Grecia, Germania e il Bild

Grecia, Germania e il Bild e le due menzogne a tempo perpetrate ai popoli.

 

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di Vittorio Boschelli

Prima che a qualche idiota gli venga in mente che dobbiamo essere contro il popolo tedesco, perchè lo dice il piddino tizio o caio, (per togliersi le loro colpe) sottolineo che tutti i popoli, quindi anche quello tedesco che non naviga nell’oro come potrebbe e come vi hanno fatto credere, sono stati ingannati e sottomessi attraverso una moneta di nome EURO, le nostre critiche ai tedeschi sono sempre intese verso la classe politica e capital finanziaria, quelli che decidono per intenderci.

La scelta di entrare nell’euro e di rimanerci, pur sapendo che la Germania stava barando, tradendo i trattati e facendo la svalutazione del lavoro è UNICAMENTE DEI NOSTRI POLITICANTI DA DESTRA A SINISTRA PASSANDO PER GRILLO, questo deve essere chiaro a tutti, perchè era chiaro dal 2000 a tutti.

L’euro che finiva lo sapevamo, come sapevamo che era impossibile fare l’altra europa, così cara ai piddini, lo abbiamo ripetuto fino alla morte, per due semplici motivi politici oltre a quelli economici, che poi sono due menzogne che avrebbero impedito qualsiasi correzione, pena la fine dei politicanti tutti, meglio finire i popoli e portarli nel caos e l’uno contro l’altro.

1) Ai tedeschi è stato detto per un decennio e più che i paesi del sud europa sono spendaccioni e corrotti, quindi i loro salari andavano tagliati perchè dovevano appianare i nostri debiti.

2) Ai paesi del sud europa, Italia, Grecia, ecc, è stato detto che l’euro non funziona, perchè la colpa è nostra, perchè abbiamo vissuto oltre le nostre possibilità e non siamo stati produttivi come i tedeschi, quindi le “riforme”, tagli e sacrifici ce li meritiamo e sono necessari per diventare bravi come i tedeschi.

Quando affermavamo questo anni fa, la gente ci sorrideva in faccia, ma voi oggi capite benissimo il perchè i tedeschi vogliono l’uscita dall’euro dei greci e i greci dall’altra parte bruciano le bandiere tedesche in piazza, noi che sapevamo dove si volesse andare a parare, abbiamo sostenuto sempre quello che gli altri non vi dicevano, che la verità non sono quelle due menzogne e che proprio quelle se non fatte capire ai popoli, oltre che a distruggere l’euro, che ci avrebbe pensato da solo, avrebbero distrutto l’europa, altro che pace.

Adesso sento già la terza menzogna, quella che avevamo previsto vi dicessero prima della fine dell’euro, (una cosa è positiva siamo verso la fine) in funzione delle altre due, per salvarsi dal fallimento dell’euro e per averlo sostenuto, pensando che voi abboccate per l’ennesi volta, ecco a cosa è servito scrivere e informare, altro che non serviva a nulla, come qualche idiota sosteneva, “La colpa non è nostra ma dei tedeschi, noi volevamo un altra europa”, come se loro non sapessero nulla, come il popolo ignaro all’epoca, come i tedeschi hanno fatto l’unificazione, con quali soldi e come viene sfruttata dai tedeschi con i salari, esattamente come hanno sfruttato voi con il loro accordo e tutti i paesi del sud europa, questa è la vigliaccheria dei nostri politicanti.

Dopo la decisione di dare l’ossigeno al Glorioso Popolo Greco, in Germania uno dei più famosi quotidiani, il BILD Zeitung lancia una campagna tra i propri lettori per spingere il governo a non mantenere neppure l’accordo vantaggioso per la Germania già raggiunto, proprio a causa delle menzogne che vi ho illustrato prima.

Noi sappiamo che la verità è molto diversa dalle loro menzogne, sia per il popolo tedesco che per i popoli del sud europa, vale anche per i Greci, che poi è questa.

“Ciò che è importante per la competitività internazionale di un paese non è la produttività in quanto tale, ma è la produttività in relazione ai salari. Questo è il concetto di costo unitario del lavoro. Quindi, se la produttività è in aumento del 5 per cento, è una cosa meravigliosa. Ma i vostri stipendi, in un’unione monetaria che ha un obiettivo di inflazione del 2 per cento, dovrebbero aumentare del 7 per cento, perché solo allora sarete alla pari con i vicini, in cui, per esempio, la produttività è in aumento, ma non del 5 per cento. Quindi questa è una regola molto semplice. Questa regola deve essere rispettata. Ognuno deve adeguarsi alla propria produttività. E anche all’obiettivo di inflazione concordata.

La Germania ha violato questa regola, non perché sia diventata più produttiva – questo, a proposito, non è vero; la Germania non è stata più produttiva, ad esempio, della Francia – ma facendo un’enorme pressione politica sui salari. Così la Germania ha determinato una svalutazione reale, per così dire, senza avere più una propria moneta, ma prodecendo esattamente lo stesso effetto. E’  quello che gli economisti chiamano una svalutazione del tasso di cambio reale, e quindi un miglioramento della competitività. E questo è chiaramente qualcosa che non può essere ripetuto da altri, perché non tutti possono svalutare, perché il concetto di svalutazione è relativo, è sempre in relazione a qualcun altro che si può svalutare, ma non tutti i paesi del mondo o non tutti i paesi dell’unione monetaria possono svalutare. E se poi ci provano,  il risultato è la deflazione. Ed è esattamente dove ci troviamo adesso. E pertanto la concezione tedesca fin dall’inizio è stata disastrosa ed è stata davvero una decisione sbagliata del governo in quel momento, il governo tedesco rosso-verde dei primi anni 2000, di fare questa enorme pressione sui salari per migliorare la competitività. Era esattamente il momento sbagliato per farlo.

Insomma, questa è una parte delle accuse verso la Germania. Gran parte dell’opinione pubblica economica tedesca si scaglia contro la Grecia per il fatto che i greci hanno permesso ai salari di salire di un qualcosa come il 20 per cento, mentre in Germania stavano scendendo. E questo, dicono, è un esempio dell’ efficienza della Germania, e dell’inefficienza della Grecia.

Sì, questo è un meraviglioso esempio, perché il 20 per cento è esattamente quello che è necessario, a seconda della produttività. Ma mi permetta di portare l’esempio della Francia. Vedrà che la Francia è molto più importante della Grecia. Tutti si concentrano sulla Grecia, ma il vero problema è la Francia. La Francia ha fatto tutto bene. La Francia ha avuto un aumento della produttività dell’ 1,5 per cento. La crescita dei salari francesi è stata del 3,5 per cento. Quindi la differenza era esattamente l’obiettivo di inflazione del 2 per cento. E quindi la Francia è stata perfetta. Ma la Francia è nelle stesse difficoltà della Grecia – in linea di principio, non così gravi, ma in linea di massima hanno un enorme divario con la Germania in termini di competitività. Perché? Be’, perché anche la produttività tedesca era dell’1,5 per cento, ma i salari nominali tedeschi sono aumentati solo dell’1,5 per cento e non del 3,5 per cento, come in Francia. Così [i francesi] non hanno fatto niente, hanno fatto tutto giusto, ma sono comunque in difficoltà. Ed è qui che appare l’ingiustizia ed è assolutamente chiaro che occorre affrontare alla radice questo problema dell’unione monetaria, che non è stato affrontato nel corso dei primi dieci anni.Ma se non lo affrontiamo ora, non troveremo mai una soluzione per la zona euro. Si dimentichi della Grecia. Se Francia e Italia devono fare le stesse politiche  della Grecia, finisce con una Grande Depressione.

Può immaginare cosa significa, politicamente? Sarà un disastro”.

Naturalmente il disastro sarà per i luogocomunisti che hanno mentito e questo inizia a fare paura e quando si ha paura si è costretti a dire qualche verità, non perchè sono realmente pentiti o vi vogliono bene, ma per salvarsi il sedere, politicamente parlando se va bene, se invece va male succede questo, non a caso abbiamo deciso di lottare nonostante i Fiore…di turno, che ancora pensano alla corrruuuzzziiiooonnneee, come se fosse solo italiana e non pensano a quella colossale che c’è dietro, la libera circolazione dei capitale e l’euro e il silenzio COMPRATO dai CORRUTTORI BRAVI per fare in modo che si accettasse l’euro e la distruzione di interi popoli o i corruttori sono meglio dei corrotti?

 

 

 

 

 

De Bortoli Scarica Renzi

De Bortoli scarica Renzi, quando la casa brucia i topi scappano, le spillette iniziano a volare, la fine è vicina.

 

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di Vittorio Boschelli

La voce del “Padrone” scarica l’enfant prodige Renzi, l’attacco di De Bortoli a Renzi può essere interpetrato in tanti modi, dalla mia esperienza politica, posso esprimere una personale convinzione che è la seguente;

“Quando la casa brucia i topi scappano”, (dopo Zingales e Giannino) quelli che erano gli sponsor, come De Bortoli, ora contestano, dicendo le cose che affermiamo noi da sempre, il perchè di questo cambio di rotta non è certo, le spiegazioni possono essere molteplici, perchè molteplici sono gli interessi (loro), ma se devo dare una personale opinione, propendo per l’nizio della fine di Renzi, sanno che ha esaurito o che esaurirà presto il suo appil tra la gente, (viste le porcherie che ha già fatto e che deve ancora fare a danno del popolo), allora è meglio salvarsi prima che la casa bruci, come hanno sempre fatto i topi.

Ecco l’articolo di De Bortoli dal titolo “Il Nemico allo Specchio”, praticamente il messaggio è questo: dipende solo da Renzi e il sicuro FALLIMENTO è solo colpa sua, come se De Bortoli e i suoi Padroni con il resto della ciurma parlamentare hanno un pensiero diverso da quello di Renzi o come se sia arrivato alla presidenza del consiglio per caso, loro non centrano nulla, prima unico salvatore e poi unico responsabile.

Troppo facile caro De Bortoli, siete TUTTI responsabili e Renzi è solo un nome, un pupazzo messo li da VOI, con lo stesso compito dei predecessori, lo stesso pensiero e lo stesso credo, ma aveva un linguaggio e un modo di fare che al popolo piaceva e per questo è stato messo li, vi ha permesso di guadagnare tempo prezioso, adesso dopo le chiacchiere c’è da fare le scelte dolorose a danno del popolo, e questo avrà delle conseguenze, rimane poco spazio per le chiacchiere, ve lo chiede la Merkel come è sempre successo, ma questa volta la matematica è impietosa, servono 24 Miliardi di Euro e sapete già chi pagherà, come sapete già che molti capiranno e si arrabbieranno e questo farà cadere le quotazioni di palla palla Renzi, e questo è un grosso problema per voi (altro che non può fallire…è già fallito), allora meglio buttare le mani in avanti, avete famiglia…!

Caro Ferruccio siete talmente scontati e vigliacchi da fare pena…

Ecco la perla di De Bortoli e de Corsera...buon divertimento.

Devo essere sincero: Renzi non mi convince. Non tanto per le idee e il coraggio: apprezzabili, specie in materia di lavoro. Quanto per come gestisce il potere. Se vorrà veramente cambiare verso a questo Paese dovrà guardarsi dal più temibile dei suoi nemici: se stesso. Una personalità egocentrica è irrinunciabile per un leader. Quella del presidente del Consiglio è ipertrofica. Ora, avendo un uomo solo al comando del Paese (e del principale partito), senza veri rivali, la cosa non è irrilevante.

Renzi ha energia leonina, tuttavia non può pensare di far tutto da solo. La sua squadra di governo è in qualche caso di una debolezza disarmante. Si faranno, si dice. Il sospetto diffuso è che alcuni ministri siano stati scelti per non far ombra al premier. La competenza appare un criterio secondario. L’esperienza un intralcio, non una necessità. Persino il ruolo del ministro dell’Economia, l’ottimo Padoan, è svilito dai troppi consulenti di Palazzo Chigi. Il dissenso (Delrio?) è guardato con sospetto. L’irruenza può essere una virtù, scuote la palude, ma non sempre è preferibile alla saggezza negoziale. La muscolarità tradisce a volte la debolezza delle idee, la superficialità degli slogan. Un profluvio di tweet non annulla la fatica di scrivere un buon decreto. Circondarsi di forze giovanili è un grande merito. Lo è meno se la fedeltà (diversa dalla lealtà) fa premio sulla preparazione, sulla conoscenza dei dossier. E se addirittura a prevalere è la toscanità, il dubbio è fondato.

 

 

L’oratoria del premier è straordinaria, nondimeno il fascino che emana stinge facilmente nel fastidio se la comunicazione, pur brillante, è fine a se stessa. Il marketing della politica se è sostanza è utile, se è solo cosmesi è dannoso. In Europa, meno inclini di noi a scambiare la simpatia e la parlantina per strumenti di governo, se ne sono già accorti. Le controfigure renziane abbondano anche nella nuova segreteria del Pd, quasi un partito personale, simile a quello del suo antico rivale, l’ex Cavaliere. E qui sorge l’interrogativo più spinoso. Il patto del Nazareno finirà per eleggere anche il nuovo presidente della Repubblica, forse a inizio 2015. Sarebbe opportuno conoscerne tutti i reali contenuti. Liberandolo da vari sospetti (riguarda anche la Rai?) e, non ultimo, dallo stantio odore di massoneria.

Auguriamo a Renzi di farcela e di correggere in corsa i propri errori. Non può fallire perché falliremmo anche noi. Un consiglio: quando si specchia al mattino, indossando una camicia bianca, pensi che dietro di lui c’è un Paese che non vuol rischiare di alzare nessuna bandiera straniera (leggi troika). E tantomeno quella bianca. Buon lavoro, di squadra.

Crolla il Potere D’Acquisto del 9%

Crolla il potere d’acquisto delle Famiglie del 9% in 4 Anni, ecco la svalutazione dell’euro già fatta.

 

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di Vittorio Boschelli

Oggi vi posto un articolo apparso su TGCOM24 che non piacerà molto ai Terroristi della Svalutazione, quelli che “senza euro sarà un bagno di sangue” e la nostra Liretta si svaluterebbe del 60%, dato ovviamente falso e terroristico.

L’articolo dimostra attraverso i dati che solo negli ultimi 4 anni la SVALUTAZIONE DELL’EURO è STATA DEL 9% a causa della perdita di potere d’acquisto delle Famiglie, quindi la tanto odiata svalutazione c’è già stata senza bagni di sangue, con la differenza enorme che ha subirla sono stati i più deboli (salari, stipendi, pensioni, disoccupati, piccole e medie imprese), invece svalutando la moneta LIRETTA, avrebbero pagato i Capitalisti Finanziari che hanno interessi esteri, colpevoli assieme ai politicanti del disastro appena iniziato, nonostante i giochi di prestigio di Renzi.

Capito perchè sono amanti del Terrorismo della Svalutazione della Liretta e non vi parlano della svalutazione che già avete subito con l’Euro dei miracoli?

Spero che oggi sia più chiaro e evidente ad una platea più ampia e che questi mentitori la smettano di fare terrorismo, tanto presto la storia presenterà il conto, nonostante le loro menzogne.

Vedere Francia e Ungheria per capire…! Cose sempre dette da noi del Fronte.

Con una certa soddisfazione personale (non si vive di solo pane) vi riporto un messaggio che mi è stato inviato da un cittadino Italiano che non conosco personalmente, ma che segue me e il Fronte da tempo, direi che nonostante i millantatori la gente non è stupida e saprà individuare chi lotta per loro e chi invece è alla ricerca di interessi personali, come si fa ha ostacolare in tutti i modi possibili chi ha lottato in questi anni RIMETTENDOCI su tutti i fronti, se non si è complici del SISTEMA?

Scrive Ivano…..“Grazie mandami pure tutto , siete stati i Primi, ora tutti copiano le vostre idee . Non dimentico . Buona serata.”

Caro Ivano Ti ringrazio e Ti Ringraziano tutti gli Amici che sono al mio fianco, non solo del Fronte, ma di Movimenti e Associazioni che in questi anni hanno instaurato con noi un rapporto di fiducia, rispetto e stima, la Tua frase è quella che abbiamo sempre sognato in questi anni di sentire, ci hai regalato la frase più bella in assoluto e la realizzazione di un sogno, benvenuto tra noi, oggi il Fronte è anche Tuo.

Inps: crolla il potere d’acquisto
Per le famiglie giù del 9% in 4 anni

Il bilancio sociale dell’istituto previdenziale calcola una caduta del 4,9% solo nell’arco degli ultimi dodici mesi. Il reddito disponibile ha perso in media l’1,8% all’anno nel periodo della crisi, cioè dal 2008 in poi.

Pensionati, quasi uno su due sotto i mille euro – E molto bassa risulta, secondo i dati Inps, anche la disponibilità finanziaria dei pensionati: quasi la metà di loro (il 45,2%) ha un reddito inferiore ai mille euro al mese secondo il bilancio 2012 dell’istituto di previdenza. A rimanere sotto la soglia sono 7,2 milioni di persone, tra le quali 2,26 milioni (il 14,3% del totale) non arrivano a 500 euro. Possono invece contare su oltre 3mila euro al mese poco più di 650mila pensionati.

Resta forte lo squilibrio legato al sesso, dal momento che il 55,3% delle pensionate può contare su meno di mille euro al mese a fronte del 33,6% degli uomini. Nella classe di importo più bassa (fino a 500 euro) ci sono il 17,4% delle donne (1,479 milioni di persone) e appena il 10,7% degli uomini (786mila). Nelle classi di reddito da pensione pari o superiore ai 1.500 euro invece ci sono il 20% delle donne contro il 41% degli uomini.

Guardando invece la mappa geografica della distribuzione dei redditi da pensione, il 48% del totale (7,7 milioni) è al Nord con un reddito pensionistico medio di 1.337 euro al mese. Nel Mezzogiorno risiede il 32% dei pensionati (5 milioni di persone) e la media arriva a 1.105 euro mentre nel Centro c’è il 20% dei pensionati (3,2 milioni) che arrivano in media a 1.362 euro.

Pensionati, i pubblici più ricchi dei privati – Un altro divario nel reddito da pensione è tra i pensionati pubblici e quelli privati: i primi nel 2012 arrivavano in media a 1.948 euro al mese, oltre 700 euro in più rispetto ai 1.223 euro guadagnati da coloro che hanno lavorato come dipendenti nel settore privato. I dati sono sempre quelli del bilancio sociale Inps e si riferisce a chi beneficia di un solo trattamento pensionistico. La differenza dipende anche dal numero di anni lavorati e si allarga tra le donne, con 826 euro medi di pensione a quelle del fondo lavoratori dipendenti e 1.613 per quelle del settore pubblico. Per artigiani e commercianti il reddito da pensione rimane in media sotto i mille euro.

Inps: spesa ammortizzatori a +19% – Nel 2012 la spesa per gli ammortizzatori sociali è cresciuta del 19% rispetto al 2011, superando i 22,7 miliardi. L’Istituto sottolinea che la spesa principale è quella per la disoccupazione con 13,8 miliardi (+18,2%), oltre due miliardi in più rispetto agli 11,684 spesi nel 2011.

A utilizzare questi soldi sono state oltre quattro milioni di persone. Circa 1,6 milioni hanno usufruito di cig e mobilità, contro gli 1.250.000 lavoratori del 2011 (+28,5%) con una permanenza media pro capite in cassa di di due mesi e due giorni lavorativi. Nel complesso hanno ricevuto il sussidio di disoccupazione (ordinaria, agricola e trattamenti a requisiti ridotti) 2,5 milioni di persone a fronte dei 2,26 dell’anno precedente.

L’Inps sottolinea poi che i 22,7 miliardi (3,6 in più nel confronto sul 2011) si sono suddivisi in 12,6 di prestazioni e 10,1 di contributi figurativi. La parte principale ha riguardato la disoccupazione (13,8 con un +18,2%), mentre per la cassa integrazione sono stati spesi 6,138 miliardi (con una crescita di oltre un miliaro, pari al 21,8%) e 2,824 per la mobilità (+17,3%).

Il peso maggiore degli ammortizzatori è a carico dello Stato con 14,237 miliardi a fronte degli 8,536 miliardi di contributi da imprese e lavoratori. Il finanziamento della cassa integrazione viene coperto dallo Stato per il 37,8%, quello della disoccupazione per il 70,1% e quello per la mobilità per il 79%.

Dipendenti pubblici, 130mila in meno -E ancora, nel 2012 c’è stata una vera e propria emorragia di dipendenti pubblici, molto diminuiti a causa del blocco del turnover. Nel 2012 le entrate contributive dell’ex Inpdap sono scese di 4,78 miliardi (-8,2%). I contribuenti del fondo pubblici statali sono diminuiti di 107.012 unità (da 1.780.000 a 1.672.988 con un -6%) mentre quelli del fondo pubblici enti locali sono scesi di 25.070 unità (da 1.305.542 a 1.280.472 e un -1,9%). Cresce invece di 1.870 unità il fondo pubblici sanitari e il fondo pubblici ufficiali giudiziari (+721).

Le entrate contributive dell’ex Inpdap, dice ancora il bilancio sociale Inps, si sono ridotte di 4.781 milioni di euro, dato legato al blocco del turn-over nel pubblico impiego e al rallentamento della dinamica retributiva del settore.

Nel 2012 quasi tutte le categorie di lavoratori mostrano una diminuzione. I lavoratori dipendenti del settore privato si riducono di 48.888 unità (-0,4%); i lavoratori pubblici di 129.515 unità (-4%); i lavoratori autonomi di 13.817 unità (-0,3%) e i parasubordinati di 22.167 unità (-2%).

Il blocco del turnover ha accentuato nel pubblico la tendenza che c’è anche nel privato di diminuzione dei dipendenti con meno di 30 anni (-20,1% nel pubblico, -8,7% nel privato) e di progressivo invecchiamento dei lavoratori. Le variazioni per classe d’età, infatti, sono negativi fino ai 50 anni con una riduzione media del 9,3%. Si rilevano invece incrementi dell’1,4% per i dipendenti tra i 50 e i 60 anni e del 5,9% per quelli oltre i 60 anni.

Il potere d’acquisto delle famiglie è crollato del 9,4% tra il 2008 e il 2012. Lo si legge nel bilancio sociale Inps, secondo il quale, solo tra il 2011 e il 2012, il calo è stato del 4,9%. Nel complesso nei quattro anni considerati il reddito disponibile delle famiglie ha perso in media l’1,8% (-2% tra il 2011 e il 2012).

Come La Mettiamo Adesso…? Deflazione…!

Come la Mettiamo Adesso Caro Amico Dell’Inflazione a Due Cifre con lo stesso problema della Deflazione?

 

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Vittorio Boschelli

Un Amico di nome Emilio…qualche giorno fa in un commento sulla pagina Facebook del Fronte, scrive un commento sotto al nostro simbolo Anti-Euro pubblicato da Alberto, scrivendo, riferendosi al dopo Euro, testuali parole ” …e dopo con . L’ inflazione a 2 cifre come la risolviamo? Attendo risposte credibili…” trovate la mia risposta istantanea sulla pagina.

E’ chiaro che l’amico è poco informato su di noi e sull’euro, su inflazione e deflazione, svalutazione “competitiva” (lavoro), prelievo forzoso, euro troppo forte per le aziende italiane, svendita del patrimonio, liberismo, prezzi, disoccupazione e tante altre belle cose, abbiamo scritto e informato dal novembre 2008 ad oggi, prima e di più, come pochi in Italia, riportando non gli “economisti” ma gli Economisti, oltre che la Storia e un Nostro pensiero in merito, economico e politico, anche di recente come QuiQui e Qui, guadagnandoci sul campo la credibilità che l’amico giustamente reclama, ma dovrebbe fare altrettanto con coloro che ha votato fino ad oggi e certamente il nostro Blog Canta i loro siamo curiosi di leggerli a ritroso.

Non è una colpa per l’amico, che ringrazio per la sua domanda, ma prima di porsi in un determinato modo (un po saccente) e bene informarsi e poi si può tranquillamente dissentire, la Storia darà il suo verdetto come sempre e l’articolo che leggerete in seguito cade a fagiolo, la fortuna aiuta gli audaci.

L’Artico che leggerete non è nostro ma è del SISTEMA apparso ancora una volta sul blog del F.M.I, prima vi mentivano spudoratamente, adesso non ne hanno più bisogno, siete cotti e si prendono il lusso di dirle in faccia le cose (come il prelievo forzoso) tanto nessuno ci crede e nessuno ci fa caso, anzi gli dite che loro sono credibili, dopo avervi mentito e affamato, non dico altro, sapevo che “i carnefici sarebbero diventati salvatori”, questo la Storia insegna.

Buona lettura caro Amico Emilio e buona lettura ad un altro amico di nome Roberto…(citanto in un altro articolo) che mi contestava quando gli parlavo di DEFLAZIONE.

Paul Krugman sul New York Times commenta un importante articolo di Moghadam, Teja, e Berkmen, pubblicato sul blog IMFdirect  del FMI

Krugman e non noi, sostiene che la deflazione tecnica in europa, anche se ancora non è arrivata in tutti gli stati, sta già producendo gli stessi effetti catastrofici con inflazione bassa o tendente allo zero, peggiore addirittura della Sindrome Giapponese.

Per Krugman le élite europee sono così attaccate a questo progetto che non lo molleranno facilmente (questo è certo), e quindi l’euro potrebbe anche durare (secondo noi certamente no, così com’è), ma sarebbe un disastro continuato.

Krugman non è certamente il nostro idolo, ma è indubbia la sua capacità.

di Paul Krugman
5 marzo 2014
Su segnalazione del sempre prezioso Mark Thoma, il blog del FMI – sì, il FMI è diventato in effetti un “econblogger” – ha un pezzo formidabile sul problema della bassa inflazione in Europa. E’ l’antidoto perfetto alle voci dell’inerzia che insistono sul fatto che non c’è nessun problema, perché ancora non vediamo una deflazione effettiva.
Parte dell’analisi del FMI riguarda la dinamica del debito. Non lamettono esattamente così, ma io direi in sostanza che per averedeflazione da debito – in cui il calo dei prezzi dovuto a un’economia debole aumenta l’onere reale del debito, che deprime ulteriormente l’economia, e così via – non c’è bisogno di avere una deflazione letterale. Il processo inizia non appena l’inflazione è inferiore a quella attesa quando sono stati decisi i tassi di interesse. E’ anchedegno di nota il fatto che i tassi di inflazione nei paesi fortemente indebitati sono tutti ben al di sotto della media dell’eurozona (pdf), con una vera deflazione in Grecia e una quasi deflazione nel restodei paesi. Così la spirale di deflazione da debito è in realtà già ben avviata.
Oltre a ciò, il problema con la bassa inflazione è che aggrava il problema posto dai due zeri – l’impossibilità di tagliare i tassi d’interesse sotto lo zero e la grande difficoltà di tagliare i salari nominali.
La politica della BCE è vincolata dai tassi pari a zero? Potreste direche non lo è, dal momento che avrebbe potuto tagliare un po’ di più di quanto non abbia fatto, ma non lo ha fatto. Direi, però, che se i tassi di interesse nominali fossero molto più elevati – diciamo, al 4 per cento – ma la situazione macro dell’euro nel suo complessofosse quella che è, con l’inflazione chiaramente al di sotto dell’obiettivo e la disoccupazione molto alta, la BCE non avrebbe(come di dovere) affatto esitato a tagliare sostanzialmente i tassi. E’ solo il fatto che lo zero è già così prossimo che fa del taglio dei tassi un grosso problema, come se fosse l’ammissione che la situazione sta diventando pericolosa (come in realtà è).
Nello stesso tempo, lo zero sui salari è ormai estremamente significativo. Il problema fondamentale qui è che la Spagna (e altridebitori) deve ridurre i suoi salari relativi nei confronti della Germania, invertendo la rapida crescita dei suoi salari negli anni della bolla. L’argomento che alcuni di noi stanno portando avanti dalungo tempo è che sarebbe enormemente più semplice se questo aggiustamento avvenisse tramite l’aumento dei salari tedeschi, piuttosto che col crollo dei salari spagnoli – anche a causa della dinamica del debito, ma anche per il fatto cruciale che è molto difficile tagliare i salari nominali.
Cosa andresti a cercare se volessi verificare che la rigidità verso il basso dei salari nominali è un vincolo serio? Un picco a zero nella distribuzione della variazione dei salari1. E’ abbastanza sicuro.
Per esprimersi con termini tecnici: Sissignore. Questa è una provaevidente che l’inflazione troppo bassa è di già un problema enormeper l’Europa.
Il punto è che non c’è una linea rossa a inflazione zero; eppurel’inflazione troppo bassa è un problema molto grave, soprattuttodata la situazione europea, anche se il numero è positivo.
Così, quando si viene messi in guardia sulla potenzialeGiapponesizzazione dell’Europa, siamo già oltre. L’Europa sta già sperimentando tutti i problemi associati alla deflazione, anche se finora è solo un’inflazione bassa; e i costi umani e sociali sono, ovviamente, molto peggiori di quanto il Giappone abbia mai sperimentato.
Questo non porta necessariamente a una rottura dell’euro: i pessimisti su quel fronte, me compreso, non valutano a sufficienza la forza dell’impegno delle élite europee sul progetto. L’euro potrebbe anche sopravvivere – ed essere un disastro continuato.