europee si stanno facendo nei nostri interessi  ma vedi, il problema è che non è possibile fare una politica a livello sovranazionale che sia davvero nell’interesse di alcuno dei paesi membri. Abbiamo esattamente la stessa situazione in Italia. L’Italia è un esperimento naturale molto interessante, perché è costituita da diverse “nazioni”: c’è Firenze, dove sono nato io, e poi c’è una serie di altri paesi meno sviluppati… Si è deciso di unirci assieme e costituire l’Italia. Non ha mai funzionato. Dopo centosessanta anni che voglio dire, dopo centosessanta anni con una Banca Centrale italiana, le politiche monetarie in Italia non sono mai riuscite a colmare il divario tra il nord e il sud, il che significa che…

Granville: Ed è costato una fortuna, oltretutto…

Bagnai: Ed è costato una fortuna. Voglio dire, Mario Draghi è astuto, Mario Draghi è un economista brillante, un economista ad orologeria, ma non voglio…

Definisci il concetto: suona molto svizzero.

Bagnai: [Ride.] Ma… la politica monetaria ad un livello sovranazionale di per sé non può fare nulla per risolvere i massicci squilibri tra i paesi membri, e dobbiamo affrontare questo problema, perché ciò che occorre, ad un livello monetario, per colmare tali squilibri, è flessibilità nominale tra le valute nazionali, o altrimenti, in alternativa, i trasferimenti fiscali. Ma non si può essere contrari ad entrambe le cose.

Intendi degli agganci valutari mobili?

Bagnai: Agganci valutari mobili, o un qualche genere di… una perfetta flessibilità non è mai esistita, però è importante sapere una cosa, perché non è molto nota: se da un lato non abbiamo mai avuto dei regimi di tassi di cambio perfettamente flessibili, dall’altro non abbiamo nemmeno mai avuto un regime di tassi di cambio così rigido com’è l’euro, perché perfino nel gold standard c’era molta flessibilità nei tassi di cambio nominali tra il centro, i paesi core, e la periferia, e questa flessibilità dipendeva da diverse cose, ad esempio dal fatto che la periferia aveva un regime valutario basato sull’argento anziché sull’oro, e quindi c’erano degli aggiustamenti che dipendevano dai prezzi relativi di questi due metalli, e c’erano molte altre cose. Ora è la prima volta nella storia dell’umanità che…

Granville: Seenza trasferimenti fiscali. Se la Germania volesse trasferire, non so, il 50% del suo PIL agli altri paesi, allora non ci sarebbe alcun problema.

Intendo… al centro della questione c’è questa idea di cedere sovranità. Ma quando le cose si mettono male nell’eurozona, o si mettono male nell’Unione Europea, allora vediamo una ricaduta verso gli interessi nazionali, no? E alla fine sentiremo sempre il richiamo di quelli.

Bagnai: Ma gli interessi nazionali di per sé non sono una cattiva idea, voglio dire, si dovrebbe… Ora io sono a Londra, e sono molto felice di essere qui. Sto cercando di parlare inglese e non so se riuscite a capire quello che dico…

Ogni singola parola!

Bagnai: Grazie, grazie. Questo è un buon inizio. Ma pensate cosa significa, in pratica, trasferire il potere politico ad un livello sovranazionale. Significa che la gente, gli italiani, quelli che non parlano inglese, non potranno mai avere alcuna voce in capitolo nel processo politico. E questa è un’altra cosa che i politici italiani ci hanno detto: Mario Monti è stato molto chiaro su questo; durante un’intervista sull’Italia in Europa ha detto all’elettorato italiano che il progetto europeo è un progetto nel quale si tolgono certe decisioni dal livello nazionale per portarle al livello europeo, perché il livello europeo è “al riparo dal processo elettorale”. E il vero problema che stiamo affrontando adesso, in Europa, non è tanto quello apparente, cioè quello economico. È piuttosto quello politico. È il fatto che dobbiamo cedere sovranità, il che significa cedere democrazia, in cambio di… che cosa? Non è del tutto chiaro in cambio di che cosa dovremmo cedere democrazia.

Mhh… vero! Sto guardando l’orologio e vedo che ci restano solo pochi minuti. Allora, una domanda per entrambi, assieme o uno alla volta, è: quali sono le prospettive? Siamo semplicemente condannati a ciò che nel nostro caso, ma per voi nell’esperienza diretta, è una crisi senza fine nell’eurozona, dato che ha dei vizi di fondo, e questi vizi di fondo porteranno alla fine all’uscita della Grecia?

Granville: Sì!

[Risata.]

Granville: [Ride.]

Abbiamo ancora spazio per una risposta dettagliata!

Bagnai: La mia risposta è la stessa: Sì, certo.

Granville: Sì. Il sistema, così com’è stato concepito, è assolutamente insostenibile. Adesso abbiamo questo governo democratico in Grecia, ed è schiacciato perché da una parte la popolazione vuole restare nell’euro, ma senza l’austerità: questo non potrà funzionare.

E così un’Europa progettata per la pace potrebbe portare a maggiori conflitti?

Granville: Esattanebte.

Bagnai: Devo anche dire che… e non è una cosa molto popolare in Italia ma… ci stanno dicendo che abbiamo avuto 50 anni di pace grazie all’euro, ma l’euro c’è da meno di 20 anni, e se abbiamo avuto mezzo secolo di pace è perché ci sono gli Stati Uniti che hanno governato per mezzo di…

Sì, più la NATO direi, o no?

Bagnai: Sì, l’alleanza atlantica, la NATO, è quella che ci ha effettivamente garantito un po’ di anni di pace. Dobbiamo guardare in faccia la realtà. Considerate nuovamente l’Italia come esempio di unione monetaria. Siamo riusciti ad avere una coesistenza più o meno pacifica tra diverse nazioni: la Repubblica Veneta, il Regno di Napoli, e così via, per mezzo di massicci trasferimenti fiscali, ma i trasferimenti fiscali non sono stati la soluzione, e non hanno portato alcuna prosperità al sud, che è invece affondato sempre di più nella depressione.

Granville: E tuttora c’è disoccupazione.

Bagnai: E tuttora c’è disoccupazione, peraltro sta soffrendo le conseguenze della crisi molto di più rispetto al nord in questo momento. Dobbiamo apprendere da quell’esperienza, e la migliore soluzione, la migliore opzione in questo momento per i politici europei, se veramente vogliono fare il loro mestiere, sarebbe di prendere in mano la situazione e optare per uno smantellamento concertato e controllato del…

Granville: Un “forse basta così” .

Bagnai: Un dire “basta“, sì: dire che è stato abbastanza, e optare per uno smantellamento concertato dell’eurozona.

Purtroppo è “basta”, è abbastanza. Nel miglior modo possibile. Ho apprezzato molto questa conversazione, ma ora il tempo è contro di noi.

 

Sovranità Nazionale e Sinistri

La Sovranità Nazionale non va giù alla sinistra europea, non ha caso noi la riteniamo determinante per il popolo e la sua libertà.

 

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di Vittorio Boschelli

La Sovranità Nazionale e l’indipendenza da ogni vincolo esterno è stato il nostro credo, perchè la sua mancanza è CAUSA dei nostri mali, a sinistra (e non solo) rifiutano questo, pensando di risolvere i problemi agendo sugli EFFETTI sperando sul lavaggio mediatico che hanno posto gli italiani negli ultimi 50 anni, ma non li salverà ugualmente dal SUICIDIO POLITICO, che li relegherà nella pattumiera della storia.

La sovranità nazionale è un unto irrinunciabile del nostro programma, senza il quale (come abbiamo scritto a suo tempo e prima di tutti), ogni programma è carta straccia, destinato ad essere disatteso a spese del popolo, questo sia chiaro a tutti coloro che ci invitano e ne siamo onorati, ad incontri volti all’unione di movimenti nonostante il nostro programma parli chiaro, ma in italia si è abituati a non prenderli sul serio i programmi e neppure quello che si afferma in pubblico, credendo che in privato le cose cambino come avviene abitualmente nel nostro paese.

Ieri io e il mio Amico Antonio, ci siamo recati a Roma in senato dove abbiamo avuto modo di confrontarci con altri movimenti, dotati di buoni propositi e qualche spunto interessante, alcuni anni luce distanti dalla Sovranità Nazionale che guarda caso gravitano nell’orbita sinistra, come avviene in tutta europa e poi si lamentano se Marine Le Pen sbaraglia tutti, non capendo di essere proprio loro la fortuna di Marine e questo per noi SIMILI è un piacere, lo è meno per chi crede anche in buona fede a sinistra e lo è meno per i popoli europei, perchè la soluzione dei loro problemi arriverà più tardi e con un prezzo molto più alto, rispetto a quello che potrebbe essere se l’individuazione delle CAUSE sarebbe acquisita e bipartisan, evitando di lasciare l’italia in mano a qualche falso salvatore come si vede all’orizzonte, spero di essere stato chiaro.

Chi si oppone alla Sovranità Nazionale e conta sul lavaggio del cervello fatto agli italiani in modo particolare e più feroce che in altri paesi (vedi Francia), ho molti esempi in tal senso, che ascolto tutti i giorni confrontandomi con la gente, esempio:

“io lavoro 10 ore al giorno 7 giorni su sette, la mattina mi sveglio alle 05:00 per 700 euri al mese, perchè gli altri non lo fanno?”

“io abolirei la mutua, solo in casi gravi è concessa, visto i vigili di roma?”

“io sono disoccupato, iniziassero a togliere i privilegi ai cassintegrati e quelli dei lavoratori socialmente inutili”

Potrei continuare all’infinito, mi fermo qui, perchè già si capisce l’entità del danno, praticamente si da per acquisito e giusto, ogni perdita di DIRITTI COSTITUZIONALI E UMANI, una sorta di amore, giustificata e spiegata dalla psicologia, per il proprio carnefice.

I diritti in questa società erano già pochi per la maggioranza del popolo italiano, per non dire inesistenti, che si accetti la sua perdita come fosse una calamità naturale e si condanni i propri simili che non sono disposti ad accettare ciò o che hanno la “colpa” di essere appena più “fortunati”, quando in realtà i veri fortunati sono i propri aguzzini che si vota e si sostiene, si spiega solo in un modo, con un lavaggio di cervello mediatico attraverso la disinformazione, non ci sono altre spiegazioni razionali.

Ecco del perchè si fa fatica ad unire il popolo e chi si erge a “nuovo” rappresentante, sono figli in maggioranza del lavaggio mediatico.

Oggi arriva un messaggio privato di una persona che non conosco, ma da quello che mi ha scritto, certamente armato di buoni propositi, mi parlava di TEMPO e RIVOLUZIONE DEMOCRATICA, cose che io sottoscrivo.

Il tempo sappiamo tutti che sarà nostro amico (per quelli che hanno detto la verità) ma è anche nostro nemico attualmente, in quanto i buoi sono già scappati dalla stalla (democrazia,diritti,libertà,sovranità), la “rivoluzione democratica” gli spiegavo è un discorso di anni d’impegno e di lotte (come abbiamo fatto noi in modo serio e pochi altri), non può certo accadere in Italia domani, nè tra un anno, per gli esempi che ho fatto prima, il danno causato nel cervello degli italiani, chi si illude del contrario (almeno in italia) è destinato a soffrire ancora per molto tempo, al massimo potrà vedere una rivolta (inevitabile), che non risolverà nulla e non è detto che porti ad un CAMBIO in meglio, in ogni caso non sarà sufficiente per una vera Libertà e GIUSTIZIA SOCIALE, che potrà avvenire sollo con la presa di coscienza dei fatti e un cambio della mentalità della società attuale, attraverso una “Rivoluzione” della scala VALORIALE e della piramide ISTITUZIONALE, in pratica uno Shock Culturale.

Le “Rivoluzioni Democratiche” avvengono solo quando una società è realmente consapevole non degli EFFETTI ma delle CAUSE e sappia riconoscere i RESPONSABILI DELLE SCELTE POLITICHE che hanno provocato gli effetti, cioè i propri aguzzini, rispetto a chi lotta realmente per la società stessa.

Altrimenti si permette a gente come Brunetta e Company di scoprire che siamo in DITTATURA (trovando anche consensi), come se lui e i suoi amici parlamentari non centrano nulla, come fossero stati sulla luna fino a ieri e le SCELTE (vedi euro, trattati, liberismo, ecc.) negli ultimi 50 anni le abbiamo fatte noi.

Fino ad allora non ci sarà nulla da fare, come dimostra questo, questoquestoquesto o questo, ti creano un “salvatore” loro e il gioco è fatto è dura da accettare caro amico ma è proprio così.

Ritornando alla nostra Sovranità Nazionale e allo Shock Culturale, l’economista Sapir che non è certo di “destra”, afferma questo:

SAPIR: E’ IL MOMENTO DEL SENTIMENTO NAZIONALE

di Jacques Sapir, 11 Feb 2015

Mercoledì 11 febbraio la delegazione greca ha partecipato a un incontro con i ministri delle finanze della zona euro. Giovedi 12, sarà la volta dei capi di governo. Corrono voci su ciò che Atene potrebbe – o non potrebbe – accettare. Sappiamo che il ministro delle finanze tedesco ha detto che il programma esistente dovrebbe essere attuato, cosa che il nuovo governo greco rifiuta categoricamente. Indipendentemente dai risultati di questo negoziato, c’è una cosa che, ovviamente, non è stata presa in considerazione da nessuno dei leader europei, fanatici dell’austerità tedesca: è il ritorno del sentimento nazionale.

La lotta contro la troika come una lotta per l’indipendenza nazionale.

Lo si può constatatare in tutte le dichiarazioni fatte a partire dal 25 gennaio dai nuovi politici greci, e in particolare da Alexis Tsipras e dal suo ministro delle Finanze Yanis Varoufakis: la lotta contro la “troika”, questa miscela esplosiva di FMI, Banca centrale europea e Commissione europea, è vissuta come una lotta per l’indipendenza nazionale. La dichiarazione fatta da Yanis Varoufakis il 20 gennaio, prima delle elezioni, lo dimostra. Egli fa un chiaro confronto tra il rigetto dei piani di austerità imposti alla Grecia e quello che lui chiama “lo spirito del 28 ottobre” [1]: “Il vero deficit della Grecia, è un deficit di dignità. È a causa di questa mancanza di dignità che abbiamo accettato delle misure stupide, e questo ha alimentato un circolo vizioso di indegnità che a sua volta provoca malcontento, paura e risentimento. Tutto questo non va bene. Dobbiamo recuperare la nostra dignità, lo spirito che il 28 Ottobre 1940 ci ha fatto dire “no” all’ultimatum dell’Italia di Mussolini. Neanche in quel momento avevamo nemmeno i mezzi per dire “no”, eppure l’abbiamo fatto.

Immaginate un ministro delle finanze francese che paragonasse la sua politica, se fosse in contrasto con la politica europea, all’appello del 18 giugno [l’appello del Generale De Gaulle del 18 giugno 1940, ndt]. Perché è di questo che si tratta. Il governo greco aveva ricevuto un ultimatum dall’Italia di Mussolini. L’ha respinto e ha scelto, nonostante un rapporto di forze apparentemente molto sfavorevole, l’opzione della guerra. Di fatto, l’esercito greco doveva respingere le truppe italiane, fino al momento in cui intervenne la Germania nazista. Per i greci, il 28 ottobre è l’equivalente del nostro 18 giugno Questo è il livello di confronto a cui il governo greco sembra essere deciso. Ciò giustifica l’alleanza che SYRIZA ha stretto con il partito di destra “anti-memorandum” l’AN.EL (i “Greci Indipendenti”). Questo accordo non è una qualsiasi “alleanza rosso-bruna“, come ragliano Colombani  e Béhachelle [2]. Si tratta di un vero e proprio accordo patriottico al fine di unire le forze esistenti in una lotta per la dignità del popolo greco.

Il sentimento nazionale contro le “identità”

Bisogna arrivare a comprendere che cosa si sta giocando in Grecia, ma anche in Francia e nel resto d’Europa: è la questione di ciò che rende “Nazione”, cioè una comunità di solidarietà esistente su un determinato territorio. Non è certo un caso che la questione sia stata posta in Grecia e per la Grecia. La storia qui ha lasciato il segno. La storia della Grecia antica, ripiegata sulle identità locali, Atene contro Sparta, Sparta contro Tebe, che finirà per perdere i migliori. L’idea di una nazione greca si afferma all’inizio del XIX secolo nell’Impero Ottomano, e sotto l’influenza degli ideali della Rivoluzione francese. Questa idea, che darà vita alla Grecia moderna, tenuta a battesimo dalla flotta russa, inglese e francese nella battaglia di Navarino, è una idea centrale. Essa incorpora la comprensione che essere un cittadino greco non è una questione di religione, lingua, o di appartenenza ad una comunità locale. E’ l’idea di un progetto condiviso entro i confini della Grecia. In questo senso, lo “spirito del 28 ottobre”, a cui si rifa – giustamente – Yanis Varoufakis, è l’esatto opposto di quei punti di vista identitari che risultano molto riduttivi. Essere greco, equivale ad affermare un’identità politica e non religiosa o etnica.

Il ritorno della politica

Questo non significa negare che, nelle sue applicazioni locali, l’identità politica possa combinarsi con delle appartenenze locali (si pensi allo spirito degli abitanti dell’arcipelago greco) come anche a delle appartenenze religiose. Ma queste appartenenze, che nella realtà sono molto diverse, si fondano su un’idea superiore: il fatto di essere greci. E questo è un esempio per tutti i paesi europei. Più o meno impegnati nel percorso di un crescente comunitarismo, si trovano di fronte a questa prospettiva: recuperare il senso della solidarietà territoriale e definire la loro identità soprattutto politica, o morire.

Da questo punto di vista, è evidente che la scelta delle autorità europee è quella del comunitarismo come comunità nazionale. L’incredibile dichiarazione di Jean-Claude Juncker di un paio di giorni fa, “non ci può essere scelta democratica contro i trattati europei“, ne è la prova. Questo significa che, per lui, le istituzioni europee sono superiori alla volontà democratica espressa dai popoli sovrani.

L’elezione di SYRIZA ad Atene è l’equivalente, ma anche il contrappeso, del dramma che abbiamo vissuto l’ultimo 7 e 9 gennaio a Parigi. Essa dimostra che è possibile, che è realistico, che è efficace, opporre le scelte sovrane del popolo ai deliri dei tecnocrati. Ma bisogna essere consapevoli del fatto che questo contrappeso implica uno scontro diretto e immediato con le forze che operano in direzione di una confisca della nostra sovranità. Perché questa confisca è oggi una realtà. Prende la forma dei vari trattati che ci legano all’Unione europea e che sottomettono la rappresentanza democratica a un potere non eletto. Questa confisca passa anche attraverso le imprese multinazionali, che impongono, con il tacito consenso dei nostri governi e delle istituzioni europee, delle regole che consentono loro di sancire il diritto. Questa è infatti la sfida dell’accordo di libero scambio proposto tra il Nord America e l’Unione europea, il Parternariato Trans-Atlantico per il Commercio e gli Investimenti, o TTIP. [3] Questa confisca impedisce al popolo, unico detentore della sovranità nazionale, di ricostruire lo stato e dotarsi delle istituzioni che si adattano alle sue necessità, vale a dire lo Stato, per porre rimedio ai suoi problemi.

Uno Shock Culturale.

Di fronte a queste forze, di fronte alla logica della Commissione europea, l’elezione di SYRIZA ha prodotto l’effetto di uno shock culturale. Lo shock si è sentito nelle istituzioni della zona euro: è stato l’incontro tra (patetici) manager e persone impegnate in politica. Ma questo shock si fa sentire ben oltre. Esso riguarda anche noi, noi francesi, molto direttamente. Dobbiamo tornare – ancora una volta – alle dichiarazioni di Yanis Varoufakis nella sua intervista del 20 gennaio a La Tribune: “In effetti, la Francia è in guerra con la Germania, e questo porta ad una vera e propria sottomissione della Francia, alla creazione di quella che io chiamo una “Vichy postmoderna’” [4]. E’ evidente nella politica dei governi di questi ultimi anni, sia sotto Nicolas Sarkozy che sotto Francois Hollande, come si sia costituita un’ideologia della rinuncia.

Questo ci porta oggi a interrogarci sulla strategia del Fronte della Sinistra nel nostro paese. La disfatta, è bene chiamarla col suo nome, che ha subito nelle ultime elezioni europee è un segno della situazione di stallo strategico in cui è intrappolato. Questa disfatta, quella della sola vera sinistra di governo che noi abbiamo, lascia la sinistra orfana. Mentre in teoria tutto lasciava prevedere un importante successo, il Fronte della Sinistra non è stato in grado di approfittare della situazione e dei molteplici tradimenti dei cosiddetti “socialisti”. La causa è stata l’incapacità di collegare un discorso economico alla questione ormai centrale della sovranità nazionale. Il Fronte di sinistra non ha potuto né ha saputo rispondere a questa crisi profonda, perché il suo discorso è rimasto a livello degli effetti, non delle cause. E ha pagato un prezzo elevato in queste elezioni. Ben diverso il percorso intrapreso, almeno per ora, da SYRIZA, che assume chiaramente la difesa della sovranità.

Oggi viviamo un sentimento nazionale, non nazionalista. Questo sentimento è il prodotto delle forme stesse che ha assunto la “costruzione europea”. Questo sentimento lo viviamo a causa della reazione popolare alla confisca della sovranità. Questo è ciò che spiega la forte crescita del Front National alle ultime elezioni. Questo grande balzo in avanti è sufficiente per invalidare le analisi che lo confinano in una posizione “estrema”. E’ diventato parte centrale sia del gioco politico che del movimento delle idee. E questo lo deve tanto all’intelligenza dei suoi dirigenti, quanto alla stupidità dei suoi avversari.

 

 

 

 

Il Presidente Così Tanto Amato

Perchè il futuro presidente della repubblica Giuliano Amato mette d’accordo quasi tutti?

 

prelievo forzoso italia_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

Se non succede nulla di TERRORISTICO, il futuro presidente della repubblica sarà Giuliano Amato, in caso contrario direttamente la Troica con il suo emissario diretto, cioè Mario Draghi, certamente sempre per il bene dell’italia.

Infatti concordano quasi tutti (maggioranza bulgara) su Giuliano Amato, nonostante quello che appare con certe pseudo candidature, come quella di Antonio Martino, mandate al macero da Berlusca.

Il perchè Amato piaccia per ovvi motivi è risaputo (eurista doc e maestro del prelievo forzoso), infatti è nostra convinzione (come si può vedere QUI,QUI,QUI e QUI…), che sarà proprio Giuliano Amato a dirigere il PRELIEVO FORZOSO che verrà fatto in italia nel corso del 2015, quando il Debito/PIL risulterà INSOSTENIBILE e le misure alternative (QE) di Draghi risulteranno solo benefiche per le banche, ma insufficienti e pericolose, visto il prezzo delle garanzie come contropartita dei singoli stati.

Esiste anche un’interrogazione in Commissione Europea dal parlamentare leghista Gianluca Buonanno, sul piano della BCE di congelamento dei conti correnti di famiglie e imprese e il prelievo forzoso, che per altro ammesso dalla stessa commissione e da F.M.I, qualche mese fa e che noi abbiamo riportato, dove si ammette un più che probabile prelievo forzoso nell’ordine del 10% che secondo noi salirebbe al 15 % almeno.

Quello che secondo alcuni è già stata definita “euro-rapina” e che noi condividiamo, non poteva non passare dalle mani di un esperto come Giuliano Amato, che già nel 1992 entrò nei nostri conti correnti portandosene via lo 0,6%, naturalmente come accade oggi, con l’accordo di tutti i politicanti mezze calzette.

Questo video è molto significativo, per diversi aspetti, consiglio la visione attenta, dove si capisce e si avvalora, la mia tesi, “tra quelli che sono in parlamento, “nuovi” o vecchi, nessuno può fare quello che serve al popolo per risolvere la crisi dell’euro e di democrazia”, perchè non hanno capito o non vogliono capire (per motivi che sappiamo), quale sia il problema (debito privato estero e la rigidità del cambio), di conseguenza non potranno mai trovare la soluzione (decidere di uscire con onore, prima che ci sbattano fuori i mercati con disonore), tranne qualche slogan per convenienza politica, nella speranza di prendere per i fondelli il popolo anche dopo.

Il popolo non potrà mai capire per tempo e quindi si continuerà ad affidare a chi mente (la  verità in questo curioso paese non è molto gradita), semplicemente perchè i luoghi comuni, gli sono stati ripetuti per 40 anni, e una bugia detta mille volte diventa una verità, difficilmente confutabile, sappiamo a nostre spese, la fatica che abbiamo fatto in questi anni a causa delle loro menzogne.

Afferma Alberto Bagnai su Gofynomics

Questo è quello che ha fatto l’euro. L’ho spiegato alla Commissione Finanze dalla Camera, quando, su cortese richiesta dell’on. Capezzone, andai a dirgli che nel semestre europeo l’Italia non avrebbe combinato nulla (come poi è stato). Questo è il video:

 

Nel 2015 ancora ci tocca spiegare…cosa e perchè…il rapporto Debito/Pil esploderà…fa un certo effetto vedere e sentire l’imbarazzo e la cecità, di chi dovrebbe governare e risolvere i nostri problemi…QUINDI DOBBIAMO FARE AUSTERITA’ PERCHE’ C’E’ L’EURO, ALTRIMENTI ADOPERAVAMO LA LEVA DEL CAMBIO CHE NON POSSEDIAMO PIU’ e non c’èra bisogno della legge fornero, jobs act, prelievo forzoso, fallimenti, disoccupazione, ecc…!

Riassumendo, continuando a fare politiche sul lato dell’offerta (tagli, flessibilità, svalutazione interna, ecc.) in una CRISI DI DOMANDA, si uccide il malato (cioè il popolo), con le conseguenze del caso, che puntualmente dopo ogni grossa crisi, sfuggono di mano come la storia insegna.

Il Creditore e il Debitore hanno interessi contrapposti, quindi non potrà mai funzionare, partendo dal principio di una fantomatica unione dove tutti hanno gli stessi interessi, Germania (creditore) e Italia (debitore) non hanno gli stessi interessi e la cura non può che essere diversa.

Chiaro? Chi non capisce questo è perduto.

La Religione Di D’Alema e Marine Le Pen

La Religione di D’Alema e del PUDE e la Verità di Marine Le Pen.

 

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di Vittorio Boschelli

Prima di lasciarvi godere il video, dove la magnifica Marine Le Pen ha distrutto il rabbioso Massimo D’Alema è doveroso fare alcune riflessioni anche in merito agli ultimi fatti accaduti sullo scenario politico italiano.

La Lega di Matteo Salvini esprime giustamente, la necessità di abolire la legge Fornero, perchè discriminatoria e punitiva nei confronti del popolo italiano, che siano essi lavoratori, pensionati o esodati.

La risposta del SISTEMA del pensiero unico LIBERISTA e EURISTA, naturalmente è stata PICCHE.

Altro fatto rilevante è il FALLIMENTO dell’impresa di proprietà della famiglia Renzi pagato con i soldi dello stato senza averne diritto (il liberismo è bello così) portato alla luce da un consigliere comunale fiorentino di Fratelli D’Italia e che Giorgia Meloni ha portato in parlamento in attesa di risposte.

Quindi continuando a pagare le tasse (rapina), sappiate che aiutate loro ancora a sopravvivere, siete avvisati.

Altro fatto rilevante, la perdita della maggioranza del governo Renzi al senato e Berlusconi entra in maniera chiara (noi lo abbiamo sempre sostenuto) ed essere parte di governo, in barba al volere popolare, spesso invocato a sproposito da Berlusca.

Quindi sia L’italicum che il resto (come è sempre avvenuto da Monti in poi), verrà approvato dalla nuova maggioranza parlamentare FI-PD-NCD, il PUDE quasi a completo, manca solo Grillo.

Molti Berluscones storceranno il naso per l’autogol del loro capo e la fine di FI, ci dispiace per loro, ma era evidente che non c’èra nessuna differenza tra il Centrodestra, il Centrosinistra e M5S, tutti credono e hanno difeso il Liberismo, L’Euro e la politica dei Tagli, attraverso il massacro sociale e la menzogna.

Toccherà a noi Anti-Euro difendere la democrazia perduta, i principi della carta costituzionale e liberare il popolo italiano, tutti dobbiamo fare uno sforzo e subito, non possiamo più aspettare, adesso tutto è chiaro, sia a Piddini di Sinistra che a quelli di Destra, smettiamola di fuggire e di aver paura di guardare in faccia la realtà.

La Democrazia, la Sovranità e la Libertà di un popolo, non è nè di “destra”, nè di “sinistra”, come sosteniamo noi e come sostiene la stessa Marine le Pen  (o Podemos in Spagna) e che D’Alema finge di non capire (pagato profumatamente come tutti gli euristi), quindi siamo noi popolo contro loro che hanno avuto in mano incarichi di potere a vari livelli, negli ultimi 40 anni.

Augurandovi buona visione, ribadisco ancora una volta, che il vero cambiamento passa necessariamente attraverso NOI STESSI prima di pretenderlo dagli altri.

Ascoltare D’Alema è veramente umiliante, altro che l’illustre 800, lui e i suoi compagni di merenda ci hanno catapultati nell’epoca dei barbari dove si vedono solo macerie e devastazioni, sotto ogni forma.

Lamentarsi che le cose non vanno e pretendere che siano sempre gli altri a cambiare per noi, magari continuando a sostenere loro, attraverso il VOTO, quando meriterebbero di essere impiccati in piazza, per quello che hanno fatto attraverso le loro SCELTE ANTI-DEMOCRATICHE, è quindi, una pia illusione dai danni incalcolabili, che da vittime del sistema vi trasformerà in loro complici.