Elite, Popolo e Partiti

L’elite e Popolo hanno interessi contrastanti, eppure il popolo ci casca sempre attraverso un leader calato dall’alto.

 

elite e popolo_fronte popolare

 

di Vittorio Boschelli

Molti mi dicono “ma manca un leader” e aspettano che gli venga calato dall’alto, proprio da quell’elite che li ha convinti, che la democrazia è bella quando ci sono pochi partiti, se uno ancora meglio, che lo stato non serve perchè è sprecone, e che il finanziamento pubblico ai partiti va abolito in modo che l’elite si scelga chi deve fare politica, che la costituzione italiana è obsoleta e quella dell’unione europea è civile, moderna e pluralistica.

Direi che per gente del popolo che è contro l’elite europea e mondiale, non c’è male, se aguzzate l’ingegno si può ancora fare meglio, il super stato europeo e il nuovo ordine mondiale.

Non trovo mai nessuno che mi dice: “quali sono secondo te le cause e quali invece gli effetti, dei nostri problemi in modo da formare una classe politica che unisca tutto un popolo oppresso dall’elite? E come ci finanziamo visto che l’elite non ci darà mai la possibilità di diffondere il nostro pensiero contro…?”

I partiti sono la rappresentazione della democrazia, senza partiti non può esistere la rappresentanza democratica è l’esempio più lampante, come disaffezione al voto e di anti-democraticità sono proprio gli Stati Uniti, considerati da molti erroneamente, l’esempio della democrazia (adesso l’europa ha saputo fare di meglio).

Elite e Popolo hanno interessi contrastanti, i primi amano una democrazia apparente i secondi una democrazia sostanziale, dove i primi offrono l’illusione di decidere ai secondi e tutti sono contenti…o forse no?

Democrazia e Liberoscambismo sono antitetici, come popolo ed elite.

La Democrazia sostanziale si impernia sulla tutela dei diritti fondamentali sociali da parte delle istituzioni politiche, a ciò vincolate dalle Costituzioni democratiche.

Il Liberismo sopravvive in finte democrazie, solo a condizione che la politica ratifichi l’espressione popolare attraverso il voto, verso partiti precostituiti dalla stessa elite, affinchè si garantisca, una certa politica economica e sociale a proprio uso e consumo delle oligarchie a discapito del popolo che ha l’illusione di decidere.

Il caso Greco e quello Italiano, sono un magnifico esempio, di astensionismo, di elezioni inutili, tanto chiunque vinca o peggio ancora, messo li direttamente senza l’illusione del voto (roba da matti) è ancorato alle stesse politiche già vincolate a priori, dall’unione europea, quindi il popolo è nullo come la democrazia.

Negli Stati Uniti è successo già negli anni 70-80, quello che noi avvertiamo oggi, la distruzione di rappresentanza dei lavoratori e delle piccole e medie imprese, slegando territorialità e industria.

Una volta che la competizione elettorale sia affidata alla esclusiva “via mediatica” a pagamento, ogni forza politica finisce per essere rappresentativa dei soli interessi di coloro che sono in grado, sul “libero mercato”, di finanziare adeguatamente le campagne elettorali.

Ne è conseguita, – come effetto a catena della dissoluzione della capacità autorappresentativa della forza lavoro e di ogni altra componente sociale e produttiva non legata alla grande impresa finanziarizzata, (connessa all’indebolimento industriale-manifatturiero) -, la tendenziale coincidenza degli interessi “principali”, cioè dei sottostanti a qualunque forza politica in grado di raccogliere (mediaticamente) il consenso a livelli sufficienti per governare.

Il gioco è fatto, le differenze tra i due partiti non esistono, la politica è morta, il popolo non è rappresentato da nessuno, la democrazia è inesistente.

Il Jobs Act è l’apoteosi, segna il punto di approdo da lungo tempo auspicato dalle stesse forze finanziario-oligarchiche che governano l’area euro.

La moneta unica di nome euro posta come irrinunciabile dalle oligarchie, ha consentito la simultanea imposizione di vincoli fiscali che sono, tutt’ora, il più potente strumento di giustificazione dello smantellamento forzato del welfare costituzionale, della stabilità e remuneratività del lavoro.

In un sistema industriale come quello italiano, questi strumenti hanno agito sul legame tra territorio e grande industria pubblica, assoggettata alla notoria massiccia privatizzazione (in mani sempre più estere), giustificata dalla presunta utilità della riduzione del debito pubblico, recidendo il legame tra sistema delle piccole e medie imprese e la stessa grande industria legata al territorio. (Laddove, invece, il problema della crescita del debito pubblico italiano è attribuibile al cumularsi dell’introduzione del vincolo monetario, in forma di SME, e del modello della banca centrale indipendente, conseguita al divorzio tra tesoro e bankitalia, ed all’esplosione degli interessi, fissati dai mercati anzichè della sovrana decisione dello Stato democratico.)

L’ITALIA HA PAGATO TRA IL 1980 ED IL 2012 LA BELLEZZA DI 3.101 MILIARDI DI EURO EQUIVALENTI (al 2012) DI INTERESSI, PARI AL 198% DEL PIL, UNA CIFRA DI PROPORZIONI ENORMI.

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Il fenomeno, svoltosi drammaticamente negli ultimi due decenni, lo abbiamo sintetizzato in questi termini:
a) le politiche industriali, impedite d’autorità dall’UE (esigono politiche fiscali anche sul lato della domanda e anticicliche, ormai in soffitta) e
b) la conservazione dell’alta tecnologia ancorata al territorio, che può essere consentita solo dalla grande industria PUBBLICA. Ciò, coincide con la privatizzazione selvaggia di quel settore industriale pubblico che è il volano delle PMI.
Questo paradigma sul modello produttivo e sociale (senza considerare il cambio rigido), inevitabilmente distrugge intere filiere, in nome della competitività-deflazione salariale, e senza che le PMI possano rimproverarsi vere o presunte incapacità di competere.
Questa è l’UE-UEM e, infatti, ho proprio detto che l‘euro è un potente “catalizzatore” cioè un innesco strumentale di tutta la faccenda.
La responsabilità delle PMI è culturale e politica: non arrivano a comprendere cosa significhi il free-trade imposto per trattato, credendo che la globalizzazione istituzionalizzata (WTO-UEM-FMI) sia un fenomeno inevitabile, mentre invece è una creazione umana, molto ideologica e accettata passivamente, contro limiti insormontabili della Costituzione (credendo che questa si limiti a tutelare il sindacato e cadendo nella trappola della rincorsa alla distruzione della domanda interna, tramite l’ostilità indistinta e poco meditata verso la spesa pubblica). “
Ricorderete questa frase detta a suo tempo: “lavoratori, piccola e media impresa, facce della stessa medaglia, solo che non lo sanno”
Il problema dunque è l’intero paradigma che si accompagna, inevitabilmente e fin dall’inizio, cioè programmaticamente, alla moneta unica.
Nei suoi esiti finali, si tratta della deindustrializzazione (“competitiva” cioè spalmata sui paesi più deboli per imposizione del contenuto stesso del trattato, inevitabilmente congeniale ai paesi più “forti”) e del suo riflesso sulla struttura politico-sociale del paese, prima ancora che su quella economica. Riportiamo il passaggio di Rodrik perchè ci pare riassumere perfettamente il fenomeno in tutte queste implicazioni:
Le conseguenze politiche di una prematura deindustrializzazione sono più sottili, ma possono essere più significative.
I partiti politici di massa sono stati tradizionalmente un sotto-prodotto dell’industrializzazione. La politica risulta molto diversa quando la produzione urbana è organizzata in larga parte  intorno all’informalità, una serie diffusa di piccole imprese e servizi trascurabili. 
Gli interessi condivisi all’interno della non-elite sono più ardui da definire, l’organizzazione politica fronteggia ostacoli maggiori, e le identità personalistiche ed etniche dominano a scapito della solidarietà di classe.
Le elites non hanno di fronte attori politici che possano reclamare di rappresentare le non-elites e perciò assumere impegni vincolanti per conto di esse.
Inoltre, le elites possono ben preferire – e ne hanno l’attitudine- di dividere e comandare, perseguendo populismo e politiche clientelari, giocando a porre un segmento di non elite contro l’altro.
Senza la disciplina e il coordinamento che fornisce una forza di lavoro organizzata, il negoziato tra l’elite e la non elite, necessario per la transizione e il consolidamento democratico, hanno meno probabilità di verificarsi.
Questo passaggio ci porta ad approfondire due aspetti,  che rinviano a ragionamenti che abbiamo già in parte svolto:
Il primo è questo: se gli interessi condivisi all’interno della non-elite sono più ardui da definire (proprio per il venire meno di quel motore dei partiti di massa che è la industrializzazione manifatturiera legata al territorio), la non-rappresentatività di qualsiasi forza politica rispetto alla maggioranza schiacciante della non-elite, conduce all’astensionismo.
E l’astensionismo è la condizione “ideale” di svolgimento delle politiche liberiste, persino più di quelle perseguite da una dittatura oligarchica.
Ma anche il tentativo successivo di riconquistare questa rappresentatività (e quindi il ruolo di “partito di massa”) ne viene indebolito e privato di vitalità – cioè finisce in ostacoli insormontabili ad un suo vero consolidamento-, perchè tendenzialmente, chi ci prova parte dalla “denunzia” degli effetti e non delle cause (cioè il free-trade con, nel caso europeo, i limiti fiscali legati alla moneta unica),confondendo uno Stato “ladro” o “vampiro” con uno Stato, al contrario, svuotato della sua sovranità.
Cioè, si attacca lo Stato per ragioni opposte a quelle che legittimamente consentirebbero di rivolgergli un rimprovero: quelle che derivano dalla sua violazione del vincolo inderogabile costituzionale, ignorando quest’ultimo o ritenendolo superato.
Cioè si rende responsabile lo Stato di ciò che “fa” – in nome dell’Europa-, mentre è evidente che vìola gli obblighi superiori relativi a ciò che “avrebbe dovuto fare (per Costituzione)”.
La responsabilità dello Stato, infatti, è di non essere in grado di rispettare quella legalità costituzionale che gli imporrebbe di perseguire il pieno impiego (artt.1 e 4 Cost.), il pieno diritto alla salute universale per mano pubblica (art.32 Cost.), la previdenza corrispondente ad un copertura adeguata e commisurata alla tutela reale delle retribuzioni in costanza di lavoro (art.38 Cost.), la stessa pubblica istruzione, con un livello di spesa adeguato alla formazione diffusa ed avanzata dei cittadini (artt.33 e 34 Cost.).
E qui mi viene in mente l’amico Fiore…quello della corrruuuzzziiiooonnne e del “ma tu con chi stai? Con i corrotti?”
Come abbiamo già detto, “Il messaggio centrale (di coloro che tentano di offrirsi come opposizione al paradigma dell’€uropa), è: “la gente ci chiede più lavoro e meno tasse“. And that’s it: certo poi ci sono prese di posizione su problemi correlati, come l’indubbia strumentalizzazione dell’immigrazione no-limits utilizzata come “maglio” incessante alla tenuta di un mercato del lavoro in caduta libera verso la deflazione salariale.”
Ma si ignorano, con questo riduzionismo semplificatorio ed incompleto, le cause strutturali, e sempre più incidenti, degli effetti che si vogliono combattere, attribuendone la volontà ad uno Stato, che è invece privato della sua “volontà” autonoma e sovrana.
Il riduzionismo Anti-Stato oscura così il problema centrale, quello che “il “ridisegno” della società italiana, inarrestabilmente perseguito in nome dell’€uropa, che sappiamo essere ad uno stadio molto avanzato.”
Proseguire la delegittimazione dello Stato, ora “vampiro”, ora addirittura “spendaccione” – contro i dati ben visibili di una spesa pubblica inevitabilmente tenuta sotto controllo, – in termini comparativi europei!-, in virtù di un cumulo di saldi primari di pubblico bilancio che non ha paralleli nella stessa €uropa-, rafforza solo la difficoltà a definire gli interessi condivisi che dovrebbero caratterizzare un partito di massa non-elitario.
Ecco il perchè si fa fatica a trovare la quadra dello stare assieme, perchè di persone che guardano il dito che indica la luna, in politica, ce ne troppa e purtroppo qualcuno ha fatto la fortuna di movimenti o partiti demagogici, poi ci si lamenta che non cambia mai nulla…semplicemente perchè non può cambiare blaterando sugli effetti e non seriamente sulle cause….
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E così si rafforza ovviamente il gioco delle elites, perchè, inocula l’incrollabile convinzione che le tasse dipendano dall’eccessiva spesa pubblica, o che, quantomeno, l’eliminazione della gran parte della spesa pubblica “improduttiva”, cioè “sociale” porterebbe alla salvezza fiscale: ma nel diffondere il malcontento si è poco chiari su quali voci della spesa pubblica andrebbero effettivamente tagliate.
O peggio, si pecca di assoluta mancanza di aderenza alla realtà sulle reali dimensioni degli sprechi, veri o presunti,  dimensioni propagandisticamente falsificate come tali per cui la loro eliminazione risulterebbe risolutiva del problema “tassazione” eccessiva.
Non si scorge chiarezza sul punto fondamentale che tale problema ha, invece, le ben diverse cause del vincolo esterno, monetario e fiscale, che pone l’outputgap (cioè una minor crescita determinata dal sottoimpiego dei fattori produttivi e dalla continua compressione della domanda) ed il connesso saldo primario (cioè entrate correnti fiscali costantemente ben maggiori delle corrispondenti uscite), come obblighi inderogabili.
Tale compressione dell’economia, infatti, induce minore crescita e maggior disoccupazione (o sottoccupazione, le due sono inscindibili), determinando la caduta di ogni previsione di entrata – essendo la base imponibile sempre inferiore alle attese- e, tuttavia, il continuo obbligato rilancio della pressione fiscale e della riduzione delle prestazioni pubbliche, verso gli irraggiungibili obiettivi di bilancio rigidamente fissati dall’€uropa.
Avanzo primario e tasso di risparmio
Nota: il grafico presenta i valori del saldo nominale, strutturale e output gap a segni invertiti.
Fonte: http://documenti.camera.it/leg16/dossier/Testi/d017.htm
Output-gap Italia
OUTPUT GAP ITALIA
E questo ci riporta all’altro aspetto critico della evoluzione del consenso e della rappresentatività possibile in una situazione del genere:  
 “le identità personalistiche ed etniche dominano a scapito della solidarietà di classe“.
Altrimenti detto, questa spiegazione ci dà ben conto dei sub-conflitti “sezionali”(p.11.1.), in funzione destabilizzatrice della democrazia, che fanno capo ai “diritti cosmetici” e alle identità etnico-religiose-localistiche, conflitti che sono una vera manna per le elites.
Le identità personalistiche, diciamo “di genere“, femminismo e identità sessuali, sono usate come gigantesche armi di distrazione di massa, profuse dai media controllati dalle elites, per rompere ogni possibile comunanza di interesse all’interno della non-elite.
Ancor più efficaci sono i sub-conflitti sezionali di tipo etnico o religioso, a partire da quelli più antichi di tipo “localistico“, cioè interni alle stesse nazioni sottoposte all’offensiva frammentatrice dei vincolo esterno e della sua deindustrializzazione.
Abbiamo pure detto che temi come la “tutela del consumatore” o quella dell’ambiente, vengono proposti come argine consolatorio al posto della solidarietà di classe, ed alla identità di interessi della complessiva non-elite, portando a soluzioni che, nell’ambito delle espresse previsioni del trattato e del loro concepimento strategico ordoliberista, tendono a porre in modo “tecnicamente” specialistico, e quindi sezionale e frammentario, quel conflitto tra produzione e lavoro che la Costituzione risolve alla radice con norme molto più efficaci, vincolanti ed esplicite: quelle di tutela della dignità del lavoro, della salute e della previdenza assunte dalla mano pubblica.
Rammentiamo, su questi ultimi punti, quale sia il programma fondamentale dell’ordoliberismo, riflesso nelle puntuali previsioni dei trattati €uropei:
—; la protezione dell’ambiente: con fissazione di standard tali da agevolare la realtà della grande impresa, capace di sostenere la ricerca, la produzione e i costi privati di tali standards; tale “protezione è inoltre vista come politica sostitutiva della tutela sanitaria pubblica generalizzata, quest’ultima da sostituire, progressivamente, con un sistema sanitario assicurativo privato;
—; l’ordinamento territoriale: tale da privilegiare le realtà localistiche per assottigliare la presenza degli Stati nazionali, legati “pericolosamente” alle Costituzioni democratiche “interventiste”, cioè che prevedono il sostegno alla domanda e all’occupazione mediante il welfare;
—; la protezione dei consumatori da truffe negli atti d’acquisto: la tutela del consumatore consente di creare un’apparente protezione della “parte debole”,sostitutiva della tutela legale del lavoro, col fine di svincolarlo dalla tutela del welfare e dalla spesa pubblica relativa.”
Credendo di esserci spiegati un po’ meglio, e avendo posto i vari passaggi dei problemi in una sequenza di collegamenti (auspicabilmente) più percepibile, non possiano che concludere ribadendo l’appello in cui, una forza politica capace di rappresentare la grande maggioranza dell’elettorato, non-elite, dovrebbe riconoscersi:

In questo stato di cose non hai un futuro, nè come padre/madre nè come figlio/figlia. 
L’€uropa non te lo consente. 
La Costituzione democratica, invece, questo tuo futuro lo prevede come un obbligo inderogabile a carico delle Istituzioni rappresentative dell’indirizzo politico“.
Fonte Orizzonte48

I Nuovi Nazisti Di Sinistra Contestano Salvini

I Nuovi Nazisti Di Sinistra Amici Di Marchionne Contestano Salvini Che Difende I Lavoratori.

 

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di Vittorio Boschelli

Ieri Matteo Salvini ha invaso Roma in modo pacifico, ha riempito piazza del popolo, che per un politico e per giunta leghista è un vero miracolo di questi tempi, che molti benpensanti de sinistra tendono ad ignorare, sminuire e infangare.

TV è giornali di regime dovranno puntare il dito su Casa Pound su qualche striscione dedicato al Duce, su qualche slogan fascista, trascurando la presenza di professionisti, partite iva, disoccupati, agricoltori, operai, cassintegrati, piccoli e medi imprenditori, pensionati, famiglie, federalisti e nazionalisti, nord e sud, tutti assieme e uniti contro il vero nemico comune a tutti che è la DITTATURA LIBERISTA e EURISTA, dove i padroni dei media italiani e giornalisti a libro paga, sono i porta bandiera primari, della Dittatura e del pensiero unico.

Salvini è riuscito a fare quello che la Meloni e la destra non hanno voluto fare, noi del Fronte lo abbiamo detto a destra in tutte le salse e in tempi remoti, ma la miopia politica e la mancanza di lungimiranza è stato il grande handicap di chi rappresenta la destra italiana inesistente, purtroppo noi non abbiamo avuto la forza mediatica e economica per divulgare quello che Salvini dice oggi, i veri argomenti e i veri problemi del popolo italiano, bisogna solo dire bravo Salvini, il più intelligente politicamente di tutti.

A sinistra gridano “fascisti” quando loro sono stati i veri “nazisti” in europa, sostenendo il capitale e la sua arma di distruzione di massa di nome euro, puntata contro quel ceto sociale che a chiacchiere dicono di difendere, e che noi “fascisti” abbiamo difeso in questi anni, schierandoci contro il capitale, la svalutazione del lavoro e i “nazisti” imperialisti nostrani ed esteri, alla Marchionne o De Benedetti.

Non a caso Marchionne di Bravo a Renzi e Renzi dice bravo a Marchionne, come afferma Salvini.

Il mio amico Roberto Broccolo ieri mi scrive:

A me è piaciuto soprattutto rivedere Bossi e non so se c’era anche Belsito…
Gran bella gente Vittorio Boschelli l’Italia é questa….
Gino Paoli si dimette appena c’è un sospetto di frode Storace Josefa Idem…. questi ladri si ripresentano in pubblico come niente fosse…

Tanto in un Italia vale il detto di chi è di voi senza peccato scagli la prima pietra…”

Roberto ha ragione, come ha ragione chi si rifiuta di essere rappresentati dalla Lega Nord al Sud D’Italia, noi abbiamo provato in tutti i modi e ancora non abbiamo mollato, a fare in modo che si creasse un’alternativa credibile, più della Lega, appunto perchè non sono scesi dalla luna Bossi, Maroni e company, ma benedetto il Dio dateci una mano, altrimenti non abbiamo scelta, siamo stati i primi a riconoscere l’intelligenza politica di Salvini, siamo stati i primi a dire che non la soluzione, specialmente per il sud italia, nè per la destra italiana, siamo stati i primi a dire che i carnefici non dovevano diventare i salvatori, ma dobbiamo prendere atto degli argomenti comuni ai nostri che Salvini porta avanti, non a chiacchiere, facendo opposizione in parlamento sui temi che contano, direi l’unica vera opposizione, contro i clandestini, contro l’euro, contro il jobs Act, stringendo il sodalizio con Marine Le Pen,a livello internazionale, ecc, e l’unica forza politica in italia che ha portato all’attenzione del grande pubblico, il dibattito sull’euro attraverso due economisti anti e seri della prima ora, uno di sinistra e uno di destra, come Alberto Bagnai e Claudio Borghi, (io avrei fatto la stessa cosa), altro che slogan alla Grillo o demagogia, ma in modo serio, convinto e competente, come abbiamo fatto noi, altro che populisti, orgogliosi di esserlo, non possiamo non essere favorevoli o indifferenti a tutto ciò, caro Roberto.

Scardinare un pensiero unico non è facile come si crede, la lega è senza dubbio un nostro alleato, perchè ha gli stessi punti programmatici che noi riteniamo fondamentali per il popolo italiano, dei nostri, si può fare di meglio? Certamente SI. E’ la soluzione unica? Certamente NO.

Questo caro Roberto non dipende da noi ma da Voi, venite al nostro fianco specialmente al sud e metteteci la faccia e l’energia, come facciamo noi da anni, ma aspettare il salvatore senza fare nulla e senza avere la forza necessaria non serve a te e a nessuno, quando non si riesce ad ottenere il massimo perchè la gente sale sempre sul carro già avviato e più forte e quando si reca alle urne, vota per interesse personale e non per il contenuto di un programma, non ti rimane altro che ottenere quello che è possibile al momento per raggiungere un risultato o un obiettivo comune (che per noi è abbattere l’euro), che possa migliorare la situazione disastrosa del momento.

In alternativa c’è solo la rivoluzione, non vedo al momento altra scelta.

Chiaramente essendo noi forza democratica faremo di tutto, come abbiamo fatto in questi anni in quasi solitudine, per evitare il peggio, se non riusciremo sarà quel che sarà, ma sulla coscienza nostra non ci sarà nessuna macchia, su quella di altri ci vuole lo smacchiatore all’ipoclorito, specialmente per i nazisti de sinistra figli del vincolo esterno e della svalutazione del lavoro.

 

 

Se Il Buonsenso è a Destra

Se il Buonsenso è a Destra la colpa non è nostra, ma è della Sinistra che ha Mentito.

 

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di Vittorio Boschelli

Ho trovato a proposito di Grecia un intervento di Fassina dove dice la verità sul vero problema che ha la Grecia e che abbiamo NOI, nonostante la Killer dell’informazione, con i soliti luoghi comuni, le solite menzogne, pagata per propinarle al Popolo.

Da queste pagine avevamo anticipato nei tempi che furono, “che le spillette euriste sarebbero saltate prima o poi”, infatti quella del piddino Fassina è già in mano pronta per essere lanciata, dicendovi che “LA COLPA NON E’ LORO MA DELLA CATTIVA GERMANIA MERCANTILISTA”, anche questo avevamo indicato come l’unica cosa da dirvi dopo la menzogna dell’euro e il suo fallimento annunciato.

Fassina e la sinistra stanno iniziando a capire che il popolo ha capito, certamente non grazie a loro, allora meglio iniziare a dire le cose come stanno, altrimenti LA DESTRA ci surclasserà con la verità, se va bene, se va male facendo la fine di Tsypras tra un anno, appeso in piazza.

 

La giornalista gli dice “ma questo lo dicono a destra”, come se la verità non si può dire solo perchè noi a Destra l’abbiamo detta prima e per non avvantaggiarci, anche se fa morire il popolo, secondo la giornalista si deve sostenere il contrario a prescindere, cioè la MENZOGNA a Sinistra, solo perchè lo dice la Destra.

Questo è il livello di chi fa informazione e di chi fa politica in italia, non si dice o si fa quello che è dettato dal buonsenso e che serve al popolo, ma quello che serve per mantenere le poltrone o la parrocchia d’appartenenza, almeno così credono data la loro idiozia, non capendo che l’odio prolungato di un popolo ingannato da una menzogna, porterà solo disastri anche per loro, infatti Fassina è già corso ai ripari, nel tentativo di salvarsi.

Lo dicevamo noi Anti Euro che eravamo gli unici ad voler bene all’europa, ma nessuno ci ha creduto, se la verità era stata detta PRIMA il popolo greco come quello italiano, poteva uscire dall’euro senza accumulare ulteriori debiti privati, che dovranno essere pagati, senza subire la moria delle piccole e medie aziende e la conseguente disoccupazione, salvando il progetto europeo in prospettiva di una vera unione cooperativa quando ci sarebbero state le condizioni politiche necessarie.

Mentire sui VERI problemi ai popoli europei (una moneta sbagliata), praticare la svalutazione del lavoro e la lotta fraticida attraverso la competizione, avrebbe portato inevitabilmente alla distruzione della coesione sociale, della democrazia e dello stesso sogno europeo. Questo abbiamo detto per anni e questo è già in atto oggi, infatti l’unico modo per salvare il sedere che ha Fassina e dare la colpa alla Germania, come se i nostri politicanti sono stati eletti per fare gli interessi della Germania e non quelli del Popolo italiano e in questi anni abbiano giocato a mini golf in parlamento al posto di occuparsi del disastro dell’euro e del liberismo.

Hanno permesso lo smantellamento sociale, partito da lontano, dove tutti sapevano, come dimostra oggi Fassina e come dimostrano i fatti, con una precisione chirurgica, facendo ben precise SCELTE POLITICHE di “svalutazione competitiva”, volta a penalizzare i lavoratori e le piccole e medie imprese, tutelando i CAPITALI DAL RISCHIO DEL CAMBIO e non i POPOLI:

1979 Entrata nello SME -> 1984 decreti di S. Valentino

1987 Entrata nello SME credibile -> 1992 abolizione scala mobile; 1993 accordi di luglio

2010 crisi debiti sovrani -> 2015 Jobs Act

Naturalmente se la mannaia in piena crisi l’affidi alla Sinistra (dove il sangue stona meno) e la Destra (almeno una parte), dice la Verità, il risultato alla lunga è scontato, ma questo non è colpa della Destra (come tentavo di far capire inutilmente a qualche idiota a destra qualche anno fa), ma è colpa della Sinistra che ha Mentito.

Naturalmente Fassina ne è consapevole come ne erano consapevoli tutti in Parlamento (scluso Grillo che non sa), ma il popolo non doveva sapere e non deve sapere ancora, “meglio il caos di una fine decisa da altri (Germania) alla quale potremmo dare la colpa che prepararsi per tempo in modo ordinato informando il popolo”, questa è la logica in parlamento, tra gli industriali e tra i media che ancora oggi è predominante, da veri CRIMINALI, poi un giorno saranno i primi a lamentarsi del caos creato da loro incoscienti.

La nostra corsa contro il tempo è determinante, prima si capisce la verità e più possibilità abbiamo  di impedire il caos e le imprevedibili conseguenze.

Come dimostra Fassina e tutti quelli che vi hanno mentito, promettendovi programmi irrealizzabili senza l’uscita dall’euro, come Tsypras, Grillo, Hollande, Renzi, ecc, il tempo e la storia sono sempre dalla parte della verità e noi del Fronte siamo soddisfatti di aver lottato per essa e di continuare fino a quando non sarà maggioranza tra la gente.